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Serena Addis

Questo evidenziava come il senato fosse stato rafforzato da questi avvenimenti e la chiusura sempre

maggiore nella nobilitas (accedere alle magistrature diventava sempre più difficile ed era permesso

sempre alle stesse famiglie).

Catone difendeva il costume nazionale romano (mos maiorum), lottava contro l’individualismo (infatti

nelle sue opere – come nel De origines- non menzionava mai il mone della persona di cui parlava),

era contro l’ellenismo.

Nel 180 a.C. venne redatta la legge Villia Annalis che introduceva l’obbligo di età minima per rivestire

le magistrature, un intervallo biennale tra una carica e l’altra e il divieto di iterazione delle cariche (si

poteva essere magistrati solo una volta).

Si diffuse nei medesimi anni il culto di Bacco, che indica una tensione in primo luogo religiosa e

culturale, ma anche sociale, dato che i devoti di Bacco provenivano principalmente dalle classi

inferiori.

Nel 186 a.C. il senato con il Senatus consultum de Bacchanalibus, diede ordine ai consoli di condurre

una severissima inchiesta e di stroncare queste insorgenze.

4.8 La terza guerra macedonica

La pace di Apamea aveva espulso il regno di Siria dallo scacchiere dell’Egeo.

Nei medesimi anni la posizione di Roma in Grecia si faceva delicata: sempre più spesso arrivavano in

senato ambascerie a sostenere le proprie ragioni nelle infinite controversie che opponevano le une

alle altre città greche.

Nel 179 a.C. la morte aveva messo fine al lunghissimo regno di Filippo V e il suo posto era stato preso

dal figlio Perseo, che aveva un carattere fortemente democratico e nazionalista. Questo fu sufficiente

a Roma per ritenere Perseo una minaccia e ogni suo gesto venne interpretato come gesto di sfida.

Nel 172 a.C. il re di Pergamo si presentò con un lunghissimo elenco di accuse contro Perseo.

Iniziarono così i preparativi di guerra, che iniziò solamente nel 171 a.C. dopo che le trattative per

raggiungere un accordo fallirono.

Nei primi anni di guerra i comandanti romani si distinsero più che per il loro genio strategico, per le

rapine commesse ai danni di molte città greche. Il re macedone ottenne aiuto da parte dei Molossi, dal

re d’Illiria Genzio e da alcune città democratiche Greche.

Nel 168 a.C. Genzio venne sconfitto e Perseo fu costretto ad accettare battaglia campale a Pidna,

dove il suo esercito fu distrutto. Il re fu portato prigioniero in Italia e la monarchia abolita in Macedonia.

Conseguenze

• La regione venne suddivisa in 4 repubbliche;

• I matrimoni tra gli abitanti di due diversi Stati erano proibiti;

• Era proibito possedere case o terreni in più di uno Stato;

• I quattro stati dovevano versare un tributo a Roma.

Simile fu la sorte dell’Illiria, che venne divisa in 3 Stati anch’essi tributari a Roma.

La Lega achea fu costretta a consegnare 1.000 persone di lealtà sospetta, tra di loro ci fu Polibio.

I Molossi furono puniti con la totale devastazione del loro territorio e la riduzione in schiavitù di decine

di migliaia di abitanti.

Rodi venne punita perché cercò di mettere pace tra i due Stati.

La vittoria di Emilio Paolo fu ricordata da vari autori, da Polibio, da varie opere e nella biblioteca di

Pella.

Ci fu un iscrizione per celebrare la vittoria di Lucio Emilio Paolo che venne posto a Delfi:

“LUCIUS AEMILIUS INPERST DE REGE PERSE MACEDONIBUSQUE CEPET”

-fonte XXXII. Cic. De off. II, 76: p. 127, 5.8 48

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4.9 La quarta guerra macedonia e la guerra acaica

I rapporti con la Lega achea, dopo la deportazione di 1.000 achei a Roma, erano tesi.

Un tale Andrisco, facendosi passare per il figlio di Perseo, riuscì a prevalere sulle deboli milizie

repubblicane e a riunire le forze macedoni sotto la bandiera monarchica.

Andrisco venne eliminato nel 148 a.C. dal pretore Quinto Cecilio Metello.

Gli achei non poterono impedire l’invasione del Peloponneso da parte di Metello; qui il comando fu

rilevato da Lucio Mummio che sconfisse nel 146 a.C. definitivamente l’esercito acheo. Corinto,

principale città della Lega, venne saccheggiata e distrutta. La Macedonia venne ridotta a provincia

romana e tutte le Leghe vennero sciolte o ridotte all’impotenza.

4.I0 La terza guerra punica

Nel medesimo anno in cui Corinto era data alle fiamme (146 a.C.), veniva distrutta anche Cartagine.

Dopo la rovinosa sconfitta nella seconda guerra punica, Cartagine si era ripresa con sorprendente

rapidità.

Nel 196 a.C. venne eletto come uno dei massimi magistrati Annibale. Un’ambasceria giunta da Roma

lo accusò di preparare un’alleanza con Antioco III di Siria e Annibale fu costretto alla fuga in Oriente.

Ricordiamo come il re Numida, Massinissa, pretendeva di ottenere i territori di Cartagine. Cosi,

avanzando pretese sempre più ambiziose, Cartagine si rivolse a Roma, chiedendo l’autorizzazione

per dichiarare guerra ai Numidi. Ma questa gli fu negata.

Nel 151 a.C. dopo che Massinissa inglobò i territori più ricchi, Cartagine decise ugualmente di

attaccare.

La mossa si dimostrò disastrosa: l’esercito cartaginese venne fatto a pezzi e la violazione della

clausola del 201 a.C. risvegliò a Roma il desiderio della distruzione di Cartagine.

Nel 149 a.C. un esercito sbarcò in Africa e quando i consoli, con un ultimatum, chiesero di

abbandonare la città e di trasferirsi ad una distanza di almeno 10 miglia dalla costa, i Cartaginesi

decisero di resistere ad oltranza.

L’assedio fu lungo e difficile e nel 146 a.C. sotto il comando di Publio Cornelio Scipione Emiliano, la

città fu saccheggiata e rasa al suolo.

Cosi nel 146 a.C. ci fu non solo la distruzione di Corinto, ma anche quella di Cartagine.

Cosi si crea la prima provincia romana sul territorio Africano.

4.II La Spagna

Polibio non poteva scegliere un anno migliore del 146 a.C. con le rovine di Corinto e Cartagine, per

terminare la sua storia, dove raccontò come Roma aveva saputo imporsi in tutto il Mediterraneo.

Eppure Roma non era ancora riuscita a venire a capo della situazione in Spagna.

All’indomani della seconda guerra punica, i Romani si erano saldamente stabiliti in due distinte zone

della penisola iberica: nel meridione vicino alla città di Cadice e alla vallata di Guadalquivir; a

settentrione a nord dell’Ebro.

Nel 197 a.C. le due aree vennero stabilmente organizzate nelle nuove province di Spagna Citeriore a

nord e Spagna Ulteriore a sud.

Le comunità spagnole erano soggette a Roma e dovevano pagare un tributo, detto stipendium, e

fornire truppe ausiliarie.

Provarono a ribellarsi, ma le sconfitte furono numerose e le vittorie mai decisive. Infatti tra i legionari

romani e le truppe degli alleati italici, serpeggiava il malcontento per una guerra ‘sporca’, senza gloria,

senza bottino, senza fine.

Nel 149 a.C. venne creato un tribunale speciale incaricato di giudicare il reato di concussione, la

quaestio perpetua de repetundis. 49

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Qui si misero in luce due grandi figure di governatori: Marco Porcio Catone e Tiberio Sempronio

Gracco.

Catone, nel 195 a.C., venne inviato nella Spagna Citeriore in qualità di console; Tiberio Sempronio

Gracco fu governatore della Spagna Citeriore tra il 180 e il 178 a.C. e, dopo aver ottenuto numerosi

successi militari, cercò di rimuovere le ragioni dell’ostilità verso Roma. Questa strategia portò alla

stipulazione di trattati di pace con alcune tribù.

La lotta con i Lusitani e i Celtiberi fu più lunga; si concentrò intorno alla città celtibera di Numanzia,

nella Spagna settentrionale. Nel 137 a.C. il console Caio Ostilio Mancino fu sconfitto e, per evitare la

distruzione del suo esercito, fu costretto a firmare una pace umiliante per Roma.

La guerra infine fu affidata a Scipione Emiliano, eletto per la seconda volta al consolato nel 134 a.C.,

che sconfisse gli eserciti Lusitani e distrusse Numanzia nel 133 a.C.

Parte terza

La crisi della repubblica e le guerre civili (dai Gracchi ad Azio)

Dai Gracchi alla guerra sociale

I

I.I L’età dei Gracchi (133-121 a.C.): una svolta epicale?

La tradizione storiografica aristocratica ha identificato nell’età dei Gracchi, l’origine della

degenerazione dello Stato romano.

L’età tardo-repubblicana

Va dal 133 al 31/27 a.C.

È un’epoca di crisi interna ed espansione esterna. Si collocano qui le conquiste in Gallia di Cesare.

La fine del consenso (delle grandi mosse nei confronti della classe dirigente) si manifesta con:

1. Peggioramento dei rapporti con gli alleati italici e latini (i quali erano più sudditi che alleati);

2. Contrasto tra schiavi e padroni;

3. Contrasto tra moltitudini impoverite e pochi ricchi;

4. Contrasto tra senatori e cavalieri.

La classe dirigente romana non ebbe la capacità di trasformare Roma da Stato cittadino a Stato

mondiale.

1. Rapporti con Latini e alleati.

Disponibilità sempre minore alla concessione della cittadinanza alle comunità e peggioramento

delle condizioni degli alleati.

- Discriminate dalla

distribuzione del

bottino;

- Trattati male;

- Latini e alleati sono

obbligati a prestare

il servizio militare, ma

non hanno la cittadinanza

né alcun diritto.

Iniziò cosi il fenomeno migratorio di alleati e latini. Questo ovviamente creava parecchi problemi

all’interno della società romana, perché, una volta che questi migravano, non potevano più fornire

soldati a Roma. 50

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Cosi si decise di sospendere la migratio, e italici e latini ritornarono nelle loro province.

2. Contrasto tra moltitudini impoverite e pochi ricchi

Conquiste  schiavi e grano a basso prezzo (che viene dalle province)  sconvolgimento del

sistema agro-pastorale italico.

Alcuni problemi dell’età repubblicana avevano iniziato a manifestarsi anche prima del 133 a.C. e

furono per lo più una conseguenza della nascita del sistema provinciale (287 a.C.):

• Crisi della piccola proprietà, perché non si aveva la possibilità di convertire le loro

colture adattandole al mercato;

• Aumentò l’estensione del latifondo con cambiamento della destinazione d’uso

(enormi pascoli o coltivazioni redditizie: vigne e/o oliveti) e si usarono per lo più gli

schiavi.

• Crisi del lavoro libero per la concorrenza dell’estensione dei latifondi;

• Le difficoltà delle classi umili libere furono accentuate dall’interruzione dei

programmi di colonizzazione (lo Stato Romano a partire dal 181 a.C. non fonderà

più colonie).

Conseguenze

• Emigrazione nelle province (Spagna e Africa);

• Inurbamento di grandi massi proletarie.

L’afflusso di tutte queste persone creava dei problemi:

 a) Il problema dell’approvvigionamento alimentare di Roma;

b) Il problema del reclutamento dei soldati.

Soluzioni

1. Progressiva riduzione del censo minimo della V classe ( la maggior parte sono

nullatenenti e Roma non può reclutarli; così si abbassa il censo minimo per far si

che i cittadini potessero appartenere alla V classe);

2. Reclutamento sempre più massiccio di latini e italici.

- fonte XXXIII. Plut. Ti. et C. Gracch. 8,1-5: pp: 155-156,2.6

I Romani vendevano una parte delle terre a privato, uno parte allo Stato. Questa parte

venduta allo stato diventava così ager publicus, che veniva diviso tra i più poveri dietro

a un piccolo canone. Però i ricchi con vari espedienti (come il prestanome) riescono ad

appropriarsi delle terre pubbliche.

I.2 Mutamento degli equilibri sociali

La guerra annibalica aveva percorso l’Italia e inferto profonde ferite alla sua agricoltura. Le continue

campagne belliche oltremare avevano tenuto i Romani e gli alleati a lungo lontano dalle loro case e

dai loro poderi. Le conquiste esterne avevano però comportato anche un consistente afflusso di

ricchezze nelle mani di pochi e un ampliamento degli orizzonti.

Gli indennizzi posti ai vinti, le tasse e i gravami riscossi nelle province, avevano fatto affluire a Roma

ingenti capitali che avevano progressivamente modificato una struttura sociale ed economica rimasta

fino ad allora essenzialmente agricola.

I Romani e gli Italici si erano introdotti così nel grande commercio

• Inserimento in posizione di Romani e Italici nelle attività commerciali (mercatores) e

finanziarie (negotiatores) del Mediterraneo. I finanzieri prestavano denaro anche ai Re e

alle città dell’Oriente con interessi molto alti.

Tali attività avevano fatto fare fortuna a molti senatori e avevano favorito la nascita del ceto equestre.

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La nascita del ceto equestre

Si può parlare di cavalieri e di equites.

Si parte dalla situazione in cui i senatori facevano parte del più ampio gruppo dei cavalieri. I cavalieri

erano le persone che avevano una determinata qualifica censitaria e potevano permettersi l’armatura.

La loro ricchezza era allo stesso tempo fondiaria, finanziaria e mobiliare.

Erano esclusi dalle cariche pubbliche, ma erano comunque interessati a difendere i proprio interessi e

ad entrare a far parte del tribunale permanente (questio perpetua), che creato nel 149 a.C.,

perseguiva le estorsioni (de repetundis).

Nasce così la societas, persone che si riunivano in società e partecipavano alle aste di appalto.

Il sistema degli appalti pubblici e la società di pubblicani

Appalti di contratti pubblici:

- Forniture per l’esercito;

- Sfruttamento delle miniere, si ottenevano gli appalti con le aste, chi in anticipo pagava la

somma più alta, prendeva l’appalto;

- Esecuzione di vari lavori pubblici, chi proponeva la cifra minore prendeva l’appalto;

- Esazione delle imposte.

I.3 Crisi della piccola proprietà fondiaria e inurbamento

Lo sviluppo degli scambi commerciali aveva modificato la fisionomia dell’agricoltura italica: il

massiccio ricorso alla mano d’opera servile, l’importazione di grandi quantità di grano e di materie

prime, la spinta verso colture più speculative, costituirono una concorrenza sempre più rovinosa per la

tradizionale agricoltura d’auto sussistenza. I piccoli proprietari già impoveriti, poiché trattenuti lontani

dai propri campi dai conflitti extraitalici, si erano spesso trovati nella necessità di vendere le loro

proprietà.

Così aumentò la tendenza verso un’agricoltura incentrata su prodotti destinati alla

commercializzazione più che all’autoconsumo, bisognosa di vaste superfici coltivabili e da destinare al

pascolo e fondata sui grandi capitali e su abbondante mano d’opera: il modello di proprietà tendeva a

diventare la grande azienda agricola (villa rustica), basata sullo sfruttamento intensivo di personale

schiavile e diretta da schiavi-manager (vilici), che facevano lavorare schiavi-operai e artigiani e

schiavi-agricoltori.

Per le piccole proprietà tradizionali l’unica possibilità per sostenere la competizione era la

riconversione delle colture, ma ciò esigeva forti spese d’impianto e la creazione o il supporto di

strutture per la trasformazione e la commercializzazione del prodotti agricoli.

Molti dei piccoli proprietari così si trovarono costretti a vendere.

Roma crebbe di dimensioni, iniziando la sua trasformazione in grande metropoli, con tutti i problemi di

sussistenza e di approvvigionamento che di lì a poco cominciarono a rivelarsi in tutta la loro gravità.

I.4 Rivolte servili

Gli schiavi

C’era una concentrazione di grandi masse servili in condizioni di vita sempre peggiori.

Un primo dato essenziale è la grande eterogeneità che caratterizza il mondo degli schiavi. Questi

vengono definiti da uno status giuridico che li priva della loro personalità, che li trasforma in oggetti di

proprietà che si possono vendere o acquisire, li sottomette all’autorità del padrone, li assimila agli

animali domestici. Diversi sono i modi concreti e estremamente vari in cui gli schiavi venivano

utilizzati. È stata spesso sottolineata la divisione essenziale che separa gli schiavi rurali da quelli di

città, particolarmente da quelli addetti alla casa del padrone.

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Gli schiavi rurali, sono quelli che venivano adoperati in campagna e sono, per la grande maggioranza,

adibiti a compiti produttivi. Poco in contatto con il padrone, sono sottoposti il più delle volte a una

severa disciplina che tende a sfruttare al massimo le loro capacità di lavoro. Uno schiavo che non

lavora è uno schiavo che costa anziché rendere.

Cosi scoppiarono delle rivolte servili in Sicilia, dove più diffusi ed estesi erano i latifondi e i pascoli:

- 136-132 a.C.: la rivolta di Euno, che venne placata solamente dal console Publio

Rupilio;

- 104-101 a.C.: la rivolta di Salvio.

I.5 Due fazioni dell’aristocrazia: optimates e populares

Dalla morte dei gracchi si distinguono due fazioni:

• Gli Optimates, come Lucio Cornelio Silla, Cicerone, Catone, erano sostenitori dell’autorità e

delle prerogative del senato, i quali ritenevano che l’azione politica dovesse conformarsi con il

mos maiorum; si autodefinivano boni.

• I Populares, come Gaio Giulio Cesare, Gaio Mario, erano sostenitori di riforme in campo

politico e sociale, si definivano difensori dei diritti del popolo.

In questo periodo c’è l’approvazione di tre leggi tabellarie:

• Lex Gabinia tabellaria, nel 139 a.C.;

• Lex Cassia tabellaria, nel 137 a.C.;

• Lex Papiria tabellaria 131 a.C.

I.6 La questione dell’ager publicus e il tentativo di riforma agraria di Caio Lelio

Le guerre di conquista avevano fatto crescere a dismisura l’ager publicus. Parti di esse erano

concesse in uso a privati a titolo di occupatio, dunque la proprietà restava sempre dello Stato.

L’utilizzo era garantito ai detentori dietro pagamento di un canone (vectigal).

Di qui nacque la necessità di una serie di norme che mirassero a restringere l’estensione di agro

pubblico che poteva essere legittimamente occupata da ciascuno.

L’ultima di questa legge era stata proposta da Caio Lelio, amico di Scipione Emiliano, che tentò di

risanare questa situazione, ma i potenti gli si opposero. Così, per paura di disordini rinunciò al suo

progetto e venne nominato sapiens.

La consapevolezza della crisi – fonte XXXIV. Sall. Bell. Cug. 41-42: pp. 149-150,2.1

Sallustio scrive 100 anni dopo, era un Cesariano che si rifà alla politica dei Gracchi.

• afferma che la crisi nasce dal benessere;

• introduce le figure dei Gracchi (ha una visione parecchio idilliaca).

I.7 Tiberio Gracco

Membro della nobilitas, figlio maggiore di Tiberio Sempronio Gracco e di Cornelia, figlia di Scipione

l’Africano, Tiberio Gracco volle riprendere, nell’anno del suo tribunato della plebe (133 a.C.), il

tentativo di operare una riforma agraria tramite norme che limitassero la quantità di agro pubblico

posseduto.

Tiberio Sempronio Gracco

• I legami familiari e le alleanze politiche;

• L’influenza dei filosofi.

Nel 133 a.C. presenta la Rogatio Agraria.

Scopo della riforma

Ricostruire la piccola proprietà cittadina per:

1. Risolvere il problema del reclutamento dell’esercito;

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2. Porre un freno all’inurbamento delle masse.

Soluzioni che offriva nella sua rogatio

1. Creare dei tresviri agris dandis ad signandis iudicandis: questi dovevano occuparsi della

verifica della distribuzione delle terre dell’ager publicus.

I tresviri avevano poteri di natura giudiziaria e le loro decisioni erano inappellabili.

2. Stabiliscono il tetto massimo ci occupazione dell’ager publicus (500 iugeri + 250 iugeri per ogni

figlio maschio, sino a raggiungere e non superare un tetto massimo di 1000 iugeri).

• L’ager publicus in eccesso veniva portato via ai possessori, e quello che gli veniva

lasciato, diventava ager privatus.

3. Le quote di ager publicus recuperate erano distribuite in lotti inalienabili (cioè non vendibili) di

massimo 30 iugeri ai cittadini poveri.

I fondi necessari all’applicazione della riforma sarebbero stati ricavati utilizzando il tesoro del re di

Pergamo, Attalo III, che lo aveva lasciato al popolo romano.

I ricchi e la nobilitas cercarono nel collegio qualcuno che potesse mettere il veto alla proposta di

Tiberio. Si opponevano perché:

• Non volevo distribuire le terre già valorizzate.

Così riuscirono a garantirsi il veto di Marco Ottavio, altro tribuno della plebe; Tiberio allora pronunciò la

nota deposizione di Ottavio, dove accusa Marco Ottavio di non fare gli interessi della plebe. Tiberio

chiese cosi che fosse deposto, essendo stato eletto per difendere gli interessi popolari, era venuto

meno al mandato che il popolo gli aveva affidato e con questo atto si era escluso da sé dalla carica.

La legge Sempronia venne approvata.

-fonte XXXV. Plut. Ti. et. C. Gracch. 15. P. 167,2.11

Tiberio era un oratore formidabile.

• L’approvazione della legge agraria e la nomina della commissione;

• Gli attacchi degli oppositori.

• L’ostilità da parte dei nobiles, che lo accusano di voler aspirare al regno (anche di alcuni tra

quelli che lo avevo sostenuto): non tanto per la riforma quanto per i metodi rivoluzionari di

Tiberio.

Tiberio, nel timore di perdere l’inviolabilità personale (sacrosanctitas) e che venisse a interrompersi

l’opera di ridistribuzione delle terre, pensò di presentare la sua candidatura al tribunato anche per

l’anno successivo.

• La decisione di ricandidarsi per il 132 a.C. e l’accusa di Regnum (Scipione Nasica, pontefice

massimo accusa Tiberio di volersi fare re, così

chiese l’uccisione di Tiberio ma,

Muzio Scevola (che era console in

quell’anno, si oppose).

• L’uccisione di Tiberio e di 300 dei suoi sostenitori (luglio 133 a.C.);

• Arresti, condanne ed esili dei Graccani.

… Dopo l’uccione di Tiberio…

Scipione Nasica viene mandato in Oriente per essere allontanato dalla popolazione. Infatti era

noto il nome del mandante dell’assassino.

I.8 Da Tiberio a Caio Gracco: la commissione agraria, Scipione Emiliano e gli alleati

latini e italici 54

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La morte di Tiberio Gracco non pose fine all’attività della commissione triumvirale, continuamente

rinnovata.

Da Tiberio a Caio Gracco

• Nel 132 a.C.: al ritorno di Scipione Emiliano e Caio Gracco da Numazia vi è una separazione:

Scipione crede che abbiano fatto bene ad uccidere Tiberio, mentre Caio vuole rivendicare il

fratello.

• Sorgono malumori tra gli italici per l’opera della commissione agraria, perché alcune terre

erano date anche ai latini e agli alleati.

• L’intervento di Scipione Emiliano contro i Graccani (fa togliere il potere giudiziario alla

commissione agraria) e la sua morte misteriosa (129 a.C.).

Fu ben presto chiaro il mal contento egli alleati latini e italici, le cui aristocrazie di ricchi proprietari

avevano seguito la prassi dei maggiorenti romani di occupare larghe porzioni di agro pubblico e si

trovavano ora a doverne restituire le parti in eccesso a beneficio dei soli nullatenenti romani.

Interprete delle loro lamentele si fece Scipione Emiliano. Alla sua morte Fulvio Flacco propose che

tutti gli alleati che ne avessero fatta richiesta, potessero ottenere la cittadinanza romana o almeno il

diritto di appellarsi al popolo (provocatio) contro eventuali abusi di magistrati romani.

L’opposizione fu vastissima e si ricordano le rivolte nel 125 a.C. di Asculum e di Fregellae.

I.9 Caio Gracco

Caio Gracco

Nel 124 e nel 122 Caio Gracco ottenne due tribunati consecutivi.

Ampliò il programma di riforme iniziate dal fratello, miranti a trasformare lo Stato.

Molte delle sue proposte vennero attuate. Purtroppo sappiamo poco sulla

Lex agraria: cioè sulla restituzione dei poteri giudiziari, tolti da Scipione, ai triumiviri;

 l’imposizione del vectigal, cioè del pagamento di un canone sulle terre pubbliche (una sorta di

affitto).

Lex coloniaria: ripresa della fondazione coloniaria in Italia e fuori (Cartagine, città distrutta 23

 anni prima, doveva essere rifondata, e Taranto, già esistente).

Lex frumentaria, il grano doveva essere venduto a prezzo politico ai cittadini, cioè inferiore a

 quello di mercato; inoltre fece costruire grandi granai pubblici per custodire le grandi quantità di

cereale necessarie per le distribuzioni.

Lex iudiciaria, favorisce la frattura politica tra senatori e cavalieri: stabilisce che la giuria dei

 tribunali fosse composta solamente da cavalieri e non più da senatori. In questo modo i

senatori-governatori non sarebbero più stati giudicati esclusivamente da giudici-senatori, ma

da cavalieri.

Un provvedimento prevedeva che il senato dovesse decidere prima delle elezioni consolari quali tra le

province dovessero essere classificate consolari; ciò per impedire che una scelta a posteriori fosse

influenzata da ragioni personali o politiche.

Così i senatori intervennero con le rogationes di Marco Livio Druso (oppositore di Caio)che affermò

che la lex coloniaria, la lex frumentaria e la lex agraria fossero state istituite per gli alleati.

La rogatio di Caio de “sociis et nomine latino”, che concedeva la civica ai latini e il

diritto latino ai sociis, non venne approvata;

Iniziò così il declino della popolarità di Caio Gracco (sia presso gli equites che presso la

plebe): e venne sconfitto alle elezioni tribunizie per il 121.

-fonte XXXVI. App. BC. I, 24 (102-106): p. 174, 2.17

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Il primo senatus consultum ultimum

Fu un provvedimento con il quale il senato autorizzava i magistrati ad usare qualunque mezzo per

salvare la res publica. Il console Lucio Opimio ordinò il massacro dei sostenitori di Gracco e lui si fece

uccidere da un suo schiavo.

–fonte XXXVII. Cic. In Catil.I,4: p. 178,2.21

Fine del secondo dei Gracchi (Caio) per mano di Lucio Opimio; contro Catilina.

I.I0 Smantellamento della riforma agraria

Poiché le riforme dei Gracchi rispondevano a problemi reali, non osarono abolirle, ma ne ridussero gli

effetti. Venne posto fine alle operazioni di recupero e della riassegnazione delle terre e fu così abolita

la commissione agraria.

I.II Province, espansionismo e nuovi mercati: Asia, Gallia, Baleari, Dalmazia danubiana

Prima del 133 a.C. Roma aveva dedotto sei province:

1. La Sicilia, nel 241 a.C.;

2. La Sardegna e la Corsica, nel 237 a.C.;

3. La Spagna Citeriore, nel 197 a.C. e

4. La Spagna Ulteriore sempre nel 197 a.C.;

5. La Macedonia, nel 148 a.C.;

6. L’Africa, nel 146.

Per Roma adesso, si trattava di assumere la gestione diretta di un territorio. Il magistrato fissava le

linee generali di riferimento: questioni territoriali, statuto delle singole città e comunità, determinazione

dell’ager publicus, regolamenti e condizioni fiscali.

Nel 133 a.C. il re di Pergamo, Attalo III, aveva lasciato il suo regno ai Romani, fatta eccezione per le

città dichiarate libere ed i loro territori. Eumene III, forse figlio di Attalo, si pose a capo di una rivolta

durata 3 anni alle rivendicazioni di Roma. Solo nel 129 a.C. la ribellione poté essere piegata e il

console Manio Aquilio poté organizzare quanto restava del nuovo territorio.

La Gallia meridionale attirò poi l’attenzione e l’impegno romano. Rispondendo a una richiesta di aiuto

dell’alleata Marsiglia, fu inviato prima Fulvio Flacco e poi Caio Sestio Calvino per ristabilire l’ordine. Da

quest’ultimo venne fondata Aquae Sextiae.

Tra il 122-121 a.C. vennero poste le basi per la nuova provincia narbonense e, nel 123 a.C.,

consolidato il possesso delle isole verso la Spagna, furono conquistate anche le Baleari.

Nel contempo, ripetute campagne militari contro le tribù illiriche, avevano portato i Romani ad

occupare i paesi danubiani.

I.I2 I commercianti italici e l’Africa; Giugurta; Caio Mario

Scipione Emiliano aveva regolato le questioni africane, dopo la terza guerra punica, tramite la

costituzione di una piccola ma ricca provincia, e aveva mantenuto buoni i rapporti con le città libere

vicine e con i figli di Massinissa, re di Numidia. Uno di questi era Micipsa, che morti i fratelli, era

divenuto l’unico re di Numidia.

La guerra giugurtina

Nel 118 a.C., morto Micipsa, il regno fu conteso tra i suoi tre eredi principali. Il più spregiudicato dei tre

fu Giugurta, nipote e figlio adottivo, che si sbarazzò di uno dei contendenti al potere. Così si trovò a

dividere il regno tra lui e Aderbale. A Giugurta spettò la parte occidentale del regno, mentre ad

Aderbale quella orientale. Nel 112 a.C. Giugurta voleva però anche la parte orientale e assediò la

capitale del regno di Aderbale. Presa la città, Giugurta fece trucidare non solo i rivali, ma anche tutti i

Romani e gli italici che vi svolgevano le loro attività.

-fonte XXXVIII Sall. Bell. Lug., 26,1-3. pp: 181-182,3.4

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L e operazioni militari furono condotte fiaccamente fino al 109 a.C., quando al comando della guerra fu

posto Quinto Cecilio Metello, con a seguito Caio Mario. Metello sconfisse ripetutamente Giugurta, ma

non riuscì mai a concludere. Nel 107 a.C. Caio Mario (homo novus) venne eletto console e gli venne

affidato il comando senza sorteggio della guerra. Mario nel 119 a.C. era stato Tribuno della plebe.

I.I3 L’arruolamento dei nullatenenti e la fine della guerra giugurtina

Già al tempo delle interminabili e sanguinose campagne militari spagnole, si erano riscontrate gravi

difficoltà nel reclutamento legionario, che era limitato ai soli cittadini iscritti nelle 5 classi censitarie. Per

risolvere il problema si era diminuito il censo minimo.

La riforma di reclutamento

-fonte XXXIX. Sall. Bell. Lug., 86,1-87,3. p. 184,3.6

La leggere agraria viene smantellata; coscrizione diviene volontaria.

Mario, bisognoso di nuove truppe, aprì l’arruolamento volontario ai capite censi, cioè a coloro che

erano iscritti sui registri del censo per la loro persona, senza il minimo bene patrimoniale.

Mario ritornò in Africa per catturare Giugurta.

La guerra era molto difficile e il ruolo decisivo lo ebbe Lucio Cornelio Silla nella conclusione del

conflitto.

Silla, il pretore di Mario, riuscì ad intavolare trattative con il Re di Mauritania, suocero di Giugurta, e lo

costrinse a farsi consegnare Giugurta (105 a.C.). Questo portò alla fine della guerra.

Mario tornò a Roma con Giugurta prigioniero e celebrò il trionfo su di lui, che venne giustiziato.

Le conseguenze della riforma dell’esercito di Mario

Ci fu così l’inserimento nel gioco politico dei militari, che da soldati-cittadini si trasformavano in soldati

di professione (provenienti per lo più dall’ambito rurale e italico), che erano legati più che alla res

publica, al loro comandate di cui divengono di fatto dei clienti.

I soldati oltre che ai premi e al bottino, miravano ad ottenere terre come premio di congedo:

favoriscono e condizionano la vita politica dei loro comandanti.

Le legioni avevano circa 5000 soldati.

I.I4 Cimbri e Teutoni; ulteriori trasformazioni nell’esercito

Nel frattempo alcune popolazioni germaniche, le più importanti furono i Cimbri e i Teutoni, avevano

iniziato un movimento migratorio verso sud, spinti da problemi si sovrappopolamento.

La minaccia dei Cimbri e Teutoni

Queste popolazioni erano molte, le più importanti erano i Cimbri e i Teutoni, e migravano da prima

verso Noricum (l’odierna Austria) e poi verso la Gallia Narbonense (l’odierna Francia).

In Austria erano stati affrontati dal console Cneo Papirio Carbone, che venne sconfitto. In Gallia, i

tentativi di respingerli si rivelarono inutili, e il disaccordo dei consoli di quell’anno, Quinto Servilio

Cepione e Cneo Mallio Massimo, costò all’esercito romano una vergognosa sconfitta (105 a.C.).

A Roma così si scatenò un po’ di disordine, chi aveva paura e chi giudicava l’incapacità dei generali.

• A Roma si temono molto queste popolazioni perchè erano temute anche da altri popoli, come i

Galli, che erano molto forti.

Solo una persona sarebbe stato in grado di sconfiggerle: Caio Mario.

Viene così rieletto al consolato per agire contro queste popolazioni nel 104 a.C., e la sua carica

rimase valida sino al 100 a.C. (il consolato di Mario in deroga alle leggi).

La riforma dell’esercito di Mario: la legione coortale

Schema di collocazione sul campo di una legione coortale

10 coorti: 9 composte da 480 uomini; 1 composta da 800 uomini.

Questa riforma fu inventata da Scipione l’Africano, ma venne adoperata solo per le guerre in Spagna.

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Serena Addis

• 1 contubernium = 8 soldati

• 1 centuria (80 uomini) = 10 contubernia

• 1 coorte (480 uomini) = 6 centurie = 3 manipoli

• La cohors prima (800 uomini) = 5 centurie di 160 uomini

• 1 legione (ca. 5120 uomini) = 9 corti più la cohors prima

La riforma della legione coortale venne utilizzata sino all’età alto-imperiale, rimase il sistema classico.

La fanteria leggera e la cavalleria non sono più reclutate tra romani ma sono fornite dai socii (auxilia),

che forniscono anche fanteria pensante e unità speciali (come trombolieri, arcieri etc.)

Per garantire a tutti la stessa armatura, l’armamento è standardizzato sul modello dei principes: 2 pila

(giavellotti), gladius (spada), carica harmata (corazza), scutum (scudo), elmo. Per far si che questo

sia possibile vengono trattenuti, dalle paghe dei soldati, una parte dei soldi.

Ricorda

Il centurione aveva la vitis: un bastone con il quale si percuotevano i soldati che non obbedivano;

I soldati con circa 30 kg addosso si facevano circa 35 km al giorno, e venivano chiamati per questo “i

muli di Mario”.

Al momento della guerra si andò a combattere prima con i Teutoni e poi con i Cimbri, e ormai i Romani

erano in grado di sostenere l’urto.

• Nel 102 a.C. i Romani vinsero sui Teutoni ad Aque Sextiae (Francia Narbonense);

• Nel 101 a.C. i Romani vinsero sui Cimbri ai Campi Raudii (pianura Padana).

La gloria di Mario era immensa, aveva sconfitto i nemici che erano imbattibili.

I.I5 Eclissi politica di Mario; Saturnino e Glaucia

Mario era un po’ meno abile come uomo politico: strinse un alleanza con Lucio Apuleio Saturnino e C.

Servilio Glaucia. Mentre lui era un populares moderato, Saturnino e Glaucia erano dei populares

estremisti (nelle fonti viene descritto come usano la violenza per raggiungere i loro obiettivi).

Mario aveva aiutato Saturnino a diventare tribuno della plebe nel 103 a.C.

Il tribunato di Saturnino

Nel 103 a.C. Saturnino fu tribuno della plebe mentre Mario era console, dunque vi era un alleanza tra

un tribuno della plebe e un console.

Vennero redatte due leggi:

1. Legge agraria (Africa), andava a favore dei veterani di Mario, che avevano combattuto nella

guerra giugurtina;

2. Lex Apuleia de Maiestate (giurie equestri composto da cavalieri, i bersagli erano i senatori),

con questa legge viene istituito un tribunale speciale, che puniva i crimen maiestate: si puniva

il reato di lesa maestà.

Il II tribunato di Saturnino e la pretura di Glaucia

Nel 100 a.C., Mario venne eletto al suo sesto consolato, mentre Saturnino era nuovamente tribuno

della plebe, venne nominato pretore Glaucia, e fu varata una seconda legge agraria con due funzioni:

1. La distribuzione delle terre ai veterani, nella Gallia meridiona;

2. La fondazione di colonie in Silicia, Acaia e Macedonia.

Questa Legge conteneva una clausola, i senatori avrebbero dovuto giurare di non abrogarla mai.

Questa mossa politica era volta a stanare l’oppositore Quinto Cecilio Metello Numidico, capo degli

Optimates. Metello, dopo che gli venne proposta questa clausola, preferì andare in esilio.

58

Serena Addis

Nel 100 a.C. Mario appoggiò ancora Saturnino per l’elezione al suo terzo tribunato. Glaucia si candidò

al consolato, ma non avrebbe potuto perché era ancora pretore in carica.

Per questo motivo ci furono dei disordini alle elezioni consolari: poiché le elezioni stavano andando a

favore del suo avversario, per evitare la sconfitta si ricorse alla violenza.

• Scoppiarono dei veri e proprio disordini alle elezioni consolari e si convocò il senatum

consultum ultimum (contro Saturnino e Glaucia). Di conseguenza il console avrebbe potuto

punire chiunque fosse stato sotto accusa. Mario così fu costretto a prendere le armi contro i

suoi due alleati e, nonostante egli gli garantì la salvezza, vennero uccisi.

• L’uccisione di Saturnino e Glaucia e la partenza di Mario per l’Oriente. Ci sarà una crisi nella

sua popolarità. Non riuscirà mai ad avere un nuovo comando militare, proverà a fare di tutto

per sfidare Mitridate, ma inutilmente.

I.I6 Pirati; schiavi; Cirenaica

L’installarsi di Roma in Anatolia l’aveva condotta a stretto contatto con la pirateria.

Nella conformazione dell’Asia minore, si succedevano le due Cilicie: la Cilicia Tracheia e la Cilicia

Pediàs.

Al brigantaggio interno, nella Cilicia Tracheia, si accompagnava l’attività piratica sulla costa. Essa

minacciava l’asse marittimo che dall’Egeo conduceva a Cipro e alla Siria-Fenicia.

Mentre Roma si accingeva a concludere le guerre cimbriche, l’azione dei pirati fu da essa avvertita

come particolarmente virulenta e pericolosa per la sicurezza e per gli affari dei negotiatores romani nei

mari greci e nell’Egeo orientale.

Nel 102 a.C. si decise di inviare Marco Antonio, che ottenne molti successi e costituì una provincia

costiera di Cilicia.

I.I7 Marco Livio Druso e la concessione della cittadinanza agli Italici

Il decennio successivo al 100 a.C. si aprì tra forti tensioni politiche e sociali.

Nel 98 a.C. venne varato un provvedimento che rese obbligatorio un intervallo di tre nundinae tra

l’affissione di una proposta di legge e la sua approvazione. Veniva inoltre vietata la formulazione di

una lex satura, cioè di una disposizione che includesse più argomenti non connessi tra loro.

Continuava il conflitto tra senatori e cavalieri. Nel 92 a.C. una giura equestre aveva condannato per

malversazione Publio Rutilio Rufo. Nel 95 a.C. la lex Licinia Mucia aveva istituito una commissione

per verificare le richieste di cittadinanza romana che venivano avanzate e per espellere da Roma ogni

residente italico e latino che fosse risultato illegalmente inserito nelle liste del censo.

Fu eletto nel 91 a.C. al tribunato delle plebe Marco Livio Druso.

Il tribunato di M. Livio Druso

Livio Druso è il figlio di Livio Druso nemico di Gracco, fa parte degli optimates ma è propenso alle

riforme.

-fonte XL. App.BC, I, 34-35 (150-159) pp. 191-192,3.14

Gracchi: gli si promette la cittadinanza che non ottengono quando muoiono;

Druso: promise nuovamente cittadinanza , rivoluzione dei prezzi del grano, la restituzione ai senatori

dei tribunali per le cause di concussione, proponendo l’aumento del numero dei senatori e

l’introduzione dei cavalieri in senato.

La rogatio iudicaria di Druso fu approvata ma venne abrogata dopo poco.

Druso e gli alleati

• Proposta di concedere la cittadinanza agli italici (latini e non).

Qualche giorno prima che la proposta venisse approvata fu ucciso.

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Serena Addis

• L’assassinio di Druso (ucciso da un sicario  portatore di sica, pugnale).

Dopo l’abrogazione delle leggi gli alleati di ribellano.

I.I8 La guerra sociale

• 1° guerra civile

Le reazioni in Italia: la guerra sociale (90 a.C.) durò 3 anni (90-88); .

Questa guerra era molto difficile perché gli Italici e i Latini usavano le stesse tattiche dei Romani e

questo fece scoppiare il caos a Roma.

• La reazione a Roma (quaestiones varianae andava a colpire chi aveva spinto gli alleati a

muoversi).

La condizione di cittadino romano era divenuta sempre più vantaggiosa e ciò aumentava l’irritazione e

le rivendicazioni degli Italici, consci di avere contribuito ai successi militari di Roma.

Delle distribuzioni agrarie beneficiavano solo i cittadini di Roma, gli Italici ne erano esclusi. Non

avevano parte nelle decisioni politiche, economiche e militari. Perfino nell’esercito la struttura era

concepita a favore dei cittadini romani: gli alleati continuavano a pagare l’imposta destinata al soldo

delle loro reclute, mentre i cittadini ne erano dispensati.

L’assassinio di Druso fu per gli alleati Italici il segnale che non era altra possibilità di difendere le

proprie rivendicazioni che la rivolta armata definita guerra sociale contro Roma.

La prima battaglia fu ad Ascoli, dove i Romani vennero massacrati. La guerra fu durissima.

L’organizzazione degli insorti (strutture politiche e militari modellate su quelle di Roma) e il

loro diversi fini: • Alcuni combattevano per l’indipendenza;

• Alcuni combattevano per entrare a far parte dello Stato Romano.

Gli italici creano delle monete che raffigurano un toro. Questo schiacciava la lupa romana. Questa

moneta diventava un simbolo propagandistico perché, essendo usata per il commercio, tutti

l’avrebbero potuta vedere. Creano una capitale, Corfinium, ribattezzata poi Italica.

La legislazione sulla cittadinanza

I Romani sarebbero riusciti a vincere la guerra alla lunga, però Roma decise comunque di concedere

la cittadinanza alle popolazioni italiche. Questo fu attuato soprattutto grazie a tre leggi:

1. Lex iulia de civitate danda (sulla concessione della cittadinanza agli alleati rimasti fedeli) – 90

a.C.;

2. Lex plautia papiria, che concedeva la cittadinanza a quanti degli italici si fossero registrati

presso il pretore di Roma entro sessanta giorni – 89 a.C.;

3. Lex pompeia de transpadanis, il diritto latino agli abitanti dei centri urbani a nord del Po – 89

a.C.

1. Lex iulia de civitate danda –fonte XLI. App. Bell. Civ, I,4.9 (212-215) pp: 196-197,3.18

Prende il nome IULIA dallo zio di Giulio Cesare.

2. Lex plautia papiri –fonte XLII. Cic. ProArch., 7: p. 198,3.20

La cittadinanza fu concessa a tutti gli insorti.

La rivolta si spegne quasi dappertutto (rimangono in armi solamente i Sanniti e i Lucani sino alla fine

degli anni 80).

Una conseguenza della guerra sociale fu la municipalizzazione dell’Italia

Roma cessa di essere una città-stato per diventare uno Stato fatto da municipia (ex colonie latine e

comunità alleate che ruotano intorno a Roma). 60

Serena Addis

Mentre Roma lotta con i popoli italici, fu colta l’occasione da parte di Mitridate, che vide Roma in

grande difficoltà e decise di attaccare.

I primi grandi scontri tra fazioni in armi

2

2.I Mitridate VI Eupatore

Mentre Romani e Italici si affrontavano nella guerra sociale, si era creata una situazione allarmante in

Oriente.

Divenuto re del Ponto Mitridate VI nel 112 a.C., era riuscito a stabilire accordi con la Bitinia. A partire

dal 104 a.C. il senato romano era divenuto molto attento alle sue mosse e, impossessatosi Mitridate

della Cappadocia, Mario si era recato da lui in una missione diplomatica di osservazione.

Nel 92 a.C. era toccato a Silla ripristinare sul trono di Cappadocia un re più gradito ai Romani.

Approfittando della guerra sociale, Mitridate aveva ripreso la sua politica espansionistica, facendo

invadere la Cappadocia e la Bitinia (alleate di Roma).

Alla fine del 90 a.C. Roma decise di inviare in Oriente una legazione con l’incarico di rimettere suoi

troni i legittimi sovrani. Il re di Bitinia, riottenuto il suo regno, si sentì autorizzato ad invadere il Ponto.

Mitridate chiese soddisfazione ai Romani e non avendola ottenuta, decise di dichiarare guerra a

Roma.

Mitridate VI

Mitridate attacca Roma: era il re del Ponto e dell’odierna Crimea.

• Le guerre: i massacri di Romani e Italici, Mitridate aveva fatto un’alleanza con gli asiatici per

attaccare i Romani e gli Italici;

• Mitridate in Grecia, con un corpo di spedizione: Roma non può agire.

• Il comando della guerra è affidato al console Silla (88 a.C: Primo consolato) e a Lucio

Cornelio.

2.2 Il tribunato di Publio Sulpicio Rufo e il ritorno di Mario: Silla marcia su Roma

Mentre Silla accelerava le operazioni contro Italici e Latini per poter marciare al più presto contro

Mitridate, a Roma il tribuno della plebe Publio Sulpicio Rufo riprendeva il problema dell’inserimento dei

nuovi cittadini italici nelle tribù romane.

La guerra sociale e le azioni di Mitridate avevano avuto come conseguenza immediata un

impoverimento complessivo dello Stato romano e dei singoli. Erano iniziate razzie, massacri e

devastazioni.

Il tribunato di P. Sulspicio Rufo (88 a.C.)

Per far fronte a questi problemi P. Sulspicio Rufo propose:

• Il richiamo dall’esilio di quanti erano stati perseguiti per collusioni con gli alleati italici;

• Un limite massimo di indebitamento per ciascun senatore;

• La distribuzione degli italici in tutte le tribù  Silla si oppose e ci fu uno scontro durissimo. Silla

si trovò costretto a scappare e trovò rifugio a casa di

Mario.

Silla tolse la disapprovazione alla proposta di Sulspicio e partì per la Campania, per organizzare la

spedizione contro Mitridate. Una volta che Silla si allontanò da Roma, Sulspicio fece votare una

proposta dal popolo, chiedendo:

• Il trasferimento del comando della guerra da Silla a Mario.

61

Serena Addis

Ovviamente questo trasferimento era illegale, e anche Silla risponde con l’illegalità.

La marcia su Roma di Silla -fonte XLIII. App. BC, I, 57 (250) – 61 (272): pp. 211-212,4.10

• Forse Lucinio Lucullio fu l’unico questore che non abbandonò Silla;

• Disse che Mario voleva arruolare altri soldati al loro posto.

Siamo nell’88 a.C.

Silla ebbe la meglio e fece dichiarare i suoi avversari nemici pubblici:

• La morte di Sulspicio e la fuga di Mario (in Africa).

Il primo atto di Silla fu l’abrogazione della legislazione di Sulspicio.

Le leggi Corneliae Pompeiae (Pompeo Rufo, consuoceri, console nell’88 a.C.)

• Il ripristino dell’”autorictas patrum”, (diritto di sanzione del senato sulle decisioni dell’assemblee

popolari, abrogato nel 187 a.C.);

• Il rafforzamento dei comizi centuriati, (impronta conservatrice);

Decise inoltre che ogni proposta di legge avrebbe dovuto essere approvata dal sensato prima di

essere sottoposta al voto popolare; i comizi centuriati dovevano divenire la sola assemblea legislativa

legittima.

2.3 Silla e la prima fase della prima guerra mitridatica

Silla decise di partire per l’Oriente. Sbarcato in Epiro nell’87 a.C., Silla cinse d’assedio Atene, che

venne presa e saccheggiata. Si recò poi nell’86 a.C. nuovamente verso Mitridate e sconfisse le truppe

pontiche a Cheronea e a Orcomeno, in Beozia.

Questo segnò la fine del predominio delle armate di Mitridate in Grecia.

2.4 Lucio Cornelio Cinna e l’ultimo consolato di Mario

Appena partito Silla..

Uno dei due consoli dell’87 a.C., Lucio Cornelio Cinna, aveva ripreso la proposta di iscrivere i

neocittadini italici in tutte le 35 tribù e questo aveva portato alla rottura con l’latro console Cn. Ottavio;

• Cinna venne fatto cadere dalla carica di console e venne cacciato dalla città come hostis

publicus. Si recò in Campania, dove venne raggiunto da Mario, con il quale si alleò e insieme

marciarono su Roma (fine 87 a.C.)

-fonte XLIV. App. BC, I, 7I (325, 330-331); 73 (340): p. 214,4.I3

Silla viene dichiarato nemico dello Stato.

Gli anni 80 sono per Roma un bagno di sangue, Mario e Cinna si fanno eleggere consoli per l’86:

• Mario, venuto a sapere del ritorno di Silla, pensò di anticiparlo ammassando le forze ad

Ancona, ma fu ucciso dai suoi stessi soldati.

2.5 Conclusione della prima guerra mitridatica

Nell’86 a.C. venne eletto un console sostitutivo, cui venne dato il compito di allestire una spedizione

per la Grecia.

• L’invio di un secondo corpo di spedizione in Oriente contro Mitridate e contro Silla.

Le due armate romane vennero a contatto solamente nella fase finale e agirono

parallelamente, ricacciando Mitridate in Asia.

Cinna si fa eleggere al consolato per 3 anni consecutivi.

• I consolati successivi di Cinna (86-84) e la sua legislazione: una tirannia moderata. Forse

poteva essere disponibile per un accordo con Silla? – il fatto che non si siano scontrati prima

della fase finale della battaglia fa riflettere.

In Grecia.. 62

Serena Addis

Nell’86 a.C. le vittorie di Silla e le difficoltà di Mitridate (si sente minacciato da un secondo esercito e

decide di trattare con Silla)portarono a firmare la pace di Dardano nell’85 a.C.

Mitridate avrebbe conservati il suo regno, ma avrebbe dovuto evacuare il resto dell’Asia, avrebbe

dovuto versare una forte indennità di guerra e consegnare la propria flotta.

Silla tornò in Italia nell’83, due anni dopo la pace e decise di organizzare

un’opera di propaganda (1. Non si farà più guerra contro gli italici; 2. Tutti i diritti che gli italici

 hanno, saranno salvaguardati);

Una punizione contro chi aveva agito contro di lui.

2.6 Le proscrizioni: Silla dittatore per la riforma dello Stato

Verso la guerra civile

A Brindisi raggiunsero Silla Cneo Pompeo, con tre legioni assoldate. Silla impiegò due anni per

trionfare sui suoi avversari.

Nel primo anno riuscì a riprendersi l’Apulia, la Campania e il Piceno; l’anno successivo sconfisse Caio

Mario il giovane (figlio di Mario) e si impadronì di Roma.

Restavano da eliminare gli oppositori mariani rifugiatisi in Africa e in Sicilia.

I seguaci di Silla

Le forze erano numericamente minori ma più addestrate. Con Silla si schierarono:

Quinto Cecilio Metello Pio , Marco Licinio Crasso (che portò a Silla una legione), Cneo

 Pompeo (che portò a Silla tre legioni);

Gli eserciti privati.

In queste operazioni si distinse Cneo Pompeo, che Silla gratificò con l’epiteto di Magnus.

Le proscrizioni e la legislazione silliana

Per rendere definitiva la sua vittoria, Silla introdusse le liste di proscrizione, elenchi di avversari politici

i cui nomi venivano notificati al pubblico.

Nell’82 e 81 a.C. vengono redatte le liste di proscrizione (lex cornelia de proscriptione)

Silla viene descritto in modo negativo dalle fonti e ↓

da Cesare e da Augusto (Ottaviano) ↓↓

↓ ↓ ↓↓↓

Dittatore uccide tutti i nemici, affisse nei luoghi pubblici, prescriveva

come Silla ma viene accusato che le persone indicate nelle liste, potevano

ma lui Antonio (con cui aveva essere uccise. L’assassino avrebbe ricevuto

perdona i aveva fatto le liste dei premi e i beni della persona uccisa,

sarebbero

nemici. di proscrizione) al suo stati venduti all’asta.

posto.

Le comunità italiche che avevano parteggiato per i mariani subirono confische territoriali, che furono

utilizzate a favore dei veterani di Silla.

-Fonte XLV. App. BC, 95-96 (442-446): p. 217,4.16

• Sulle liste di proscrizione;

• “Egli” è Silla.

• Impedisce ai figli e ai parenti dei proscritti di partecipare alla vita politica.

Poiché entrambi i consoli dell’82 a.C. erano morti nel conflitto, il senato nominò un interrex, il princeps

senatus Lucio Valerio Flacco, il quale presentò ai comizi una proposta che designava Silla dictator

legibus scribundis et rei publicae constituendae. 63

Serena Addis

Silla dittatore legibus scribundus et rei publicae constituendae

-fonte XLVI. App., BC, I, 98-99 (465-462); 100 (465-470): pp. 217-218, 4.17

• Creato un dittatore in maniera irregolare, solitamente infatti veniva creato su proposta di un

console o di un pretore;

• Dittatura a tempo indeterminato (non ha in vincolo di sei mesi);

• Poteri eccezionali, grandissimi e assoluti.

Per quanto riguarda la sua elezione, Silla inviò una lettere all’interrex, che era stato eletto per

eleggere i due consoli (che erano morti); la lettera venne letta ai comizi centuriati, e lui si offrì per

risolvere i problemi. L’interrex convinse l’assemblea a votare Silla, così lui venne eletto dal popolo.

Silla, assunse lo stesso titolo dei decemviri:

• Può decidere di dichiarare guerra o stringere trattati di pace con potenze straniere;

• Può scrivere leggi;

• Può rimettere apposto lo Stato in caso di necessità;

• Ha il diritto di vita e/o morte sui cittadini;

• Le sue decisioni valgono senza ricevere approvazione dei comizi;

• Non è sottoposto a nessun tipo di appello e/o provocatio.

Si dedica subito ad un’opera di restaurazione .

Lex annalis di Silla

Stabiliva che ciascun uomo politico potesse rivestire le diverse magistrature con un’età minima; era

una precisazione della lex Iulia annalis (obbligo del bienni tra una carica e l’altra); nessuno poteva

rivestire nuovamente il consolato prima di 10 anni dalla prima elezione (legge violata da Silla stesso

console nell’80 e poi nell’88).

• Questura  29/30 anni;

• Edilità  36 anni;

• Pretura  39/40 anni;

• Consolato  42/43 anni.

L’edilità non era un passo obbligatorio, ma tutti lo facevano perché era un investimento per il futuro

(visibilità, organizzavano i vari giochi istimici).

Rimise inoltre il senato al centro della vita politica, riprese la proposta di Druso e aumentò il numero

dei senatoria da 300 a 600, scegliendoli tra i cavalieri.

Per ragioni amministrative aumentò il numero dei questori a 20 e dopo l’anno della questura

sarebbero entrati direttamente in senato; sempre per ragioni amministrative, in particolare per la sua

stessa riforma, aumentò il numero dei pretori a 8.

La riforma della giustizia

• Varò le sette quaestiones perpetuae;

• Le giurie di tutti i tribunali sarebbero dovute essere composte solo da senatori (i 600).

Le quaestiones sillane (vedi fotoc. 7); i tribunali e i reati sui quali si giudicava

1. Quaestio de repetundis;

2. Quaestio de maiestate;

3. Quaestio de peculatu (giudicava sull’appropriazione di denaro pubblico);

4. Quaestio de ambito (giudicava sui brogli elettorali e corruzione elettorale);

5. Quaestio de sicari et veneficiis (giudicava sugli omicidi, soprattutto quelli compiuti con l’uso del

veleno); 64

Serena Addis

6. Quaestio de falsis (giudicava falsi monetari e testamentari – dunque la clonazione di monete

false e i falsi testamenti);

7. Quaestio de iniuriis (giudicava sui casi di aggressione fisica e/o verbale, la violazione di

domicilio).

A capo di questi sei tribunali fu posto un pretore; il 7 fu affidato a un ex edile. Gli altri due pretori erano

ancora quello urbanus e quello peregrinus.

Il problema dell’imperium di magistrati e promagistrati

Durante l’anno di carica, consoli e pretori dovevano rimanere a Roma per svolgere opere

amministrative (sicuro per i pretori, dubbio per i consoli) e in Italia non potevano stazionare armate

(eserciti) se non per dilectus (operazioni di leva), transito e per il trionfo (per evitare una marcia su

Roma - come aveva fatto lui).

L’anno dopo la magistratura, ex consoli ed ex pretori, andavano a governare le province come

proconsoli (nel 74 a.C. dei proconsoli vennero inviati fuori dall’Italia per combattere). Imperium domi:

usato l’anno di carica; l’imperium militia: usato l’anno successivo nella provincia per il governo.

Il secondo punto del piano principale di Silla era l’annientamento del potere dei tribuni della plebe.

La diminuzione dei poteri dei tribuni della plebe:

a) Ridusse il potere di porre il diritto di veto ridotto al ius auxilii, (potevano aiutare il popolo ma

non avevano il diritto di veto);

b) Subordinazione ad approvazione preventiva del Senato delle loro rogationes alla plebe (prima

di essere presentate alla plebe, le leggi venivano portate in senato per poter essere

approvate);

c) Divieto di rivestire altre magistrature dopo il tribunato (chi fosse stato eletto tribuno vedeva

finire la sua carriera politica perché non poteva essere eletto a nessun altra carica del cursus

honorum).

Silla prende misure anche altri ambiti:

• Politica coloniaria a favore dei suoi veterani (terre confiscate a quelli che erano i suoi

oppositori, molte terre appartenevano ai proscritti.

• Libertà e cittadinanza a 10.000 schiavi dei proscritti;

• Abolizione della frumentationes (distribuzione a prezzo politico del grano)  uno dei punti forti

delle leggi dei populares.

I provvedimenti coloniari di Silla erano problemi gravi in certe regioni italiche (specialmente nel Latium,

Campania, Etruria e Umbria) e c’era la possibilità di sfruttare il malcontento per chi avesse saputo

farlo.

• Silla stabilì la fissazione del confine dell’Italia all’Arno-Rubicone e creò la provincia della Gallia

Cisalpina (dalla pianura Padana sino alle Alpi – L’ampliamento del pomerio) – (quando Cesare

varcò il Rubicone fu dichiarato nemico pubblico delle Stato romano).

Il secondo consolato dell’80 a.C. e la deposizione della dittatura (lascia la dittatura quando ritiene di

aver svolto il suo compito.

Nel 79 a.C. ci fu il ritiro di Silla a Cuma (dove inizia a scrivere le sue memorie) e la sua morte (78

a.C.).

2.7 Il tentativo di reazione antisilliana di Marco Emilio Lepido

Nello stesso 78 a.C. uno dei due consoli, Marco Emilio Lepido, tentò di ridimensionare l’ordinamento

Silliano, proponendo la distribuzione frumentaria a prezzo politico e la restituzione agli antichi

proprietari delle terre confiscate. 65

Serena Addis

La reazione antisilliana: il tentativo di Marco Emilio Lepido (78-77 a.C.)

Tentando di abbattere l’ordinamento silliano, fece si che si scatenasse una rivolta in Etruria, dove

erano state più pesanti le espropriazioni. Lepido, partito per la Gallia Narbonense, si fermò in Etruria

dove fece causa comune con i ribelli e poi marciò su Roma (77 a.C.), reclamando un secondo

consolato e chiedendo la restituzione dei poteri dei tribuni della plebe.

Il senato gli rispose con la convocazione di un senatus consultum ultimum, e diede l’imperium

eccezionale a Gneo Pompeo, nonostante non avesse ancora rivestito alcuna magistratura.

Lepido venne sconfitto e si recò in Sardegna, dove trovò la morte poiché voleva impadronirsi dell’isola

per bloccare i rifornimenti granari.

2.8 L’ultima resistenza mariana; Sertorio

Molto più grave fu il problema posto da Quinto Sertorio che nell’82 a.C. era un governatore della

Spagna Citeriore e si era distinto nelle guerre contro Cimbri e Teutoni. In Spagna aveva creato uno

stato mariano in esilio e tutti i tentativi di abbatterlo si erano rivelati vani.

Verso la fine del 77 a.C. si erano aggiunte a Sertorio le truppe di Lepido,comandate da Perperna.

Corsero a Roma voci di sue alleanze strette con pirati e con Mitridate.

Inoltre si appoggiò sui romano-italici residenti e operò per integrare gli iberici: creò una sorta di senato

di Osca e una scuola di cultura greco-latina.

Così il senato decise nuovamente di ricorrere a Pompeo, dandogli un imperium straordinario.

Arrivato in Spagna nel 76 a.C., Pompeo si trovò in una situazione piuttosto difficile, infatti usando

tattiche sia romane che spagnole, Sertorio mise in difficoltà gli eserciti romani.

Nel 72 a.C. ci fu il tradimento di Perperna, che uccise Sertorio nella speranza di essere risparmiato lui

stesso, ma anche lui venne ucciso.

Questo segnò la vittoria di Pompeo e Metello, che nel 71 a.C. sistemarono la distribuzione delle

Spagne (colonie, cittadinanza).

2.9 La rivolta servile di Spartaco

Nel 73 a.C. era scoppiata la terza grande rivolta di schiavi. La scintilla era scoppiata a Capua, in una

scuola per gladiatori. Importante fu che alla rivolta si aggiunsero uomini di condizione libera ridotti

però in miseria.

La rivolta servile di Spartaco

Si mise a capo della rivolta un gladiatore, schiavo, soldato, Spartaco e insieme a lui Crisso.

Ai ribelli si aggiunsero anche molti altri schiavi rurali (contadini e pastori).

Nel 72 a.C., Spartaco e il suo esercito di schiavi, liberti e gladiatori, riuscirono a sconfiggere anche gli

eserciti consolari.

Venne dato così nel 71 a.C. dal senato un comando eccezionale a Marco Licinio Crasso che riuscì,

alla fine, ad avere la meglio su Spartaco, che venne ucciso in battaglia.

Il comando eccezionale di Crasso

Nel 71 a.C. dopo la morte di Spartaco e dopo l’intervento di Pompeo sulle bande che si aggiravano in

Italia, Crasso manifestò una gelosia nei confronti di Pompeo: nonostante i due erano stati Sillani, si

erano ormai allontanati dalla memoria di Silla.

Il terreno su cui Crasso e Pompeo andarono ad operare, era già abbastanza fertile, perché già da

qualche anno c’erano dei dubbi sulle riforme di Silla.

Il parziale annullamento della legislazione sillana

• Nel 75 a.C. con la Lex Aurelia de tribunicia potestate si ripristinò la possibilità di accesso alle

altre magistrature per i tribuni della plebe;

• Nel 73 a.C. con la Lex Terentia Cassia si ripristinarono le frumentazioni a prezzo politico.

66

Serena Addis

La guerra tra Silla e i Mariani

guerra civile

 inizia la .

Tutte le battaglie importanti vengono vinte da Silla. L’ultima battaglia fu quella di Porta Collina (1 nov

82 a.C.).

I Sanniti si alleano con i Mariani contro Silla. La guerra civile si conclude con la vittoria di Silla.

Pompeo elimina i Mariani della Sicilia e dell’Africa.;

 Più di 100.000 morti;

 Lo sterminio dei Sanniti, Silla si vendica.

Crasso e Pompeo dopo la guerra sociale

Nel 71 a.C. le legioni di Pompeo e Crasso si accampano alle porte di Roma;

gli Optimati cedono (trionfo per Pompeo – per la Crimea – ovatio per Crasso – per la vittoria contro gli

schiavi –).

I due vogliono il consolato (che gli viene dato) non secondo le norme (irregolarità):

Pompeo non aveva mai rivestito una magistratura;

 Crasso era pretore l’anno precedente (dunque non rispettava il biennio).

L’anomalo consolato di Pompeo e Crasso (70 a.C.)

-fonte XLVII. Liv. Per., 97-98: p. 222, 5.3 (riassunti dell’opera di Livio).

• Ristabilirono il potere sui tribuni della plebe;

• Legge che correggeva il sistema delle giurie (Senato: 1/3 senatori; 1/3

cavalieri; 1/3 tribuni erari (ricchi)).

• Eletti i censori: liste della cittadinanza.

Pompeo guadagnò l’appoggio di parte del popolo, dei cavalieri e dei senatori moderati (- Crasso era il

capo dei populares e da capo appoggia l’elezione di Cesare, che nel 69 a.C. inizia la sua carriera

politica, eletto come questore).

Cesare si era già messo in luce all’epoca di Silla, poi uno dei suoi gesti più eclatanti, che gli aveva

garantito l’appoggio dei populares, si ebbe quando, in occasione dei funerali di sua zia, che era stata

moglie di Mario, celebrò i meriti di Mario  acquisisce grande popolarità.

Già prima del consolato di Crasso e Pompeo, si era riaccesa la guerra in Oriente.

2.II Pompeo in Oriente; operazioni contro i pirati; nuova guerra mitridatica

Negli anni tra l’80 e il 70 a.C., in Oriente erano riemerse le minacce dei pirati e di Mitridate.

La pirateria aveva ripreso forza, i Romani avevano tollerato che esse continuasse a Oriente perché

trovavano un forte tornaconto nel mantenimento di un’attività che alimentava i traffici di mano d’opera

schiavile verso la penisola. Le sue basi erano disseminate nelle coste dell’Asia Minore, nelle coste di

Creta e in quelle Africane. I pirati però attaccavano le navi commerciali ed era divenuto sempre più

difficile e rischioso commerciare. Tra il 78 e il 75 a.C. si tentò di rafforzare la presenza romana in

Cilicia, nel 74 a.C. fu inviato un comando speciale guidato da Marco Antonio, ma si rivelò un’umiliante

sconfitta. Creta venne riconquistata invece da Quinto Cecilio Metello tra il 68 e il 67 a.C.

La terza guerra mitridatica

Era divenuta inevitabile invece la guerra contro Mitridate. Era scoppiata perché nel 74 a.C. era morto

il re di Bitinia, che aveva lasciato con un testamento, il regno in eredità ai Romani; Mitridate decise

comunque di invadere la Bitinia.

Contro di lui vennero inviati i due consoli del 74 a.C., Marco Aurelio Cotta e Lucio Licinio Lucullo (

fedelissimo di Silla); la guerra fu difficilissima: 67

Serena Addis

• Cotta venne sconfitto per mare, era un ottimo politico ma non un abile generale, mentre

Lucullo era un ottimo generale ma non un abile uomo politico.

• 73-71 a.C. Lucullo sconfisse più volte Mitridate, che fuggì in Armenia, che era il regno di suo

genero. La guerra però non è finita. Lucullo invase l’Armenia, occupando la capitale

Tigranocerta e spinse Mitridate e Tigrane (genero) alla fuga. La marcia di Lucullo venne

fermata da un malcontento generale: 1. vietava di rubare ai soldati e si formò un

ammutinamento contro lui; 2. I soldati erano stanchi e si rifiutarono di proseguire; 3. I finanzieri

romani, sdegnati dal fatto che vietasse le ruberie per alleviare la situazione economica, fecero

pressioni perché fosse destituito. Lucullo si trovò impossibilitato ad agire, pur avendo quasi,

ormai, vinto la guerra.

La Lex Gabina de bello piratico (67 a.C.)

• Nel 67 a.C. un tribuno della plebe, Aulo Gabinio, propose che venisse attribuito a Pompeo un

imperium maius per tre anni; maius perché era maggiore di quello di tutti gli altri detentori

dell’imperium (consoli e pretori) che potevano essere nella sfera territoriale assegnata a

Pompeo. Dal Mediterraneo Orientale si erano diffusi anche nel Mediterraneo Occidentale.

Quando hanno iniziato a minacciare le navi cariche di grano, che dalle province andavano

verso Roma, si decise di intervenire. Così viene dato il comando a Pompeo. Gli venne dunque

dato un imperium infinitum su tutto il Mediterraneo per tre anni.

• Gli venne dato un comando di ingenti forze navali e terrestri (20 legioni) (sempre per Pompeo).

La proposta venne approvata e Pompeo cacciò rapidamente i pirati dal Mediterraneo,

sconfiggendoli in Cilicia.

-fonte XLVIII. Plut. Pomp., 25,1-6: p.224,6.1

maius perché il suo imperium era superiore

rispetto a quello dei consoli (delle varie province);

delegò il suo imperium a 15 senatori (legati),

che avevano l’IMPERIUM LEGATI PRO PRETORE;

allestire la flotta;

 prelevare denaro pubblico.

(Questa concentrazione dei poteri fu tenuta molto presente da Augusto.)

La Lex Manilia de imperio Cn. Pompei (66): Pompeo in Oriente

L’anno seguente, quando Pompeo si trovava ancora in Oriente, vennero a compimento i piani dei

pubblicani, che al posto di Lucullo, decisero di mettere al potere Pompeo. Nel 66 a.C. Caio Manilio

propose che venisse dato a Pompeo anche il comando della guerra contro Mitridate.

Anche in quest’occasione gli fu dato:

• l’imperium maius sena limiti di tempo su Cilicia, Asia, Bitinia, Ponto e sulle terre in cui si fosse

combattuta la guerra contro Mitridate;

• la libertà di dichiarare guerra e concludere i trattati;

• (nonostante le numerose opposizioni), l’appoggio di Cicerone e Cesare, che fu determinante.

Cicerone lo appoggiava perché pensava che Pompeo rientrasse nella sfera degli Optimates;

Cesare perché voleva che diventasse un Populares, staccandosi definitivamente dagli

Optimates.

Pompeo diede prova delle sue capacità, sconfisse Mitridate e il Re d’Armenia, nella battaglia

definitiva di Nicolous. Mitridate fuggì (66 a.C.) e morì del 63 a.C. Ci fu così la resa di Tigrane e la

stipulazione di un accordo con i Parti: gli lasciava l’Armenia ma lo avrebbe privato della Siria. Passò in

68

Serena Addis

Palestina dove s’impadronì di Gerusalemme e dove costituì uno stato tributario. In Oriente fondò

province, costruì città e venne celebrato come un semi-Dio (questo a Roma non fu preso molto bene).

La sistemazione dell’Oriente

• Nuove province (Bitinia, Ponto, Siria – pone fine al regno e la rende provincia – Creta e

Cirenaica);

• Stabilì il protettorato sulla Giudea (Pompeo si inserì nelle contese tra gli Ebrei).

Nel 62 a.C. Pompeo rientrò a Roma e gli venne immediatamente decretato il trionfo.

2.I2 Il consolato di Cicerone e la congiura di Catilina

Durante l’assenza di Pompeo a Roma si era verificata una grave crisi.

Lucio Sergio Catilina fu nel 68 a.C. pretore, nel 67 a.C. governatore d’Africa. Si era arricchito con le

proscrizioni in epoca Silliana, ma si era ritrovato in ristrettezze economiche e voleva cercare di

arricchirsi nuovamente diventando console.

Lui cercò di raggiungere il potere ricorrendo a mezzi illegali. Nel 66 a.C. tentò la candidatura al

consolato, e venne respinto perché era sotto processo.

Allora, escogitò un piano per impadronirsi del potere, il primo piano eversivo dove erano coinvolti

anche Crasso e Cesare, ma non si sapeva se ne fossero solo a conoscenza o se fossero addirittura

implicati.

Nel 64 a.C. tentò nuovamente la candidatura per il consolato, presentò un programma politico

incentrato sulla cancellazione dei debiti (propaganda politica, tentativo demagogico per attirare la

parte dei cittadini che era in crisi).

Nonostante la linea politica potesse sembrare efficace, venne sconfitto da Marco Tullio Cicerone (

questa fu una grande umiliazione perché un homo novus vinse su un patrizio).

Nel 63 a.C., durante il consolato di Cicerone, Catilina riprese il piano per la conquista del potere;

provò nuovamente a candidarsi al consolato, ma dopo l’ennesima sconfitta mise in atto il piano.

Cicerone però scoprì la volontà di Catilina e lo attaccò duramente (prima catilinaria pronunciata in

senato con Catilina presente alla seduta.). Questo costrinse Catilina ad allontanarsi da Roma e fuggì

in Etruria.

Il piano era organizzato per far si che si realizzasse contemporaneamente in due luoghi, in due

momenti:

1. Un esercito doveva concentrarsi in Etruria (dove era facile recludere soldati);

2. A Roma, un gruppo di congiurati doveva uccidere i due consoli e chi fosse dotato di imperium,

in modo che non si potesse organizzare una difesa per Roma, mentre l’esercito arrivava

dall’Etruria.

I congiurati che sarebbero dovuti intervenire a Roma vennero arrestati, e in senato ci fu un dibattito (lo

scontro tra Cesare, nuovo pontefice massimo e Catone, che discutevano su cosa fare con queste

persone). Era stato emanato il senatus consulum ultimum (fine 63 a.C.).

Catone, d’accordo con Cicerone, riteneva che bisognava uccidere i congiurati senza processo;

Cesare, pontefice massimo, riteneva che prima fosse necessario il processo.

Tra i due prevalse la proposta di Catone, perché si temeva che Catilina fosse pronto con l’esercito in

Etruria.

Dunque ci fu l’arresto e la messa a morte dei congiurati di Roma, e nel 62 a.C. la battaglia di Pistoia,

dove Catilina venne sconfitto definitivamente e morì.

2.I3 Egitto; Cipro; Cirenaica

Tolomeo VIII legò per testamento la Cirenaica ai Romani nel 96 a.C., anche Tolomeo X Alessandro I

legò l’Egitto ai Romani. 69

Serena Addis

Il problema egiziano divenne davvero attuale per Roma solo nel 64/63 a.C., quando Pompeo ebbe

ridotto la Siria a provincia romana.

Nel 63 a.C., Publio Servilio Rullo incluse l’Egitto in un vasto progetto di assegnazioni fondiarie; nel 58

a.C. seguì la rivendicazione di Roma su Cipro e la conseguente annessione.

Tolomeo nello stesso anno si rifugiò, per evitare una rivendicazione, a Roma sotto la protezione di

Pompeo, ma venne riportato ad Alessandria con la forza.

Dal «primo triumvirato» alle idi di marzo

3

3.I Il ritorno di Pompeo e il cosiddetto «primo triumvirato»

Nel 62 a.C. sbarcava a Brindisi Pompeo, che smobilitò immediatamente il suo esercito, convinto di

ottenere dal senato la ratifica degli assetti territoriali e provinciali da lui decisi in Oriente.

In senato però i suoi avversari politici lo umiliarono, rimandando di giorno in giorno questi

riconoscimenti in pratica dovuti.

Il ritorno di Pompeo

Pompeo era atteso in diverse maniere (con trepidazione, con timone, con ostilità, con aspettative)

perché non si sapeva che avrebbe fatto tornando dall’Oriente.

Deluso e amareggiato, Pompeo si avvicinò allora a Crasso e a Cesare, con i quali, nel 60 a.C. strinse

un accordo, chiamato dai moderni «primo triumvirato».

Il primo triumvirato (60 a.C.)

-fonte XLIX. App. BC.,II,9 (31-34): p. 228,6.6

È stipulato tra Cesare, Pompeo e Crasso e rimane segreto per un certo tempo, divenne palese solo

nel 60 a.C. quando Cesare diviene console.

L’obiettivo del triumvirato era quello di abbattere il potere degli ottimati. Cicerone fu sondato ma non

era d’accordo e il patto rimase solamente tra loro tre.

Organizzato da Cesare, ci fu il matrimonio tra Pompeo e Giulia, sua figlia, nel 59 a.C.

3.2 Caio Giulio Cesare console

l’accordo diede immediatamente i suoi frutti e Cesare fu eletto console per il 59 a.C.

Il consolato di Cesare(59 a.C.)

Cesare venne eletto console e stette ai patti, facendo votare le due leggi agrarie per i veterani di

Pompeo (sull’agro campano) e per i cittadini poveri (nella seconda). Sulla seconda legge ci furono

ferocissime opposizioni.

Furono poi fatte ratificare tutte le decisioni assunte da Pompeo in Oriente. Com’era desiderio di

Crasso, fu ridotto d’un terzo il canone d’appalto delle imposte della provincia d’Asia.

Fu approvata una Lex Iulia de repetundis, per i procedimenti di concussione; un altro provvedimento

prevedeva la pubblicazione dei verbali delle sedute senatorie e delle assemblee popolari.

L’opera di Vatinio

Fedele a Cesare, operò anche Publio Vatinio, tribuno della plebe, che ottenne:

1. La ratifica della sistemazione dell’Oriente di Pompeo (il ritiro in vita privata di Lucullo);

2. La riduzione del canone d’appalto delle imposte provinciali (a favore di Crasso – pubblicani

rappresentati di Crasso).

Cesare riesce ad accontentare sia Pompeo che Crasso con la Lex Vatinia

Lex Vatinia 70

Serena Addis

• Nel 59 a.C. venne dato il proconsolato quinquennale a Cesare su due province: Gallia

Cisalpina (base vicino a Roma, pur essendo governatore provinciale) e Illirico, con tre legioni, il

diritto di nominare i proprio legati e di fondare colonie;

dopo le varie discussioni Cesare si troverà

• L’aggiunta della Gallia Narbonense e di un’altra legione.

3.3 Il tribunato di Publio Clodio Pulcro

Partendo per le province attribuitegli, Cesare volle, con Pompeo e Crasso, lasciare una spina nel

fianco di quanti in senato gli erano stati ostili. Essi appoggiarono la candidatura al tribunato della

plebe di Publio Clodio Pulcro.

Il tribunato di P. Clodio Pulcro (58 a.C.)

È una figura tra le più interessanti dell’età repubblicana.

Publio Clodio Pulcro in origine era un patrizio, che lasciò il suo titolo per passare alla plebe. Si fece

eleggere tribuno e non venne classificato come un cesariano perché fu sempre molto individuale.

È importante ricordare che durante la festa della Bona Dea, festa solo per donne che si teneva a casa

del pontefice massimo – dunque a casa di Cesare – , Clodio fu trovato vestito da donna. Cesare, per

paura di un tradimento, ripudiò la moglie.

Nel 58 a.C., anno del tribunato, Clodio fece approvare una serie di provvedimenti:

1. Il potere dei censori di espellere membri dal senato venne limitato dal divieto di procedere nei

confronti di chiunque senza un giudizio formale che consentisse agli interessati di difendersi e

senza che si fosse raggiunta una concorde sentenza di condanna da parte di entrambe i

censori;

2. Nessun magistrato avrebbe più potuto interrompere le assemblee pubbliche adducendo

l’osservazione di auspici sfavorevoli;

3. Vennero legalizzati nuovamente i collegia, che erano delle associazioni di persone che

avevano finalità religiose e/o funerarie. Liberalizzò la possibilità di creare dei collegia e sfruttò

questa legge per crearsi delle bande armate per sé (per le sue esigenze politiche);

4. La legge frumentaria, il grano doveva essere distribuito gratuitamente ai cittadini; ciò comportò

un progressivo e vertiginoso aumento dei beneficiari, moltiplicati dalle immigrazioni verso la

città e dall’incremento delle liberazioni di schiavi, che in tal modo potevano partecipare alle

assegnazioni.

Inoltre fece votare due leggi a favore del triumvirato e soprattutto di Cesare:

5. L’esilio in Grecia di Cicerone, ma anche per chiunque avesse messo a morte dei cittadini

romani senza averlo processato, e dunque senza avergli permesso di appellarsi al popolo;

6. L’allontanamento di Catone, fu allontanato con la scusa di recarsi nell’isola di Cipro per

prenderne possesso. ↓↓↓↓↓↓

Roma si trovava finalmente

libera dagli avversari del

triumvirato.

3.4 Cesare in Gallia

Quando Cesare arrivò nelle sue province era in atto, a nord, una migrazione di Elvezi verso occidente,

che minacciava le terre degli Edui e forse la stessa provincia romana.

Nel 58 a.C., dopo aver fatto concentrare le legioni ai suoi ordini in Narbonense, Cesare attaccò e

sconfisse gli Elvezi a Bibracte. Cominciava così la lunga conquista cesariana della Gallia.

71

Serena Addis

Un gruppo di Svevi, nel frattempo, era andato in soccorso dei Sequani, contro gli Edui. Battuti gli Edui,

il comandante degli Svevi aveva lasciato una parte dei suoi uomini nella regione. Su richiesta degli

Edui, Roma era allora intervenuta e aveva indotto il capo germanico a ritirare le sue genti.

Ad Ariovisto era stato attribuito il titolo di re amico e alleato del popolo romano.

Poiché le migrazioni erano riprese, nel 58 a.C. Cesare procedette verso la capitale dei Sequani a

marce forzate, affrontò in battaglia Ariovisto e lo sconfisse.

Cesare tornò in Cisalpina e la presenza dei romani in Gallia suscitò a nord le reazioni dei Belgi.

Cesare riuscì a impadronirsi delle loro piazzaforti, nel 57 a.C.

Nel frattempo, un legato di Cesare, Publio Licinio Crasso, si spingeva verso la Normandia (57 a.C).

Alla fine del 57 a.C. Cesare comunicò al senato che la Gallia poteva ritenersi pacificata.

3.5 Gli accordi i Lucca e la prosecuzione della conquista in Gallia

Terminato l’anno del suo tribunato, Clodio era tornato privato cittadino, ma non aveva smesso di

utilizzare le sue bande come strumento di pressione rapidamente mobilitabile.

Crepe nel triumvirato

L’ottimismo di Clodio era tanto notevole che iniziò a pestare i piedi anche a Pompeo.

• Clodio contro Pompeo  diede mandato a Tito Annio Milone di costituire altre bande armate

che devono contrapporsi a quelle di Clodio.

• Nel 57 a.C. (settembre) ritornerà Cicerone (grazie a una legge che consentiva il suo ritorno –

voluto da Pompeo) e viene data la cura annonae (cioè mettere apposto per 5 anni i

rifornimenti alimentari della città – lo portò anche in Sardegna –) a Pompeo (gli venne attribuito

questo compito per allontanarlo).

• Il progetto politico di Cicerone (voleva rompere il triumvirato): la società romana doveva essere

salvata tramite il consensus omnium honorum (chi si riconosceva nei valori del mos maiorum),

il rinnovato ruolo di guida politica del senato e l’apporto di un princeps ( Cicerone pensava a

Pompeo? Non tutti gli optimates erano d’accordo).

Cesare si accorse che la situazione gli stava sfuggendo dalle mani, ma fu talmente abile che

riescì in un colpo a cancellare i tentativi di Cicerone.

• Contro Cesare veniva chiesto che si revocasse la legge sull’agro campano, e uno dei candidati

alle elezioni consolari per il 55 a.C., Lucio Domizio Enobardo, lasciò intendere che, se eletto,

avrebbe proposto la revoca del proconsolato di Cesare in Gallia.

Gli accordi di Lucca

Cesare dopo aver incontrato Crasso a Ravenna, si incontrò con Pompeo a Lucca nel 56 a.C. dove i

tre si accordarono su questo progetto:

• Il rinnovo del triumvirato:

1.Rinnovo del triumvirato;

2.Armonia tra i triumviri.

• Il comando di Cesare in Gallia sarebbe stato prorogato per altri 5 anni;

•I tre si sarebbero impegnati, tramite i loro partigiani, a far eleggere Pompeo e Crasso consoli

per il 55 a.C.;

•Dopo il consolato questi ultimi avrebbero ricevuto come province rispettivamente per 5 anni

Pompeo le due Spagne e Crasso la Siria.

Il consolato di Pompeo e Crasso (55 a.C.)

-fonte L. App. BC., II,98 (65) p. 230,6.9

1. Pompeo e Crasso sarebbero dovuti essere consoli insieme;

72

Serena Addis

2. Proroga dell’incarico in Gallia di Cesare per altri 5 anni  Lex Pompeia Licinia

3. Distribuirono le terre ai relativi eserciti,  Lex Trebonia (province ancora per 5 anni)

consolato a Pompeo nella penisola iberica e

Crasso in Oriente (Siria e territori vicini).  Pompeo governava fuori tramite dei legati, non

direttamente per non allontanarsi da Roma. Crasso,

geloso di Pompo e Cesare, voleva gloria militare.

3.6 Crasso e i Parti

Giunto in Siria nel 54 a.C., Crasso aveva cercato di inserirsi nella contesa dinastica allora in atto nel

regno dei Parti. Alla morte del re Fraate III, era sorta una lotta per il trono dei parti tra i due figli,

Mitridate e Orode. Diventato re Orode, Crasso aveva deciso di appoggiare il fratello rivale e si era

spinto in Mesopotamia senza incontrare grandi resistenze.

Nel 53 a.C. si rimise in marcia attraverso le steppe della Mesopotamia ma qui i Romani vennero

travolti dalla cavalleria corazzata partica e massacrati dalle frecce scagliate dagli arcieri a cavallo.

Dunque l’amore tra triumviri, fu funestato da due eventi: 1. La morte di Giulia – moglie di Pompeo –

(estate del 54 a.C.); 2. La morte di Crasso a Carre, sconfitto in battaglia dai Parti (53 a.C.).

La morte di Crasso segna la fine del triumvirato.

3.7 Pompeo console unico; guerra civile tra Cesare e Pompeo

Trascorso l’anno del loro consolato, mentre Crasso era partito per la Siria, Pompeo era rimasto nei

dintorni di Roma.

Nel 54/53 a.C. cominciarono a venire meno i vincoli politici e familiari che univano Pompeo a Cesare:

nel 54 a.C. era morta di parto Giulia e l’anno seguente era scomparso Crasso.

Pompeo iniziò ad accostarsi in misura sempre più accentuata alla fazione ottimata e più accesamente

anticesariana.

Nel 53 a.C. il senato propose a Pompeo la dittatura, che rifiutò.

Gli anni che seguono sono detti gli anni della violenza (53-52)

Scontri tra bande armate; la morte di Clodio nel gennaio del 52 a.C. (ucciso dai seguaci di Milone 

era molto amato dal popolo); l’incendio della curia: per celebrare Clodio, gli venne dato come pira

funebre il senato stesso.

Pompeo console senza collega (febbraio 52 a.C.)

Venne nominato console senza collega. Dopo sette mesi fa elegge il suo collega.

• Mantiene l’imperium proconsolare sulla penisola Iberica e il consolato;

Durante il suo consolato furono varate:

1. Leggi repressive in materia di violenza (de vi)), che consentirono la condanna di Milone, che

andò in esilio;

2. Leggi contro la corruzione elettorale e il broglio elettorale (de ambitu);

3. La lex de provinciis (odiata da Cicerone), stabiliva l’obbligo a chi aveva ricoperto una

magistratura cum imperio di governare una provincia.  Cicerone voleva stare a Roma, ma tra

la magistratura e il mandato come governatore, dovevano passare almeno

5 anni.

Come la prende Cesare? Si stava ormai avvicinando la fine del suo mandato proconsolare.

La questione della scadenza del mandato di Cesare

• Ci sono due scuole di pensiero:

1. Secondo Cesare e altri a suo favore, il suo incarico in Gallia sarebbe arrivato a termine nel

49 a.C.;

2. Secondo i suoi oppositori, nel 50 a.C. Cesare aveva interesse a mantenere l’imperium per

via di irregolarità che aveva commesso e voleva evitare le condanne;

73

Serena Addis

• il pericolo di essersi messo sotto processo come privato cittadino, perché voleva

rieleggersi per il consolato.

I due tentativi (per permettergli di candidarsi):

la proroga del comando provinciale;

o la candidatura in absentia al consolato del 48 a.C. (i suoi avversari non volevano);

o nel 50 a.C. ci fu una proposta da parte di Caio Scribonio Curione che venne accolta da senato

o (I dicembre), e prevedeva che Cesare e Pompeo abbandonassero contemporaneamente i

rispettivi imperia.

7 gennaio 49 a.C.: il senatus consultum ultimum (contro Cesare venne dato a Pompeo il ruolo

o di difendere la repubblica – sempre

che Cesare non avesse rinunciato al

suo imperium).

• Cesare non abbandonò il suo imperium, non sciolse le legioni e varcò il Rubicone (confine), il

10 gennaio, dando così inizio alla guerra civile.

Inizio così la guerra civile (che tutti pensavano sarebbe stata una clamorosa sconfitta per Cesare).

• La celeritas (velocità), la clementia (clemenenza) Ceaesaris, furono le chiavi della vittoria di

Cesare. ↓↓↓

Cesare perdonava i nemici una

volta sconfitti, così stava più in alto

degli altri e questo gli garantiva una

propaganda molto positiva.

Dopo aver varcato il Rubicone Cesare non incontrò opposizione ed venne anzi accolto

favorevolmente in molte città, ove per lui parteggiavano le classi popolari, mentre quelle abbienti

rimasero neutrali.

.. e Pompeo?

• La fuga di Pompeo, dei consoli e di parte del senato a Brindisi. Questa fu una fuga mal gestita

perché lo stato lascia Roma e insieme il suo tesoro, nonostante questo, per Pompeo tale fuga

fu una ritirata strategica.

• Cesare si impadronì dell’Italia (in solo 60 giorni), Pompeo, con senato e consoli, andarono in

Grecia (17 marzo).

Il possibile piano di Pompeo

• Temporeggiare;

• Raccogliere truppe e chiudere Cesare in una tenaglia dall’Oriente e dalla Spagna;

Cesare invia uomini nelle tre province granarie, cercando di metterle sotto controllo: Sardegna, Sicilia

e Africa. Riesce a garantire i rifornimenti per Roma, la Sardegna accoglie benissimo il legato di

Cesare, e si schiera subito in suo favore. Cesare non avrebbe dimenticato questa presa di posizione

da parte dei cagliaritani.

L’Africa invece rimane in mano ai nemici di Cesare.

• Dopo aver affidato Roma a Marco Emilio Lepido e l’Italia a Marco Antonio, Cesare parte per la

Spagna ( prima di affrontare Pompeo).

• Cesare è velocissimo, passando a Marsiglia lascia parte dell’esercito per prevenire Pompeo.

• La vittoria sui Pompeiani nella Spagna (Ilerda) (metà giugno). Cosi mette fine al dominio di

Pompeo in Spagna.

Cesare perdonò i legati di Pompeo, uno dei quali era Vannone.

• Cesare tornato a Roma negli ultimi giorni del 49 a.C., vi rivestì la carica di dittatore con il solo

scopo di convocare i comizi elettorali (dictator comitiorum habendorum causa).

• Nel 48 a.C. Cesare venne eletto console e si impadronì del tesoro dello stato: la partenza da

Brindisi (gennaio) – per andare in Grecia e raggiungere Pompeo – e il fallito assedio di

74

Serena Addis

Durazzo (luglio) – dove aveva assediato Pompeo che aveva più soldati di lui, lui aveva perso

molti soldati durante la navigazione – Cesare è messo in fuga;

• Cesare, inseguito da Pompeo, ripiegò verso la Tessaglia dove ci fu la battaglia di Farsalo (9

agosto), vinta da Cesare. La fuga e la morte di Pompeo (fine settembre)  cercò rifugio da

Tolomeo e Cleopatra che lo uccisero per ingraziarsi Cesare, non

appena sbarcato a Pelusio;

Il fronte dei Pompeiani si divide:

↘ Gli irriducibili (Catone e altri, che scapparono verso l’Africa e

rimasero fedeli a Pompeo ) e i perdonati (Marco Bruto e

Cicerone, e altri, che ritornarono in Italia);

• Cesare andò in Egitto (ottobre 48 a.C.) e si trovò immischiato nella guerra dinastica tra

Cleopatra e Tolomeo. Si schierò con Cleopatra (con la quale ebbe una storia). Ci fu l’assedio di

Alessandria (il famoso incendio che distrusse molte opere) da parte di Tolomeo e la battaglia

del Nilo (inizi del 47 a.C.); sul Nilo arrivano altre forze per Cesare e Tolomeo viene sconfitto.

• Cleopatra divenne Regina d’Egitto.

• Cesare venne nominato dittatore per un anno (48 a.C.);

Farnace, figlio di Mitridate, aveva cercato di approfittare della situazione per recuperare i territori

paterni. Cesare dovette riprendere la guerra.

Farnace, che voleva allargare i suoi possedimenti, aveva sconfitto un esercito romano e aveva sfidato

Cesare. Così ci fu la battaglia di Zela (agosto 47 a.C.), dove Cesare si recò per risolvere la situazione

(in occasione di questa battaglia disse “Veni, Vidi, Vici). Farnace venne sconfitto.

Nel 47 a.C. Cesare tornò in Italia ma partì subito alla volta dell’Africa:

• La guerra contro i Pompeiani e Giuba, che si era alleato con loro (re di Numidia, nemico di

Cesare) – Cesare era solito navigare in inverno e non arrivava con tutta la flotta. Chiese così

aiuto e rispose subito Calaris –;

• Nel 46 a.C. ci fu la battaglia di Tapso (febbraio)che venne vinta da Cesare.

• I suicidi di Giuba e Catone, pur di non accettare il perdono;

• Alla morte di Giuba, il suo regno divenne provincia romana con il nome di Africa nova (ex

Numidia orientale).

Si formarono cosi due province: Africa vetus e Africa nova.

Cesare prima di tornare in Italia si recò in Sardegna per circa due settimane e diede ai Cagliaritani la

cittadinanza romana per ricompensarli dell’aiuto.

• Il 25 luglio 46 a.C. arrivò a Roma e decise di festeggiare i quattro trionfi: 1. Gallia transalpina,

2. Egitto, 3. Asia Minore (vittoria contro Farnace), 4. Africa (battaglia contro Giuba).

Importante fu il fatto che non celebra la vittoria della guerra civile (Pompeo e Catone).

3.8 Cesare dittatore perpetuo

Poteri e titoli di Cesare

Vedi fotocopia 12.

• Mentre si trovava in Egitto, nel 48 a.C., Cesare era stato nominato dittatore per un anno;

• Nel 46 a.C. invece gli venne conferita la dittatura (rei publicae constituendae – per riformare lo

Stato) per 10 anni;

• Nel 45 a.C. ricoprì il quarto consolato;

• nel 44 a.C. il quinto consolato;

• sempre nel 44 a.C. ricevette il titolo di dittatore a vita(dictator perpetuus);

• Dopo Tapso gli era stata data la praefectura morum per tre anni (ovvero i poteri del censore

senza avere un collega): 75

Serena Addis aveva l’incarico di vigilare sui costumi e di controllare le liste dei senatori , dei cavalieri

o e dei cittadini.

• Ottenne la facoltà di sedere tra i tribuni della plebe e gli venne assegnata la tribunicia potestas,

che gli conferiva tutte le prerogative proprie dei tribuni, come l’inviolabilità personale e il diritto

di veto.

• Gli fu attribuito il potere di:

fare trattati di pace o dichiarazioni di guerra senza consultare il senato e il popolo;

o presiedere all’attribuzione delle magistrature ;

o designare i suoi candidati alle elezioni;

o assegnare ai proprio legati le province pretorie;

o

• Gli vennero offerti gli onori del primo posto in senato, del titolo di imperator a vita e di quello di

padre della patria.

Concentrando in sé i poteri dalle magistrature tradizionali ed eliminando di fatto i vincoli della

collegialità e dell’annualità, si assicurò il potere assoluto (in molti casi non ha un collega).

Le riforme di Cesare

Vedi copia 13.

-fonte LI. S vet. Caes. 40-43 – 233-234,7.3

Riformò il calendario (calendario solare  giorno bisestile);

 Il senato divenne composto da 900 uomini;

 Scelse i nuovi patrizi;

 Aumentò il numero dei vari magistrati: edili 6, pretori 16, questori 40;

 Divise il potere all’elezione consolare (-uno scelto da lui, l’altro dall’assemblea);

 Ammise in senato i figli dei proscritti;

 Distribuì i cittadini in varie colonie (Cesare istituì Turris Libisonis);

 Concesse la cittadinanza romana ai professori e maestri stranieri;

 Decretò che i debitori pagassero i creditori ma con prezzi anteguerra;

 Sciolse tutte le associazioni tranne quelle di antica fondazione (religiose);

 Promulgò una legge contro il lusso.

Completò la diffusione della cittadinanza nella penisola, accelerandone anche la municipalizzazione

con l’informazione (cittadinanza romana ai provinciali).

Iniziò la trasformazione del sistema di esazione delle tasse, penalizzando i pubblicani e assegnando

la riscossione alle singole comunità (Asia).

Erano stati richiamati in patria tutti gli esuli e i condannati politici. Vennero accordate facilitazioni ai

debitori sia per il pagamento dei canoni arretrati, sia per le modalità di rimborso dei prestiti.

Il diritto di ottenere la cittadinanza romana venne esteso agli abitanti della Transpadana.

I nemici di Cesare

Iniziò a crearsi un’ostilità nei suoi confronti. Gli oppositori che si fecero avanti, erano rimasti

nell’ombra.

Idealisti (come Bruto), Pompeiani (che volevano la vendetta) e ottimati desiderosi di rivincita,

Cesariani delusi dal governo (es. cancellazione dei debiti non avvenuta), avventurieri (che speravano

di ottenere qualcosa).

Queste ostilità si fecero sempre più forti e iniziarono a diffondersi delle voci sulle aspirazioni

monarchiche di Cesare.

La guerra purtroppo non era finita: i due figli di Pompeo (Gneo e Sesto) organizzarono un esercito.

• La partenza per la Spagna (dicembre 46 a.C.) contro i Pompeiani;

• Iniziarono nel frattempo i preparativi per la campagna partica (dopo che i parti avevano invaso

la Siria del 45 a.C. e sconfitto Crasso a Carre).

• 45 a.C. (17 marzo) ci fu la battaglia di Munda, che vide Cesare vittorioso e la fuga di Sesto

Pompeo. 76

Serena Addis

Nell’ottobre del 45 a.C. Cesare tornò in Italia e celebrò il trionfo per la guerra Ispanica, e dunque per

quella civile. Ottiene la sacrosanctitas senza limiti di spazio.

3.9 Le idi di marzo

L’eccessiva concentrazioni di poteri, il moltiplicarsi di onori, parvero rivelare una inclinazione verso la

regalità, finirono per creare allarme non solo tra gli ex pompeiani superstiti e tra quanti tra senatori e

cavalieri venivano colpiti nei loro interessi, ma anche tra alcuni dei sostenitori di Cesare.

Nel marzo del 44 a.C. voleva lasciare Roma per partire verso la Siria e voleva portare con sé Gaio

Ottavio, ma Cesare non partì mai. Infatti Cesare, arrivato in senato, prese posto sotto la statua di

Pompeo, i senatori gli si avvicinarono e lo uccisero, durante un’assemblea.

CESARE MUORE NEL 44 A.C.

-fonte LII. Svet. Caes. 82: p. 236,7.5

Cesare si preoccupava della sua dignitas

Agonia della Repubblica

4

4.1 L’eredità di Cesare; la guerra di Modena

Abbattuto Cesare, i cesaricidi non si erano preoccupati di eliminare anche i suoi principali collaborati,

Marco Emilio Lepido.

I congiurati trovarono a Roma un’accoglienza così fredda che preferirono ritirarsi sul Campidoglio

L’eredità politica di Cesare

• Il popolo accolse con freddezza i Cesaricidi, poiché c’era la mancanza di un programma degli

aristocratici radicali (dichiaravano la libertas, ma era inutile senza programmi;

• I cesaricidi si rifugiarono sul Campidoglio per paura e per discutere sul da farsi;

• I collaboratori di Cesare (Lepido e Antonio) si riorganizzarono, riprendono l’iniziativa e quindi la

situazione si stava capovolgendo;

• I cesariani ebbero l’appoggio dei cavalieri, della plebe urbana, dei veterani e dei soldati di

Cesare.

Il compromesso tra Antonio e Cicerone

• Cicerone era allo scuro della congiura e venne sollecitato per cercare di trovare un

compromesso con Antonio;

• Antonio propose l’amnistìa per i cesaricidi, i funerali di Stato per Cesare e la convalida dei suoi

atti, sia quelli già approvati, sia le proposte ancora da fare(17 marzo).

Dolabella era destinato a sostituire Cesare al consolato.

Decimo Bruto doveva ricevere la Gallia Cisalpina e dopo il consolato ad Antonio sarebbe toccata la

Macedonia, dove si stavano concentrando le truppe per l’impresa partica, e a Dolabella la Siria.

Fattosi consegnare dalla vedova i documenti e il testamento di Cesare, Antonio seppe trasformare le

esequie in una grandiosa manifestazione di furore popolare.

Antonio approfittò del possesso delle carte private di Cesare per far passare nel corso dell’anno tutta

una serie di progetti di legge che egli sostenne di avervi trovato e che gli assicurarono una grande

popolarità, facendone in pratica l’autentico interprete della politica di Cesare e il suo continuatore ed

erede spirituale.

Il testamento di Cesare

-fonte LIII. Svet. Caes. 83: p.237,8.1

Letto il 18 marzo;

 Gaio Ottavio venne adottato, divenne erede per ¾ e prese il suo nome, Gaio Giulio Cesare

 Ottaviano.

Funerali di Cesare (20 marzo) orazione funebre di Antonio, tutto il popolo romano fu presente.

 La fuga dei cesaricidi da Roma; l’abolizione della dittatura (da parte di Antonio), che venne

 abrogata per sempre.

Il rientro in Italia di Ottavio (maggio) 77

Serena Addis

Appena saputo del testamento, Ottavio si diresse verso l’Italia e giunse a Roma, accompagnato da

manifestazioni di simpatia di veterani del padre adottivo stanziati in Campania. Qui reclamò la sua

eredita.

• La ricerca del favore dei cesariani (le legioni) e del senato (Cicerone) in opposizione ad

Antonio.

Arrivato in Italia, Antonio cercò subito di metterlo in disparte, perché era un ragazzo, mentre Cicerone

cercò di strumentalizzare la sua figura poiché era stato adottato da Cesare e dunque aveva l’appoggio

dei veterani di Cesare. Cercò dunque di usarlo contro Antonio.

Nei mesi che seguirono, la situazione politica divenne sempre più calda perché Antonio avrebbe

dovuto essere il governatore della Macedonia. Mentre era console aveva fatto una legge per fare uno

scambio di province e lui avrebbe dovuto prendere la Gallia Cisalpina (vicino all’Italia per poter

controllare cosa succedeva a Roma). Bruto però rifiuto di dargliela e si rinchiuse a Modena.

Immediata fu la partenza di Antonio per Modena (fine novembre) ed ebbe inizio così la «guerra di

Modena», nel 43 a.C.;

In questo momento sono state scritte le Filippiche di Cicerone (Filippiche perché erano dure come

quelle scritte da Demostene contro Filippo di Macedonia) che pronunciò contro Antonio per impedirgli

di andare in Gallia Cisalpina;

Il senatus consultum ultimum (febbraio 43)

Vennero nominati i consoli Inzio e Ponsa, assistiti da Ottavio (imperium pro praetore) per marciare

contro Antonio; I due consoli muoiono e il comando venne preso da Ottavio. Antonio fu battuto e fu

costretto a ritirarsi verso la Narbonense, dove contava di unire le sue forze a quelle di Lepido.

La Gallia Cisalpina così venne data a Ottavio da Decimo Bruto, che invece andò in Macedonia.

Ad Antonio e Lepido si associarono altri proconsoli e, dopo aver costituito una grossa forza militare,

Antonio poté ripresentarsi in Italia.

4.2 Il triumvirato costituenti (cosiddetto «secondo triumvirato»); le proscrizioni; Filippi

Poiché entrambi i consoli erano scomparsi, Ottavio chiese al senato il consolato per sé e ricompense

per i suoi soldati. Al rifiuto del senato, non esitò a marciare su Roma.

Il colpo di C. Ottavio

Nel 43 a.C. Ottaviano marciò su Roma e venne eletto al consolato (agosto).

Ottaviano aveva più o meno 20 anni, marciò verso Roma chiedendo il consolato che gli viene dato e:

1. Revocò l’amnistìa per i cesaricidi (dovranno pagare per ciò che hanno fatto) e istituì un tribunale per

perseguire gli assassini; 2. Formalizzò la sua adozione e cambiò il suo nome, diventando Caio Giulio

Cesare.

Il triumvirato rei publicae constituendae

-fonte LIV. App. BCIV, 2-3 (4-8): pp. 239-240,8.4

non Modena ma Bologna, fine ottobre 43 a.C.;

Nell’ottobre del 43 a.C. si organizzò un incontro a tre, Antonio, Lepido e Ottaviano;

sull’isola c’erano loro tre e basta;

 Cesare doveva deporre il consolato a favore di P. Ventidio Basso (Cesariano) perché essendo

 un triumvirato, dovevano essere sullo stesso livello.

Viene redatta una nuova legge: la Lex Titia, secondo la quale veniva istituito un triumvirato rei

publicae costituendae, per la durata di 5 anni. Questa nuova magistratura conferiva ad essi il diritto di

convocare il senato e il popolo; di promulgare editti e di designare i candidati alle magistrature.

Per 5 anni doveva essere dato a Lepido, Antonio, Cesare, con potere superiore a quello dei

 consoli.

Il II triumvirato (il I fu tra Pompeo, Cesare e Crasso) sarà sancito con una legge non sarà privato.

I loro compiti

• Nominare i magistrati, scavalcando le assemblee, con anticipo di 5 anni;

• Antonio avrebbe preso la Gallia tranne la Narbonense;  la prima

• Lepido avrebbe preso la Spagna e la Gallia Narbon  spartizione

78

Serena Addis

• Cesare avrebbe preso l’Africa, la Sardegna, la Sicilia e le isole vicine  delle province

• l’Italia sarebbe stata un territorio in comune;

• Eliminare i Cesaricidi.

Tra i tre quello ad avere ancora più influenza era Antonio, e sarà così ancora per molto tempo,

soprattutto aumenterà dopo la battagli di Filippi.

I parti avrebbero potuto agire contro i Romani, ma volevano garantire l’appoggio ai Romani per le

guerre civili, offrendo prima l’aiuto ad uno, poi ad un altro.

Le proscrizioni

Con la Lex Titia del 27 novembre 43, dovevano essere redatte le liste di proscrizione, con i nomi degli

assassini di Cesare e dei nemici dei triumviri e dei loro seguaci.

Cicerone la prese malissimo, ed era stato iscritto alle liste di proscrizione.

Eliminazione di circa 300 senatori (Cicerone) e 2000 cavalieri.

-fonte LV. App. BC IV, 5-6 (16-21), 8-11 (31-45): pp. 240-241,8.5

• Parla della fine di Cicerone.

I triumviri poterono ora rivolgere le armi verso l’Oriente, dove i cesaricidi Bruto e Cassio si erano

costituiti una solida base di potere.

La guerra contro i Cesaricidi

Fu uno dei punti principali dell’accordo del II triumvirato.

• La battaglia di Filippi (ottobre)  Antonio e Ottaviano partirono per la spedizione contro Bruto e

Cassio, Lepido rimase in Italia.

I battaglia a Filippi: Ottaviano venne sconfitto da Bruto, Antonio ebbe invece la meglio su Cassio

(che si uccide);

II battaglia a Filippi: scontro decisivo. Antonio vinse su Bruto che si uccise.

Questa seconda battaglia segnò la fine dei Cesaricidi. Antonio tornò a Roma come trionfatore.

In questo momento, in loro assenza, non si seppe bene che cosa fece Lepido ma, quando Antonio e

Ottaviano tornarono a Roma ci fu un cambiamento.

La divinizzazione di Cesare

Nel 42 a.C. Ottaviano procedette alla divinizzazione di Cesare e diviene così il DIVI FILIUS (figlio del

Dio – Cesare). Per la prima volta nella storia di Roma si vide un umano divinizzato. La figura

dell’imperatore si sacralizzò ma non divenne mai un Dio.

(il nome di Ottaviano diventa Gaius Iulius Divii filius Caesar).

4.3 Consolidameno di Ottaviano in Occidente; la guerra di Perugia; Sesto Pompeo; gli

accordi di Brindisi, di Miseno e di Taranto; Nauloco

La spartizione delle province dopo Filippi

Dallo scontro con i cesaricidi uscì nettamente rafforzato il prestigio militare di Antonio.

• Lepido prese l’Africa, e fu il più penalizzato;

• Antonio prese tutta la Gallia (tranne la Cisalpina che viene unita all’Italia) e tutto l’Oriente;

• Ottaviano prese la Sardegna, la Sicilia e la Spagna.

• Antonio parte per l’Oriente per l’impresa partica (guerra iniziata da Cesare);

• Cleopatra aveva avuto un figlio da Cesare – Tolomeo Cesare – ed ora sta con Antonio

I problemi di Ottaviano

Ci furono dei disguidi a Roma:

a) Sesto Pompeo (dal 43 a.C. padrone della Sicilia e dal 42 a.C. della Sardegna) voleva creare

problemi a danno dei triumviri;

b) La sistemazione dei veterani (circa 210'000), desideravano il premio di congedo, le terre.

Bisognava espropriare chi ha la terra perché non era rimasto agro pubblico da assegnare

(anche Virgilio viene espropriato).

Di questo problema ne approfittarono il fratello di Marco Antonio e la moglie stessa di Antonio,

infatti questi due strumentalizzarono la protesta contro Ottaviano.

79

Serena Addis

• 41 a.C. le espropriazioni in Italia: scoppiò la guerra di Perugia (Lucio Antonio e Fulvia).

Ottaviano raggiunge il suo obiettivo e ne esce con grande vantaggio: i comandanti

aspettavano ordini da Antonio che non arrivavano, e lui decide di mandare le truppe in

Gallia per impadronirsene, dato che il suo legato era morto.

Agli inizi del 40 a.C. ci fu la presa di Perugia e l’occupazione delle Gallie da parte di Ottaviano.

Si creò un’alta tensione tra Antonio e Ottaviano presso Brindisi: qui intervennero i soldati cercando

una riconciliazione tra i due. A Brindisi si prende atto che ormai la Gallia è in mano di Ottaviano, e

tutto l’occidente, esclusa l’Africa (ancora di Lepido).

Gli accordi di Brindisi

• A Ottaviano l’occidente, ad Antonio l’oriente e a Lepido l’Africa;

• Il matrimonio tra Antonio e Ottavia (sorella di Ottaviano).

• Il matrimonio di Ottaviano con Scribonia (parente di Sesto Pompeo);

• La nascita di Giulia (unica erede di Ottaviano);

Sesto Pompeo, deluso di non essere stato preso in considerazione a Brindisi, aveva ripreso a

bloccare le forniture di grano che venivano a Roma.

Dopo un anno allora Antonio fu costretto a tornare dalla Grecia per presenziare ad altri accordi:

• Gli accordi di Miseno (39 a.C.) e il riconoscimento del potere a Sesto Pompeo.

Si andò a creare una sorta di quadrumvirato poiché Pompeo venne aggiunto e gli vennero

affidate le isole del Tirreno (e dunque preoccuparsi che il grano arrivasse a Roma) e il

Peloponneso. Ma l’accordo non funzionò poiché i problemi tra Ottaviano e Sesto Pompeo

erano troppo forti.

• Poiché Antonio non aveva ancora consegnato il Peloponneso a Sesto, quest’ultimo riprese le

azioni contro l’Italia e nel 39 a.C. Ottaviano ripudiò Scribonia, che aveva appena partorito;

• L’anno successivo si celebrò il matrimonio con Livia Drusilla (questo fu utile per un

avvicinamento alla nobilitas). Livia Drusilla aveva già un figlio: Tiberio Claudio Nerone ed era

nuovamente incinta: Druso Maggiore, nacque dopo sei mesi di matrimonio ( prese in giro).

• 38 a.C. Ottaviano recuperò Sardegna e Corsica, grazie al tradimento di alcuni ufficiali di

Pompeo.

Gli accordi di Taranto

Nel 37 a.C. ci fu il rinnovo del triumvirato per 5 anni tra Ottaviano, Antonio e Lepido, che contava

sempre meno.

Vennero presi degli altri accordi: Antonio avrebbe dovuto mandare 120 navi ad Ottaviano per

combattere contro Sesto Pompeo, mentre Ottaviano avrebbe dovuto mandare ad Antonio soldati, che

non mandò.

Nel 36 a.C. ci fu l’atto finale della guerra contro Sesto Pompeo, sconfitto a Milazzo e a Nauloco da

Agrippa. La Sicilia venne attaccata da tre parti, Sesto Pompeo fuggì, e appena arrivò in Oriente, morì.

Il ruolo Marco Vipsano Agrippa fu fondamentale.

Sempre nello stesso anno Lepido esigeva di essere trattato come gli altri due triumviri e voleva la

Sicilia. Venne estromesso dal triumvirato: Ottaviano acquisì il controllo dell’Africa. Così si stava per

arrivare al confronto militare tra Lepido e Ottaviano, ma i soldati di Lepido, oltre ad essere di numero

minore, passarono dalla parte di Ottaviano.

Al ritorno a Roma di Ottaviano gli venne conferita la sacrosanctitas, l’inviolabilità propria dei tribuni

della plebe. Decise di risparmiare Lepido, perché dopo la morte di Cesare, era diventato pontefice

massimo.

Lepido morì nel 12 a.C., vivrà per 24 anni abbandonato e dimenticato.

Tra il 35 e il 33 a.C. si svolsero le operazioni di Ottaviano nella penisola Balcanica, determinando così

la costituzione della provincia dell’Illyricum.

4.4 Antonio in Oriente 80

Serena Addis

Negli anni successivi alle battaglie di Filippi, Antonio aveva concentrato tutte le sue attenzioni in

Oriente da dove contava di ritornare coperto di fama per aver portato a Termine i progetti di Cesare

contro i Parti e aver vendicato la morte di Cesare e il disastro di Carre.

Il regno più potente era l’Egitto, dove nel 37 a.C. ci fu di nuovo l’incontro con Cleopatra, dal quale

naquero dei figli; il riconoscimento dei figli, nati dal matrimonio illegittimo (non erano sposati),

Alessandro Elio (sole) e Cleopatra Selene (luna).

Nel 40 a.C. i Parti invasero la Siria. Antonio non poté reagire a questi primi rovesci perché chiamato in

Italia dalle conseguenze della guerra di Perugia e nel 39 a.C. il generale Publio Ventidio Basso riuscì

a respingere i Parti.

Nel 35 a.C. vi fu la definitiva rottura tra Antonio e Ottaviano. Ottaviano non stette ai patti stretti con

Antonio riguardo la spedizione di truppe in suo aiuto. Allora mandò un numero di soldati ridotto con

Ottavia in Oriente. Antonio però, che non volle incontrarla, la fece tornare a Roma, così oltraggiandola.

Ottaviano approfittò di questi avvenimenti per fare propaganda.

Nel 34 a.C. ci fu la seconda spedizione partica, che non fu diretta contro l’impero partico ma contro

l’Armenia, stato che stava nell’orbita dei parti, e la conquista dell’Armenia.

Sempre nel 34 a.C. Antonio celebrò il suo trionfo, non a Roma ma ad Alessandria (anche questo fatto

venne utilizzato da Ottaviano per fare propaganda) e riconobbe i territori a Cleopatra, ai figli e a

Tolomeo Cesare (Cesarione).

4.5 Lo scontro finale; Azio

Lo scontro finale

Nel 32 a.C. i consoli erano antoniani e chiesero la ratifica delle decisioni prese in Oriente da Antonio e

Ottaviano impedì l’approvazione al Senato. Per protesta i consoli e i 300 senatori abbandonano l’Italia

(marzo-aprile) per andare da Antonio.

Antonio ripudiò Ottavia e si lesse il suo testamento pubblicamente prima della sua morte. Era un atto

vietato, ma era così importante il contenuto che nessuno venne punito. Antonio lasciava tutti i territori

a Cleopatra e ai suoi figli e a Cesarione (anche questo usato da Ottaviano).

Nei mesi che precedettero la guerra, le province dell’Italia anno dei giuramenti in nome di Ottaviano,

dandogli il consenso di fare guerra contro Cleopatra e non Antonio, che venne talmente massacrato

dalla propaganda di Ottaviano da essere considerato un fantoccio.

Nel 31 a.C. ci fu la battaglia di Azio, che vide la fuga di Cleopatra e Antonio, la vittoria di Ottaviano, e

dunque di Agrippa, che venne celebrato moltissimo.

-fonte LVI. AE 1977, 718 = 1992, 1534: p. 247,8.12

Guerra fatta per difesa dello Stato.

 Parte quarta

L’impero da Augusto alla crisi del III secolo

Augusto

I

I.I Azio e la cesura tra storia repubblicana e storia del Principato

Nel 31 a .C. Ottaviano si trovò ad essere padrone assoluto dello Stato Romano.

La conquista dell’Egitto

Ottaviano inseguì Antonio e Cleopatra in Egitto e questo fu l’ultimo atto delle guerre civili. Roma

conquistò l’Egitto e vennero coniate delle monete per dimostrare come Roma dominasse sull’Egitto.

Il I agosto del 30 a.C. Ottaviano fece il suo ingresso ad Alessandria, Antonio si suicidò, pensando che

Cleopatra si fosse uccisa, e Cleopatra si uccide a sua volta, per non sfilare nel carro trionfale di

Ottaviano. Venne eliminato anche Tolomeo Cesare.

Nel 29 a.C. Ottaviano tornò a Roma e celebrò i suoi tre trionfi: 1. Nel 35-33 a.C. quello in Dalmazia

(Illyricum); 2. Azio; 3. Egitto.

Vi fu la fine delle guerre civili e iniziò l’era della pace e il tramonto della repubblica.

81

Serena Addis

L’epoca alto-imperiale: 27 a.C.- 234 d.C.- Scansione cronologica

• Età augustea: 31-27 a.C.-14 d.C. – Ottaviano diventato Augusto creò il principato;

• Dinastia Giulio-Claudia: 14-68 – tutti gli imperatori erano legati per parentela reale o per

adozione ad Augusto;

• Crisi del 68-69;

• Dinastia Flavia: 69-96;

• Il principato adottivo e gli Antonini: 96-192;

• Crisi del 193;

• Età severiana o della monarchia militare 193-235.

La cesura tra Repubblica e Impero

Ottaviano aveva un grosso problema: quale veste dare al nuovo sistema? Non voleva seguire le orme

di Cesare ma voleva creare un nuovo regime che però sembrasse il vecchio regime. Lui voleva

apparire come il restauratore della repubblica ma concentrare nello stesso tempo la maggior parte dei

poteri nella sua persona.

L’ipotesi un regime apertamente monarchico era stata forse progettata da Cesare, ma il suo assassino

in senato aveva decretato il fallimento di questo disegno.

La soluzione adottata da Ottaviano, restauratrice nella forma ma rivoluzionaria nella sostanza, segnò

una cesura fondamentale nella storia romana. Con il 31 a.C. si fa iniziare il Principato,vale a dire il

regime istituzionalmente incentrato sulla figura di un reggitore di un unico potere, il princeps.

La «storia romana» a partire da Augusto divenne sempre più «storia dell’impero», intesa come storia

del rapporto e dell’integrazione di territori e popolazioni rispetto al centro del potere.

I.2 Il rapporto con gli organismi repubblicani e il potere del principe: la restaurazione della

Repubblica del 27 a.C.

Il ritorno in Italia di Ottaviano nel 29 a.C., fu segnato dalla celebrazione dei tre trionfi: 1. Le campagne

dalmatiche del 35-33 a.C.; 2. La vittoria di Azio, del 31 a.C.; 3. La vittoria sull’Egitto del 30 a.C.

Il consenso

-fonte LVII. Tac. Ann. I, 1; 2, 1-2; 3,7: p 263,2.1

• Nel 28 a.C. ci fu il ripristino della legislazione ordinaria dopo le guerre civili;

• i poteri censori (prima revisione de senato e titolo di Princeps Senatus – primo del senato e

primo inter pares).

Vedi copia 14.

Nel 27 a.C. Ottaviano entrò nel suo settimo consolato, avendo come collega Agrippa.

Rinunciò formalmente a tutti i suoi poteri straordinari, accettandolo solo l’imperium proconsolare per

10 anni sulle province non pacificate (Spagna, Gallia, Siria, Cilicia, Cipro ed Egitto). Qualche giorno

dopo il senato lo proclamò «Augusto».

La seduta senatoria del gennaio del 27 a.C. e la nascita del principato

-fonte LVIII. Aug. RG 32,1-3: p. 264,2.2

Gli venne concessa la corona civica, data a coloro che in battaglia avevano salvato la vita di un

cittadino. Gli venne dato l’onore di uno scudo d’oro, sul quale erano elencate le qualità di Augusto:

1. Virtus – valore;

 2. Clementia – clemenza  adatta più per Cesare che per lui;

3. Iustitia;

4. Pietas – verso gli dei e verso la patria. – Guerra per vendicare il padre ucciso (Cesare) –

quando era console la sua auctoritas di Augusto era superiore.

82

Serena Addis

Ottaviano Augusto scrisse un documento, il Res Gestae, dove elencò i suoi poteri:

Successivamente fui superiore a tutti per autorità, pur non possedendo un potere

superiore a quello degli altri che mi furono colleghi nelle magistrature.

La costruzione del principato fu un processo lungo (che proseguì anche dopo la morte di Augusto),

che portò ad un nuovo ordine politiche in cui i principali poteri dello Stato si concentrarono nelle mani

di un solo uomo (imperatore), anche se Augusto cercò di evitare in ogni modo che il cambiamento

fosse avvertito dai cittadini come una rottura del vecchio assetto ( Roma non era una monarchia era

ancora una repubblica).

Il principe si poneva come un punto di riferimento e di equilibrio fra le diverse componenti della nuova

realtà, che poteva ormai dirsi «imperiale».

I poteri di Augusto nel 27 a.C.: l’imperium (consolare o proconsolare?)

L’imperium gli dava il controllo di tutto l’esercito e il controllo di un certo numero di province dello

Stato: Spagna, Gallia (tranne la Narbonense), Illyricum, Egitto e Siria.

Al senato lasciò le pacate (dove non c’è bisogno dell’esercito): Africa, isole, Corsica, Gallia

Narbonense, Asia Minore, penisola Calcidica.

Imperator

Il titolo diventò il prenome di Ottaviano ed esprimeva il suo controllo sull’esercito (non più Caio ma

imperator); tutto l’esercito giura fedeltà all’imperatore.

Augustus

Vedi copia 15.

Augustus richiama a parole chiave come, Auctoritas, augur, augeo.

I.3 La crisi del 23 a.C.

Tra il 27 e il 25 a.C. Augusto si recò in Gallia e poi nella Spagna settentrionale, dove combatté contro

gli Asturi e i Cantabri che non si erano sottomessi al dominio romano. Anche negli anni successivi

Augusto alternerà dei periodi di circa 3 anni di permanenza nelle province a periodi biennali di

permanenza a Roma, in modo che l’assestamento del nuovo ordine potesse compiersi gradualmente

e in modo da rispettare l’usuale prassi secondo la quale a Roma governavano il senato, il popolo e i

magistrati, mentre lui, si recava nelle province da pacificare. Intorno al 27 a.C. ad Augusto vennero

assegnati dei poteri enormi.

Ne l 23 a.C. si verificò una grave crisi. In Spagna Augusto si era seriamente ammalato. Uno degli

aspetti più delicati del principato augusteo riguardava la successione del principe.

Il regime presupponeva che alla testa dello Stato ci fosse una sola persona.

• Organizzò il matrimonio tra Giulia e Marcello. Organizzò questo matrimonio

1. Perché non voleva che quello che aveva costruito andasse in fumo;

2. Perché voleva che il potere rimanesse nella casa;

3. Perché non poteva nominare direttamente un suo successore.

Augusto cercò di far capire che Marcello sarebbe stato il suo successore ricorrendo a un

doppio sistema: 1. Lo Legò a sé, facendolo entrare nella sua famiglia; 2. Avrebbe dovuto

iniziare una carriera che gli permettesse di concentrare in sé un certo numero di poteri.

• Nel 23 a.C. (primavera), la malattia di Augusto peggiorò. Si pensava che stesse morendo e

aveva consegnato il sigillo con cui normalmente siglava i documenti.

83

Serena Addis

• Augusto guarì e morì Marcello. È celebre l’aneddoto in cui Virgilio lesse l’Eneide a Ottavia

(madre di Marcello), nominò Marcello e svenne; dal matrimonio di Giulia e Marcello non erano

nati eredi.

• Concedette allora l’imperium proconsolare di Agrippa sull’Oriente, e fece sposare sua figlia con

lui.

La concezione del regime del 23 a.C.

Augusto decise di apportare delle modifiche allo schema del principato, perché tra gli aristocratici

c’erano molti mugugni, perché Augusto occupava ancora il consolato.

Depose il consolato nel 12 a.C. e aveva bisogno di persone di rango consolare;

 Il sistema dei consoli suffetti – sostituti – (dal 12 a.C.), i primi due che entravano in carica il 12

 gennaio venivano chiamati consoli ordinari. Poi venivano eletti dei loro sostituti, detti consoli

suffetti.

-fonte LIX. Cass. Dio. LIII, 33, 5-6: p. 268,2.5

Sono conferiti i due nuovi poteri di Augusto: l’imperium proconsolare maius et infinitum,che gli

 consentiva di agire con i poteri di un pro magistrato su tutte le province, anche quelle che

erano state riservate al senato.

Ricevette il potere di un tribuno della plebe (nella fonte c’è un errore- [della plebe] errore  era

 patrizio non poteva ) ricevette la tribunicia potestas, il potere dei tribuni della plebe.

Poteva convocare il senato, poteva convocare i comizi, porre il vero agli altri tribuni e godere

 della sacrosanctitas.

Le elezioni erano controllate da Augusto attraverso due procedure: la nominatio, cioè l’accettazione

della candidatura da parte del magistrato, e la commendatio, la raccomandazione da parte

dell’imperatore stesso. Di fatto all’assemblea popolare fu attribuito un ruolo del tutto marginale.

Le due tappe del 27 a.C. e del 23 a.C. costituiscono le caratteristiche del principato. Attuò solo delle

piccole modifiche.

I.4 Il perfezionamento della posizione di preminenza

Nel 22 a.C. Augusto, dopo una carestia, rifiutò la dittatura e assunse la cura annonae, cioè doveva

preoccuparsi che i mercati fossero sempre riforniti in modo che il popolo non soffrisse la fame.

Successivamente tra il 22 e il 19 a.C., viaggiò in Oriente cercando di risolvere la situazione partica e

armena. Nel frattempo la figlia si spostava con Agrippa nella speranza che nascessero figli(21 a.C.). 

Agrippa veniva indicato come successore.

Nel 20 a.C., Tiberio, figliastro di Augusto, recuperò dai Parti le aquile legionarie, patteggiò con loro e

ottenne così le insegne partiche.

Nel 19 a.C. e nel 18 a.C. esercitò anche i poteri di censore, ottenendo privilegi legati al consolato, tra

cui il diritto di usare le insegne consolari a vita (poteva agire come un console, per aumentare il

numero dei suoi poteri: la sella curulis e i 12 littori che portavano i fasci.

Nel 19 a.C. venne attribuita la tribunicia potestas e l’imperium proconsulare quinquennale ad Agrippa.

 sempre per indicarlo come successore.

Nel 20 a.C. aveva già avuto un figlio da Giulia, Lucio Cesare e nel 18 a.C. Caio Cesare.

Nel 18 a.C. emana una serie di provvedimenti in materia morale di impianto conservatore che

riguardava questioni di diritto privato, contro gli adulteri, in favore dei matrimoni , e sull’emancipazione

degli schiavi (bisognava evitare troppi liberti), la revisione delle liste senatorie.

Nel 17 a.C. decise di adottare Caio e Lucio Cesare che, diventando suoi figli, diventavano anche suoi

successori. 84

Serena Addis

Continuò per tutto il suo impero a prestare attenzione per gli aspetti propagandistici.

Organizzò i Ludi (giochi) saeculares, che segnavano l’inizio di una nuova era per Roma (novum

seculum).

Nel 13 a.C. celebrò l’ara pacis (celebrava la pace che l’imperatore ha dato a Roma) e ci fu la terza

chiusura (sotto Augusto) del tempio di Giano (che veniva chiuso solamente quando Roma non era in

guerra con nessuna popolazione.

Tutti gli imperatori romani sino al 378 furono pontefici massimi e nel 12 a.C. morto Lepido, Augusto

ricevette il titolo di Pontifex Maximus.

Il 2 febbraio del 6 a.C. vi è l’assunzione del titolo di pater patriae per Augusto;

I.5 I ceti dirigenti (senatori ed equites)

L’attribuzione dell’imperium proconsulare e del potere tribunizio, insieme alle altre prerogative che

esaltavano la figura di Augusto, crearono un potere personale non riconducibile alla somma delle

magistrature repubblicane da cui esso era costituito.

Il senato aumentò il numero dei suoi membri, che da 600 erano diventati circa 1000.

Nel 29/28 a.C. si fece conferire la potestà censoria e procedette alla lectio senatus, cioè alla revisione

delle liste dei senatori, espellendo dall’assemblea le persone indegne; nel 18 a.C. condusse una più

radicale revisione, riportando il numero di senatori a 600, come previsto da Silla. Augusto inoltre. Rese

la dignità senatoria una prerogativa ereditaria.

I ceti dirigenti

“Lo stato romano venuto fuori dalla rivoluzione cesariana-augustea, era dunque fondato sul privilegio

delle due classi superiori, la senatoria e l’equestre, superiore per dignitas la prima, particolarmente

vicina all’imperatore la seconda” (- santo Mazzarino).

L a prima era più prestigiosa, mentre la seconda classe era stata nominata perché gli imperatori non si

fidavano dei senatori. La classe senatoria e quella equestre saranno i pilastri su cui si fonderà il

sistema dell’alto impero.

L’ordine senatorio

Il ripristino della dignità e del prestigio del Senato: le lectiones senatus del 29/28, del 18 e del 13 a.C.

-fonte LX. Cass. Dio. LII. 42,1-6: pp. 271-272,2.6

Senato di 600 membri;

 Il censo minimo (1 milione di HS)  innalza il censo per restituire prestigio e dignità;

 Dignità senatoria ereditaria dalla metà del III secolo (per 3 generazioni) ed estesa alle mogli, ai

 fligi e alle figlie dei senatori.

Clarissimus vir  senatore

Carissima femina  moglie

Clarissimus puer  figlio

Carissimi pueri  figli

Carissima puella  figlia

Carissimae puellae  figlie

Cursus honorum in epoca imperiale

Vedi fotocopia 16.

-fonte LXI. Cic. IX, 3306= ILS 932 a: p.272,2.6

Esempio di cursus di un senatore.

Durante la Repubblica chi possedeva un censo pari a 400'000 HS e rispondeva ad alcune

caratteristiche che ne definivano la dignità apparteneva al ceto equestre.

85

Serena Addis

I senatori si distinguevano dagli equites solo per aver intrapreso una carriera politica, che assicurava

loro l’ingresso in senato.

Nell’ultima fase della Repubblica numerosi figli di cavalieri e senatori avevano usurpato questo

diritto,portando il laticlavio senza essere realmente membri del senato. Augusto proibì l’uso del

laticlavio ai figli dei cavalieri, mentre lo consentì ai figli dei senatori, che rimanevano cavalieri, ma

potevano così segnalare la loro condizione. Infine innalzò il censo minimo per entrare in senato a un

milione di HS.

In taluni casi Augusto poteva concedere il diritto ad entrare in senato a chi non apparteneva a una

famiglia senatoria. Era necessario rivestire una magistratura, ma Augusto poteva cooptare delle

persone inserendole in senato tra le fila di coloro che avevano rivestito una determinata magistratura,

attraverso la procedura dell’adlectio.

Il ceto equestre

Riformato da Augusto.

• Il censo (4'000’00 HS) = uguale a quello dell’età repubblicana;

• Ceto non ereditario;

• Augusto impiega i cavalieri (solo una parte) in campo militare e amministrativo (-dunque a

servizio dello Stato).

In età imperiale venne a crearsi una carriera equestre (meno regolare di quella dei senatori (vedi

fotocopia 17).

Gerarchia

• Secondo il salario annuo (160-100-200 e 300 mila HS) e secondo il titolo (vir egregius, vir

perfectissimus, vir eminentissimus)

I.6 Roma, l’Italia e le province

Roma

L’organizzazione dei servizi: annona, acquedotti, cura delle strade e del Tevere, incendi e ordine

pubblico (- creò una guarnigione per Roma, creò delle coorti dei vigili per le ore notturne e delle coorti

urbane per le ore diurne).

Per quanto riguarda Roma l’azione di Augusto si può valutare su due piani: quello monumentale e

quello della razionalizzazione dei servizi.

Augusto non diede alcun rilievo particolare alla propria residenza. Nel vecchio foro repubblicano

Augusto fece costruire un tempio per Cesare divinizzato. Restaurò poi la sede del senato e costituì un

nuovo Foro, il Furum Augusti.

Trasformò poi l’aspetto del Campo Marzio, edificandovi il Pantheon e il suo mausoleo, in cui attraverso

immagini e iscrizioni veniva celebrata l’opera del princeps. Davanti al mausoleo erano incise su pilastri

di bronzo le Res Gestae.

Durante il principato di Augusto furono costruiti o restaurati anche molti edifici pubblici, come

acquedotti, terme, teatri e mercati.

La carestia che colpì Roma nel 22 a.C. indusse Augusto ad assumere la cura annonae e riuscì a

fronteggiare l’emergenza.

Nel 18 a.C. Augusto istituì un servizio stabile, che doveva provvedere al rifornimento granario delle

province, con a capo un prefetto di ordine equestre (il praefectus annonae) che disponeva di un

grande potere.

Augusto creò un corpo di vigili del fuoco, organizzati in sette coorti, ciascuna delle quali doveva

proteggere due dei 14 quartieri in cui aveva diviso Roma.

86

Serena Addis

Il governo di Roma era attribuito a un praefectus urbi, appartenente all’ordine senatorio.

L’Italia

• La divisione in 11 regioni (solo penisola);

• Chi viveva in Italia godeva di certe immunità fiscali: rispetto e autonomia cittadina ed

esenzione da certe tasse.

Le città italiche godevano di autonomia interna, erano dotate di un proprio governo e non erano

soggette all’imposta fondiaria. Augusto divise l’Italia in 11 regioni.

I più importanti provvedimenti riguardarono l’organizzazione di un sistema di strade e di un servizio di

comunicazioni affidato alla responsabilità dei magistrati municipali e organizzati da un praefectus

vehiculorum equestre.

Le province

L’amministrazione delle province invece vide un cambiamento di natura politica.

Province senatorie o imperiali, una situazione in costante evoluzione.

Le province senatorie o “del popolamento” erano quelle senza problemi, quelle smilitarizzate. Le

imperiali invece, erano quelle date all’imperatore e dove c’era una presenza militare di grande rilievo.

Molte province potevano passare da una condizione all’altra. Per esempio la Sardegna cambiava

titolo spesso, in origine fu data al senato (27 a.C.), nel 6 a.C. fu data all’imperatore, e in seguito

nuovamente al senato.

-fonte LXII. Strab. XVII, 3, 25: p. 28,2.9

Province imperiali

Due tipi di governatori:

a) Governatori di rango senatorio:

1. Legati augusti pro pretore ex consoli;

2. Legati augusti pro pretore ex pretori;

b) Governatori di rango equestre:

prefetti o procuratori.

I procuratori si occupano anche di questioni finanziarie e sono dei finanziari equestri.

Nomina e durata della carica dipendevano dalla volontà del princeps.

Le province che ricadevano sotto la diretta responsabilità di Augusto erano quelle in cui si trovavano

una o più legioni. Queste province «non pacificate» venivano governare da appositi legati, i legati

Augusti pro praetore. I legati avevano il comando della provincia e il comando delle legioni.

Province (del senato e) del popolo romano

Prive di unità legionaria (eccezione l’Illirico e la Macedonia che nel corso dell’età augustea videro

andare via le legioni e l’Africa proconsolare, che rimase un’eccezione sino al principato di Caligola).

I governatori erano dei proconsoli (ex pretori nelle province meno importanti, i consolo nelle due più

importanti, Asia e Africa proconsolare) scelti a sorte in Senato.

Legati e questori provinciali.

Procuratori equestri (beni imperiali), mandati dall’imperatore, avevano due compiti: 1. Prendersi cura

dei beni che l’imperatore aveva in quelle province; 2. Riferire all’imperatore quello che accadeva nelle

province.

Nelle altre province, quelle di competenza del popolo romano, i governatori erano sempre senatori ed

erano scelti a sorte tra i magistrati; restavano in carica solo un anno.

Anche nelle province del popolo Augusto poteva intervenire in virtù del suo imperium maius.

Questo cursus viene creato da Augusto, perfezionato dai suoi successori e rimane in vigore per tutto

l’alto impero. Dunque vale per tutti i 2 secoli e mezzo dell’impero.

87

Serena Addis

Nel corso dell’Alto impero la percentuale dei senatori italici andò diminuendo, mentre

progressivamente crebbe quella dei senatori provinciali (ispanici, Gallia, Africani, Orientali) – (in età

Augustea era lo più Romani e Italici.

Questo fu un chiaro segno dell’integrazione delle province nel corso dell’impero.

Gli statuti delle città in età imperiale

• Città peregrine (solo in provincia);

• Stipendiariae;

• Liberae et immunes;

• Foederate.

• Municipi: romani (solo sino al 47 a.C.) o latini (dal 47 a.C. in poi);

• Colonie (dedotte, cioè fondate, o onorate, che ricevono cioè il titolo onorifico);

• Lo ius italicum, uno dei più prestigiosi riconoscimenti: privilegi. Nel 204 Settimio Severo in

Africa ha conferito lo ius italicum alla sua città natale.

L’Egitto

-fonte LXIII. Cass. Dio. LI. 17,1-3: pp. 279-280,2.9

Aveva un assetto particolare; Gallo cavaliere (prefetto equestre)

Un’eccezione fu l’Egitto, che era stato assegnato a un prefetto di rango equestre, nominato da

Augusto.

I.7 L’esercito, la ‘pacificazione’ e l’espansione

La paga dei soldati gravava sulla cassa dello stato, l’aerarium Saturni, in cui influivano le imposte

regolari delle province, ma i costi della liquidazione dei veterani rappresentavano un peso

straordinariamente alto.

Si trattava di smobilitare gli antichi combattenti conservandone il favore. In un primo tempo i veterani

ricevettero soprattutto terre. Successivamente ottennero per lo più denaro. Infatti venne creata nel 6

una cassa speciale, l’erario militare, che garantiva per il soldato un premio di congedo.

Con Augusto il servizio militare nelle legioni fu riservato il linea di principio a volontari, che erano per lo

più italici. L’esercito era formato da professionisti che restavano in servizio per 20 e più anni e che

ricevevano un solo di 225 denari l’anno. Si costituì un esercito permanente.

La flotta stazionava in due porti, a Miseno e a Ravenna, ed era sottoposta al comando di un prefetto

equestre. Innegabili furono i successi di Augusto anche in «politica estera».

L’esercito

-fonte XLIV. Svet. Aug. 49, 1-2: pp. 284-285,2.10

Venne riformato nel modo in cui ci raccontò Svetonio.

• Smobilitazione di più di 300'000 veterani dopo Azio;

• Il problema del congedo: creazione dell’Aerarum militare (6)

Augusto creò una cassa apposita per pagare i soldati in denaro, non più in terre.

In questo riassetto dell’esercito vi crearono vari tipi di unità fondamentali, principali erano 4:

• Legioni;

• Unità ausiliarie;

• Flotta;

• Guarnigione.

L’esercito romano nell’alto impero

Vedi copia 18. 88

Serena Addis

La politica estera di Augusto

Ci fu un diverso approccio in Oriente e in Occidente.

In Oriente si prediligeva la via diplomatica (la restituzione delle insegne, la questione armena) e il

mantenimento in vita di un buon numero di stati clienti. Bisognava evitare le armi. Questo fu

considerato come un processo di romanizzazione.

In Occidente si praticava una politica più espansionistica:

• Definitiva pacificazione e sistemazione della penisola iberica (27-19 a.C.), delle Gallie, della

fascia Alpina (mai messa sotto il controllo dai Romani) (attuale Svizzera e Austria).

• Creazione della frontiera danubiana.

Durante il suo regno le acquisizioni territoriali furono limitate. Augusto compì in tre occasioni un atto di

grande valore simbolico: nel 29 a.C., nel 25 a.C. e nel 10 a.C. chiuse il tempio di Giano, facendo una

sorta di gesto propagandistico che indicava una stagione di pace.

In Egitto furono estesi i confini grazie all’azione di Cornelio Gallo.

Con i sovrani di Giudea, Cappadocia e Ponto furono stretti trattati di amicizia, che creavano un

rapporto di patronato-clientele con l’imperatore, e spesso sono infatti definiti regni clienti.

Nel 20 a.C. Augusto era riuscito a farsi restituire le insegne delle legioni romane di Crasso e Antonio

da parte del re dei Parti.

Il vero teatro degli scontri militari del principato di Augusto fu l’occidente.

Nei primi anni di regno (27-19 a.C.) la penisola Iberica venne pacificata e nell’area alpina nel 25 a.C.

fu fondata la colonia di Augusta Praetoria , dopo aver sottomesso i Salassi.

Nel 21-20 a.C. Cornelio Balbo estese il controllo romano nell’Africa meridionale e sud-occidentale

contro le tribù dei Garamanti.

Tra il 14 e il 9 a.C. fu occupata la Pannonia (attuale Ungheria).

La politica germanica

Il raggiungimento della linea dell’Elba grazie alla spedizione di Druso Maggiore (12-9 a.C.) e Tiberio

(8-7 a.C.) e vanificato dalla grande rivolta pannonica del 6-9 e dal disastro della foresta di Teutoburgo

(9).

Da questo momento in poi la frontiera germanica occidentale rimane fissata sul Reno.

In Germania Augusto non fu fortunato: la sua idea era quella di portare avanti il confine, che era stato

stabilito da Cesare, al Reno. Si stava pianificando l’aspetto definitivo della regione in Pannonia, e

avrebbe dovuto mettere sotto controllo un’area molto grande. La propaganda di Augusto non riuscì a

mascherare l’insuccesso della Germania. Nel 9 a.C. nella foresta ti Teutoburgo Quintilio Varo fu

sconfitto da Arminio e tre legioni risultarono annientate.

I.8 La successione

I poteri che Augusto aveva via via ricevuto non costituirono una vera e propria carica a cui dopo la sua

morte qualcuno potesse succedere, né tali poteri e tale posizione potevano essere trasmessi.

Augusto non aveva figli maschi e doveva trovare il modo di far sì che la sua posizione di potere non

andasse perduta con la sua morte, ma rimanesse nella sua famiglia.

La prima preoccupazione di Augusto fu quella di integrare la propria famiglia nel nuovo sistema

politico e nella propaganda ideologia.

Nella sua veste di pater familia sottolineava il carattere romano tradizionale della propria gens.

Il ruolo di primo piano assunto dalla domus principis gli consentiva di trasferire al proprio erede anche

le clientele e il prestigio.

Attraverso il matrimonio di Giulia e Marcello Augusto cercò di inserire un discendente maschio nella

famiglia, ma Marcello morì nello stesso 23 a.C. 89

Serena Addis

La seconda personalità che Augusto individuò fu Agrippa, che sposò Giulia e ricevette l’imperium

proconsolare e la potestà tribunicia.

Nel 17 a.C. Antonio adottò i due figli di Giulia e Agrippa, Caio Cesare e Lucio Cesare.

Nel 12 a.C. Agrippa morì e Augusto si rivolse ai figli della moglie Livia, Tiberio e Druso.

Organizzò il matrimonio tra Tiberio e Giulia nell’11 a.C.

-fonte LXV. Tac. Ann. I,3: p.292, 2.13.

Tra il 2 e il 4 Augusto si trova senza i suoi eredi prediletti;

Tiberio Nerone: unico erede, ma il meno desiderato

Tiberio ricoprì due volte il consolato, celebrò un trionfo per le campagne germaniche e ricevette nel 6

a.C. la potestà tribunizia. Nello stesso anno si auto esiliò a Rodi.

Giulia, aveva violato la legge sull’adulterio e va in esilio, dove muore. (in realtà venne allontanata per

una scusa politica, aveva un’idea di governo differente da quella proposta dal padre.

Augusto pretese che Tiberio adottasse Germanico, figlio del fratello Druso. Lo adottò nel 4 a.C. e

Augusto adottò contemporaneamente Tiberio. Nel 2 a.C. gli venne attribuito così l’imperium

proconsolare. Dopo una campagna vittoriosa contro i Germani, gli venne conferito un imperium pari a

quello di Augusto.

Così alla morte di Augusto esisteva già una personalità con pari poteri in campo civile e militare.

I.9 L’organizzazione della cultura

Uno specifico programma esaltava la pacificazione e una fittizia discendenza da una progenitrice

divina, Venere, e da un mitico progenitore, Enea.

La celebrazione della pace e della figura provvidenziale di Augusto si manifestò anche in pubbliche

cerimonie, nella monetazione, nella letteratura, e nel coinvolgimento degli intellettuali nella

promozione del consenso al suo programma di restaurazione morale all’interno dello Stato e di

pacificazione all’esterno.

Nelle Res Gestae Augusto ripercorre tutte le tappe del proprio operato.

Anche attraverso opere di stoici come Tito Livio, possiamo intendere quali fossero i messaggi, le idee

e la politica culturale dell’epoca. Anche Orazio, Properzio e Ovidio fecero per Augusto delle opere

propagandistiche.

Altri momenti importanti di esaltazione della figura di Augusto e di diffusione a Roma e nelle province

dell’ideologia provvidenzialistica, furono le celebrazioni di particolati ricorrenze e l’istituzione di un vero

e proprio culto della sua persona. Per le prime possiamo ricordare la celebrazione dei ludi saeculares

del 17 a.C. Per quanto riguarda la celebrazione della persona di Augusto, il suo nome era inserito

nelle preghiere, il suo compleanno era celebrato pubblicamente.

I Giulio Claudi

2

2.I Una dinastia?

La morte di Augusto

La morte di Augusto avvenne in Campania nel 14. Il suo corpo fu trasportato a Roma e le sue ceneri

furono tumulate nel monumentale mausoleo fatto costruire in Campo Marzio.

Prima della sua morte adottò Livia: Augusta e dopo la sua morte si celebrò l’apoteosi di Augusto

(venne divinizzato);

Tiberio divenne imperatore.

Tra il 14 e il 68 per circa mezzo secolo, il potere rimase in mano all’interno della famiglia Giulio-

Claudia. 90

Serena Addis

Al momento della morte di Tiberio non poté avverarsi quanto aveva previsto Augusto, che aveva

predestinato alla successione Germanico.

Germanico infatti morì nel 19 e quindi la successione andò a favore di Caligola, figlio di Germanico.

La dinastia Giulio-Claudia (14-68 d.C.)

Tiberio 14-37 – Claudio Nerone;

Caligola 37-41;

Claudio 41-54 – Tiberio Nerone;

Nerone 54-68 – Tiberio Claudio.

Alla morte di Caligola il potere andò a Claudio, fratello di Germanico. Dopo Claudio ricordiamo come

imperatore Nerone, che fu adottato da Claudio.

Si succedettero dopo Augusto. Giulio perché vengono tutti dalla famiglia Giulia, Claudia perché i

parenti facevano parte della gens Clauda.

Non dei semplici continuatori dell’opera di Augusto

Questi imperatori, a differenza di quello che si pensa, non sono considerati dei semplici continuatori

dell’opera di Augusto. Da subito

• Vi fu un’affermazione di un ideale dinastico in forme diverse dalla linea seguita da Augusto;

• Vi furono differenze nella linea politica più tradizionalista (Tiberio) o più autocratica di

ispirazione «antoniana» (Caligola e Nerone – monarchia)

Ricordiamo che la politica di successione di Augusto consisteva nel dare il potere a un parente che

doveva acquisire nel corso del tempo una serie di poteri che lo presentassero come successore.

2.2 Tiberio (14-37 d.C.)

Tiberio godeva di poca simpatica e il suo governo fu una positiva prosecuzione di quello augusteo.

Gli studi recenti hanno messo in luce il valore di Tiberio sia come militare sia come uomo di governo,

la sua attenta gestione dello stato e la libertà dei magistrati.

Durante il suo principato ha definito compimento la modifica del sistema elettorale.

Ma ad una collaborazione tra principe e senato non corrisposte una comunanza di intenti politici.

Tiberio e il senato

Volontà di ottenere una collaborazione (diede forza di legge ai suoi decreti, gli conferì il potere di

eleggere i magistrati) che l’assemblea senatoria non era più in grado di dare. Infatti in senato non era

più quello dell’epoca repubblicana.

Tiberio si trovò a fronteggiar un’opposizione che rivendicava l’autonomia decisionale e la libertas del

senato.

Germanico e il caso di Cn. Calpurnio Pisone

Germanico era stato adottato da Tiberio, era molto diverso da lui. Non era amante delle persone, ma

le persone amavano molto lui.

La sua morte può essere considerata un caso di delitto politico. Tiberio lo mandò in Siria, ove dovette

condividere il comando dell’esercito con il proconsole Pisone.Tra i due insorsero gravi contrari e si

sospettò che Germanico fosse stato ucciso sotto istigazione di Pisone.

• Il comando in Germania (14-16), nel quale si copre di gloria;

• Nel 17 ottiene il trionfo;

• Nel 18 ottiene l’imperium maius in Oriente;

• Nel 19 muore dopo una discussione con Pisone;

• Il processo contro Pisone, nel 20, che si uccide;

91

Serena Addis

• La morte non naturale di Druso Minore (figlio di Tiberio) nel 23 e il crescente potere di Seiano

(colpevole della morte di Druso) e il ritiro di Tiberio a Capri nel 27;

• La morte di Livia, madre di Tiberio, nel 29. Nel 31 Seiano era console, ma dopo la morte di

Livia e il ritiro di Tiberio, inizia la sua caduta

Morto Germanico si aprì a Roma un contrasto politico tra Tiberio e Agrippina, che in un primo

momento riuscì a riunire attorno a sé un partito di sostenitori.

La svolta nel regno di Tiberio si ebbe a partire dal 23, quando il prefetto del pretorio Seiano, iniziò a

crearsi un forte potere personale. Seiano accrebbe il suo potere concentrando le truppe pretoriane a

Roma.

Aspirò anche alla successione e nel 31 a.C. dichiarò Agrippina nemico pubblico e imprigionò i suoi

due figli maggiori.

La caduta di Seiano

-fonte LXVII. Flav. Jos. Ant. Jud. XVIII, 181-182

Scoppiò una grave crisi finanziaria e si acuirono i contrasti con il senato. Si aprì un periodo di terrore,

segnato da suicidi, processi e condanne per lesa maestà.

Agrippina si uccise e i suoi due figli vennero uccisi.

Tiberio nominò eredi congiunti Druso minore e Caligola, ma alla sua morte nel 37, il senato riconobbe

come unico erede Caligola.

2.3 Caligola (37-41 d.C.)

L’impero di Caligola fu breve. Fu accolto con grande entusiasmo dall’esercito e dalla plebe. Il giovane

imperatore si appoggiò al consenso dei pretoriani e della popolazione di Roma, inaugurando una

politica di donativi, grandi spettacoli e ambiziosi piani edilizi che portò all’esaurimento delle riserve

finanziarie lasciate da Tiberio.

Il senato lo definì un folle tiranno, scarsamente interessato al governo dell’Impero e preoccupato

solamente di rafforzare il suo potere personale.

Decide si far uccidere nel 40 a.C. il re di Mauretania, l’ultimo discendente di Antonio, per ragioni che

non sono note.

L’episodio diede inizio a una guerra che si concluse sotto Claudio.

Caligola si preoccupò di ristrutturare in Oriente un sistema di stati cuscinetto.

Nel gennaio del 41 a.C. cadde vittima di una congiura organizzata dai pretoriani.

Conosciamo questi episodi grazie alla narrazione di Flavio Giuseppe e di Filone.

Il breve principato di Caligola costituisce un episodio premonitore dei rischi inerenti alla struttura del

principato.

2.4 Claudio (41-54 d.C.)

Neppure Claudio ebbe a favore le fonti antiche.

Nonostante i suoi rapporti con il senato non fossero buoni, attuò una significativa riforma,

l’amministrazione centrale.

Costruì il porto il Ostia per consentire l’attracco alle navi granarie di grande tonnellaggio. Venne

costruito un nuovo acquedotto.

Dovette risolvere le questioni lasciate aperte da Caligola, affrontò dunque la guerra in Mauretania.

Nel 49 a.C. espulse gli Ebrei da Roma

L’impresa più rilevante che intraprese fu nel 43 a.C. la conquista della Britannia.

Morì nel 54, avvelenato da Agrippina pur di assicurare al figlio la successione.

Claudio e il senato

Rapporti fondati sul rispetto dell’assemblea, ma con numerosi punti di frizione.

92

Serena Addis

Cosa non volevano i senatori?

• L’ampio uso dell’adlectio, ovvero il fatto che l’imperatore possa cambiare la “carriera” politica di

un qualunque individuo;

• L’inserimento di senatori provinciali, e dunque l’apertura delle magistrature ai provinciali;

• Il ruolo dei liberti imperiali (ex schiavi dell’imperatore) nell’amministrazione- vedi copia 19;

• Claudio innovò anche in politica estera, procedette a nuove conquiste (Britannia nel 43) e

all’annessione di regni clienti (Traccia, Mauritania, Norico – odierna Austria); nonostante

Augusto avesse detto di non espandersi ulteriormente.

Claudio e lo sviluppo dell’amministrazione centrale

Creò un certo numero di uffici burocratici legati alla figura pubblico-privata dell’imperatore e ne affidò

la direzione ai liberti imperiali.

Il libro è impreciso, vedi copia 19.

Claudio e la politica di integrazione dei provinciali

La sua politica di integrazione è attestata in Britannia, Germania, Mauretania e altre regioni

dell’Impero.

a) Un impulso alla creazione di colonie e municipi nelle province;

b) Favorevole all’ingresso in Senato di notabili provinciali (soprattutto nella Gallie, -fonte 69, Tac,

Ann. XI, 24-25,1)

c) Regolarizza l’integrazione nella cittadinanza degli ausiliari e militari della flotta meritevoli alla

fine del servizio militare. Ora compaiono i diplomi militari, cioè si concedeva la cittadinanza

romana e il diritto di connubium per i figli.

2.5 La società imperiale

Augusto aveva provveduto a differenziale le condizioni e le prerogative dei ceti dirigenti a Roma,

senatori ed equites.

Introdusse egli elementi di distinzione anche per i ceti dirigenti dei municipi e si occupò allo stesso

tempo di regolare i privilegi, lo statuto e l’articolazione di altri gruppi di società.

La schiavitù era divenuta un fenomeno caratteristico. Grandi quantità di schiavi erano impiegate

nell’agricoltura dai proprietari di vaste tenute, anche se il fenomeno in età imperiale si andò riducendo

in favore dell’impiego dei coloni liberi, ma vi era una notevole presenza di schiavi domestici.

Una categoria importante era rappresentata dagli schiavi imperiali.

Gli schiavi potevano raggiungere livelli di ricchezza e di potere personale anche superiore a quelli di

esponenti della nobiltà senatoria.

Lo schiavo che riusciva ad acquistare la libertà con il patrimonio personale che il padrone gli lasciava

acquisire nell’esercizio della sua attività rimaneva legato al proprio ex padrone da un rapporto di

clientela.

I liberti rappresentarono il ceto economicamente più attivo in vari settori dell’economia.

Un altro grippo molto importante all’intento della società romana era costituito dai provinciali liberi, che

comprendeva abitanti delle poleis greche, dei villaggi dei Britanni o i nomadi del deserto.

Il princeps poteva promuovere i ceti dirigenti cittadini o intere città concedendo la cittadinanza romana

a singoli individui per meriti particolari. Alcuni gruppi venivano a godere di un status giuridico

privilegiato. I cittadini romani godevano di particolari garanzie personali e dell’immunità da tasse e

obblighi che gravavano sui provinciali.

Una volta ottenuta la cittadinanza, il passo successivo di promozione sociale era l’accesso ai ceti

dirigenti. 93

Serena Addis

I cittadini romani delle province potevano raggiungere posizioni importanti nella carriera equestre

grazie al patronato e alle raccomandazioni di ufficiali superiori che segnalavano all’imperatore i meriti

e i talenti dei loro sottoposti. L’esercito fu uno dei fattori più importanti di promozione sociale nel corso

dell’età imperiale.

2.6 Nerone (54-68 d.C.)

Il principato di Nerone fu impostato su premesse del tutto diverse da quelle augustee.

Il mutamento nella concezione del potere del princeps è evidente già nel De Clementia, opera

composta Seneca nel 55. Si trattava di un ‘programma di governo’ per Nerone.

Da Augusto in poi, secondo Seneca, la res publica è nelle mani di una sola personalità, il potere e la

ricchezza sono assoluti e dono dagli dei: implicano per il principe la responsabilità di porre virtus e

clementia alla base delle proprie azioni.

Il quinquennium felix di Nerone (54-59)

Nerone inizialmente è posto sotto la guida della madre Agrippina e del prefetto del pretorio Burro e di

Seneca. Si vorrebbe proporre una nuova figura dell’imperatore .

• La clementia del principe: lo stile di governo moderato è una concessione che il principe fa

dall’alto della sua posizione. –fonte 70. Sen. Clem. I, 1,1-3

Clementia per Seneca non è il perdono, ma il fatto che un buon governatore debba avere uno stile di

governo moderato nei confronti dei sudditi. Questo indica uno spostamento verso una figura più

autocratica.

Ben presto si preoccupò di eliminare Britannico nel 55 (suo fratello) e Agrippina (madre) nel 59;

• La morte di Afranio Burro nel 62 (tutore) e il ritiro in privato di Seneca;

• Le congiure e le epirazioni (65-66), anni in cui Nerone governò da solo.

Nel 62 a.C. divorziò da Ottavia.

L’incendio di Roma (64) e le persecuzioni dei Cristiani

-fonte 71: Tac. Ann. XV, 44,2-5

Si pensa che la responsabilità sia di Nerone, ma è improbabile. Si scelgono come colpevoli i Cristiani.

Alla morte di Nerone vi sarà una crisi. Il dispotismo di Nerone, che culminò nell’incendio di Roma del

64, propiziò le condizioni per la sua eliminazione. Non sappiamo se quanto ci narrano le fonti sulla

follia incendiaria di Nerone corrisponda a verità

Nerone cercò di rimediare alla crisi finanziari con una importante riforma monetale. Al 64 risale un

provvedimento di grande rilevanza, la riduzione di perso e di fino della moneta d’argento.

Nelle province, in particolare in Britannia, già nel 60 vi era stata una grave ribellione delle popolazioni

locali che ebbe tra le varie cause anche il duro comportamento dei procuratori imperiali impegnati

nelle esazioni fiscali. Per rimpinguare le casse dello Stato, Nerone avrebbe utilizzato lo strumento dei

processi e delle confische.

Nel 65 fu minacciato dalla «congiura dei Pisoni».

In politica estera ottenne qualche successo significativo sul fronte orientale.

Nerone

Nerone, dopo essere stato costretto a tentare la via militare contro i Parti (58-63), ripiega

sostanzialmente sulla soluzione diplomatica. Lui voleva conquistare il territorio dei Parti e grazie al suo

generale Corbulone, riuscì ad avere la meglio su di loro, riportando così l’Armenia sotto l’influenza

romana.

Assicurata la situazione a Roma, Nerone partì per la Grecia, dove vinse premi a tutti gli agoni e ai

giochi di Corinto e proclamò la libertà delle città greche.

94

Serena Addis

In Giudea era scoppiata una ribellione, contro cui Nerone aveva mandato Muciano e Vespasiano.

Vespasiano riuscì a riportare sotto controllo la situazione in Palestina e nel 67/68 giunse a Roma la

notizia della ribellione del legato della Gallia.

Il senato dichiarò Nerone nemico pubblico e gli rimaneva così solo il suicidio.

La sua fine segnò anche la fine della dinastia Giulio-Claudia

Il rapporto e il ruolo crescente dei militari (pretoriani)

Avevano un ruolo importante nella scelta degli imperatori, infatti il ruolo del popolo viene meno,

mentre quello dei militari cresce.

• Il rapporto tra Tiberio e Sciano, prefetto del pretorio che cercò di crearsi un potere personale;

• il rapporto tra Caligola e Sittorio Macrone, che fece in modo che Caligola diventasse

imperatore;

• Caligola è ucciso dai pretoriani che poi acclamano Claudio imperatore.

La fine di Nerone è dovuta anche al’estinguersi del rapporto di fedeltà che lega l’esercito ai Giulio-

Claudi e coincide con l’ingresso degli eserciti provinciali nel gioco della scelta degli imperatori. C’era

un rapporto stretto tra i soldati e i Giulio-Claudi, nel momento in cui questo rapporto viene meno,

Nerone viene ucciso.

L’opposizione

• L’opposizione di varia natura nei primi anni di Tiberio (le legioni di Germanico e Pannanio si

ribellano perché vogliono vedere migliorare le loro condizioni di servizio);

• le congiure di corte contro Caligola, una delle quali portò alla sua morte;

• le idee (minoritarie) di restaurazione della Repubblica o (la più diffusa) di avere un candidato

senatorio al Principato, all’epoca dell’ascesa di Claudio. Il senato voleva non per forza un

princeps appartenente alla famiglia dei Giulio-Claudi, ma un uomo meritevole, dunque un

senatore.

• La nascita di un’opposizione senatoria di impostazione stoica sotto Claudio e Nerone: la

congiura di Pisone (65) e di Annio Viniciano (60) e poi ancora per tutta l’età flavia.

L’anno dei quattro imperatori e i Flavi

3

3.I L’anno dei quattro imperatori: il 68/69

si erano create le condizioni per una nuova guerra civile, che vide contrapposti senatori, governatori di

provincia e comandanti militari che, forti del sostegno dei loro eserciti, assunsero il titolo di Imperatore.

La crisi del 68/69

Lo svelamento dell’arcanum imperii, quattro persone si propongono per governare:

Galba, governatore della Spagna Terraconense, apprezzato dal Senato, di ricca famiglia;

 Otone, già legato a Nerone e sostenuto dai pretoriani;

 Vitellio, acclamato dalle legioni germaniche;

 Vespasiano, sostenuto dalle legioni orientali e da quelle danubiane.

L’acclamazione da parte dell’esercito diventa una componente essenziale dell’investitura

dell’imperatore, mentre il ruolo del Senato diviene sempre più quello di una semplice ratifica.

L’esito finale, che vide eletto Vespasiano, mostrò come il principato potesse essere rivestito anche da

un uomo di origini modeste.

3.2 La dinastia Flavia (69-96 d.C.) 95

Serena Addis

Con Vespasiano iniziò la dinastia dei Flavi, che comprende il periodo di Impero di Vespasiano stesso

e dei suoi due figli Tito e Domiziano.

La dinastia Flavia 69-96

L’ultima parte del primo secolo è caratterizzata da questa dinastia.

• Vespasiano ì, 69-79;

• Tito, 79-81, figlio di Vespasiano;

• Domiziano, 81-96, figlio di Vespasiano.

L’idea della trasmissione dinastica del potere sarà celebrata attraverso l’esaltazione della aeternitas

imperii, cioè della stabilità dell’istituzione imperiale.

La dinastia durò sino al 96, quando la politica di Domiziano suscitò una tale opposizione da portare

alla sua uccisione e alla proclamazione di un nuovo princeps.

3.3 Vespasiano (69-79 d.C.)

I tre imperatori della dinastia Flavia ebbero anch’essi indole diversa tra loro, ma si contraddistinsero

tutti per un rigido impegno nell’amministrazione imperiale.

Il principato di Vespasiano rappresenta un sensibile progresso nella razionalizzazione dei poteri

dell’imperatore e nel definitivo consolidamento dell’Impero come istituzione.

L’autorità del nuovo princeps fu definita da un decreto del senato, approvato dai comizi (lex de imperio

vespasiani), di cui conosciamo una parte del testo da una iscrizione su tavolo di bronzo oggi

conservata ai musei Capitolini.

La Lex de imperio Vespasiani

Fu l’autore della Lex de imperio Vespasiani, con la quale voleva raggiungere due obiettivi:

1. Tentativo di istituzionalizzare la figura dell’imperatore;

2. Si vuole presentare come erede di Augusto e dei Giulio-Claudi pur non essere imparentato con

loro.

Nel decreto si elencano tutti i poteri del princeps:

-fonte 74. CIL VI, 930=ILS 244

Vespasiano princeps a diis electus

I problemi di un imperatore plebeo eletto in provincia (-fonte 73, Svet. Vesp. 1-2).

Per rafforzare la sua posizione anche nell’iconografia si propose come l’imperatore scelto dagli dei

attraverso profezie, presagi.

La politica dinastica

Affermò da subito che i suoi successori dovevano essere i suoi figli.

Entrambe i figli quasi subito ricevettero il titolo di Cesare (successore designato).

Tito venne poi associato al trono e svolse, anche da senatore, la funzione di prefetto del pretorio

(comandante delle guardie).

Questo portò alla rottura con gli ambienti «stoici» senatoriali.

Il titolo di Cesare indicava il successore designato, il titolo di Augusto l’imperatore.

All’indomani delle spese pazze di Nerone, una serie di interventi volti a portare in salute le casse dello

stato furono attuate da Vespasiano e suoi figli:

• Oculata politica economica (nuove tasse; accentramento dell’ager publicus, vendita o affitto di

terre demaniali libere);

• Attuazione di una accorta politica urbanistica (realizzazione di opere di pubblica utilità, come il

colosseo – iniziato da Vespasiano, completato da Tito e inaugurato da Domiziano).

L’integrazione dei provinciali 96

Serena Addis

Vespasiano può essere avvicinato a Claudio per quanto riguarda la linea politica. Infatti:

• Concesse a cittadinanza e lo ius latini (alla penisola Iberica concesse lo ius latini in blocco);

• Permise l’accesso in senato ai provinciali;

• Fece aumentare la percentuale di non italici (cittadini romani delle province non di Roma) nelle

legioni.

3.4 Tito (79-81 d.C.)

Vespasiano aveva basato la sua legittimazione sulla lex de imperio e sulla regolare assunzione del

consolato, come aveva fatto Augusto fino al 23.

Anche per la successione, Vespasiano seguì il sistema avviato da Augusto.

Nel 79, alla morte del padre, divenne imperatore Tito, e il suo regno fu funestato da gravi calamità

naturali, come l’eruzione del Vesuvio.

3.5 Domiziano (81-96 d.C.)

La fama di Domiziano risente dell’ostilità della tradizione storiografica.

Si preoccupò dell’amministrazione delle province, di reprimere gli abusi dei governatori e di

promuovere i compiti burocratici del ceto equestre, assegnando loro alcuni degli uffici che Claudio

aveva sottoposto a dei liberti, come l’ab epistulis e l’a patrimonio.

Dopo una campagna combattuta nell’83 a.C. in Germania, il territorio venne controllato attraverso

l’impianto di accampamenti fortificati.

Sotto di lui si realizza ancora di più l’inserimento nell’amministrazione centrale dei cavalieri al posto

dei liberti imperiali.

Politica militare: - Germania: il limes e gli agri decumates; la costituzione delle due province

germaniche. – sistema che vedeva vicine le fonti del Reno e del Danubio, che permetteva di avere un

sistema difensivo migliore;

- Britannia: manda il generale Agricola;

- Dacia: Decebalo aveva organizzato uno stato ben strutturato. Era molto aggressivo

nei confronti di Roma e le due guerre combattute contro i Daci non andarono benissimo

per Domiziano.

Decebalo non dovette cedere alcuna parte del suo territorio ma semplicemente

concludere un foedus, in cui accettava di dipendere dall’Impero Romano.

Lo stile autocratico costò caro a Domiziano. Nel 96 cadde vittima di una congiura.

Il senato, dopo la sua morte giunse a proclamare la damnatio memoriae.

Politica militare dei flavi

• Abbandonò la politica degli Stati clienti;

• Domò i disordini interni (Giudea, 73  gli aveva permesso di arrivare al potere) e effettua

spedizioni militari (Britannia e Germania);

• Sotto i Flavi, ci fu la pratica su larga scala dell’adlectio che introduce in Sento cavalieri di

notevole esperienza militare che poi vengono utilizzati per comandare le legioni (viri militares)

(perché i senatori di vecchia stirpe iniziarono a rifiutare di passare molto tempo nei campi di

battaglia);

• Iniziò la realizzazione deli limes: apparato difensivo in profondità nelle aree di frontiera

composte di barriere naturali (fiumi), fortificazioni, strade, sistema di comunicazioni visive. Vi è

un nuovo concetto di limes. Per i Romani il limes non è coinciso con la frontiera come lo

intendiamo noi. Il limes era qualcosa di più di una barriera.

97

Serena Addis

La politica di Vespasiano fu portata avanti sia da Tito, con un approccio autocratico (dominus et deus,

censore perpetuo), che da Domiziano.

Alterni rapporti con gli ambienti senatori-filosofici

La rottura dopo la rivolta di Antonio Saturnino (89) e il “terrore” domizianeo (93-95; -fonte 75. Tac. Agr.

44,5-45), la congiura di palazzo e la damnatio memoriae.

Damnatio memoriae era la cancellazione di qualunque cosa possa ricordarlo nel futuro; la congiura di

palazzo portò alla morte di Domiziano e includeva tutti gli elementi (cortigiani, senatori, ex moglie e

cristiani).

3.6 Il sorgere del cristianesimo

Il cristianesimo, che nasce dall’ebraismo, viene formandosi come religione strutturata nel corso del I e

del II secolo.

Gesù Cristo, morto in croce sotto Tiberio, era riconosciuto dai cristiani come il figlio del Dio creatore.

Le prime comunità cristiane sorsero in seguito appunto alla predicazione di Gesù.

Le condizioni sociali e politiche dell’epoca non potevano riservare un grande futuro alle prospettive

religiose dei sadducei, né alle aspirazioni politiche degli zeloti,un ‘partito’ di aggressivi rivoluzionari che

cercavano l’indipendenza su Roma.

Il piccolo gruppo di testimoni e seguaci degli insegnamenti di Gesù si dedicò presto alla predicazione

della sua parola e all’annuncio della sua morte e resurrezione tra le comunità ebraiche in Palestina e

tra quelle presenti nelle grandi città dell’Impero.

Nel I secolo la figura che si impone sulle altre è quella dell’apostolo Paolo, che era stato un fariseo

molto impegnato nella persecuzione della ecclesia. Paolo si convertì alla fede cristiano proprio mentre

stava intraprendendo una di queste missioni di persecuzione.

Dalle sue lettere emerge la consapevolezza che l’idea di una missione universale della Chiesa rivolta

all’umanità intera, implicava di fatto una rottura radicale con il conservatorismo giudaico.

Le comunità cristiane si organizzarono in un primo tempo in forme diverse nelle singole città, ma

abbiamo poche notizie sull’assetto primitivo del culto.

L’autorità romana imperiale aveva affrontato la questione giudaica senza distinguere tra i vari

movimenti.

In diverse occasioni le comunità ebraiche vennero avvertite come elemento estraneo. Sotto Tiberio gli

Ebrei furono espulsi da Roma, perché la diffusione di culti stranieri veniva vista in contrasto con il mos

maiorum.

Caligola, con il culto per l’imperato vivente, aveva provocato una crisi gravissima nei rapporti con i

Giudei e tra questi e le popolazione delle città greche.

Claudio ristabilì i privilegi e la tollera zia inaugurata da Augusto, ma anch’egli nel 49 espulse gli Ebrei

da Roma.

A partire da Nerone diviene evidente il contrasto tra l’autorità imperiale e la nuova religione cristiana.

Nerone approfittò di questo clima di sospetto per incolpare i cristiani del grande incendio di Roma del

64.

I membri della comunità vennero accusati di aver appiccato il fuoco e si iniziò contro di loro una

cruenta persecuzione in cui trovarono la morte gli apostoli Pietro e Paolo.

Dopo che Vespasiano e Tito ebbero stroncato la rivolta, distrutto il tempio di Gerusalemme e

annientato gli ultimi focolai di resistenza, non furono poste limitazioni al culto che continuò sia in

Palestina che nella Diaspora. Ebrei e Cristiani subirono invece l’ostilità di Domiziano, che volle

promuovere la figura del principe come rappresentante di Giove sulla terra e legarla ad un’idea di

elezione divina. 98

Serena Addis

Non sappiamo con certezza se vi fosse un fondamento giuridico alle persecuzioni e se il fatto di

praticare la religione cristiana fosse di per sé un reato.

Importante a questo proposito fu una lettera che Plinio il Giovane inviò a Traiano. Plinio chiese al

principe come dovesse comportarsi.

Nel corso del II secolo, il cristianesimo mise salde radici in tutto l’impero.

Il II secolo

4

Il II secolo d.C. è tradizionalmente considerato come l’età più prospera dell’Impero Romano che,

sicuro nei suoi confini, poté godere di un notevole sviluppo economico e culturale.

Il principato adottivo e/o gli Antonini: 96-192

È detto principato adottivo perché in questo periodo fu usato per la successione al trono il sistema

dell’adozione. Dunque l’imperatore regnante avrebbe dovuto adottare chi sarebbe dovuto essere il

nuovo imperatore. Il primo a iniziare questo sistema fu Nerva, dopo la morte di Domiziano.

• Nerva 96-98, primo imperatore provinciale (Spagnolo);

• Traiano 98-117;

• Adriano 117-138 (Spagnolo);

• Antonino Pio 138-161:

• Marco Aurelio 161-180 e Lucio Vero 161-169  diarchia;

• Commodo 180-192.

Il sistema si interruppe con Marco Aurelio che non adottò un estraneo ma mise al potere suo figlio.

Antonini sono solo gli imperatori da Antonino Pio in poi. Il principato degli Antonini è definito l’apogeo

dell’impero.

4.1 Nerva (96-98 d.C.)

Il breve principato di Nerva vide la restaurazione delle prerogative del senato e un tentativo di

riassetto degli equilibri istituzionali interni.

Per questo periodo le fonti sono molto limitate.

Nerva

Sulla figura di Nerva i fu la convergenza della corte, dei prefetti del pretorio, dei gruppi senatoriali

antidomiziani.

Tentò una politica di conciliazione all’insegna della continuità amministrativa (prova cioè a conciliare le

opposte fazioni). Voleva scongiurare il pericolo dell’anarchia. Fece in modo di ottenere i giuramenti

delle truppe provinciali e si preoccupò di abolire le misure più impopolari di Domiziano.

Garantito l’ordine interno, Nerva si volse a un’opera costruttiva di politica finanziaria e sociale a favore

di Roma e dell’Italia: fu votata una legge agraria per assegnare dei lotti di terra ai cittadini nullatenenti

e venne varato il programma delle «istituzioni alimentari».

Le istituzioni alimentari

-fonte 80: CIL. XI,1147

Programma assistenziale varato da Nerva. Sistema con cui si facevano dei prestiti ai vari

 proprietari terrieri per migliorare le condizioni della terra e gli interessi di questi prestiti (5%)

venivano usati per i bambini poveri.

Nerva trasferì nelle casse dello stato il costo del cursus publicus, cioè del mantenimento delle strade e

delle stazioni di cambio per i messaggeri imperiali.

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DETTAGLI
Esame: Storia romana
Corso di laurea: Corso di laurea in lettere
SSD:
Università: Cagliari - Unica
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher serenaadd1994 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia romana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Cagliari - Unica o del prof Floris Piergiorgio.

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