Che materia stai cercando?

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

La rivoluzione russa

1. L’impero zarista

1.1 Arretratezza e modernizzazione

Nel febbraio del 1917 uno sciopero operaio e un'insurrezione di soldati fecero crollare il plurisecolare impero degli zar: il sovrano Nicola II infatti abdicò e il potere

venne assunto da un governo costituente. Quali le cause?

Il processo di modernizzazione della Russia era stato avviato nel 1861 con l’abolizione della servitù della gleba e la liberazione di milioni di contadini, che favorì un

parziale svecchiamento del sistema

produttivo agricolo, testimoniato da un significativo incremento delle esportazioni di cereali. Tuttavia, agli inizi del Novecento, il problema della terra continuava ad

alimentare gravi tensioni: i

contadini vivevano in condizioni spesso miserabili, mentre i grandi proprietari terrieri mantenevano gran parte dei loro privilegi. Alle grandi masse dei lavoratori delle

campagne si affiancava una classe operaia ancora poco numerosa: mancava infatti una diffusa mentalità imprenditoriale. Se le condizioni di vita e di lavoro dei

contadini erano spesso disumane, non meno dure erano quelle degli operai, costretti a orari prolungati e retribuiti con salari bassissimi.

1.2 La lotta politica

Quanto al versante politico, il potere dello zar si riteneva legittimato direttamente da Dio: non esisteva un parlamento e l'attività politica era sottoposta a uno stretto

controllo poliziesco. Nonostante ciò, si andarono organizzando anche in Russia partiti politici di opposizione: il partito costituzional-democratico, il partito

socialrivo1uzionario, e il partito operaio socialdemocratico

russo, che riteneva che solo un ulteriore sviluppo del capitalismo industriale avrebbe creato le condizioni di un processo rivoluzionario. Era insomma necessario che si

formasse una classe operaia forte e combattiva. Dal 1903 emerse però un profondo dissidio tra la frazione più moderata, i menscevichi, e quella rivoluzionaria. i

bolscevichi. capeggiati da Lenin. Il partito secondo i bolscevichi doveva essere costituito da un ristretto e combattivo manipolo di quadri rivoluzionari, mentre per i

menscevichi doveva configurarsi piuttosto come organizzazione di massa, aperta a tutti i simpatizzanti. Divergevano inoltre le valutazioni sulle concrete possibilità di

riuscita della rivoluzione in Russia.

1.3 La rivoluzione del 1905

Una prima grande esplosione rivoluzionaria fu prodotta dall'impatto della guerra russo giapponese: questa mise a nudo la crisi del regime zarista. Nel gennaio 1905, a

San Pietroburgo, un imponente sciopero operaio fu seguito da una grande e pacifica manifestazione popolare in cui si chiedeva un miglioramento delle condizioni dei

lavoratori. La reazione delle truppe zariste fu brutale: i soldati spararono sulla folla inerme provocando un alto numero di vittime. Nell’ottobre 1905, sotto la pressione

di nuovi scioperi, lo zar fu costretto a concedere l’istituzione di un parlamento, la Duma. A questo punto i liberali abbandonarono le altre forze d'opposizione. Lo zar

tornò allora all'attacco con una nuova stretta repressiva, limitando i poteri della Duma e poi sciogliendola. In seguito la Duma fu rieletta. Nella rivoluzione del 1905

trovò conferma il giudizio dei bolscevichi sul fatto che nel paese non esistevano le condizioni per la salda affermazione di un regime democratico- borghese.

1.4 Le riforme di Stolypin e i rapporti sociali nelle campagne

Il nuovo governo, nonostante il temporaneo ristabilimento dell’ordine zarista, era consapevole che l'arma della repressione non avrebbe potuto avere un successo

duraturo se non fosse stata accompagnata da una politica riformatrice intorno alla spinosa questione della terra. Così il primo ministro varò una serie di leggi allo scopo

di rilanciare la produzione agricola e nel contempo di garantire una maggiore stabilità sociale. Il programma consentiva a ogni capofamiglia di appropriarsi della parte

di terra che gli era stata assegnata dalla comunità. Tuttavia la riforma di Stolypin ebbe una serie di ripercussioni negative, che in molti casi finirono col far peggiorare

ulteriormente la condizione dei contadini e persino col favorire i grandi proprietari terrieri. I contadini, privi dei mezzi economici per far fruttare la loro terra, furono in

gran parte costretti a cederla di nuovo. La riforma determinò così una concentrazione della terra non più solamente nelle mani degli aristocratici, ma anche di una

emergente borghesia agraria. I contadini si riversarono nelle grandi città in cerca di lavoro. Le poche industrie, però, non erano in grado di occuparli: crebbe così

vistosamente la disoccupazione e i conflitti sociali si acuirono ulteriormente. Lo scoppio della guerra agì come la benzina sul fuoco e le contraddizioni della società

russa giunsero al limite della deflagrazione.

2. La caduta degli zar

2.1 Le ripercussioni della grande guerra

Il regime zarista non era in grado di fare fronte ai nuovi compiti imposti dalla Grande guerra, che richiedeva un certo grado di consenso delle popolazioni civili. I tre

anni di guerra costarono alla Russia gravissime perdite di uomini e mezzi. I comandanti infatti mandavano le truppe allo sbaraglio e intanto la popolazione civile vedeva

peggiorare di giorno in giorno le sue già misere condizioni di vita, a causa del rincaro vertiginoso dei beni di prima necessità. Il governo dello zar si trovò insomma del

tutto impreparato ai provvedimenti che una guerra avrebbe richiesto, e ciò non fece altro che aumentare l’avversione popolare nei confronti dello zar e del governo.

2.2 La rivoluzione di febbraio: l’abdicazione dello zar

Nei primi mesi del 1917 la situazione precipitò. Una rivolta di operai e di soldati scoppiata l’8 marzo a Pietrogrado e appoggiata dalle truppe della capitale che si

rifiutarono di sparare sugli insorti, ebbe conseguenze straordinarie e del tutto inaspettate, se si considera il carattere tutto sommato limitato della protesta popolare:

l’abdicazione dello zar Nicola. La rivolta si trasformò in una vera e propria rivoluzione politica, con la creazione di due distinti e indipendenti organismi di potere: il

governo provvisorio (costituzionalista e legalitario, controllato dai liberali moderati) e il soviet di Pietrogrado (consiglio dei rappresentanti degli operai e dei soldati). Il

governo provvisorio intendeva innanzitutto presentarsi agli alleati dell’Intesa come il legittimo detentore del potere dopo l’improvvisa caduta dello zar; nei suoi piani vi

erano la prosecuzione della guerra e la formazione di un’Assemblea costituente. Diversamente il soviet di Pietrogrado, rappresentante delle classi lavoratrici e di gran

parte dell’esercito, premeva per la pace immediata e per la distribuzione delle terre.

2.3 Il rientro di Lenin dall’esilio e le “Tesi di Aprile”

Anche all’interno del soviet non mancavano i contrasti: i Menscevichi restavano fedeli all’idea che la rivoluzione democratico-borghese di febbraio era il massimo

traguardo raggiungibile; Bolscevichi, invece, erano convinti che solo un rivolgimento radicale avrebbe consentito di costruire uno stato autenticamente democratico.

Anch’essi però erano divisi al loro interno: vi era infatti una minoranza “di sinistra”, guidata da Molotov, che intendeva creare immediatamente un governo

rivoluzionario provvisorio, e una maggioranza più moderata, che con il passare delle settimane finì con l’imporsi. In questa situazione di estrema confusione e di

debolezza, la sera del 3 aprile 1917, Lenin torna in Russia dall’esilio in Svizzera e il giorno seguente legge le “Tesi di Aprile”, il cui nucleo centrale era:

• Passaggio dalla prima alla seconda tappa della rivoluzione, che deve dare il potere al proletariato

• Non appoggiare in alcun modo il governo provvisorio (superamento del dualismo di potere)

• Riconoscere che il partito bolscevico è una minoranza e spiegare alle masse che i Soviet sono l’unico governo rivoluzionario possibile, evidenziando e correggendo gli

errori della masse.

• Fusione di tutte le banche in una banca nazionale controllata dai soviet.

• Nazionalizzazione delle terre del paese a disposizione dei soviet, e trasformazione delle grandi tenute in aziende modello coltivate per conto della comunità.

3. La rivoluzione d’ottobre

3.1 Disgregazione dell’esercito e delegittimazione del governo

L’occasione giusta per prendere il potere si presentò a Lenin quando il governo provvisorio di Kerenskij attaccò militarmente la Galizia, attacco che poi si risolse in

disastro. Nel caos successivo la disfatta, il comandante supremo dell’esercito Kornilov tentò un colpo di stato per una dittatura militare, liquidando i soviet. Il tentativo

fallì grazie ai soldati rivoluzionari. Nel frattempo l’inflazione saliva fortissimo, la cartamoneta circolante era raddoppiata, e nelle strade di Pietrogrado erano numerose

le dimostrazioni di poveri, e più importanti, dei militari, che erano il sintomo di una mancata legittimazione del potere. A settembre nelle elezioni per la Duma, i

bolscevichi ottennero la maggioranza. Lenin sintetizzò così il suo programma:

• Potere ai soviet

• Pace senza annessioni ne indennità

• Terra ai contadini tramite il passaggio per i soviet di villaggio.

• Liberazione delle indennità oppresse e riconoscimento dell’uguaglianza dei popoli russi

3.2 La scelta rivoluzionaria e la presa del Palazzo d’Inverno

Il 10 ottobre il comitato centrale sovietico approvò la soluzione rivoluzionaria, programmando il rovesciamento del governo di Kerenskij prima della convocazione

dell’Assemblea Costituente. La notte del 7 novembre i rivoluzionari si impadronirono del Palazzo d’inverno e della città, e sciolsero il governo provvisorio. Alla fine di

novembre nelle prime elezioni a suffragio universale i bolscevichi persero la maggioranza e il governo rivoluzionario non venne riconosciuto dalla maggioranza

nell’Assemblea Costituente, che non verrà più riconvocata. Il partito bolscevico prende il nome di Partito Comunista

Il 3 marzo 1918 venne firmata la pace di Brest-Litovsk, molto gravosa per la Russia:

• Indipendenza dell’Ucraina

• Occupazione tedesca della Bielorussia

• Perdita della Polonia e dei paesi baltici

• Rinuncia alla metà degli impianti industriali.


PAGINE

2

PESO

60.11 KB

AUTORE

luca d.

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Esame: Storia
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze storico-artistiche
SSD:
A.A.: 2006-2007

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher luca d. di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Scienze Storiche Prof.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!