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Capitolo primo: preistoria ed epoca minoico-micenea

La religione è tanto antica quanto l'umanità. A tutti i periodi manca la testimonianza della lingua, che possa chiarire il significato di sconcertanti reperti. In realtà, si è conservata solo una limitata scelta di resti mortali e con notevole precisione è possibile definire e classificare i frammenti dei vasi di terracotta, tanto che, a partire dall'invenzione della ceramica, è possibile condurre una delimitazione cronologica delle singole civiltà.

Ci sono vari modi di interpretare la religione greca, ma nessuno di questi può dirsi soddisfacente, in quanto non considera tutti gli aspetti come le maschere, le danze e il canto, che per evidenti motivi non possono essere considerati. Per altra via, è proprio la lingua, a condurre nella preistoria: il greco, infatti, appartiene al gruppo delle lingue indoeuropee. Ma immaginare una civiltà proto-indoeuropea rimane ancora oggi un problema insoluto.

Già nel Paleolitico la Grecia era abitata dall'uomo. Insediamenti permanenti iniziano nel neolitico inferiore e le loro origini precedono l'invenzione della ceramica. I centri maggiori sono situati nelle pianure fertili:

  • Tessaglia;
  • Macedonia;
  • Boezia;
  • Argolide;
  • Messenia.

Anche Creta è toccata dalla civiltà agricola del VII millennio. Questa civiltà agricola proveniva dall'Oriente. Gli inizi della civiltà neolitica sono nella Mezzaluna Fertile, si diffonde poi nell'Asia Minore, ma anche al nord cominciano a formarsi le prime civiltà contadine, che avranno influsso sulla Grecia.

Nel complesso il neolitico greco sembra abbracciare un periodo di oltre tre millenni. Sono scarse le testimonianze relative alla religione e il più importante complesso di rilevanza religiosa è rappresentato dalle statuette:

  • Piccole figure di argilla, a volte di pietra;
  • Rappresentano donne nude con esagerata accentuazione del basso ventre, dei seni, delle natiche;
  • Esempi possono risalire anche al Paleolitico.

Si suppone possano rappresentare una Divinità Madre, immagine simbolica della fertilità di uomo, animali e terra.

Ritrovamenti principali

I reperti più singolari sono stati ritrovati a Catal Hüyük. Qui sarebbe stata rinvenuta una serie di santuari, caratterizzati da stanze con caratteristiche simili a quelle all'interno delle abitazioni. Caratterizzano questi ambienti:

  • Sepolture secondarie;
  • Banchi con corna di toro;
  • Pitture parietali figurative;
  • Sculture di una grande dea con le mani sollevate e le gambe divaricate alla parete.

Le ipotesi possono essere molte; tuttavia è lecito supporre che una continuità della religione in terra greca, ci sia stata, conformemente al persistere della cultura e del costume contadino. Gli animali da sacrificio in uso presso i Greci, sono:

  • Bue;
  • Pecora;
  • Capra;
  • Maiale.

Sono esclusi da questo elenco l'asino e il cavallo, introdotti solo tra I e II millennio. Carattere antico hanno anche le feste agrarie delle Thesmophorie, tanto che sono state considerate dell'età della pietra. Nello specifico, queste feste sono caratterizzate dal sacrificio dei maiali e non è raro trovare in un tempio di Demetra statuette di argilla come doni votivi.

Riusciamo così a cogliere alcune componenti autoctone della religione greca, anche se vi è sempre la speranza che nuovi reperti possano colmare le molte lacune rimanenti.

Passaggio all'età del bronzo

Il passaggio all'età del bronzo avvenne nel corso del III millennio grazie agli impulsi provenienti dall'Oriente. Mentre la Mesopotamia e la valle del Nilo si sviluppano e crescono le prime civiltà evolute, la Grecia resta più arretrata e, come conseguenza della divisione del lavoro e della concentrazione del potere e della ricchezza, nascono insediamenti simili alle città, chiusi da cinta muraria e con grandi edifici centrali.

Il ritmo della storia subisce allora un'accelerazione, che conduce anche a una maggiore differenziazione del paesaggio, permettendoci di distinguere tre civiltà:

  • Della terraferma, chiamata anche protoelladica;
  • Cicladica, delle isole egee;
  • Protominoica di Creta, che si avvia verso la evoluta civiltà minoica.

La civiltà protoelladica non è molto conosciuta, vista anche la scarsità di documenti. Sappiamo che:

  • Le statuette si fanno più rare, forse per diminuzione del culto domestico e privato;
  • Esistono chiari resti di culto sacrificale;
  • Abbiamo due ritrovamenti importanti come Lerna ed Eutresi.

Dalla costruzione di Lerna, proviene un grande bacile di terracotta, riccamente decorato, con al centro una cavità a forma di bipenne. Reca tracce di fuoco e probabilmente serviva come braciere da cerimonia. A Eutresi, invece, c'è stato un importante ritrovamento: una casa aveva un terzo vano più grande e al suo interno, oltre al focolare, si trovavano un banco in muratura e una piattaforma circolare decorata, con tracce di ossa e animali. Una fossa sacrificale conteneva invece cenere, ossa di animali e ceramica bruciata dalle fiamme.

Civiltà cicladica e la religione elladica

Fin dall'epoca protoneolitica era diffusa la navigazione intorno alle Cicladi. La civiltà cicladica del bronzo si fonda, quindi, sul collegamento fra agricoltura e artigianato con il commercio marittimo. Piccole comunità hanno creato la loro fortuna grazie agli scambi con Oriente e Occidente. Degne di attenzione sono le grandi strutture tombali. Dalle tombe provengono grandi opere artistiche, che hanno contribuito alla fama delle Cicladi. Il tipo principale è caratterizzato da una donna nuda, stante, con i piedi distesi. Tali figure non venivano create esclusivamente come corredo tombale.

Nonostante le testimonianze sinora riportate, noi della religione elladica non conosciamo in realtà nulla. È sufficiente tenere in considerazione che i popoli migratori indoeuropei-greci trovarono e recepirono forme di culto pienamente sviluppate. Molte città raccontate nella mitologia in realtà saranno centri di sviluppo micenei e così via.

Una panoramica sull'indoeuropeo

Sappiamo che la lingua greca è imparentata con un gruppo di altre lingue dell'Asia e dell'Europa, tanto che questo ci permette di ricondurla a una lingua comune originaria, chiamata indoeuropeo. In linea di principio, negli studi si è seguita la ricostruzione di un idioma originario comune. Il fatto che una lingua, possa essere stata parlata da un popolo di Indoeuropei, è sicuramente una conclusione ovvia.

Questo popolo si frazionò in gruppi, che penetrarono in India, Europa, Asia Minore, Grecia, Italia, Europa occidentale e settentrionale e nel corso delle migrazioni si venne formando dalla comune lingua originaria, un insieme di singole lingue storiche. È molto controverso accettare questi postulati e concretarli, perché dare una patria di origine a questo popolo originario, significherebbe dare un'etichetta alla civiltà neolitica, quella di popolo indoeuropeo. Le tesi degli studiosi sono molto diverse e non danno spazio a una decisione.

La Grecia è passata sotto l'influsso dell'Indoeuropeo solo a seguito di un movimento migratorio dell'età nel bronzo. La lingua greca a noi nota è quella dei testi in Lineare B. Nessuno pone in dubbio che i micenei parlassero tutti la stessa lingua.

Il patrimonio lessicale dell'indoeuropeo contiene in sé un mondo spirituale da cui possiamo riconoscere:

  • Scale di valori;
  • Gerarchie sociali;
  • Credenze religiose.

Evidentemente ci sono alcuni elementi comuni:

  • Organizzazione patriarcale;
  • Ruolo del padre nella famiglia;
  • Conoscenza dell'agricoltura;
  • Importanza del pascolo, del bue e del cavallo.

Ci si immagina, pertanto, un popolo guerriero e seminomade, che viveva ai margini di società in via di sviluppo e che poi riuscirono a farsi padroni del luogo. Permangono alcuni punti di appoggi riguardo la poesia e il culto degli dei (Zeus). È provata l'esistenza di una poesia indoeuropea in versi con specifiche formule poetico-retoriche.

È possibile cogliere anche aspetti marginali del culto:

  • Adorazione del sacro con sacrifici e preghiere;
  • I termini usati per indicare la libagione;
  • Il sacrificio animale.

George Dumezil ha allora posto in risalto nei suoi saggi il sistema delle tre funzioni, ossia di ceto sacerdotale, guerriero e contadino, come una struttura fondamentale riscontrabile nel pantheon, nel rito e nel mito e in altre forme narrative e speculative.

In ogni caso, che il greco e con esso la religione greca debba considerarsi come sintesi di un sostrato autoctono e di una sovrapposizione indoeuropea, rappresenta una convinzione fondamentale della storiografia. Si è da qualche tempo appurato che gran parte del patrimonio lessicale greco non è indoeuropeo, aspetto riscontrabile da alcuni suffissi, nomi di città e di piante.

Panorama storico e delle fonti della religione minoico-micenea

La civiltà superiore cretese nell'età del bronzo ha interessato quasi tutta la Grecia ed è stata scoperta in tre tappe successive:

  • 1871 da Heinrich Schliemann con gli scavi a Micene;
  • 1900 da Arthur Evans che riesumò a Creta il palazzo di Cnosso;
  • 1953 da Michael Ventris che decifrò delle tavolette in Lineare B, rinvenute a Cnosso, Pilo e Micene.

Alla base del decollo economico di questa civiltà ci sono l'intensificazione della coltura della vite e dell'olivo; da Oriente arrivò la lavorazione dei metalli ed entrambe le innovazioni riuscirono a rafforzare l'organizzazione centrale del commercio e la raccolta delle scorte. La civiltà superiore è caratterizzata dal grande palazzo reale, centro dell'amministrazione economica e politica. Il palazzo più importante è quello di Cnosso, ce ne sono poi a:

  • Festo;
  • Ayia Triada;
  • Mallia;
  • Kato Zakro.

Compare anche una scrittura geroglifica. Attorno ai palazzi si raggruppano le città. Al periodo palaziale appartiene la civiltà cretese:

  • Affreschi parietali a tinte luminose;
  • Recipienti dipinti;
  • Eleganti donne a seno nudo;
  • Acrobate che si inarcano sulle corna del toro;
  • Raffinatezze architettoniche dei grandi edifici;
  • Ricchezza degli addobbi;
  • Modellatura sempre riuscita.

Un terremoto distrusse verso il 1730 i primi palazzi, che vennero ricostruiti. Il periodo dei nuovi palazzi rappresenta il culmine della civiltà minoica. In uso ora vi è la scrittura Lineare A. Verso il 1450 vi fu una nuova catastrofe naturale, l'eruzione del vulcano di Tera, che segnò il punto di svolta della società minoica. L'egemonia passò allora alla Grecia continentale.

Le tombe a fossa di Micene annunciano una repentina ascesa del potere principesco. L'elemento bellico è più accentuato rispetto a Creta. Alla decadenza di Creta, corrisponde l'espansione dei Greci. Si sviluppano quindi insediamenti in:

  • Argolide;
  • Messenia;
  • Attica;
  • Beozia;
  • Tessaglia.

Nascono insediamenti nuovi anche in:

  • Isole egee;
  • Asia minore;
  • Cipro;
  • Sicilia (?).

La scrittura minoica venne trasformata in Lineare B e utilizzata per annotazioni in lingua greca. Anche le tombe a cupola seguono modelli cretesi, anche se non ne raggiunsero mai la monumentalità. In ogni caso con questo crollo dei palazzi, crollò anche l'intero sistema economico e sociale, l'amministrazione centralizzata, il commercio diffuso, l'artigianato, l'arte e la scrittura. Piombiamo nel periodo lungo dei Secoli Bui.

L'indagine deve fare riferimento quasi sempre e solo al materiale archeologico. Fra i resti materiali di maggiore rilievo, possiamo trovare:

  • Grotte;
  • Santuari su alture;
  • Santuari domestici;
  • Templi.

Sono facilmente rintracciabili anche una serie di doni votivi, come:

  • Statuette raffiguranti attrezzi, animali, uomini;
  • Asce d'oro;
  • Vasi in miniatura;
  • Modellini di santuari in miniatura.

Le testimonianze più chiare sono quelle rappresentate dalle raffigurazioni iconografiche. Di notevole spunto sono:

  • Grandi anelli d'oro, d'argento e di elettro;
  • Gemme;
  • Sigilli;
  • Impronte di sigilli;
  • Grandi affreschi parietali.

Le figure umane rappresentate sollevano il problema se in esse siano da riconoscere il dedicante o la divinità o sacerdoti che incarnano la divinità. Una decisione su tale questione potrebbe basarsi sull'interpretazione delle loro caratteristiche:

  • Uomini in adorazione;
  • Braccia incrociate;
  • Oppure braccio destro sollevato nell'atto di salutare o appoggiato alla fronte;
  • A volte tengono in mano un dono.

Edifici cultuali

La grotta rappresenta la prima abitazione dell'uomo, che venne poi usata come luogo di sepoltura e infine considerata come casa degli dei. Nessuna delle grotte di Creta ci dà indizi su questa successione d'uso, ma la maggior parte di esse sarebbe stata inadeguata per vivere a causa dell'umidità e del freddo; inoltre sono troppo lontane dagli insediamenti per credere che potessero essere luoghi di sepoltura. Tuttavia le grotte-santuario sono una caratteristica della Creta Minoica. Probabilmente, in esse si cercava l'incontro con il divino, proprio perché erano siti difficilmente accessibili e oscuri. Si segnalano per importanza la grotta di KAMARES, in cui si depositavano vasi fittili; essi contenevano grani di cereali e ossa di animali. Più imponenti sono i doni votivi ritrovati in altre grotte, tra cui figurano asce, pugnali, coltelli, statuette.

Caratteristici del periodo sono anche i santuari su alture. Essi si trovavano su come di monti brulli e non alti, lontani dalle abitazioni degli uomini ma raggiungibili facilmente. Si distinguono per la grande quantità di terrecotte votive di vario genere. Predominano figure di animali, statuette di uomini e donne nell'atto di adorazione. Non sono state trovate bipenni o tavole per libagioni. Sono stati identificati con certezza una ventina di santuari di questo tipo. Non mancano però residui di ossa di animali. Non è stata rinvenuta alcuna figura rappresentante una divinità.

Le immagini dei grandi anelli d'oro sono contraddistinte dalla presenza di un imponente albero, quasi sempre cinto da un muro sacro. Il muro poteva essere decorato con stucchi e coronato da corna cultuali. Una porta conduce al suo interno e a volte lascia intravedere un pilastro di pietra. Non mancano altari di diversa forma. In alcuni casi troviamo l'albero di fronte ad edifici simili a templi. Nella maggior parte dei casi, troviamo rappresentati olivi e fichi e di fronte all'albero possiamo trovare suonatori e danzatrice e danzatori oppure divinità che appaiono ai loro adoratori. Questi alberi non si trovano né su monti, né in complessi palaziali, per cui si presume che questi fossero situati in aperta campagna. Questo tipo di luogo di culto offre uno spunto per immaginare che la vita religiosa si svolgesse in realtà all'aperto, lontano dai luoghi degli insediamenti. Là facevano capo le processioni e poteva apparire la divinità.

Si credette che la civiltà minoica non avesse il tempio, bensì piccole stanze allestite allo stesso scopo all'interno del palazzo, identificabili attraverso doni votivi, asce e bipenne. Questo ha sempre creato profondi dubbi e incertezze di interpretazione. Evans aveva proposto l'idea di una cultura del pilastro, ma i reperti erano talmente tanto eterogenei che non si poteva avvallare la tesi di un possibile significato religioso. Non sono meno enigmatici i bagni lustrali del palazzo: sono sistemati più in basso rispetto alle stanze circostanti, sono separati da balaustrate a colonne e vi si accede per una scala. Una costruzione simile è attigua alla stanza del trono di Cnosso. Più antichi sono i santuari ritrovati a Festo, Mallia, etc. Caratteristica comune a tutte queste stanze è comunque una mensola fatta di pietre o argilla appoggiata alla parete sopra la quale erano sistemati oggetti, che si volevano venerare.

Solo nei santuari domestici si trovano idoli come le dee dei serpenti. Si tratta comunque di immagini femminili. Ciò fa pensare alla tradizione di figure legate alla donna e all'ambiente domestico. Un'altra caratteristica del culto domestico sono le rappresentazioni di serpenti. Il serpente designa il mondo dei morti, degli eroi, degli dei degli inferi. È innata e istintiva la paura dell'uomo verso il serpente. Il palazzo ha quindi bisogno di assicurarsi la benevolenza da queste creature con piccoli doni.

Un tempo era opinione comune che non esistesse un vero e proprio tempio, né del tipo greco, né inteso come complesso di edifici. È enigmatica in questo senso la facciata templare che si riscontra nelle raffigurazioni minoico micenee, mentre per l'archeologia queste costruzioni non esistono dal momento che non ne è mai stata trovata traccia. Numerose scoperte recenti hanno però portato sostanziali modifiche in questo campo:

  • Ritrovamenti di Archanes;
  • Ritrovamenti ad Asine;
  • Centro cultuale di Micene.

Il monumento più significativo in questo senso è il Tesoro di Atreo. È una tomba regale del XIV secolo. Gli oggetti rinvenuti in essa mostrano fino a che punto arrivasse il dispendio in favore dei morti. Le grandi costruzioni circolari per i defunti compaiono già in epoca proto-minoica nel sud di Creta. Le piste da ballo pavimentate dimostrano come esse fossero nel contempo centri cultuali per la comunità.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ANT/02 Storia greca

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher jessicabortuzzo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della religione greca e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Udine o del prof Camassa Giorgio.
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