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Nascita e morte precoce della nuova diplomazia.

1. Una proposta di lettura.

L’inizio del XX secolo vide il dominio della Gran Bretagna come impero globale e lo slancio

nella politica internazionale della Germania di Guglielmo II, grazie ad un sistema

economico in rapida crescita. La Germania apparve in grado di contrastare l’egemonia

britannica (con la creazione di una flotta militare ed il progetto di costruire la linea

ferroviaria Berlino-Bagdad) e quest’ultima reagì avviandosi verso la formazione di una

coalizione anti-tedesca. Così, per gioco di alleanze che vedeva Francia, Russia e Gran

Bretagna nella triplice Intesa, con l’Italia facente parte della Triplice Alleanza che stipulava

accordi economici con Francia e Russia, mentre la Germania, isolata, veniva appoggiata

solo dall’Impero Austro-Ungarico. Con i nuovi schieramenti non si voleva solo favorire la

Francia nel recupero dell’Alsazia e della Lorena (1870-71), ma anche ad impedire

l’avanzata tedesca a scapito dell’ “uomo malato d’Europa”, l’Impero Ottomano, su cui tutti

avevano ambizioni, in particolar modo dopo la scoperta del petrolio.

Nel 1895, respingendo un piano di spartizione proposto dagli inglesi, la Germania ottenne

le prime concessioni per la costruzione della linea ferroviaria, da quel momento era lei a

sorreggere l’impero ottomano, divenendo, così, l’obiettivo della controffensiva diplomatica

inglese. Indefinita la posizione dell’Italia. Alla crescente fibrillazione nella zona

mediorientale, si aggiunse il dilagare in Europa del Movimento Socialista e l’affermazione

degli USA come forza economica globale, nonché, come artefice della creazione di un

nuovo ordina mondiale. Ma, se il pericolo rivoluzionario non era difficile da contenere, nulla

impedì agli Usa di affermarsi. Alla vigilia della Prima Guerra Mondiale, infatti, era già una

superpotenza economica che mirava ad eliminare alcuni elementi di insicurezza

territoriale. Le questioni territoriali riguardavano la presenza spagnola a Cuba ed il

controllo dei progetti riguardanti la costruzione del Canale di Panama. Le questioni

ideologiche, invece, riguardavano il ruolo della politica estera americana nel mondo.

Le prime questioni venero risolte nel 1898 con la guerra alla Spagna che portò ad

occupare Cuba, le Filippine e Guam nonché all’annessione di Portorico e delle Hawaii. Nel

1903, inoltre, gli USA ottennero il diritto di occupare e controllare la navigazione della zona

prossima al Canale di Panama. Gli USA furono da sempre stretti tra isolazionismo e

presenza internazionale. Il successore di Roosvelt, Taft, preferì sviluppare un’espansione

finanziaria, “diplomazia del dollaro”, la cosiddetta “politica della porta aperta” (per esempio

in Cina affluivano soldi americani per riforme al governo). Percependo la complessità della

diplomazia mondiale, Taft preferiva i trattati di arbitrato, lo strumento più utile per risolvere

pacificamente controversie internazionali.

Wilson mediò tra le due anime ponendosi in Europa come paladino della pace. Riguardo

la Prima Guerra Mondiale, egli non prese subito posizioni pensando terminasse presto.

Ma, quando nel 1917 gli americani intervennero, la Guerra aveva già offerto loro nuove

prospettive commerciali e finanziarie; alla fine del conflitto risultavano tra i principali

finanziatori del conflitto. Le ostilità nei confronti della Germania si rafforzarono a causa

della guerra sottomarina ed il carattere disumano della guerra si scontrava con il pacifismo

wilsoniano che voleva imporre con la forza dell’economia e delle pressioni politiche un

nuovo ordine internazionale. I principi che Wilson espose al Senato nel gennaio ’17 erano:

pace senza vincitori; uguaglianza delle nazioni; l’autogoverno dei popoli; la libertà dei mari;

una generale riduzione degli armamenti; una lega perpetua di tutte le nazioni.

Al progetto wilsoniano i tedeschi reagirono con la ripresa della guerra sottomarina, mentre

nel frattempo in Russia imperversava la Rivoluzione. Ora gli Usa dovevano misurarsi con 1

le proposte comuniste, nuovo avversario da battere sul terreno ideologico. L’Europa però

non era alla vigilia della Rivoluzione, anzi, proprio la paura della sovversione accelerava lo

scontro risolutivo e favoriva l’influenza wilsoniana. La scesa in campo degli USA provocò

una svolta nelle operazioni militari: Germania e Austria persero più che sul terreno bellico,

su quello delle risorse economiche e su quello delle ripercussioni che le idee di Wilson

provocarono. Ai 14 punti di Wilson si contrappose il “Decreto per la pace” di Lenin con il

quale si chiedeva ai popoli dei paesi belligeranti ed ai governi l’immediata apertura dei

negoziati per una pace senza vincitori ne vinti, al fine di attuare la Rivoluzione proletaria.

Il sistema dei Soviet era diretto contro gli stati capitalisti, quello wilsoniano esprimeva

invece il modo americano di guardare all’Europa. Con il suo piano, infatti, Wilson voleva

mettere in difficoltà sia i nemici delle potenze occidentali sia le potenze occidentali stesse:

Francia, in riferimento alla sua sicurezza futura, e Gran Bretagna, in relazione al suo

sistema imperiale. Il progetto incoronava la visione di un nuovo ordine basato sugli

interessi economici degli USA. Con i 14 punti gli USA precisavano di non essere entrati in

guerra per interessi propri ma per far si che il mondo fosse sicuro. In generale

proclamavano: fine della diplomazia segreta, libertà di navigazione, soppressione delle

barriere per un libero commercio, limitazione degli armamenti, e che gli interessi dei popoli

colonizzati avessero lo stesso peso di quello delle potenze coloniali.

Si prometteva alla Russia che i suoi territori sarebbero stati evacuati dai nemici, alla

Francia Alsazia e Lorena, al Belgio l’indipendenza, di rettificare le frontiere italiane,

l’evacuazione della Romania, della Serbia e Montenegro, piena sovranità e sicurezza alle

“parti turche” dell’ ex Impero Ottomano, e il controllo internazionale dei Dardanelli,

indipendenza polacca con sbocco al mare e la costituzione della Società delle Nazioni. Ma

la diplomazia aperta fu un’illusione: a Parigi, durante una conferenza di pace, il “Consigli

dei Quattro” (USA, Gran Bretagna, Italia e Francia) decisero segretamente le clausole dei

trattati di pace. Solo per l’Italia si pose la questione del principio di nazionalità senza che

ciò fosse specificato per la Russia o per le colonie, né tanto meno per la questione serba e

polacca, dove il principio di nazionalità era in secondo piano per la necessità di assicurare

lo sbocco al mare della Polonia. Si fece poi di tutto per dissolvere l’Impero Asburgico e

quello Ottomano. La disgregazione di quest’ultimo apriva al colonialismo anglo-francese il

controllo del Mediterraneo orientale, lasciando però scoperta la situazione araba.

Quest’ultima zona era molto importante per gli USA vista la presenza del petrolio e la

politica della porta aperta metteva alle corde la Gran Bretagna.

Era l’inizio di un percorso che avrebbe portato gli USA a sostituirsi alla Gran Bretagna nel

controllo delle risorse petrolifere medio-orientali.

Circa l’Impero Austro-Ungarico, italiani ed americani incoraggiavano le aspirazioni

nazionalistiche dei popoli: venne creata la Grande Serbia, stato serbo-croato-sloveno,

entità indipendente, era una polveriera di tensioni e conflitti tra le varie nazionalità. Nacque

poi la Jugoslavia e la Cecoslovacchia, nella quale convivevano cinque nazionalità. Tali

“creature” di Wilson avevano lo scopo di creare un “cordone sanitario” contro la Russia.

Circa l’Italia, Wilson attizzò la polemica riguardo l’Alto Adige/Sud Tirolo, confine orientale,

respingendo le intese del Patto di Londra (1915). I francesi, invece, auspicavano alla

cancellazione del pericolo tedesco, tramite la separazione della Renania. Wilson si oppose

proponendo un compromesso basato sullo scambio con un trattato di garanzia

cinquantennale che gli Usa e la Gran Bretagna concedevano alla Francia rispetto al

pericolo tedesco. Wilson aggiunse un patto costitutivo della Società delle Nazioni

(Covenant). Egli però nell’ottobre’19 fu colto dalla malattia e l’opposizione repubblicana

bocciò il patto, così gli USA non entrarono nella Società delle Nazioni, venendo meno a

tutto ciò che Wilson aveva garantito. Ciò non fece altro che: acuire il problema della

sicurezza per la Francia, la vittoria “mutilata” in Italia per la mancata attuazione del Patto di

Londra, la Gran Bretagna preferì l’isolazionismo, i tedeschi assoggettati al diktat iniziarono

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a coltivare la politica revisionista, il nuovo ordine dell’Europa centro-orientale non ebbe più

garanzia ed i Balcani iniziarono a negoziare con Mosca. I trattati furono firmati ma la pace

sembrava lontana.

2. Il diagramma evemenenziale.

Nel 1914 l’impero britannico occupava un terzo della superficie terrestre: dall’Egitto

all’Unione sudafricana, L’India, al Birmania, l’Australia, la Nuova Zelanda, il Canada,

Gibilterra, Malta, Cipro, il Canale di Suez, Singapore, Hong Kong, tutte strategiche per

quel che riguardava il controllo delle comunicazioni con la madrepatria. Le colonie erano

all’origine del primato politico, economico e commerciale britannico. Per quanto riguarda

l’impero tedesco, finché Bismarck mantenne la carica di cancelliere, la politica estera fu

caratterizzata dall’intento di proteggere il paese dallo spirito di rivalsa francese, attraverso

una fitta rete di alleanze che la vedevano legata all’Austia-Ungheria (1879) e all’Italia

(Triplice alleanza 1882). L’intento di Bismack era principalmente quello di tener uniti i tre

imperi dell’Europa Centrale, attraverso il Trattato di Controassicurazione del 1887 stipulato

con la Russia per evitare un avvicinamento di quest’ultima alla Francia. Estromesso

Bismarck dal potere, però, per opera dell’imperatore Guglielmo II, che intraprese una

politica estera meno cauta, attenta agli interessi della grande industria. Egli, infatti, dal ’93

avviò una vera e propria guerra tariffaria contro la Russia, portandola così a stringere

contatti diplomatici con la Francia. Nel 1893 questa non era più isolata e vedeva aprirsi la

strada della “revanche”. La Germania cessava, così, di essere l’elemento dominante delle

relazioni internazionali ma continuava ad essere la potenza più forte e dinamica d’Europa.

Manifestazioni della sua forza si evidenziavano con l’impegno coloniale che la portò ad

occupare Namibia (Africa sud-occidentale) e Tanzania (Africa orientale), l’Arcipelago delle

Caroline e delle Marianne (nel Pacifico), divenendo anche un elemento dominante nel

Medio Oriente, con l’intervento della Deutsche Bank per la ferrovia Berlino-Bagdad, e con

l’avvento al potere dei Giovani Turchi ad Istambul, che favorirono la penetrazione tedesca

in Turchia, investirono in un’area strategica per gli inglesi. Si manifestò ancora con la

preparazione di una grande flotta militare guidata dall’ammiraglio Von Tirpitz.

La corsa al riarmo navale portava però la Germania a contrapporsi diplomaticamente alla

gran Bretagna. Gli inglesi compresero ben presto che la Germania Guglielmina costituiva

una minaccia per l’Europa. Così, nel 1898, il ministro per le Colonie britannico,

Chamberlain, propose la stipulazione di un’alleanza alla Germania. Proposta che però

venne accolta a Berlino con molta diffidenza. Un’eventuale alleanza anglo-tedesca, infatti,

avrebbe approfondito il solco che già divideva Russia e Germania, in un momento in cui

tra Gran Bretagna e Russia esistevano pessime relazioni politico-diplomatiche. Anche se

l’alleanza con l’Austria e l’Italia (appena uscita dalla sconfitta di Adua) non era sufficiente

per l’avvenire della politica estera tedesca, il ministro degli esteri tedesco Von Bullow

lasciò cadere la proposta tedesca poiché quell’ alleanza avrebbe solo peggiorato i rapporti

con la Russia senza assicurare in cambio un appoggio militare, poiché la Gran Bretagna

non aveva la circoscrizione obbligatoria. Anzi Bullow ritenne più importante stringere

alleanza con i russi, pensando erroneamente che le differenza tra Russia e Francia

avrebbero ben presto portato alla rottura dell’alleanza. Dopo questa proposta e dopo

l’azione congiuntamente svolta in Cina per reprimere la rivolta dei boxers, Chamberlain

ripropose una nuova alleanza. L’insistenza inglese venne considerata un segno di

debolezza e Bullow replicò proponendo a sua volta un altro accordo per far entrare la

Gran Bretagna nella triplice Alleanza, ma questa rifiutò. Nel 1904 Francia e Gran Bretagna

raggiunsero una completa intesa su tutte le controversie coloniali e strinsero il segreto

impegno di favorire l’azione francese in Marocco anche contro terze potenze. 3

Bullow, però, ritenne di poter dimostrare alla Francia che la sua alleanza altro non era che

una “tigre di carta”. Ciò avvenne in modo teatrale durante un viaggio di Guglielmo II a

Tangeri durante il quale disse al sultano che avrebbe difeso gli interessi tedeschi in

Marocco. Tutto ciò proprio quando la Francia aveva intrapreso senza consultare Berlino

un’azione diplomatica volta a porre il Marocco sotto il suo protettorato. La Francia dovette

accettare che la questione marocchina fosse discussa in una conferenza internazionale

durante la quale ebbe l’appoggio inglese, russo ed italiano. Ciò era segno di un pericoloso

isolamento tedesco che continuò ad accentuarsi quando nel 1907 la Gran Bretagna si

avviò verso l’intesa con la Russia, raggiungendo un accordo circa l’Asia, la Persia,

l’Afghanistan e il Tibet, portando così ala nascita della Trilice Intesa. Intanto la Triplice

Alleanza continuava a sgretolarsi, infatti nel 1908 anche l’Italia, dopo che l’Austria-

Ungheria aveva annesso la Bosnia si accordò segretamente con la Russia per il

mantenimento dello status quo nei Balcani.

2.1 La formazione delle alleanze contrapposte in Europa

I nuovi schieramenti furono messi alla prova nel 1908 con la crisi balcanica, ovvero

quando l’Austria-Ungheria decise di trasformare l’amministrazione della Bosnia

Erzegovina (dopo la fine della guerra russo-turca) in annessione. Ciò rese evidente l’idea

che la situazione dei Balcani potesse essere modificata unilateralmente, violando alcune

stipulazioni che vincolavano l’Austria con la Russia e l’Italia a non modificare senza

preavviso l’assetto balcanico. Tuttavia nell’estate del 1903 un colpo di stato in Serbia

aveva destituito la vecchia dinastia e aveva posto al trono quella rivale, che aveva

intrapreso una politica nazionalistica e filorussa. Gli anni successivi furono caratterizzati

dall’acuirsi delle rivalità tra Russia e Austria circa la questione dell’indipendenza della

Bulgaria, sostenuta dagli austriaci e riguardo l’ipotesi di una completa annessione della

Bosnia in cambio dell’appoggio del governo di Vienna alle richieste russe di revisione del

regime di navigazione degli Stretti. Durante un incontro tra il ministro degli esteri russo e

quello austriaco un compromesso parve possibile ma, all’annuncio dell’annessione, il

ministro russo si sentì giocato e considerò violati gli accordi del 1903, vi fu l’appoggio

tedesco e inglese, ma i serbi protestarono con tre giorni di violenza. Gli italiani, invece,

considerarono violata la Triplice alleanza secondo la quale non si dovevano attuare

mutamenti nei Balcani senza preventivo accordo. Rivalità, nazionalismo, spinta

militaristica, e colonialismo rendevano esplosive aree come l’Impero Ottomano (ciò che

rimaneva di esso in Europa) e la Penisola Balcanica. Ma l’acuirsi della crisi ebbe luogo in

Marocco quando i tedeschi inviarono nelle acque del porto marocchino una cannoniera

per tutelare i loro commerci nell’area. La reazione francese fu risoluta, infatti, dopo

settimane di negoziato, i tedeschi dovettero riconoscere la preminenza degli interessi

francesi in Marocco, che questo diventasse un protettorato francese salvo la città libera di

Tangeri, un’area che restava sotto il controllo spagnolo, mentre la Germania ottenne

concessioni coloniali nel Camerun e nel Congo francese. Il compromesso, però, lasciava

sospetti e rivalità. Primo tra tutti quello italiano. Dal 1887 gli italiani si preparavano

all’estensione dei loro domini coloniali in Cirenaica e Tripolitania. All’inizio del secolo,

anche la Francia aveva accettato i progetti di Roma, come moneta di scambio per

l’appoggio italiano alla questione marocchina. Conclusasi quest’ultima, l’Italia avvertiva

l’urgenza di dare concretezza alle sue ambizioni. Così, il 29 ottobre 1911 ebbe luogo

l’azione militare italiana in Tripolitania e Cirenaica, sancita da una guerra tra Italia e

Impero Ottomano. L’Italia poteva fare ciò poiché le altre potenze avevano riconosciuto le

sue aspirazioni. Ma l’esercito italiano ebbe facile solo sulle coste, poi attaccò Rodi e il

Dodecaneso. Il governo ottomano accettò la resa e cedette la Libia con il Trattato di

Losanna (1912) e agli italiani rimase anche il Dodecaneso. La sconfitta accelerò la 4

disintegrazione dell’Impero e avvicinò sempre più la guerra generale poiché mise alla

prova i contrasti tra i nazionalismi della penisola. Grecia, Bulgaria, Serbia, Montenegro e i

nazionalismi albanesi erano pronti a combattere contro l’impero ottomano e a dividersi le

sue spoglie. Nel marzo 1912 Serbia e Bulgaria si accordarono segretamente per dividersi

la Macedonia, appoggiati dalla Russia; in magio si unirono al loro i Greci. La prima guerra

balcanica iniziò così in ottob

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Scienze politiche e sociali SPS/06 Storia delle relazioni internazionali

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher flaviael di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia delle relazioni internazionali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Merlati Mariele.
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