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DISPARITÀ CRESCENTE FRA IL LORO NUMERO (in forte crescita) E LO SCARSO AUMENTO DELLA

CLIENTELA che poteva permettere di pagare gli onorari, dovuto a:!

- leggi delle autorità con la volontà di curare meglio la popolazione:!

- in Francia e in Prussia: due categorie gerarchizzate: medici e officiali di sanità;!

- in G.B.: professione autonoma e passaggio dei farmacisti alla professione medica;!

- in U.S.: scuole private a fine di lucro;!

- interesse crescente in ambienti sociali;!

- potenziale mercato in crescita.!

DIFFICOLTÀ DIFFERENTI NELLE CITTÀ E NELLE CAMPAGNE: i medici appartenevano in gran parte

alle classi medie urbane del commercio, dell’industria e della funzione pubblica, con una forte tendenza

auto-reclutamento; solo una piccola percentuale proveniva dai ceti più bassi.!

Nelle campagne:!

- L’ONORARIO: in natura e in modo forfettario, differito alla fine dell’anno dopo i raccolti —> negoziazioni

tra medici e pazienti.!

- I medici ambulanti e senza disponibilità di mezzi si trovavano di fronte a un retroterra culturale e

linguistico, poiché gli abitanti a volte preferivano i ciarlatani; i medici condotti trascuravano.!

In città:!

- L’ONORARIO: i medici della fascia più bassa guadagnavano 300 sterline all’anno; la maggior parte

guadagnava 700 sterline; una minoranza guadagnava 1000 sterline.!

- La CONCORRENZA fra medici, troppo numerosi rispetto alla clientela con possibilità finanziarie;

stimolava:!

- l’ingegnosità scientifica e terapeutica;!

- le strategie commerciali: collaborazione tra medico e farmacista: il medico offriva consulenze a buon

mercato, ma le prescrizioni erano per medicinali costosi.!

La crisi del mondo, largamente denunciata dagli interessati, deriva da uno sfasamento tra le aspettative e

la realtà, piuttosto che dalle condizioni di vita effettive.!

PROBLEMI DI AUTORITÀ: LA TERAPEUTICA!

I medici ebbero difficoltà a imporsi ai loro malati per mezzo della loro efficacia terapeutica: pur con

l’esperienza maturata in anni di studi nel classificare le malattie, non li rendeva necessariamente capaci di

curarle e ancora meno di guarirle. Anzi, la medicina sperimentale dimostrò che la farmacopea risultava più

nociva che benefica.!

Inoltre, la terapeutica fu svalutata dalle malattie stesse, e in particolare dal colera: malattia proveniente

dalle Indie, contagiò l’Europa a partire dal 1831 e resistette a diversi metodi terapeutici, rimettendo in

discussione l’immagine del medico come benefattore.!

Nelle circostanze estreme, il medico riesce a ottenere fiducia quando arriva munito di una tecnica

terapeutica efficace, ma, ad esempio, il vaccino contro il vaiolo non era sempre efficace e quindi dovette

essere imposto dalle autorità.!

PATRONAGE —> I medici modesti pare che fossero sottomessi a vere e proprie relazioni di patronato con

le famiglie agiate che si facevano forti del loro potere sociale e della loro cultura scientifica.!

PICCOLA BORGHESIA —> parte più cospicua della clientela, giocava sulla concorrenza fra medici per

imporre le proprie fantasie medicamentose.!

CONCORRENZA DI MEDICI ILLEGALI!

Le SETTE minacciavano lo status e l’unità del mondo medico, sfruttando le sconfitte e l’opinione pubblica.!

In U.S.: i settari erano in egual numero ai medici che seguivano la medicina tradizionale europea, inoltre

erano preferiti a causa della loro ostilità nei confronti dell’establishment.!

In G.B.: l’erbalismo era diffuso per il suo lato contestatore, economico e democratico. Inoltre, qui la

concorrenza era costituita da SPEZIALI e CHIMICI, i quali s’impadronirono del commercio farmaceutico: le

professioni ebbero un’impennata tale da costringere i membri a diversificare le proprie attività per

sopravvivere: speziali verso il commercio di spezie; chimici verso la medicina. Vi era anche la presenza di

rimedi segreti, fabbricati da industriali più o meno onesti e competenti. Di conseguenza, i farmacisti, in

direzione della medicina, avevano iniziato la distribuzione del farmaco senza prescrizione medica.!

In Germania: i settari si appoggiavano ad associazioni accessibili a medici e non medici, così si

assicuravano una funzione di sociabilità.!

MEDICASTRI, CIARLATANI, LEVATRICI, GUARITORI DI OGNI RISMA, ma in alcuni casi la letteratura

divulgativa di argomento medico raggiunse punte altissime di diffusione, permettendo lo sviluppo

dell’automedicazione e dell’igiene.!

CONDIZIONI DI VITA E DI LAVORO!

Differenziate in base al luogo di lavoro, alla posizione professionale e alla concorrenza. !

Francia: MEDICINA CLINICA, il passaggio attraverso l’ospedale era una necessità, ma la rete ospedaliere

non poteva garantire una formazione a tutti i medici, poiché si entrava tramite concorso —> medici d’élite.!

Altri paesi: gli ospedali erano rari o non esisteva ancora il sistema dei concorsi, perciò la specializzazione

era una risposta commerciale alla concorrenza: dentisti, psichiatri, competenze particolari nel curar occhi e

orecchie, medici funzionari.!

L’INCARICO PUBBLICO!

L’entrata nelle funzioni pubbliche costituì una risposta alla crisi e un elemento di differenziazione.!

Italia e Germania: numero considerevole di candidati.!

Francia e Inghilterra: incarichi più parcelizzati, meno vantaggiosi ma accessibili a più professionisti. Gli

incarichi part-time si moltiplicarono: in Francia, medici delle epidemie e medici dediti alla vaccinazione; in

Inghilterra medici delle poor laws, officiers of health e medical appointments. Infine, medici delle prigioni. In

seguito, negli ambienti di governo si pensò all’idea che la medicina potesse essere un servizio pubblico

simile all’istruzione.!

ORGANIZZAZIONI PROFESSIONALI!

Nate tra il 1845 e il 1854. All’interno di queste organizzazioni si realizzò la FORMAZIONE DI UN GRUPPO

PROFESSIONALE OMOGENEO, col quale i suoi membri si potevano identificare.!

Le società mediche proliferarono intorno alla metà del ‘600, ma fino al 1840 rimasero di orientamento

scientifico e di carattere locale. In seguito si occuparono di questioni professionali: denunciavano la

saturazione, il sovraffollamento. Per rimediare, patrocinarono una riduzione del personale medico e una

lotta più severa ai “guaritori”. Ciò favorì l’istituzione di associazioni a livello nazionale.!

Ma ci furono alcuni ostacoli:!

In Francia, sotto un regime politico diffidente nei confronti del diritto di riunione, il Congresso medico del

1845 mascherò le differenze dei punti di vista dei partecipanti e presentò un’immagine unita di una

professione divisa.!

In U.S. e in G.B., gli ostacoli provenivano dalle radicate tradizioni di autonomia delle regioni e dei comuni.!

In Germania, le associazioni mediche resistettero numerose e più indipendenti.!

La costituzione e l’affermazione di un ordine dei medici scaturì da una crisi da cui seppe trarre vantaggio la

minoranza più consapevole della professione. Una volta costituitasi, l’associazione o il sindacato

permetteva ai medici di trarre il massimo profitto da novità scientifiche e politiche, che sconvolgevano la

loro pratica professionale e il loro status sociale.!

RIFORME POLITICHE E SOCIALI!

Modificarono in modo radicale la situazione del medico e la sua posizione all’interno della società. Tra il

1850 e il 1914, LA CLIENTELA ACCREBBE, COSÌ COME LA LORO POSSIBILITÀ DI GUADAGNO. Il

ricorso al medico si intensificò negli strati sociali medi e agiati per effetto del miglioramento di vita, delle

preoccupazioni accresciute rispetto alla propria salute e dell’attrazione verso le nuove tecniche e modalità

terapeutiche. Cure termali, cure igienico-dietetiche, cliniche private.!

ASSISTENZA SOCIALE e ASSICURAZIONE SOLIDALE permisero l’entrata nella clientela abituale delle

classi meno agiate. Dovevano proteggere da malattie e incidenti, i quali rappresentavano le cause più

importanti di declassamento e di miseria; le indennità quotidiane compensavano parzialmente la perdita di

salario, ma divennero la spesa principale delle società. Inoltre, la medicina era vista come strumento per

“civilizzare” una classe giudicata barbara e selvaggia.!

In Francia, la mutua assistenza (nata nell’Ancien Régime) sopravvisse senza essere condizionata dalla

Rivoluzione; inoltre, era presente in Inghilterra e in Germania. !

CASSE D’IMPRESA: in Prussia, si istituirono casse di soccorso o società mutualistiche comunali o

professionali che associassero datori di lavoro e operai; parallelamente in Inghilterra, le imprese istituirono

anche dei shop clubs, dei fondi per malattie e incidenti. Dapprima interessate agli incidenti sul lavoro, si

interessarono anche alle malattie degli operai e quindi delle loro famiglie.!

Alimentate unicamente dai loro operai o parzialmente sovvenzionate dai datori di lavoro o da notabili.!

L’OBBLIGO DELLA CASSA:!

- in Francia, dal 1854 una legge autorizzava i governi provinciali a forzare i comuni alla creazione di casse

obbligatorie.!

- In Germania, dal 1871. Esteso progressivamente agli impiegati e ad altre categorie.!

- In Inghilterra, la cura dei più bisognosi era incompleta. Inizialmente si rimetteva all’iniziativa privata, che

si divideva tra le medical charities, gli ambulatori e le associazioni mediche. Vi erano poi le friendly

societies. Poor Law 1834 = principio della less eligibility + servizio medico a domicilio per i poveri.

Nonostante ciò, le cure mediche pubbliche erano destinati ai più poveri. Successivamente, fu incorporato

un sistema di assicurazione sociale: obbligava gli operai che guadagnavano meno di 160 sterline

all’anno ad assicurarsi contro le malattie; come contropartita, gli assicurati ricevevano un’indennità

giornaliera in caso di malattia.!

Le ASSICURAZIONI VOLONTARIE, che si basavano unicamente sulle quote dei membri, furono interdette

a tutti coloro che non disponessero di un reddito e tale da permettere loro di far fronte ogni mese al

pagamento della quota. In Francia, con la legge del 15 luglio 1893, che istituì l’assistenza medica gratuita, i

medici ne trassero profitto: incremento sensibile della clientela e dei guadagni complessivi.!

NUOVA CONSIDERAZIONE!

Vi fu il passaggio da un rapporto di patronage a una RELAZIONE DI TIPO DITTATORIALE, dove il medico

imponeva e il paziente eseguiva. Inoltre, il medico risultava sempre PIÙ PRESENTE agli avvenimenti

essenziali della vita. !

Ciò che non era cambiato: in campagna si continuava a ricorrere meno al medico rispetto alla città; la

concorrenza era sempre alta in città; frequente era la vendita di medicine senza ricetta.!

LA FORMAZIONE!

Cambiò tardivamente, e questi cambiamenti riguardavano solamente i medici entrati in servizio all’inizio

dell’900.!

- Germania: riforme universitarie all’inizio dell’800 —> ambiente favorevole all’innovazione. Fino al 1901,

l’unica via agli studi di medicina era il liceo classico!

- Francia: ambiente culturale ostile nei confronti delle scienze esatte: il potere assoluto della medicina

clinica sfociò in un disprezzo per le scienze “ausiliarie” (chimica, botanica, fisica) e per la terapeutica.

Fino al 1893, gli studenti in medicina erano diplomati in materie letterarie, ai quali si impose una maturità

scientifica. Il grande medico francese era anzitutto in possesso di una vastissima esperienza clinica;

l’insegnamento scientifico era spesso formale.!

Malgrado un evidente approfondimento della loro formazione scientifica, i medici restarono sopratutto dei

letterati e umanisti, che si sentivano molto più dei rappresentanti della borghesia intellettuale. Infine, le

associazioni professionali erano ostili ad un orientamento marcatamente scientifico.!

GLI OSPEDALI!

Dove gli ospedali erano numerosi: ACCENTUAZIONE DELLO STANDARD TERAPEUTICO: sotto

l’influenza dei primari, si aprono le sale operatorie che soddisfacevano le esigenze di asetticità e

antisetticità. La selezione de pazienti in funzione dell’interesse della loro patologia per l’insegnamento di

una precisa disciplina raggiunse progressivamente gli altri servizi. Se le operazioni si moltiplicarono, grazie

all’anestesia e alle garanzie supplementari di riuscita offerte dai metodi di Pasteur, la mortalità ospedaliera

non venne ridotta —> paura dell’ospedale.!

Dove gli ospedali erano rari: il loro NUMERO e il loro POTENZIALE DI ACCOGLIENZA AUMENTÒ dal

1850. La maggior parte di coloro che esercitavano negli ospedali era costituita da praticanti o da assistenti

medici, che facevano pratica ospedaliera prima di intraprendere la carriera di libero professionista. Coloro

che effettuavano un iter ospedaliero-universitario continuavano a gestire studi privati. Le cure quotidiane

erano essenzialmente assolte da infermieri, assistenti e religiose.!

L’AMMINISTRAZIONE DEGLI OSPEDALI!

I medici:!

- imponevano l’acquisto di nuovi materiali (sterilizzatori, autoclavi), nuovi arredi (sale di isolamento). !

- pesavano sulla scelta del paziente al momento dell’accettazione.!

Il potere decisionale apparteneva agli AMMINISTRATORI COOPTATI AI TRUSTEES DEI VOLUNTARY

HOSPITALS. In Francia gli amministratori erano cooptati ai COMITATI MEDICI: le autorità pubbliche,

mediante le ispezioni e la pressione delle sovvenzioni, contribuivano alla medicalizzazione degli ospedali.!

COLLOQUIO TRA MEDICO/I E IL PAZIENTE NEGLI OSPEDALI!

Ospedali pubblici: Da colloquio personale medico-paziente a colloquio tra équipe mutevole e gerarchizzata

—> medicina anonima e impersonale: il primario, accompagnato da un’orda di assistenti, percorreva

velocemente e senza soffermarsi le corsie!

Cliniche private: si svilupparono alla fine dell’800 per le classi agiate sedotte dalle nuove possibilità e

garanzie offerte dalla medicina; grande efficacia tecnica. Ma i primari erano spesso obbligati a scendere a

compromessi con i malati e obbligati a tenere nelle corsie persone in stato di miseria.!

FUORI DALL’OSPEDALE !

Cambiamenti di condizioni della professioni meno radicali: nuovi strumenti diagnostici, nuove medicine. Ma

vi furono diseguaglianze di ampiezza e rapidità di diffusione.!

Il malato iniziò a interessarsi di igiene e ciò rafforzò il potere dei medici sui pazienti.!

Il sanatorio popolare aveva la missione di sottomettere il malato curabile a una severa terapia igienico-

dietetica.!

Il medico privato (chirurgo, consulente, ostetrico) tralasciò, fino al 1850 ca., alcuni dei suoi compiti,

delegandoli ai suoi colleghi dell’ospedale e ad altri medici che si spacciavano per specialisti (ma la

specializzazione non era ancora riconosciuta).!

LE AMBIZIONI dopo il 1850, le ambizioni CREBBERO SENZA LIMITI. !

LA GUARIGIONE DEI MALI SOCIALI: Alimentato dagli ideali illuministici, incrementato dagli insuccessi

della terapeutica, accelerato dall’aspirazione dei medici all’ascesa sociale e dalla gravità dei problemi di

carattere collettivo, il primo IGIENISMO intrecciò un legame fortissimo tra politica e medicina: grazie alla

scoperta dei germi infettivi, i medici rivendicavano poteri più forti sugli individui, sui poteri locali, sui

governi e sui parlamenti, sugli industriali. Ma i medici erano molto più inclini a denunciare la sporcizia e la

sprovvedutezza degli operai, piuttosto che le condizioni di lavoro che i datori di lavoro imponevano.!

- DALLA SPORCIZIA ALL’IMMORALITÀ: i medici apparvero come esperti in grado di scongiurare i

pericoli (vi era un’ossessione per la decadenza da parte delle élites): l’alcolismo era accusato di

essere all’origine di tutte le miserie sociali e fisiche; tubercolosi; malattie veneree.

—> L’EUGENISMO: l’idea che determinate persone fossero prive di valore dal punto di vista sociale

favorì la diffusione e la determinazione a un miglioramento qualitativo della popolazione, da ottenessi

promuovendo l’inclinazione a contrarre matrimoni tra persone sane.!

I medici francesi che si erano accostati alla politica, risultavano essere molto più influenti. In generale, si

collocavano nella fascia medio – alta, salvo poche eccezioni. L’ascesa del medico si arresta, per riduzione,

verso fine secolo, quando “sfondano” nuove forme di organizzazione professionale, nuove associazioni,

che portarono alla nascita dei sindacati medici, più in Germania che in Francia. Le società mutualistiche

minacciavano l’indipendenza della professione medica, in quanto avrebbero, viste le tariffe ridotte, avuto un

afflusso maggiore di pazienti, a discapito della clientela abituale del medico stesso. Viene così introdotta la

possibilità di scelta del cittadino, da parte di queste società, scegliendo tra l’ausilio di un carnet, che

rappresentava il pagamento da effettuare al medico dopo il suo consulto, o il versamento annuale di

un’indennità. Tale carnet divenne presto a pagamento, e rappresentava il 20 o 30% della tariffazione del

medico. L’obiettivo era quello di diffondere un progetto di medicina che fosse allo stesso tempo liberale e

protetta. Le donne furono introdotte alla carriera medica verso fine secolo in tutta Europa, anticipate dalle

scuole americane e dalle università ufficiali svizzere nel 1846. Di per sé, la professione medica poteva

permettersi le sue molteplici caratterizzazioni, le sue diverse professionalità e strategie, ottenere

benessere, prestigio, potere e status speciale. A differenza delle altre, non mirava solo ad avere vantaggi

per sé, ma rivendicava un posto e una funzione eminente nella società. !

LA FEDELE di Michela De Giorgio!

La valorizzazione del popolo è una mossa cruciale da parte della Repubblica francese. Il legame tra i ceti

inferiori e la causa del legittimismo monarchico (in Francia e in Italia) si costituì soprattutto attraverso la

nobilitazione della fede dei vertici della scala sociale femminile: Maria Antonietta, Maria Elisabetta e Maria

Clotilde appaiono in posizione di supremazia spirituale rispetto alla debilitata discendenza maschile dei

Borboni, responsabili delle sciagure della Francia.!

Dai primi anni dell’800, le gerarchie ecclesiastiche cominciano l’opera di NOBILITAZIONE DELLE DONNE:

PERCORSI AGIOGRAFICI MODELLI che riunificano le virtù femminili.!

La FEMMINILIZZAZIONE DELLE PRATICHE DI FEDE ha radici oltre l’800: radicate in mentalità religiose

nutrite da condizioni geografiche, sociali, e culturali molto diverse. Le caratteristiche di santità di queste

donne, che sono spesso MONACHE DI CASA/BIZZOCCHE (donne che vivono fuori dai conventi, da sole o

in piccole comunità), coincidono con il rilancio tardo-700 della sensibilità mistico-visionaria, confermata e

rinforzata dalle beatificazioni e canonizzazioni di molte carismatiche dei secoli precedenti. In Italia, specie

nel Meridione, questo fenomeno viene valorizzato istituzionalmente. Femminilizzazione nel rilancio di

pratiche devozionali: comunione, quarant’ore, culto dei santi e dell’angelo custode, pietà mariana, Passione

(Sacro Cuore, via Crucis).!

Rivoluzione —> tappa fondamentale nel processo di decristianizzazione maschile. Inizio 800: evidente

scarto tra il sentimento religioso di uomini e di donne.!

L’Assemblea nazionale del 1790 sopprime i voti monastici solenni e perpetui: la grande maggioranza dei

religiosi francesi preferisce abbandonare la vita conventuale, mentre una piccola parte delle circa 55mila

suora approfitta della libertà repubblicana, le quali convoleranno a nozze.!

CATTOLICESIMO AL FEMMINILE!

Tutto l’800 non perde il gusto di combinare virtù e vizi femminili. Coesistenza dell'influenza benefica o

dannosa delle donne nella società: ogni caso è a sé.!

Per il clero e il laicato cattolico è difficile capire esperienze femminili che si diversificano e a classificare

nuove identità delle donne ma si intensificano i DISCORSIVI CHE ESALTANO I VALORI DELLA

FEMMINILITÀ, facilitando l’espansione nel sociale. I benefici della femminilità devono agire solo all’interno

della SFERA DOMESTICA.!

La Chiesa è costretta a riadattare all’apertura degli ordini sociali e il suo discorso teologico e la pratica

pastorale. La PARROCCHIA resta il cuore della vita economica, sociale, politica, culturale e spirituale, ma

non è più un recinto che protegge il suo gregge di fedeli. Quindi la Chiesa deve inventare nuovi canoni ed

elaborare nuovi linguaggi, che tengono conto di una specificità della donna: grande opera di acculturazione

del clero, poiché dovrà celebrare gli ATTRIBUTI CHE COSTITUISCONO LA FEDE DELLE DONNE: il

sentimentalismo religioso, la pietà come ritmo quotidiano, l’esperienza interiore come fonte di dignità. —>

AUTOVALORIZZAZIONE: fondamento del patto morale tra Chiesa e donna fedele.!

Questo patto non riesce a neutralizzare i fermenti della modernità: OFFERTE EMANCIPATIVE:

alfabetizzazione, acculturazione, lavoro extra-domestico, femminismo. Già negli anni Trenta, l’icona della

donna, che tiene insieme le esperienze di tutte le donne, non costituisce più l’unica simbolizzazione e

rappresentazione del femminile. —> MUTAMENTO DELLE CATEGORIE DELL’IDENTIFICAZIONE

SOCIALE: la Chiesa deve adattarsi alle classificazioni della scienza sociale laica.!

La FEMMINILIZZAZIONE DEL CATTOLICESIMO: ovunque si vedono donne intese o a pregare o a pentirsi

o a fare la comunione; nelle case è sempre la donna che mantiene l’usanza di pregare e di onorare con

fiori; il pellegrinaggio ha una predominanza femminile.!

La FEDE MASCHILE cambia visibilmente di statuto e assume un’opinione religiosa. Interessi, passioni,

dedizioni si collocano intorno a bandiere politiche. Ma anche la devozione femminile subisce le scosse

delle rivoluzioni politiche e culturale: in Francia, dal ’48, alcune donne testimoniano l’incontro tra la fede

religiosa tradizionale e l’opinione religiosa che si combina coni fatti storici.!

Il cattolicesimo femminile nell’800 si è manifestato su tre registri differenti:!

1. FEMMINILIZZAZIONE DELLA PIETÀ!

2. FEMMINILIZZAZIONE DELLA PRATICA RELIGIOSA!

3. FEMMINILIZZAZIONE DEI QUADRI PERMANENTI DELLA CHIESA!

—> Le CONGREGAZIONI CATTOLICHE: in Francia, circa 200mila donne sono entrate a farne parte. È

una risposta al trauma della Rivoluzione, la quale ha dimostrato la facilità della secolarizzazione. Dal 1800

al 1880, gli ordini monastici femminili francese passano da 13mila più di 130mila. Conventi e abbazie

vengono sopravanzate da congregazioni che dipendono dal vescovo o dal fondatore, ma soprattutto dalla

loro fondatrice e superiora generale. In esse vie era:!

un PATTO DI SOLIDARIETÀ: rispettare le regole e si riceveva in cambio vantaggi spirituali e materiali

(protezione).!

la PLURALITÀ DI MANSIONI offerta: attività “professionali”, come l’insegnante e l’infermiere. Per le suore

più dinamiche vi era la possibilità concreta di fondare una loro “impresa” religiosa, di costruirsi una

“carriera” in una delle tante “multinazionali” congregazioniste.!

L’imponente femminilizzazione del clero francese è fenomeno prettamente nazionale che tocca gli altri pesi

cattolici con tempi e intensità indifferenti.!

Il CIELO DEI SANTI SI FEMMINILIZZA: dal 1851 al 1950, molte delle sante canonizzate sono state

fondatrici di nuove congregazioni religiose che, dopo la loro morte, le donne si sono impegnate con ardore

perché ne fosse riconosciuta la santità.!

LA PREGHIERA!

È il primo dovere cristiano, al centro di tutta l’istituzione ecclesiale; è un’esperienza incomunicabile che

sfugge allo storico.!

Di preghiere vocali è scandita la giornata femminile. Un rapporto precoce con la preghiera è risultato

dell’iniziazione materna: es. George Sand, scrittrice.!

La nuova dottrina e la nuova retorica della PREGHIERA SENTIMENTALE insiste sulla necessità della

grande familiarità con Dio, propone preghiere colloquiali. Le PREGHIERE ORIENTATE (che supplicano

protezione e benevolenza) appaiono segnate dal vincente individualismo dell’epoca e dalla volontà della

teologia di controllare gli eccessi mistici. La preghiera è un calmo discorso con il divino.!

La PREGHIERA PER “DOVERE DI STATO” (movimento spirituale, azione corporale di gesti e

genuflessioni, ritmo temporale) del clero ha impegnato anima e corpo dei religiosi e della vastissima fascia

di gioventù educata nelle scuole e negli internati annessi ai conventi. Il MONOPOLIO SULL’EDUCAZIONE

appartiene agli ordini e alle congregazioni religiose: a Roma, le figlie dell’aristocrazia, delle classi notabili

per patrimonio o potere politico venivano educate da due istituti religiosi in particolare: le suore

dell’Assunzione e dell’Istituto delle Signore del Sacro Cuore a Trinità dei monti. Le Dames sono giovani e

colte, spesso aristocratiche; educano ossequiando il modello spirituale e comportamentale ignaziano, cioè

no alla femminilità eccessiva e manierata: niente lacrime, poca emozione, controllo di sé e rigore. L’ordine

della giornata: fede, esercizi di pietà, volontà e autocontrollo.!

L’Istituto della SS. Annunziata a Firenze (valori della domesticità) e i Conservatori della virtù (salvezza

spirituale: matrimonio o monacazione) romani non conoscono il tempo vuoto.!

IL CORPO DELLA FEDELE!

La precettistica conventuale rivolge l’attenzione ai momenti della giornata che sfuggono fisiologicamente al

tempo regolamentato: nel SONNO e nella VEGLIA i sensi sono porte aperte alla tentazione, al peccato, al

demonio. Per tenere a distanza i fantasmi notturni, si consiglia di richiamare alla mente preghiere e pensieri

santi e incutere timore infondendo paure dell’inferno e della morte. Sul letto devono essere assunte posture

di cadaverica compostezza: la coperta come sudario, le mani intrecciate a rosario o strette intorno al

crocefisso. !

George Sand sul viso delle compagne al convento delle Dames Augustines vede una devozione scura,

come malata, una sorta di melanconia religiosa. !

La COPPIA FEDE-BELLEZZA (colori della rose e del giglio, profilo greco) non è rara nella letteratura

dell’800, ma le fonti non consentono di tratteggiare una fisionomia fisica ideale omogenea e unanime delle

fedele ottocentesca. Agiografiche virtù delle donne: la rappresentazione femminile è pura spiritualità. La

precettistica, nei primi decenni del secolo, domina l’influssi della fisiognomia filantropica di Lavater,

contrassegnata dalla fede di poter produrre un mondo di perfetta armonia di anime e visi. La bellezza fisica

è svalorizzata, spesso demonizzata: la precettistica di formazione morale, quella cattolica e quella laica,

predica che beltà e follia vanno spesso in compagnia.!

VIRTÙ INTERIORI, le uniche ad avere dignità. Il corpo può anche manifestarsi: UN’APPARIZIONE VELATA

è il simbolo della progressiva identificazione dell'individuo con il suo corpo (=individualismo). Abbiamo

anche le testimonianze del conflittuale adeguamento femminile alle norme DELL’ANTROPOLOGIA

ANGELICA; i canoni della posizione oratorio angelica: corpo biancovestito in posizione ascensionale,

sguardo alto per indicare il fervore, basso per dire modestia —> indici di femminilità ottocenteschi.!

La MATERIALITÀ DELLE LACRIME, interpretata come la cifra più immediata di partecipazione

dell’organismo corporeo alla emozione spirituale dell’anima in preghiera. Dalla seconda metà dell’800 la

Chiesa corregge questa interpretazione. Forse le prime indagine scientifiche sull’adolescenza femminile

hanno contribuito ad accrescere il sospetto che questo comportamento non fosse naturale. La

Congregazione del Sacro Cuore vuole che le consorelle siano guardiane del proprio corpo: vieta

l’abbondanza e l’irrefrenabilità del pianto, un sintomo emozionale troppo naturale a cui si associa una fede

molle e svenevole, sentimentale.!

IL REALISMO DEVOTO!

Cultura ottocentesca del corpo: autocontrollo, rimozione, doveri legati al pudore e alla vergogna. Ma il

MATERIALISMO SENTIMENTALISTICO della devozione del SACRO CUORE sembrerebbe in

contraddizione. Le donne: in loro, la vita del cuore è tutto. Il radicamento sociale della devozione del Sacro

Cuore è legato a quel lungo e sentimentale secondo Romanticiso (fine secolo). In Francia, la devozione al

Sacro Cuore ha il suo apice tra 1850-60; in Italia ha un grande seguito negli anni di contrasto tra Chiesa e

Stato.!

Secondo Michelet, storico francese, l’uso gesuitico della devozione al Sacro Cuore è una risposta alla

secolarizzazione moderna: il culto è nato proprio come contrapposto efficace all’amore sensuale. Le

potenzialità psico-simboliche del Sacro Cuore superano l’ambito della religiosità popolare. I gesuiti, grandi

propagatori della nuova devozione, non spiegano se si tratta di rendere omaggio al cuore simbolico,

all’amore celeste o al cuore di carne.!

Lungo l’800 si assiste a una progressiva DEPURAZIONE DEGLI ELEMENTI ANATOMICI NELLA

RAPPRESENTAZIONE DEL SACRO CUORE. I due cuori intrecciati disegnati da Natoire, grassi e umidi,

lasciano il posto a cuori più delicati. 1861, un decreto del Santo Ufficio: autorizzava il culto del cuore senza

copro di Gesù solo per la devozione privata; le immagini esposte al pubblico dovevano essere a figura

divina intera, con Gesù che mostrava il suo cuore.!

L’ARTE: dopo la seconda metà dell’800, la fioritura del CULTO MARIANO impone l’immagine della

MADONNA COME IDEALIZZAZIONE DELLA BELLEZZA FEMMINILE, della più sublime incarnazione della

purezza. Il gruppo tedesco dei Nazareni e i pre-raffaeliti inglesi adattano l’universo simbolico romantico alla

rappresentazione della Madonna: il simbolismo floreale - la rosa, il giglio - appare come emblema di

purezza, castità e delicatezza nelle immagini devote, che non sono più cristocentriche, come nella prima

parte del secolo.!

IL RAPPORTO DI IDENTIFICAZIONE DELLE DONNE CON LA FIGURA DI MARIA —> Maria ha il ruolo di

mediatrice tra la divinità e il genere umano. Tutto l’800 è percorso da dispute teologiche ed esegetiche che

cercano di calibrare il ruolo da assegnare a Maria nel disegno redentivo e di trovare una misura della

vicinanza delle donne mortali a Maria. Sono gli interventi teologici sul culto di Maria, che la Chiesa

interpreta come una specie di istinto, un bisogno del cuore, in esplicita opposizione alla religione tutta di

mente e ragione dei protestanti. Il culto mariano sottolinea l’aspetto protettivo, materno e salvifico della

figura di Maria, inglobando nella devozione i tratti idealizzati e spiritualizzati dell’immagine femminile

romantica.!

I VANTAGGI DELL’ADESIONE FEMMINILE ALLA FEDE CATTOLICA: fiducia totale riposta nel potere di

controllo morale e di vigilanza esercitato dalla Chiesa sulla gioventù.!

MODELLO FEMMINILE DI PERFEZIONE VERGINALE = innocenza, santa ignoranza e tenera pietà. Dalla

seconda metà del’800 il valore e il dovere morale della purezza si misurano in luoghi più rischiosi e

occasioni più temibili. L’inurbamento e il massiccio ingresso delle donne nel mercato del lavoro industriale e

terziario moltiplicano le tentazioni. Le ferree procedure di controllo dell’incontro tra i sessi, le accanite

strategie separatiste cominciano ad aprirsi al riconoscimento della PUREZZA COME VIRTÙ INDIVIDUALE.

Incremento della precettistica sulla purezza —> la purezza normativa appare palesemente non

interiorizzata, eppure non perde la sua efficacia sociale: determina le trattative del mercato matrimoniale.!

La SCELTA DEL MESE DI MAGGIO: la Chiesa non considera casuale il mese da dedicare a Maria. La

tutela della Madonna sull’innocenza femminile deve agire proprio nella stagione in cui fioriscono le

tentazioni. Culto introdotto dai gesuiti italiani agli inizi del ‘700. Vedere la Vergine, omaggiarla, toccarla e

anche vestirla è una concessione riservata alle buone cattoliche. !

L’ANGELO CUSTODE: antica figura teologica, il culto si sviluppo nel ’500 e nel ‘600: individualizza il

tragitto comportamentale dell’adolescenza e della giovinezza. La diffusione del culto è dovuta alla

sentimentalizzazione della fede e l’affermazione dell’individualismo. L’angelo custode dell’iconografia

ostenta una timidezza vaporosa e romantica, una lievità esaltata dall’apparizione quasi recondita; ha

assunto tratti e vesti femminili per meglio schierarsi dalla parte del soggetto in tentazione. !

LEGGERE LA FEDE!

Il libro religioso (manuali, letteratura di spiritualità, libri di teologia) è uno specchio religioso dei mutamenti

della fede femminile ottocentesca. Solo chi disponeva dei mezzi poteva avere una cultura molto sviluppata

dei libri di devozione. Uno degli strumenti di denuncia della monacazione forzata, risulta essere Misteri del

chiostro napoletano, autobiografia di Enrichetta Caracciolo, nella quale racconta delle corrottissime

relazioni tra gerarchie ecclesiastiche e convento e tra suore e novizie.!

! !

LA DONNA DI SERVIZIO di Gunilla-Friederike Budde

Storie di donne di servizio —> tante donne e ragazze che andavano a servizio per un periodo di tempo in

una casa di estranei: grembiuli bianchi, cuffiette inamidate in numerose rappresentazioni e romanzi a

sfondo sociale.!

XIX SECOLO BORGHESE = SECOLO DELLE DONNE DI SERVIZIO!

Le donne di servizio suonavano a tutte le porte delle abitazioni borghesi alla ricerca di un impiego;

incarnavano un elemento di un mondo che proprio la borghesia aveva dichiarato ormai decaduto e anche il

lato goffo e tradizionalista della società borghese che, contrariamente all’utopia invocata di un’uguaglianza

universale di diritti e possibilità, si dimostrava di una prontezza sorprendente nel protrarre a lungo

regolamenti e ineguaglianze di stampo pre-borghese.!

Ancora intorno al 1800 la servitù si mostrava come un GRUPPO DISOMOGENEO, scaglionato in più

fasce: si andava dai maggiordomi e dalle governanti delle case nobiliari fino alle domestiche e ai garzoni di

campagna.!

Ma vi era una distinta situazione giuridica: in tutta Europa, i servitori si consideravano RELITTI GIURIDICI

dell’Ancien Regime, quando l’economia domestica e il dominio del padrone di casa erano già stati

progressivamente dissolti dall’economia di mercato e dal lavoro salariato. Secondo il codice napoleonico, il

Law of Master and Servant e l’ordinamento tedesco, la servitù era giuridicamente legata corpo e anima alla

famiglia dei propri datori di lavoro, ai cui ordinamenti, secondo la formulazione in uso, dovevano obbedire

in silenziosa sottomissione, mentre il padrone aveva l’obbligo, con discernimento, di avere cura del bene

fisico così come di quello morale della servitù a lui sottomessa.!

I doveri dei servitori erano osservati molto più severamente di quelli dei padroni e le ribellioni della servitù

contro il padrone dovevano essere punite; la servitù non poteva chiedere nessun risarcimento legale,

nemmeno per gli abusi da parte del padrone. La difficile ambivalenza dell’ordinamento della servitù:!

- REGOLAVA I RAPPORTI TRA SERVITÙ E LA CLASSE PADRONALE;!

- PATRIARCALISMO: il padrone era un padre di famiglia premuroso, offriva protezione, chiedeva

ubbidienza, doveva trattare il servitore come un minorenne, agiva in senso contrario a una

regolamentazione giuridica. —> Ma era fragile: in caso di malattie che le costringeva a letto per più

di quattro settimane, si estingueva qualsiasi funzione protettiva del padrone; le domestiche in dolce

attesa erano di solito licenziate.!

I primi accenni a un cambiamento del rapporto di servizio verso un moderno rapporto di lavoro provennero

dall’Inghilterra. A partire dalla metà del XIX secolo si svolsero ampi e violenti di battiti intorno al problema

se un rapporto tra padroni e servitù regolato in modo feudale fosse al passo coi tempi nell’epoca

dell’industrializzazione. Nel 1875 vengono abolite le leggi speciali; seguì la Francia intorno al 1860 ma in

Germania persistettero fino al 1918.!

Nelle regioni europee dove i processi di industrializzazione, di incorporamento di territori liberi e le

secolarizzazioni erano già in corso o iniziavano lentamente a procedere, una gran parte dei servitori di

sesso maschile trovò lavoro nelle fabbriche e nelle imprese. Le loro colleghe si spostarono dal servizio

agricolo a quello cittadino, non prestarono più servizio presso grandi agricoltori o possidenti, ma sempre di

più presso l’ambiziosa, facoltosa e istruita borghesia urbana che, in fase di espansione, giungeva al

benessere. Le servitrici attive in città divennero la maggioranza. Negli anni Ottanta, in tutta Europa, il 30/40

% di tutte le donne registrate a servizio lavorava nel campo del servizio personale (la parte più debole). !

In Italia, i più cari e più prestigiosi erano i servitori di sesso maschile, la cui segreta condizione di potere ci

è mostrata nelle commedie di Goldoni. In Inghilterra, il maggiordomo finiva con l’essere lo status symbol di

una classe alta di piccolissime dimensioni. La maggior parte delle famiglie borghesi d’Inghilterra faceva

aprire la porta da una donna di servizio.!

L’INFANZIA DELLE DONNE DI SERVIZIO appariva a loro come povera e rurale. Di solito i genitori

lavoravano come piccoli artigiani, lavoratori a giornata o braccianti. In queste famiglie numerose, il cibo era

scarso e poco variato, la vita si giocava in uno spazio ristretto, nel quale erano limitate le manifestazioni e

le esperienze di vita. Non v’era posto per una stanza in più. !

FORMAZIONE: Le ragazze avevano acquisito nel loro spazio familiare una serie completa di capacità e

qualifiche che sarebbero state richieste loro più tardi, nello svolgimento del servizio.Avevano anche la

CAPACITÀ DI SACRIFICIO DISINTERESSATO PER LA FAMIGLIA. Non ancora uscite dalla scuola per

l’infanzia, assumevano dei doveri e delle responsabilità nell’ambito familiare, conducevano la gestione

familiare e si occupavano di fratelli e sorelle minori. Diversamente dai loro fratelli maschi, non potevano

conquistare, tuttavia, il gusto compensativo dell’appagante.!

Il POSTO DELLA DONNA È LA FAMIGLIA —> per molti genitori apparve una soluzione accettabile che le

loro figlie si spostassero dal proprio gruppo familiare a quello padronale. Tale scelta le proteggeva dal

lavoro in fabbrica, la cui immagine spaventosa di ricettacolo dell’immortalità e della dissolutezza non

aleggiava soltanto nella stampa borghese.!

A CHI AFFIDARSI PER TROVARE LAVORO!

I genitori delle ragazze si fidavano più delle AUTORITÀ SPIRITUALI LOCALI, che, per impulso cristiano,

morale o pedagogico, si servivano dei contatti guadagnati attraverso l’università, il periodo di vicariato e i

sinodi regolari coi fratelli di ufficio, affinché le figlie dei loro fedeli, che erano inviate dai genitori a servizio,

fossero decorosamente collocate nella pericolosa città. Figlie-domestiche in buone mani, domestiche

laboriose, obbedienti e virtuose. La ragazza si muoveva dalla campagna e si distingueva agli occhi del

padrone benefico dalle pigre, svergognate e sfrontate colleghe della città.!

Come seconda scelta, le donne di servizio e i datori di lavoro si servivano degli UFFICI DI

INTERMEDIAZIONE PER LA SERVITÙ, che nelle grandi città vennero fondati nel durante il XIX sec. Molti

di questi istituti, di solito gestiti da donne anziane, godevano di dubbia fama.!

In Inghilterra, la moderna relazione tra datore di lavoro e prestatore d’opera prendeva piede sempre più,

anche riguardo alla pratica di assunzione si profilava la tendenza alla spersonalizzazione. Dagli anni ’60 del

secolo organizzazioni di beneficenza si adoperarono per cercare di dare agli uffici di intermediazione una

migliore reputazione, fondandone di nuovi sotto la loro egida.!

LA VITA DOMESTICA QUOTIDIANA!

Se una donna di servizio aveva superato il serio esame di una padrona di casa, iniziava presto un

processo di progressiva disillusione. I VINCOLI IMPOSTI concedevano poco spazio per camminare: dalla

cura delle faccende domestiche nella casa padronale e la lunghezza dell’orario di lavoro. Le più giovani si

aspettavano dalla famiglia padronale un surrogato emozionale della famiglia di origine che avevano

prematuramente dovuto abbandonare, iniziarono presto a sentire i limiti dei legami familiari: nessun senso

di libertà, né di essere a casa.!

Nel migliore dei casi occupavano la camera in mansarda, che di solito non poteva essere riscaldata; nei

peggiori di casa disponevano solo di un letto. In città era in uso l’allestimento del soppalco: piccolo spazio

ricavato nelle abitazioni attraverso delle coperture introdotte nella dispensa, nel bagno o nel corridoio.

Guadagnavano circa un terzo di ciò che portavano a casa le donne che lavoravano in una fabbrica, ma di

solito le donne di servizio potevano contare a VITTO E ALLOGGIO, a donazioni per occasioni speciali,

intascavano mance, ereditavano vestiti.!

Prima di pensare a una propria sistemazione familiare, la donna di servizio doveva porre la sua forza

lavoro a servizio in una casa di estranei per un tempo più o melo lungo —> ragazze tuttofare.!

Oltre alle attività domestiche, la donna di servizio doveva aprire agli ospiti, liberarsi dei visitatori

indesiderati, accettare i biglietti da visita, fare la spesa e sbrigare commissioni, badare ai bambini e aiutare

nella preparazione e nell’organizzazione di feste o serate. Dovevano mostrarsi sempre PRONTE E

DISPONIBILI e eseguire gli ordini e le istruzioni: raramente si riusciva a percepire tutto ciò in senso

liberatorio.!

Tutti i lavori dovevano svolgersi in modo da passare inosservati e il risultato doveva essere di una mano

invisibile e esperta. Ciò di cui le giovani donne disponevano quanto a conoscenze, capacità e bravura,

l’avevano appreso dalla madre o da un’altra parente nella casa paterna e molto imparavano dalla padrona

di casa o da colleghe più esperte.!

Le donne di servizio erano in movimento fino a 16 ore al giorno. L’inizio e la fine dell’orario di lavoro o

anche le eventuali interruzioni del riposo notturno erano stabiliti soltanto dal capriccio dei padroni di casa. I

minuti di tranquillità erano rari. Il tempo libero non era regolato per legge, salvo quello per seguire le

funzioni religiose. Le ragazze di servizio si aggrappavano ai diffusissimi romanzi d’appendice.!

RELAZIONI!

Presto il quotidiano ritornava. La maggior parte delle volte era il della padrona di casa a riportarle nella

realtà, perché era soprattutto con le DONNE BORGHESI che le domestiche dovevano avere a che fare —>

equilibrio precario: dipendeva dall’età di entrambe le donne, dalla loro personalità, dal loro orizzonte di

esperienze, dalla grandezza della famiglia e dalle condizioni materiali di base.!

Nelle famiglie molto benestanti la padrona di casa veniva in contatto con le donne di servizio per dare loro

delle indicazioni; altrimenti teneva la regia distanza. La manualità di madri e figlie era impiegata quasi

esclusivamente per suonare il piano e in altre attività artistiche —> dovevano tenere l’apparenza.!

Se si trattava di una domestica esperta e di una giovane donna borghese, che appena sposata si trovava

per la prima volta da sola a dirigere una casa, allora la donna di servizio poteva trarre profitto dalle proprio

conoscenze e dal proprio patrimonio di esperienze e conseguire una posizione di riguardo.!

Col tempo le donne di sevizio dovettero vedere nei precetti e divieti una pesante limitazione alla loro libertà

personale. Inoltre, la maternità piena di attenzioni della padrona di casa si trasformava spesso in autorità

inavvicinabile quando entrambe sostenevano la loro parte al di fuori della casa. Nel RAPPORTO DIRETTO

CON I FIGLI DEI PADRONI, le donne di servizio scoprivano i limiti di questa maternità. Confronto

significativo se le figlie dei padroni avevano la loro stessa età. Le donne di servizio a volte traevano profitto

dal vantaggio formativo delle loro coetanee borghesi e rinfrescavano con il loro aiuto le loro rudimentali

cognizioni di lettura e scrittura. Spesso imitavano gli standard borghesi. All’epoca si temeva l’influsso

nefasto delle ragazze di servizio sulle figlie dei padroni: perciò vi erano manuali di comportamento,

vademecum sulla gestione domestica e articoli che mettevano in guardia contro un’eccessiva confidenza

tra le adolescenti e le donne di servizio.!

Nella frequentazione con le figlie dei padroni era trasmessa la sensazione che a mancanza di libertà fosse

il destino delle donne. Se queste comuni esperienze di ineguaglianza della donna di servizio e delle figlie

dei padroni potevano preservare nel corso degli anni giovanili una certa intimità, la fase di familiarizzazione

tra figli maschi e domestiche terminava molto prima.!

La minaccia di approccio era costituita dal PADRONE DI CASA. Nonostante le possibilità di contatto tra

donne di servizio e padrone di casa fossero rare, poiché i loro campi di attività erano assai divergenti, esse

si dovevano sottomettere alla sua autorità assoluta, come accadeva per tutti i membri della famiglia: i suoi

ordini erano legge. Una serie di donne di servizio iniziò a scoprire sulla propria pelle che questi ordini

potevano spingersi fino a richieste a sfondo sessuale. Gli unici membri della famiglia coi quali le donne di

servizio potevano intrattenere un rapporto disteso e amichevole erano i BAMBINI. Le condizioni dei

bambini e delle donne di servizio si assomigliavano molto: spesso di età non distanti, in tutti i casi

sottostavano al potere di interdizione dei genitori borghesi e comprensione dei loro valori e delle loro idee.

La donna di servizio e i bambini dei padroni di casa si vedevano alleati per nascondere le punizioni e per

aggirare i divieti. !

Soltanto in situazioni dove l’universo borghese illuminato iniziava a vacillare, suonava l’ora delle donne di

servizio: ogni volta che la natura reclamava i suoi diritti, come nelle nascite, nelle malattie e in caso di lutti.

Non a caso la padrona di casa si augurava frequentemente che la donna di servizio la assistesse durante il

parto: importanti erano le erbe officinali e le ricette segrete delle domestiche.!

Le donne di servizio potevano vedere e sentire più di quanto non sarebbe piaciuto alla borghesia. La

borghesia aveva paura che l’intimità familiare potesse divenire di dominio pubblico per il tramite delle

donne di servizio. Esse erano a conoscenza della lista della spesa, dell’economia domestica, etc.!

Le lamentele sulle donne di servizio erano tanto antiche quanto lo era il lavoro stesso.!

L’obbligo di indossare UN’UNIFORME, mentre ci si lamentava della mania di eleganza delle domestiche,

dimostrava la paura di fronte a confini che stavano fumando.!

Vi erano SPERANZE DI MIGLIORAMENTO a provare una spiccata propensione al cambiamento —> i

domestici abbandonavano frequentemente i padroni di casa che li avevano cresciuti, spesso ben prima di

quanto sarebbe potuto loro andar bene. Questa voglia di cambiamento delle donne di servizio era

propiziata ancora dalle offerte promettenti, con le quali la borghesia si accaparrava le domestiche. Non

c’era più equilibrio tra la domanda e l’offerta sul MERCATO DELLA SERVITÙ —> la domanda di servitù

divenne l’argomento principale intorno al quale ruotavano i discorsi delle riunioni delle signore al caffè, nelle

quali la moglie del dottore e quella del consigliere del commercio intonavano la geremiade sul tema il

personale.!

Le FIGLIE DEGLI OPERAI DELLE CITTÀ tentarono di seguire le orme del padre e di impiegarsi in

fabbrica —> mercato di lavoro alternativo. Le donne di servizio incontravano le giovani operaie nelle sale di

danza e in altre occasioni nel loro tempo libero, ammirando e invidiando la loro eleganza e la loro sicurezza

e facendo la conoscenza di una opzione possibile anche per loro, grazie alla quale voltare la schiena alla

famiglia padronale.!

FASE DI PASSAGGIO PER FORMARE UNA PROPRIA FAMIGLIA —> le domestiche si legavano per la

vita ai primi partner di ballo, parenti di amiche o conoscenze fatte nel corso della spesa giornaliera. Tra gli

artigiani e i piccoli commercianti, le domestiche erano valutate come un buon partito, giacché portavano

con sé una dote, conoscenze e abilità di economia domestica, un modello di comportamento e una

rappresentazione di valori borghesi. La maggior parte, però, si sposava con un operaio.!

L’inizio della Prima Guerra Mondiale segnò la fine del lungo XIX secolo e così il secolo delle donne di

servizio.!

!

LA MAESTRA di Claudia Hueramp!

MAESTRA: UNA OCCUPAZIONE INTELLETTUALE PER LE FIGLIE DELLA BORGHESIA!

L’insegnamento poteva essere ritenuto l’unica professione abbastanza adeguata al ceto. Questa scelta

professionale fu gettonata per tutto il XIX secolo, man mano che venivano istituite sempre più scuole

elementari, così come scuole superiori femminili pubbliche e private. Perciò, si rese ben presto

apprezzabile anche una differenziazione sociale tra le due aspirazioni. In ogni caso, non tutte le ragazze

che avevano completato la formazione come maestre esercitavano la professione poiché obbligate a

guadagnare per il proprio sostentamento. Finiti gli studi, molte frequentavano una scuola magistrale per

riempire in modo sensato il loro tempo libero o un ulteriore anno di collegio.!

Il lavoro era relativamente protetto e sicuro, perciò attraeva le donne in giovane età: avevano frequentato

fino all’età di circa 15 anni la scuola superiore femminile, poi avevano eventualmente trascorso un anno in

un collegio per raggiungere l’età di 16/17 anni; all’età di 19/20 anni potevano già essere maestra

perfettamente formate ed aver passato l’esame di abilitazione all’insegnamento.!

Era diffusa in tutta Europa l’inclinazione di molte municipalità a impiegare preferibilmente delle donne,

perché erano giovani e di regola nubili, di conseguenza non necessitavano di uno stipendio elevato

(contrariamente agli insegnanti maschili); inoltre, se giungevano al matrimonio, abbandonavano il servizio

scolastico.!

Nel corso del XIX sec., sempre più giovani decisero di diventare insegnanti anche per la metamorfosi

economica della borghesia, che da una comunità fondata sulla produzione e sul consumo si trasformava in

una comunità di solo consumo.!

LE MAESTRE COME ANTESIGNANE DELLE BATTAGLIE PER I DIRITTI DELLE DONNE!

Si erano avventurate al di fuori della sfera familiare, nella dimensione pubblica; avevano conseguito una

certa indipendenza e spesso avevano intrapreso dei viaggi per inseguire diverse offerte di lavoro. Ma la vita

da insegnate e l’attività dell’istitutrice avevano delle ristrettezze, sollecitando di conseguenza una

espansione delle possibilità di formazione e di lavoro per le donne.!

Qual erano queste ristrettezze? !

- La struttura stessa della scolarità femminile;!

- Le ragazze non ottenevano nessuna abilitazione, nessun diploma orientato al mondo del lavoro;!

- Non godevano di curricula vincolanti;!

- Imparavano solo alcune materie, considerate “femminili”: letteratura, estetica, musica,

conversazione francese; tutte le altre materie, se c’erano, erano trascurate;!

- La maggior parte delle scuole femminili era gestite da privati, il che rendeva un’ispezione scolastica

pressoché impossibile. La Germania era avanzata rispetto ai paesi vicini, poiché in Francia o in

Inghilterra non esisteva ancora alcuna scuola femminile a gestione comunale. Anche lì, tuttavia, le

piccole scuole private non erano in grado di offrire un curriculum definito poiché, a causa delle

scarse dimensioni, non potevano differenziarsi in livelli scolastici, ma dovevano di volta in volta

accorpare tra loro gli anni di corso.!

- Lo scopo dei corsi per insegnanti era fornire una educazione da collegio orientata in senso religioso

e una severa sorveglianza sulla condotta morale di ogni singola studentessa.!

Le istanze delle insegnanti organizzate e attive nel movimento per i diritti delle donne andavano in tre

direzioni:!

1. Era richiesta una rivalutazione delle scuole superiori femminili —> si sarebbe dovuto seguire un

curriculum obbligatorio: collegare le scuole femminili allo stato complessivo delle abilitazioni,

consolidare l’insegnamento scientifico nei corsi intermedi e superiori. Nel piano di insegnamento era

necessario legare la matematica e le scienze naturali, accelerando in questo modo l’avvicinamento

alle scuole superiori maschili.!

2. Le insegnanti chiedevano di contare di più nell’ambito educativo e dell’insegnamento alle ragazze

adolescenti, in evidente contrasto con i pedagoghi uomini delle scuole femminili. Ma dovevano

ottenere l’abilitazione a impartite degli insegnamenti scientifici.!

3. Perciò richiedevano una specifica qualifica.!

STUDENTESSE UNIVERSITARIE PRIMA DELLA GRANDE GUERRA!

La preferita risultò la facoltà di filosofia.!

Il gruppo delle studentesse si distingueva da quello degli uomini per la scelta del corso di studi e soprattutto

per la differenza di età, per la provenienza sociale, per l’appartenenza confessionale e per il tipo di

preparazione. Alcune studentesse erano insegnanti specializzate e ciò fa salire l’età media di esse rispetto

ai loro colleghi uomini. Ciò dimostra in modo significativo come le donne avessero già una formazione

professionale e un’esperienza di lavoro spesso pluriennale alle spalle.!

FEMMINILIZZAZIONE O MASCHILIZZAZIONE?!

Dal miglioramento della scolarità superiore femminile, conseguì un aumento della pressione sulle

università, affinché si aprissero alle donne che volevano proseguire gli studi. —> Modificò anche il rapporto

tra uomini e donne nella scolarità superiore femminile.!

Vi erano due necessità:!

- LE SCUOLE DOVEVANO GARANTIRE UNA FORMAZIONE ARMONIOSA DI INTELLETTUALITÀ,

ANIMO E VOLONTÀ;!

- LE SCUOLE DOVEVANO FORMARE NELLE DONNE UNA NOBILE PERSONALITÀ.!

Tutte fandonie, tant’è che le insegnanti fondarono una propria organizzazione professionale in contrasto

con l’Associazione dei dirigenti e degli insegnanti delle scuole superiori femminili.!

La realtà rispecchiava le tesi dell’Associazione:!

- Le MAESTRE si concentravano nelle CLASSE INFERIORI, con alunne tra i 6 e 16 anni di età,

mentre nelle classi superiori insegnavano quasi esclusivamente uomini.!

- Nelle classi superiori delle scuole femminili pubbliche la FUNZIONE DELLA DIREZIONE DI

CLASSE era quasi sempre di COMPETENZA MASCHILE, così come la direzione della scuola: più

del 90% dei presidi delle scuole superiori femminili era di sesso maschile (più teologici).!

La situazione appariva diversa nelle scuole superiori femminili private, che dall’inizio degli anni Settanta

erano preponderanti sia dal punto di vista numerico sia per il numero di studentesse che le frequentava.

Qui erano per la gran parte le donne a detenere la direzione scolastica e a costruire la maggioranza nel

collegio dei docenti.!

Perciò, femminilizzazione e maschilizzazione andavano di pari passo: quanto più le scuole private, nelle

quali soprattutto le donne avevano potere, perdevano terreno, tanto più fortemente venivano in risalto le

scuole pubbliche, nelle quali gli uomini giocavano un ruolo dominante. !

Con la RIVALUTAZIONE VOLUTA DA AMBO I SESSI, L’INSEGNAMENTO SCIENTIFICO avrebbe dovuto

essere impartito in futuro da un personale docente di formazione accademica: una qualifica di cui le donne

non disponevano affatto prima del 1896/97 e che prima della Grande Guerra possedevano solo

eccezionalmente.!

Vi era una RIGIDA DIVISIONE TRA I SESSI —> uno dei motivi per cui le insegnanti difendevano l’idea che

le adolescenti avessero necessità, nella loro educazione, soprattutto di un influsso femminile. L’influsso

della madre non era sufficiente e la scuola doveva riallacciarsi proprio a questo. Le giovani avevano

bisogno, soprattutto nell’età dello sviluppo, di una consigliera, con la quale potessero aprirsi fiduciose. Un

uomo non poteva comprendere da vicino gli umori e le difficoltà di una giovane ragazza adolescente allo

stesso modo di una donna, che aveva vissuto nella sua giovinezza della fasi di simile difficoltà. Per questo

le insegnanti reclamavano per sé soprattutto l’insegnamento di quelle materie nelle quali si sarebbe dovuta

impartire un’educazione (religione, lingua della nazione, ordinariato nelle classi superiori e la direzione

scolastica). In materie nelle quali era maggiormente in gioco l’attività intellettuale (grammatica, matematica,

scienze naturali, geografia) l’influsso maschile era assolutamente necessario. Alla donna spettava però

necessariamente il primo posto nella formazione delle giovani.!

LE ORGANIZZAZIONI DELLE INSEGNANTI!

Le differenze di opinione tra insegnanti uomini e insegnanti donne portarono le insegnanti a fondare

specifiche organizzazioni professionali. L’Unione delle donne medico, un’associazione di giuriste,

un’associazione di esperte di economia politica, un’Unione delle accademiche tedesche (costituiva

l’organismo europeo).!

Anche all’interno dell’organizzazione unitaria dell’Allgemeiner Deutscher Lehrerinnenverein si crearono

delle divergenze e di conseguenza delle sezioni formate da gruppi distinti di insegnati, tra le quali quelle

delle insegnanti di musica e delle docenti di materie tecniche.!

Nel 1900 fu fondata la sezione per le scuole medie e superiori, al cui interno sorsero l’associazione delle

insegnanti con formazione accademica e delle studentesse universitarie, le cui appartenenti furono in gran

parte reclutate come presidi prima della Grande Guerra.!

IL CELIBATO DELLE INSEGNANTI!

S’intende con ciò l’impegno che, fino al 1918, dovette essere sottoscritto da ogni maestra all’atto di

assunzione da parte di una scuola pubblica: in caso di matrimonio, ella sarebbe stata allontanata dal

servizio scolastico e privata della condizione di funzionario pubblico. Così il corpo insegnante femminile era

composto da nubili e vedove. Solo la costituzione di Weimar (1919) soppresse con il secondo comma

dell’articolo 120 “tutte le disposizioni discriminatorie per le donne nel pubblico impiego” —> mirava

soprattutto all’eliminazione del regolamento sul celibato. La maggior parte delle insegnanti era contraria ad

associare matrimonio e professione, e pertanto era d’accorso col regolamento riguardante il celibato.!

La prima seria opposizione contro l’obbligo del celibato venne dal Congresso internazionale delle donne

tenutosi a Berlino nel 1904.!

Nel corso della Grande Guerra le cose cambiarono, poiché molte ex insegnanti, divenute vedove di guerra,

espressero il desiderio di riprendere servizio: un desiderio, peraltro, prontamente accolto da molte

amministrazioni comunali, poiché le chiamate alle armi avevano provocato una gravosa mancanza di

insegnanti e l’impiego di donne era più conveniente dal punto di vista economico. Perciò fu concesso

anche alle donne sposate di prendere servizio nella scuola, persino in Prussia, dove l’amministrazione

scolastica si espresse contro l’impiego di insegnanti coniugare, senza cambiare la propria posizione fino

alla fine della guerra. !

Fino agli anni Sessanta del Novecento, alle insegnanti che avessero partorito veniva data la possibilità di

andare in aspettativa, oppure di ridurre l’orario di lavoro. Secondo la legge sul tempo riservato alla

maternità, dopo quattro settimane dovevano riprendere pienamente il loro lavoro: ciò significava che

doveva affidare i neonati alla cura di parenti o baby-sitter. Non meraviglia che il celibato tra insegnanti si

mantenesse di ampia portata, rimanendo la quantità delle coniugate, almeno fino al 1945, inferiore al 5%.!

In Francia —> la Terza Repubblica era maggiormente interessata ad avere un numero quanto più possibile

elevato di maestre elementari e di insegnanti di scuola secondaria capaci di dare un’istruzione, di fede

repubblicana, comunicative e anche sposate. Si faceva pertanto di tutto per far brillare la loro immagine

pubblica.!

CONCLUSIONE!

Proprio fra le insegnanti si trovavano spesso rappresentate quelle ATTIVISTE DEL MOVIMENTO PER I

DIRITTI DELLE DONNE che difendevano la causa dell’ampliamento degli sbocchi professionali al

femminile e dell’apertura delle università alle donne. Le insegnanti erano chiaramente predestinate a

perorare la causa di migliori scuole femminili e di maggiori opportunità professionali per le donne.!

! !

IL CITTADINO di Gérard Noiriel

Nel XVIII sec. Le Rivoluzioni americana e francese segnano l’ingresso sulla scena politica e sociale del

CITTADINO. Divenuta in due secoli una figura universale, ha finito per imporsi ovunque, al punto che

anche quelle nazioni che, ancora oggi, non rispettano i principi sui quali si fonda la concezione moderna di

democrazia, si sforzano di dissimulare gli atteggiamenti autoritari con una retorica che esalta il concetto di

“cittadinanza” e di “sovranità del popolo”.!

CHI È IL CITTADINO? CITOYEN, CITIZEN, STAATSBURGER!

In Europa, sino alla fine del Medioevo, cives sono i borghesi che vivono nelle città, titolari di un DIRITTO DI

CITTADINANZA ottenuto grazie a una dichiarazione di affrancamento concessa da un signore o dal

sovrano. !

Dai secoli XVI e XVII filosofi (Bodin e Hobbes) riesumano il termine latino cives per i indicare i SUDDITI

DEL PRINCIPE. Per Hobbes è soltanto accettando di sottomettersi al potere dello Stato che l’individuo può

aspirare a riscattarsi dallo stato di natura e pervenire allo stato civile. Quindi il cittadino non è più il

borghese di città, ma l’individuo che è membro della collettività degli altri individui che hanno accettato di

rispettare la legge del re.!

Oggi, il significato della parola inglese citizen non corrisponde esattamente a quello del francese citoyen. A

iniziare dal XVII secolo, infatti, la storia politica dei due paesi si evolve in maniera diversa. !

- Inghilterra —> la Gloriosa Rivoluzione del 1688 segna il trionfo del LIBERALISMO di cui John

Locke, protagonista e teorico di quel movimento, fornisce una giustificazione filosofica:

l’acquisizione della cittadinanza è il graduale processo di estensione dei diritti riconosciuti ai

cittadini.!

- Francia —> nel 1789, nel Contratto Sociale, Rousseau respinge questa idea di democrazia,

sostenendo che gli inglesi sono definiti cittadini solo perché gli antichi attribuivano un significato alla

parola città che era scomparso presso i contemporanei: i più confondono una città con uno Stato e

un borghese con un cittadino. !

Rousseau conserva il PRINCIPIO DELLA DEMOCRAZIA DIRETTA: non è il principe a dirigere le cose dello

Stato ma il popolo nella sua interezza. Perciò egli distingue:!

o Il popolo inteso come insieme di sudditi sottoposti alla legge dello Stato;!

o Il popolo inteso come una comunità di cittadini soggetti attivi dell’autorità sovrana, cioè

dell’elaborazione stessa della legge.!

Questa nuova definizione ha la piena attuazione nella Rivoluzione Francese, grazie a Sieyès che propone

una costituzione nella quale confluiscono un principio elettorale liberale e una sovranità del popolo

rousseauiana —> così sono veramente cittadini quanti godono del diritto di voto e di elezione.!

Con la parola tedesca STAATSBURGER vi è uno stretto legame tra la figura del borghese e il cittadino —>

è un tratto distintivo della storia tedesca, dato dal ritardo con cui in Germania i è sviluppato lo Stato

monarchico.!

In Prussia, fino al XVIII sec. si conserva l’accezione medievale di borghese (Stadtburger) quale detentore

di un diritto di cittadinanza all’interno di una comunità urbana. Con la costituzione di Federico Guglielmo II

(1794) i vuole indurre a nobiltà a riconoscere la supremazia della legge dello Stato. La nobiltà prussiana

vedeva riconosciuti dalla legge i propri privilegi: cosa che non condusse alla sparizione degli ordini, ma ne

determinò l’istituzionalizzazione. Successivamente si passa da Stadtburger a Staatsburger, di

conseguenza la cittadinanza investe l’intero Stato.!

NASCE IN EUROPA LA COMUNITÀ DEI CITTADINI (1789-1914) – LA CITTADINANZA COME FINE

DELLE LOTTE SOCIALI!

Gran parte degli storici è concorde nel ritenere che il cittadino moderno è nato con la Rivoluzione francese,

perché da quel momento assume importanza il PRINCIPIO DI SOVRANITÀ DEL POPOLO. Lo sforzo dei

protagonisti della Rivoluzione è quello di adattare i principi democratici elaborati dagli antichi entro le mura

delle piccole città della Grecia classica alla realtà dello Stato francese nel XVIII sec = !

- lo Stato si estende per un territorio immenso e conta circa 30 milioni di persone;!

- la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino (1789) abolisce tutte le forme di schiavitù che

l’antichità e il Medioevo avevano conosciuto. !

In queste condizioni, è impensabile radunare in piazza tutti i cittadini perché discutano e decidano sulle

questioni d’interesse collettivo. Perciò nascono nuove forme di partecipazione politica che permettono di

comunicare e di agire “a distanza”:!

- uno spazio pubblico, collettivo di dibattito e intervento che inizia a configurarsi sin dalle prime fasi

della Rivoluzione grazie alle leggi sulla libertà di stampa;!

- POTERE DECISIONALE = IL PRINCIPIO DELLA DELEGA, elaborato dai liberali inglese, perché

non è più possibile riunire il popolo per scegliere direttamente quali siano i cittadini che

rappresenteranno e difenderanno gli interessi comuni. Quindi emerge la QUESTIONE DEL

DIRITTO DI VOTO, secondo la quale le decisioni politiche i prendono con la maggioranza dei

suffragi. Di conseguenza il PRINCIPIO EGALITARIO, per cui un uomo rappresenta un voto, diviene

essenziale, in quanto con l’estensione del diritto di voto alle classi popolari si ha un maggior

potenziale di elettori.!

Battaglie per il suffragio universale: !

Nella maggior parte delle nazioni, la conquista del diritto di voto da parte delle classi popolari è progressiva

e conseguente alle esplicite rivendicazioni del movimento operaio.!

In Francia, la conquista del diritto di voto da parte delle classi popolari è precoce e violenta (1848) e non

risolve le inquietudini del popolo. Gli operai impegnati nella lotta rivoluzionaria sembrano più inclini ad

operarsi per il diritto al lavoro che per il diritto di voto. —> sembra il risultato di una radicalizzazione delle

battaglie politiche.!

Dopo il 1848, il suffragio universale appare anche come una concessione finalizzata a pacificare la classe

operaia, affinché abbandoni le forme di lotta violenta per una prassi elettorale che riduca l’espressione

politica al solo atto di deporre una scheda nell’urna. !

Precedentemente, il corpo elettorale citato dalla prima costituzione rivoluzionaria (1791) era costituito da 4

milioni di cittadini su 26 milioni di abitanti; dopo la caduta di Robespierre, un’applicazione più rigorosa del

criterio di censo ne riduce l’entità: bisognava avere lo status di proprietario ( tre qualità: indipendenza

economica, radicamento e responsabilità locale e verso la patria). Il personale di servizio e i disagiati

ottengono il diritto di voto nel 1848 e solo dopo la Grande Guerra la piena cittadinanza. Il criterio del

domicilio assume un ruolo importante all’interno del suffragio per livelli adottato all’inizio della Rivoluzione.!

In Europa: l cittadinanza si è sviluppata ispirandosi al modello gradualista inglese ma tenendo conto dello

status di proprietario come cittadino ideale.!


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Cleira12

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dei beni culturali
SSD:
Università: Milano - Unimi
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Cleira12 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia moderna e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano - Unimi o del prof Tonelli Giovanna.

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