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Introduzione!

XIX secolo —> “secolo lungo”, in quanto compreso tra la Rivoluzione Francese (1789) e il 1914, anno di

scoppio della Prima Guerra Mondiale. Svolte: la presa della Bastiglia e lo scoppio del primo conflitto

mondiale. !

ETÀ BORGHESE = ETÀ EUROPEA —> il continente raggiunse lo zenit della sua potenza economica,

politica e culturale e s’innovò e sviluppò.!

I movimenti rivoluzionari e riformatori consideravano come l’UOMO LIBERO in quanto SOGGETTO

ECONOMICO. !

La corrente rivoluzionaria europea sfociò nell’INDUSTRIALIZZAZIONE —> aumento di produttività crescita

attività economica. !

La figura preponderante era quella dell’OPERAIO/A, sottoposto ad una disciplina del lavoro e del tempo

molto dura. La fabbrica era organizzata in base alla divisione del lavoro. L’orario di lavoro era esteso a 14

ore, il corrispettivo risultava piuttosto misero; gli operai si trovavano nel GRADINO PIÙ BASSO di una

piramide sociale ben differenziata, alla cui cima stava il PADRONE della fabbrica, figura d’élite il cui

prestigio non tardò a diffondersi, insieme alla preesistente aristocrazia, ai medici agli avvocati. Ma i veri

uomini del progresso erano scienziati, tecnici, ingegneri, inventori.!

In controtendenza, RIFIORISCE LA CREDENZA NEI MIRACOLI: le donne erano le più fedeli alla Chiesa,

mentre gli uomini prendevano le distanze. Il cattolicesimo era la casa, la famiglia —>

FEMMINILIZZAZIONE DELLA FAMIGLIA E DELLA RELIGIONE. Si aprono poi le porte della VITA

PUBBLICA per le donne.!

Alle donne era affidato il culto della famiglia e della privacy, e che prediligevano la cura degli interessi dei

propri cari facendo passare in secondo piano i propri. —> ideale che si realizzava specialmente nella

piccola borghesia.!

Le famiglie più abbienti, potevano permettersi una o più “perle”, ovvero DOMESTICHE, simbolo della

rispettabilità e del benessere borghese: la signora poteva essere “signora di se stessa” e la giovane

guadagnava e imparava. !

Le FIGLIE DI BUONA FAMIGLIA, in attesa di marito, si dedicavano invece alla PROFESSIONE DI

INSEGNANTE, prime figure di combattenti per l’EMANCIPAZIONE della donna e fortemente rappresentate

dal MOVIMENTO FEMMINISTA che pervase la seconda metà dell’Ottocento. Sorse poi la RESISTENZA

CONTRO L’EQUIPARAZIONE DEI DIRITTI POLITICI DEI DUE SESSI, con l’accordo finale di concessione

alle donne della questione dell’educazione e di quella professionale, escludendo quindi l’aspetto politico. !

Fu inoltre un’epoca di MIGRAZIONI MASSICCE, alla ricerca di nuove e migliori condizioni di vita, oltre che

da nazione a nazione, anche da continente a continente; la meta privilegiata era l’America. !

È un periodo di continue LOTTE DI CLASSE, di abolizione di privilegi. La distinzione si riflette sulle

componenti determinanti delle condizioni di vita individuali maschili, tenendo conto dell’importanza della

proprietà e della professione, della competenze dell’eguaglianza giuridica.!

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L’OPERAIO di Vincent Robert!

Secondo Saint-Marc Gerardin: moltiplicando il commercio, proporzionalmente si moltiplicherà il numero di

proletari. !

Gli operai sono sempre esistiti, la Rivoluzione industriale ne ha fatto aumentare il numero in modo

considerevole. Sino ad allora erano rimasti confusi nella massa delle plebi urbane, di cui ci si occupava

poco e si riteneva fossero facilmente strumentalizzabili, perciò fu uno shock vederli assumere autonomia e

individualità, esprimendo, non propriamente rivendicazioni politiche, ma una sorta di ordine che faceva

presumere la possibilità della nascita di un’altra società. In Europa: raduni popolari, giornate rivoluzionarie,

insurrezioni, scioperi, repressioni. La figura dell’operaio diventa così il simbolo della rivoluzione sociale.!

Barbari: temuti per la loro forza, disprezzati per la loro rozzezza.!

Della vita, della morta e della cultura degli operai quasi nessuno della borghesia sapeva nulla. Ad esempio

buona parte degli inglesi rimasero scandalizzati quando una campagna di stampa gli aprì gli occhi riguardo

al lavoro infantile; oppure in Francia i benestanti avevano assistito a cortei di artigiani con bastoni e

bandiere e non sapevano che cosa dovessero significare.!

LO SGUARDO DEGLI ALTRI: LA CONDIZIONE OPERAIA NELLE INCHIESTE DEL TEMPO —> presa di

coscienza della diffusione nel continente delle trasformazioni della Rivoluzione industriale che l’Inghilterra

aveva già conosciuto: meccanizzazione, vapore, progresso tecnologico, aumento della ricchezza delle

nazioni, crescita degli operai e diffusa povertà.!

Le prime inchieste sulle condizioni operaie risalgono agli anni Trenta, in Francia e Germania: Villermé,

Brentano von Armin, Engels —> libri preceduti da testimonianza, monografie locali, indagini mediche,

ricerche personali. Determinarono degli stereotipi. La condizione operaia migliorò con il tempo, ma gli

immigrati miserabili non si esaurirono.!

Uno degli elementi più rilevanti fu la presenza di PAUPERISMO: operai mal nutriti e mal vestiti, vivevano in

condizioni terribili ed in quartieri come focolai di epidemie. !

Una delle cause fu la presenza di CRISI INDUSTRIALI: molto spesso lasciavano senza lavoro e senza

risorse migliaia di persone. Il minimo rallentamento dell’attività industriale si abbatteva subito sui lavoratori;

poche imprese moderne avevano bisogno di specialisti che valessero la pena di essere mantenuti.

VIVEVA ALLA GIORNATA: le difficoltà dell’industria erano legate a quelle dell’agricoltura, perciò la crisi

industriale (prima metà del secolo) coincise con il rincaro del prezzo del grano. Dopo la Grande

Depressione (1873-1896), il calo dei redditi venne attenuato dal contenimento dei prezzi, ma in Germania,

Gran Bretagna e Francia iniziò a farsi sentire una persistente disoccupazione fino ad allora sconosciuta,

dissimulata dal sotto-impiego nelle campagne e dall’emigrazione oltre Atlantico. !

I SALARI erano appena sufficienti per un giovane celibe; troppo scarsi per una giovane nubile, condannata

ad una prostituzione occasionale, poiché il loro salario era dimezzato rispetto quello del sesso opposto; i

lavoratori di età avanzata erano costretti molto spesso alla carità pubblica; era molto difficile mantenere dei

figli. In tempi normali, le risorse disponibili erano destinate all’alimentazione, che era monotona; la

situazione migliorò nel corso degli anni: la dieta si fece più diversificata, ma poco denaro era destinato al

vestiario e all’arredo per la casa. !

Le condizioni abitative furono la causa scatenante di tre patologie tipiche della condizione operaia:!

- INSTABILITÀ DOMICILIARE —> traslochi frequenti.!

- IMMORALITÀ DELLA CONDOTTA DI VITA —> per gli osservatori, era dovuta soprattutto dalla presenza

di persone estranee al nucleo familiare, al concubinaggio (poteva essere una forma di vita stabile), al

matrimonio civile, all’elevato numero di figli illegittimi, alla prostituzione (più spesso nella servitù e nei

piccoli mestieri).!

- FREQUENTAZIONE DI BETTOLE, con il conseguente problema DELL’ALCOLISMO —> erano luoghi in

cui si beveva per dimenticare le difficoltà e per rifuggire dalla famiglia. Erano i punti d’incontri e di

riunione per le associazioni a carattere popolare: camere del lavoro, società del mutuo soccorso,

corporazioni, camere sindacali.!

LE RAGIONI DELLA MISERIA degli operai: presenza di un numero eccessivo di figli; matrimoni celebrati

anche in giovanissima età. Per il moralismo maltusiano delle classi dirigenti, meno prole significava

maggiore moralità e risparmio per la vecchiaia. Ma negli ambienti proletari, i figli erano considerati una

ricchezza, un’assicurazione sull’avvenire: guadagnavano per l’equilibrio familiare e punto d’appoggio per la

vecchiaia.!

L’ESPERIENZA DEL LAVORO —> Estrema varietà delle esperienze e delle culture degli operai: rende

problematica l’idea di unità operaia, cioè del lavoro manuale. Lavoratori rurali a domicilio; minatori e

siderurgici part-time tra fabbrica e campi; operai di città, impiegati nella confezione a domicilio delle stoffe.!

La retribuzione, l’avanzamento di carriera e di promozione sociale dipendevano da fattori quali l’età, il

sesso, la qualifica e lo stato civile. —> Non vi è un’immagine univoca.!

IL LAVORO E IL MESTIERE —> Il movimento operaio vuole dare un’immagine univoca del lavoro.

Nell’800 ha dominato gli OPERAI DI PROFESSIONE (qualificati e con competenze), dalle cui fila

provenivano i portavoce e i dirigenti, i quali detenevano un reale potere su tutta la manodopera e nei

confronti del padronato. Dequalificazione del lavoro operaio, cioè suddivisone scientifica del mansioni =

Grande Guerra.!

Rivoluzione industriale = macchine a vapore = sviluppo produzione di carbone nei paesi con ricchi

giacimenti. Il MINATORE diventa l’archetipo dell’operaio: non richiedeva apprendistato, mal retribuito,

logorante fisicamente, pericoloso. Numericamente considerevoli, alla fine del secolo, sindacalizzati

massicciamente, votarono per eleggere i primi deputati operi. Era attorno a loro che si organizzava il lavoro

di tutti gli altri.!

UNA VITA DI LAVORO!

Il lavoro riempiva gran parte della loro esistenza: per un operaio adulto la giornata non finiva mai. Prima

misura legislativa: Francia, 1848, 10 ore a Parigi e 11 in provincia; mai applicato. 1 maggio 1889: da parte

del movimento operaio internazionale, rivendicazione di 8 ore. Il riposo settimanale obbligatorio si

realizzerà molto più tardi. Gran Bretagna, 1850; Germania, 1891; Francia e Spagna, 1904, Italia, 1907.

Inoltre, alla fine del secolo, per effetto della secolarizzazione della società e per lo sforzo dei datori di

condurre a disciplina gli operai, il numero dei gironi lavorativi era aumentato.!

LAVORO MINORILE: motivo di scandalo; risolto formalmente con l’inserimento dell’obbligo di istruzione

elementare e della proibizione di lavoro per i bambini al di sotto dei 9 anni (Factory act, 1833), ma che in

realtà non fu controllata per l’assenza di un servizio ispettivo indipendente e per le pressioni da parte dei

datori di lavoro che insistevano per l’ausilio di minori per svolgere determinate funzioni. !

LAVORO FEMMINILE: problemi, ma intervento tardivo e esitante del legislatore, perciò da entrambi i ceti vi

erano atteggiamenti di ostilità verso l’impiego femminile. Non era il lavoro in sé, ma la distinzione tra il

luogo di lavoro e il luogo di residenza e l’ingresso delle donne in uno spazio privato e anonimo del

salariato, sotto un’autorità maschile. In tal modo si rompeva l’unità della famiglia, e quindi si perdevano la

moralità e i valori tradizionali. L’ingresso in fabbrica o la frequentazione di club erano motivo di disprezzo,

perché pensavano che la donna cercasse nel salario il mezzo per raggiungere l’indipendenza o per

affrancarsi intellettualmente. Perciò gli uomini dovevano guadagnare abbastanza perché le donne

potessero stare a casa. Le stesse operaie non sembravano avessero un’opinione molto diversa: il lavoro in

fabbrica era inteso come ripiego provvisorio, in attesa di matrimonio.!

IL NOMADISMO OPERAIO —> Frequente era il nomadismo operaio. Ma le fonti amministrative o

statistiche privilegiano le condizioni stabili.!

VALORI, ASSOCIAZIONI E LOTTE OPERAIE!

Un’esigenza di dignità: la volontà di essere titolari degli stessi diritti e doveri e della stessa giustizia. La

rivendicazione di una dignità personale potrebbe essere interpretata come luogo comune dell’operaismo

militante, ma la troviamo nella vita quotidiana: !

- FUNERALI: Il tasso di mortalità in giovane età era piuttosto elevato, uno degli obiettivi era che non si

procedesse al seppellimento del defunto in fosse comuni e senza cerimonie (la partecipazione al corteo

funebre era obbligatoria per tutti gli iscritti alla società del mutuo soccorso, poiché era occasione per

manifestare; no ubriachi e/o trasandati).!

- ABBIGLIAMENTO: per quanto i vestiti di tutti i giorni risultassero essere malconci e malandati,

differivano a seconda del mestiere, ma si doveva avere almeno un vestito buono per la domenica e le

feste, a costo di lasciarlo al Monte di pietà durante la settimana. !

- RIFIUTO DEL MARCHIO, DELL’IMMAGINE UMILIANTE O COMPASSIONEVOLE da parte di autorità e

borghesia, da qui l’importanza di effettuare distinzioni: gli operai non erano mendicanti o criminali. Le

società del mutuo soccorso volevano evitare di incorrere nelle leggi sui poveri e nel regime semi-

carcerario delle workhouses: enorme sforzo organizzativo, rifiuto della carità.!

“SOLO L’UNIONE FA LA FORZA”!

La rivendicazione del DIRITTO DI ASSOCIAZIONE nasce nel momento in cui gli operai decidono di

varcare i limiti del mestiere e del paese, intravedendo la possibilità di un’evoluzione sociale, ma

assolutamente pacifica, attraverso l’istruzione in seno all’associazionismo e la costituzione di cooperative di

consumo, poi di produzione: strumenti di lotta contro il capitale. !

L’associazionismo era visto come una libertà pericolosa e che andava tenuta sotto controllo. Il parlamento

inglese nel 1824 accordò ai lavoratori la libertà sindacale ed il diritto di associazione, ritenendo l’anno

successivo di tornare su quelle concessioni, con conseguenti proteste. Il diritto di associazione e la libertà

sindacale vennero accorati lentamente. 1861: Sassonia; 1864: Francia; 1871: tutto il Reich; 1889: Italia;

1902: Spagna. Per gli operai, il diritto di associazione era l’obiettivo e il sindacato era un valore

fondamentale; ma i governi preferivano tollerarli piuttosto che riconoscerli. Lo SCIOPERO divenne l’arma

privilegiata a fine secolo del movimento operaio, visto dall’opinione pubblica influenzata dalla stampa come

scioperante inquietante e agitatore sindacale. La pratica dello sciopero si diffuse ovunque negli ultimi due

decenni, tanto da far temere la paralisi totale dell’economia. !

UN’INTEGRAZIONE PARADOSSALE NELLE SOCIETÀ NAZIONALI!

Paradossalmente anche per gli operai la NAZIONE costituiva, come per borghesi e aristocratici, un

VALORE e un RIFERIMENTO, nella quale vi era la FEDE. !

Il rapporto operaio – nazione può essere definito come “integrazione negativa”: gli operai non si

integravano quando politicamente, socialmente e culturalmente restavano ai margini. Ma a loro modo

hanno anche essi “fatto” le nazioni. La nazione è vista più come rifugio che come valore assoluto, che

permetteva all’operaio, senza che si rinnegasse, di raccogliersi sotto la propria bandiera in Francia o

arruolarsi nell’esercito inglese per difendere la libertà del Belgio.!

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L’IMPRENDITORE E IL MANAGER di Youssef Cassis!

Nel periodo precedente alla Prima Guerra Mondiale, gli uomini d’affari furono il motore ed il prodotto

dell’espansione dell’industrializzazione europea e dell’internazionalizzazione dell’economia mondiale. !

A partire dal 1880, la loro abilità in campo economico fu tale da far sì che divenissero il gruppo

professionale più ricco di tutti i paesi dell’Europa occidentale, superando i proprietari terrieri. Anni in cui le

ricchezze accumulate vennero tradotte in status sociale e influenza politica. Tuttavia, vengono inquadrati

come creatori distruttivi, privi di interessi al di fuori dei confini dei loro affari.!

DIVERSITÀ E CAMBIAMENTO!

Erano quasi ESCLUSIVAMENTE UOMINI, non vi era una sola donna a capo di una grande compagnia

pubblica o partner di un’impresa privata; in caso di eredità, non erano comunque coinvolte nella gestione

dell’impresa. !

L’AMPIEZZA DELL’AZIENDA: !

- piccola o media impresa con duecento lavoratori;!

- grande impresa con migliaia di lavoratori, in cui l’uomo d’affari era presidente e capo esecutivo.!

La GESTIONE:!

- ricchi notabili locali che gestivano le loro piccole e medie imprese, le quali crescendo…!

- proprietari di imprese controllate totalmente o parzialmente dalla famiglia;!

- manager stipendiati, cui veniva affidata la gestione di quote familiari di società per azioni.!

I CAMPI DI ATTIVITÀ dell’uomo d’affari: banche, industrie d’acciaio, coltivazione di cotone, etc.!

VECCHI SETTORI INDUSTRIALI (tessile, del carbone, del ferro, dell’acciaio) e NUOVI SETTORI (elettrico,

chimico, automobilistico).!

La LOCALIZZAZIONE GEOGRAFICA: carbone, ferro, acciaio nella Ruhr; cotone nel Lancashire; banche e

attività finanziarie nella City londinese (che era al contempo centro finanziario del mondo intero e vertice

dell’economia britannica). !

Differenze in base alla SFERA SOCIO-POLITICA: livelli di reddito; livelli di benessere; rapporti sociali;,

basati su legami familiari e minoranze religiose.!

Il mondo degli affari era diviso da INTERESSI ECONOMICI CONFLITTUALI (libero scambio vs.

protezionismo): non tutti i gruppi economici erano in grado di esercitare un’eguale influenza politica.!

In ogni caso, la storia delle grandi imprese offre una migliore documentazione rispetto a quella delle piccole

e medie. Inoltre, la vita delle grandi imprese è strettamente legata ai cambiamenti più significativi occorsi al

mondo economico tra 1880-1914.!

L’ASCESA DELLE GRANDI IMPRESE —> Permise agli uomini d’affari di dominare il settore economico.!

Lo sviluppo nella seconda metà dell’800 si divide in tre fasi: !

1. ETÀ DELLE SOCIETÀ FERROVIARIE: prime grandi imprese del mondo moderno; nell’Europa

continentale tra il 1850 e il 1860, anticipate da qualche decennio dalla G.B.!

2.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/02 Storia moderna

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Cleira12 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia moderna e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Tonelli Giovanna.
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