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Il principe

Si comporta come un cinico, spietato egoista con tutti coloro che ha intorno: sudditi, consiglieri, sovrani, persino membri della sua famiglia. Manifesta disprezzo per il concetto medievale di cristianità, rifiuta la visione di una società ordinata secondo "le due spade", del papato e dell’impero.

Signori dell'Italia del rinascimento

Molti signori o aspiranti signori dell’Italia del rinascimento hanno una natura guerriera, sono soldati di professione, condottieri (gli Este di Ferrara, i Gonzaga di Mantova, i Montefeltro di Urbino).

La violenza e la tirannia vanno di pari passo, per esempio, quando il papa concede vicariati o feudi ai suoi sudditi, la ricompensa include normalmente delle clausole, volte ad assicurare che il signore governasse bene, proteggesse i sudditi, rispettasse la libertà.

Esempi di signori e successioni

Cabrino Fondulo, signore di Cremona: a inizio ‘400 l’imperatore lo nomina vicario imperiale di Cremona, conferma i titoli conferiti dai Visconti, e il papa nomina un membro dei Fondulo vescovo di Cremona.

Orgoglio mostrato dai signori nel ricevere onori e privilegi da sovrani, per esempio Amedeo VIII di Savoia, a inizio ‘400 viene promosso da conte a duca; Gianfrancesco Gonzaga viene nominato marchese di Mantova; Federico da Montefeltro è duca, ha le insegne dell’ordine dell’Ermellino (concessogli da Ferrante di Napoli) e dell’ordine della Giarrettiera (concessogli da Enrico d’Inghilterra).

Peculiare è la successione Sforza al ducato di Milano: Francesco vuole che le comunità sottomesse lo facessero liberamente.

Diritto ereditario è il titolo tradizionale, i signori tendevano a ottenere cariche vicariali per una futura eredità. Giangaleazzo diventa duca nel 1395, seguito dai Gonzaga che diventano marchesi e gli Este che diventano duchi di Modena, poi ottengono il titolo ducale per Ferrara, i Montefeltro per Urbino e i da Varano per Camerino (Giangaleazzo può indossare la livrea nazionale inglese, ha il titolo di conte Palatino, conferito dall’imperatore, più il titolo ducale).

Evoluzione dello Stato

In questo periodo c’è un’evoluzione radicale nella struttura dello Stato, che porta a un incremento del potere del signore. Cambiamento che può essere visto nella creazione di eserciti professionali, che, per essere mantenuti, i governi adottano tassazioni sempre più pesanti, e politiche di tipo mercantilistico.

Argomento centrale nello studio è la finanza pubblica: le fonti di entrate derivano da antichi diritti rivendicati dallo Stato, per esempio le comunità ebree sono tassate di più. Le comuni imposte sono quelle indirette, che crescono a seconda se si è in guerra, in situazione di carestia, o epidemia. Si ricorre anche a metodi di esazione straordinari, come tassazioni dirette.

Conclusione: diminuzione degli Stati autonomi, con conseguente presenza di grandi monarchie che riducevano i vicini più piccoli, gli eserciti diventano più grandi, permanenti e professionali, la cultura di corte influenza il mecenatismo e la propaganda praticati dal principe.

Il condottiero

Le fortune di un condottiero dipendono dalla nascita, dall’appartenenza a una famiglia di soldati, dall’economia oscillante del Mediterraneo, non dalle qualità personali o dall’abilità militare. Il condottiero ha controllo anche sulla sua compagnia, la sua fortuna è direttamente proporzionale alla sua capacità, ai suoi obiettivi, dipende dai mezzi del principe o dello Stato che serve.

Condottieri stranieri e italiani

Nel XIII secolo i mercenari cominciano ad apparire per la prima volta negli eserciti medievali e dei primi comuni. Contemporaneamente, la rapida crescita dell’economia e del benessere urbano determina una situazione in cui c’è molto più da combattere e per cui combattere. La crescita della popolazione, la tradizione delle crociate, un cambiamento rispetto al diritto di primogenitura producono un eccesso di abili combattenti che si spingono verso l’Italia.

All’inizio questi combattenti non sono italiani: gli Angioini che conquistano il sud-Italia introducono combattenti francesi; anche i catalani e i tedeschi sono comunque presenti; arrivano anche truppe ungheresi, dopo il matrimonio di Giovanna di Napoli con il re d’Ungheria.

Lentamente gli stranieri sono spariti: perché? Probabilmente la nascita in Italia di un sentimento xenofobo.

Dallo scisma al 1424 è l’età d’oro dei condottieri. Opportunità arrivano dal 1425 al 1454, dominato dal conflitto tra Milano e Venezia: c’è una grande quantità di lavoro per i condottieri, che sviluppa la formazione di eserciti permanenti. Esempi di condottieri: Federico da Montefeltro, Giovanfrancesco Gonzaga, Niccolò d’Este, Sigismondo Malatesta.

Contratti dei condottieri

Dopo il 1454 con la Pace di Lodi cala in Italia un periodo di relativa pace. Al centro del sistema dei condottieri c’è la condotta, o contratto, che fornisce le condizioni di servizio, specifica la grandezza, l’equipaggiamento, la qualità della compagnia, i livelli di remunerazione, le indennità, le trattenute fisse e la durata del servizio. La durata oscilla tra un mese e sei mesi massimo. Alla fine di ogni contratto, i condottieri tornano liberi. Nel XV secolo c’è la possibilità di rinnovare il contratto con un periodo di rispetto o beneplacito (il signore si prende un po’ di tempo per decidere se rinnovare il contratto o autorizzare il condottiero a ricercare lavoro altrove).

Gran parte dei condottieri è di nobile lignaggio. Muzio Attendolo (noto come Sforza) possiede terre ma appartiene a una famiglia non nobile di piccoli proprietari terrieri, acquisisce la nobiltà e suo figlio Francesco così ha un buon inizio di carriera. Altri personaggi non di alto rango ma che si sono fatti valere sono Erasmo da Narni, noto come Gattamelata, e Niccolò Piccinino; personaggi di alto rango, colleghi di questi, sono gli Orsini e i Colonna, i Baglioni e i Fortebraccio, i Malaspina e i Sanseverino, i Trivulzio.

La compagnia è il capitale del condottiero: egli necessita di una sua area per gli accampamenti invernali, stipula condotte rinnovabili con i suoi comandanti di squadrone e uomini in servizio, legandoli così a sé. In questo modo si crea un reparto permanente che passa di padre in figlio, senza disgregarsi, anzi, rafforzandosi sempre più. Esempio è la compagnia di Michele Attendolo tra il 1425 e il 1448: Attendolo non ha in questo frangente base fissa, tranne che le sue proprietà in Romagna, la compagnia quindi si muove tra Firenze, Venezia, e lo Stato Pontificio. Più di cento condottieri rimangono fedeli e vicini ad Attendolo per più di dieci anni, solamente in 31 lo abbandonano e 25 muoiono al suo servizio. Parte della paga del condottiero veniva trattenuta per cibo, vestiario, equipaggiamento e armi.

Controllo dei condottieri

Il meccanismo più frequente degli Stati italiani per controllare il condottiero è l’uso di commissari civili che affiancano gli eserciti mercenari: questi sono membri anziani della classe politica degli Stati committenti. Vengono anche chiamati “collaterali”.

La ricompensa di un condottiero varia: solitamente è la donazione di una proprietà o un feudo. L’investitura di un condottiero offre un titolo, una posizione abbastanza sicura, privilegi. Una ricompensa importante sono i funerali di Stato. Accanto a questi tributi d’onore, c’è anche la punizione e il disonore per chi si macchiava di atti malvagi: esempio è l’esecuzione del Carmagnola, ad opera di Venezia, nel 1432: il Carmagnola ha lasciato Milano per porsi al servizio di Venezia, ed è stata l’unica sua infedeltà dettata forse da gelosie, sospetti di tradimento di Filippo Maria Visconti nei suoi confronti. Venezia comincia ad acquisire territori a spese di Milano; per la paura che il Carmagnola potesse tornare di nuovo a Milano, viene fatto sorvegliare a vista dai veneziani. Morale, Carmagnola viene incriminato e la sua esecuzione è pubblica.

Per punire i condottieri riottosi, esistono diverse misure: multe o sospensioni della paga, e più radicale, il licenziamento.

Esempio di condottiero che raggiunge il vertice della professione come capitano generale permanente dell’esercito (di Venezia in questo caso) è Bartolomeo Colleoni. Egli riceve un feudo a Malpaga, dove può stazionare con le sue truppe, e decide così di crearsi una corte; esercita anche un notevole influsso nella vicina Bergamo, dove fa erigere la sua cappella funeraria. Colleoni arriva da una famiglia nobile minore, si fa strada a partire da comandante di una modesta compagnia, per diventare un personaggio altolocato e influente.

Il cardinale

Personaggio venuto su dal nulla è Adriano Ca

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/02 Storia moderna

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