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Capitolo primo – I poveri e nell’Europa occidentale

Problema dello studio sulla povertà

Misurare la povertà per dati quantitativi (dall’Ottocento);

  • Povertà è relativa al tenore di vita prevalente in un certo periodo e in una certa società;
  • Differenziazione delle politiche assistenziali;
  • Scarto tra giovani e anziani;
  • Composizione familiare;
  • Atteggiamento verso i poveri: meritevoli vs fannulloni.

Quanti erano i poveri?

Per le società anteriori alle statistiche non si hanno dati certi e vi sono molti dubbi. Si considerava:

  • Condizione statica dell’essere povero (non dinamica, non il “diventar povero”);
  • Fonti sulla povertà per scopi vari e contraddittori (considerate le classi esenti da tasse, effettuate in momenti di crisi, con vari criteri, diverse attribuzioni dello status di povero).

Quantificazione approssimativa (Gutton e Pullan) da ‘400 a ‘700:

  • Poveri strutturali (anziani, malati, dediti all’accattonaggio e all’assistenza) 4-8%;
  • Poveri congiunturali (bassi salari, occupazioni occasionali) 20%;
  • Piccoli commercianti, artigiani, modesti funzionari 50-70%.

Più del 70% della popolazione in momenti di crisi era sotto la soglia di povertà. Ma bisogna considerare che prima dell’Ottocento il 70% risiedeva fuori dalle città:

  • Zone montane: mancanza di agricoltura, migrazione verso le valli;
  • Zone collinari: famiglie riescono a garantire la propria sussistenza con l’agricoltura;

Carestie e guerre: ogni 4-5 anni i raccolti potevano essere disastrosi. Deflusso dalle campagne alle città. Politiche urbane sempre più rigide verso i migranti, inutili ma che diedero vita alla discriminazione verso il “non” residente.

Povertà ed economia

“Povero”, tra ‘500 e ‘700, connotazione economica. Jeremy Bentham: “La povertà è la condizione di chi per assicurarsi la sussistenza è costretto a ricorrere al lavoro. L’indigenza è la condizione di chi, essendo privo di beni, è allo stesso tempo inabile al lavoro o incapace anche col lavoro di procurarsi la sussistenza.” Povero non mera assenza di capitali e proprietà.

‘300 - ‘400: involuzione delle corporazioni (apprendisti, garzoni, valets e compagnons). Nella prima parte dell’età moderna vi è la commercializzazione dell’agricoltura: braccianti o migranti. Crescita e sviluppo delle corporazioni cittadine. Classi lavoratrici dipendenti alle fluttuazioni economiche.

Rapporto salario-prezzo tendeva ad essere sfavorevole. La meccanizzazione nei secoli causò sia nuove occupazioni che una crescente disoccupazione tra gli artigiani. Durante la Rivoluzione industriale i contributi all’economia familiare vennero portati anche dalle donne e dai bambini. Nascita dei processi di proletarizzazione.

Famiglia e povertà

Importanza dei soldi portati alle famiglie da donne e bambini durante la Riv. industriale. Spesso era necessario cambiare tanti lavori (Hufton, “economia di ripiego”).

Per quanto riguarda i momenti di crisi di breve durata, lavoratore rurale artigiano meglio preparato rispetto all’artigiano urbano. Indigenza urbana molto più sviluppata e rischiosa. L’economia di sussistenza di una famiglia poteva collassare da un momento all’altro, per vari momenti nella vita: raccolti disastrosi, stasi del commercio, morte o prolungata malattia del capofamiglia, nascita di un nuovo figlio le tante cause.

Spesso la famiglia era composta da un nucleo modesto, in contrapposizione con le teorie malthusiane della popolazione. Wrigley e Schofield: caso dell’Inghilterra, tasso di natalità variabile nei secoli. Laslett: unità familiari nucleari di piccole dimensioni diffuse in Inghilterra e nell’Europa Nord-Occidentale già dal ‘300.

Ragioni di sopravvivenza riducevano la dimensione della famiglia. Matrimoni in età avanzata. Uso di orfanotrofi e ospizi per lasciare i figli in eccesso, sia legittimi che non, temporaneamente o in modo permanente. Figli via di casa già a giovanissima età. La famiglia era composta da non più di 4 persone.

Smith: bambini costretti all’accattonaggio; la massima pressione economica si aveva tra i 35/45 anni per il capo famiglia, a causa del mantenimento di figli piccoli e genitori anziani.

Nell’Ottocento, appunto, acquisisce più importanza l’assistenza agli anziani. Prima dell’Ottocento concezione di parentela molto diversa, legami meno forti, sia tra genitore e figlio, sia tra moglie e marito.

Atteggiamento verso i poveri

Nel Medioevo la paupertas era il contrario di potens, miles, cives, dives. Ma anche sotto un punto di vista religioso, Povero di Cristo; già nel duecento per la povertà si provava ripugnanza. Nel ‘500 si aggiunge anche il concetto economico oltre che sociale e religioso. Il pauperismo provocò un aumento di migrazioni e mobilità geografica: paura del forestiero. Già nel ‘400 divisione tra poveri “meritevoli” e non. L’accattonaggio veniva combattuto (visto come mancanza di voglia e atto disonesto).

Per Sant’Antonino, arcivescovo di Firenze, mentre la povertà volontaria era degna di lode, quella involontaria derivata dalle condizioni materiali e non dalla virtù.

Carità nel ‘400: confraternite, ospedali, ospizi di mendicità, ospedali, banchi di pegno. Tutto ciò si preferisce all’elargizione diretta, onde evitare discriminazioni. Tali fondazioni non furono altro che integrazioni delle precedenti formazioni medievali. Mendicante sempre visto malamente e con timore, peso all’economia. I poveri potevano costituire una minaccia all’ordine pubblico. I poveri vergognosi (nobili caduti in miseria, in particolare) venivano degnamente sostenuti.

La carità istituzionale e i poveri meritevoli

Storia della carità europea:

  • 1520-40 “De Subventione Pauperum” di Juan Luis Vives (1526);
  • Renferment (1690-1730) attraverso la “Mendicité Abolie” di padre Guevarre;
  • 1820 “Le visiteur du pauvre”, Joseph De Gerando.

Di natura comunali; autorità civili al posto di quelle clericali. Preferenza per i minori, espulsione dei forestieri, proibizione accattonaggio, ristrettezza dell’accoglienza a pellegrini, segregazioni in case di correzione per gli individui validi (per liberarli dai presunti peccati, colpevoli per il loro stato di povertà). L’ostilità verso i mendicanti inoltre era comune sia tra i cattolici che tra i protestanti. Tale controllo civico fino alla fine dell’Ancien Regime.

In Francia, vi era una grande difficoltà nella gestione di tali manovre, tutto era lasciato all’indipendenza delle autorità comunali. In Spagna e nel meridione italiano tutto era in mano alle autorità religiose. Sotto l’autorità governativa in Inghilterra e Italia settentrionale. Strutture di assistenza ai poveri sofisticate a Londra, Norwich, Salisbury, Lione, Amsterdam, Venezia. In questa le “Scuole Grandi”, struttura sia religiosa che civile, dato che tra ‘500 e ‘700 era impossibile scindere il civico dal religioso. Dopo la Riforma cattolica nasce un “nuovo cattolicesimo” (Pullan). Le istituzioni sono specializzate per la salvazione delle anime, segregando persone (prostitute pentite, ebrei convertiti o mendicanti fannulloni) per cambiar loro abitudini e integrarli nella società cristiana.

Onore delle donne. Vi erano istituti che si prendevano cura di donne abbandonate o prelevate dalle loro famiglie in stato di povertà, che intendevano raggiungere un loro reinserimento sicuro nella società, insegnando loro mestieri, cambi di atteggiamento e cercando protezioni da parte di benefattori e mariti adatti. Molto sostanziali furono gli interventi religiosi e civici, a differenza di quelli statali e governativi. Gli istituti inoltre giocavano un doppio ruolo: sostituzione alla famiglia o salvaguardia dell’onore familiare da scandali specialmente di natura sessuale. Tali istituzioni non erano separate dalla società, come sostiene Foucault, bensì erano profondamente integrate con la strutturazione sociale del tempo.

Vagabondi e mendicanti

Da sempre disprezzati e malvisti. Ma vi erano eccezioni. C’erano inabili rispettabili o molto anziani con regolare licenza d’accattonaggio. Chi non aveva alcuna autorizzazione veniva rinchiuso in Ospedali dei poveri, Ospedali tuttofare o costretto a lavorare. Molte volte la segregazione era volontaria. I poveri vergognosi erano esentati dal lavoro. Nel ‘500 il lavoro era visto come bene per l’anima; nel ‘600 e ‘700, nelle Workhouses, il lavoro per i mendicanti era visto come correzione punitiva. Ma riluttanze, infermità fisiche e mentali creavano ingenti problemi. Venivano quindi prodotti oggetti semplici o alle prime fasi di lavorazione.

A causa del bassissimo costo di tale mano d’opera, molti imprenditori s’interessarono alle Workhouses per i loro prodotti, anche per evitare restrizioni corporative e sperimentare nuove tecniche.

Assistenza a domicilio e benessere sociale

In Inghilterra grande importanza dell’assistenza a domicilio, la quale non era separata da quella istituzionale, bensì complementare a essa. L’assistenza a domicilio era per i poveri meritevoli, come la distribuzione del pane, mentre quella istituzionale era in particolare di carattere punitivo. La prima sosteneva l’indipendenza familiare, la seconda si sostituiva all’organo familiare. A riconoscere i poveri meritevoli toccava a parroci, notabili locali, deputati delle confraternite, capistrada, di cui i criteri valutativi non erano omogenei. Considerate meritevoli erano le anziane vedove, i poveri vergognosi, ma anche famiglie di cui i guadagni erano interrotti temporaneamente o in modo permanente (morte del capo famiglia).

In Inghilterra Elisabetta I obbligò la minoranza facoltosa a mantenere la maggioranza indigente. In Danimarca, nel ‘700, l’assistenza era finanziata da tasse locali delle singole città. Alla fine del secolo tassazione dei redditi più alti e di talune merci. Organi di filantropia sempre più presenti. Lo Stato acquisisce sempre più importanza riguardo alla repressione di malintenzionati e oziosi. Nascono gli Ateliers de Charité, dove i poveri possono lavorare. Nel Settecento la povertà diviene a tutti gli effetti questione dello Stato. Raccolta di statistiche, laiche e religiose. In Inghilterra ciò avverrà solo a metà Ottocento. Maggiore responsabilità dello Stato nella carità. Pubblico vs Privato. Dopo Napoleone assunse nuova responsabilità la filantropia privata. Metà Ottocento: il contesto di povertà è radicalmente cambiato. Le condizioni di vita sono paurose, igiene pessima; avviene la “segregazione topografica” (separazione fra domicilio e luogo di lavoro); scoperta dell’alta mobilità, della coscienza di classe (sindacati, partiti socialisti).

Lo Stato prevede con l’istituzione di un sistema assicurativo obbligatorio (copertura, insufficiente, su malattie, vecchiaia, incidenti) e con la regolarizzazione del lavoro occasionale.

Atteggiamento dei poveri verso la loro condizione

La cultura della povertà viene inserita in una cultura popolare. Tra gli umili vi sono atti di solidarietà. Non esiste una cultura autonoma della povertà. La povertà viene vista non come nuda realtà, ma come costrutto sociale. Scopo finale dell’assistenza ai poveri è assicurare la deferente accettazione dell’ordine sociale esistente.

Capitolo secondo – I poveri, la protoindustrializzazione e la classe operaia in Italia dal Cinquecento all’Ottocento

Chi erano i poveri? Quali cambiamenti ha avuto la loro composizione?

3 proposte:

  • Nel tempo, in Italia, la crescita della miseria aumenta con i mutamenti dell’economia italiana;
  • Permanenza e onnipresenza dei poveri, reazioni alla loro condizione. Difficile identificazione fra poveri e classe operaia moderna, né passaggio diretto tra i due stati;
  • Utilità da parte della élite di ritenere i poveri una categoria sociale, anche per studiarla.

Marx: Quattro categorie di poveri, una nella sfera del pauperismo, le altre tre nella “sovrappopolazione relativa”. Pauperismo per Marx: ricovero degli invalidi dell’esercito operaio attivo e il peso morto dell’esercito industriale di riserva. Maggiore è la ricchezza maggiore è il pauperismo. Per Marx non vi è una differenza sostanziale tra poveri e classe operaia.

Poveri = non esiste una definizione unica e precisa o un’unità di misura adeguata. Ancien Regime: i poveri erano le “classi laboriose”, gli indigenti chi non riusciva a procurarsi sussistenza. I poveri sono più che condizioni economiche; in Stati con ordini sociali costituiti, povertà condizione attinente allo Stato Sociale. Quindi categoria sociale a sé stante.

Crisi della proto-industrializzazione

Nel ‘500 declino politico ed economico dell’Italia. Politico: conquiste degli Asburgo di Spagna; economico: perdita della centralità nei traffici europei di merci. Declino delle industrie, ‘600 e ‘700 sviluppo di industrie di lusso. Calo dell’occupazione urbana, minore controllo della città sulla campagna. Città del Sud ormai parassitarie.

‘500-‘600 -> incremento dei privilegi dei proprietari terrieri. Aumenta la popolazione, problemi di sussistenza = carestie del 1590-91. Si blocca il tasso di crescita anche nelle città. Le epidemie alleggerivano la pressione demografica ma distruggevano anche l’auto-sussistenza di molte famiglie, falcidiando la forza-lavoro.

‘700-‘800 -> rapida crescita della popolazione. Introduzione e diffusione del grano turco dal ‘600. Medi proprietari sempre più ricchi, piccoli proprietari sempre più poveri. Appartenenza contemporanea a più corporazioni (es. Venezia). ‘700 -> sconvolto da gravi carestie, sistemi di approvvigionamento erronei e mal organizzati. Forte migrazione verso le città. Indipendenza economica grazie all’economia domestica (filatura e tessitura di lana e seta), messa in crisi dal monopolio della filatura di alcune poche famiglie. L’emigrazione era un nuovo metodo per l’indipendenza economica.

1770-1820 -> Aumento della disoccupazione. Sviluppo al Sud dei monti frumentari, prestiti di grano invece che di denaro. Diffusione della coltura di granoturco in tutto il nord, la polenta rimpiazza il pane. Sull’Appennino ligure e toscano coltura della castagna. Sparisce la carne dalla dieta contadina, aumenta il vino. Nel ‘700 aumentano gli abbandoni dei bambini e i piccoli furti.

Poveri e classe operaia alla fine del XIX secolo

Per la storiografia italiana poveri e classe operaia categorie differenti, ma tra loro ci sono sicuramente legami. Proletari: coscienza di classe, impegnati in attività tipiche dei poveri. Proteste per un maggiore salario.

Poveri: privi di coscienza di classe, la loro situazione peggiorò. Proteste per l’aumento del prezzo del pane. Stefano Merli: il livello di vita sempre più basso e lo sradicamento sociale dei lavoratori hanno permesso la nascita di organizzazioni sindacali (nascita spontanea). Giuliano Procacci: organizzazioni socialiste hanno influenzato i lavoratori.

1901, anno degli scioperi in Italia in seguito alla politica di Giolitti, ma in realtà gli scioperanti sono solo l’8% della forza lavoro industriale. La maggioranza delle classi lavoratrici dei poveri non toccate dalla coscienza di classe. Accezione del povero come deferente verso gli altri, perché mantenuto dalle altre categorie. Poveri: mancanza di indipendenza economica, di prestigio e posizione sociale. Necessario quindi essere docili, grati e deferenti. Il povero non scioperava anche per un atto di deferenza, preferiva vie alternative come l’emigrazione.

In Italia non vi è una rapida rottura col passato. Impianti in zone rurali con tradizioni proto-industriali, sopravvivenza della famiglia contadina. Fino al 1880 industria italiana = prevalenza di medie e piccole officine dedite a manifatture artigianali e domestiche. Poi si sviluppa nel campo dell’abbigliamento. Assenza di meccanizzazione.

Inghilterra: grande crescita dei telai a mano, aumento di occupazione in miniere e nel campo dell’edilizia. Raphael Samuel: a causa della maggiore manodopera si diffonde il lavoro sottopagato (sweating) e a domicilio. Mancati investimenti in macchinari.

Tra il 1801 e il 1901 in Italia la popolazione attiva occupata in agricoltura sali da 9,4 a 10,7 milioni -> emigrazione. Nel 1850 malattie per il baco da seta e per la vite, fonte primaria di indipendenza economica perduta. Con l’espansione urbana viene offerto lavoro agli emigranti temporanei. Italia meridionale: industria domestica distrutta dell’economia liberista e dalle importazioni estere di manufatti tessili, crescita dell’emigrazione. Quest’ultima alleviò la pressione economica su certe famiglie.

Nell’Italia del nord i poveri, oltre all’emigrazione, cercavano lavoro nelle industrie o richiedevano sostegno alla carità cattolica. Opera dei Congressi (1874), associazione e congregazioni mariane nelle città per contrastare il socialismo. Difesa dell’Italia rurale, esaltazione della campagna. Diffusione di casse di risparmio rurale e cooperative in tutto il Nord (in particolare nel Veneto), le quali fungevano d’aiuto ai piccoli proprietari terrieri o affittuari di mezzadri, non ai braccianti agricoli o ai lavoratori industriali.

  • Insistenza sulla carità e collaborazione di classe: no all’usura;
  • Provvedere alla coltivazione razionale della terra mettendo a disposizione il capitale a convenienti condizioni;
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/02 Storia moderna

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