La fame e l'abbondanza
Europa: il tempo della fame
Crisi di questi tre secoli con apice nel III - IV - V - VI secolo. Scarsità di alimenti come radici, pani di fantasia e cibi immondi. L'uomo del V-VI secolo mangia anche bene. È importante differenziare tra campagne desolate dove le risorse ci sono ma gli spazi non sono coltivati e i Romani, che non accettano la natura incolta e si dedicano a cacce imperiali e coltivazioni come vite, ulivo e grano.
Romani vs barbari
I barbari si dedicano a natura vergine, caccia e pesca, allevamento brado con carne, latte e burro. Il maiale si contrappone all'età dell'oro vegetariana. L'integrazione vede la carne come simbolo di potere e la presenza di boschi, pascoli naturali e paludi è dilatata. La religione cristiana enfatizza pane, vino e olio. I Franchi rappresentano una sintesi tra i due mondi.
Abbuffata vs digiuno
Modello di Carlo Magno: terra et silva, pane bianco vs pane nero, modello degli eremiti. La dieta varia tra nobili, clero e poveri nel V secolo. Fabio Fulgenzio rappresenta la fame eterna, mentre Gordiano II segna un momento critico di incontro tra le due culture. Gli imperatori del III secolo, come Settimio Severo, Clodio Albino e Massimino il Trace insieme al figlio Firmo, partecipano a un duplice processo di integrazione tra i modelli alimentari del V e VI secolo.
Antimo e l'osservazione dei cibi
Antimo, nel V secolo, scrive "De observatione ciborum" sulle proprietà della carne e dedica un capitolo allo strutto, sconsigliando l'eccesso di carne cruda. La scelta coatta di coltivare è dovuta al fatto che un ettaro di arativi rende di più. Tra l'VIII e il X secolo, i cereali si conservano con maggiore facilità e più a lungo della carne, risultando più versatili. L'erosione dei boschi e la creazione di castagneti da frutto portano a carestie e l'economia europea assume un carattere prevalentemente agricolo.
Uso delle aree boschive
L'uso delle aree boschive è riservato ai ceti sociali più forti, come stati o potentati, e i rapporti con i contadini diventano più tesi. I diritti sull'uso di terre incolte, riserve e attività pastorali sono regolamentati, e la presenza di città contribuisce alla divaricazione del regime alimentare tra ceti inferiori che si nutrono di vegetali e la classe dominante che consuma carne.
L'importanza del pane
Nel 883, il monastero di Bobbio registra la presenza di 32 nuovi poderi concessi in affitto, segno di nuove messe a coltura. Tra il 750 e il 1100, si verificano 20 carestie generali in Europa e il pane assume un ruolo decisivo nell'alimentazione dei ceti popolari. La menzione del pane ricorre in maniera ossessiva nei contratti agrari, come quota per l'affitto e decima delle terre, e se manca è segno di carestia. Il pane nero è comune tra i contadini, mentre il pane bianco è considerato un lusso.
Opposizione tra campagna e città
Nel XII e XIII secolo, si assiste a una nuova opposizione di modelli alimentari tra campagna e città. Si verifica un fenomeno di "riconversione" al frumento, con il frumento che si contrappone alle biade. Attorno al 1250, la floridezza è socialmente circoscritta alle città, dove l'eroe cortese e le buone maniere promuovono il mangiare bene.
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