Introduzione
Bonvesin dra Riva nacque a Milano attorno al 1250 e morì non prima del 1313. Ha lasciato alla posterità opere scritte in parte in latino e in parte nel milanese illustre dell’epoca. Fu frate laico dell’ordine degli Umiliati, maestro grammatico per professione e a questa sua attività è legato il poemetto De Vita Scholastica, che presenta il rapporto ideale tra maestro e discepolo. Molti considerano la sua opera latina più importante la descrizione minuziosa della sua città, intitolata De Magnalibus Mediolani e scritta nel 1288; la stessa raffinatezza delle opere latine si ritrova anche in quelle volgari: scritte per lo più in quartine monorime (AAAA) di versi alessandrini (doppi senari o settenari).
Struttura delle opere
Dallo spoglio statistico completo si ricava che le quartine o sono in rima AAAA o AAAB, le strofe esastiche invece AABAB; vi sono anche alcuni casi di alessandrini leonini, cioè versi con rima alla cesura; degno di nota anche il numero relativamente alto dei casi in cui si susseguono quartine su una stessa rima. L’opera di Bonvesin ha spesso un riconoscimento ridotto nella storia della letteratura italiana: viene sommariamente ascritta alla categoria della "poesia didattica del Nord".
Tale valutazione può e deve essere rivisitata anche alla luce degli studi più recenti che ci presentano l’autore come tipico poeta medievale, rielaboratore di temi e generi consueti, ma anche attento osservatore della sua epoca e del suo ambiente. La lingua di Bonvesin dra Riva è stata oggetto di studi approfonditi: in prima linea in questa ricerca troviamo dei linguisti della statura di Adolfo Mussafia e Carlo Salvioni; entrambi si sono concentrati soprattutto sugli aspetti fonetici e morfologici.
Studi e ricerche lessicografiche
Le due ricerche lessicografiche più rilevanti sono quelle di Adolf Seifert del 1886 e di Fabio Marri del 1977. Per una descrizione sincronica completa di questo volgare ben documentato e coerente mancava quindi solo l’aspetto sintattico che il presente saggio intende prendere di mira. Ricordiamo nove fenomeni fonetici caratteristici dei dialetti lombardi:
- Sonorizzazione delle consonanti sorde intervocaliche, che può portare al dileguo della consonante: CATENA > cadena
- Scempiamento delle consonanti geminate: GATTA > gata
- Assibilazione delle consonanti palatali preromanze [k] e [g] seguite da e ed i: GENTE > sent
- Paletizzazione dei nessi latini CL e GL, in posizione iniziale e intervocalica; nello stesso modo si è sviluppato il nesso TL: AURIC(U)LA > orega
- Ampia caduta delle vocali atone
- Presenza delle vocali miste
- Metafonesi, ovvero l’armonizzazione vocalica della tonica all’atona finale i
I prossimi punti sono specificatamente lombardi:
- Palatalizzazione del nesso latino CT: LACTEM > lac
- Velarizzazione di a davanti a l + consonante: ALTERU > olter
A queste possiamo aggiungere qualche altra osservazione che riguardi specificamente la fonetica del volgare di Bonvesin:
- Caduta di [l] finale: *cel > ce
- Rotacismo, cioè il passaggio delle liquide in vibranti: DE + ILLA > dra
Lingua e morfologia
Trattandosi del periodo precedente a Dante, nessuno dei volgari italiani ha ancora un vantaggio di prestigio schiacciante sugli altri, così abbiamo davanti agli occhi bellissimi esempi dell’evoluzione parallela di varietà di lingua. Il sostantivo nel periodo in cui vive Bonvesin dra Riva, il sistema dei casi del latino ha cessato ormai di funzionare. La segnalazione della funzione sintattica del sostantivo spetta ormai alla posizione occupata all’interno della frase e alle preposizioni.
Per quanto riguarda la desinenza dei sostantivi maschili, possiamo suddividerli in tre categorie, cioè sostantivi che finiscono in consonante (hom), o (perigoro), e (ce): la desinenza in -e è relativamente rara. Il plurale dei sostantivi in -o ha come desinenza normalmente -i, mentre quelli che finiscono per consonante hanno forma invariata al plurale. Per effetto della vocale alta finale -i, la vocale tonica della radice si innalza in seguito alla metafonesi (povereto; poveriti); avviene cioè un’assimilazione parziale regressiva. Va notato pure il fatto che certi sostantivi maschili che in italiano al plurale assumono la desinenza -a nei testi di Bonvesin mostrano un plurale in -e.
Sintagma nominale
Per quanto riguarda i sostantivi femminili, essi possono avere due desinenze nel nostro corpus: -a ed -e. "Sintagma" è un concetto della grammatica strutturalista che si adopera per analizzare i gruppi di parole legati ad un elemento centrale, chiamato "testa" dello stesso sintagma; infatti, alcune categorie lessicali, quali il sostantivo, l’aggettivo, il pronome, il verbo o l’avverbio possono espandersi mediante altri elementi, detti modificatori: l’insieme della categoria grammaticale della testa e dei suoi modificatori crea una categoria sintattica, il sintagma.
L’articolo costituisce una novità romanza. Gli articoli determinativi maschili sono i seguenti: al singolare lo, prima di vocale l’, dopo vocale ‘l; al plurale gli articoli determinativi maschili sono due: li e i. Per i sostantivi femminili possiamo avere l’articolo determinativo singolare la (o l’), mentre al plurale si hanno le oppure i.
Riguardo alla fusione delle preposizioni con gli articoli determinativi sono da osservare due particolarità: da una parte forme caratterizzate da rotacismo (dra, dro, ecc.), dall’altra il fatto che la preposizione inter forma con gli articoli possibili quasi un paradigma autonomo → entro deserto. Oltre agli articoli, nella posizione di specificatore si trovano i pronomi possessivi, i numerali e opzionalmente certi aggettivi di uso frequente.
Riassumendo, all’interno del sintagma nominale, nelle posizioni pronominali si avrebbe il seguente ordine relativo:
- Articolo/quantificatore/determinante – numerale – pronome possessivo – attributo di qualità
Nella posizione del complementatore del sintagma nominale stanno normalmente gli attributi di qualità; in certe occasioni anche il pronome possessivo può trovarsi in posizione postnominale, così pure i numerali.
La morfologia dell’aggettivo
Per quanto riguarda la morfologia degli aggettivi, possiamo identificare i seguenti esempi:
- Aggettivi con 4 desinenze che distinguono sia il genere che il numero (questo)
- Aggettivi con 3 desinenze che distinguono i generi solo al plurale (bel, bella: bei, bel)
- Aggettivi con 2 desinenze che distinguono solo il singolare dal plurale (dolente: dolenti)
Certamente queste forme dipendono molto dall’incostanza della grafia, specie delle vocali, quindi le categorie valgono per forme “standardizzate”. Il sintagma aggettivale può includere specificatori (che lo precedono, come i gradi dell’aggettivo) e complementatori (che lo seguono).
Pronomi personali ed elementi clitici
Il sistema dei pronomi e degli elementi clitici in generale può essere considerato un perno importante della trasformazione dal latino alle lingue romanze. La categoria dei clitici è infatti una novità dei sistemi linguistici neolatini rispetto al latino classico, ma siccome essa si presenta in qualche modo in tutte le lingue romanze, dobbiamo supporre una radice comune nel latino parlato → i pronomi non presentano caratteristiche unitarie nemmeno nell’uso del latino classico, né dal punto di vista pragmatico, né da quello sintattico.
All’interno della categoria dei pronomi possiamo identificare fondamentalmente due gruppi: pronomi forti (tonici, possono comparire anche all’inizio della frase e hanno il ruolo di tema o di tema) e pronomi deboli (mai portatori di informazioni e non sembrano nemmeno accentati). In latino la forma fonetica di questi due tipi di pronomi, tuttavia non differisce; alcuni segni sintattici sembrano sorreggere l’ipotesi che i pronomi deboli si appoggiassero sulla parola precedente, in maniera simile ai clitici delle lingue moderne. Partendo da questi fatti non sembra ardito supporre un legame genetico tra i pronomi deboli latini e i pronomi clitici neolatini.
Nella lingua di Bonvesin abbiamo davanti a noi quasi tutte le forme dei pronomi personali.
I pronomi soggetto
Intendiamo per pronome soggetto quei pronomi che hanno funzione di soggetto e sono di caso Nominativo; alcune lingue hanno pronomi soggetto obbligatori, e si avvia spesso così un processo di cliticizzazione → perdita di accento e di libertà di movimento. I pronomi soggetto si trovano legati alla forma verbale in forma prolitica (prima del verbo) o enclitica (dopo il verbo) e parallelamente si sviluppa una seconda serie di pronomi che invece sono tonici e liberi.
Nel caso dei pronomi soggetto del volgare milanese di Bonvesin non possiamo parlare ancora di forme clitiche; i dialetti italiani settentrionali odierni invece presentano un sistema più o meno integro di pronomi soggetto clitici. Il volgare di Bonvesin sta alla base del dialetto moderno di Milano che ha due serie di pronomi: una obbligatoria e clitica, ed una facoltativa tonica. Un cambiamento sintattico di questa portata non può avvenire in maniera improvvisa. Collegando perciò l’ipotesi dei due usi diversi dei pronomi soggetto in latino ai dati descritti, possiamo affermare che anche nel milanese medievale si possono avvertire due usi differenti del pronome soggetto.
Quando il soggetto è semanticamente rilevante, si trova sempre in posizione preverbale e può stare anche all’inizio di frase. Quando invece lo troviamo in posizione postverbale oppure dopo la congiunzione, appare appoggiato ad una parola precedente.
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