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Verso i re taumaturghi

Febvre venne ispirato, negli anni giovanili, dal geografo Vidal De La Blache, dall’antropologo Levy-Bruhl, dal linguista Meillet, ma soprattutto da Jean Jaurès, un uomo politico di sinistra. Lo storico fu inoltre interessato alla geografia storica, cui dedicò il tempo per la pubblicazione di un libro, attaccò rigorosamente il determinismo geografico di Ratzel, difendendo De La Blache.

Interessi di Bloch e Febvre

Per quanto riguarda Bloch, fu anch’egli interessato alla geografia politica, sebbene il suo impegno fosse minore di Febvre. Maggiore fu il suo impegno nel campo sociologico. Entrambi comunque pensavano in termini interdisciplinari. Sono infatti tre le discipline verso le quali manifestarono uno speciale interesse per la fondazione delle Annales: la geografia, la sociologia e l’antropologia. Tra il 1920 ed il 1933, a Strasburgo, Febvre e Bloch si incontravano quotidianamente, cosa che lanciò il successivo sviluppo delle Annales.

La crisi della storia

Lo storico nasce per indicare ai suoi contemporanei un metodo di comprensione del presente. In merito a questo, all’epoca della formazione delle “Annales”, è affrontato il tema della crisi della storia da parte di Marc Bloch e Lucien Febvre. In realtà, come accade ora, più che difficoltà di trovare un metodo storico, il problema è la crisi di senso, di funzione sociale della storia, e proprio su questo intervennero gli storici Bloch e Fabvre.

I più sono convinti che più che il 1929, anno della fondazione della rivista, il focus deve essere posto sui Re Taumaturghi di Bloch, pubblicato nel 1924, dove è contenuto il significato della Nuova Storia delle riviste. Secondo Ginzburg, il libro rese Bloch non più lo storico dell’economia sociale e della storia feudale, ma ne fece il pioniere della storia delle mentalità: il libro ha origine concettuale dopo la fine della prima guerra mondiale e, letto secondo l’esperienza di Bloch, i Re Taumaturghi rappresentavano l’occasione di studiare minuziosamente la psicologia irrazionale collettiva scatenata dalla guerra, quasi esorcizzando le sue emozioni vissute sul campo di battaglia.

Opere e riflessioni di Bloch

Metodologicamente, secondo Ginzburg, il libro ha origine dalla correzione di rotta metodologica estrinsecatasi nell’articolo “Reflexions” pubblicato da Bloch nel 1921, nella quale rimaneva abbondante la trattazione essenziale della storia. Lo spunto di riflessione di Bloch fu l’osservazione degli effetti della censura di guerra, che aveva riattivato modalità comunicative orali tipiche della società europea medievale. Bloch comincia ad accettare la validità della trasmissione orale, ignorata dai suoi maestri Langlois e Seignobos, che favorirono quella scritta, per la fedeltà alle fonti.

Per Bloch, la guerra fu “un immenso esperimento di psicologia sociale che aveva reso possibile appoggiare sul presente lo studio del passato”. Bloch, con Les Rois Thaumaturges, si poneva all’attenzione per tre motivi:

  • La questione non era confinata al solo Medioevo, ma toccava anche Luigi XIV, che addirittura toccò un numero di malati maggiore di quello dei suoi predecessori.
  • Il libro era un contributo a quello che si definiva con “psicologia religiosa”, ha valore pioneristico nella “storia delle mentalità”.
  • Dimostra l’attenzione di Bloch per la storia comparata.

Lezioni di Febvre

Per quanto riguarda Febvre, nelle sue lezioni tenute sul Rinascimento e Riforma troviamo al centro dell’attenzione la storia sociale e la psicologia collettiva:

  • Rinascimento: per questa sorta di rivoluzione Febvre offre una spiegazione sociale, rinascimento come risultato della domanda di nuove idee.
  • Riforma: per Febvre la riforma nasce dall’ascesa della borghesia che necessitava di una religione chiara, ragionevolmente umana e dolcemente fraterna. Inoltre, lo storico affermava l’esistenza di seguaci di Lutero nella borghesia già nel 1517 e proprio ai loro bisogni dovette adattare la riforma, come anche Filippo Melantone.

Critiche e testimonianze

Ginzburg basava la solidità delle sue affermazioni sulla comprensione di due opere di Bloch: la Critique (anteguerra) e la Fausses Nouvelles (postguerra). Nella prima Bloch dimostra ancora un certo attaccamento alla storia degli avvenimenti, dimostrando così che la guerra è stato il punto di rottura. Inoltre, a supporto ulteriore, fece ricorso alla testimonianza di Perrin, collega di Bloch, al quale lo storico disse, nel 1919, che dopo la storia dei regimi rurali, avrebbe affrontato la tematica della consacrazione reale di Reims.

Tra gli elementi da cui hanno origine i "Re Taumaturghi" vi è la straordinaria ammirazione di Bloch per il fratello, Louis, medico ed appassionato di psicologia religiosa, che lo aiutò a riflettere sul caso dei re medici. Pitocco vuole dimostrare che l’idea della creazione dei Re non sia solo nel Bloch post-guerra, e si rifà proprio alla sua biografia. Carole Fink, la quale affermava che l’idea dei libri nacque in Bloch quando egli insegnava a Montpellier nel 1912-1913, influenzato da un libro di Hans Scheuer. Anche Jacques Le Goff, come Pitocco, aveva mosso qualche dubbio sull’interpretazione data da Ginzburg, collocando l’interesse per la religione e l’antropologia durante i suoi anni di Montpellier. Come Le Goff, anche Touber espresse i suoi dubbi, legati alla sua analisi del libro Les Caracters di Bloch del 1931, nella quale è inesistente l’effetto della rottura legata alla guerra.

Souvenirs, metodologie e critica

Diversamente da altri storici ed intellettuali, l’atteggiamento di Bloch nei confronti della guerra fu pacato e maturo, proprio nel tentativo di controllarlo intellettualmente. Cercando di evitare che la memoria operasse emotivamente, Bloch esercitò il mestiere di storico in presa diretta, vivendo la guerra come esperimento storico. Nonostante ciò, l’opera “Souvenirs de guerre” è comunque frutto di un’elaborazione a posteriori, lo stesso storico infatti rivela l’influenza infantile dei “Mohicani” di Fenimore Cooper.

I Souvenirs furono scritti prendendo come supporto taccuini scritti dallo stesso Bloch nell’immediatezza dell’azione, quindi utilizzando memoria viva, ma selezionata. I quattro taccuini di Bloch rivelano una precisa progettualità dell’opera si chiamano Carnets, si può quindi dire che i Souvenirs trascrivevano la testimonianza dei “Carnets” del 1914, fino a quando non fu spostato nelle retrovie a causa di una malattia che l’aveva colpito.

Nella trattazione dell’opera, Bloch alterna agli eventi bellici la trattazione di eventi collaterali, di noia, di riposo, di attesa, dando la prospettiva di una pacifica villeggiatura, che spezzasse la crudezza totalizzante ed estraniante della guerra. Bloch riconobbe la guerra come un male necessario ed inevitabile, rivendicando sempre con orgoglio la sua partecipazione.

Avendo quindi provato che la svolta di Bloch non è avvenuta con la guerra, ma negli anni precedenti ad essa, Pitocco aveva da chiedersi: Bloch è mai stato uno storico basato sugli eventi? Secondo Febvre, le origini del pensiero di Bloch possono essere riscontrate nella “Critique” del 1914. D’altronde già nella Critique vi è un passo rivelato dallo stesso Ginzburg che dimostra l’inattendibilità della svolta postbellica, nella quale Bloch rifiuta la critica storica puramente filologica dell’epoca medievale, ma Pitocco vede la cosa come una causalità.

Nel 1906, Bloch, nella “Methodologie Historique”, esprime i suoi dubbi e cerca il fatto che appoggiandosi solo sulla testimonianza scritta, non si faccia scienza, ma solo storia, perché è una storia incapace di sperimentare. Contro la storia evenemenziale, Bloch nel 1906 articola la sua critica: “Munito solo di metodo filologico, lo storico non può osservare direttamente il fenomeno, come invece fa lo scienziato”. Da questo possiamo quindi dubitare della stessa appartenenza alla storia degli eventi di Bloch.

Lo storico continua a ipotizzare la possibilità di agire, non come fisico cieco, ma almeno come giudice istruttore, deputato alla raccolta delle testimonianze e grazie alla sperimentazione psicologica delle stesse, a metterne a nudo incongruenze e falsità. Non si può quindi parlare di rottura tra la Methodologie del 1906 e la Critique del 1914 perché cerca in entrambe le condizioni di scientificità della storia, poi vedremo tra la Critique e le Reflexions del 1921 una lenta maturazione.

Anzi, proprio le Fausses Nouvelles portano a compimento il lavoro della Critique, formulando in modo esplicito e definitivo quel discorso sul metodo alla cui ricerca Bloch si era impegnato sin dal 1906 per una nuova storia contro la storia tradizionale. Dunque, la guerra può essere considerata come una sorta di vasto esperimento naturale, un immenso esperimento di psicologia sociale capace di trasformare di colpo il lavoro dello storico nel lavoro di uno sperimentatore, e la storia in una scienza di osservazione. E ciò perché la guerra, sconvolgendo la vita sociale, provoca una regressione al passato, o meglio, un ritorno del passato nel presente, facendo dunque del passato un presente osservabile.

La Blanche de Castille del 1912

Bloch, quindi, non fu né prima né dopo fautore di una storia degli eventi, la sua attenzione verso le “false notizie” come base della nuova storia ha origine anche prima della Critique del 1914. Va però detto che Bloch, riferendosi ai pregiudizi dei suoi predecessori, non si riferisce direttamente ai suoi maestro Langlois e Seignolos quindi non riducendosi ad una semplice ed unilaterale opposizione.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/02 Storia moderna

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