1.Un romanzo di formazione
Due famiglie intrecciate
Charles Robert Darwin nacque a Shrewsbury, quinto di sei figli, nel 1809, l’anno in cui in Francia
veniva data alle stampe la Filosofia Zoologica di Lamarck. Il lato paterno era dominato dalla figura
possente del nonno Erasmus-Darwin, anticlericale illuminista, ammiratore delle rivoluzioni francese e
americana, che accettava la parentela comune fra tutte le creature e l’ipotesi di un moto graduale e
progressivo della vita sulla Terra.
Il lato materno era invece costituito da grandi industriali della ceramica, pragmatici e devoti.
Erasmus manda nel 1783 a Edimburgo a studiare medicina il figlio minore Robert, che sarà padre di
Charles e diventerà un rinomato medico, esperto in malattie mentali. Nel 1817 muore la moglie di
Robert per un tumore e Charles viene accudito ed educato dalle sorelle maggiori. Frequenta la ricca
biblioteca paterna ma gli studi classici che segue con il fratello lo annoiano da morire.
Un giovane naturalista nella camera di Paley
Nel 1825 il padre lo sottrae in anticipo alla scuola e lo manda a studiare medicina insieme al fratello
maggiore a Edimburgo. Charles però odia l’anatomia e le dissezioni di cadaveri, e anche le
operazioni chirurgiche, allora effettuate senza anestesia.
Dedica tutto il so tempo a collezionare insetti, piante, minerali, coralli, spugne e molluschi. Il suo
mentore è Robert Grant, un evoluzionista convinto che gli fa conoscere i grandi naturalisti francesi
Buffon, Lamarck e Hilaire. Frequenta un corso di geologia e impara a leggere gli strati rocciosi,
prendendo dimestichezza con l’eventualità che la Terra sia molto più antica di quanto si pensi e che
gli essere viventi si siano trasformati nel tempo.
Grant ebbe un’influenza decisiva nell’esporlo a concezioni trasformiste della natura. Darwin si
appassionò a questo lavoro sul “punto di origine” in cui animali e piante si confondono e nel 1827
presentò a un gruppo di studenti un articolo su un briozoo chiamato Flustra; si trattò della sua prima
informale pubblicazione scientifica.
Nell’aprile del 1827 torna a casa, senza la laurea; per il padre è un fallimento. Viene mandato a
Cambridge per acquisire il Bachelor of Arts, primo passo della carriera ecclesiastica. A Cambridge,
diversamente da Edimburgo, dominava il creazionismo più stretto e la teologia naturale
rappresentava la visione dominante nei libri di testo. Era però possibile anche seguire molti corsi di
scienze naturali, ed è ciò che Charles si mise immediatamente a fare. Si convinse che gli ordini sacri
erano l’unica strada che aveva per intraprendere una carriera naturalistica.
La Teologia naturale di William Paley era una lettura obbligata a Cambridge. L’opera mostrava le
evidenze dell’esistenza e degli attributi della divinità raccolti dalle manifestazioni della natura. Paley
argomentava la deduzione dell’esistenza di Dio a partire dall’evidenza di un progetto insito nel mondo
naturale.
Battesimo geologico e oceanico
All’università di Cambridge l’interesse di Darwin per la storia naturale divenne molto più che un
hobby. Entrò a far parte di un circolo elitario di eminenti professori ai quali si ispirava e divenne il
pupillo del reverendo Henslow che gli presentò Adam Sedgwick, uno dei più importanti geologi
britannici, che portò Darwin in una spedizione geologica attraverso il Galles.
I geologi avevano ormai documentato che la terra non era statica e che nel tempo aveva subito vasti
cambiamenti che erano ancora in corso. Dunque era molto più vecchia di quanto suggerissero i testi
biblici. Queste idee ebbero una duratura influenza su Darwin che terrà sempre a definirsi un geologo
ancor prima che un naturalista.
Nell’agosto del 1831 Darwin ricevette un invito inaspettato che avrebbe cambiato per sempre il corso
della sua vita: unirsi all’equipaggio della Marina Inglese sul Beagle per un viaggio intorno al mondo
durante il quale avrebbe potuto compiere osservazioni naturalistiche. Riuscì a vincere le diffidenze
del padre grazie all’intervento dello zio Wedgwood e quelle del capitano del vascello Robert FitzRoy,
un giovane aristocratico di talento.
Salpato da Plymouth il 27 dicembre 1831, il Beagle effettuò rilevanti lungo la costa del Sud America,
permettendo a Darwin di esplorare liberamente la terraferma e le isole. Nell’ Autobiografia, Darwin
descrisse il viaggio sul Beagle come l’avvenimento di gran lunga più importante della sua vita. quanto
partì, 22enne, era un giovane laureato ancora intento a pianificare una carriera da parroco di
campagna e da collezionista dilettante, quando tornò, era un affermato geologo e naturalista
viaggiatore, molto conosciuto a Londra per via della collezione spedita prima del ritorno.
Darwin compie una circumnavigazione del globo di 5 anni (1831-1836) restando però per gran parte
del tempo in Sudamerica e passando due terzi del viaggio a terra.
Tutte le isole del mondo
Darwin spedì in Inghilterra esemplari di oltre 1500 specie diverse, centinaia delle quali del tutto
sconosciute in Europa.
Tra le diverse escursioni e le spedizioni verso l’interno, Darwin mise a punto le sue tecniche di
osservazione, di trascrizione dei dati e di raccolta di reperti da spedire in patria, inaugurando lo stile
unico che traspare dai Taccuini giovanili.
Nel corso di una delle sue risalite avviene l’incontro con i celebri “alberi baobab”, la cui longevità
suscita in Darwin parole incerte circa le proporzioni reali del tempo. Così si lascia scappare l’appunto
secondo cui il baobab, con la possibile età di 6000 anni, sarebbe vissuto durante una grande frazione
del tempo di esistenza di questo mondo.
Il più basso grado di umanità
Le gioie del viaggio si concretizzarono poche settimane dopo, quando Darwin visita per la prima volta
le foreste pluviali brasiliane. È un tripudio di odori, colori, fiori e frutti, iguane verdi e miriadi di insetti,
un’autentica rivelazione dell’esuberanza naturale. Giunti a Rio de Janeiro è però il mondo umano a
deluderlo quando osserva le terribili condizioni di sfruttamento degli schiavi. Sull’argomento si
consumerà il primo e non ultimo dissidio con FitzRoy, per il quale la schiavitù era una conseguenza
naturale delle differenze fra popoli civilizzati e popoli ancora fermi allo stato di natura.
Il primo incontro con gli uomini primitivi della Terra del Fuoco genera in Darwin un misto di
ripugnanza e di curiosità. Li descrive timidi, suggestionabili, terrorizzati dalle armi, trasandati. Non
mostrano di avere un linguaggio articolato, non hanno case né vestiti né proprietà personali. La loro
apparenza da “diavoli” è talmente sgradevole da far dubitare addirittura che appartengano al genere
umano. Non mostrano alcuno sviluppo, stesse abitudini, stesse tecnologie. Non mancano le guerre
fra tribù confinanti causate dalla scarsità di risorse, eppure sopravvivono. Come colmare però
l’abisso fra le facoltà di un selvaggio fuegino e un Sir Isaac Newton? Con un esperimento
antropologico, architettato da Fitzroy .
Tre fuegini erano stati civilizzati in Inghilterra, educati come missionari indigeni ed erano ora sul
Beagle pronti per essere reintrodotti nella loro terra d’origine. I tre erano stati ribattezzati York
Minster. Jemmy Button e Fuegia Basket. Ciò che più disorientava Darwin era che costoro, i meno di
3 anni, avevano avuto un miglioramento incredibile: parlavano inglese, curavano il proprio corpo,
usavano le posate a tavola. Darwin si domandava se ciò fosse dovuto alla grande plasticità della
natura umana o al fatto che discendiamo tutti – Shakespeare, Newton e i fuegini – da un ceppo
comune.
L’esperimento avrebbe dato qualche risposta. Il 23 gennaio 1833, dopo essere sopravvissuti a una
tempesta, abbandonarono i fuegini nell’insenatura di Woollya e dopo 9 giorni ritornarono e trovarono i
missionari in salute, ma già vittime di ripetuti saccheggi. Darwin era convinto che avrebbero cercato
di vivere per quanto possibile come buoni inglesi ma il Beagle tornò nella Terra del Fuoco un anno
dopo, scoprendo che l’esperimento ebbe esiti opposti. Le capanne erano deserte, gli orti incolti. In
una canoa c’era Jemmy, era penoso, magro, pallido e senza traccia di abiti. Jemmy salutò i vecchi
amici con la moglie al suo fianco incinta. FitzRoy si commosse e lo caricò a bordo, lo pulirono e
rivestirono per la cena: lui mangiò impeccabilmente con le posate e raccontò in inglese l’avventuroso
anno trascorso. York e Fuegia lo avevano derubato e abbandonato. Era tornato alla sua tribù e ora
non aveva dubbi, il suo posto era lì, in quella terra desolata dove si sentiva felice. Le abitudini antiche
avevano prevalso, i suoi istinti primitivi avevano vinto sulle influenze civilizzatrici.
Natura sovrana
Entrati nel Pacifico, nei canali contorti della piovosa Chiloé, sulla costa del Cile, Darwin ha
l’impressione di essersi spinto ai limiti fisici della cristianità. Le creazioni inanimate della natura,
regnano in assoluta sovranità. Castro, l’antica capitale, è talmente abbandonata a se stessa che non
vi si può comprare nemmeno un chilo di zucchero. Gli abitanti sembrano aver perso il senso del
tempo
L’instabilità della Terra
Mentre il Beagle risale verso nord lungo la costa cilena, Darwin sente sempre più forte il richiamo
della geologia. Quando sorelle ed ex-fidanzata lo invitano ad affrettare il rientro per assaporare la
tranquilla vita campagnola, la sua mente è interamente assorbita dalle imponenti trasformazioni della
superficie terrestre di cui è testimone.
Darwin si arrovellò a lungo, sfogliando il primo volume dei Principi della Geologia di Lyell e il suo
attualismo, la visione secondo cui i resti geologici risalenti al lontano passato dovevano essere
spiegati facendo riferimento ai lenti processi geologici in atto nel presente e direttamente osservabili.
Questo divenne per Darwin un punto di riferimento. Mentre si trovava in Sud America ricevette il
secondo volume, in cui Lyell respingeva le idee di Lamarck sull’evoluzione organica, in quanto troppo
speculative.
Darwin sente il pianeta come un animale in movimento, che scrolla di tanto in tanto il suo mantello
provocando terremoti, maremoti ed eruzioni vulcaniche. La mattina del 20 febbraio 1835 si scatenò
un violento terremoto che devastò le città cilene di Valdivia e Concepciòn. Un’altra dimostrazione per
Darwin che la Terra si muove come una crosta sopra un fluido. Nei giorni successivi la questione che
maggiormente lo interessava era proprio capire di quanti centimetri si era sollevato il terreno in
seguito al cataclisma. Un banco di molluschi si era sollevato 2,5 metri rispetto al normale livello di
marea. Darwin aveva visto l’intero continente emergere un poco dal mare.
Le Galapagos e il mito dell’illuminazione
Il 15 settembre 1835 sbarcarono per la prima volta sull’arcipelago delle Galapagos, e l’immagine che
hanno di fronte richiama l’inferno dantesco. Neri e funerei cumuli di lava, granchi e orrende iguane.
Le cronache delle cinque settimane passate alle Galapagos sfatano il mito dell’illuminazione: l’idea
che la visione di testuggini, iguane, pesci e fringuelli abbiano regalato a Darwin l’intuizione geniale
circa l’evoluzione per selezione naturale a cui nessuno aveva mai pensato prima è assai lontana
dalla realtà. L’approdo alle Galapagos sembra a Darwin più che altro paragonabile allo sbarco su un
pianeta sconosciuto.
La mente di Darwin è ancora avvinta alle meraviglie del continente sudamericano e pondera ogni
forma vivente per differenza rispetto a quel centro di creazione. Non si accorge all’inizio che le
iguane mangiatrici di alghe che si rosolano placidamente al sole sono tipiche delle Galapagos e non
di tutto il Sudamerica. Diciotto testuggini giganti furono caricate a bordo del Beagle come rifornimento
di carne fresca. Un indizio avrebbe potuto attrarre Darwin riguardo alle testuggini: le differenze nella
conformazione dello scudo e del collo da isola a isola. Gli abitanti erano certi che ogni isola fosse
rappresentata da un tipo particolare di testuggine, riconoscibile da alcuni tratti distintivi esterni. Il caso
volle però che Darwin, incuriosito da questi racconti, comparasse le due forme forse più simili, quella
dell’isola di Chataham, la prima toccata dal Beagle, e quella dell’isola più settentrionale si James.
Sarà stato per l’aver scelto la coppia di comparazione sbagliata, o per aver mangiato le prove
empiriche migliori dell’evoluzione biologica che Darwin si convinse del carattere alquanto esagerato
delle dicerie riguardanti le differenze tra i rettili da isola a isola.
Gli sembrarono invece più interessanti gli uccelli mimi che lui subito associa ai loro parenti cileni,
benché il canto e la morfologia appaiano leggermente diversi. Decide quindi di raccoglierne
esemplari da quattro isole diverse, tenendoli ben distinti e catalogandone con precisione la
provenienza.
Anche i mitici fringuelli non furono un amore a prima vista. Li osservò sotto un caldo torrido mentre si
accalcavano a bere vicino alle rare pozzanghere d’acqua piovana, ma non notò differenze
significative come nei mimi. Il piumaggio pareva sempre lo stesso con variazioni forse connesse al
sesso. Ipotizzò che i maschi più anziani fossero scuri e le femmine marroni, ma quando alcuni
membri dell’equipaggio trovarono delle femmine nere, Darwin rinunciò all’idea di poter trovare un
buon schema esplicativo per rendere conto dell’irregolare diversità delle specie dei fringillidi isolani.
Si pentirà quindi amaramente di aver portato sul Beagle solo sei tipi apparenti di fringuello, raccolti su
tre isole diverse, senza etichettarne l’origine geografica esatta e mescolando gli esemplari di due
delle tre isole.
Quando il Beagle lasciò l’arcipelago il 20 ottobre 1835 Darwin aveva con sé più interrogativi che
soluzioni.
Più domande che risposte
Nel frattempo gli abitanti non umani dell’arcipelago vulcanico gli fanno compagnia sotto forma sia di
esemplari tassonomici sia di cibo quotidiano. Darwin salva due testuggini dalle provviste alimentari
che sbarcheranno in Inghilterra nel 1836 e la cui longevità farà si che rimarranno gli ultimi esseri in
vita ad aver convissuto fisicamente con il grande naturalista inglese. Le altre testuggini terminarono
la loro esistenza e le preziose prove evoluzionistiche racchiuse nelle diverse conformazioni della loro
corazza finirono in fondo all’oceano.
L’enigmatica distribuzione di piante e animali nel Sudamerica porterà Darwin a interrogarsi sul modo
in cui le specie hanno avuto origine. Se ogni essere era stato creato per corrispondere al suo habitat,
perché in ambienti simili non comparivano le stesse specie?
Sbarca a Falmouth il 2 ottobre 1836; ansioso di far analizzare i suoi reperti, si trasferisce a Londra e
rinuncia alla carriera ecclesiastica per fare il naturalista a tempo pieno. Entra nella Geological
Society, di cui diventerà segretario, nell’Athenaeum Club e poco dopo anche nella Royal Society.
Oltre al suo “Giornale di ricerche” scrive i suoi primi articoli scientifici di argomento geologico.
2. I taccuini giovanili: Una rivoluzione scientifica vista dall’interno
Il periodo di stesura dei Taccuini va dal 1836 al 1844 e corrisponde alla massima fase di
diversificazione iniziale degli interessi di Darwin. Il Red Notebook viene inaugurato da Darwin già a
bordo del Beagle.
I Taccuini sono pieni di ipotesi eclettiche e di speculazioni in un clima di grande fervore.
Un inizio saltazionista
Le prime osservazioni del Taccuino Rosso fanno intravedere quale sarà lo scenario maestoso dentro
il quale nasce la teoria dell’evoluzione: le trasformazioni incessanti della superficie instabile del
pianeta e la geologia come modello di scienza rigorosa, perché capace di applicare i suoi schemi
semplici al mondo intero.
Discute dell’azione di vulcani, di innalzamenti di montane, di terremoti, tsunami e linee di costa ma
poi a pagina 127 l’argomentazione vira di netto e prende a discutere delle zone di sovrapposizione di
due specie di nandù argentine: “il cambiamento non è progressivo ma prodotto d’un colpo”.
Nelle settimane seguenti arriveranno dall’ornitologo J. Gould dati analoghi per gli uccelli mimi e per i
fringuelli delle Galapagos. Gould spiegò a Darwin che costui aveva portato in patria non
un’accozzaglia di fringuelli maschi e femmine, insieme a frisoni e scriccioli come pensava, bensì 12 o
13 specie di fringuelli, nessuna delle quali era mai stata classificata prima. Perchè così tante forme,
in gran parte simili ma per certi aspetti differenti, distribuite in territori limitrofi?
È il minuscolo, determinante indizio che induce Darwin a una connessione di idee dalla quale
comincia la costruzione della teoria. Il naturalista getta un ponte fra lo spazio e il tempo, associando
la successione nel tempo alla sostituzione nello spazio. Capisce cioè che l’avvicendarsi delle specie
nei rispettivi territori deve avere qualcosa in comune con le loro relazioni nel tempo.
Nello tesso passo introduce il concetto peculiare di inosculation : specie distinte si avvicendano l’un
l’altra con continuità ma senza fondersi, sia nello spazio sia nel tempo, come un confine di forme
discrete che si sfiorano ma non si confondono, ciò significa che non c’è un cambiamento graduale:
se una specie si trasforma in un’altra deve essere per saltum. Si tratta di un passo sorprendente,
sapendo che il naturalista inglese sarà legato a una visione gradualista dell’evoluzione.
L’assunzione esattamente contraria, cioè che la natura non fa salti, sarà
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