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Riassunto esame Storia del Pensiero Scientifico, prof. Continenza, libro consigliato Introduzione a Darwin, Pievani Appunti scolastici Premium

Riassunto per l'esame di Storia del Pensiero Scientifico, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dalla docente Continenza Introduzione a Darwin di Pievani.
Il 12 febbraio del 1809 nasceva un uomo schivo che ebbe in sorte di cambiare per sempre il nostro modo di intendere la natura, e il posto della specie umana in essa. Uno scienziato che ha saputo condensare in una... Vedi di più

Esame di Storia del pensiero scientifico docente Prof. B. Continenza

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Il periodo di stesura dei Taccuini va dal 1836 al 1844 e corrisponde alla massima fase di

diversificazione iniziale degli interessi di Darwin. Il Red Notebook viene inaugurato da Darwin già a

bordo del Beagle.

I Taccuini sono pieni di ipotesi eclettiche e di speculazioni in un clima di grande fervore.

Un inizio saltazionista

Le prime osservazioni del Taccuino Rosso fanno intravedere quale sarà lo scenario maestoso dentro

il quale nasce la teoria dell’evoluzione: le trasformazioni incessanti della superficie instabile del

pianeta e la geologia come modello di scienza rigorosa, perché capace di applicare i suoi schemi

semplici al mondo intero.

Discute dell’azione di vulcani, di innalzamenti di montane, di terremoti, tsunami e linee di costa ma

poi a pagina 127 l’argomentazione vira di netto e prende a discutere delle zone di sovrapposizione di

due specie di nandù argentine: “il cambiamento non è progressivo ma prodotto d’un colpo”.

Nelle settimane seguenti arriveranno dall’ornitologo J. Gould dati analoghi per gli uccelli mimi e per i

fringuelli delle Galapagos. Gould spiegò a Darwin che costui aveva portato in patria non

un’accozzaglia di fringuelli maschi e femmine, insieme a frisoni e scriccioli come pensava, bensì 12 o

13 specie di fringuelli, nessuna delle quali era mai stata classificata prima. Perchè così tante forme,

in gran parte simili ma per certi aspetti differenti, distribuite in territori limitrofi?

È il minuscolo, determinante indizio che induce Darwin a una connessione di idee dalla quale

comincia la costruzione della teoria. Il naturalista getta un ponte fra lo spazio e il tempo, associando

la successione nel tempo alla sostituzione nello spazio. Capisce cioè che l’avvicendarsi delle specie

nei rispettivi territori deve avere qualcosa in comune con le loro relazioni nel tempo.

Nello tesso passo introduce il concetto peculiare di inosculation : specie distinte si avvicendano l’un

l’altra con continuità ma senza fondersi, sia nello spazio sia nel tempo, come un confine di forme

discrete che si sfiorano ma non si confondono, ciò significa che non c’è un cambiamento graduale:

se una specie si trasforma in un’altra deve essere per saltum. Si tratta di un passo sorprendente,

sapendo che il naturalista inglese sarà legato a una visione gradualista dell’evoluzione.

L’assunzione esattamente contraria, cioè che la natura non fa salti, sarà uno dei pilastri della sua

impostazione matura. Eppure i motivi per cui Darwin si avventura in questa prima ipotesi non

gradualista sono tanto interessanti quanto i motivi per i quali poi cambierà idea. Ma perché allora una

specie si estingue se la geologia ci dice che l’ambiente nel frattempo è cambiato molto? Forse le

specie nascono, vivono e muoiono per cause naturali interne, come gli individui.

Darwin mutua questa analogia fra specie e individui dal geologo italiano Giambattista Brocchi, di cui

conosceva le tesi circa la longevità innata delle specie perché citate e contestate nel volume di Lyell.

Quando gli studiosi presero fra le mani il Taccuino Rosso trovarono una di quelle tracce misteriose

che possono far nascere infinite diatribe tra gli storici. Si scoprì che Darwin rilesse questi suoi primi

vagiti da naturalista molti anni dopo e ne eliminò alcune parti, poi recuperate nell’edizione critica

inglese del 1987: il segno che alcuni decenni dopo le sue idee saranno molto diverse.

Le specie come entità discrete

Il quadernetto che Darwin inizia dopo il Red Notebook viene da lui indicato come il primo dei “taccuini

sulla trasmutazione”, dove per trasmutazione potremmo intendere non solo quella delle specie ma

anche quella dell’autore. Gli anni di vita londinese sono senz’altro i più febbrili della sua carriera.

Sullo sfondo si staglia la grande controversia dell’epoca che divideva i paleontologi: quella fra la

visione catastrofista e discontinuista della storia naturale di George Cuvier e la visione uniformista di

Lyell, sempre più amico e mentore di Darwin. Sarà infatti ancora la Terra a occupare il Taccuino A.

(cominciato a metà del 1837 e chiuso alla fine del 1839).

Negli stessi mesi, a partire dal luglio del 1837 inizia il fatidico Taccuino B, 280 pagine scritte in sei

mesi soltanto. Le prime 36 sono dedicate a una schedatura della Zoonomia, l’opera del nonno

Erasmus.

Poco dopo, ragionando sull’apparente mancanza di cambiamenti riscontrati dai paleontologi francesi

fra gli animali mummificati dagli antichi egizi e quelli presenti oggi nella stessa regione, focalizza il

ruolo dell’isolamento geografico nel creare specie diverse attraverso un ingegnoso esperimento

mentale che usa come modello per spiegare la diversificazione delle specie negli arcipelaghi: “i gatti,

i cani e gli ibis egiziani sono uguali a quelli di un tempo; tuttavia separiamo una coppia e mettiamola

su un’isola di recente formazione, è molto dubbio che rimarrebbero costanti. Introduciamo una coppia

e facciamola riprodurre lentamente, al riparo da molti nemici, così che frequenti siano gli incroci: chi

si azzarderà a prevederne il risultato? Secondo questa concezione gli animali su isole separate

dovrebbero diventare diversi purché tenuti abbastanza a lungo separati, n condizioni leggermente

diverse.”.

È qualcosa di molto vicino al processo che un secolo dopo Ernst Mayr definirà “speciazione

allopatrica”: la nascita di una nuova specie per separazione geografica di una piccola popolazione

che si stacca e va alla deriva rispetto alla specie madre, accumulando differenze fino al punto in cui

le due popolazioni non riusciranno più a incrociarsi.

L’albero e il corallo della vita

A questo punto le basi sono gettate per il ponte successivo, quello fra la visione ramificata della

natura e la sua idea di trasmutazione: “gli esseri organizzati rappresentano un albero, irregolarmente

ramificato, giacché alcuni rami sono di gran lunga più ramificati di altri. Di qui i generi. Tante gemme

terminali muoiono, quante ne sono generate di nuove”. A pagina 36 – divenuta ormai celebre icona

dei Taccuini – scrive “I think” e disegna l’albero della vita. E’ il suo primo diagramma evoluzionistico,

uno spartiacque teorico.

Troviamo qui la parte descrittiva pressoché completa della teoria dell’evoluzione: antenati comuni,

speciazioni come ramificazioni, estinzioni, la proporzione diretta fra la differenza morfologica tra due

specie e l’antichità del loro antenato comune.

Poco prima, tuttavia, aveva detto tra sé e sé: più che un albero lo dovremmo chiamare “il corallo della

vita” perché l’immagine renderebbe meglio sia l’irregolarità delle ramificazioni che si dipartono sia la

distinzione fra specie estinte e specie viventi.

Quello che non convince Darwin nell’iconografia classica e pre - evoluzionistica dei viventi è

probabilmente la sua perdurante linearità, la progressione verso l’alto, il senso di un’intrinseca

gerarchia dei viventi. Contrappone ad essa perciò l’iconografia più irregolare dei coralli così a lungo

osservati durante il viaggio. Per Darwin il corallo è il simbolo del dramma della morte e della

sopravvivenza, il modello evolutivo più corretto per rappresentare la contingenza dell’estinzione e

della speciazione. Ma soprattutto è l’antidoto contro la tentazione di associare l’evoluzione a un

progresso che da pochi rami principali conduca quasi necessariamente alla chioma delle specie

attuali. Ogni ramo per Darwin ha pari dignità.

L’unico diagramma presente nell’ Origine delle specie, più di 20 anni dopo, sarà ben diverso e

illustrerà le ramificazioni dell’albero della vita come processi idi divergenza molto più graduali e

sfumati. Le specie in questa sua prima fase di elaborazione della teoria sono invece paragonabili a

individui singoli dotati di un proprio ciclo di vita.

Qualcosa che potrebbe rivoltare l’intera metafisica

Con l’idea di “moltiplicazione delle specie” Darwin intuisce che il sistema di classificazione di Linneo

corrisponde a un ordine di vicinanza e di comparsa nella storia naturale: adesso si potrà ricostruire

una storia orizzontale della Terra in tempi recenti, partendo dalle specie attuali e valutando il loro

grado di parentela indietro nel tempo. Comincia ad affrontare anche il concetto di adattamento,

rifiutando l’ipotesi lamarckiana di una reazione diretta dell’animale indotta dall’ambiente e

sottolineando la complementarità fra adattamenti funzionali ed eredità strutturali. “La condizione di

ogni animale è in parte dovuta all’adattamento e in parte al marchio ereditario, dove il secondo è di

gran lunga l’elemento più importante” per operare le classificazioni.

In quei mesi il catastrofismo di George Cuvier gli appare vieppiù minaccioso, tanto che si sente in

dovere di rispondere a un’obiezione: come mai non troviamo forme intermedie? Inizia così il

ripensamento a favore della gradualità, mutuato dalla dottrina attualista di Lyell: rinuncia all’idea che

le specie transitino l’una nell’altra per saltum, fatta eccezione per le famiglie con poche specie perché

le cause che agiscono oggi devono essere le stesse che si sono lentamente accumulate nel passato.

Ora vuole chiaramente evitare che le sue osservazioni sul carattere discreto delle separazioni fra

specie vadano a riprova del catastrofismo. Immagina due cause che renderebbero difficile trovare

gradazioni perfette: nel passato, l’imperfezione della documentazione fossile; nel presente, l’incrocio

tra varietà che tende a rimescolare tutto. Sembra tuttavia insoddisfatto e sa che gli manca ancora il

meccanismo esplicativo centrale.

Su un punto ha ormai invece le idee chiare, anche grazie alla lettura dell’introduzione alla filosofia

naturale di Herschel: le ipotesi creazioniste da cui era partito non reggono più. Se il Creatore è causa

prima di tutte le cose, deve tuttavia operare per mezzo di leggi naturali, comprese quelle

dell’evoluzione. l’ipotesi di una sequenza di piccoli atti di creazione speciale per ogni forma vivente in

ogni luogo è sempre meno plausibile, non ha senso come non lo ha ipotizzare che Dio insegua ogni

pianeta per tenerlo incatenato alla sua orbita, dopo aver scoperto la forza gravitazionale.

Tutti legati in un’unica rete

Di mese in mese fanno il loro ingresso temi nuovi. Da marzo a giugno del 1838 compila il Taccuino C,

dove raffina gli schemi osservativi precedenti. Paragona gli adattamenti comportamentali della

cucciola di orango di Regent’s Park con le abitudini dei selvaggi incontrati durante il viaggio. Pochi

anni dopo estenderà il paragone ai propri figli, cominciando dal primogenito William.

Pochi giorni dopo cita per la prima volta il problema della complessità degli organi, dell’occhio in

particolare, una questione che sarà cruciale per la confutazione dell’argomento centrale della

teologia naturale di Paley. Darwin mostra nei Taccuini di essere consapevole che la spiegazione degli

adattamenti complessi – quelli cioè in qui molte parti conservano le loro relazioni – potrebbe

diventare il principale problema della sua concezione.

Da luglio a ottobre del 1838 riempie velocemente il Taccuino D, dove si consuma una svolta al

contempo scientifica e filosofica. Il 16 agosto seppellisce il creazionismo.

“Hurrah!”, ecco il meccanismo

In questi Taccuini centrali Darwin mostra anche un interesse crescente per questioni

epistemologiche, con apprezzamenti sempre più marcati per un metodo in parte ipotetico deduttivo e

in parte induttivo, in cui si susseguano confluenze di induzioni, spiegazioni e previsioni su fatti non

ancora noti.

Mentre rimugina su questioni metodologiche, trova la pietra angolare della sua teoria il 28 settembre

1838, leggendo la sesta edizione del Saggio sul principio di popolazione di Thomas Maltus e gli

articoli del botanico svizzero Augustin Pyramus de Candolle sulle severe dinamiche popolazionali in

fasi di scarsità di risorse e sulla guerra tra specie rivali. Già da solo aveva ipotizzato che vi fosse un

controllo naturale del numero di organismi, ma è l’economia politica di Malthus a mostrargli che le

popolazioni biologiche lasciate a se stesse tenderebbero a proliferare indefinitamente in modo

accelerato e che soltanto la scarsità di risorse disponibili e di mezzi di sussistenza le mantiene entro

dimensioni equilibrate in virtù di una lotta per la sopravvivenza che tempra i sopravvissuti. Non

minore influenza sembra avere avuto influenza l’opera di Adam Smith La ricchezza delle nazioni, con

la sua interpretazione della concorrenza individuale come motore del cambiamento in un regime di

laissez faire : il vantaggio del singolo, se lasciato opportunamente esprimere nella libera iniziativa,

diventa vantaggio per la nazione.

“Si potrebbe dire che esiste una forza come di centomila cunei che cerca di spingere ogni genere di

struttura adattata nelle lacune dell’economia della Natura, o piuttosto di formare lacune spingendo

fuori i più deboli. La causa finale di tuta questa azione di cunei deve essere quella di vagliare la

struttura appropriata e adattarla al cambiamento”. Darwin ha così colto il meccanismo esplicativo che

gli mancava, l’origine degli adattamenti, anche se la chiamerà “selezione naturale” solo nel 1842. I

freni malthusiani in natura sono la competizione, la predazione, la riproduzione differenziale, le

estinzioni: tramite essi, la “mano invisibile” della selezione favorisce i portatori di varianti che offrono

un vantaggio contingente nella lotta per la sopravvivenza.

Con il Taccuino E il romanzo di formazione scientifica del giovane Darwin trova un suo primo,

provvisorio compimento. Viene redatto quell’autunno rimuginando sull’idea che è riassunta in tre

principi:

I nipoti come i nonni;

1) Tendenza a piccoli cambiamenti;

2) Grande fecondità rispetto al sostegno dei genitori.

3)

Ereditarietà, variazione, eccessi di fecondità, competizione e selezione: sono le basi della sua

spiegazione.

Come pagine strappate da un libro

Ha trovato la legge del cambiamento che cercava e adesso torna indietro a reinterpretare le

osservazioni accumulate precedentemente. Il primo dato che rivede proprio l’apparente mancanza di

cambiamento continuo e lento che si osserva nei reperti fossili: lo attribuisce alle lacune della

documentazione stessa, perché il nocciolo variazione – selezione gli impone d’ora in poi di pensare a

un ritmo uniforme di cambiamenti lenti e insensibili di generazione in generazione, anche se non

sempre si vedono.

Nel finale Darwin salda i conti con la realtà delle specie che si avvicendano senza apparente

gradualità.

Prova a connettere l’isolamento geografico con la selezione artificiale: come gli allevatori isolano i

ceppi che interessano a loro, così la natura separa le popolazioni (per esempio sulle isole) e produce

cambiamento per selezione. Se un gruppo periferico è sottoposto a pressioni selettive ed è separato

fisicamente dalla specie madre, li avverrà il mutamento. Dove invece una specie è molto diffusa, e

ben adattata, non è necessario cercare cambiamento. Quindi si ha stabilità al centro degli areali e in

nicchie stabili; si ha speciazione in caso di separazione in senso orizzontale di piccole popolazioni.

L’evoluzione implica anche un’ecatombe di individui che non ce la fanno. Darwin escogita la celebre

immagine delle guerre silenziose della natura. È interessante notare che Darwin non usa qui il

termine evoluzione perché attribuito a quel tempo allo sviluppo individuale, alla crescita

dell’organismo. Il cambiamento della specie è un’altra cosa: non ha cause finali, né frecce del tempo

verso forme adulte perché le sorgenti di variazione sono spontanee, indipendenti dagli effetti che

avranno sui portatori, e l’adattamento è un processo contingente e locale, relativo a condizioni di

esistenza mutevoli.

3. L’evoluzionista riluttante

Tuttavia il contenuto dei Taccuini resta materia di discussione fra pochi intimi. Darwin aveva intuito il

meccanismo della selezione naturale nel settembre del 1838 ma da quell’idea fulminante alla prima

comunicazione passarono 20 anni. Due decenni di reticenze, silenzi, timori e appunti nascosti.

Perché una tale riluttanza?

Il primo abbozzo del 1842

Non che siano stati anni infruttuosi. Se la lettura di Malthus gli aveva permesso di comprendere lo

sfondo competitivo della selezione naturale – quella insufficienza permanente delle risorse che

genera la lotta per l’esistenza fra gli organismi – sarà l’analogia con la selezione artificiale degli

incroci da parte degli allevatori a fornirgli gli strumenti per capire il meccanismo con cui la natura

trasforma le specie. La sua esistenza nel frattempo comincia a essere inquietata da un doloroso

dualismo. In pubblico è un rispettabile geologo e naturalista, autore di un diario di viaggio di grande

successo internazionale ma in privato è un evoluzionista convinto che non vi sia alcun piano

provvidenzialistico in natura e che tutte le specie, umana compresa, siano legate da una parentela

genealogica, cioè dalla discendenza con modificazioni prodotta dalla sopravvivenza differenziale

delle varianti più dotate nella sopravvivenza e nella riproduzione. Un’idea che sarebbe stata ritenuta

sovversiva dai suoi maestri e pericolosamente in sintonia con le idee più radicale di contestazione

sociale.

Sposato con la cugina di primo grado Emma Wegwood nel gennaio del 1839, già padre di William e

di Annie, Darwin scrive soprattutto di geologia e lavora come segretario della Geological Society.

Nell’estate del 1842, approfittando di un soggiorno sereno nella casa paterna, decide di compilare a

matita un “abbozzo” della sua teoria segreta.

Così nelle 35 pagine dello Sketch troviamo la prima ossatura dell’impianto esplicativo darwiniano.

Descritti nella prima parte i meccanismi che producono il cambiamento delle specie, nella seconda

organizza per tipologie le sue classi di prove: la documentazione fossile, di cui cerca di spiegare

l’apparente discontinuità ipotizzando che il dato geologico sia frammentario e imperfetto, per

avvalorare in questo modo il suo gradualismo; la distribuzione geografica delle specie, come indizio

della loro parentela; le unità di tipo e le conversioni funzionali; le somiglianze nelle fasi precoci dello

sviluppo embrionale.

Dalla silenziosa guerra per le risorse e dalla sopravvivenza differenziale degli individui deriva dunque

il bene più alto e cioè la comparsa degli animali superiori, ma soprattutto una grandiosa visione della

vita che da un semplice inizio si è irradiata nella esuberante diversità delle specie passate e presenti,

evolvendosi in innumerevoli forme, bellissime e meravigliose.

È come confessare un omicidio

Aveva provato timidamente ad accennare questi concetti a Lyell, con scarso successo.

Capisce la portata enorme della sua scoperta ma non vuole tradire l’élite della comunità scientifica

che lo ha accolto giovanissimo con tanto favore. Inizia così ad accennare al suo segreto nelle lettere

private.

Agli inizi del 1844 gli ispira particolare fiducia un giovane botanico, Jospeh Dalton Hooker. In una

lettera dell’11 gennaio 1844 Darwin non si trattiene e gli racconta a quali conclusioni è giunto a

partire dalle sue osservazioni sugli animali sudamericani e come ha progressivamente cambiato idea

circa la fissità delle specie. Affermare che le specie non sono immutabili tuttavia gli appare come la

confessione di un omicidio.

Hooker nelle sue risposte non si scandalizza affatto ma si dice interessato alle nuove idee e gli offre

qualche suggerimento relativo a specie botaniche indigene di isole remote. È quanto basta perché

Darwin lo elegga come complice privilegiato dei suoi ragionamenti. Darwin decide così di riscrivere

per esteso l’Abbozzo di due anni prima, mantenendone la struttura. Prende così forma nel 1844 la

seconda stesura della filosofia naturale darwiniana: un “Essay” di 200 pagine che Darwin

risolutamente mantiene segreto, tanto da corredarlo di una lettera testamentaria per la moglie, da

aprire solo in caso di morte improvvisa, contenente le disposizioni su come pubblicare postuma la

sua opera.

Sapere tutto, ma proprio tutto, di una piccola porzione della natura

Il clima politico instabile, i timori per le prevedibili reazioni alla naturalizzazione della specie umana, e

il desiderio di accumulare altri dati produssero un ulteriore prolungato periodo di attesa.

Intanto però tra gli acciacchi ricorrenti, le visite in sanatorio e le incombenze domestiche – ebbe dieci

figli da Emma ma solo 7 gli sopravvivranno – termina la stesura delle osservazioni sulle geologia del

Sud America e pubblica un articolo sul giornale della Royal Society a proposito delle enigmatiche

terrazze geologiche del Glen Roy, una vallata scozzese, spiegandole come un effetto

dell’innalzamento graduale dell’oceano. Poi mette mano allo studio degli ultimi esemplari non ancora

descritti fra i materiali del Beagle, alcuni cirripedi raccolti sulle isole Chonos in Cile.

Dopo, assicura a se stesso, lavorerà sulla spinosa questione delle specie lasciata in sospeso.

Tuttavia il mondo di quei minuscoli crostacei marini si rivelerà così affascinante da occupare più di 8

anni di attività (1846-1854). Ne classifica a migliaia, riscrive la loro tassonomia dividendoli in due

famiglie e diviene in alcuni anni la massima autorità mondiale in fatto di cirripedi.

Questi crostacei si rivelarono come un autentico scrigno di bizzarrie e di diversità, con maschi

parassiti delle femmine, specie ermafrodite e un’intera gamma di comportamenti e di strutture

sessuali che dall’ermafroditismo giungevano alla divisione completa in due sessi definiti. Da questo

microcosmo di stranezze improbabili Darwin trae il messaggio che la variazione in natura è

permanente. Solo grazie a uno studio così analitico e a tappeto le diversità individuali gli appaiono

ora chiaramente come il combustibile indispensabile del cambiamento, la materia prima di base cu

cui agisce la selezione naturale. In questo modo Darwin scuote un altro pilastro del pensiero

convenzionale all’epoca secondo il quale la diversità andava misurata a livello di tipi di specie o di

generi naturali, intesi come modelli ideali, archetipici e sostanzialmente immutabili. Secondo questa

visione essenzialista, la variazione a livello più basso tra individui era intesa negativamente come la

manifestazione imperfetta dell’essenza più alta della specie, lo scarto dalla norma, la deviazione

dallo standard. Darwin capisce però che la variazione individuale è al contrario , e positivamente, il

presupposto delle trasformazioni delle specie. Non c’è un organismo uguale all’altro, ed è proprio

questo che conta.

Per le stesse ragioni si accorge che la distinzione fra specie e varietà interne alle specie è ambigua:

le popolazioni che presentano variazioni locali potrebbero essere l’inizio di un processo di divergenza

che condurrà a una nuova specie, e il confine tra le due entità non è sempre netto.

Risale probabilmente al 1850 il viaggio in carrozza durante il quale Darwin sostiene di aver avuto

l’illuminazione cruciale riguardante la relazione fra la selezione naturale e la differenziazione

arboriforme delle linee evolutive: le popolazioni derivanti da uno stesso insieme ancestrale, se

dominanti, avranno la tendenza a crescere di numero e a divergere nelle loro caratteristiche adattive

nel corso dell’evoluzione, poiché saranno portate a occupare anfratti diversi dell’ambiente e a

differenziare le loro abitudini, come in un processo di divisione del lavoro nell’economia della natura.

La loro separazione fisica non è più indispensabile, perché in contesti ecologici sempre

tendenzialmente affollati e pieni le specie saranno indotte a competere fra loro, a frammentarsi o a

estinguersi, in ragione della sola selezione naturale fra individui.

Il suo “grande libro delle specie” che decide di intitolare Natural Selection viene nel frattempo

continuamente rimandato. Nell’aprile del 1851 perde l’amatissima figlia maggiore Annie di 10 anni a

causa di una probabile tubercolosi. È uno shock familiare, preceduto dalla morte del padre avvenuta

tre anni prima, che lo indurrà a dolenti manifestazioni di scetticismo religioso.

Nei primi anni 50 del XIX secolo lo scenario culturale inglese stava cambiando. I giovani naturalisti

riformatori erano in ascesa e le idee trasformiste sul progresso della natura e della società erano

sempre più nell’aria. Darwin ricevette nel 1853 la Royal Medal per il suo lavoro epocale sui cirripedi e

terminò i quattro volumi progettati. Finalmente poteva avviare la stesura di National Selection

I fatti precipitano

Ripartì dall’Essay del 1844 e lo divise in capitoli, ma il dono della sintesi gli manca e l’opera dilaga in

centinaia di pagine.

Lyell che seguiva le ricerche di Darwin con interesse ma anche con una certa trepidazione per le loro

conseguenze, lesse uno strano articolo sulla introduzione di nuove specie scritto da A.R. Wallace, un

intraprendente naturalista, reduce da una sfortunata spedizione sul Rio delle Amazzoni. Darwin,

smanioso di informazioni supplementari, iniziò a intrattenere con il collega più giovane una garbata

corrispondenza, chiedendogli l’invio di uccelli imbalsamati.

Wallace nel febbraio del 1858 scrisse una sintesi delle sue idee sulla differenziazione delle specie e

per Darwin fu un duro colpo: nelle venti cartelle di Wallace c’era un modello di evoluzione quasi

identico al suo. Anche Wallace si era ispirato a Malthus, introduceva la lotta per l’esistenza,

associava la variazione alla selezione e queste alla divergenza progressiva delle specie.

Darwin è avvilito all’idea che ora qualcuno possa pensare che l’uscita della sua opera sia stata

accelerata per rivendicare la priorità su Wallace. Lyell però escogita una saggia soluzione, che anche

Wallace approverà di lì a qualche mese, facendo in modo che i due annuncino congiuntamente le

loro scoperte. Come sede viene scelta la Linnean Society dove Hooker è di casa e dove il primo di

luglio del 1858 è indetta una riunione straordinaria. È la prima enunciazione pubblica della teoria

dell’evoluzione per selezione naturale e porta la firma congiunta di Darwin e Wallace.

I protagonisti non erano presenti: Wallace era nell’arcipelago malese mentre Darwin a casa in lutto

per la perdita dell’ultimogenito. Gli riferirono che la reazione era stata di tiepida indifferenza o di

sconcerto. Fra i presenti nessuno si accorse della rivoluzione ma Darwin si dichiarò soddisfatto

comunque, prendendosi il tempo per scrivere un articolo per la Linnean Society, poi però perde di

nuovo il controllo della scrittura e in tredici mesi diventa un “riassunto” o estratto di Natural Selection.

Uno dei riassunti più famosi della storia, di 500 pagine: L’origine delle specie per selezione naturale

uscita il 24 novembre del 1859.

4. L’origine delle specie

L’edizione ha una tiratura di 1250 copie, che andranno esaurite in poche ore nonostante il prezzo non

proprio alla portata di tutti: 14 scellini, all’incirca un quarto dello stipendio di un lavoratore medio

dell’epoca. L’autore nel frattempo non è a casa per attendere notizie bensì nello Yorkshire per un

periodo di agognante cure termali. Sta tentando una idroterapia per risolvere i soliti malanni fisici.

Da ogni pagina sventola la bandiera della flotta britannica

La calma apparente dissimula forse qualche inconfessabile preoccupazione. Ne avevano parlato a

lungo, Emma aveva corretto il manoscritto, sapeva bene cosa vi fosse scritto. In realtà, sa che sta

per scoppiare un putiferio.

La seconda edizione dell’opera appare dopo poche settimane, stampata questa volta in 3000 copie.

Sempre austera, senza illustrazioni, un solo diagramma. Ad ogni edizione Darwin aggiungerà o

correggerà qualcosa.

La sesta e ultima edizione del 1872, quella solitamente adottata per le ristampe moderne, viene

profondamente rivista da Darwin al fine di renderla più comprensibile a un pubblico vasto e integrata

con un capitolo nuovo di risposte argomentate e dettagliate alle critiche raccolte nei 12 anni

precedenti. Quest’ultima edizione viene messa in vendita a un prezzo popolare, il titolo diventa

semplicemente The Origin of Species e farà il giro del mondo come un classico della letteratura

scientifica.

Le obiezioni scientifiche, filosofiche e teologiche furono immediate ma in occasione del trentesimo

convegno della British Association for the Advancemente of Science, le idee di Darwin furono

ampiamente accettate dalla comunità scientifica e penetrarono nella società inglese.

Metodologia e struttura dell’Origin : il nocciolo variazione – selezione

Darwin organizza l’opera in tre parti, decidendo di presentare prima analiticamente il nocciolo

esplicativo della sua teoria e poi i fenomeni che ne derivano.

In questo modo egli sottolineò sin dall’inizio che la selezione naturale doveva essere un processo

necessario date certe circostanze e che la trasmutazione delle specie nella discendenza comune

poteva essere intesa solo alla luce di quel meccanismo.

Un’efficace introduzione fa da compendio all’intera opera e si conclude con un’affermazione molto

sentita secondo la quale la selezione naturale è stata il più importante, ma non l’unico, mezzo di

modificazione. A seguire la prima parte si articola in un capitolo dedicato alla variazione di animali e

piane allo stato domestico e in un capitolo sulla variazione allo stato selvatico.

Attraverso la selezione artificiale ha così descritto il necessario per far girare il motore della selezione

naturale, rovesciando i presupposti dell’essenzialismo: la variazione individuale è il fattore centrale

della realtà naturale, è onnipresente e rende sfumate le distinzioni fra varietà e specie. La nozione di

queste ultime come tipi ideali viene abbandonata a favore di una definizione meramente

convenzionale delle specie come etichette provvisorie e arbitrarie per nominare gruppi di individui

molto somiglianti tra loro.

Quanto alle cause di questa variazione omnipervasiva Darwin sembra consapevole del fatto che

ancora gli sfuggono. La sua congettura è che il sistema riproduttivo sia altamente sensibile ai

cambiamenti nelle condizioni di vita: in pratica prima che avvenga l’unione, gli elementi sessuali di

maschi e femmine verrebbero disturbati da influenze esterne, accidentali e ciò determinerebbe la

condizione variabile o plastica che si riscontra nella prole. Non conoscendo l’esistenza del materiale

genetico, è una discreta intuizione osservativa circa l’inesattezza della riproduzione. Qualunque

siano le leggi della variazione ciò che conta è che a ogni generazione nella prole emergono piccole

variazioni.

Il dato empirico prioritario è la permanenza della variazione. Ora serve il contesto ecologico,

instabile, severo: la lotta per l’esistenza, quello malthusiano. Non ci sono risorse né spazio per tutti e

le variazioni fra individui determinano capacità di sopravvivenza differenziali, da cui discendono tassi

di riproduzione differenti. Lievi variazioni vantaggiose comparse casualmente hanno più probabilità di

diffondersi nella popolazione grazie al successo riproduttivo dei loro portatori, che si ritrovano

leggermente meglio adattati al variare delle circostanze ambientali. È dunque un processo che

avviene principalmente all’interno di ciascuna specie, in condizioni di permanente penuria di risorse

rispetto alla tendenza naturale di ogni popolazione a proliferare.

Darwin tiene a precisare che la lotta per l’esistenza sia da intendersi in senso lato e figurato, giacché

non implica necessariamente una guerra bensì la reciproca dipendenza degli esseri viventi in un

regime di competizione.

Completate le premesse iniziali è il momento di enunciare il nucleo della sua teoria, la legge

generale, presentata nel capitolo quarto con dovizia di esemplificazioni: la selezione naturale non è

solo un carnefice che elimina gli organismi che deviano da essenze fisse ma un processo che

attivamente plasma le morfologie e modifica le popolazioni biologiche a partire da un materiale

generato indipendentemente.

È un incontro contingente fra due catene causali, quella interna delle variazioni individuali non

direzionate e quella delle condizioni di esistenza esterne, anch’esse mutevoli.

Selezione naturale e principio di divergenza

Da questo processo ecologico continuativo e cieco di concorrenza individuale derivano anche

l’estinzione e l’approfondirsi di divergenze tra gruppi di individui, sia nello stesso ambiente sia in

ambienti separati, fino al punto di moltiplicare le specie che sono in grado di approfittare delle risorse

di quello che oggi chiameremo ecosistema.

A chiusura del capitolo quarto compare l’unico diagramma dell’opera, un cono di diversità crescente

raffigurante la graduale moltiplicazione e sostituzione delle specie anche se Darwin nella stessa

edizione afferma che “non credo che il processo si svolga sempre così regolarmente come nel

diagramma né che proceda continuativamente; è molto più probabile che ciascuna forma rimanga

inalterata per lunghi periodi e che poi nuovamente si modifichi”.

Il lungo ragionamento e il tema irrisolto del progresso

La seconda parte dell’opera è dedicata rispettivamente:

Alle leggi della variazione;

- All’approfondimento delle condizioni al contorno che permettono il funzionamento della

- selezione naturale nel separare le specie;

All’estensione delle sue applicazioni;

- Alla proposta di ipotesi ausiliare che permettono di superare alcune obiezioni potenzialmente

- critiche per la teoria.

Si tratta per certi aspetti della parte più disomogenea e “difensiva” dove cerca sia di proteggere il suo

nucleo teorico sia di anticipare le prevedibili mosse degli avversari contro il suo gradualismo stretto.

La terza parte affronta finalmente il fenomeno dell’evoluzione nella sua eterogeneità di evidenze

empiriche. I dati che Darwin presenta sono:

Paleontologi, cioè specie fossili estinte e specie viventi a confronto;

- Biogeografici, in particolare gli schemi di vicinanza di forme tra loro simili, frutto di discendenza

- comune e di successivi spostamenti e dispersioni, o viceversa l’occupazione di nicchie ecologiche

simili da parte di animali e piante diversi, e naturalmente il caso classico di rapporti di parentela

fra abitanti delle isole e abitanti del più vicino continente;

Embriologici, cioè le somiglianze degli stadi precoci di sviluppo embrionale in animali differenti,

- indizio per Darwin del fatto che l’embrione di un animale evolutosi più recentemente richiama i

caratteri della forma adulta.

Morfologici o strutturali, il fatto cioè che gli esseri viventi presentano omologie di struttura molto

- marcate, con superficiali modificazioni successive, come se in natura fosse disponibile un insieme

limitato di schemi morfologici e di piani corporei fondamentali e poi avvenissero solo variazioni

sugli stessi temi.

Il processo di selezione non è onnipotente, ma deve scendere a compromessi con il materiale a

disposizione che è pieno di vincoli interni e di limiti fisici. La selezione può migliorare gli organismi

solo rispetto a condizioni organiche e inorganiche di vita contingenti, non ambire a una perfezione

ingegneristica ottimale.

Darwin tuttavia non usò mai il termine “evoluzione” inteso allora al succedersi progressivo di forme

lungo un processo di perfezionamento e questo è un chiaro indizio della sua convinzione che nella


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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Storia del Pensiero Scientifico, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dalla docente Continenza Introduzione a Darwin di Pievani.
Il 12 febbraio del 1809 nasceva un uomo schivo che ebbe in sorte di cambiare per sempre il nostro modo di intendere la natura, e il posto della specie umana in essa. Uno scienziato che ha saputo condensare in una vita sola: una giovinezza spensierata senza troppa voglia di studiare; un viaggio avventuroso di cinque anni attorno al mondo così denso di meraviglia da apparire come un perfetto romanzo di formazione; un secondo viaggio londinese, tutto mentale questa volta, all'inseguimento di un'intuizione rivoluzionaria e inconfessabile; venti lunghi anni di silenzio operoso nella campagna del Kent; la morte della figlia più amata; e poi un precipitare quasi teatrale di accadimenti con la lettera occasionale di un potenziale rivale, la corsa alla pubblicazione, il successo mondiale dell'Origine delle specie, lo scandalo nella buona società dell'epoca, il sottrarsi alle polemiche, la fama internazionale, le opere apparentemente bizzarre della vecchiaia, le ansie di vita eterna della moglie, un ultimo libro sui lombrichi, gli onori della sepoltura in Westminster. Il tutto in un uomo solo, che forse non cercava tanto».
Telmo Pievani racconta l'affascinante e rocambolesca vita dello scienziato che con la sua teoria dell'evoluzione per selezione naturale ha cambiato per sempre la nostra concezione del mondo vivente. Oltre ai testi classici, il volume attinge anche a documenti privati e meno conosciuti della sterminata ‘industria darwiniana' (diari, taccuini, le migliaia di lettere, le monografie cosiddette ‘minori'), una mole di testi così ingente da essere ancora oggi in corso di sistemazione e di studio.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia e metodi quantitativi per le aziende (Facoltà di Scienze Politiche e di Scienze della Comunicazione)
SSD:
Università: Teramo - Unite
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher alexmary91 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del pensiero scientifico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Teramo - Unite o del prof Continenza Barbara.

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