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Charles Robert Darwin

Le opere antropologiche

Darwin nell’Origine si limita a un solo cenno fugace all’evoluzione umana mentre discute delle possibili applicazioni del continuismo evoluzionistico alla psicologia e allo studio dello sviluppo delle facoltà mentali per gradi successivi.

1871 L’origine dell’uomo

1972 L’espressione delle emozioni nell’uomo e negli animali

I meccanismi evolutivi individuati nell’Origine vengono applicati agli adattamenti umani; inoltre le prove evoluzionistiche raccolte nella terza parte dell’Origine venivano estese con rigore metodologico al mammifero umano, comparato alle altre forme animali. Darwin aveva deciso di attaccare la cittadella inviolata della mente umana.

La formulazione indipendente della teoria non aveva dato adito ad alcuna polemica di priorità con Wallace, poiché egli fu pronto a riconoscere che Darwin vi lavorava da più tempo. Ma i rapporti rischiarono di incrinarsi dieci anni dopo, quando nel 1869 la corrispondenza fra i due cominciò ad essere perturbata da quella che Wallace definiva eresia. Egli aveva iniziato a postulare alcune limitazioni di principio al potere della selezione naturale, si era convinto che il cervello e altre caratteristiche umane non potessero essere spiegati attraverso un meccanismo selettivo. La rinuncia di Wallace al naturalismo metodologico fu dovuta al suo bisogno di garantire un fondamento al libero arbitrio nell’agire umano e al crescente interesse per lo spiritismo.

Il paradosso di Wallace, selezionista su tutto tranne che per le facoltà intellettuali e morali dell’uomo, abbia avuto successo in seguito, divenendo un argomento per eccezione di tipo discontinuista che non cessa di essere evocato in chiave anti-naturalista da chi pensa che la coscienza introspettiva umana o il linguaggio articolato non possano trovare una spiegazione evoluzionistica a causa della loro inarrivabile complessità.

Il progetto darwiniano

Il progetto darwiniano si fonda su una sequenza interpretativa che può essere sintetizzata in tre passaggi:

  • Continuità nella discendenza comune;
  • Gradualità nell’evoluzione;
  • Diversità nei risultati.

Il punto di appiglio era la constatazione dell’evidente condivisione sia di strutture muscolari sia di espressioni facciali nella manifestazione delle emozioni primarie da parte dei primati e degli esseri umani. Per associazione abituale, il processo di evoluzione per selezione naturale e sessuale ha fissato queste espressioni nel nostro patrimonio biologico e comportamentale. Più le emozioni sono istintive più la loro sedimentazione evolutiva deve essere profonda.

Opponendosi ad ogni forma di dualismo delle sostanze, Darwin afferma che le emozioni non hanno alcunché di immateriale: scaturiscono dal corpo e sono comuni a tutti gli esseri viventi; per Darwin le emozioni sono anche il brodo di coltura per le capacità superiori della mente e per il senso morale, non essendovi alcuna dicotomia fra una razionalità astratta da una parte e il mondo irrazionale delle emozioni corporee dall’altra. L’universalità delle emozioni nell’uomo non esclude che in culture diverse esse possano sviluppare divergenze specifiche.

Le ipotesi darwiniane sull’espressione delle emozioni si inseriscono nel solco della continuità più stretta fra animali e specie umana, a seguito di un processo in cui ogni tanto non deve essere utile in ogni momento. La continuità naturale stretta fra le modalità di espressione delle emozioni negli animali e negli esseri umani viene mostrata ricorrendo a osservazioni comparative fra i primati e uomini, allo studio dei comportamenti dei malati di mente e alla comparazione fra le espressioni delle emozioni nelle popolazioni umane. Ancora una volta l’evoluzione è intesa come un bricolage flessibile di strutture e di funzioni nella continuità di un processo che non ha salti.

La continuità del processo di acquisizione naturale di tutti i comportamenti e di tutte le facoltà umane si estende in Darwin oltre i confini delle emozioni e coinvolge il linguaggio e l’intelligenza. Tutti gli animali comunicano. Dunque anche i linguaggi si sono evoluti in una sequenza continuativa di diversificazioni, seguendo le esigenze dell’ambiente fisico e sociale, talvolta differenziandoli da gruppo a gruppo. L’intelligenza è distribuita per gradi e sfumature in natura, tanto che è ben difficile applicare a essa aggettivi di superiorità o inferiorità in quella o in quell’altra specie.

Anche l’intelligenza richiede un’indagine circa le cause remote e il ruolo della selezione naturale. Nell’origine dell’uomo argomenta le sue tesi circa la storia naturale continuativa della coscienza morale. La specificità umana deve molto alla nostra socialità. In questo modo conquista la sua centralità la nozione di istinto mutuata in parte dalla lettura giovanile di David Hume, ovvero di un’istanza interna profonda che riemerge dal tempo e muove dall’azione, che Darwin definisce come ragione dimenticata o sedimentata. Si prova piacere a obbedire ai propri istinti. Il loro fondamento sta nella loro evoluzione continuativa all’interno della peculiare socialità di ogni specie.

Selezione e sopravvivenza

Per capire la natura umana, interessa il meccanismo selettivo sospinto dalla sopravvivenza differenziale e dagli interessi riproduttivi. Darwin osserva che molti caratteri si sono sviluppati non per garantire una migliore sopravvivenza, ma grazie a un vantaggio direttamente riproduttivo. Mentre nella selezione naturale il successo riproduttivo differenziale è una conseguenza della capacità di adattamento alle condizioni ambientali mutevoli, portando così alla diversificazione delle specie nel tempo.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/06 Storia della filosofia

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