Estratto del documento

Introduzione

Perché ci limitiamo ad analizzare esclusivamente il pensiero politico americano?

  • Perché è poco noto ed ha una storia relativamente breve, in quanto inizia solamente a partire dalla Dichiarazione d’indipendenza del 1776.
  • Perché la storia ha dimostrato come esso sia un modello di sviluppo sociale ed economico vincente.
  • Perché presenta una curiosa compresenza tra la sfera dell’ideale e quella del realismo politico: a tale proposito basta osservare un attimo il diverso spirito di realizzazione che ha animato coloro che hanno redatto la Costituzione e coloro che invece hanno dato alla luce i 14 punti di Wilson. Se nel primo caso infatti si parla di poteri e ambizioni che combattono contro altri poteri e ambizioni, nel secondo caso al contrario vengono utilizzati termini come diritti, libertà e felicità che tutto sono all’infuori che il frutto di uno spirito realista. Wilson addirittura giustificò l’entrata del suo paese nella seconda guerra mondiale con l’esigenza di rendere salva la democrazia nel mondo.

Perché scoppiò la rivoluzione americana?

  • Ragioni dovute alla modalità d’insediamento
  • Dimensione sociale
  • Forte incremento demografico
  • “Il grande risveglio”
  • La guerra dei 7 anni

Modalità d'insediamento

  • L’efficacia della legge era poco presente: i territori coloniali infatti non dipendevano dal Parlamento, ma dal re, il quale delegava i compiti amministrativi ad un suo governatore di fiducia.
  • C’era un’ampia autonomia amministrativo-organizzativa: il governatore si limitava cioè a riscuotere esclusivamente le tasse, mentre il vero potere amministrativo era in realtà detenuto da specifiche sette religiose o compagnie economiche territoriali.
  • A causa soprattutto dell’ampiezza dei territori e della presenza delle frontiere, era presente uno scarsissimo controllo centrale.

Dimensione sociale e incremento demografico

Gli Stati Uniti detenevano una popolazione molto giovane e forte, composta soprattutto da europei emigrati dai loro paesi d’origine. Nel giro di pochi anni si passò da una popolazione di 650.000 abitanti ad una di circa 2.000.000, elemento questo che provocò una forte presa di coscienza da parte del popolo americano delle proprie forze.

Il grande risveglio e la guerra dei 7 anni

  • Si registrò una forte tendenza a predicare, di villaggio in villaggio, il ritorno alla religiosità evangelica delle origini: elemento questo di grande peso, in quanto permise di scardinare gran parte di quell’amministrazione locale retta da principi di natura anglicana.
  • Elemento anche questo determinante: al pari della propria crescita demografica, permise agli americani di acquisire quella necessaria presa di coscienza della propria forza politico-militare che risultò poi essere la spinta principale verso la rivoluzione americana.

Le tradizioni politico-culturali degli Stati Uniti

Puritanesimo

Movimento di forte riforma religiosa che nacque in risposta a quella che era stata la diffusione della Chiesa Anglicana in Inghilterra. I suoi punti cardine erano:

  • Il patto tra Dio e l’uomo
  • La sacralità della legge
  • La visione degli Stati Uniti come “the city upon the hill”, ossia come una città posta sopra la collina

I primi due punti sono alla base di quelli che sono i più ampi concetti di uguaglianza e di consenso politico: veri e propri concetti politici con i quali intendiamo sia il rispetto dei diritti e delle libertà di ognuno che il diritto, nel momento in cui non si è stati parte attiva nella scelta della sua istituzione, al non rispetto dell’ordinamento politico in vigore. Il terzo punto invece fa riferimento a quel concetto, tanto caro a quasi tutti i grandi pensatori politici americani, che vede gli Stati Uniti come una sorta di paese perfetto nel quale tutte le ingiustizie sociali di tipo europeo sono state superate.

Giusnaturalismo di Locke

Movimento successivo alle guerre di religione europee che rispondeva alla precisa esigenza di fondare la comunità politica su principi di natura giusta ed evidente: ossia su dei veri e propri principi che riallacciandosi a quello che era il concetto di retta ragione potessero consentire, ad esempio, sia un uso giustificato del potere politico che un pieno controllo del potere sociale.

Secondo il giusnaturalismo di Locke, infatti, il potere politico deve fungere esclusivamente da garante di quei diritti come la vita, la libertà, la felicità e la proprietà, che risultano essere già presenti nel precedente stato di natura. Per Locke, inoltre, dal momento che un giusto sistema politico non può che basarsi su un ordinato sistema sociale, è necessario che i propri impulsi risultino essere compatibili e funzionali con quello che è il sistema sociale in atto.

Dal momento che in quel tempo era opinione comune che non tutti gli uomini avessero la capacità di controllare le proprie emozioni, individui come i neri, gli indiani, le donne e i bambini non venivano considerati addirittura come cittadini.

Volendo a tutti i costi osservare il riscontro effettivo del giusnaturalismo lockiano su quella che è l’attuale mentalità politica statunitense, non possiamo non osservare quattro similitudini:

  • La presenza di diritti inalienabili già nello stato di natura
  • La convinzione che nessun potere politico sia legittimo, se prima non viene ad essere fondato sulla maggioranza del consenso popolare
  • Il concetto della divisione dei poteri
  • L’adozione di una mentalità fortemente liberale: così come Locke, anche il pensiero americano infatti concepisce lo Stato come un’istituzione che deve intervenire il meno possibile nella vita dei cittadini.

Repubblicanesimo

Se originariamente la mentalità americana dei coloni veniva più che altro identificata con il pensiero puritano e con quello giusnaturalista di Locke, a partire dagli anni ’60 si capì come in realtà la principale corrente politica all’interno della quale poter collocare l’iniziale pensiero americano fosse principalmente il repubblicanesimo. Questo principalmente per tre ragioni:

  • Una capacità abbastanza comune nel saper governare
  • La centralità data all’idea di bene pubblico
  • Il forte senso di opposizione tra paese e sovrano: nella mentalità dei padri fondatori era presente infatti una forte sfiducia sia verso il sovrano che verso le élites, giudicati senza mezzi termini come dei veri e propri organismi corrotti.

Dibattito sulla Costituzione

Esso ebbe luogo tra il 25 Maggio e il 17 Settembre del 1787, ossia durante quello che fu il periodo nel quale la Convenzione federale svolse i suoi lavori nella State House di Philadelphia. Due erano i filoni di pensiero: i federalisti, guidati da personalità come Washington, Franklin, Hamilton e Madison, e gli antifederalisti, con all’interno elementi come Henry, Clinton e Mason.

Appartenenti a quella che era l’élite del mondo agrario e del commercio, e sostenuti soprattutto dal ceto medio e da quello inferiore urbano, i federalisti sostenevano la scelta di un governo federale forte con a capo un presidente dotato di ampi poteri. Appartenenti a quella che era la categoria dei farmers, ossia quella dei grandi proprietari terrieri desiderosi della massima indipendenza, e sostenuti soprattutto dai leader della rivoluzione, gli antifederalisti ritenevano invece che un governo federale e la presenza di un presidente dotato di ampi poteri potessero imporre, al contrario, sia un eccessivo fiscalismo che un eccessivo controllo politico sia sui vari stati che sugli individui, costituendosi così come delle forti insidie sia per quanto riguarda quelli che sono i diritti di proprietà, sia, più in generale, per quanto riguarda quelle che sono le autonomie e le libertà personali e collettive.

Alla fine della discussione, la spuntarono i federalisti. Ciò nonostante, pur essendo stata sottoscritta da 39 delegati su 55, prima di essere effettivamente messa in vigore, la costituzione federalista dovette seguire un percorso tutt’altro che agevole, in quanto in molti degli stati americani il processo di ratifica fu lento e difficoltoso. Nonostante la discussione tra federalisti e antifederalisti fu forte e continua, entrambe le parti tuttavia agirono per l’interesse del proprio paese e soprattutto con la consapevolezza che ciò che si doveva creare doveva essere un modello basato sul “the city upon the hill”, un vero e proprio progetto politico in cui cioè tutte le ingiustizie sociali di tipo europeo dovevano essere assolutamente superate.

I padri fondatori

John Adams

Eletto nel 1796, John Adams fu il secondo presidente della storia degli USA dopo Washington.

Temi centrali

I temi centrali della sua politica furono senza alcun dubbio:

  • Una forte ostilità verso la democrazia
  • Una posizione politica definibile a tutti gli effetti come conservatrice-realista
  • Una concezione fortemente pessimistica della natura umana

Il rifiuto della democrazia

Al pari di altre forme dispotiche come la monarchia, Adams ritiene che essa sia una forma di governo priva del concetto di giusto equilibrio. Essendo quella forma di governo che concede il potere indistintamente a tutti, essa infatti cade in contraddizione con quelli che sono le due principali verità della natura umana: la malvagità naturale dell’uomo e la disuguaglianza inevitabile dell’umanità.

Detto questo, dunque, appare inevitabile come il destino della democrazia non possa essere che quello di essere trasformata in forme come l’oligarchia, l’aristocrazia o la monarchia: forme di governo che secondo Adams, oltre a far funzionare male il paese, hanno tutte quante in comune un forte senso dispotico. La storia di tutti i tempi infatti non ha fatto altro che confermare come l’inevitabile disordine creato dalla democrazia abbia provocato ogni volta capricci e orrori, provocando in questo modo sempre lo stesso automatico copione: l’ascesa del dittatore di turno.

Il suo conservatorismo

Il conservatorismo di Adams è definibile come un conservatorismo atipico tutto americano. Nonostante avesse una posizione nettamente contraria sia a quella dei rivoluzionari francesi che a quella dei repubblicani americani filo-francesi, si batté infatti anch’egli come loro a favore dell’indipendenza statunitense. Secondo Adams, infatti, gli Stati Uniti dovevano essere guidati da un governo non più degli uomini, ma delle leggi, e soprattutto dovevano far loro il principio “no taxation without representation” secondo il quale ogni tassa, per entrare in vigore, sarebbe dovuta essere prima accettata da coloro che l’avrebbero poi subita: principio questo continuamente trasgredito dai coloni inglesi e dunque alla base di quelle che sono state le ragioni per cui anche Adams si schierò a favore dell’indipendenza.

Se quanto detto finora spiega più che altro quella che è stata l’atipicità del suo conservatorismo, il fatto di respingere ogni gerarchia fondata su privilegi ereditari fa sì invece che venga compreso lo stampo tutto americano della sua politica. Nonostante fosse un critico della democrazia, un sostenitore della concezione conservatrice della proprietà e soprattutto un difensore di quella che era l’idea di un’aristocrazia forte e dominante, egli si distaccò infatti nettamente da quelle che erano le radici del conservatorismo europeo proponendosi al contrario come un forte sostenitore di quella che era l’idea dell’aristocrazia naturale.

Alla luce di quanto detto, perché allora Adams viene ugualmente considerato come un conservatore?

  • Per la sua avversione a Jefferson
  • Per la sua contrapposizione alla Francia rivoluzionaria
  • Per la sua concezione fortemente pessimistica verso quella che è la natura umana

La concezione pessimistica della natura umana

A differenza di Rousseau, il quale riteneva che l’uomo fosse originariamente un’entità buona, solo in seguito inquinata da una civiltà artificiale e corrotta, Adams infatti credeva che l’uomo fosse crudele ed egoista già per sua natura. Se la maggior parte dei conservatori, al fine di mettere ordine a quella che era l’inevitabile anarchia della vita sociale, riteneva tuttavia opportuno instaurare un governo repressivo e autoritario, Adams, al contrario, forte del suo spiccato orientamento liberale, riteneva il dispotismo uno dei più grandi mali che potesse attanagliare un paese.

Come sventare la possibilità del dispotismo?

  • La formazione di un governo misto
  • La creazione di un governo basato sulle leggi e non più sugli uomini
  • Il riconoscimento del talento dell’aristocrazia naturale: elemento questo realizzabile mediante esclusivamente il trasferimento del potere dai molti ai migliori.

Per quanto riguarda infatti il primo elemento, secondo Adams, condizione indispensabile affinché ogni possibile dispotismo possa essere scongiurato è senza alcun tipo di dubbio la creazione di un sistema di equilibri tale da rappresentare tutte le diverse esigenze dei vari gruppi sociali. A tale proposito dunque, per Adams, necessario era dotarsi di un sistema bicamerale composto da Senato e Assemblea rappresentativa: il primo composto dall’élite del paese, mentre la seconda costituita dai vari rappresentanti scelti dal popolo in tutte le sue parti.

Secondo Adams, infatti, pensare ad un sistema composto da una sola camera (o comunque sia rappresentante solo una parte del popolo) non poteva che condurre a quella che era un’inevitabile condizione di schiavitù. Così facendo, infatti, consapevoli anche di quella che è la cattiva natura dell’uomo, appariva evidente come gli appartenenti a quelle che erano le classi ben rappresentate non avrebbero potuto che sottomettere quelli che al contrario ben rappresentati non erano.

Per quanto riguarda invece il discorso sull’aristocrazia naturale, secondo Adams, condizione indispensabile affinché ogni possibile dispotismo possa essere scongiurato è quella che vede il governo esclusivamente retto da coloro che sono migliori non per privilegio ma per talento. Secondo Adams, infatti, partendo dal presupposto che l’ineguaglianza tra gli uomini è un qualcosa di inevitabile, se l’aristocrazia artificiale è un qualcosa da evitare e condannare, in quanto basata esclusivamente su un potere creato e stabilito dagli uomini, al contrario l’aristocrazia naturale, poiché frutto di quelle che sono le varie qualità dimostrate in concreto dagli uomini, è qualcosa non solo da tollerare ma addirittura da assumere e privilegiare.

Dal momento infatti che essa poggia su qualità come il sapere, il talento, l’intraprendenza, l’altruismo e la bellezza essa non può secondo Adams che essere immune da qualsiasi tipo di attacco e gelosia. Sottrarsi dunque a quella che è l’inevitabile disuguaglianza degli uomini non può che voler dire mentire alla realtà. Così come spiegato a Taylor, nonostante in un campione di 100 persone almeno 70 siano agricoltori, se non si concede infatti volontariamente il potere ai più talentuosi non si fa altro che ritardare quello che è un processo per forza di cose inevitabile; a causa della loro naturale superiorità, essi troverebbero infatti comunque sia il modo di salire prima o poi ugualmente al potere.

Le sue opere principali

  • Pensieri sul governo (1776): opera meno conservatrice di Adams, non è altro che un opuscolo in favore della rivoluzione americana.
  • Una difesa delle Costituzioni degli USA (1787): essenzialmente è un’opera che intende far luce sulla sua posizione conservatrice.

Pensieri sul governo

In quest’opera Adams risponde essenzialmente a tre domande:

  1. Qual è il problema generale?
  2. Qual è la forma politica più appropriata?
  3. Qual è il problema principale di tale forma di governo?

1) Adams chiarisce come il problema generale sia quello di garantire il maggiore benessere possibile a tutti.

2) Adams sostiene come la forma politica più appropriata sia quella repubblicana in quanto fondata sia sul concetto di governo basato sulle leggi che su quello che vede il potere dover essere detenuto dai più saggi e talentuosi. Nello specifico inoltre egli è convinto anche della necessità di due elementi: la presenza di un forte ramo democratico e l’esistenza di un importante potere esecutivo, centrale e non divisibile, che riesca ad imporsi in maniera autonoma e decisa rispetto a quello che è il potere legislativo.

3) Adams risponde come la principale difficoltà consiste nel realizzare un’assemblea rappresentativa che segua il più possibile quella che è la continua evoluzione della società.

Thomas Jefferson

Successore di Adams come presidente degli USA, è colui che ha scritto la tanto famigerata Dichiarazione d’indipendenza degli Stati Uniti.

Temi centrali

Se Adams poteva essere definito a tutti gli effetti come un conservatore atipico che faceva del proprio astio verso la democrazia, del proprio rifiuto verso la rivoluzione francese e della propria concezione pessimistica della natura umana i propri punti cardini, Jefferson, al contrario, nonostante condividesse anche lui l’idea di uno stato liberale che tutelasse senza opprimere, poggiava la propria ideologia politica su tutte altre basi. Fra queste riconosciamo soprattutto quattro importanti elementi centrali:

  • L’importanza data a quelle che lui chiamava piccole comunità locali: veri e propri enti territoriali che attraverso la propria opera di governo garantivano sia il buon governo che la democraticità di tutto lo Stato.
  • L’idea di uno stato fortemente democratico
  • Una curiosa presenza realista nella propria sfera dell’ideale
  • Una concezione nettamente ottimistica della natura umana, dovuta ad un forte senso di universalismo.

L’idea di uno stato fortemente democratico

La sua politica ruota su tre elementi: diritti, educazione e democrazia. I primi...

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Scienze politiche e sociali SPS/02 Storia delle dottrine politiche

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher anita K di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del pensiero politico contemporaneo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Tuccari Francesco.
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