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Storia del pensiero politico

Libro del professore: Storia della democrazia diretta, Einaudi

Occhio alle date

Introduzione 3

Montesquieu (1689-1755) 4

Rousseau (1712-1778) 8

L'origine e le ragioni dell'ineguaglianza 9

Il patto sociale e il carattere del popolo 9

Il governo e la conservazione dello stato 10

Conclusione 11

Il Federalista 11

Le idee fondamentali del Federalista: metodo scientifico e checks and balances 11

Governo federale forte e i rapporti con gli altri poteri 12

Burke (1729-1797) 12

Tra presente e passato 12

Diritto naturale e rivoluzione 13

Kant (1724-1804) 14

Stato di diritto e democrazia nel pensiero kantiano 14

Critiche e l'idea per una storia universale dal punto di vista cosmopolitico 14

L'idea di una repubblica mondiale 15

Antropologia e cosmopolitismo 16

Fichte (1762-1814) 16

Rivoluzione francese, diritti inalienabili e costruzione della pace 16

Il concetto di diritto 17

Hegel (1770-1831) 18

Comprendere la libertà 18

La libertà soggettiva: il principio dell'età moderna 18

La concretezza dei rapporti: l'eticità 18

Lo stato e le sue radici etiche 18

L'eticità come luogo della libertà politica 18

La pluralità degli stati e la guerra 19

Constant 20

L'interpretazione della rivoluzione francese e del terrore 20

La teoria del potere: la critica a Rousseau 20

La limitazione "materiale" del potere: una sfera di diritti individuali inviolabili 21

La limitazione formale del potere: il costituzionalismo 21

Antichi e moderni: guerra, pace e commercio 21

Le due libertà 22

Tocqueville 22

La democrazia in America: caratteristiche della rivoluzione democratica 22

Una scienza politica nuova per educare la democrazia 22

Dispotismo democratico e individualismo 23

La libertà politica contro i mali della democrazia 23

Democrazia e relazioni fra stati 24

Mill 24

Libertà e società 24

La democrazia tra rappresentanza e competenza 25

Federazioni e colonie 25

Marx 26

La critica della politica 26

Il soggetto che non c'è 26

Guerra e rivoluzione 26

Mosca 27

I fatti sociali: classe politica, organizzazione, formule politiche 27

Gli elementi di scienza politica: difesa giuridica e sistema rappresentativo 28

La guerra e il conflitto politico: cause e interessi 28

Weber 29

Le forme del potere e l'essenza dello Stato 29

La politica moderna: burocrazia, partiti, democrazia plebiscitaria 30

Kelsen 30

Democrazia e dottrina del diritto e dello Stato 30

Il pluralismo e l'idea costituzionale della democrazia 31

Le istituzioni della democrazia e l'integrazione sociale 31

Il primato del diritto internazionale e la pace attraverso il diritto 32

Introduzione: autori classici

Bobbio definisce classici del pensiero politico gli autori che rispettano tre caratteristiche:

  • Interprete del proprio tempo, rispecchia lo spirito del suo tempo nella sua opera.
    • Es: Hobbes (Il Leviatano, 1651). Uomini stato di natura, tutti contro tutti. Esprime in questa forma l'esperienza della guerra civile inglese. Autorità statuale crolla, situazione di caos. Con lo stato di natura riflette su come sarebbero gli uomini se non ci fossero le istituzioni che assicurano l'ordine. Ci sarebbe un mondo dove tutti combattono contro tutti. Quando non c'è più un'autorità governa la legge del più forte. Hobbes coglie la natura del proprio tempo.
    • Es: Locke: concezione meno drammatica della natura umana. Gli uomini nello stato di natura hanno dei diritti che si riconoscono reciprocamente. I cittadini fanno un patto con il sovrano. Il sovrano ha il compito di garantire i diritti naturali dell'essere umano. Il suo pensiero deriva dalla percezione della realtà del suo tempo: la Gloriosa Rivoluzione inglese 1688-89 porta a un cambiamento della monarchia inglese. Mette in termini generali quello che ha sotto gli occhi.
  • Capacità di trascendere il proprio tempo, di fissare delle idee, concetti, categorie, che continuano a funzionare anche al di là della sua epoca. Idea sempre attuale, che continua a dire cose sempre importanti e attuali per noi.
    • Es: Montesquieu scrive Lo Spirito delle leggi, 1748 in una Francia assolutistica. Teorizza qualcosa che rimane attuale e si applica nel nostro tempo, la separazione dei poteri. La concentrazione del potere (legislativo, esecutivo, giudiziario) provoca il dispotismo. Con il dispotismo è a rischio la libertà delle persone. Pensa di far tornare indietro la storia, in un'epoca in cui a governare siano gli aristocratici. Ragiona come un aristocratico del 1200, ma fissa un principio attuale e oggi fondamentale.
    • Es: Weber ha davanti a sé Bismarck, un uomo carismatico. Elabora la categoria del capo carismatico. Dopo la sua morte (1820), l'uomo carismatico è stato utilizzato dai regimi fascisti, nazisti… Oggi si concretizza nella personalizzazione della leadership.
  • Oggetto di interpretazioni differenti, contrastanti in base all'epoca storica
    • Es: Rousseau considerato come il padre della democrazia (democrazia diretta, volontà generale). Altri ritengono che sia il padre di una democrazia totalitaria. (alle radici del nazismo, fascismo, stalinismo vi è Rousseau).

Si considera come ultimo grande autore classico Weber. Schumpeter fissa nel modo più chiaro il concetto più moderno di democrazia (il concetto secondo-novecentesco). Huntington, autore dello scontro delle civiltà e il nuovo ordine mondiale (1996).

Autori del programma

  • Montesquieu
  • Rousseau
  • Madison
  • Kant
  • Fichte
  • Hegel
  • Constant
  • Tocqueville
  • Mill
  • Marx
  • Mosca
  • Weber
  • Schumpeter

Tutti questi autori osservano due grandi processi:

  • Avvento e sviluppo del capitalismo moderno. Urbanizzazione, fenomeno portato dal capitalismo. Le società precedenti (pre-moderne) erano società rurali, contadine. Popolazione sparsa, vive su un territorio molto ampio, isolamento. Divisione del lavoro. Prima persone autosufficienti.
  • Progressiva massificazione della società e della vita. Prima società "agroletterate". Distinzione netta tra governanti e governati. Lo scenario cambia con l'avvento della democrazia, con il diritto di voto e con la nascita della società di massa, consumi di massa. Passaggio dalla "oligarchia" alla Democrazia.

Montesquieu (1689-1755)

Vive in un'epoca di profonde trasformazioni della politica dell'epoca. Osserva due macrofenomeni:

  • L'avvento e lo sviluppo in Francia dell'assolutismo politico che fa a pezzi il potere sociale e politico delle grandi famiglie aristocratiche (esercizio della forza a protezione dei propri sudditi). Luigi XIV trasforma gli aristocratici in ceto di persone oziose.
  • L'avvento di una forma diversa di monarchia, la monarchia costituzionale. La gloriosa rivoluzione (1688-1689) trasforma la GB in una forma di governo costituzionale, limitata e contenuta dalla presenza di un parlamento.

Si schiera dalla parte della monarchia costituzionale. Per lui la forma di governo ideale è quella della monarchia limitata (monarchia costituzionale). Montesquieu è un aristocratico, un nobile che esprime tutto il malessere dell'aristocrazia che viene schiacciata dall'avvento della monarchia. Montesquieu guarda al passato, guarda al medioevo con la società feudale nella quale il monarca era un primo tra pari. Con la separazione dei poteri, fissa delle categorie che sono dentro tutte le nostre moderne costituzioni. Non è soltanto un teorico della politica, è uno scienziato sociale, un osservatore delle società del proprio tempo.

Lo spirito delle leggi è un'opera che scrive in 20 anni. Nel corso del tempo, mentre lo scrive, cambia anche idea. Lo scrive mentre è un pensatore repubblicano, ma dopo 20 anni si orienta verso la monarchia costituzionale.

Lo spirito delle leggi, 1748

Tre temi centrali:

  • La definizione di forme di governo
  • La teoria delle separazione dei poteri
  • La teoria della relativistica delle forme politiche

Ritiene che i tre poteri debbano essere separati, non devono esserci interferenze, devono contrastarsi tra loro così che il potere di ultima istanza (sovranità) non si concentri da nessuna parte. Necessari meccanismi di checks and balances. Chi concentra il potere tende a svilupparlo a dismisura dando vita a un dispotismo.

I tre temi sono legati da una riflessione sulla decadenza della monarchia francese, sui rischi dispotici cui essa sembra sempre più esposta, sui possibili rimedi a questi rischi in vista di una difesa della libertà.

  1. Lo spirito delle leggi è ciò che anima, dà sostanza alle leggi. Leggi sono norme che danno ordine alla vita civile, sociale e politica. Non sono universali. Devono adattarsi alle diverse condizioni in cui vivono i popoli, alle diverse costituzioni materiali dei popoli (credenze, religioni, tradizioni, clima, vita economica, dimensioni degli stati…). Ha una concezione relativistica delle forme politiche. [Nei climi caldi i popoli sono oziosi, pigri, sono più inclini alla schiavitù. Chi vive nei climi freddi, preferisce la libertà]
  2. La teoria delle forme di governo. La teoria delle forme di governo è oggetto di studio dai tempi della Grecia antica fino agli inizi del 900. Il primo autore noto che fissa il canone poi riprodotto nella storia è Erodoto. Riporta un dialogo in cui 3 principi persiani discutono su quale sia la migliore forma di governo (da dare alla Persia dopo la morte di Serse). Uno dice che è la democrazia, il secondo dice che è l'aristocrazia, il terzo dice che è la monarchia. Da allora, tutti i pensatori politici sono tornati a riflettere su questa tripartizione. (Platone, Aristotele, Cicerone, Sant'Agostino, Hobbes…)

I classici hanno costruito la loro classificazione sulla base di 3 criteri fondamentali:

  • Numero dei governanti (monarchia il governo di 1 solo, aristocrazia il governo dei pochi, democrazia il governo di tutti, dei molti)
  • Se chi governa lo fa per l'interesse generale o per i propri interessi. Raddoppia le forme di governo. Monarchia è il governo di 1 solo orientato all'interesse generale, la forma degenerata è tirannide; aristocrazia è il governo dei pochi orientato all'interesse generale, la forma degenerata è oligarchia; politia è il governo a favore di tutti, mentre democrazia è il governo dei poveri (molti) a vantaggio di se stessi (contro i ricchi)

Qual è la migliore? Tutti se lo chiedono, per molti la democrazia è la peggiore forma di governo. Per Montesquieu non esiste, esiste quella più adatta a certi contesti, ma non universalmente. Teoria della tripartizione messa in discussione da Polibio che osserva la repubblica romana. La migliore è il governo misto. Una forma di governo che contenga elementi monarchici, aristocratici e democratici. Le (3) forme pure tendono a degenerare. Si passa da una forma di governo puro all'altra che porta instabilità. Si può eliminare l'instabilità con il governo misto.

Teoria del governo misto ripresa in età moderna da Machiavelli. Per Machiavelli non esistono 3 forme di governo, ne esistono soltanto 2: repubblica e principato (il governo di molti e il governo di uno solo). Machiavelli ne "Il principe" esalta il principe, una persona che deve sapere essere volpe e leone, deve saper usare nel governo l'astuzia e la forza. Il principe non deve avere degli inciampi etici e morali. Deve pensare alla salvaguardia e all'espansione dello stato. Tuttavia, Machiavelli ha il suo ideale nella "Discorsi sulla prima decade di Tito Lidio". Perché esalta il principe? Mentre lo scrive e teorizza, lo fa per far riferimento a una situazione straordinaria di crisi, le guerre d'Italia, 1494-1559. In quel periodo si necessitava del principe.

La repubblica ha le stesse caratteristiche di ciò che Polibio chiamava governo misto. Una forma politica in cui i 3 elementi si fondono. Le società sono percorse da un'infinità di conflitti che possono sempre erompere in guerra civile. Questi conflitti rendono le società tumultuarie. Si evita tutto ciò con il governo misto, composto da elementi che possono istituzionalizzare il conflitto. La repubblica romana in questo senso è il meglio che si può desiderare. Il conflitto si sfoga e si stempera nelle istituzioni. Se non ci sono le istituzioni scoppia. Se non ci sono i conflitti la società si pietrifica.

"Repubblica tumultuaria": i conflitti fanno bene alla vita sociale, rafforzano le società, ma non devono diventare guerra civile, vanno tenute a bada. Le società sono plurali, i conflitti sono naturali. Le società sono conflittuali. Il bene comune non esiste.

Montesquieu prende la teoria antica delle 3 forme di governo, la forma machiavelliana e distingue 3 diverse forme:

  • Dispotismo
  • Monarchia
  • Repubblica a sua volta aristocratica (pochi) o democratica (molti)

Qui dispotismo e monarchia vengono considerate 2 forme diverse, non la stessa cosa, distinta sulla base degli interessi.

Montesquieu introduce 2 criteri per la classificazione delle forme di governo, ogni forma di governo ha una specifica natura e uno specifico principio.

  • Natura riguarda la struttura della forma di governo
  • Principio è la specifica passione (sentimento) che tiene in piedi una forma di governo. (Es: paura)

DISPOTISMO è la forma di governo dove c'è 1 sola persona che governa. Il Despota è il sovrano che non è sottoposto ad alcun controllo, governa senza un corpo politico e sociale che limiti il suo potere. Potere concentrato e totalmente arbitrario. Se potere arbitrario, individui sottoposti perdono libertà. Il dispotismo è un regime la cui particolare passione è la paura. Per Montesquieu il dispotismo è adatto ai grandissimi stati/imperi e in particolare ai popoli orientali (Cina, Russia). Secondo Montesquieu i popoli orientali sono più inclini alla servitù, non hanno un forte senso della propria libertà.

MONARCHIA si definisce per contrasto rispetto al dispotismo. È il governo di 1 solo che ha un potere arbitrario e concentrato. Non è al di sopra della legge (legiferata dal parlamento). Sottoposto al controllo di corpi politici (parlamento). Il sovrano si deve confrontare con corpi sociali a loro volta dotati di potere (aristocrazia). Re solo primus inter pares. Nella monarchia c'è la divisione dei poteri. Il sentimento che anima il governo è l'onore. Quel sentimento che porta le persone a stare nei propri ranghi. Proprio dovere sociale. Si adatta agli stati di medie dimensioni (Francia, GB, Spagna). Funziona particolarmente bene nell'Europa Occidentale. [Evidenzia come la Francia stia cadendo nel dispotismo e bisogna risollevarla nella monarchia]

REPUBBLICA è il governo dei più. Il potere è nelle mani di più persone. Queste persone possono essere poche, si avrà una repubblica aristocratica. Possono essere i molti (la maggioranza, il popolo), si avrà una repubblica democratica. La passione tipica delle repubbliche aristocratiche è la moderazione. I governanti (aristocratici) devono governare con moderazione. Coloro che vengono comandati non possono aspirare al potere in quanto il potere è nelle mani di una aristocrazia chiusa.

La passione tipica delle repubbliche democratiche è la virtù. I cittadini devono essere profondamente convinti di rispettarsi l'un l'altro, di sottomettersi alle leggi, sottomettersi al governo legittimamente insediato al potere. La forma di governo repubblicana si adatta agli stati di piccole dimensioni. Funzionale negli stati dove le persone si conoscono a vicenda, nelle piccole comunità. Ciò espone le repubbliche a un pericolo, le repubbliche rischiano di essere sottomesse da stati vicini, di essere deboli nelle relazioni internazionali. È però possibile che le piccole repubbliche si alleano tra loro assumendo nel loro insieme le dimensioni di un grande stato.

Montesquieu ritiene che la Francia debba propendere per la monarchia basata sulla separazione dei poteri, ma teme che possa precipitare nel dispotismo. Attraverso questa riflessione passa a discutere sul tema della separazione dei poteri.

Per Montesquieu chi ha potere tende a volerne sempre di più. Si può impedire questo accrescimento e concentrazione di potere contrapponendo qualcun altro che abbia un altro potere. Alla base della separazione di poteri vi è la contrapposizione di poteri. Bisogna creare un sistema di checks and balances che impediscano la concentrazione. I poteri alla base della contrapposizione sono 3. Se si tengono in equilibrio i poteri si può creare un sistema bilanciato, il sistema inglese.

Il potere esecutivo deve essere affidato al sovrano, il quale è legittimato dinasticamente. Può agire con discrezionalità (ampi margini di autonomia) MA deve agire in base alle leggi. Leggi che limitano il potere sono essenziali.

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Scienze politiche e sociali SPS/02 Storia delle dottrine politiche

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Just Work di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pensiero politico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Tuccari Francesco.
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