I Troubles in Irlanda
La contrapposizione etnico-religiosa tra le comunità cattolico-repubblicana e protestante-unionista in Ulster si radica nell'età moderna a seguito della Plantation agli inizi del 600 e ha attraversato in modo cruento tutte le fasi del processo di indipendenza dell'Eire sino alla prima metà del 900.
Il conflitto civile e la pacificazione
I processi di sedimentazione delle differenziazioni identitarie e della loro contrapposizione hanno subito una forte accelerazione in corrispondenza della stagione contestataria europea, a partire dal 1968, assumendo progressivamente i caratteri propri del conflitto civile. Attraverso la mobilitazione soprattutto degli strati meno abbienti delle due comunità, protestante e cattolica, in operazioni di propaganda settaria e di azione paramilitare, il paese ha drammaticamente attraversato gli anni 70 (a partire dalla Bloody Sunday del 30 gennaio 1972) e 80 (soprattutto con gli Hunger Strikers promossi da Bobby Sands nel carcere di Maze), giungendo solo all'inizio degli anni 90 a una fase di lenta e comunque progressiva pacificazione, oggi non ancora conclusa.
Il nazionalismo irlandese e la partizione dell'isola
Tra il XIX e il XX secolo il nazionalismo irlandese ha vissuto un’inversione di tendenza, da una marca protestante più improntata a un autonomismo unionista, a una marca cattolica dalle posizioni nettamente indipendentiste e repubblicane. Dopo la fine della Prima Guerra Mondiale, segnata in Irlanda dalla “Easter Rising” (rivolta) della settimana di Pasqua del 1916 (terminata con la resa delle forze ribelli e l’esecuzione di molti dei loro leader), gli eletti del partito repubblicano irlandese Sinn Fein alla Camera dei Comuni (73 sui 105 totali spettanti all’isola) si rifiutarono di sedere nel Parlamento britannico, riunendosi in un (illegale) Parlamento irlandese e proclamando unilateralmente lo Stato Libero d’Irlanda (“Irish Free State”).
Dopo due anni di scontri fra l’esercito repubblicano (l’Irish Republican Army) e le forze britanniche, nel 1921 venne siglato da Londra e Dublino il Trattato Anglo-Irlandese con cui si sanciva la partizione (“Partition”) dell’isola, in quanto si consentiva all’Irlanda di staccarsi dal dominio britannico a eccezione delle 6 contee dell’Ulster a prevalenza protestante (dove, nelle elezioni del 1918, avevano trionfato gli unionisti), che rimase parte soggetta al governo diretto di Londra come Irlanda del Nord.
Nel 1922 fu promulgata la Costituzione dello Stato Libero d’Irlanda e, nel 1937, essa fu sostituita (dopo un passaggio referendario) da quella che sarebbe divenuta la Costituzione della Repubblica d’Irlanda, dichiarata finalmente nel 1949. Dopo la stabilizzazione della situazione sull’isola all’inizio degli anni ’20, la Gran Bretagna concentrò la sua attenzione sull’Unione Sovietica e la Germania nazista.
La Seconda Guerra Mondiale e la neutralità irlandese
Con lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, l’Irlanda rimase neutrale, in considerazione della propria debolezza dovuta alla recente guerra civile e non riuscendo in ogni caso a scegliere tra un'alleanza con l'asse (vista negativamente anche per le sue condotte discriminatorie) o con la compagine alleata in cui figurava l'antica sua dominatrice britannica. Il 31 maggio 1941 Dublino fu, per sbaglio, bombardata dagli aerei tedeschi della Luftwaffe diretti a colpire il porto di Belfast, e anche a causa di questo episodio diversi irlandesi decisero di arruolarsi come volontari nell'esercito inglese.
Lo Stato irlandese ha aderito in via autonoma nel 1955 alle Nazioni Unite, e poi alla CEE nel 1973.
Il contesto nordirlandese e la segregazione
Se dopo la fondazione dell’Eire la situazione politica tra Regno Unito e Irlanda era rimasta stabile (seppur con relazioni diplomatiche minime), il contesto nordirlandese restava piuttosto complesso. In effetti, i cattolici, sin dalla Partition, avevano sofferto del loro status di minoranza demografica (rappresentavano, all’epoca, solamente un quarto della popolazione dell’Ulster) e religiosa, in quanto questa ne aveva favorito la subordinazione dal punto di vista educativo, lavorativo, sociale e politico ai protestanti, che sfruttarono la loro condizione maggioritaria nel paese per ottenere il controllo degli apparati amministrativi, coercitivi, del welfare, governativi (attraverso anche espedienti elettorali quali il gerrymandering, ovvero la costruzione di collegi in modo tale da garantire al loro interno la prevalenza protestante).
Nell'Ulster la minoranza cattolica si trovava in posizione, socialmente e materialmente, svantaggiata rispetto ai protestanti. Il problema della coesistenza tra cattolici e protestanti aveva così assunto una connotazione marcatamente sociale. Questo aveva reso i cattolici, di fatto, dei cittadini di seconda classe, ed essi si erano auto-ghettizzati, facendo ampio ricorso a organizzazioni private cattoliche per gestire le proprie vite. D’altra parte, i protestanti, consci della loro posizione di minoranza nell’Isola di Smeraldo considerata nel suo complesso e dell’aggressività della Repubblica a matrice fortemente cattolica, la cui Costituzione prevedeva che un giorno l’intera isola fosse riunita sotto la repubblica di Dublino, avevano non solo messo in piedi un meccanismo di emarginazione economica e legale della minoranza cattolica, ma si erano premurati di educare i propri giovani a sentirsi diversi, non solo religiosamente ma etnicamente, dai cattolici, rinforzando il fenomeno culturale dell’Orangismo (che trovava la sua espressione concreta nell’Ordine di Orange, società segreta a cui appartenevano molti dei quadri politici e religiosi protestanti dell’Ulster).
In generale, esisteva nell’Irlanda del Nord una segregazione culturale e identitaria totale, evidenziata dalla fede religiosa, nel cui contesto i due gruppi erano contrapposti da un odio reciproco. I giovani venivano formati a una mentalità settaria. Tutti questi aspetti erano diventati elementi di forte discriminazione nell’ambito educativo, l’istruzione si consolidò in un sistema scolastico separato (istituti pubblici per i protestanti, privati per i cattolici).
La comunità cattolica si allontana dalle istituzioni pubbliche e crea un'organizzazione privata cattolica, come il College Saint Mary a Belfast. I ragazzi dei quartieri poveri di Belfast si appellavano con delle frasi attraverso le quali si poteva conoscere la propria appartenenza confessionale. La frase più tipica era: Do you know the Hail Mary, se la si conosceva si era cattolici.
Nell’attività ludica, i ragazzi venivano discriminati anche attraverso forme di simbolismo religioso, che non avevano a che fare con un’adesione spirituale. Naturalmente segnavano profondamente la sensibilità dei ragazzi che crescevano in questa città ghettizzata con i muri che dividevano i quartieri, i murales rappresentavano una comunità rispetto all’altra.
I muri della pace e le divisioni sociali
All'interno del territorio sovrano del Regno Unito, nello stato dell'Irlanda del Nord, un muro tra i più vasti mai edificati al mondo, e certamente quello di più lunga gestazione (più di quarant'anni), permane tutt'oggi a dividere le due comunità cristiane contrapposte, quella cattolica e quella protestante. Oltre alla capitale nordirlandese, anche altri centri importanti del paese britannico (Londonderry, Portadown, Lurgan) registrano ancora oggi tra i loro quartieri barriere divisorie con il solo scopo funzionale di delimitare aree etnicamente omogenee.
L'inizio della costruzione dei muri di Belfast, più noti come Peace Lines, coincise con lo scoppio dei Troubles agli inizi degli anni 70. Questi muri venivano eretti dalle autorità britanniche o, in alcuni casi, spontaneamente dalle comunità locali. La divisione delle città fu motivata da una parte dalla necessità di mantenere l'ordine pubblico nei quartieri in cui si registravano continui attentati a civili, ma dall'altra fu anche l'esito di una scelta spontanea di isolamento e auto ghettizzazione.
La definizione di Peace line è ambivalente, quest'espressione si poteva prestare sia a considerazioni riappacificanti che invece a marcare ulteriormente lo spirito di divisione nel paese. Questi muri rappresentavano un fattore di ostacolo al dialogo intercomunitario. L'affermarsi dello spirito di divisione tra le due comunità costituì una vera e propria barriera fisica a ogni possibilità di contatto interpersonale e persino visuale. Le nuove generazioni venivano formate all'odio reciproco sulla base di un principio identitario debole qual è la negazione dell'altro.
Addirittura i giovani arrivarono ad assumere una particolare camminata nei loro percorsi attraverso le zone miste del centro di Belfast, per evidenziare immediatamente la propria appartenenza comunitaria. Queste differenze fra cattolici e protestanti in Irlanda del Nord sono tutt'oggi visibili. I cattolici ondeggiano, mentre i protestanti camminano dritti. Oppure si pensi all'impatto visivo dei colori, i quartieri protestanti sono tappezzati di bandiere Union Jack, i marciapiedi sono dipinti. I muri della Pace divennero inoltre delle vere e proprie barriere sociali che impedivano la coesistenza pacifica in aree condivise di persone appartenenti a tradizioni religiose diverse; un fenomeno che assunse progressivamente un'ampia evidenza sociale anche a causa delle difficoltà che le giovani coppie miste di cattolici e protestanti incontravano nel trovare luoghi e abitazioni dove poter fondare le proprie famiglie.
Le Chiese si impegnarono a favorire, presso le rispettive comunità, un atteggiamento di tolleranza reciproca, seppur la Church of Ireland denunciasse il mantenimento, da parte delle gerarchie cattoliche, di una linea a suo giudizio “normativa” sulla questione che costituiva una “violazione dei diritti umani”. In effetti, la Chiesa prescriveva che i cattolici, all’interno di un matrimonio misto, avrebbero dovuto adoperarsi per impartire ai figli un’educazione cattolica, mentre gli anglicani chiedevano che la decisione fosse lasciata privatamente ai due coniugi, anche perché, relativamente all’Irlanda del Nord, in ballo c’erano gli equilibri demografici fra il campo cattolico e quello protestante.
L'aumento delle tensioni e le azioni pacifiche
Negli anni ’60, le tensioni aumentarono vertiginosamente sulla scorta del declino economico della nazione nordirlandese e del progressivo aumento dell’importanza demografica dei cattolici, i quali aumentavano di numero a un tasso superiore rispetto ai protestanti (tanto che, attualmente, i due gruppi sono praticamente alla pari) e – sulla scorta dei movimenti di contestazione giovanile che si stavano diffondendo sul continente europeo e sul movimento americano per i diritti civili dei neri – iniziavano a reclamare la parità effettiva dei diritti e delle opportunità in tutti gli ambiti della vita pubblica e privata, mirando a una giustizia sociale che agisse in maniera universale per tutte le comunità.
L’impossibilità di candidarsi in liste politiche condusse molti giovani a scegliere la lotta armata per difendere le proprie convinzioni. In un primo momento, essi adottarono le modalità pacifiche di protesta (scioperi e cortei), unendosi sotto l’egida della Northern Ireland Civil Rights Association (NICRA), un’organizzazione nata in modo autonomo dalla Chiesa cattolica (e che, infatti, aveva una porzione minoritaria di associati protestanti appartenenti agli strati poveri della popolazione).
Tuttavia, le rivendicazioni in termini di parità di trattamento tra protestanti e cattolici negli ambiti del welfare, della pubblica istruzione e del lavoro, così come le etichettature delle autorità politiche nordirlandesi (quasi esclusivamente protestanti), le fecero assumere ben presto una coloritura identitaria cattolica che la resero, agli occhi dei protestanti dell’Ulster, una fonte di disagio e di preoccupazione, tanto che la Royal Ulster Constabulary (la polizia dell’Irlanda del Nord, prevalentemente formata da protestanti) cominciò a reprimere le manifestazioni con metodi sempre più brutali (con le versioni fra manifestanti e polizia riguardo la giustificazione delle misure repressive che discordavano costantemente).
Attentati e l'innalzamento delle Peace Lines
Visto che la NICRA aveva fallito nell’ottenere un cambiamento secondo modalità pacifiche e, anzi, essa aveva solo incrementato le tensioni fra le due comunità, tra il 1969 e il 1972 incominciarono ad avvenire vari attentati che colpivano l’una e l’altra comunità (specialmente durante le parate celebrative). Queste, in risposta, iniziarono a organizzarsi in modo difensivo, tanto che la comunità cattolica di East Belfast e, in seguito, altre comunità nei vari centri urbani dell’Ulster iniziarono a ergere dei muri, noti come “Peace Lines”, che separavano i quartieri cattolici da quelli protestanti. La definizione di Peace line è ambivalente, quest'espressione si poteva prestare sia a considerazioni riappacificanti che invece a marcare ulteriormente lo spirito di divisione nel paese. Questi muri rappresentavano un fattore di ostacolo al dialogo intercomunitario.
All'interno del territorio sovrano del Regno Unito, nello stato dell'Irlanda del Nord, un muro tra i più vasti mai edificati al mondo, e certamente quello di più lunga gestazione (più di quarant'anni), permane tutt'oggi a dividere le due comunità cristiane contrapposte, quella cattolica e quella protestante. Oltre alla capitale nordirlandese, anche altri centri importanti del paese britannico (Londonderry, Portadown, Lurgan) registrano ancora oggi tra i loro quartieri barriere divisorie con il solo scopo funzionale di delimitare aree etnicamente omogenee.
Questi muri venivano eretti dalle autorità britanniche o, in alcuni casi, spontaneamente dalle comunità locali. La divisione delle città fu motivata da una parte dalla necessità di mantenere l'ordine pubblico nei quartieri in cui si registravano continui attentati a civili, ma dall'altra fu anche l'esito di una scelta spontanea di isolamento e auto ghettizzazione. L'affermarsi dello spirito di divisione tra le due comunità costituì una vera e propria barriera fisica a ogni possibilità di contatto interpersonale e persino visuale.
Le nuove generazioni venivano formate all'odio reciproco sulla base di un principio identitario debole qual è la negazione dell'altro. Venivano formati a una mentalità settaria. Addirittura i giovani arrivarono ad assumere una particolare camminata nei loro percorsi attraverso le zone miste del centro di Belfast, per evidenziare immediatamente la propria appartenenza comunitaria. Queste differenze fra cattolici e protestanti in Irlanda del Nord sono tutt'oggi visibili. I cattolici ondeggiano, mentre i protestanti camminano dritti. Oppure si pensi all'impatto visivo dei colori, i quartieri protestanti sono tappezzati di bandiere Union Jack, i marciapiedi sono dipinti.
I muri della Pace divennero inoltre delle vere e proprie barriere sociali che impedivano la coesistenza pacifica in aree condivise di persone appartenenti a tradizioni religiose diverse; un fenomeno che assunse progressivamente un'ampia evidenza sociale anche a causa delle difficoltà che le giovani coppie miste di cattolici e protestanti incontravano nel trovare luoghi e abitazioni dove poter fondare le proprie famiglie. Le Chiese si impegnarono a favorire, presso le rispettive comunità, un atteggiamento di tolleranza reciproca, seppur la Church of Ireland denunciasse il mantenimento, da parte delle gerarchie cattoliche, di una linea a suo giudizio “normativa” sulla questione che costituiva una “violazione dei diritti umani”.
In effetti, la Chiesa prescriveva che i cattolici, all’interno di un matrimonio misto, avrebbero dovuto adoperarsi per impartire ai figli un’educazione cattolica, mentre gli anglicani chiedevano che la decisione fosse lasciata privatamente ai due coniugi, anche perché, relativamente all’Irlanda del Nord, in ballo c’erano gli equilibri demografici fra il campo cattolico e quello protestante.
Le tensioni e l'intervento britannico
Di fronte al montare delle tensioni, Londra, memore degli eventi immediatamente successivi alla Prima Guerra Mondiale che avevano portato all’indipendenza e alla partizione dell’Irlanda e timorosa nei confronti delle richieste di riunificazione, inviò, a partire dal 1970, reparti dell’esercito britannico...
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