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Storia greca 24 febbraio 2014

La questione della riconciliazione nazionale nel 411

Trasibulo fu il promotore dell’amnistia del 403, legata alla sua idea di città democratica. Tutta la sua attività politica è in rispetto ai culti religiosi. È stata fatta l’ipotesi che Trasibulo fosse legato alla religiosità eleusina (religioni alternative che rispondono alle esigenze più profonde dell’uomo rispetto alla religiosità olimpica). Non si può però dimostrare in modo rigoroso questa attenzione di Trasibulo alla religiosità.

Già Solone aveva promulgato un’amnistia. Il primo esempio di amnistia si trova nella legge di Solone che restituisce i diritti civili a coloro che li avevano perduti, a meno che ne fossero stati privati per assassinio o per tirannia. L'obiettivo dell’amnistia era reintrodurre nel corpo civico persone che erano state escluse, allontanate, nel momento in cui c’è bisogno di recuperare un livello demografico.

Amnistia del 403

L'amnistia del 403 fu l'atto che pose fine a una guerra civile terribile. Alla fine della guerra civile contro i Trenta Tiranni, il democratico Trasibulo promosse la riconciliazione nazionale chiedendo al popolo di «dimenticare il male subito» (questo il senso della formula me mnesikakein) e di rinunciare, di conseguenza, alla vendetta. L'amnistia copriva tutti i reati politici commessi sotto il governo dei Trenta ed escludeva solo i Trenta stessi e i loro più diretti collaboratori; anzi, anch'essi, se si fossero sottoposti a rendiconto, avrebbero potuto rientrarvi.

Si trattava di una proposta non facile da accettare: gli Ateniesi erano stati duramente provati dalla tirannide dei Trenta, che li aveva colpiti nei diritti personali, nei beni e negli affetti, e la richiesta di perdonare i nemici, in nome di un superiore ideale di concordia civica, era impegnativa. D'altro canto, essa era necessaria, perché permettere l'esercizio della vendetta avrebbe scatenato una spirale di violenze e di contese giudiziarie difficilmente arginabile.

Trasibulo si era sempre impegnato a difendere il tradizionale modello politico democratico ateniese, messo in crisi dai colpi di Stato del 411 e del 404. Ma alla base dell'amnistia da lui proposta, che impone il superamento della tradizionale etica della vendetta in nome di un approccio nuovo al problema della ricomposizione dei contrasti civili, non vi sono solo ideali politici. La sua originalità sembra da collegare con le conseguenze etiche della spiritualità tipica della religione eleusina, i cui caratteri innovativi rispetto alla religione olimpica (che vedeva la giustizia divina soprattutto in senso punitivo e, di conseguenza, propugnava il dovere sacrale prima ancora che politico della vendetta) privilegiavano il perdono e il recupero della concordia e della solidarietà umana rispetto a ogni fattore di divisione, in nome dell'uguaglianza della natura umana e della comune necessità di redenzione e di salvezza.

Non tutti i settori dell'opinione pubblica ateniese reagirono con favore, perché la tirannide dei Trenta aveva visto un drammatico susseguirsi di confische, espulsioni, condanne a morte, eliminazioni sommarie. L'amnistia fu, infatti, un successo: fonti di orientamento non democratico, come Senofonte e Aristotele, riconoscono che il popolo restò fedele al giuramento fatto e che la concordia civica venne rapidamente ristabilita. Un successo che si deve, forse, anche ai suoi contenuti religiosi, che consentirono di guardare al di là delle logiche della giustizia umana.

La formula del giuramento è conservata da Senofonte (Elleniche II, 4, 43) e da Aristotele (Atenaion Politeia, 39, 6). Diodoro, che dipende da Eforo, attribuisce al solo Pausania, invidioso di Lisandro, la responsabilità della riconciliazione, che riferisce sotto una data sbagliata (Diodoro, XIV, 33, 6 sotto il 401/400).

Trasibulo e la riconciliazione

È Senofonte che attribuisce in primo luogo a Trasibulo il merito della riconciliazione e lo spirito di reciproco perdono che la anima. Fin dallo scontro tra quelli di File e quelli del Pireo presso Munichia, Trasibulo ricorda ai suoi il favore divino che accompagna la loro impresa e un manteis preannuncia la propria morte e la vittoria.

Dopo il ritiro a Eleusi dei 30, mentre i 10 aspettavano l’aiuto di Lisandro, il fiacco intervento di Pausania convinse i democratici a trattare, riconciliandosi con quelli della città e diventando gli uni e gli altri amici di Sparta: la pace fu fatta a condizione che ciascuno potesse tornare a casa propria, salvo i 30, gli 11 e i 10 del Pireo; se qualcuno di quelli della città aveva paura, poteva andarsene a Eleusi.

A questo punto, Pausania congedò l’esercito e quelli del Pireo (cioè Trasibulo e i suoi) tornarono in armi in città e sacrificarono ad Atena. Trasibulo ricordò in un solenne discorso a quelli della città le loro colpe e l’ingiustizia che avevano commesso contro i democratici e, ai democratici, l’impegno a rimanere fedeli ai giuramenti fatti e a mostrarsi pii.

Il colpo di stato del 411

Atene nel 411 aveva subito un colpo di Stato e quindi si era trovata a chiudere i conti. Si era posto il problema del perdono delle colpe. Anche nel 411 Trasibulo era la figura centrale.

Una delle cause scatenanti del colpo di stato che portò all'instaurazione della Boulé dei Quattrocento fu il tentativo di reazione oligarchica alla rivoluzione democratica che c'era stata a Samo nell'estate del 412 a.C. Gli oligarchi avevano infatti fatto assassinare il loro avversario Iperbolo, ma i nuovi strateghi che erano stati eletti quell'anno, Trasibulo e Trasillo, appoggiati dagli equipaggi della flotta di stanza nell'isola, quasi tutti appartenenti alla fazione democratica, avevano immediatamente soffocato la reazione degli oligarchi, che quindi, guidati da Antifonte, Frinico e Pisandro, iniziarono a organizzarsi per un piano più strutturato per impadronirsi del potere sia in città che nell'isola.

Infine, Alcibiade, che si trovava in esilio presso il satrapo achemenide Tissaferne per le accuse che gli erano state mosse per lo scandalo delle erme, tramava per tornare ad Atene e, secondo il racconto di Tucidide, convinse alcuni triearchi della flotta ateniese di stanza a Samo ed alcuni politici, tra i quali lo stesso Pisandro e Teramene, a convincere l'assemblea dei cittadini a rinunciare al governo democratico, con la promessa che sarebbe riuscito persuadere Tissaferne a garantirgli l'appoggio nella guerra contro Sparta se Atene avesse rinunciato al regime democratico.

Nonostante Alcibiade non fosse riuscito a convincere il satrapo a garantirgli il suo appoggio, Pisandro e i suoi compagni, tra i quali Teramene, si recarono a Samo, dove si assicurarono l'appoggio della flotta e favorirono la formazione di un governo oligarchico sull'isola.

Atene e la rivoluzione democratica a Samo

Atene aveva appoggiato nell’isola di Samo una rivoluzione democratica. La guerra (terza fase della guerra del Peloponneso) si sposta nell’Egeo. Atene ha bisogno di una base per la sua flotta nell’Egeo perciò sceglie Samo, ma deve assicurarsi che abbia un governo democratico, perciò concede a Samo l’autonomia che dal 439 non aveva più e inizia la rivoluzione democratica. Atene ha bisogno dell’assoluta fedeltà di Samo.

Nel 439, la guerra di Samo (440-439 a.C.) è stata un conflitto militare tra Atene e Samo. La guerra fu iniziata da un intervento di Atene in una controversia tra Samo e Mileto; quando i Samiani rifiutarono di interrompere i loro attacchi contro Mileto, gli Ateniesi rovesciarono facilmente il governo oligarchico di Samo e installarono un presidio in città, ma gli oligarchi presto ritornarono, con il supporto dei Persiani. Fu inviata una flotta ateniese più grande a reprimere questi moti; la flotta inizialmente sconfisse i Samiani e bloccò la città, ma Pericle, che la comandava, fu poi costretto a togliere gran parte della flotta dopo aver appreso che la flotta persiana si stava avvicinando da sud. Anche se i Persiani tornarono indietro prima che le due flotte si scontrassero, l'assenza di gran parte della flotta ateniese permise agli abitanti di Samo di scacciare il restante presidio e, per due settimane, di controllare il mare intorno alla loro isola; al ritorno di Pericle, tuttavia, gli Ateniesi la assediarono nuovamente e Samo fu circondata; la città si arrese nove mesi dopo. Secondo i termini della resa, i Samiani demolirono le loro mura, rilasciarono gli ostaggi, rinunciarono alla loro flotta e accettarono di pagare una indennità di guerra ad Atene per i successivi 26 anni.

Atene concede l’isopoliteia: scambio di cittadinanza potenziale che si può esercitare attraverso il trasferimento anche temporaneo. La flotta che Atene manda a Samo è di 100 navi, 20.000 uomini quasi tutti teti. Pisandro è quello che si dà più da fare e si preoccupa di creare a Samo i presupposti. Nella primavera del 411 cerca di provocare una rivoluzione antidemocratica. Cerca di avere a Samo una situazione identica a quella di Atene.

Tucidide VIII, 73-77

[73] - Il verbo eneuterizeto: fare la rivoluzione. È il verbo che indica i cambiamenti rivoluzionari. Allusione all’estate 412. Siamo nella primavera del 411 quando Pisistrato cerca di provocare una rivoluzione antidemocratica a Samo.

Iperbolo: demagogo, politico ateniese, disonesto, che porta vergogna alla patria. È definito da Tucidide "un furfante e una vergogna per la città", mentre Plutarco riporta che nessuno lo teneva in stima e in considerazione ma il popolo se ne serviva solo nelle occasioni in cui voleva calunniare qualche altro politico. Ci si chiede se la sua presenza a Samo non fosse legata alla rivoluzione del 412. Secondo Plutarco, con lui, fu l'ultima volta che ad Atene fu applicata la procedura dell’ostracismo, visto che si era dimostrato che era stata svuotata di ogni significato. Fino a quel momento, infatti, l'ostracismo era stato applicato solo ad illustri statisti come Aristide, Temistocle e Cimone e mai a personaggi oscuri come Iperbolo, che infatti si vantava che era stato applicato un tale provvedimento contro di lui.

Omicidio di Iperbolo: prova di buona fede come nell’ambito delle eterie. Comincia con quello che sta accadendo ai 2 leader: 2 strateghi democratici convinti. Sono capi democratici di cui si sapeva che erano ostili ai congiurati. La presenza di questi 2 strateghi è una chiave di lettura.

Ad Atene attecchisce il colpo di stato perché mancano i capi democratici e il popolo è smarrito, senza punti di riferimento.

Me Mnesikakein: formula dell’amnistia del 403. “Non mi ricordo del male che ho subito, dimentico, quindi perdono.” “Ricordare le ingiurie passate”, è verbo denominativo, deriva da mnesikakos, composto molto antico “memore del male”, “vendicativo”. Emerge l’uso di questa formula. I democratici riconoscevano che vi era stata una stasis, una guerra civile e che s’imponeva adesso un momento di non-memoria, e di conseguente amnistia per riconciliare la città. È possibile che ci sia Trasibulo dietro questa scelta. Studi recenti su Trasibulo – l’artefice della liberazione democratica di Atene dalla tirannide dei Trenta – e sull’ispirazione della sua prassi politica, hanno messo in luce caratteri originali ed innovativi del suo agire politico. L’accento cade in particolare sulla sua valorizzazione del perdono reciproco come strumento di ricomposizione sociale e politica della comunità civica, dopo le gravi fratture determinate dalla crisi costituzionale e dalla guerra civile.

[74] Ad Atene la democrazia è caduta. Tucidide non ha nessuna simpatia per i congiurati del 411. Ritiene che Cherea sia un bugiardo. Cherea voleva aizzare la rabbia contro i quattrocento. Tucidide dice che i quattrocento governarono con la forza senza esagerare. Li distingue dai trenta tiranni per il comportamento. Nel 411 la transizione alla democrazia è meno drammatica del 403.

[75] Tucidide dà a Trasibulo e a Trasillo il merito di aver impedito la controrivoluzione oligarchica a Samo. Viene ripresentata la funzione moderatrice di Trasibulo e Trasillo. Si sottolinea la solennità dei giuramenti che impegnano ad essere democratici e a vivere concordi, a recuperare la concordia civica e a continuare la guerra (o da vincere o da chiudere).

[76] La situazione che c’era a Samo determina una frattura nella polis ateniese. I quattrocento governarono direttamente (oligarchia molto ristretta). A Samo la flotta non accetta questo cambiamento e si riunisce in assemblea e costituisce un governo democratico in esilio. È una situazione di difficoltà in tempo di guerra. I quattrocento capiscono che la guerra o bisogna chiuderla o vincerla.

Storia greca 25 febbraio 2014

[76] Assemblea del popolo in armi. È un’assemblea che assume delle responsabilità di carattere politico. È un’assemblea democratica che aveva il diritto di eleggere gli strateghi. Il punto di vista da cui si giudica la situazione è quello della flotta di Samo. I soldati di Samo stanno cercando di legittimare la loro situazione.

Viene invocato il criterio di maggioranza: è uno dei criteri di legittimazione del governo. Solo i più governano meglio. La competenza di un governo si acquisisce attraverso il criterio di maggioranza.

Tema delle risorse per vincere la guerra: riferimento alla guerra di Samo 439-441: la ribellione di Samo.

La guerra di Samo (440-439 a.C.) è stata un conflitto militare tra Atene e Samo. La guerra fu iniziata da un intervento di Atene in una controversia tra Samo e Mileto; quando i Samiani rifiutarono di interrompere i loro attacchi contro Mileto, gli Ateniesi rovesciarono facilmente il governo oligarchico di Samo e installarono un presidio in città, ma gli oligarchi presto ritornarono, con il supporto dei Persiani. Fu inviata una flotta ateniese più grande a reprimere questi moti; la flotta inizialmente sconfisse i Samiani e bloccò la città, ma Pericle, che la comandava, fu poi costretto a togliere gran parte della flotta dopo aver appreso che la flotta persiana si stava avvicinando da sud. Anche se i Persiani tornarono indietro prima che le due flotte si scontrassero, l'assenza di gran parte della flotta ateniese permise agli abitanti di Samo di scacciare il restante presidio e, per due settimane, di controllare il mare intorno alla loro isola; al ritorno di Pericle, tuttavia, gli Ateniesi la assediarono nuovamente e Samo fu circondata; la città si arrese nove mesi dopo. Secondo i termini della resa, i Samiani demolirono le loro mura, rilasciarono gli ostaggi, rinunciarono alla loro flotta e accettarono di pagare una indennità di guerra ad Atene per i successivi 26 anni. Durante il corso della guerra, i Samiani avevano apparentemente fatto appello a Sparta perché li aiutasse; gli Spartani erano inizialmente propensi ad accogliere tale richiesta, ma vari fattori, tra cui la riluttanza di Corinto, glielo impedì. Nel 433 a.C., quando Corcira chiese aiuto ad Atene contro Corinto, i Corinzi ricordarono agli Ateniesi la buona volontà che avevano dimostrato in quel momento. Avevano chiesto anche aiuto alla lega del Peloponneso ma avevano rifiutato. Tucidide dice che i Sami dopo essersi ribellati furono i dominatori del mare per 20 giorni.

L’elemento fondamentale è la richiesta di restituire la politeia originaria: si chiede che la costituzione sia quella originaria.

Bouleuma chreston: dalla città non può venire nessuna valutazione buona in questo momento. Si nega al governo dei quattrocento di poter esprimere una buona decisione per il bene comune.

Patrioi nomoi/ patrios politeia. Sozei: salvare. Chi ha violato le leggi patrie? I quattrocento.

Nel colpo di stato del 411 il tema della patrios politeia emerge: il tema della costituzione ancestrale. Per Samo la patrios politeia è la democrazia.

Tema della salvezza: dobbiamo cambiare la costituzione perché dobbiamo salvarci dalla guerra. Questo discorso mostra anche la capacità di riappropriarsi di temi di propaganda e rileggerli in chiave democratica da parte di Samo: caratteristica che deriva da Trasibulo. Trasibulo ha preso dei concetti e li ha recuperati al patrimonio ideologico.

[77] La flotta di Samo si rifiutò sempre di trattare con i quattrocento. Trasibulo fa giurare di essere democratici e di vivere concordi (me mnesikakein/ homonoia). Terminologia rara, la si trova raramente. La situazione del 411 non è sovrapponibile a quella del 403. Nel 403 il governo era stato durissimo. Nel 411 la situazione sembra essere stata meno tesa, quindi meno bisognosa di interventi radicali. Non si sentì il bisogno di un’amnistia vera e propria. All’indomani della caduta dei quattrocento, la situazione si presenta meno drammatica che nel 403, perché il colpo di stato del 411 aveva provocato fratture assai meno gravi nel corpo civico ateniese, a causa dell’incidenza molto minore di omicidi e di casi in cui fossero stati diversamente lesi i diritti personali dei cittadini.

Nel 411 le condanne all’esilio, omicidi, confische furono meno diffuse, perciò si pensò a dei deterrenti. Non sappiamo in che modo avvenne la transizione alla democrazia: sappiamo che ci fu il governo dei cinquemila con Teramene e poi si torna al sistema istituzionale precedente. Non sappiamo se ci fu un voto in assemblea, né sappiamo come ci si comportò nei confronti dei quattrocento. All’inizio del 411 termina il racconto di Tucidide e subentra quello di Senofonte che è più interessato alle guerre. Non sappiamo come ci si comportò con i quattrocento.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ANT/02 Storia greca

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