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desiderio di rivincita sulla Gb, per la questione egiziana, portò la Fr ad un espansione ulteriore in Africa

Occidentale e lo sviluppo di una comunità di assimilati. Dal Senegal all’alto Niger. La Germania profittò

della disputa fra le due per stipulare trattati di protettorato in Togo e Camerun, Tanganika e nel sud ovest con

l’attuale Namibia.

La Gb sarebbe emersa dallo Scramble come la superpotenza africana, il suo disegno imperiale

prevedeva un asse ininterrotto dal Cairo al Capo attraverso la valle del Nilo i Grandi Laghi e le terre australi.

Considerando tutti i suoi possedimenti l’impero inglese riuscì a coprire un terzo della superficie del globo. 1

5 - La diplomazia del colonialismo: il Congresso di Berlino.

Fra le spinte provenienti dall’Europa e l’instabilità africana fra evoluzione e cedimento si pone il Congresso

o Conferenza internazionale sull’Africa a Berlino nel 1884-1885. Il congresso si limitò a stabilire quali

dovessero essere le modalità per procedere in futuro all’occupazione e si dedicò principalmente a

sancire il principio del libero commercio nei bacini dei fiumi Congo e Niger, ma fu percepito come una

vera e propria spartizione dell’Africa.

L’altro Congresso di Berlino svoltosi nel 1878 riguardava gli esiti della guerra fra Russia e Turchia,

assecondò implicitamente l’espansione coloniale con degli atti come quello di Cipro alla Gb e il

riconoscimento della rivendicazione Fr sulla Tunisia.

Al congresso sull’Africa, i capi politici dei territori africani non furono neanche presi in

considerazione, fra i suoi obbiettivi principali erano un accesso libero per tutti al commercio stabilendo nel

contempo delle sfere d’influenza esclusive, il libero scambio richiedeva una forma di spartizione del

territorio per garantire la necessaria sicurezza.

Si aprì il 15 Novembre1884 e si chiuse il 26 Febbraio 1885 e vi presero parte, Gb, Fr, Germania,

Portogallo,Spagna e Italia, Belgio, Paesi Bassi, Austria-Ungheria, Danimarca, Svezia, Russia, Turchia,

Usa, fu un evento europeo in cui si discusse di Africa in assenza di ogni tipo di rappresentanza, perché

gli stati del continente non avevano alcuna voce nel “concerto delle nazioni” .

Se nelle sezioni multilaterali prevalse il dialogo sul libero commercio nei negoziati bilaterali si ebbero

compromessi anche in termini di assegnazione e occupazione.

Questione centrale era quella del Congo , che venne proclamato stato libero con Leopoldo come

sovrano. Dei 38 artt che compongono l’atto finale del Congresso il 34° e il 35° riguardano la spartizione

dell’Africa relativa alla penetrazione coloniale. Subito dopo il congresso infatti iniziarono trattati e accordi

fra le potenze europee e i capi locali e ci fu una vera e propria corsa all’Africa. Dove la spartizione era

ritenuta una condizione del libero scambio o il libero mercato apparteneva alla retorica e la spartizione alla

realtà. Tutte le forme di presenza europea, reale, larvale o solo pretesa, sulla base di vaghi fondamenti storici

avrebbero di lì a poco costituito le basi di una spartizione globale ed effettiva che segnò l’apogeo

dell’imperialismo nella sua fase coloniale.

6 - La conquista fra resistenza e collaborazione:

La conquista comportava il controllo fisico del territorio dalla costa verso l'interno. Non sempre

l’occupazione fu indolore, limitandosi a riportare sul terreno i contenuti stipulati con le autorità africane o

gli accordi fra le stesse potenze coloniali in esecuzione delle regole poste a Berlino.

1

È la fase definita di “ pacificazione ” , ovunque possibile gli africani difesero l’indipendenza e l’autorità

costituita resistenza primaria cioè la lotta delle entità statali precoloniali nelle primissime fasi

dell’impianto del colonialismo.

Per altri versi questo passaggio, mettendo alla prova la sua capacità di confrontarsi con il cambiamento si

profila spesso come ipotesi alternativa di politica, “modernizzazione”, ordinamento di governo. I tentativi di

alzare il livello del sistema politico, riformare gli eserciti e gli istituti del potere per far fronte all’offensiva

coloniale e alla penetrazione europea non ebbero successo. Guerre coloniali furono combattute da GB e FR. 1

Caso unico dello Scramble furono le truppe italiane con il generale Oreste Baratieri battute dalle

armate di Menelik, imperatore di Etiopia nei pressi di Adua il 1°Marzo 1896. La resistenza dell’Etiopia

assunse già in epoca coloniale una valenza nazionale esprimendosi attraverso strumenti moderni, un’ottima

classe dirigente un efficace burocrazia e armi provenienti dai mercati europei. La disfatta dell’esercito

italiano fu un evento sensazionale ma non bloccò la conquista nel Corno d’Africa. Con il successivo

trattato di pace venne riconosciuta formalmente l’Eritrea come colonia africana

***L’Etiopia: il primo stato dell’Africa contemporanea

Lo stato più antico dell’Africa contemporanea è stato a lungo considerato dagli europei qualcosa di

eccezionale, sia per la leggenda che fa risalire le sue origini al figlio della regina di Saba e del re Salomone,

sia per la religione cristiana che ne faceva, ai loro occhi un “bastione civilizzato” in mezzo a popolazioni

“pagane”. La battaglia di Abba Garima presso Adua 1896, in cui Menelik II sconfisse gli italiani che

volevano conquistare il suo territorio, contribuì ad accrescere il prestigio di questo impero, oltre che a

consacrarne l’indipendenza. L’imperatore intraprese una politica espansionistica, partecipando insieme agli

altri colonizzatori europei, alla suddivisione dell’Africa. Stato Sovrano, l’Etiopia entrò nella SDN nel 1923.

Di fronte alla nuova aggressione dell’Italia, nel 1935 gli altri membri dell’organizzazione internazionale

reagirono soltanto con delle proteste di principio, nonostante che Selassié, incoronato imperatore nel 1930,

fosse andato a Ginevra per perorare la causa del proprio paese: l’Etiopia ha subito un occupazione coloniale

dal 1936 al 1941. Durante la 2GM Selassié organizzò una resistenza alla testa della “Gideon Force”

composta da rifugiati etiopi in Sudan, si diresse verso la capitale, appena liberata dai britannici, dove entrò

nel maggio 1941. Gli accordi del Gennaio 1942 e del Dicembre 1944 gli restituirono il governo del paese.

Sostenuto dal presidente Roosvelt, aderì alla Carta di S. Francisco e firmò nel 1953 un trattato di difesa

reciproca con gli USA. Dopo aver ingrandito il suo territorio con l’Eritrea, proclamò una nuova estensione

della Costituzione nel 1955. Promotore del vertice di Addis Abeba, nel 1963, Selassié raggiunse l’apogeo del

suo prestigio in Africa, nonostante i dissidi con la Somalia e l’inizio della rivolta in Eritrea 1961. In seguito,

però, il rafforzamento del potere personale, con gli abusi che ne sono derivati, hanno condotto alla caduta

dell’impero, con la rivoluzione del 1974. Il suo successore il colonnello Menghistu, instaurerà un regime

dittatoriale.***

Le ribellioni provocate dalla durezza delle repressioni e dalla libertà e sovranità perdute furono molte le

più importanti che permisero la costruzione dell’idealtipo di “ resistenza primaria

” da parte dello storico

inglese Ranger avvennero in Rhodesia del sud nel 1896/1897 (rivolte di Shona e Ndebele. Ci fu la grande

rivolta Maji Maji nella zona tedesca del Tanganika che prese l’aspetto di una ribellione rurale e la rivolta

degli Herero nel sud ovest. Ci furono anche ribellioni di tipo religioso e anche cristiano come la rivolta nel

Nyasaland sotto il dominio inglese nel 1915.

Antitetica alla posizione dei ribelli e alla “resistenza primaria” fu la prospettiva in cui agirono i

“ collaboratori ” . fonti francesi parlano di évolués e cioè di un tipo di evoluzione e di progresso che si era

avuta dal colonialismo per questo alcune persone erano in grado di sopportarne l’intrusione e il dominio

europeo. Uno scrittore senegalese sintetizzò con una metafora l’aspettativa di libertà e di progresso di cui

1

l’Europa si faceva portatrice: “ Se gli europei sanno uccidere con efficacia, essi sanno anche guarire con la

stessa arte”.

In alcuni casi si è avuta anche la situazione in cui le stesse élite o le stesse persone hanno praticato

simultaneamente o in successione resistenza e collaborazione. La collaborazione può essere infatti una forma

estrema della resistenza in difesa di una certa integrità. Una volta impiantata l’amministrazione coloniale, le

potenze europee continuarono ad aver bisogno di collaboratori anche a livello di gestione degli affari statali:

funzionari, interpreti, soldati. 1

7 - Il colonialismo in atto:

 Accordo Franco-Inglese 1890 per l’Africa Occidentale.

 Accordo Anglo- Tedesco 1890 per l’Africa orientale.

 Accordo anglo-Portoghese del 1891.

Furono dei punti fermi sulle linee generali della spartizione con la delimitazione imperiali e scambi di

territori.

La Gb che aveva annesso il Kenya nel 1866 ottenne nel 1890 l’Uganda importante per la sicurezza in

Egitto e per i propri interessi economici perché sede di una delle sorgenti del Nilo.

Dal 1891 fino alla 1° guerra mondiale ci fu un’attività di occupazione sistemica, con il raggruppamento

dei territori e il riordino amministrativo.

Il 1898 fu l’anno risolutivo per la competizione franco britannica in Africa. Crisi di Faschoda (Sudan),

sull’orlo di uno scontro. La linea di penetrazione francese da ovest a est (Marchand ) si scontrò con il

disegno inglese nord sud (Kitchener). Per la sproporzione delle forze convinse il governo di Parigi a

ripiegare verso Obock e Gibuti, ma la tensione era alta non solo per l’Egitto e il Sudan ma anche per la

regione del Niger dove Gb ne controllava una parte dal 1886 e la Fr un’altra dal 1888, la Faschoda del Niger

si consumò a Bussa dove il contingente francese riconobbe la validità dei trattati firmati dagli agenti della

Royal Niger Company. La Francia ottenne un collegamento con il bacino del Niger costituendo una

continuità con le sue colonie occidentali, abbandonando però la regione del delta del Nilo.

L’impero francese comprendeva: Senegal, Niger, Ciad, fino alla regione del Congo, ed era diviso nei

due raggruppamenti dell’Africa Occidentale AOF con capitale Dakar e Africa equatoriale francese

AEF con capitale Brazzaville. Fu esclusa dalla zona orientale che venne gestita da Gb, Germania e Italia,

mantenne però le sue isole al largo del continente.

La Gb consolidò i suoi possedimenti nella Costa d’Oro e in Nigeria, nell’Africa australe ampliò i suoi

territori con Rhodes alla testa della British south african company, impedendo al Portogallo di congiungere

le sue colonie maggiori, Mozambico e Angola, e alla Germania di unire l’Africa del sud ovest con il

Tanganika passando attraverso le repubbliche boere, potenziali alleati di Berlino. L’asse dal Capo al Cairo

ideato dallo stesso Rhodes, fu completato a tutti gli effetti dopo la 1°GM, quando la colonia tedesca del

Tanganika viene assegnata in mandato alla GB.

Il colonialismo era diventato una componente della “ grande politica ”, alcuni stati concorsero per

prestigio o per emulazione.

Italia Eritrea, Somalia e Etiopia successivamente. 1

Belgio nel 1908 fece sua l’amministrazione del Congo in possesso al re Leopoldo.

Spagna Marocco e Sud del Sahara

Restarono fuori Danesi Olandesi e Scandinavi che avevano partecipato attivamente alle prime fasi della

penetrazione europea. Restò formalmente fuori dalla conquista coloniale anche la Liberia, fondata da ex

schiavi neri riportati in Africa dall’America e costituitasi in Repubblica indipendente dal 1847. 1

Sotto l’imperialismo inglese e in particolare quello feroce della guerra anglo boera nel sud-africa, venne

promosso un progetto che esaltava la missione dell’uomo bianco, tutti i boeri anche quelli bianchi

divennero oggetto dei processi di “ indigenizzazione

” e “ deumanizzazione ” che normalmente erano riservate

solo ai neri. Dalla fusione fra le due colonie inglesi e le due ex repubbliche boere nacque nel 1902 l’Unione

Sudafricana che nel 1910 divenne un dominion indipendente all’interno del Commonwealth.

Diverse regioni furono sottomesse effettivamente solo a molta distanza di tempo dalla proclamazione

formale del rapporto coloniale e in molti casi l’amministrazione coloniale non riuscì mai ad insediarsi

del tutto. A spartizione completata gli stati precoloniali non esistevano più e con essi si dissolse quell’ordine

socio-istituzionale che pure le amministrazioni coloniali tenteranno più tardi di evocare e ricomporre,

inventando anche le tribù africane (Ranger), per sfruttarle o per semplificare la gestione dei territori e per

dare una configurazione culturale ai vari popoli.

8) Il colonialismo italiano

1- Dal Mediterraneo al Mar Rosso

Al pari delle altre potenze europee, l'Italia ha partecipato alle esplorazioni in Africa, e quindi alla

penetrazione commerciale, economica e politica, ma il suo colonialismo è avvenuto in ritardo e con

proporzioni molto ridotte. Questo ha permesso all'Italia alla fine del colonialismo, di recuperare

velocemente una relazione di collaborazione con i paesi africani indipendenti senza l'ingombro di antichi

rancori.

L'Italia ha perduto le colonie come conseguenza della sconfitta nella 2GM e nella vita politica e

nell'immaginario popolare, non c'è mai stato un esame di coscienza sulle implicazioni del colonialismo, ma è

molto diffusa la tendenza a auto-assolversi e dare tutte le colpe al fascismo.

L'espansione dell'Italia in Africa si concentrò nella regione del Mar Rosso (Etiopia, Eritrea, Somalia) ma

iniziò dalle coste del Mar Mediterraneo, già occupate però da nazioni molto più forti (la Francia in Algeria e

Marocco e la GB in Egitto) e dovette quindi accontentarsi di una prelazione sulla Libia, che si tradusse in

conquista solo nel 1911, grazie al tacito appoggio della GB, che preferiva la debolezza dello Stato Italiano ad

una eventuale invasione della Libia e delle terre orientali da parte di Francia o Germania.

Per molti anni comunque l'Africa rimase un terreno secondario per la nostra politica, dove la Sinistra

storica non vedeva con simpatia i programmi di conquista. L'Italia poi dopo l'unità aveva ancora problemi di

instabilità e sviluppo, e non c'erano capitali e flussi economici da collocare all'estero. Ne risulta quindi un

colonialismo improvvisato, spinto più per imitazione delle altre potenze che da vere esigenze statali. A

spingere nel senso del colonialismo erano la Lega Navale, l'Istituto Coloniale Italiano, la Società

d'esplorazione commerciale in Africa (per fini espansionistici e imperiali) e per fini economici la

Marina Mercantile, l'industria cantieristica e bellica e le missioni cattoliche, impegnate a contendere

fedeli all'Islam. 1

Tra gli obiettivi coloniali italiani, era oramai divenuto un chiodo fisso l'Etiopia. La posizione geopolitica

dell'Italia al centro del Mediterraneo e la larga generalizzazione del fenomeno coloniale, costrinsero i politici

italiani a spingere verso la conquista, per rimanere al passo con le altre potenze europee. Il 12 giugno 1882,

Mancini proclamò che “l'Italia aveva assunto una missione di pace e civiltà nel Mar Rosso” e si prodigò

affinchè il nostro paese fosse invitato al Congresso di Berlino nel 1884, dove l'Italia convertì la sua

astensione a programmi coloniali con contenuti politici. 1

2 – I primi possedimenti

L'Italia aveva da tempo una molteplicità di agganci e tradizioni coloniali: le glorie delle repubbliche

marinare, le iniziative economiche in Levante e nel Nord Africa, i grandi navigatori ed esploratori, il

trasferimento oltremare di minoranze che hanno dato prova di una non comune capacità di integrarsi nelle

società di accoglienza.

L'Insediamento dell'Italia in Africa orientale iniziò nel 1869, lo stesso anno dell'apertura del Canale di

Suez, con l'atto di compravendita di Assab (uno scalo di piccolo rilievo commerciale sulla costa) stipulato

tra la compagnia Rubattino di Genova e i sceicchi che ne detenevano la sovranità. Questa linea di

comunicazione diretta tra Mediterraneo e Mar Rosso consentì all'Italia di avvicinarsi all'Etiopia e nel

1882 permise la nascita del “ colonialismo ufficiale italiano ” , con la bancarotta del Rubattino e il

conseguente subentro dello Stato italiano.

Fondazione dell'Eritrea attorno ad Assab, venne creata una rete di interessi che culminò nella

fondazione dell'Eritrea, la colonia primigenia, ritagliata a spese di Turchia, Egitto e Etiopia. Nel 1885 l'Italia

occupò con una repentina operazione militare la città portuale di Massau e il relativo entroterra, con il tacito

consenso dell'Inghilterra e la morte di centinaia di soldati italiani, impegnati a consolidare il possedimento

prima dominato dall'altipiano abissino. La colonia Eritrea fu proclamata ufficialmente il 1° gennaio

1890 e Asmara come capitale.

Somalia altra direttrice di penetrazione nell'Africa orientale fu la regione costiera del Corno vero e

proprio, abitata da pastori islamizzati somali. L'Italia procedette per gradi, territorio dopo territorio e con vari

trattati di cessione firmati con sultani locali, potè prendere il controllo diretto della Somalia nel 1905,

fissando la capitale a Mogadiscio.

Etiopia Eritrea e Somalia erano tappe di avvicinamento. La posta più ambita del colonialismo italiano era

l'Etiopia. Con il Trattato di Uccialli (2 maggio 1889), firmato insieme all'imperatore Menelik II, l'Italia

presumeva di avere istituito sullo stato del negus un protettorato. Menelik invece attribuiva al trattato un

valore molto minore e e nel 1893 denunciò una delle clausole (art.17) le cui versioni in italiano e amharico

erano diverse. Si creò cosi un clima di diffidenza e tensione che portò Italia ed Etiopia alla guerra. Aiutata

anche da rifornimenti militari francesi, il 1°marzo 1896, l'Etiopia sconfisse l'Italia ad Adua, chiudendo

cosi l'avventura coloniale italiana. Con il Trattato di Addis Abeba del 26 ottobre 1896 che pose fine alla

guerra, l'Italia riconobbe a tutti gli effetti la sovranità dell'Etiopia, facendosi però confermare il possedimento

dell'Eritrea Per alcuni anni in Italia nessuno volle più sentire parlare di colonialismo e Africa, e fino

all'aggressione fascista del 1935, Adua è stata un'onta insopportabile per i nazionalisti di casa nostra.

3 – Gli anni della Prima guerra mondiale

Nella promozione di una ripresa d'interesse per il colonialismo, si distinse Ferdinando Martini, letterato e

politico, che divenne il primo governatore civile dell'Eritrea e che invito politici e stampa italiana al

1

Congresso di Asmara nel 1905, per sensibilizzare il pubblico e le autorità sul successo italiano in questa

colonia. Nacque cosi l'Istituto Italiano Coloniale (ICI) nel 1906.

Nonostante le sconfitte e l'impiego di forze nel Corno d'Africa, l'Italia non aveva rinunciato al

Mediterraneo, e prese spunto dalla crisi marocchina per far rivalere i propri diritti sulle province ottomane

di Tripolitania e Cirenaica. Per assicurarsi il controllo della Libia, l'Italia dovette combattere una

guerra contro la Turchia, che durò pochi mesi, e una successiva contro le formazioni politico-religiose che

Trattato

difendevano l'autonomia della Cirenaica e Tripolitania come parte delle terre dell'Islam di 1

Losanna 18 ottobre 1912 il governo ottomano abdicò e il territorio che passò sotto la sovranità italiana si

estendeva dal mare fin dentro il Sahara

La conquista della Libia segnò un salto di qualità e di quantità nell'azione coloniale italiana. L'Italia

ufficiale era oramai decisa ad imporre con tutte le forze le sue mire coloniali, e venne creato il ministero

delle Colonie, che formò competenze in ambito coloniale.

4 – La fondazione dell'Impero

L'occupazione effettiva dei possedimenti in Africa ebbe luogo nel periodo tra le due guerre, molto più tardi

rispetto alle costruzioni imperiali delle maggiori potenze europee e quando il colonialismo su scala mondiale

era oramai in regresso.

Le circostanze in cui si attuò l'opera coloniale dell'Italia fascista, prima il Libia e poi in Etiopia,

macchiò di infamia il nostro colonialismo. Il regime costituito da Benito Mussolini nel 1922, raccolse e

coordinò suggestioni ideologiche e ambizioni di potenza, di fierezza razziale e nazionalistica, che culminò

con l'occupazione dell'Etiopia e nella proclamazione dell'impero.

Libia L'azione militarmente più impegnativa prima dell'invasione dell'Etiopia, fu la lunga guerra contro

la Senussia in Libia. Dopo la prima guerra mondiale, l'Italia fu costretta a ritirarsi dal territorio libico,

tenendo la propria sovranità solo in poche città sul litorale. Dopo dieci anni, l'esercito italiano rinforzato da

truppe eritree, impiegò armi e rappresaglie contro i civili, istituì campi di concentramento e decimò il

bestiame dei pastori beduini per annientare il nemico. La sconfitta finale della Senussia fu sancita con la

cattura, condanna a morte ed esecuzione in pubblico del prestigioso Omar al Mukhtar, un patriota per tutti i

libici. La Libia fu poi organizzata per essere una colonia di popolamento, dove una massiccio trasferimento

di italiani aveva dotato di infrastrutture viarie, idriche e abitative il territorio. Lo scoppio della 2GM impedì

la completa realizzazione di queste grandi opere.

Somalia Negli anni 20, fu completata l'occupazione e ricomposizione della Somalia italiana, che aveva

già lo statuto di colonia dal 1908. I somali erano troppo dispersi e divisi da rivalità interne per far fronte

comune alla conquista coloniale. Con il consolidamento delle posizioni in Somalia, erano state poste le basi

per l'attacco all'Etiopia.

Etiopia Il pretesto per attaccare l'Etiopia, fu fornito dall'instabilità della frontiera con la Somalia italiana,

nella zona semidesertica dell'Ogaden. Il 5 dicembre 1934 nell'oasi di Ual Ual ci fu uno scontro a fuoco tra

le truppe etiopi e le truppe italiane che presidiavano il confine. Tutti i tentativi di conciliazione e di

mediazione caddero nel vuoto. L'imperatore Haile Selassie portò la questione davanti ad un arbitrato

internazionale e poi alla Società delle Nazioni. L'Italia però, senza aspettare nessun verdetto, penetrò in

territorio etiopico, ponendo tutti davanti al fatto compiuto.

1

I primi reparti italiani agli ordini di Del Bono e Badoglio, varcarono il 3 ottobre 1935 il fiume Mareb,

entrando in Etiopia dall'Eritrea. Altri reparti mossero invece dalla Somalia. L'Etiopia restò sola a difendere la

propria dipendenza, e l'esito sembrava scontato. Ma la resistenza etiope si fece molto dura e da Roma giunse

l'ordine di usare tutti i mezzi possibili, anche passando sopra le norme internazionali (gas tossici) per avere la

meglio. L'imperatore Selassie esiliò in Inghilterra, per cercare nuovi appoggi diplomatici, e cosi l'esercito

italiano al comando di Badoglio, il 5 maggio 1936 entrò ad Addis Abeba.

Il 9 maggio dal balcone di Palazzo Venezia, il Duce proclamò la fondazione dell'impero. 1

L'Eritrea e la Somalia furono riunite con l'Etiopia in un insieme che fu ribatezzato Africa orientale italiana

(AOI) e il primo vicerè fu Pietro Badoglio.

Dietro agli abusi commessi dagli italiani, che ebbero conseguenze ancora più pesanti dopo le leggi razziali

del 1938, fu condotta comunque una politica di sviluppo e di modernizzazione (strade, nuovi quartieri,

ospedali, scuole). La presenza italiana in Etiopia durò soltanto 5 anni e fu poco più di una occupazione

militare, che fu sempre contrastata dal popolo etiope e che rese il controllo del territorio sempre molto

precario.

5 – La perdita delle colonie

Tutti i possedimenti italiani in Africa vennero perduti nel corso della seconda guerra mondiale, sotto

l'offensiva degli eserciti alleati, in maggioranza inglesi.

L'Africa orientale fu persa nel 1941, quando Haile Selassie rientrò ad Addis Abeba al seguito delle

truppe inglesi vittoriose e riprese il potere in Etiopia, mentre Eritrea, Somalia e Libia (persa nel 1943)

vennero occupate dalle armate britanniche.

A parte l'Etiopia, che recuperò subito la sua indipendenza, sugli altri territori si aprì dopo la fine della guerra

una contorta vicenda in sede internazionale, fatta di trattative e baratti che ebbe come protagoniste le

potenze europee e non i popoli e le elitè politiche delle colonie. Il Trattato di pace prescriveva che il destino

ultimo delle ex colonie italiane doveva essere deciso dalle quattro superpotenze vincitrici e in mancanza di

un accordo entro un anno, dalle Nazioni Unite. I quattro grandi non trovarono mai un

accordo, perchè le ex colonie avevano una importanza strategica di primo rilievo nei nuovi equilibri

internazionali:

la Gran Bretagna aveva costruito basi in Libia

 gli Stati Uniti avevano aperto in Eritrea presso Asmara una stazione per il controllo delle comunicazioni

 che considerava essenziale, e poi aveva un interesse per l'Etiopia cristiana

la Francia era contraria a riconoscere con troppa fretta l'indipendenza delle ex colonie italiane, per la

 paura che questo potesse creare un precedente per i propri possedimenti e fomentare la voglia di libertà

dei popoli colonizzati

l'URSS era interessata a gestire uno dei possedimenti per accreditarsi come grande potenza alla pari e

 per assicurarsi un accesso ai mari caldi

Guerra Etiopia – Eritrea 1

La situazione in Eritrea si presentava molto intricata. La Gran Bretagna pensava ad una spartizione fra zone

cristiane da annettere all'Etiopia e zone musulmane da annetter invece al Sudan. Agli Stati

Uniti premeva dare soddisfazione all'Etiopia. I Paesi Arabi volevano difendere il carattere islamico

dell'Eritrea e non volevano rafforzare l'Etiopia cristiana. Nel fronte interno, c'era da una parte la vocazione

indipendentista dei musulmani e l'unionismo invece con la Chiesa e la dinastia etiopica dei cristiani.

La decisione fu presa dalle Nazioni Unite, spinta dagli Stati Uniti , che il 2 dicembre1950 costituì l'Eritrea

come “unità autonoma” federata all'Etiopia scelta di difficile attuazione, estranea alla cultura locale e 1

viziata dal fatto che la politica estera e le finanze erano controllate dal solo governo etiopico. Questo diverso

livello di potere intralciava l'inglobamento dell'Eritrea all'Etiopia. Intanto il governo autonomo

eritreo fu gestito dagli unionisti cristiani, finchè con un atto di forza mascherato da un voto del

parlamento di Asmara, nel 1962 l'Eritrea divenne a tutti gli effetti provincia etiope. Iniziò una guerra

che durò 30 anni fra i Fronti di liberazione eritrei per la dipendenza e la difesa ad oltranza dell'Etiopia,

soprattutto per non perdere lo sbocco al mare. L'Eritrea giunse alla

dipendenza nel 1991, con la caduta del regime militare dell'Etiopia.

Indipendenza della Libia

La sistemazione del caso libico fu meno contrastato rispetto al caso etiope.

L'Italia capì che sulla Libia non aveva più margini di manovra e si delineò cosi l'indipendenza, che fu

approvata dall'ONU il 21 novembre 1949. Capo dello stato diventò Idris es-Senussi, vecchio antagonista

dell'Italia, che governò lasciando una certa autonomia alle tre componenti della Libia indipendente

(Cirenaica, Tripolitania e Fezzan) e confermò la concessione delle basi militari a GB e Stati Uniti.

Indipendenza della Somalia

Nonostante la GB avesse accarezzato il sogno della “Grande Somalia”, proponendosi di unire tutte le terre

abitate dai somali su cui esercitare la sua alta influenza, l'ONU decise di affidare all'Italia

l'amministrazione fiduciaria della Somalia per dieci anni, a partire dal 1950. Il compito italiano era

quello di preparare , attraverso verifiche periodiche dell'ONU, la Somalia all'indipendenza , che avvenne nel

1° luglio 1960. Il bilancio italiano positivo, anche se erano pochi i capitali investiti e la Somalia rimase uno

dei paesi africani più poveri. Nei medesimi

giorni, la GB concesse l'indipendenza al Somalidad che potè così definitivamente fondersi con la Somalia,

formando la Repubblica Somala.

Per concludere, si può dire che l'Italia ha lasciato fragili tracce nel colonialismo. Non si è formato in

Africa un blocco di paesi italofoni: la Somalia ha provveduto a dotarsi di una lingua nazionale, la Libia è

divenuta un paese arabo a tutti gli effetti e in Etiopia e Eritrea l'italiano è parlato sempre meno man mano che

scompaiono le generazioni che sono venute a contatto direttamente con l'amministrazione italiana.

9) Origini e sviluppo del nazionalismo

1 – Vecchia e nuova statualità

Il colonialismo stabili una nuova mappa geopolitica dell'Africa. Il sistema coloniale privò le èlites del

potere e lo stesso quadro etnico-territoriale ne uscì sconvolto. La lista delle entità statali africane sparite o

spartite è lunghissima, molti sovrani e capi di stato vennero uccisi o esiliati e in breve si costituirono poche

decine di possedimenti più o meno ampi, retti da sistemi di governo europei che diventeranno poi i futuri

stati africani indipendenti. 1

Ciò che sopravvisse alla sconfitta generalizzata dell'Africa, è il senso di identità etnica o politica, che fece

nascere il movimento anticoloniale e il nazionalismo, proponendosi di ricostituire Stati e nazioni

indipendenti. La leadership di questi movimenti venne comunque assunta dalle piccole borghesie

burocratiche, commerciali ed intellettuali, cresciute nelle strutture del potere coloniale. Da qui

nasce il concetto scritto da uno storico ghanese in cui afferma che “Il nazionalismo africano fu uno dei

sottoprodotti accidentali del colonialismo”.

2 – Il mito dell'Etiopia e il caso della Liberia 1

La Liberia e L'Etiopia, e solo questi due Stati nel continente, conservarono l'indipendenza attraverso

tutta la fase della conquista e spartizione dell'Africa. Il grido che nell'era del nazionalismo e del

liberalismo si levò da tutta l'Africa e dagli africani era per i riscatto dei neri, ovunque si trovassero. Ad

Etiopia e Liberia spettava un compito speciale: la prima perché la sua immagine mitizzata di Madre Nera

dava sollievo ai neri oppressi; la seconda perché la sua stessa esistenza era una prima prova della liberazione

degli africani che avevano patito la schiavitù.

Caso Liberia Nasce tecnicamente nel 1822

, come colonia dell'American Colonization Society, allo

scopo di installarvi gli afro-americani liberi che desideravano sfuggire all'oppressione dello schiavismo e del

razzismo in America. La Liberia venne salutata come il nucleo originario di un più vasto Stato africano e il

suo nome teneva alta la torcia della libertà. Nel 1847 divenne

ufficialmente una repubblica indipendente con capitale Monrovia, governata da una minoranza di

americano-liberiani (chiamati “creoli”) di cultura apertamente Occidentale nello stile di vita, nella lingua

inglese, nella professione del cristianesimo e nelle istituzioni politiche. In un misto di realtà,

utopia e retorica, la Liberia era dipinta come la nuova Etiopia per la nuova Africa. Ma la costituzione della

Repubblica di Liberia era stata accompagnata da speranze esagerate, e già nel 1875-76 le illusioni di gloria

erano finite. Il governo di Monrovia era in mano ad una coalizione di uomini insensibili alle necessità del

paese e ai nativi del posto, ma preoccupati soltanto di dare potere alla minoranza dei neri “rimpatriati”.

Continuava poi a essere soggetta ad interferenze delle potenze europee, che con aiuti finanziari la poneva

sempre in posizione di dipendenza, tanto che venne percepita poi come colonia effettiva della Gran

Bretagna.

3 – Panafricanismo e Negritudine

Pur nella diversità delle rispettive situazione, Panafricanismo e Negritudine si rivolgevano agli africani e ai

neri al di là dell'Atlantico con finalità sempre orientate alla libertà, alla rivendicazione d'indipendenza e al

recupero dell'identità negata.

i

Panafricanismo suoi promotori sono neri americani che militarono nelle associazioni in difesa

 dei diritti dei neri e ha soprattutto carattere politico. Marcus Garvey è il fautore del “ritorno” dei

neri in Africa per creare uno Stato unitario e redimere l'Africa. Fondò la Universal Negro

Improvement Association e costituì una compagnia di navigazione per organizzare il trasporto dei

neri in Africa. Il suo nazionalismo però assunse un aspetto razziale. Du Bois invece andava alla

radice della discriminazione di cui erano vittime i neri e affermando che la liberazione era un

processo soprattutto culturale e sociale, organizzò una serie di congressi in città europee per abituare

i leaders neri e africani a discutere dei problemi del progresso e della libertà.

fu

Negritudine elaborata soprattutto da intellettuali francofoni, prevale quindi il movimento

 culturale. Agisce soprattutto sulla considerazione che i neri hanno di se e della propria civiltà, e

punta a riammetterli indipendenti e sicuri di se nella civiltà universale.

1

4 – Gli effetti delle due guerre mondiali

Per tutto il periodo coloniale, l'Africa restò ai margini della scena internazionale e non aveva titolo per

pronunciarsi sulle vicende della comunità delle nazioni. Non mancò comunque di subire i contraccolpi dei

più importanti eventi mondiali, dalle guerre ai progressi tecnologici e crisi finanziarie.

1° Guerra Mondiale

 1

Il coinvolgimento dell'Africa nella guerra fu duplice: come teatro bellico per lo scontro fra le varie potenze e

per l'impiego di soldati delle colonie sui campi di battaglia. L'Africa a causa della guerra subì gravi carestie

ed epidemie, soprattutto causate da malattie, fra cui l'influenza, portate dagli europei. Ma l'uso di soldati

africani impiegati anche nelle battaglie europee, ha permesso a molti giovani di prendere conoscenza diretta

con la realtà europea, in Francia soprattutto. I soldati africani colsero il loro padroni coloniali in un momento

di grande debolezza, e questo favorì poi l'emancipazione africana, smitizzando il mito dell'invincibilità

dell'uomo bianco . Alla fine della guerra, i paesi africani non

videro cambiare il proprio status di colonie, ma videro nascere i primi movimenti e partiti a tendenza

nazionalista. Associazioni politiche si formano soprattutto nelle città e nel 1922 nasce in Sud Africa il primo

partito africano , l' African National Congress , e nel 1927 a Bruxelles si tenne la Conferenza dei popoli

oppressi , il primo grande congresso afro-asiatico della storia, che proclamò i temi dell'indipendenza e

dell'emancipazione.

2° Guerra Mondiale

La Seconda guerra mondiale continuò e completò il processo iniziato con la Prima. Il principio

dell'autodeterminazione venne ufficializzato nella Carta atlantica redatta da Roosvelt e Churchill nel

1941: i popoli colonizzati furono prontissimi a cogliere la portata rivoluzionaria di quelle dichiarazioni e il

mito della supremazia dell'uomo bianco, già intaccato nella Prima guerra, non sopravvisse alla Seconda.

Guidata dai “reduci”della guerra, tornati nel proprio continente dai vari fronti europei, anche l'Africa

imboccò la strada dell'indipendenza.

10) Processo di decolonizzazione e indipendenza

1. Un evento di portata generale:

l’indipendenza dei paesi asiatici arabi e africani rispondevano a fattori e stimoli locali mentre la

decolonizzazione ha avuto una dimensione globale, perché:

 ha proceduto in modo pressoché simultaneo in tutti i continenti

 perché fu incoraggiata o appoggiata da mutamenti politici ed economici che si determinano nel

mondo per effetto della 2°GM.

 La guerra fredda con la scesa in campo delle due superpotenze sovvertì gli equilibri favorendo la

fine dell’imperialismo o quantomeno dell’imperialismo nella sua forma coloniale.

La guerra ebbe l’effetto di cancellare dall’Africa i possedimenti italiani e tedeschi, che persero le loro

colonie al termine della 2° o della 1° GM. Nelle conferenze di guerra fra gli Alleati fu messo apertamente in

discussione il diritto della GB e della FR a riprendere possesso dei territori dell’Asia, di cui avevano perduto

il controllo. 1


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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Storia dei Paesi afro-asiatici, basato su appunti personali e studio autonomo dal capitolo 4 al capitolo 10 del testo consigliato dal docente Africa: la storia ritrovata, Calchi Novati. tratta i principali avvenimenti storici africani: storia contemporanea dell’Africa, il colonialismo dell'800, il processo di decolonizzazione e di indipendenza.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze politiche
SSD:
Università: Macerata - Unimc
A.A.: 2009-2010

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher trick-master di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dei paesi afro-asiatici e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Macerata - Unimc o del prof Dirar Uoldelul Chelati.

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