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Le società afro-asiatiche (pre-colonialismo) sono accomunate da alcune caratteristiche di fondo:
- sono caratterizzate dall’assenza di categorie che noi consideriamo essenziali e dalla presenza
di categorie diverse; il concetto di individuo ha scarsa rilevanza, ciò che conta è il gruppo di
appartenenza. Assenza dell’individuo come fonte di valori, non è la base della società, la vera
base è il gruppo di appartenenza. L’individuo è importante solo in quanto membro di un gruppo.
L’individuo svolgeva un ruolo in base al gruppo in cui nasceva. Esempio: sistema castale in
India, l’individuo in quel caso può non esistere proprio. Società organizzate in gruppi, non
basate sull’individuo.
- idea dell’uguaglianza/disuguaglianza. Per noi la diseguaglianza è male. Le società afro-asiatiche
invece sono basate sull’idea della disuguaglianza, è il normale funzionamento della società.
Quindi sono anche basate sulla gerarchia, le persone sono poste gerarchicamente in un ordine
che deve essere rispettato. Prima dell’avvento dell’europa, il principio della diseguaglianza era
stato formalizzato in un certo modo. India - caste: costituzione di gruppi ordinati secondo una
gerarchia rigidamente rispettata.
- con una società composta da persone diverse, deriva il fatto che queste tendono a stabilire tra
loro delle relazioni di protezione; coloro che stanno più in alto si avvalgono dei servigi di quelli
più in basso, garantendo loro protezione. Esistenza di rapporti di patronato - clientela.
- importanza dei legami di sangue. Nella gran parte dei paesi afro-asiatici il lignaggio è
considerato una base legittima per il funzionamento delle istituzioni.
- mentre in occidente siamo abituati a pensare ad una società secolarizzata, nei paesi afro-
asiatici ci troviamo davanti a delle società in cui la dimensione religiosa svolge ancora un ruolo
molto importante o addirittura fondamentale. Laddove c’è stata secolarizzazione, comunque
molto recente, questa è stata dettata dall’influenza occidentale ed è ancora superficiale.
- in molti di questi stati si è formato una specie di dualismo tra rapporti formali (economia, politica,
partiti e sistemi elettorali) e informali (quello attorno a cui ruotano queste società, quello che
domina realmente, rapporti di potere di tipo tribale o di patronato - clientela). Relazioni formali e
informali sono due sistemi che coesistono, anche senza che ci siano relazioni tra di essi.
Queste società sono poi entrate in contatto con l’occidente e le colonizzazioni europee. L’occidente
ha esportato la cultura, i modelli di stato e di governo, le lingue, ecc e tutte le categorie proprie
delle società afro-asiatiche si sono dovute trasformare, si è creata una sorta di ibridità; i paesi afro-
asiatici hanno accettato in parte la modernità, o almeno alcuni suoi elementi, senza però
abbandonare del tutto le proprie concezioni. La modernizzazione ha interessato le élite urbane,
mentre lo spazio rurale è rimasto legato alla tradizione. Si ha quindi una distanza tra élite delle città
e popolazioni rurali. 12/10
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Libro di Bausani - l’Islam (Garzanti) II e IV capitolo, legge islamica e shi’a)
Lapidus - storia delle società islamiche - volume 1 (cap 3-4-5)
Reinhardt - storia del colonialismo
Collotti - Pischel: storia dell’ansia orientale
Carbone - l’Africa, gli stati, la politica, i conflitti
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Si possono individuare due linee che denotano due diverse tendenze storiche che riguardano
questa vasta zona del mondo, che va dall’Africa all’Asia:
Tendenza verso la creazione di strutture sociali di scala ridotta basate sulla famiglia
estesa, sulle tribù e sul villaggio
Non si dà vita a grandi formazioni statali; tipo di modello che si vede soprattutto nell’Africa sub-
sahariana. Fanno eccezione gli stati sudanesi (zona dell’africa nord orientale che ha visto la
formazione ben prima dell’impatto europeo di importanti stati) e l’Egitto. Per il resto il continente
africano non ha visto una grande formazione di stati; risultano esser più importanti le tribù e quindi
organizzazioni piccole. Questo favorirà poi la penetrazione occidentale ed il colonialismo. Anche
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dopo l’islamizzazione dell’Africa mediterranea, nonostante l’impulso dato per la formazione di stati,
sarà comunque prevalente l’elemento tribale. Stati che si formano: sono delle meteore, hanno
breve durata, sono instabili, hanno base tribale e berbera (berberi = gruppo etnico linguistico
dominante fino all’arabizzazione dell’Africa mediterranea), sono degli stati dinastici tribali, che
finiscono per soccombere davanti alle invasioni di altre tribù.
Tendenza alla creazione di grandi apparati statali e imperi
3 diversi modelli:
- guardando all’Asia continentale il discorso cambia. Dalla mezzaluna fertile (dal confine
dell’Egitto alla Siria), ovvero dal medio oriente fino all’India: il panorama è diverso. Si parte dal
tribalismo, ma si ha assistito al formarsi di grandi imperi, grandi formazioni statali. La mente va
alle civiltà della mesopotamia e poi alle dinastie persiane, che hanno dato vita a grandi imperi,
non centralizzati come li considereremmo noi (sono stati comunque molto decentrati) ma con
delle teorie dello stato, della politica; il mondo persiano è stato molto utile persino all’islam, che
quando nasce e si espande territorialmente, conquistando anche la Persia, la teoria politica
islamica riprende proprio la teoria persiana. L’islam è una grande forza militare e religiosa, ma il
suo tallone d’Achille è che è poco sofisticata come teoria degli stati. L’elaborazione scritta
politica è sempre stata scarsa, si fa riferimento solo al corano, che però è un testo religioso. Per
questo i musulmani prendono a prestito le teorie politiche persiane, che serviranno perfino per
fondare il califfato;
- Anche nel sub continente indiano e cinese ci troviamo davanti a grandi civiltà, però con grandi
differenze. Hanno lo stesso grado di civilizzazione, ma ci sono numerose differenze tra il mondo
indiano e quello cinese confuciano. India: è un’antichissima civiltà, ma non è mai stata
particolarmente interessata a dar vita a grandi stati e imperi. Modello seguito: piccoli staterelli
regionali che quasi mai hanno l’ambizione di trasformarsi in grandi imperi. Fino alle invasioni
islamiche (1100 - 1200), l’India non aveva mai avuto l’ambizione di formare un grande impero
che regnasse su gran parte della regione. Questo perché in India la dimensione politica è meno
importante della dimensione religiosa, ovvero dell’induismo. Questa religione ha una sua
organizzazione sociale, che è il sistema delle caste. Era l’induismo a dare unità all’India,
assieme al sistema castale. La dimensione politica era meno importante rispetto a quella
religiosa, veniva dopo. Da un punto di vista concettuale, di questo abbiamo una prova se
andiamo a vedere gli antichi testi sanscriti, in cui nella gerarchia sociale al primo posto stanno i
brahmani (sacerdoti), mentre al secondo i Ksatriya (principi guerrieri). Per questo motivo c’è mai
stata l’ambizione di fare un grande impero: l’india aveva già la sua unità. La civiltà indiana
rappresenta un’eccezione: normalmente le grandi civiltà del passato tendevano a sacralizzare il
potere, si aveva un re-sacerdote; nel mondo indiano, invece, il principe si è secolarizzato molto
precocemente. Quando vengono composti i grandi testi della religione indù, il re si è già
secolarizzato. Accanto al principe ci deve essere il brahmano, che legittima il potere e la
violenza del principe. Figura quasi già laica e moderna. Solo dopo il 1200, con sultanato di Delhi
e Mogul, si pone controllo su gran parte dell’India;
- Più a est: modelli politici confuciani: Cina, Vietnam, Corea, Birmania, Giappone.. La penisola
indocinese rappresenta una cerniera che separa l’area di influenza indiana da quella cinese, c’è
una sorta di transizione, non è una linea netta. Modello politico confuciano: si ha un altro modo
di pensare, si ha una rigida gerarchia (rispetto della volontà dell’imperatore, mandarinato, e
all’interno della famiglia conta sempre una rigida gerarchia, culto ferreo degli anziani e degli
antenati), rispetto del sacro; costruzione statale molto elaborata, burocrazia cinese molto
complessa basata su concorsi pubblici, che esistono da tantissimi secoli, sono aperti a tutti,
basati sulla conoscenza della letteratura e dei testi confuciani. Grande struttura politica che
riusciva a coprire uno spazio enorme, replicata dalle corti regionali che si consideravano
vassalle del grande impero cinese (Corea..).
Grande novità nella storia del mondo: intorno alla prima metà del VII secolo DC, in una zona
sperduta del mondo arabo (all’epoca penisola arabica), a Hijaz (che si trova nella zona centro
occidentale della penisola), compaiono la civiltà islamica e l’islam, più precisamente intorno agli
anni 10-20 del VII secolo. E’ una zona caratterizzata dall’ambiente desertico, popolata da comunità
nomadi, dedite all’allevamento e alla pastorizia, sono tribù arabe molto conflittuali, la società è
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molto frammentata, basata sul lignaggio. Tutte le società tribali erano conflittuali (società
segmentarie, composte da tanti piccoli segmenti), società che tendono ad unirsi e scomporsi in
base a delle circostanze, di solito anche in base alla parentela. Segmenti uniti tra loro da diverse
parentele, sulla base di esse i vari segmenti potranno allearsi contro un comune avversario oppure
separarsi. I rami della società che sono parenti saranno pronti ad unirsi se devono fare la guerra
oppure entreranno in guerra tra loro per es. per controversie su campi o bestiame. Le società
tribali e segmentare tendono a entrare in una sorta di conflitto perenne perché manca una sorta di
punto di equilibrio costante. Sono società tendenzialmente egalitarie, ogni uomo è uguale agli altri,
i capi vengono scelti per le loro qualità, ma sono sempre doti che devono continuamente essere
ribadite, sia in caso di guerra che nel caso di un confronto. Le qualità del capo sono continuamente
messe in discussione. L’assetto è stabile solo quando leadership tribale riesce ad associare a se
stessa un valore sacrale. (Es: monarchia marocchina, re del Marocco è un esempio classico di
capo tribale e santo allo stesso tempo, altro es: dinastia hashemita giordana). Quando ciò non
avviene è raro che i capi riescano a durare, dovendo sempre dimostrare di essere i migliori, è
normale che prima o poi il capo venga sfidato e soccomba.
Aspetto della conflittualità, tendenza alla guerra intestina enfatizzata dall’islam, nel momento del
suo avvento. L’islam tra i vari messaggi rivoluzionari porterà l’affermazione della pace. A chi
accetta il messaggio islamico è vietato fare guerra, porta la pace tra i fedeli della religione islamica,
vige l’assoluto divieto di fare guerra; se la si fa, si perde la qualità di musulmano. La guerra però si
sposta al di fuori dello spazio islamico.
Scenario pre islamico: società nomade in ambito desertico, allevamento, pastorizia, si
commerciano i prodotti della pastorizia e li si scambiano con altre società. Ci sono alcune oasi; la
Mecca è una di queste, si trova nella zona di Hjiaz; lì viveva una popolazione sedentaria (N.B: i
nomadi si sentivano superiori ai sedentari), esisteva una simbiosi tra sedentari e nomadi, che
avevano bisogno di sedentari per scambiare i loro prodotti. Presso le oasi avevano sede i culti
religiosi pagani, che prevalevano in questa regione. Le popolazioni veneravano immagini e oggetti
che rappresentavano la natura, come fonti d’acqua, pietre o elementi straordinari (es. meteorite).
Questi culti pagani avevano ad oggetto eventi naturali, le popolazioni erano colpite dalle
manifestazioni della forza della natura. Questi culti avevano sede appunto presso le oasi, che
diventavano luoghi di incontro e di pellegrinaggio. I nomadi si portavano dietro il calendario e
facevano pellegrinaggi, che diventavano delle occasioni di incontro, socialmente e politicamente
rilevanti; ci si incontrava senza però fare la guerra, questi luoghi si chiamavano Haram (‘proibito in
quanto sacro’, per estensione indica ogni spazio e luogo sacro); essendo un luogo religioso, con la
presenza del divino, vigeva un divieto assoluto di fare la guerra, quindi le diverse tribù potevano
fare accordi, trovare delle soluzioni per guerre già iniziate, ecc.
Per questo motivo queste oasi potevano diventare luoghi politicamente importanti, le comunità che
risiedevano in questi luoghi potevano derivarne un grande prestigio sociale e politico. Questa
evoluzione corrisponde all’evoluzione di uno di questi luoghi, ovvero la Mecca.
Prima dell’avvento dell’islam, lì aveva già sede uno di questi culti, poiché c’era la pietra nera già
venerata dalle tribù arabe pre islamiche, la Ka’aba, un oggetto che rappresentava una divinità.
Questa divinità aveva un nome, allah, ed era chiamata così già da prima dell’avvento dell’islam,
era una delle tante divinità venerate, voleva dire un dio, non solo il dio. Era un piccolo culto
regionale, che riuscirà poi a fare una scalata al successo tanto da imporre il suo dio come dio
unico. Come è avvenuto? Ancora aperta la discussione, ci sono diverse teorie. La storiografia
occidentale tende a ridimensionare la portata rivoluzionaria dell’islam, denotando tanti elementi di
continuità con il passato. Tendiamo a porre la nascita dell’islam in una sorta di linea progressiva,
non è un salto improvviso. Infatti, che nascesse un monoteismo non era così impensabile,
esistevano già influenze monoteiste da diverso tempo. L’islam quando appare sulla scena della
storia dell’uomo è l’ultima delle grandi religioni monoteistiche. Influenze ebraiche e cristiane
esistevano già, per quanto la zona fosse difficile da raggiungere.
Diverse influenze:
- influenza bizantina; infatti il mondo bizantino non era così lontano, regnava in una zona che
andava fino alla penisola anatolica, c’erano piccoli regni arabi che si erano cristianizzati al
confine tra la penisola arabica e l’impero bizantino, c’era una cerniera tra il mondo bizantino e
quello arabo; 3
- c’erano anche delle comunità ebraiche nella penisola arabica; una piccola città più a est
rispetto alla mecca è Yatrib (nome ebraico), una città popolata dalla popolazione ebraica, poi
ribattezzata Medina quando viene conquistata. Probabile che ci fossero anche forme di
ascetismo cristiano, santi cristiani;
- non va dimenticata l’influenza del mondo persiano, prima dell’avvento dell’islam: zooastrismo,
madzeismo; non è un vero e proprio monoteismo, sopravvive ancora in dei piccoli gruppi di
minoranza che scapparono dalla Persia a causa delle conquiste islamiche, scapparono in India,
sono i parsi. Interessante questa influenza perché pur non essendo un monoteismo vero, si
basa sull’esistenza di un dualismo tra bene e male, l’uomo può contribuire con il suo operato al
prevalere del bene o del male. In questo simbolo del bene (fuoco), gli studiosi hanno intravisto
un principio di dio unico, quindi è nata l’ipotesi che anche questa influenza trasmessa da
mercanti e viaggiatori abbia condizionato la nascita dell’islam.
Ad un certo momento questo allah locale si trasforma dell’idea del dio per eccellenza, Allah. Non
sappiamo esattamente quando è successo. Le date indicate sono delle stime fatte da studiosi
occidentali. Prima data fornita da fonti musulmane: 622, che però segna un momento successivo,
ovvero una migrazione (egira, Hijra) del profeta che dalla Mecca fugge a Medina, dove forma la
prima comunità islamica; non segna quindi l’inizio della rivelazione islamica ma la fondazione del
primo stato islamico. Il fatto che i musulmani stessi non abbiano ritenuto importante tramandare il
momento esatto della rivelazione ma solo la data dell’evento mondano dà un’idea di come la
pensano i musulmani. Aspetto mistico non era così importante, quello che importa è la fondazione
della comunità sociale e politica dell’islam.
Ipotesi su quando ha avuto inizio rivelazione islamica: Bausani ci parla del 610 come possibile
data di inizio del processo della rivelazione islamica; in un certo momento un membro della tribù
che custodiva l’oasi della mecca, la tribù dei Quraish, divenuta molto importante e benestante, che
si chiamava Muhammad (Maometto) iniziò a ricevere delle rivelazioni che derivavano da Dio,
dettate da lui per mezzo dell’arcangelo Gabriele. Queste rivelazioni non sono un racconto di
Muhammad, ma sono direttamente la parola di Dio. Per i musulmani il Corano è letteralmente la
parola di Dio, non c’è nulla di umano in esso. Alterità di Muhammad rispetto al testo coranico, il
profeta è altro rispetto alla parola che porta. Questo spiega la sacralità del testo.
Tradizione islamica sottolinea l’importanza di questa alterità. Ci sono dei passaggi nel testo
coranico che narrano episodi in cui Dio rimprovera Muhammad perché ha la tendenza a metterci
del suo. Genuinità dell’esperienza mistica.
Il processo di rivelazione dura diversi anni, costituisce il corano, che in arabo è chiamato Qu’ran (=
recitazione); non nasc
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