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Introduzione: delimitazione propedeutica di un tipo di sfera pubblica borghese

Il problema iniziale

Nell’opera Storia e critica dell’opinione pubblica Habermas cerca di ricostruire sul piano storico, lessicale e politico la nascita, la formazione e le modifiche del concetto di opinione pubblica. Il suo lavoro non si basa su uno studio diretto delle fonti, ma su un attento spoglio della letteratura secondaria. Habermas parte col delimitare propedeuticamente un tipo di sfera pubblica borghese, all'interno della quale si può individuare, secondo il filosofo tedesco, la nascita e poi la critica dell’opinione pubblica.

L'uso del termine pubblico e sfera pubblica è associato a diversi significati che concorrono tra di loro. Il termine pubblico deriva dal latino “publicus” (ciò che è collettivo): nell'accezione moderna si definiscono pubbliche quelle istituzioni che sono accessibili a tutti. Questo termine tradisce però un altro approccio legato allo Stato. Lo Stato, infatti, rappresenta per antonomasia il "potere pubblico" in quanto il suo compito è quello di provvedere al bene pubblico e comune di tutti coloro che dispongono di questo diritto.

L’opinione pubblica si costruisce all'interno della sfera pubblica: nella lingua tedesca questo termine si forma nel corso del XVIII secolo in analogia con quanto accade in Francia (publicité) e in terra anglosassone (publicity). Il termine pubblicità è inteso come opinione pubblica, ovvero ciò che è sottoposto al giudizio pubblico, della collettività. Nell'ambito dei mass media la pubblicità ha però cambiato significato in quanto è diventata anche la caratteristica di coloro che attirano su di sé l'opinione pubblica: ad esempio, le public relations, cioè quelle attività a contatto con il pubblico, hanno come obiettivo creare proprio questo tipo di pubblicità. A seconda dei casi, possono dunque essere considerati organi della sfera pubblica, sia gli organi dello Stato che i mass media.

Il termine sfera pubblica appartiene alla sfera pubblica borghese che si costituisce proprio in questo periodo. Quest’ultima può essere concepita, in un primo momento, come la sfera dei privati riuniti come pubblico. Va da sé che ogni sfera privata legata al singolo individuo, a esperienze di vita ecc., riunita in un pubblico, sarà proprio all’origine di una discussione critica.

In questo discorso terminologico, Habermas rimanda in particolare la genesi e lo sviluppo della sfera pubblica al modello greco, quindi alla polis greca, intesa come organizzazione politica che non ha precedenti in nessun altra civiltà: rappresenta, infatti, la prima città materiale con strade ed edifici ed è caratterizzata da una forma di governo rivoluzionaria, basata sull’uguaglianza di tutti i cittadini, sul loro diritto a unirsi in assemblea e a votare pro o contro una legge proposta da uno dei cittadini.

Anche da un punto di vista strutturale, la polis greca era suddivisa in parti diverse, quindi non rappresentava la città del re, ma la città dei cittadini che, attraverso il voto, si autogovernavano, si dotavano di proprie leggi ed esercitavano il potere eleggendo i rappresentanti e intervenendo durante le assemblee. Occorre però precisare che non tutti gli abitanti della polis greca erano considerati cittadini, quindi aventi diritto di cittadinanza; per avere questo diritto infatti occorreva essere di sesso maschile, essere proprietari di terre, essere in grado di armarsi a proprie spese ed essere liberi.

I cittadini entrano in relazione tra di loro sia attraverso l’azione (praxis) sia attraverso il dialogo, discorso (lexis). Nella polis greca ogni cittadino appartiene a due sfere rigorosamente separate: la sfera privata/domestica (oikòs), legata al ruolo del capofamiglia, e la vita pubblica (bios politikòs). Il modello di sfera pubblica si basa quindi sulla vita pubblica e sulla interazione dei cittadini basata a sua volta sull'azione (guerre, giochi ecc.) e sul discorso.

La polis inoltre era caratterizzata da un'unità sociale politica evidente anche sul piano urbanistico: nella piazza (agorà) pulsa infatti il cuore politico, economico e sociale della città; l'Acropoli (città alta) si tratta di una cittadella fortificata situata sulla collina sede del potere religioso e infine la Chora (campagna), ospita una parte della popolazione e numerosi santuari.

Questo modello ideale della sfera pubblica ellenica ha conservato nel corso dei secoli la sua continuità: ad esempio nel diritto romano si parla di res publica; in particolare, vi era una distinzione tra la res familiaris (ovvero l'insieme delle proprietà e degli interessi privati di una famiglia) e la res publica (intesa come l’insieme degli affari e degli interessi pubblici).

La sfera pubblica rappresentativa

Nel corso del Medioevo in Europa, questa contrapposizione tra sfera pubblica e privata, propria del diritto romano, non ha avuto un carattere vincolante, tanto che si parla di sfera pubblica rappresentativa. Questo carattere pubblico rappresentativo non si costituisce come un ambito sociale, all'interno del quale si riuniscono individui intesi come collettività e pubblico. Si tratta piuttosto di un indice distintivo di status, di appartenenza (ecco perché si parla di pubblica "rappresentanza" del dominio, cioè del prevalere di alcuni attributi rispetto ad altri e così via).

L'investitura di un mandato, inteso come rappresentanza della nazione o di determinati mandanti, non ha niente a che vedere con questo tipo di carattere pubblico rappresentativo. Nella prima fase delle monarchie assolutistiche viene quindi rappresentato il dominio dinanzi al popolo anziché per il popolo. Il dispiegarsi di questo carattere pubblico rappresentativo è legato da alcuni attributi personali: ad esempio le insegne (stemmi, armi), l’habitus (vesti, acconciatura dei capelli), il gestus (forma di saluto, i gesti in generale) e la retorica (solennità del discorso, utilizzo di un determinato linguaggio).

Nell'alto Medioevo questo rigoroso codice comportamentale si fissa in un sistema di virtù cortigiane ed è soprattutto nel torneo (ovvero la riproduzione dello scontro cavalleresco medievale), che questa rappresentanza acquista valore. In questo discorso manca però un luogo spaziale, architettonico, ben designato; il codice comportamentale cavalleresco è comune a tutti i signori e ovunque si trovino ad agire in vesti di rappresentanza. Soltanto gli ecclesiastici dispongono di una propria sede di rappresentanza, la Chiesa.

Durante i primi secoli dell'età moderna, la sfera pubblica rappresentativa trae origine all'interno della civiltà nobiliare cittadina e si forma inizialmente a Firenze, Parigi e a Londra. Il mondo culturale umanistico è innanzitutto integrato nella vita di corte. È infatti il Cortegiano, un uomo di corte di formazione umanistica, che subentra al posto del cavaliere cristiano, all'interno della sfera pubblica rappresentativa nelle corti.

Contestualmente, in questa organizzazione delle monarchie, tra 600 e 700, la nobiltà terriera perde forza di rappresentanza, soprattutto sotto il regno di Luigi XIV. La società aristocratica quindi non svolge più in primo grado una funzione di rappresentanza della propria signoria, ma serve ora alla rappresentanza del monarca. L'etichetta di corte durante il regno di Luigi XIV è fondamentale per comprendere questa sfera pubblica rappresentativa.

Sullo sfondo degli Stati assoluti nazionali e territoriali, nel XVIII secolo si distaccano in senso specificamente moderno la sfera privata e quella pubblica. Il termine privato indica ora l’esclusione dalla sfera dell'apparato statale, mentre pubblico fa riferimento allo stato formatosi come l'assolutismo e che si oggettiva rispetto alla figura del sovrano. In questo periodo, si possono inoltre leggere eredità passate come, in ambito religioso, la riforma protestante, in quanto il legame con l'autorità divina diventa un affare privato. La libertà di religione garantisce inoltre storicamente la prima sfera di autonomia privata. Anche le altre potenze feudali, i principi e il ceto signorile, si decompongono in un processo di polarizzazione, attraverso la separazione del bilancio pubblico dal patrimonio privato delle signorie territoriali. Con la burocrazia, l'esercito e in parte la magistratura, l'istituzione del potere pubblico si oggettiva nei confronti della sfera sempre più privatizzata della corte per cui si assiste alla fine del carattere pubblico rappresentativo.

Genesi della sfera pubblica borghese

All'inizio del capitalismo economico e commerciale che a partire dalla XIII secolo comincia a diffondersi dalle città dell'Italia del Nord anche verso l'Europa occidentale e settentrionale, si formano gli elementi di un nuovo ordine sociale, quali fiere, mercati e la nascita della borsa. Proprio in questo periodo che si assiste ad una vera circolazione di merci ma anche di notizie.

La circolazione delle merci, quindi il capitalismo commerciale, si ha grazie ai mercati locali. Questi ultimi, in realtà, erano presenti sin dagli inizi nelle città ma erano regolamentati rigidamente, per cui rappresentavano uno strumento di dominio piuttosto che di libero traffico di merci tra città e campagna. Con il commercio internazionale si formano però mercati di altro tipo che assumono la forma di fiere periodiche; successivamente, con lo sviluppo delle tecniche capitalistico finanziarie, si organizzano in borse, com’è il caso di Anversa che nel 1531 diventa una "fiera stabile".

Lo stesso si verifica anche per la circolazione delle notizie. In seguito all'estensione dei traffici commerciali, erano necessarie informazioni più precise e frequenti su avvenimenti anche lontani in termini spaziali. A partire dal 300 lo scambio di lettere commerciali viene quindi perfezionato in un sistema professionale di corrispondenza, mentre le grandi città commerciali diventano anche centri per lo scambio di informazioni. Si cominciano ad instaurare rapporti e contatti stabili. Questa circolazione manoscritta di notizie però non viene pubblicata e avviene in un primo tempo su base professionale, risultando pertanto riservata solo ad alcune fette della popolazione. Si potrà invece parlare di stampa in senso stretto soltanto quando l'informazione diventerà pubblica, cioè accessibile alla generalità del pubblico, cioè soltanto alla fine del XVII secolo.

A partire dal XVI secolo le compagnie commerciali non si accontentano più di mercati limitati; per soddisfare il crescente bisogno di capitali ed evitare i rischi sempre maggiori, queste compagnie assumono ben presto la forma di società per azioni. C'è però anche bisogno di forti garanzie politiche. I mercati esteri vengono pertanto ora considerati come dei prodotti istituzionali, già come risultato di sforzi politici e potenza militare. A questo punto, comincia il cosiddetto processo di nazionalizzazione dell'economia cittadina e determinerà la nascita dello Stato moderno con le sue organizzazioni burocratiche e il suo crescente fabbisogno finanziario.

In seguito alla riduzione della sfera pubblica rappresentativa, si forma un'altra sfera, quella del potere pubblico, che si oggettiva in una amministrazione stabile e in un esercito permanente per la difesa dei confini e così via. A partire da questo momento il termine pubblico non si riferisce più alla corte rappresentativa di una persona che dispone di attualità, ma al funzionamento, articolato sulla base di specifiche competenze, di un apparato a cui spetta il dominio di un esercizio del potere.

L'apertura e l'ampliamento dei mercati esteri entrano gradualmente al servizio dello sviluppo dell'economia industriale; allo stesso modo, gli interessi del capitale manifatturiero prevalgono su quelli del capitale commerciale. Il traffico di merci rivoluziona così anche la struttura della produzione: lo scambio delle materie prime importate con i prodotti finiti e semilavorati deve infatti essere considerato funzione di un processo in cui il precedente, l’antico modo di produzione si trasforma in quello capitalistico. Alla permanenza dei contatti nel traffico di merci e di informazioni corrisponde ora un'attività statuale continuativa (come nel caso, in Francia, delle intendenze).

In questo clima viene a costituirsi anche la società civile. Tutte queste attività e dipendenze che fino alla costituzione degli Stati moderni erano relegate nell'ambito dell'economia di tipo familiare, oltrepassano le soglie della sfera domestica per entrare nella sfera pubblica. In questo nuovo scenario politico, statuale, amministrativo e sociale si sviluppa una forza dirompente che è la stampa: le notizie stesse diventano merci; i primi giornali senso stretto, chiamati anche "giornali politici", appaiono prima con cadenza settimanale e poi diventano quotidiani già a metà 600. Questi giornali contenevano notizie su assemblee imperiali, eventi bellici, sorti dei raccolti, imposte, trasporti di metalli preziosi e commercio internazionale.

In questo periodo i governi iniziano inoltre ad utilizzare la stampa anche per fini amministrativi. Sin dall'inizio, infatti, giornali politici informavano sui viaggi e torni dei principi, sull'arrivo di importanti personaggi stranieri, su feste, nomine ecc. Oltre a queste notizie di corte, erano presenti anche disposizioni del signore per il bene dei sudditi, per cui si arrivò presto a porre sistematicamente la stampa a servizio dell'amministrazione. Le stesse agenzie di informazione spesso vengono rilevate dal governo, mentre i giornali di notizie vengono trasformati in fogli ufficiali.

Oltre alle ordinanze e ai proclami relativi alla polizia, al commercio e all’industria, compaiono su questi fogli anche quotazioni dei mercati frutticoli, tasse sui generi alimentari, prezzi dei principali prodotti locali o importati, così come le quotazioni della borsa e le notizie commerciali. Le autorità governative indirizzano queste notizie al pubblico, quindi, in linea di principio, a tutti i sudditi, anche se in realtà non viene raggiunto l'uomo comune, ma soltanto i ceti colti. Insieme all'apparato dello Stato moderno sorge inoltre un nuovo strato di borghesi formato da grandi commercianti, capitalisti, mercanti, banchieri, editori e manifatturieri, che insieme rappresentano il vero esponente del pubblico.

A partire dall'ultimo trentennio del seicento i giornali si integrano a tutta una serie di riviste e di articoli che mirano non tanto all'informazione, ma soprattutto all'istruzione pedagogica, come pure alla critica e alla recensione. Le riviste scientifiche si rivolgono principalmente alla cerchia dei laici colti e a partire dalla prima metà del settecento, con il cosiddetto articolo dotto, l'argomentazione razionale comincia ad affiorare anche nella stampa quotidiana, quindi all'interno dei giornali. Contestualmente nasce il pubblico dei lettori, un pubblico giudicante e a sua volta ciò che è sottoposto al giudizio del pubblico acquista carattere pubblicitario.

Strutture sociali della sfera pubblica

Lo schema

Lo schema interpretativo all'interno del quale possiamo individuare diversi spazi sociali passa attraverso la costruzione di una sfera pubblica borghese letteraria e attraverso la formazione e la discussione argomentativa all'interno dell'istituzione della sfera pubblica (salotti, caffè, teatri e collegia musicali, insieme ai sodalizi e alle associazioni letterarie) e poi all’interno della sfera più intima e privata, quella della famiglia borghese, dei rapporti familiari e inter familiari.

La sfera pubblica borghese che può essere intesa in un primo momento come la sfera dei privati riuniti come pubblico affonda quindi le sue radici in quella che possiamo definire una sfera pubblica letteraria, uno Stato sociale caratterizzato dalla pubblica argomentazione razionale. La sfera pubblica letteraria trae le sue origini proprio all’interno delle istituzioni della sfera pubblica che, com'è ovvio, si diffondono prevalentemente nelle città che assumono un nuovo protagonismo rispetto alla corte.

Il processo di polarizzazione di Stato e società si ripete ancora una volta all'interno di quest'ultima. La linea che separa Stato e società serve per separare anche la sfera pubblica da quella privata. La sfera pubblica si limita infatti al potere pubblico e comprende anche la corte; l'ambito privato, invece, comprende anche la vera e propria "sfera pubblica", cioè la dimensione pubblica di privati. All'interno del campo riservato ai privati è possibile quindi distinguere sfera privata e sfera pubblica. La sfera privata comprende la società borghese in senso stretto, cioè l'ambito del traffico di merci e del lavoro sociale, all'interno del quale è inserita la sfera intima della famiglia. La sfera pubblica politica trae invece origine da quella letteraria e mediante l'opinione pubblica ha come compito quello di mediare tra lo Stato e le esigenze della società.

Istituzioni della sfera pubblica

Nella Francia di Luigi XIV la corte era lo specchio e il simbolo del potere assoluto del sovrano, ma anche uno strumento disciplinare nei confronti della nobiltà, che era stata espropriata dei suoi possedimenti terreni. In Francia nel XVII secolo i membri della nobiltà e dell'aristocrazia che si riunivano a corte, insieme ad una ristretta cerchia dell'alta borghesia, erano gli unici destinatari, consumatori e critici dell'arte e della letteratura. Alla morte di Luigi XIV, il duca Filippo d’Orleans, la corte viene...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Valja di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'opinione pubblica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bari o del prof Carbone Angela.
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