18) L’OPERA ITALIANA DEL 1600
L’opera italiana nasce a Firenze, in occasione di eventi fastosi e particolarmente solenni, spettacolo
realizzato dal personale fisso della corte, finanziato dal principe per accrescere il suo prestigio,
dedicato ad un pubblico sceltissimo; di li a Mantova, Ferrara, Piacenza, Parma, Torino per celebrare
la propria grandezza. Ma è Roma la città che più si prodiga in questo genere: la corte pontificia non
può realizzare questo tipo di spettacolo profano, sono i palazzi dei nobili e dei cardinali, i seminari
ed i collegi religiosi a produrre opere, sempre con una facciata cattolica: prima ci si accosta alla
mitologia classica, poi a quello che viene chiamato filone agiografico dell’opera romana con
conclusioni edificanti (Rappresentatione di Anima ed di Corpore, Sant’Alessio). Con l’opera
Sant’Alessio, su libretto di Giulio Rospigliosi, prelato della famiglia Barberini (Famiglia più
potente di Roma in quegl’anni), dà il via alla grande stagione delle opere barberiniane ed inoltre
vede inserito l’elemento comico (Di li le commedie musicali). Inevitabile la contaminazione fra
teatro spagnolo e opera in musica italiana (Intrecci, personaggi, mancanza delle regole
aristoteliche).Un secondo momento della storia dell’opera italiana vede il passaggio dall’opera di
corte all’opera impresariale di Venezia (Il tipo di società è diverso, gli ideali repubblicani, i lucrosi
traffici mercantili, la libertà di stampa e di pensiero, la disponibilità di capitali): accade per la prima
volta con l’opera Andromeda, su libretto di Ferrari e musica di Manelli, che si recuperino le spese
dell’allestimento tramite la vendita di biglietti; l’opera è un’impresa commerciale a fini di lucro, ma
non certo popolare perché i costi dei biglietti sono decisamente elevati; nasce la figura
dell’impresario che investe il suo capitale per l’allestimento: l’affitto del teatro, la retribuzione del
compositore, dei cantanti, dell’orchestra, dello scenografo, del personale tecnico, i materiali,
l’illuminazione (Il librettista è spesso un nobile e non viene pagato, inoltre guadagna dalla vendita
dei libretti); quindi si vendono i biglietti, ma non solo, si affittano i palchetti per l’intera stagione.
L’argomento dei libretti spazia dal tema mitologico più tradizionale, ad intrecci presi dall’Eneide e
dalla storia antica, a trame eroiche ed imperiali (In fase di conflitto contro l’impero ottomano).
21) LA CANTATA DA CAMERA
Dopo il 1600 i testi madrigalistici vengono messi in musica in stile monodico con basso continuo (I
madrigali a voce sola delle Nuove musiche di Caccini) o in stile concertante, con il conseguente
declino progressivo della produzione di madrigali polifonici fino al 1620, anno che inaugura un
periodo di gravissima crisi economica per l’intera Europa, in coincidenza con la guerra dei
Trent’anni ed il correlato fallimento dell’editoria italiana, a cui si somma il flagello della peste. Il
tutto porta ad una vera svolta epocale: la chiusura con il mondo cortese rinascimentale per
un’apertura verso l’assolutismo barocco, ovvero un mutamento radicale nella produzione e nella
fruizione della musica, soprattutto all’interno delle corti, con una netta separazione tra i musicisti,
per lo più professionisti e gli aristocratici spettatori. Il genere di musica vocale che soppianta il
madrigale è la cantata (Il termine è inizialmente impiegato in modo vago per qualsiasi
composizione cantata da una o due voci con basso continuo o strumenti): si tratta di un tipo di
composizione diverso dal madrigale e più ambizioso di una semplice aria, che contiene un numero
variabile di recitativi e di arie, più libero rispetto a queste, poiché solo il basso si ripete identico,
mentre la melodia varia ad ogni strofa, con un solo cantante (O due ed in questo casa si tratta di un
duetto da camera) accompagnato dal basso continuo e talvolta da altri strumenti, quasi sempre due
violini, un testo poetico che tratta nella maggior parte dei casi argomenti amorosi o sacri
(Personaggi arcadici, letterari), assumendo un contenuto teatrale e rappresentando ad ogni aria una
particolare situazione psicologica, di esecuzione non dispendiosa per l’esiguo organico richiesto;
troviamo riunite nella cantata le principali caratteristiche della musica barocca, ovvero stile
monodico con basso continuo, stile concertante, tendenza alla rappresentatività, volontà di muovere
gli affetti; la prima pubblicazione a stampa in cui compare il termine è Cantade et arie di Grandi. La
culla della cantata è Roma: a Roma manca una corte laica, poiché la corte è la curia cardinalizia e il
suo monarca è il papa, ma essendo questo eleggibile, le famiglie aristocratiche concorrono nel
patrocinio di attività musicali come affermazione del proprio rango,mantenendo a palazzo un
piccolo gruppo di musicisti al loro stabile servizio, assumendo personale esterno in circostanze
fastose, sperimentando e accogliendo tipologie musicali sempre nuove; tra i musicisti più in voga a
Roma vi sono Frescobalidi, Carissimi, Rossi, Tenaglia, Stradella, Pasquini, Corelli, Scarlatti: i
compositori dell’epoca migrano da un palazzo nobiliare all’altro, affiancando a questa attività
impieghi di organista, cantore, maestro nelle cappelle o nei collegi religiosi. Con il 1700 assistiamo
al tramonto della cantata, soppiantata dal teatro d’opera che ne mina la struttura clientelare e
mecenatistica, definendo come nuova moda dell’aristocrazia non l’organizzare eventi musicali, ma
il presenziare alle stagioni operistiche.
22) LA SONATA BAROCCA
Inizialmente i termini “canzone da sonar” e “sonata” sembrano intercambiabili, del resto il loro
contenuto musicale è abbastanza simile. E’ tra il 1600 ed il 1630 che un fattore di tipo sociologico
indica una linea di demarcazione tra i due generi: i compositori di canzoni strumentali sono per lo
più organisti, mentre gli autori di sonate sono esecutori professionisti di altri strumenti, per lo più
violini; da un lato uno strumento polifonico ed un’educazione completa alla teoria musicale ed al
contrappunto rigoroso, dall’altra meno interesse per la teoria della composizione e per la polifonia,
in cambio di una tecnica virtuosistica e di un’improvvisazione affettuosa degli abbellimenti. Si parla
di sonata a tre, con tre parti strumentali impiegate, ovvero due strumenti monodici (Violini per lo
più) e basso continuo e sonata a due o sonata solistica, che prevede un solo strumento monodico
(Generalmente un violino) e basso continuo. Otre che per il diverso organico strumentale, le sonate
di distinguono per la differente destinazione d’uso, cioè per le esigenze della committenza e per le
possibilità di fruizione e quindi definiamo le sonate da chiesa e da camera: l’una rientra nello stylus
ecclesiasticus, cristallizzata in una struttura nettamente divisa in quattro movimenti tutti nella stessa
tonalità i cui andamenti sono lento-veloce-lento-veloce, l’altra in un rapporto stretto di derivazione
con la musica per danza (Caratteristica del barocco la ripresa delle musiche per danza, inserite nelle
composizioni strumentali, nonostante fino ad allora questo tipo di musica fosse considerato un
genere minore e gli strumentisti specializzati in questo senso di second’ordine); nel corso del tempo
i due generi assumono uno le caratteristiche dell’altro fino a sovrapporsi. Tra i musicisti Vitali,
Torelli e soprattutto Corelli, bolognese, vissuto a Roma, che fu al servizio della regina Cristina di
Svezia, e dei cardinali Benedetto Pamphilj e Pietro Ottoboni, ma anche libero professionista presso
alcune chiese di Roma e presso il teatro romano Tordinona, spostando la predilezione dei suoi
contemporanei dalla sonata a tre alla sonata a due.
23) L’OPERA FRANCESE
Nel corso del 1600 in Francia il potere coinvolge le arti in modo propagandistico e la musica in
particolare è il mezzo con cui l’autorità celebra i propri fasti e persuade i sudditi. Nel 1500 si
diffonde in Francia il neoplatonismo del fiorentino Marsilio Ficino e della cerchia di Lorenzo
de’Medici, per sfociare nella fondazione dell’Academie de poesie et de musique, di cui è il
principale ispiratore Jean Antoine de Baif che sostiene l’assoluta necessità di una fusione tra poesia
e musica e di un’importanza preminente del ritmo: egli attribuisce forzatamente alla poesia francese
i metri dell’antichità classica nel tentativo di ottenere una musica che ricalchi il ritmo poetico, la
musique misuree a l’antique. Alla corte di Francia è peculiare il ballet de cour che in un primo
momento assume contenuti allegorici (Il Ballet comique de la royne, Balletto drammatico della
regina rappresentato al palazzo del Petit Bourbon nel 1851 in occasione delle nozze tra Margherita
di Lorena e il duca di Joyeuse, protettore dell’Academie), per poi (Negli anni 30 del 600) celebrare
esplicitamente le glorie ed i successi militari della monarchia francese. Una valenza politica ha
anche l’iniziativa musicale del cardinale italiano Mazarino che tenta di far allestire a corte alcune
opere italiane (La finta pazza di Strozzi, l’Egisto di Cavalli, l’Orfeo di Rossi), ma incontra l’ostilità
dello sceltissimo pubblico francese, poiché l’opera italiana (Con i castrati, il testo incomprensibile
perché cantato in lingua italiana, l’armonia cromatica e complessa, i virtuosismi) è lontana dal gusto
francese e poiché un movimento di opposizione al cardinale cercava di evitare ogni italianizzazione
della corte; si assiste in seguito ad una vera e propria caccia agli artisti italiani e nemmeno
successivi tentativi di proporre opere italiane a cui vengono apportate modifiche volte ad ottenere
l’apprezzamento del pubblico francese, vanno a buon fine. Ma sarà proprio un italiano, Jean
Baptiste Lully, fiorentno naturalizzato francese, a creare un nuovo tipo di spettacolo che rispecchi i
gusti francesi, esaltando la monarchia borbonica: egli diviene compositore della musica strumentale
del re, sovrintendente della musica e compositore della musica da camera, maestro della musica
della famiglia reale, componendo diversi ballets de cour e dirigendo un gruppo di sedici strumenti
ad arco per l’intratteniemento del re, fino alla direzione dell’Academie royale de musique e
all’incarico di consigliere-segretario del re; Lully collabora con Moliere alla creazione di numerose
commedie-ballets, commedie recitate, con inserti musicali danzati, da cui realizza in seguito la
prima tragedie lyrique, Cadmus et Hermione, una tragedia in versi il cui testo è interamente
musicato alternando recitativi e arie, interventi corali e strumentali.
24) L’EUROPA TRA 1600 E 1700
A Vienna, per ostentare il prestigio della corte imperiale, vengono allestiti spettacoli operistici in
lingua italiana il sui costo è sostenuto dall’erario pubblico invece che dai capitali di un impresario
come accade in Italia e quindi si tratta ancora di mecenatismo istituzionale, piuttosto che di
un’attività per fini di lucro.
Ad Amburgo attecchiscono i meccanismi di gestione impresariale del teatro tipici dell’opera
veneziana, ovvero l’accesso al teatro è consentito a chiunque paghi il biglietto, a differenza che
nelle altre città tedesche in cui le opere vengono allestite nel palazzi ed il pubblico è composto da
selezionatissimi invitati; ma la differenza sostanziale tra Amburgo ed il resto della Germania è che
qui l’opera è cantata in tedesco e non in italiano (Cosa già fatta in precedenza con la Dafne di Opitz
con musiche di Schulz).
In Inghilterra il pubblico accetta l’inverosimiglianza di uno spettacolo interamente cantato, come è
l’opera italiana, solo agli inizi del 1700, così le opere teatrali di Purcell, realizzate nel corso del
1600, devono a ragione essere definite semi-opere, in quanto composte da inserti musicali destinati
al balletto che riempiono alcuni drammi recitati (The Fairy Qeeen, The Tempest) in apertura, tra un
atto e l’altro, e nei momenti in cui l’azione richiede un intervento sonoro (Musica in funzione
realistica); sono una delle opere di Purcell è davvero un’opera, Dido and Aeneas, spettacolo
interamente musicato, ma di dimensioni ridotte. A ciò si aggiungono i masque, sofisticati e sontuosi
balletti di corte.
La Spagna rimane praticamente impermeabile alla diffusione dell’opera in musica. Fioriscono solo
le zarzuelas, drammi recitati di argomento mitologico con inserti musicali.
Si tenta una fusione degli stili italiano e francese ad opera di Muffat e Couperin
25) IL CONCERTO BAROCCO
Al fianco della sonata domina tra sei e settecento il concerto grosso e siamo ancora a Roma. Il
concerto grosso impiega un organico strumentale ampio, senza limitarsi al solo basso continuo o
allo strumentario della sonata a tre. Stradella divide i suoi musicisti tra il concertino ed il concerto
grosso: il concertino (Soli) viene impiegato nelle arie dei solisti, gli strumenti sono gli stessi della
sonata a tre e vi è una polarizzazione tra acuto e basso continuo; il concerto grosso (Tutti o ripieno)
viene impiegato per i pezzi d’assieme e la sinfonia introduttiva (Unitamente al concertino), gli
strumenti sono il violino, la viola contralto, la viola tenore, il basso continuo e segue la struttura
tradizionale soprano-contralto-tenore-basso. Corelli produce delle composizioni che ricevono per
antonomasia il titolo di Concerti grossi, muta l’organico del ripieno in due violini, viola e basso
continuo e accentua il virtuosismo del concertino. Con Vivaldi e gli autori veneziani il numero dei
movimenti viene ridotto a tre (Allegro-adagio-allegro), si applica ai singoli movimenti la forma-
ritornello, si accentua la dimensione solistica del concertino, si approda al concerto solistico;
Vivaldi scrive numerosissimi concerti (Circa 500), ma le scelte sono sempre legate alle esigenze
della committenza, è maestro di violino, di viola all’inglese e de’concerti presso l’Ospedale della
Pietà di Venezia, scrive opere (Ottone in villa, Orlando finto pazzo), è maestro di cappella e di
camera del governatore di Mantova, viaggia in tutta Europa (Praga, Vienna, Amsterdam) e ottiene
l’approvazione del papa.
26) BACH E HANDEL
Bach è il compositore sedentario, nasce nel 1685 ad Eisenach, in Turingia, da una famiglia di
musicisti; uno dei suoi primi maestri è il fratello maggiore Johann Christoph che lo avvicina alla
grande tradizione organistica della Germania meridionale, studia poi a Luneburg, nel nord della
Paese dove viene a contatto con la tradizione organistica della Germania settentrionale, frequenta la
corte di Celle il cui duca è appassionato di musica francese, ricopre vari incarichi a Weimar,
Arnstadt, Muhlhausen e di nuovo Weimar dove questa seconda volta entra in contatto con la musica
italiana (Vivaldi) eseguita a corte, scrive Capriccio sopra la lontananza del suo fratello dilettissimo,
Toccata e fuga in re min., Actus tragicus, lo seguono degli allievi, raggiunge una certa notorietà
come collaudatore di organi, diviene maestro dei concerti alla corte di Weimar, Kappellmeister
alla corte di Kothen, Thomaskantor e Director musices a Lipsia, scrive due cantate sacre (Passione
secondo Giovanni,
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