Storia moderna
Popolazione e le strutture familiari
Fonti e metodi
Gli studi sulla popolazione e sui meccanismi che ne regolano l'andamento hanno conosciuto nell'ultimo mezzo secolo uno straordinario sviluppo. Alla metà del XVIII secolo o agli inizi del XIX risalgono i primi censimenti modernamente impostati. In precedenza si hanno numerazioni di fuochi, o nuclei familiari, compiuti a scopi fiscali, e soprattutto fonti ecclesiastiche come i registri parrocchiali, fonte privilegiata a partire dagli anni '50 del XX secolo. I demografi, dopo il metodo nominativo, hanno elaborato tecniche diverse, basate sui grandi aggregati anziché sul linkage (collegamento) attraverso il nome. Tra questi ricordiamo le piramidi dell’età e le tavole di mortalità.
La popolazione europea e la mentalità moderna
Si delineano per il nostro continente e i secoli dell'età moderna, tre fasi:
- Una crescita demografica generale e continua tra la metà del Quattrocento e gli inizi del Seicento.
- Un forte rallentamento nel XVII secolo.
- Una rinnovata tendenza espansiva nel Settecento.
A quei tempi era sufficiente una modesta alterazione delle variabili che regolavano la fecondità per determinare effetti sensibili sull’andamento della popolazione.
La storia della famiglia
La classificazione elaborata dal gruppo di Cambridge per lo studio della popolazione, diretto da Peter Laslett, ha distinto cinque tipi di aggregati familiari:
- La famiglia nucleare: composta da due coniugi e dai loro eventuali figli.
- La famiglia estesa: si aggiunge almeno un altro convivente, per esempio un fratello o un genitore del marito o della moglie.
- La famiglia multipla: composta da almeno due nuclei familiari, per esempio una coppia di coniugi anziani che abitano con un figlio e la sua sposa.
- La famiglia senza struttura: alla cui base non vi è un rapporto matrimoniale, per esempio una vedova che vive con una figlia nubile.
- I solitari.
Successivamente lo stesso Laslett distinse due diversi modelli matrimoniali e familiari:
- Un modello tipico di molti paesi dell’Europa nord-occidentale: gli uomini e le donne si sposavano abbastanza tardi formando una famiglia nucleare. Alcuni prima delle nozze passavano alcuni anni fuori casa a servizio di un’altra famiglia.
- Il secondo modello era diffuso nell’Europa orientale e meridionale: il matrimonio era precoce e la residenza padronale (cioè gli sposi convivevano con i genitori del marito).
Completamente diversa era, invece, la struttura delle famiglie contadine, basata su meccanismi ereditari:
- Le famiglie nucleari si formavano in seguito alla divisione in parti uguali del patrimonio tra i figli maschi.
- Le famiglie ceppo formate dalla convivenza delle righe che portava in casa con i vecchi genitori la propria moglie.
Invece, tra le élites le questioni attinenti alle successioni, alle doti, ai rapporti patrimoniali tra coniugi assumevano maggiore rilevanza e complessità:
- Fedecommesso: si può definire una disposizione di ultima volontà mediante la quale un testamento obbliga l'erede o gli eredi a trasmettere il bene per via di discendenza maschile.
- La primogenitura: si riferisce all’uso di concentrare nel primogenito, in presenza di più figli maschi, il grosso dell’eredità. Con tali accorgimenti le famiglie nobili cercavano di tutelarsi contro il rischio della dispersione del patrimonio.
- La dote: era commisurata alla ricchezza e al prestigio della famiglia d’origine e di quella del marito. Solo una figlia era destinata alle nozze; le altre prendevano la via del chiostro o rimanevano a vivere in famiglia.
L’economia dell’Europa preindustriale
L’agricoltura: risposta estensiva e risposta intensiva
L’agricoltura europea, nei secoli dopo il Mille, aveva compiuto notevoli progressi, in particolare nelle aree centro-settentrionale. Nei paesi meridionali la scarsità di pioggia e la natura friabile dei territori ostacolarono però l’applicazione di nuove tecniche; rimasero imperanti la rotazione biennale e l’aratro leggero, privo di ruote. L’aumento demografico del Cinquecento comportò un aumento della domanda di derrate alimentari. Ma come riuscì l'agricoltura a sfamare una popolazione in forte crescita?
- La risposta estensiva: l’allagamento della superficie coltivata.
- La risposta intensiva: l’adozione di tecniche atte ad accrescere la produttività.
Però: non sempre i terreni dissodati erano di prima qualità, non solo ma l'estensione della superficie coltivata portò a una contrazione delle aree adibite al pascolo, e quindi scarsità di concime. Inoltre verso la metà del Quattrocento si aprì una fase di diminuzione delle temperature medie nota come “piccola glaciazione”.
L’Europa centro-occidentale
All'inizio dell'età moderna, i coltivatori del suolo erano liberi. Rimanevano, certo, residui feudali e la giurisdizione e il potere di banno (competenza del giudice signorile sulle cause civili e penali). Rimaneva, inoltre, l’obbligo per i proprietari di terre di pagare al signore un censo annuo. Al forte aumento della popolazione si accompagnò a processi di proletarizzazione, cioè alla diminuzione dei coltivatori autosufficienti alla moltiplicazione dei contadini poveri o nullatenenti. Inoltre ai residui diritti feudali, i coltivatori del suolo erano soggetti alla decima ecclesiastica e alle imposte statali.
Nell’Europa orientale
Molto più deboli e meno sviluppate che in Occidente erano le città e le comunità di villaggio e delle istituzioni statali dell'Europa orientale. La servitù della gleba fu rafforzata. Il territorio agricolo era diviso tra uno o due grandi tenute signorili e un certo numero di piccoli poderi rustici. Per le famiglie traevano il necessario per vivere, ma dovevano lavorare gratuitamente le terre del Signore. I prodotti eccedenti il fabbisogno della casa padronale erano commercializzati all’estero. Il Signore amministrava la giustizia e riscuoteva persino le imposte in nome dello Stato; vi era una totale soggezione dei contadini. Tra il XVI e il XVII secolo le loro condizioni di vita si andarono via via deteriorando. Non sempre le masse rurali accettavano il loro destino di miseria e di oppressione, dando vita così al grande ciclo di rivolte popolari e contadine iniziato nella seconda metà del XIV secolo. Nel XVII secolo, il bersaglio delle proteste tese a spostarsi nell’Europa occidentale al fisco e ai suoi agenti; mentre nelle aree del secondo servaggio rimase predominante indirizzo anti signorile.
L’economia urbana
In questo periodo si affermò in molte zone un'industria rurale. Gran parte degli oggetti di uso quotidiano continuava, come nel medioevo, ad essere prodotta da artigiani. Ciascun settore era suddiviso in diverse specializzazioni, organizzate in corporazioni. Il maestro artigiano poteva reclutare i propri collaboratori nell’ambito familiare oppure all’esterno. La maggiore novità che presentarono i secoli XV-XVIII rispetto al medioevo, sta nella grande diffusione dell’industria a domicilio o protoindustria: la figura centrale era il mercante imprenditore, il quale acquistava la materia prima e la affidava a operai che la lavoravano nella propria abitazione ed erano retribuiti a cottimo. La protoindustria si sviluppò soprattutto nell’industria laniera, la quale, desiderosa di abbattere i costi, era un decentramento delle fasi principali della lavorazione. Il settore tessile rimase a lungo quello dominante nell’industria europea. Rispetto ai tessuti italiani, quelli fiamminghi erano più leggeri e più economici ed erano quindi in grado di rivolgersi al mercato più vasto. Quando l’industria fiamminga entrò in crisi olandesi e inglesi furono pronti a prenderne il posto.
Moneta, prezzi, mercato
La produzione di argento nelle miniere europee probabilmente raddoppiò tra la metà del Quattrocento e il 1530 circa. In seguito, la disponibilità di oro e d’argento fu sensibilmente accresciuta. Tra il tardo Quattrocento e gli inizi del Seicento ci fu una grande espansione dei traffici; mentre nel Settecento riprese l'espansione demografica. Sembra che la navigazione abbia compiuto progressi più rapidi che non è il trasporto per via di terra. Il Mediterraneo diventò un crocevia di scambi tra Oriente e Occidente e tra Europa e Africa. L’interscambio tra Europa e Asia nel XVI secolo fu dominato dai portoghesi. Nel XVII secolo ai portoghesi subentrarono gli olandesi; più tarda fu la penetrazione commerciale e coloniale francese e soprattutto inglese. Il commercio con il Baltico e la pesca delle aringhe furono i due fondamenti su cui si costruì la prosperità dell’Olanda nel XVII secolo. Accanto a questi scambi vanno ricordati quelli con il Nuovo Mondo: i coloni avevano bisogno di tutto e i paesi iberici cercarono di riservare a se stessi i benefici di quei traffici, ma nel XVII e XVIII secolo, mentre si sviluppava nel Nord la colonizzazione inglese e francese, si fece sempre più aggressiva la presenza dei mercanti e dei pirati lungo le coste dell’America centro-meridionale. I tratti distintivi dell'età moderna, rispetto al tardo medioevo furono:
- La nascita di un’economia mondiale imperniata sull'Europa.
- Lo spostamento dell’asse dei traffici dal Mediterraneo all’Atlantico e ai mari settentrionali.
Ceti e gruppi sociali
Nobili e “civili”
Nobiltà e clero erano i due ceti più chiaramente definiti. Tuttavia, al suo interno, ciascuno dei due comprendeva una vasta gamma di sottogruppi.
La nobiltà
Nobiltà significa ricchezza, una ricchezza basata fondamentalmente sulla proprietà delle terre e un potere esercitato sugli uomini all’interno della signoria. Il rafforzamento degli apparati statali tra la fine del XV e gli inizi del XVII secolo, sommandosi alle ripercussioni sociali della crescita economica e della “rivoluzione dei prezzi” fu all’origine di una sorta di crisi di identità dei ceti nobiliari. Ma come si diveniva nobili? Il patriziato dell’Italia centro-settentrionale aveva elaborato un sistema basato sull’antica residenza in città e sulla ricchezza. Altrove era nobile solo chi era riconosciuto per tale dal monarca, in seguito all'acquisto di feudi, a matrimoni nobili, oppure come il conferimento di un titolo. Questi nuovi nobili erano guardati con disprezzo dai rappresentanti della più antica aristocrazia.
La borghesia
Il termine “borghesia” sta a significare i ceti intermedi tra nobiltà e plebe nell’Europa preindustriale.
Poveri e marginali
Esistono due tipi di poveri:
- I poveri strutturali: coloro che anche in tempi normali vivono di elemosine.
- I poveri congiunturali: i quali ricavano di che vivere dalla loro lavoro.
Il povero nel medioevo era considerato come circondato da un’aura sacrale, controfigura del Cristo; in età moderna, invece, comincia ad essere considerato una minaccia all'ordine e alla salute pubblica, un delinquente. Fu così che al povero tende a sostituirsi il vagabondo.
Le forme di organizzazione del potere
Stato e Stato moderno
Allora novità, nell’Europa tra il XIII e XIX secolo, fu la progressiva affermazione di un potere che si proclama superiore a tutti gli altri, il potere dello Stato. Tale potere si incarna in un primo momento in cui un individuo, il monarca o le repubbliche aristocratiche, ma si viene poi configurando come un’entità a sé stante. Fin dalle XV e XVI secolo esso si immagina da ogni autorità esterna.
Lo stato moderno comprende:
- Un territorio.
- Un popolo.
- Un potere sovrano.
Ma "questo stato moderno" è all'interno tutto incentrato sull'autorità del principe e del governo. Tuttavia, questa potestà assoluta ha dei limiti: il primo è costituito dal fatto che il sovrano deve rispettare la legge divina; il secondo deriva dall'esistenza di leggi fondamentali del regno. La presenza di questi limiti è ciò che nella tradizione di pensiero europea distingue la monarchia dai regimi dispotici. Alcuni passi in direzione dello stato moderno sono compiuti dai “despoti illuminati” del XVIII secolo, ma fu soltanto la rivoluzione francese a fare piazza pulita delle istituzioni dell’antico regime e a sgomberare il campo per l’elezione di un edificio politico interamente nuovo.
Dalla monarchia di diritto divino allo stato di diritto
Una precoce affermazione dell’assolutismo monarchico fu opera della chiesa di Roma. Solo nel XVII secolo i fondamenti religiosi della sovranità cominciarono a vacillare, ad opera degli sviluppi della dottrina contrattualistica, poggiate sul postulato dell’esistenza di un diritto di natura universale.
Funzioni e articolazioni del potere statale
Lo Stato ha il dovere di difendere il territorio e di mantenere l’ordine e la pace al suo interno. La giustizia era uno degli attributi centrali della sovranità; la legislazione regia mantiene tuttavia fino al XVIII secolo un carattere intermittente, il quale lascia scoperte ampie aree, nelle quali sopperiscono gli statuti locali che conservano il diritto romano e il diritto canonico. Tra gli affari di governo un’importanza a lungo dominante rivestono la politica estera e la guerra. Essa tende all’efficienza e alla specializzazione.
Religioni, mentalità, cultura
Religione e magia
Elemento comune tra le popolazioni europee è la centralità del sacro nelle loro esistenza. Sia il tempo, sia lo spazio erano profondamente impegnati di valori cristiani. Poteri magici erano spesso attribuiti al prete o al frate, alle reliquie e agli oggetti utilizzati per il culto. Si credeva che streghe e stregoni dovessero i loro poteri a un patto stipulato con il diavolo. La continuità tra religione e magia, il carattere superstizioso di molte credenze divennero nel XVI secolo uno dei motivi centrali della polemica protestante contro la Chiesa di Roma. Solo a partire dalla metà seconda del XVII secolo, i ceti colti smisero di credere alla stregoneria e alla magia, che rimasero però più a lungo negli strati popolari.
Cultura orale e cultura scritta
L’opera di “disciplinamento sociale”, affidata al clero, proseguì nel XVII e XVIII secolo. Ne risultarono una più completa cristianizzazione delle masse popolari e una crescita dell'alfabetizzazione, anche se bisogna distinguere tra la capacità di leggere e la capacità di scrivere e tra le enormi difformità tra città e campagna e tra maschi e femmine. Solo a partire dall'età dei Lumi, lo Stato cominciò a subentrare alla Chiesa e alla famiglia. La cultura popolare rimase per tutto l’antico regime una cultura prevalentemente orale, imperniata su un patrimonio di idee, di conoscenze, di consuetudini e pratiche sociali. Per quanto riguarda la cultura scritta, la novità più importante agli inizi dell’età moderna fu l'invenzione della stampa. Fin dal XIV secolo era nota la tecnica di xilografia cinese, essa venne messa a punto da Johann Gutenberg; una delle prime e più famose opere di Gutenberg fu la Bibbia. La potenzialità della stampa fu intuita dalla Chiesa, che fin dagli inizi del Cinquecento introdusse le prime forme di censura. La seconda metà del Seicento e del Settecento, videro anche uno straordinario sviluppo della stampa periodica.
Produzione e trasmissione del sapere
Università continuarono a espandersi nella prima età moderna. Nel XVII secolo, cessarono di essere centri di elaborazione di cultura d'avanguardia e si ridussero alla formazione professionale di teologi, uomini di legge e medici. Un notevole risveglio si manifestò solo nel XVIII secolo. Nei paesi cattolici le famiglie aristocratiche preferivano affidare la formazione dei loro figli ai collegi gestiti dagli ordini religiosi. Un equivalente di questi istituti erano paesi protestanti le accademie per cavalieri. La scolarizzazione delle classi inferiori dovette attendere la seconda metà del Settecento. Tuttavia, nel XVIII secolo, roccaforti dell’alta cultura e della ricerca si notavano, più che nelle università, nelle accademie.
Monarchie e imperi tra XV e XVI secolo
I regni di Francia, Spagna, Inghilterra e l’impero germanico
Francia: Carlo VIII, Luigi XII, Francesco I
Nella monarchia francese continua la tendenza all’accentramento del potere nelle mani del re e dei collaboratori da lui scelti: crebbe l'autorità del Consiglio del re e si affermarono i Parlamenti. Tuttavia i grandi feudatari mantenevano un considerevole potere locale; anche le città conservavano in gran parte le proprie forme di governo. La legislazione regia regolava solo alcune materie, mentre per il resto vi era un diritto consuetudinario diverso da luogo a luogo.
Spagna: Isabella di Castiglia e Ferdinando di Aragona
In Spagna il matrimonio di Isabella di Castiglia con Ferdinando d'Aragona unificò i due regni. L'amministrazione delle città venne posta sotto tutela di funzionari regi detti corregidores. La sottomissione della nobiltà fu agevolata dalla politica di concessioni e di favori di Ferdinando. I principali elementi in comune tra i due regni erano le tradizioni della riconquista, della guerra contro i mori e l’intransigente difesa dell’ortodossia religiosa che ne era il riflesso.
Inghilterra: Enrico VII Tudor e Enrico VIII
In Inghilterra Enrico VII Tud...
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