La popolazione e le strutture familiari
Fonti e metodi
Nell’ultimo mezzo secolo gli studi relativi alla popolazione e ai meccanismi che ne regolano l’andamento hanno avuto un notevole sviluppo grazie all’interesse nato nei confronti della storia della società e della sua cellula base, la famiglia. L’inglese Thomas Robert Malthus scrisse, alla fine del Settecento, un saggio dal titolo "Saggio sul principio di popolazione" nel quale manifestò la sua preoccupazione in merito allo squilibrio tra popolazione e risorse alimentari. Secondo Malthus la popolazione, se non controllata, cresceva in progressione geometrica, mentre le risorse alimentari crescevano in progressione aritmetica. A riportare temporaneamente l’equilibrio, sempre secondo la tesi di Malthus, intervenivano di tanto in tanto dei “freni repressivi” costituiti dalle carestie, dalle guerre e dalle epidemie. Questi eventi ristabilivano l’equilibrio in attesa di un nuovo ciclo di incremento demografico.
La soluzione più opportuna in alternativa a questi “freni repressivi”, sempre secondo Malthus, era una limitazione cosciente dei matrimoni e quindi della fecondità. Questa soluzione riguardava naturalmente la parte più povera della società. La statistica, cioè la raccolta sistematica dei dati relativi alla popolazione, mosse i primi passi proprio durante l’età moderna. Al XVII secolo o agli inizi del XIX risalgono i primi modernamente impostati censimenti. Prima c’era la numerazione dei fuochi (o nuclei familiari) compiuti a scopi fiscali che erano dei conteggi degli abitanti di città o distretti, finalizzati all’approvvigionamento e alla distribuzione dei viveri.
Un’altra importante fonte è rappresentata dalle fonti ecclesiastiche, distinguibili in fonti relative allo stato e fonti relative al movimento della popolazione. Le fonti relative allo stato consistono negli stati delle anime, che sono degli elenchi degli abitanti di una parrocchia redatti casa per casa con lo scopo di controllare l’adempimento del precetto pasquale. Nel 1614 la Santa Sede dettò delle norme precise per la loro compilazione. Questi documenti sono importanti per ricostruire la composizione per sesso e per età e per conoscere le strutture familiari e le forme di convivenza di una comunità.
Le fonti relative al movimento della popolazione sono per lo più dei libri dove venivano registrati gli eventi religiosi fondamentali della vita dei parrocchiani (battesimo, matrimonio, sepoltura). Se questi registri non presentano lacune per un certo periodo ci permettono di ricostruire l’andamento dei diversi eventi nel corso degli anni. Queste fonti, insieme agli stati delle anime, permettono di determinare per i relativi anni gli indici di natalità, mortalità e nuzialità.
I registri parrocchiali sono diventati delle fonti privilegiate a partire dagli anni Cinquanta del XX secolo, quando dei demografi francesi elaborarono un metodo di spoglio che prende il nome di “ricostruzione nominativa delle famiglie”. Possiamo sintetizzare questo metodo in due punti:
- Si creava una scheda di famiglia per ogni matrimonio celebrato nella parrocchia studiata in un determinato arco di tempo;
- Venivano trascritti in queste schede tutti gli eventi demografici desunti dai libri dei battesimi e delle sepolture riguardanti la coppia presa in esame.
Questo metodo però presenta degli inconvenienti come, innanzi tutto, il lungo lavoro richiesto anche per il villaggio più piccolo e poi il basso numero delle schede di famiglia che è possibile ricostruire in modo completo. Dopo questo “esperimento” i demografi hanno rimesso in onore o hanno elaborato tecniche diverse.
La popolazione europea nell’età moderna
Per il periodo dal tardo Quattrocento agli inizi dell’Ottocento si hanno stime abbastanza attendibili della popolazione mondiale divisa per continenti. Per tutto il periodo più della metà della popolazione viveva nella fascia centro-meridionale del continente asiatico. Queste cifre inoltre mettono in evidenza la crisi demografica che colpì il continente americano con l’inizio della colonizzazione europea e l’arresto dello sviluppo dell’Africa legato allo stesso evento.
Per il nostro continente si delineano tre grandi fasi: una crescita demografica generale e continua tra la metà del Quattrocento e gli inizi del Seicento; un forte rallentamento nel XVII secolo e una rinnovata tendenza espansiva nel Settecento che andrà avanti poi fino al XIX secolo. Si discute ancora se questi dati siano il frutto di uno squilibrio tra popolazione e risorse (tesi Malthus), oppure se sia dovuto ad altri fattori quali le epidemie, le carestie, le guerre ed il clima sfavorevole.
Bisogna ricordare che nell’età moderna erano pressoché sconosciute le pratiche contraccettive, che iniziarono a diffondersi solo nel tardo Settecento a partire dalla Francia. Potremmo immaginare, con questi presupposti, che ogni coppia di coniugi mettesse al mondo un gran numero di figli, ma nella realtà non era così per tre motivi: innanzi tutto in gran parte dell’Europa le donne si sposavano relativamente tardi (tra i 24 e i 26 anni) e quindi gran parte della loro vita feconda restava inutilizzata ai fini della riproduzione; inoltre gli intervalli tra i parti, dopo il primo che avveniva circa un anno dopo le nozze, tendevano ad allungarsi; infine era molto frequente la rottura del matrimonio prima che la donna terminasse il proprio ciclo fecondo a causa della morte di uno dei coniugi.
In linea di massima un matrimonio durava tra i 12 e i 15 anni e, sempre in linea di massima, potevano nascere 5 o 6 figli. Questo è un numero abbastanza proficuo, ma si deve tener conto dell’alto tasso di mortalità infantile e giovanile che dimezzava la prole.
La storia della famiglia
Per lo studio della popolazione ha avuto un grande successo la classificazione elaborata dal Gruppo di Cambridge, diretto da Peter Laslett, che ha distinto cinque tipi di aggregati:
- Famiglia “nucleare”, composta solo da due coniugi ed eventuali figli;
- Famiglia “estesa”, dove ai coniugi e agli eventuali figli si aggiunge almeno un altro convivente (ad esempio un fratello o un genitore di uno dei due coniugi);
- Famiglia “multipla”, caratterizzata dalla compresenza di almeno due nuclei;
- Famiglie “senza struttura”, alla cui base non c’è un rapporto matrimoniale;
- I “solitari”, quelli che noi oggi definiamo “single”.
Laslett, alla fine degli anni Sessanta, avanzò la tesi che durante il periodo dell’Antico Regime fosse predominante il modello di famiglia nucleare, ma man mano che si completavano le ricerche nei vari paesi, il quadro si faceva sempre più complesso. Successivamente lo stesso Laslett, insieme a John Hajnal, distinsero due diversi modelli matrimoniali e familiari.
Il primo modello, tipico di molti Paesi dell’Europa nord-occidentale, si basava su tre regole: innanzi tutto sia gli uomini che le donne si sposavano abbastanza tardi ed un numero consistente di uomini e di donne non si sposavano affatto. In secondo luogo gli sposi seguivano la regola della residenza neolocale dopo il matrimonio (mettevano su casa per conto loro) e quindi davano origine ad una famiglia nucleare. Infine, prima del matrimonio un gran numero di uomini e di donne passava qualche anno fuori casa al servizio di un’altra famiglia.
Il secondo modello era diffuso soprattutto nell’Europa orientale e meridionale e, a differenza del primo, prevedeva un matrimonio abbastanza precoce e una residenza patrilocale (ovvero la convivenza degli sposi con i genitori del marito) escludendo il servizio prepuziale presso altre famiglie.
Per analizzare questi modelli bisogna tener conto anche del fattore economico, in quanto la famiglia non rappresentava solo un’unità di consumo, ma era prima di tutto un’unità di produzione. Le famiglie contadine, quasi ovunque costituivano la maggioranza della popolazione, e assumevano una strutture diverse a seconda dei meccanismi ereditari: la divisione del patrimonio in parti uguali tra i figli maschi tendeva a favorire la formazione di famiglie nucleari, mentre la successione al podere di un solo figlio tendeva a favorire la formazione di una famiglia ceppo (cioè alla convivenza dell’erede e della moglie con i genitori di lui).
Le dimensioni dell’aggregato domestico andavano anche in base al fondo coltivato (sia di proprietà che in affitto). Le questioni economiche naturalmente non riguardavano solo gli strati bassi della società, ma anzi, nelle èlites le questioni patrimoniali tra coniugi, la successione, la dote, assumevano una maggiore rilevanza e complessità. Per le famiglie aristocratiche europee, la conservazione della propria ricchezza era una preoccupazione dominante, tanto che tra il XVI e il XVIII secolo si adottarono strumenti giuridici adatti allo scopo come i “fedecommessi” (istituto di diritto successorio che obbliga l'erede a trasmettere tutta o parte dell'eredità a un'altra persona, fidecommissario, dopo la morte dell'erede designato, istituito) e le primogeniture (concentrare nel primogenito, in presenza di più figli maschi, il grosso dell’eredità).
La limitazione dei matrimoni, la trasmissione di beni per linea maschile, la destinazione dei figli cadetti alle carriere militari, ecclesiastiche, giudiziarie, e la destinazione delle figlie femmine alla monacazione o al nubilato, erano le basi di una strategia familiare che, tra le altre cose, dava molta importanza alle alleanze matrimoniali e alle reti allargate di parentela agnatizia (parentela tra i discendenti dallo stesso padre) e cognati zia (acquisita attraverso unioni matrimoniali).
Le questioni economiche e i meccanismi di successione, non esauriscono gli studi in merito alla famiglia e ai rapporti in essa presenti. Sono stati compiuti molti studi in merito ai rapporti di autorità e di affetto tra coniugi e tra genitori e figli.
Per la Gran Bretagna punto di riferimento in questo ambito, è il libro di Lawrence Stone, “Famiglia, sesso e matrimonio in Inghilterra fra Cinque e Ottocento”, nel quale si distinguono tre tipi diversi di agglomerato che si susseguono, o che addirittura si accavallano, tra il Cinquecento e l’Ottocento. Il primo agglomerato è costituito dalla “famiglia a lignaggio aperto” (1450-1630), caratterizzato dalla freddezza dei rapporti tra i coniugi e tra genitori e figli; il secondo agglomerato è costituito, invece, dalla “famiglia nucleare patriarcale ristretta” (1550-1700), dove all’accentuazione dell’autorità del pater familias, riflesso del potere assoluto del monarca sulla società, si accompagnano lo sviluppo di legami affettivi tra i coniugi e il grande risalto dato all’educazione cristiana e al disciplinamento della prole; il terzo agglomerato, infine, è costituito dalla “famiglia nucleare domestica chiusa” (1620-1800), la cui peculiarità è l’individualismo affettivo che si esprime in una nuova tenerezza sia tra moglie e marito, sia tra questi e i loro figli.
L'economia dell'Europa preindustriale
L’agricoltura: risposta estensiva e risposta intensiva
Nei secoli successivi al Mille, l’agricoltura europea aveva compiuto notevoli progressi che avevano permesso di sottoporre a coltura i terreni umidi e argillosi delle aree centro-settentrionali del vecchio continente. Nei Paesi mediterranei, però, la scarsità delle piogge e la natura friabile dei terreni, ostacolarono l’applicazione di queste nuove tecniche. Tra il 1450 e il 1750 l’organizzazione produttiva nelle campagne non registrò grandi mutamenti. L’incremento demografico del “lungo Cinquecento” comportò un aumento della domanda di derrate alimentari, soprattutto verso i cereali. La carne scomparve praticamente dalle mense dei contadini e, in generale, di tutti i lavoratori manuali, che fino al XX secolo si nutrirono prevalentemente di pane e farine, accompagnati da legumi e verdure, lardo o pesce salato, uova e latticini in modeste quantità e vino o birra di scadente qualità.
Ci si chiede come fosse possibile che l’agricoltura potesse riuscire a sfamare una popolazione in continua crescita. A livello teorico sono possibili due tipi di risposte: una risposta “estensiva” consistente nell’allargamento della superficie coltivata, e una risposta “intensiva”, consistente nell’adozione di tecniche volte ad accrescere la produttività. Fino al XVI secolo prevalse la soluzione intensiva, tanto che, mano a mano che la popolazione cresceva vennero rimessi a coltura terreni precedentemente abbandonati, e furono bonificate molte aree che fino ad allora erano occupate da foreste.
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Riassunto esame Storia moderna, docente Malena Adelisa, libro consigliato Storia moderna 1492-1848 di Carlo Capra
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Riassunto esame Storia moderna, prof. Melani, libro consigliato Storia moderna (1492 1848), Capra
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Riassunto esame Storia dello stato moderno, prof. Motta, libro consigliato Storia Moderna (1492-1848) di Capra
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Riassunto esame storia moderna, prof. Stefano Levati, libro consigliato Manuale di storia moderna, Capra