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Martin Lutero: il mondo di Lutero

Il sistema politico europeo e il Sacro Romano Impero della Nazione Tedesca

Martin Lutero visse all’inizio dell’età moderna, che convenzionalmente si fa cominciare dal 1492. Partendo da ovest, troviamo cinque Stati monarchici: Portogallo, Spagna, Francia, Scozia e Inghilterra. All’estremo Nord, la Norvegia e la Danimarca sono unite, mentre la Svezia sta per creare un nuovo regno indipendente. Verso est incontriamo il regno di Polonia, il granducato di Lituania, il regno di Ungheria, al di sotto del quale preme l’impero ottomano. Mentre l’Italia, la cui unità era soltanto linguistica e culturale, si apprestava a diventare preda delle più forti monarchie confinanti.

L'impero

L’impero copriva un’area vastissima che, nel senso della latitudine, andava dalle coste del Mare del Nord e del Mar Baltico fino al principato vescovile di Trento, mentre quello della longitudine dai Paesi Bassi e dai territori dell’ex Ducato di Borgogna fino alla Slesia e alla Russia a est.

La suddivisione degli stati

L’impero era suddiviso in stati indipendenti. Le tipologie erano comunque riconducibili a tre: i principati laici, i principati ecclesiastici (in cui un vescovo o il titolare di un’altra carica ecclesiastica deteneva anche il potere politico) e le città-stato. Esisteva tuttavia un organismo in cui era rappresentata tutta la complessità dell'impero: la “Dieta imperiale” a cui partecipavano i sette principi elettori, tutti i governanti ed i rappresentanti delle città.

L'Europa religiosa: le diversità

L’unità dello spazio politico europeo era data dalla condivisione di un’unica fede religiosa, tuttavia vi erano in Europa minoranze non cristiane ed anche all’interno del cristianesimo non mancavano fratture e divisioni:

  • Il grande scisma: 1054, la Chiesa orientale si sottrae all’obbedienza del Papa. Nella Chiesa orientale la spiritualità era di tipo mistico, “ascendente”, volta cioè all’elevazione dell’uomo Dio. In Occidente, invece, si ebbero la teologia scolastica e il diritto canonico, due tentativi di tradurre il divino in termini umani.
  • Le eresie: alla base di questa contestazione vi era la distinzione tra una chiesa invisibile e una chiesa visibile.

L'Europa religiosa: gli elementi comuni

Il cristianesimo occidentale del tardo Medio Evo può essere considerato come un insieme di punti con le quali si cercava di portare al livello di un’umanità dolente un mondo celeste altrimenti destinato a restare irraggiungibile. La natura sociale e collettiva del cristianesimo tardo medievale risulta evidente innanzitutto dalla pratica sacramentale. Un posto fondamentale, tra i sacramenti, aveva l’ordinazione sacerdotale; in questo modo una parte della popolazione veniva separata dal resto e finiva per costituire il primo dei tre ordini o ceti in cui la società era comunemente rappresentata: il clero.

L’intera realtà in cui erano immersi gli uomini e le donne della prima età moderna era permeata della religione.

  • Dominavano prevalentemente Cristo, la Madonna e santi: Il Cristo giudice che separava i dannati dagli eletti stava a poco a poco cedendo il posto a un personaggio di cui si sottolineavano sempre più i tratti umani e le sofferenze patite durante la passione e la crocifissione.
  • Però, i fedeli sentivano il bisogno di ricorrere a qualcuno che potesse mitigare la sua ira ossia il culto della Vergine.
  • I santi, infine, erano entità soprannaturali che fornivano agli umani una protezione “specializzata”.

Questa devozione meccanica, esteriore, stereotipa è dovuta alla preoccupazioni che attanagliava quasi tutti gli uomini e le donne tra la fine del Medioevo e gli inizi dell’età moderna ossia il destino dell’anima dopo la morte.

La cristianità occidentale nel tardo Medio Evo: le strutture ecclesiastiche

La causa principale della Riforma risiede nella corruzione della Chiesa e dei suoi rappresentanti. La chiesa si presentava sempre più come una struttura in cui scopi erano la conquista e il mantenimento del potere più che la cura delle anime dei fedeli.

Il Papa

Da quando l'elezione papale era divenuta monopolio del collegio cardinalizio, era fondamentale per i sovrani d'Europa avere un cardinale che rappresentasse i loro interessi. Proprio questi intrecci di potere erano alla base del fatto che fossero esistiti papi e “antipapi” (va comunque ricordato che vi furono pontefici umanisti, ma anche i più mondani, attirarono nella capitale della cristianità i più famosi pittori, architetti, scultori, pittori).

I parroci

I parroci erano coloro che più di tutti gli altri stavano a contatto con i fedeli. Alcuni dei problemi relativi al basso clero erano analoghi a quelli che affliggevano i vescovi: dal momento che ad ogni “ufficio” era abbinato un “beneficio” in natura o in denaro, facevano di tutto per incassare il secondo lasciando le loro chiese alla cura di vicari o cappellani; anche quanto a morale e stile di vita, non erano in molti i preti della prima età moderna che potevano essere presi a modello.

Il clero regolare

Accanto al clero secolare (sottoposto unicamente al Papa) troviamo il clero regolare, composto da frati e monaci che vivevano in un convento, facevano vita in comune seguivano una “regola” scritta. In genere il livello di istruzione di frati e monaci era molto superiore rispetto a quello del clero secolare, quindi detenevano il monopolio della predicazione. Tuttavia all’inizio dell’età moderna, frati e monaci si erano allontanati dallo spirito della regola dei loro fondatori. Anche nel loro caso, comunque, le proteste più frequenti riguardavano i comportamenti e la morale.

  • Ordini monastici: vivevano generalmente in grandi abbazie fuori dai centri urbani.
  • Ordini mendicanti: la loro organizzazione era solitamente più accentrata.

I laici

La diversità di situazioni socioculturali diventa qui ancora maggiore. Nel caso delle rapporto dei laici con la religione contava il livello di istruzione perché la maggior parte dei riti era scritta in latino.

Da studente di giurisprudenza a professore di teologia

Gli inizi (1483-1501)

I ricordi autobiografici di Lutero sono caratterizzati per lo più da un'atmosfera cupa e riferiscono di privazioni economiche e di un’estrema rigidità educativa da parte dei genitori. Lutero proveniva da una famiglia contadina che ha cominciato ad ascendere la scala sociale. Anche della scuola Lutero avrebbe ricordi poco lusinghieri, riguardo alla severità e violenza usata dai maestri sugli allievi. Tuttavia, l’insistenza pesante e oppressiva su dogmi e dottrine e lo stretto controllo disciplinare sarebbero arrivati con l’età della Controriforma, poiché né in famiglia né a scuola Lutero fu sottoposto a un’educazione soffocante dal punto di vista religioso.

L’università e la vocazione (1501-1505)

Come molti altri figli di borghesi desiderosi di un’ascesa sociale, Lutero si iscrisse all’università di giurisprudenza. Ma un giorno venne sorpreso da una tempesta, terrorizzato dalla morte improvvisa che non lasciava tempo per pentirsi dei propri peccati e salvarsi, cercò la protezione del cielo ed esclamò: Sant’Anna, aiutami: voglio farmi monaco. Sono innumerevoli le raccolte di ex voto quindi, se avesse voluto, Lutero avrebbe avuto la possibilità di venire liberato dalla promessa che aveva fatto.

Lutero in convento

Nel tardo medioevo molti ordini religiosi reagirono all'allontanamento dallo spirito dei loro fondatori con il “movimento dell’osservanza”. Molti ordini si divisero così in due rami: “conventuali” e “osservanti”. Lutero aveva scelto una struttura conventuale. La vita religiosa era considerata una via privilegiata per ottenere la salvezza dell’anima. Lutero fu un religioso esemplare, ciò nonostante egli era ancora inquieto e vittima di frequenti crisi: era ossessionato dalla propria peccaminosità. Ma i suoi superiori lo spinsero a diventare sacerdote, dovette così cominciare a celebrare la messa, evento che fu per lui traumatico. La liturgia cattolica della messa, infatti, prevedeva la lettura di diversi brani in cui Dio e Gesù comparivano nella loro veste di giudici severi delle opere degli uomini, inoltre, le famiglie dei sacerdoti venivano invitate ad assistere alla prima messa, dunque Lutero si trovò faccia a faccia con suo padre, che non vedeva da due anni.

Lutero comincia a studiare teologia.

Il viaggio a Roma (1507-1511)

La vita di Lutero il convento rimase caratterizzata da uno stato molto vicino alla depressione, domina dalla tristezza, dall’insicurezza e dal timore, cominciò, così, a studiare teologia. Lutero rimase deluso a Roma, poiché venne a conoscenza dell’immoralità di corti cardinalizie.

Lutero professore di teologia (1511-1517)

Nel 1512 Lutero divenne dottore in teologia e iniziò a insegnare. Innanzitutto, trovò nei Salmi uno specchio della propria condizione angosciosa e della propria sensazione di lontananza da Dio; rendersi conto che persino Gesù aveva sofferto portò Lutero a compiere il primo passo in quella che sarebbe stata chiamata la “teologia della croce”. Inoltre, nelle lezioni sulla lettera ai romani si trova formulata chiaramente la dottrina della giustificazione per sola fede e l’idea di giustizia divina.

La giustizia di Dio e la giustificazione per sola fede

La giustizia divina non era la condanna dei peccatori, bensì la giustizia passiva, attraverso la quale Dio misericordioso ci giustifica per fede. Questa intuizione cambiò completamente il suo modo di rapportarsi a Dio e al Vangelo. L’uomo, dunque, non viene giustificato da Dio per le sue opere, bensì per la fede; anzi, per la grazia di Dio, che viene trasmessa all’uomo attraverso la fede. Con il concetto di “abbandono”, “distacco”, inteso come la necessità di fare il vuoto dentro se stessi, Lutero aveva formulato i capisaldi della “teologia della croce”.

Rivoluzione nel nome del Vangelo (1517-1521)

Le 95 tesi sulle indulgenze (1517)

Ciò che spinse Lutero a prendere una posizione pubblica, che ha poco a poco lo avrebbe condotto ad assumere un ruolo antagonista nei confronti della Chiesa, fu lo scandalo delle indulgenze, nel 1517. Bisogna soffermarsi sul significato che le indulgenze avevano nella Chiesa e nella società dei tempi di Lutero: si trattava di una prassi connessa al sacramento della penitenza. Oltre alla contrizione e alla confessione la penitenza comprendeva un terzo momento, detto soddisfazione, in cui il fedele doveva adempiere a una serie di penitenze canoniche. Il fondamento di queste pratiche era un’interpretazione filo papale di diversi brani dei Vangeli, che attribuivano al pontefice, prefigurato dall'apostolo Pietro, il “potere delle chiavi” del regno dei cieli. L’indulgenza non era altro che un documento solenne con il sigillo pontificio con cui un Papa proclamava la remissione dei peccati a chi compiva un'opera buona, di solito un’elemosina o un’offerta a una chiesa. Alla dottrina cattolica sulla penitenza e sulle indulgenze era connessa anche la credenza nel Purgatorio: il fedele che moriva senza adempiere alle penitenze oppure che non aveva avuto modo di confessarsi, nell’aldilà doveva ascoltare un periodo variabile di penitenza nel Purgatorio, prima di accedere al Paradiso. Lutero nel protestare contro quella pratica non si rivolse solo contro un abuso morale, ma anche e soprattutto contro una credenza falsa e corruttrice delle anime.

Le tesi ebbero una diffusione straordinaria. Ma qual era il contenuto di questo documento? In una parola, la “penitenza” non poteva consistere in opere o azioni. Nel complesso, le Tesi sulle indulgenze erano uno scritto polemico, anche se i toni erano ancora relativamente bassi, ma, soprattutto, non si trattava di un'opera destinata... (il testo originale è interrotto qui).

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/02 Storia moderna

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher beariassunti.net di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia moderna e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi "Carlo Bo" di Urbino o del prof Dall'Olio Guido.
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