Estratto del documento

La popolazione e le strutture familiari

Fonti e metodi

Gli studi sulla popolazione e sui meccanismi che ne regolano l’andamento nel tempo (natalità, mortalità, nuzialità, fecondità, flussi migratori) hanno conosciuto nell’ultimo mezzo secolo uno straordinario sviluppo. L’inglese Thomas Robert Malthus diede voce col suo “Saggio sul principio di popolazione” (1789) a una diffusa preoccupazione per lo squilibrio tra popolazione e risorse alimentari. La messa a cultura di nuove terre (naturalmente meno fertili) e le innovazioni tecnologiche non possono influire durevolmente sullo sproporzione che si crea. A frenare l’aumento incontrollato della popolazione intervengono inesorabilmente, presto o tardi, quelli che Malthus chiama freni “repressivi”: la carestia, le epidemie, le guerre che ristabiliscono temporaneamente l’equilibrio alterato, in attesa di un nuovo ciclo di incremento demografico.

Ma il problema del rapporto tra popolazione e risorse si ripresenta oggi su scala globale e rende gli indagatori del passato particolarmente sensibili a temi come l’incremento o il ristagno demografico. La statistica muoveva i suoi primi passi nell’epoca moderna. Un contributo significativo al progresso degli studi demografici venne dai cosiddetti “aritmetici politici” inglesi del 600. Al XVIII secolo o agli inizi del XIX risalgono i primi censimenti modernamente impostati. Una rilevazione eccezionale per precisione e ricchezza è il catasto fiorentino del 1427, da cui si ricavano la composizione per sesso e per età, le occupazioni e i redditi di circa 60.000 famiglie residenti nella città e nel suo dominio.

Un’altra importantissima miniera di dati è rappresentata per l’Europa preindustriale dalle fonti ecclesiastiche, distinguibili a loro volta in fonti relative allo stato e in fonti relative al movimento della popolazione. Le prime consistono principalmente negli stati delle anime, gli elenchi degli abitanti di una parrocchia redatti casa per casa dal rettore della stessa al fine di controllarne l’adempimento del precetto pasquale. Oltreché per la determinazione delle dimensioni e dello sviluppo storico delle comunità, questi documenti sono preziosi per ricostruirne la composizione per sesso e per età e per conoscere le strutture familiari e le forme di convivenza.

La tenuta dei registri parrocchiali fu resa obbligatoria e sottoposta a regole precise nel 1563 per quanto riguarda battesimi e nozze, nel 1614 per le sepolture. In congiunzione con gli stati delle anime o con altre fonti aggregative, inoltre, essi consentono di determinare per i relativi anni gli indici di natalità, mortalità e di nuzialità, cioè il numero di nascite, di morti e di matrimoni per ogni mille abitanti. Benché utilizzati come fonte dagli storici, sia per le biografie individuali sia per studiare le conseguenze di eventi catastrofici, come guerre o pestilenze, i registri parrocchiali sono divenuti una fonte privilegiata per lo studio della popolazione a partire dagli anni 50 del XX secolo, quando dai demografici francesi venne elaborato un metodo di spoglio noto come “ricostruzione normativa delle famiglie”.

Via via che si moltiplicavano le ricerche su singole parrocchie, e che alle iniziative individuali si aggiungevano lavori di équipe ha preso forma un vero e proprio modello demografico d’antico regime, e anche la transizione demografica del XVIII e XIX secolo è stata illuminata di luce nuova. Le famiglie cosiddette “chiuse”, quelle cioè per cui sono note sia la data di inizio osservazione (coincidente con la celebrazione delle nozze), sia la data di fine osservazione (decesso di uno dei due coniugi), sia infine le date di nascita di tutti i figli, sono sempre una minoranza del totale delle schede matrimoniali, anche quando si estende la ricerca alle parrocchie circonvicine.

Ecco perché i demografi, dopo un periodo di giustificato entusiasmo per il metodo nominativo, hanno rimesso in onore o elaborato tecniche diverse basate sui grandi aggregati. Tra questi ricordiamo la costruzione di piramidi delle età, ottenute disponendo parallelamente all’ascissa gli istogrammi relativi al numero degli individui, a sinistra i maschi e a destra le femmine, divisi per scaglioni di età. Un altro procedimento tradizionale è la costruzione si tavole di mortalità, che si applicano a schiere di nati in uno stesso anno: eliminando i morti al termine di ogni anno successivo, fino alla scomparsa degli ultimi sopravvissuti, si elabora una tabella che consente di calcolare, tra l’altro, la speranza di vita a qualsiasi età.

La popolazione europea nell’età moderna

Per il periodo che va dal tardo 400 agli inizi del 500 si dispone di stime sufficientemente attendibili della popolazione mondiale divisa per continenti. Molto più della metà della popolazione mondiale, in ciascuno dei momenti considerati, viveva nel continente asiatico, anzi nella fascia centro-meridionale dello stesso. Le cifre evidenziano la vera e propria catastrofe demografica che colpì il continente americano con l’avvio della colonizzazione europea, e l’arresto dello sviluppo dell’Africa in larga misura collegato allo stesso evento. La popolazione europea, per contro, cresce allo stesso ritmo di quella asiatica tra il 1400 e il 1800, triplicandosi in quattro secoli.

  • Una crescita demografica generale e continua, anche se via via più faticosa
  • Forte rallentamento nel XVII secolo (ristagno o addirittura regresso nell’area germanica e nelle penisole italiana e iberica)
  • Una rinnovata tendenza espansiva nel 700, che si prolunga e anzi si rafforza nel XIX secolo.

In assenza dei flussi migratori di consistenti dimensioni, la lentezza della crescita della popolazione è dovuta all’alta mortalità, i cui indici medi sono pericolosamente vicini a quelli della natalità, pure assai elevata. Un’epidemia, un cattivo raccolto, il passaggio di un esercito (ma spesso i tre flagelli storici, peste, fame e guerra, agivano in combinazione) moltiplicavano improvvisamente per due, per quattro, per dieci il numero dei decessi annui; al drammatico aumento della mortalità, faceva riscontro la diminuzione della nuzialità e della natalità, giacché in tempo di crisi si rimandavano i matrimoni e si mettevano al mondo meno figli.

Poi, passata la carestia o pestilenza, tutti gli indici si invertivano: la mortalità scendeva al di sotto dei suoi livelli normali, giacché erano stati falcidiati soprattutto bambini e vecchi, ed era quindi più elevata la percentuale degli uomini e delle donne in età di riproduzione; e aumentavano in corrispondenza gli indici di nuzialità e di natalità, non solo per questa stessa ragione, ma perché si celebravano i matrimoni rinviati e si sposavano i vedovi e le vedove; si ricostruivano così i contingenti di partenza con una certa rapidità, a meno che non intervenisse qualche nuova catastrofe.

Nell’età moderna erano pressoché sconosciute, salvo da gruppi ristretti, le pratiche contraccettive, che cominciarono a diffondersi solo nel tardo 700 a partire dalla Francia. In queste condizioni, che i demografi chiamano di fecondità naturale, ci aspetteremmo che ogni coppia di coniugi mettesse al mondo un gran numero di figli. In realtà così non avveniva, per tre principali ragioni:

  • In gran parte dell’Europa le donne si sposavano piuttosto tardi, mediamente fra i 24 e i 26 anni di età: un terzo circa della loro vita feconda rimaneva inutilizzata ai fini della riproduzione
  • Gli intervalli tra i parti tendevano ad allungarsi e risultavano in media tra i due e i tre anni, a causa soprattutto dell’allattamento prolungato
  • Era molto frequente la rottura dell’unione prima che fosse giunto a termine il ciclo fecondo della donna, convenzionalmente collocato all’età di 45 anni per effetto della morte dell’uno o dell’altro dei coniugi.

La mortalità infantile e giovanile dimezzava la prole: un quarto circa dei nati moriva infatti nel primo anno di vita, e un altro quarto scompariva prima di aver raggiunto l’età adulta.

La storia della famiglia

Il comportamento demografico delle coppie di sposi rappresenta solo un aspetto della storia della famiglia. Documenti come gli stati delle anime, o i loro equivalenti nelle chiese protestanti, ci illuminano non soltanto sui nuclei familiari in senso stretto, cioè le coppie coniugate con la loro prole, ma sulle dimensioni e sulla composizione degli aggregati domestici, intesi come l’insieme di coloro che vivono sotto lo stesso tetto, comprendendo cioè altri eventuali parenti e conviventi e anche i servi o gli apprendisti.

Molta fortuna ha avuto la classificazione elaborata del Gruppo di Cambridge per lo studio della popolazione, diretto da Peter Laslett, che ha distinto 5 tipi di aggregati:

  • Famiglia “nucleare”: coniugi ed eventuali figli
  • Famiglia “estesa”: a questi si aggiunge almeno un altro convivente (fratello o genitore del marito o della moglie)
  • Famiglia “multipla”: presenza di almeno due nuclei (es. coppia di coniugi anziani che abitano con un figlio e la sua sposa
  • Famiglie “senza struttura”: alla base non vi è un rapporto matrimoniale
  • “Solitari”

Nell’antico regime era assolutamente predominante il tipo della famiglia nucleare. Successivamente lo stesso Laslett e un altro studioso inglese John Hajnal, distinsero due diversi modelli matrimoniali e familiari:

Il primo, tipico di molti Paesi dell’Europa nord-occidentale, si basava su tre regole:

  • Sia gli uomini che le donne si sposavano abbastanza tardi
  • Gli sposi seguivano la regola di residenza neolocale dopo le nozze, cioè mettevano su casa per proprio conto e dunque formavano una famiglia nucleare.
  • Prima delle nozze un’alta quota di giovani passava alcuni anni fuori casa, a servizio di un’altra famiglia.

Il secondo modello, diffuso nell’Europa orientale e meridionale, prevedeva invece il matrimonio precoce e la residenza patrilocale (cioè la convivenza degli sposi con i genitori del marito) ed escludeva il servizio prepuziale presso altre famiglie.

La famiglia non rappresentava solo dal punto di vista economico, un’unità di consumo, ma prima di tutto un’unità di produzione, e questo sia nel caso delle aziende contadine, sia nel caso di molte lavorazioni artigianali o preindustriali. Le famiglie contadine potevano avere struttura diversa, anche in Francia o nell’Europa centrale, a seconda dei meccanismi ereditari: la divisione in parti uguali del patrimonio tra i figli maschi tendeva a favorire la formazione di famiglie nucleari, mentre la successione al podere avito di un solo figlio portava in genere alla famiglia ceppo, cioè alla convivenza dell’erede che portava in casa la propria moglie, con i vecchi genitori.

I condizionamenti di tipo economico e giuridico naturalmente non riguardavano solo gli strati inferiori della società, ma anche le élites, dove anzi le questioni attinenti alle successioni, alle doti, ai rapporti patrimoniali tra i coniugi assumevano maggiore rilevanza e complessità. La conservazione della ricchezza è una preoccupazione dominante per le famiglie aristocratiche europee, che tra il XVI e il XVIII secolo adottano largamente strumenti giuridici adatti allo scopo, come i fedecommessi e le primogeniture.

Fedecommesso: disposizione di ultima volontà mediante la quale chi fa testamento obbliga l’erede o gli eredi a trasmettere i beni sottoposti a vincolo agli ulteriori chiamati, di solito per via di discendenza maschile. La primogenitura o il maggiorasco, si riferisce all’uso di concentrare nel primogenito in presenza di più figli maschi il grosso dell’eredità. Con tali accorgimenti le famiglie cercavano di tutelarsi contro il rischio di una dispersione del patrimonio a causa di una prole troppo numerosa o ad opera di un erede scialacquatore.

Per le femmine la dote, che era commisurata alla ricchezza e al prestigio della famiglia d’origine e a quella del marito, fungeva da eredità anticipata; ma per lo più solo una figlia era destinata alle nozze; le altre prendevano la via del chiostro.

“Padri e figli dell’Europa medievale e moderna” di Philippe Ariès: l’amore coniugale e la considerazione dell’infanzia come una fase della vita avente caratteri propri e proprie esigenze, diverse da quelle degli adulti, non esistevano prima dell’età moderna e furono il portato di una serie di circostanze nuove, tra cui la cultura umanistica e la scolarizzazione.

“Famiglia, sesso e matrimonio in Inghilterra fra Cinque e Ottocento” di Lawrence Stone: distingue tre tipi di aggregato domestico:

  • La “famiglia a lignaggio aperto” caratterizzata dal formalismo e dalla freddezza dei rapporti tra coniugi e tra genitori e figli.
  • La “famiglia nucleare ristretta” dove all’accentuazione dell’autorità del pater familias, riflesso del potere assoluto del monarca sulla società, si accompagnano lo sviluppo di legami affettivi tra i coniugi e il grande risalto dato all’educazione cristiana e al disciplinamento della prole.
  • La “famiglia nucleare domestica chiusa” il cui tratto distintivo è “l’individualismo affettivo” che si esprime nell’attenuarsi del divario gerarchico e in una nuova tenerezza sia tra il marito e la moglie, sia tra questi e i loro figli.

L’economia dell’Europa preindustriale

L’agricoltura: risposta estensiva e risposta intensiva

L’agricoltura europea aveva compiuto nei secoli dopo il Mille notevoli progressi, che avevano consentito in particolare di sottoporre a coltura i terreni umidi e argillosi delle aree centro-settentrionali del vecchio continente: tra le innovazioni più importanti si possono ricordare l’aratro pesante, gli zoccoli del cavalli, la larga diffusione della rotazione triennale (un anno a frumento o segale, un anno a orzo o avena, un anno a riposo).

Nei tre secoli compresi fra il 1450 e il 1750 l’organizzazione produttiva nelle campagne non registrò grandi mutamenti. L’incremento demografico del “lungo 500” comportò naturalmente un parallelo aumento della domanda di derrate alimentari, che si diresse soprattutto verso i cereali.

Come riuscì l’agricoltura a sfamare una popolazione in forte crescita? Teoricamente erano possibili due tipi di risposte:

  • La risposta “estensiva”, cioè l’allargamento della superficie coltivata
  • La risposta “intensiva”, consistente nell’adozione di tecniche atte ad accrescere la produttività, ossia la quantità di prodotto per unità di superficie.

Di gran lunga prevalente su nel XVI secolo la prima soluzione: via via che la popolazione aumentava, furono rimessi a coltura i terreni abbandonati durante la crisi demografica del XIV e XV secolo. Molti campi furono bonificati ma non sempre i terreni così dissodati erano di prima qualità: spesso si trattava anzi di aree marginali, che solo l’accresciuta pressione demografica rendeva conveniente mettere a coltura.

Anche l’andamento del clima sembra aver influito negativamente sui raccolti, giacché verso la metà del 400 si aprì quella fase di diminuzione delle temperature medie nota agli specialisti come “piccola glaciazione”, particolarmente sensibile nel XVII secolo. La fertilità dei campi è funzione, oltre che dalla natura del suolo, soprattutto di due fattori: la disponibilità di acqua e il concime. La stretta associazione di agricoltura e allevamento e l’adozione di sofisticate rotazioni che eliminano la necessità del riposo periodico dei terreni sono l’essenza della cosiddetta rivoluzione agricola, che ebbe prima nei Paesi Bassi, poi in Inghilterra i suoi luoghi d’elezione nel corso dell’età moderna.

Il regime fondiario e i rapporti di produzione. L’Europa centro-occidentale

I secoli del basso Medioevo videro in gran parte dell’Europa non solo la disgregazione della feudalità come sistema di governo, ma anche l’erosione dei poteri signorili nelle campagne, per effetto sia della crisi demografica, che spostò a favore di una manodopera divenuta rara i rapporti di forza tra proprietari e contadini, sia della tendenza generale dei signori fondiari alla monetizzazione delle prestazioni loro dovute, sia infine della serie di rivolte contadine esplose in diverse aree geografiche tra la metà del 300 e i primi decenni del 500.

Le corvées, dove sopravvivevano erano limitate a poche giornate l’anno per carriaggi o per lavori di manutenzione del castello. La riserva signorile era stata per lo più frazionata in appezzamenti o poderi affidati a famiglie coloniche. Rimaneva l’obbligo per i proprietari di terre comprese nel feudo, di pagare al signore un censo annuo; localmente al censo si aggiungeva una quota parte del raccolto, una sorta di decima feudale, chiamata in Francia champart. Il signore riscuoteva poi pedaggi al passaggio di ponti e strade e deteneva il monopolio di determinate attività come la caccia, la pesca, la molitura del grano, la spremitura delle olive, la cottura del pane, e traeva quindi beneficio dal loro esercizio o appalto.

All’evolversi nel tempo degli originari rapporti feudali è anche legata la sopravvivenza o meno di una diffusa proprietà contadina. In Italia, la forte contrazione della proprietà contadina e la sua virtuale scomparsa in vicinanza delle città, fu effetto di processi diversi, cioè dell’espansione a macchia d’olio della proprietà urbana, che assorbì progressivamente le piccole e medie aziende agricole, sostituendole con aziende più grandi, spesso dedicate alla produzione intensiva e specializzata.

Anteprima
Vedrai una selezione di 14 pagine su 61
Riassunto esame Storia moderna, prof. Melani, libro consigliato Storia moderna (1492 1848), Capra Pag. 1 Riassunto esame Storia moderna, prof. Melani, libro consigliato Storia moderna (1492 1848), Capra Pag. 2
Anteprima di 14 pagg. su 61.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Storia moderna, prof. Melani, libro consigliato Storia moderna (1492 1848), Capra Pag. 6
Anteprima di 14 pagg. su 61.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Storia moderna, prof. Melani, libro consigliato Storia moderna (1492 1848), Capra Pag. 11
Anteprima di 14 pagg. su 61.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Storia moderna, prof. Melani, libro consigliato Storia moderna (1492 1848), Capra Pag. 16
Anteprima di 14 pagg. su 61.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Storia moderna, prof. Melani, libro consigliato Storia moderna (1492 1848), Capra Pag. 21
Anteprima di 14 pagg. su 61.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Storia moderna, prof. Melani, libro consigliato Storia moderna (1492 1848), Capra Pag. 26
Anteprima di 14 pagg. su 61.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Storia moderna, prof. Melani, libro consigliato Storia moderna (1492 1848), Capra Pag. 31
Anteprima di 14 pagg. su 61.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Storia moderna, prof. Melani, libro consigliato Storia moderna (1492 1848), Capra Pag. 36
Anteprima di 14 pagg. su 61.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Storia moderna, prof. Melani, libro consigliato Storia moderna (1492 1848), Capra Pag. 41
Anteprima di 14 pagg. su 61.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Storia moderna, prof. Melani, libro consigliato Storia moderna (1492 1848), Capra Pag. 46
Anteprima di 14 pagg. su 61.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Storia moderna, prof. Melani, libro consigliato Storia moderna (1492 1848), Capra Pag. 51
Anteprima di 14 pagg. su 61.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Storia moderna, prof. Melani, libro consigliato Storia moderna (1492 1848), Capra Pag. 56
Anteprima di 14 pagg. su 61.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Storia moderna, prof. Melani, libro consigliato Storia moderna (1492 1848), Capra Pag. 61
1 su 61
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/02 Storia moderna

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Eli.C di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia moderna e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Melani Igor.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community