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Storia moderna 1492-1848: la lunga durata

Parte prima: la popolazione e le strutture familiari

Capitolo 1: Fonti e metodi

L'inglese Thomas Robert Malthus (1766-1834) diede voce con suo saggio sul principio di popolazione a una preoccupazione per lo squilibrio tra popolazione e risorse alimentari. Tale squilibrio nasce dal fatto che la popolazione "se non controllata cresce in progressione geometrica" (1-2-4-8...) mentre le risorse "crescono solo in progressione aritmetica" (1-2-3-4...). La messa a coltura di nuove terre e le innovazioni tecnologiche non possono influire durevolmente sulla sproporzione giacché per la legge dei rendimenti decrescenti ogni unità aggiuntiva di terra o di lavoro si traduce in incrementi produttivi via via minori.

A frenare l'aumento della popolazione intervengono i "freni repressivi" come la carestia, le epidemie e le guerre. L'unica alternativa è quindi l'adozione di "freni preventivi", cioè la limitazione dei matrimoni, quindi delle fecondità, che deve riguardare la parte più povera della società.

La statistica muoveva i suoi primi passi nell'epoca moderna. Un contributo significativo al progresso degli studi demografici venne in Inghilterra da William Petty e Gregory King e da scrittori settecenteschi francesi e tedeschi. Agli inizi del XIX secolo risalgono i primi censimenti moderni. In precedenza si ebbero numerazioni di fuochi, di nuclei familiari, compiute a scopi fiscali o conteggi dei distretti finalizzati all'approvvigionamento e alla distribuzione di viveri.

Inoltre, vi erano anche le fonti ecclesiastiche e registri parrocchiali che risalgono al periodo precedente al Concilio di Trento, ad esempio per i battesimi, ma la loro tenuta fu resa obbligatoria nel 1563. Questi dati ci consentono di ricostruire l'andamento di diversi eventi (nascite, matrimoni, decessi), sia di studiarne la stagionalità e consentono di determinare gli indici di natalità, mortalità e nuzialità.

I registri parrocchiali sono divenuti una fonte privilegiata per lo studio della popolazione a partire dagli anni '50 del XX secolo, quando dai demografi francesi venne elaborato il "metodo della costruzione nominativa delle famiglie" che consiste nell'intestazione di una scheda di famiglia a ogni matrimonio celebrato nella parrocchia studiata in un dato arco di tempo e nella trascrizione su queste schede di tutti gli eventi demografici desunti dai libri dei battesimi e delle sepolture e riguardanti la coppia di cui essa è intestata.

Gli inconvenienti del metodo risiedono nel lungo lavoro richiesto e nel basso numero delle schede famiglia complete. Ecco perché i demografi hanno elaborato tecniche diverse come la costruzione di piramidi dell'età oppure la costruzione di tavole di mortalità. Tuttavia vi è il problema della rarità e della scarsa attendibilità di simili rilevazioni di epoche lontane dalla nostra.

La popolazione europea nell'età moderna

Dalla fine del '400 fino agli inizi dell'800, più della popolazione mondiale viveva nel continente asiatico. Con la colonizzazione europea vi fu una catastrofe demografica che colpì il continente americano e l'arresto dello sviluppo dell'Africa (esportazioni di schiavi neri nelle Americhe). La popolazione europea cresce allo stesso ritmo di quella asiatica, triplicandosi in quattro secoli.

Per quanto riguarda l'Europa, l'età moderna si delinea in tre fasi:

  • Una crescita demografica generale e continua tra la metà del '400 e gli inizi del '600.
  • Un forte rallentamento nel XVII secolo, che è la risultante di comportamenti demografici diversificati per grandi aree; squilibrio tra risorse e popolazione secondo Malthus, guerre, epidemie e carestie.
  • Una tendenza espansiva nel '700 che si rafforza nel XIX secolo.

I tassi medi d'incremento annuo raramente superano lo 0,5% fino alla seconda metà del '700 e la lentezza della crescita della popolazione è dovuta all'alta mortalità. Nell'età moderna erano sconosciute le pratiche contraccettive, che cominciarono a diffondersi solo nel tardo '700 a partire dalla Francia; tuttavia in queste condizioni vi è un basso numero di figli poiché in gran parte dell'Europa le donne si sposavano piuttosto tardi. In secondo luogo, gli intervalli tra i parti tendevano ad allungarsi a causa dell'allattamento prolungato che induce una temporanea sterilità nella donna e infine era molto frequente la morte di un coniuge prima che fosse giunto a termine il suo ciclo fecondo.

Inoltre, bisogna ricordare la mortalità infantile, in cui un quarto circa dei nati moriva nel primo anno di vita e un altro 4% scompariva prima dell'età adulta. Un aumento della natalità e una diminuzione della mortalità furono le cause fondamentali della crescita demografica nel XVIII secolo.

La storia della famiglia

Molta fortuna ha avuto la classificazione elaborata dal gruppo di Cambridge per lo studio della popolazione, diretto da Peter Laslett, che ha distinto cinque tipi di aggregati:

  • La famiglia "nucleare" composta da due coniugi e dai loro eventuali figli.
  • La famiglia "estesa" in cui a coloro si aggiunge almeno un altro convivente.
  • La famiglia "multipla" caratterizzata dalla compresenza di almeno due nuclei.
  • Le famiglie "senza struttura", alla cui base non vi è un rapporto matrimoniale (vedova con figli).
  • Le famiglie "solitari".

Secondo Laslett, vi erano due diversi modelli matrimoniali e familiari:

  1. Dei paesi dell'Europa nord-occidentale, si basava su tre regole. Gli uomini e le donne si sposavano abbastanza tardi e molti altri non si sposavano affatto; gli sposi seguivano la regola di residenza neolocale dopo le nozze, cioè mettevano su casa per proprio conto e quindi formavano una famiglia nucleare; prima delle nozze molti giovani passavano alcuni anni fuori casa, a servizio in un'altra famiglia.
  2. Dell'Europa orientale e meridionale, vi era il matrimonio precoce e la residenza patrilocale (convivenza degli sposi con i genitori del marito) ed escludeva il servizio prenunziale presso le altre famiglie.

Questi schemi tuttavia sono incapaci di spiegare le varietà delle situazioni reali. Solo un attento studio dei condizionamenti economici, delle norme giuridiche e delle pratiche sociali è in grado di rendere conto di queste varianti. Era un'epoca in cui la famiglia rappresentava un'unità di produzione. Le famiglie contadine potevano avere una struttura diversa a seconda dei meccanismi ereditari: la divisione in parti uguali del patrimonio tra i figli maschi favoriva la formazione di famiglie nucleari, mentre la successione al podere avito di un solo figlio portava alla famiglia ceppo, cioè alla convivenza dell'erede che portava in casa la propria moglie con i vecchi genitori.

Le dimensioni dell'aggregato domestico erano anche funzione delle dimensioni del fondo coltivato. Per quanto riguarda la conservazione della ricchezza, incentrata sulla proprietà fondiaria, le famiglie aristocratiche adattarono strumenti giuridici come i fedecommessi e le primogeniture.

Fedecommesso: disposizione di un'ultima volontà mediante la quale chi fa testamento vincola l'erede o gli eredi a trasmettere una serie di beni sottoposti a vincolo agli ulteriori chiamati, di solito per via di discendenza maschile.

Primogenitura: concentrare nel primogenito, in presenza di più figli maschi, il grosso dell'eredità. Così le famiglie cercavano di tutelarsi contro il rischio di una dispersione del patrimonio e anche quando il fedecommesso non operava in congiunzione con la primogenitura, lo scopo era raggiunto con la limitazione del matrimonio a un solo maschio per ogni generazione. Per le femmine, la dote fungeva da eredità anticipata, ma una sola figlia era destinata alle nozze; le altre prendevano la via del chiostro o rimanevano in famiglia come nubili.

L'economia dell'Europa preindustriale

Capitolo 2: L'agricoltura: risposta estensiva e risposta intensiva

I secoli che seguono l'anno Mille furono caratterizzati da una serie di innovazioni in campo agricolo come l'aratro pesante, la ferratura degli zoccoli dei cavalli e la rotazione triennale (un anno a frumento, un anno a orzo, un anno a riposo). Tutto ciò aveva consentito di estendere le colture anche a terreni prima incolti (aree centro-settentrionali dell'Europa).

Nei Paesi mediterranei la scarsità di piogge e la natura friabile dei terreni ostacolarono l'applicazione di queste tecniche dove rimasero imperanti la rotazione biennale (lasciare la terra a riposo un anno su due), e l'aratro leggero. Tra il 1450-1750 non si verificano grandi innovazioni nell'organizzazione produttiva delle campagne europee. La domanda di risorse alimentari aumentò a causa dell'accrescimento demografico avvenuto durante il "lungo 500".

Come riuscì l'agricoltura a sfamare una popolazione in forte crescita? Erano possibili due tipi di risposte:

  • Estensiva: allargamento della superficie coltivata.
  • Intensiva: adozione di tecniche atte ad accrescere la produttività, quantità di prodotto per unità di superficie.

Nel 500 fu prevalente la prima soluzione. Nel Veneto, ad esempio, vi erano i Provveditori sopra i beni inculti che avevano il compito di sovrintendere alla bonifica dei terreni vallivi e acquitrinosi che si estendevano per gran parte della fascia costiera dal Polesine al Friuli. (o l'area dei fens a nord-est di Londra, dove molti ettari furono guadagnati alla cereali-coltura).

Spesso tuttavia questi nuovi terreni non erano di prima qualità e l'estensione della superficie coltivata portò a una concentrazione delle aree adibite al pascolo, e quindi a una maggiore scarsità di concime. Anche l'andamento del clima sembra aver influito negativamente sui raccolti, basti ricordare la "piccola glaciazione" della metà del 400.

La fertilità dei campi è funzione della disponibilità di acqua e di concime. La presenza di una rete irrigatoria fu all'origine della grande produttività della pianura lombarda. La stretta associazione di agricoltura e allevamento e l'adozione di sofisticate rotazioni, sono l'essenza della rivoluzione agricola, che si ebbe prima nei Paesi Bassi e poi in Inghilterra.

Il regime fondiario dell'Europa centro-occidentale

I secoli del Basso Medioevo videro in gran parte dell'Europa la disgregazione della feudalità come sistema di governo e l'erosione dei poteri signorili nelle campagne, per effetto sia della crisi demografica che spostò a favore di una manodopera rara i rapporti di forza tra proprietari e contadini, sia della tendenza dei signori fondiari alla monetizzazione delle prestazioni loro dovute, sia della serie di rivolte contadine tra la metà del 300 e i primi decenni del 500.

La feudalità non scomparve nel corso dell'età moderna: rimanevano la giurisdizione e il "potere di banno" che si traducevano nella competenza del giudice signorile sulle cause civili e penali minori, nell'esercizio dei poteri di polizia e di regolamentazione dei lavori agricoli. Rimaneva l'obbligo, per i proprietari di terre comprese del feudo, di pagare al signore un censo annuo più una parte di raccolto (champart). Altri diritti (laudemi) spettavano al signore in occasione della vendita o della trasmissione ereditaria ai beni fondiari. Vi erano poi gli "abusi" feudali, cioè le pretese e le estorsioni legate all'uso della violenza da parte del signore.

All'inizio dell'età moderna i coltivatori erano, nell'Europa occidentale, liberi di sposarsi, di trasferirsi e di disporre delle proprie terre. Le Corvée (prestazioni di lavoro gratuito) erano limitate a poche giornate l'anno per il trasporto di prodotti. La riserva signorile era stata frazionata in appezzamenti affidati a famiglie coloniche.

All'evolversi negli originari rapporti feudali è legata la sopravvivenza o meno di una diffusa proprietà contadina. In Francia e nella Germania occidentale si calcola che i coltivatori possedessero nell'età moderna la metà del suolo coltivabile. In Inghilterra i copyholders furono vittime di un'offensiva signorile che mirava a trasformarli in affittuari a breve scadenza; per queste ragioni e per effetto del movimento delle recinzioni, la piccola proprietà coltivatrice era ridotta nel XVII secolo a un quinto del suolo. In Italia una simile concentrazione della proprietà contadina fu effetto dell'espansione della proprietà urbana in coincidenza con la crisi delle piccole aziende legate all'andamento demografico, alle vicende climatiche e al prestito usuraio.

Dovunque il forte aumento della popolazione tra il XVI e il XVIII secolo si accompagnò a processi di proletarizzazione, diminuzione di coltivatori autosufficienti o provvisti di eccedenze di derrate da vendere sul mercato, alla moltiplicazione dei contadini poveri o nullatenenti e alla riduzione del potere d'acquisto dei salari. Oltre ai diritti feudali, i coltivatori erano soggetti alla decima ecclesiastica, alle imposte statali e comunitarie e quando non erano proprietari al prelievo rappresentato dalla rendita fondiaria.

Vi erano quindi ben poche risorse a disposizione per investimenti e innovazioni. Tutto ciò spiega perché solo in aree favorite dal punto di vista ambientale (pianura lombarda) o dove era minore la pressione sul suolo dei contadini poveri (Olanda, Inghilterra - recinzioni), fu possibile nell'età moderna adottare quelle pratiche agricole e quelle tecniche che ebbero l'effetto di accrescere in modo sensibile la produttività dei terreni.

Il regime fondiario dell'Europa orientale

L'Europa orientale comprendeva enormi estensioni di terreno pianeggiante fertile ed erano scarsamente popolate. Quindi vi erano terreno fertile e popolazione scarsa. Il problema era rappresentato dalla scarsità della forza lavoro e meno sviluppate che in Occidente erano le città e le comunità di un villaggio e le istituzioni statali.

In queste condizioni la diffusione dell'economia di mercato agì come uno stimolo ad accrescere la produzione. Quindi vi fu un rafforzamento della coercizione extra-economica nei confronti dei contadini. La servitù della gleba venne aggravata a partire dal XV secolo. Il territorio agricolo di un villaggio era divisa tra due tenute signorili e un certo numero di piccoli poderi rustici. Le famiglie insediate in questi ultimi traevano dai propri campi il necessario per vivere. Ma dovevano dedicare una parte del loro tempo a lavorare gratuitamente le terre del signore. Anche il servizio domestico nella casa del nobile era assicurato dai figli dei contadini, e nei mesi invernali la forza lavoro disponibile poteva essere sfruttata per attività industriali.

Tra il XVI e il XVII secolo le loro condizioni di vita andarono deteriorando, anche a causa della sfavorevole congiuntura economica. Non sempre le masse rurale accettavano il loro destino di miseria, quindi davano vita a manifestazioni di protesta, rivolte e sommosse estese a intere regioni. Da ricordare la ribellione dei comuneros in Castiglia (1520-21) e la guerra dei contadini in Germania (1524-25).

L'economia urbana

Milioni di famiglie contadine provvedevano da sé ai bisogni primari eccedenti l'alimentazione, costruendo abitazioni e mobili con i materiali reperibili sul luogo. Molte città ospitavano un numero rilevante di agricoltori che lavoravano le terre dei dintorni e tutti quei manufatti che richiedevano una superiore capacità artigianale provenivano dalle botteghe cittadine o da organizzazioni produttive che avevano nella città il loro centro motore.

L'essenza della città risiedeva in elementi come la stratificazione sociale, comprendente un ceto artigiano e mercantile e nella "autocoscienza dei suoi abitanti". Gran parte degli oggetti di uso quotidiano veniva prodotta da artigiani che lavoravano da soli o con pochi collaboratori nella propria abitazione o nelle botteghe. I settori predominanti erano la lavorazione del legno, dei metalli, del cuoio, dei pellami, la confezione di alimentazione ed edilizia. Ciascuno di questi settori era suddiviso in diverse specializzazioni, i cui addetti erano organizzati in corporazioni.

Il maestro artigiano poteva reclutare i propri collaboratori nell'ambito familiare o all'esterno, mediante l'assunzione di apprendisti o di salariati. Anche quei manufatti che richiedevano l'intervento di diverse specializzazioni erano il risultato di fasi successive di lavorazione o di montaggio di pezzi prodotti in laboratori artigiani decentrati. Concentrazioni di decine o centinaia di operai erano rare e si incontravano nelle miniere, nei lavori pubblici di maggior rilievo e nelle costruzioni navali. E anche in questi casi la fatica fisica e l'abilità manuale avevano la prevalenza sull'impiego di macchine e sul ricorso a fonti di energia inanimate.

La maggior novità che presentano i secoli XV-XVIII rispetto al Medioevo, sta nella grande diffusione del sistema noto come l'industria a domicilio o "protoindustria". Il mercante-imprenditore acquistava la materia prima e la affidava a operai che lavoravano nella propria abitazione. Nel caso dell'industria laniera, il desiderio di abbattere i costi e di sfuggire alle limitazioni e alle regole imposte dalle corporazioni portò al decentramento delle fasi principali della lavorazione nelle campagne circostanti le città.

Il settore tessile rimase a lungo quello dominante nell'industria europea. Rispetto ai tessuti italiani, quelli fiamminghi erano fatti di lana meno fine e non cardata, risultavano più leggeri ed economici, ma quando l'industria fiamminga entrò in crisi, per effetto della rivolta contro la Spagna, i concorrenti olandesi e inglesi furono...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/02 Storia moderna

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher nora96_96 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia moderna e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Ca' Foscari di Venezia o del prof Adelisa Malena.
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