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Storia moderna

I nuovi orizzonti geografici

Le nuove conoscenze geografiche alla fine del Medioevo: l'Africa Nera

Le nozioni geografiche del primo Rinascimento erano vaghe e imprecise, nonostante si fosse già imposta la concezione sferica della Terra. Tuttavia, affidandosi a concezioni geografiche di epoca classica, c'erano molte inesattezze (es. continente africano era creduto più corto e nessuna idea dell'esistenza delle Americhe e dell'Oceania). Valeva inoltre ancora il mito che le Indie fossero piene di abbondanti ricchezze, errori che incoraggiarono i viaggi di esplorazione. In Africa la popolazione contava 40-50 milioni distribuiti in maniera molto irregolare; le popolazioni del centro-sud vivevano ancora di caccia e raccolta dei frutti, mentre altrove era praticato l'allevamento, l'agricoltura e la produzione di beni. Tra il XIV e XVI secolo si erano create forme statali complesse, molto spesso dei regni, che erano sovrapposti all'organizzazione sociale per clan e tribù ed erano in grado di riscuotere tributi e mobilitare eserciti.

Le civiltà precolombiane in America

In America le civiltà più evolute si svilupparono solo mille anni prima dell'arrivo degli spagnoli, praticavano agricoltura sedentaria di mais, tuberi e altre piante primitive mentre l'allevamento era di lama, alpaca, vigogna e tacchino. Erano all'ignoto del ferro e della ruota ma erano riusciti a creare varie attività artigianali. Gli spagnoli arrivarono al declino della civiltà maya, la cui eredità spirituale era stata raccolta da altre popolazioni: i toltechi e gli aztechi. Furono questi ultimi ad estendere il proprio potere da un oceano all'altro. Infatti quando arrivarono gli spagnoli, il loro impero contava 25 milioni di abitanti in espansione. Per gli aztechi, la guerra era necessaria per accrescere i tributi, per catturare prigionieri e poi sacrificarli nelle cerimonie pubbliche. La civiltà degli aztechi era imperniata sull'idea della precarietà dell'ordine cosmico costantemente minacciato da catastrofi naturali e dalla collera delle divinità, inoltre la religione era così importante per gli aztechi che giustificava il rigido ordine sociale.

L'inizio delle scoperte: i primi viaggi di esplorazione

Il 3 agosto 1492 Colombo salpò dal porto di Palos con due caravelle e una nave più grande, sbarcando sull'isola di Watling il 12 ottobre, credendo di essere sbarcato in Asia. Iniziò l'esplorazione delle isole di Cuba e di Haiti, tornando a Palos il 14 marzo dell'anno successivo con alcuni “indiani”, pappagalli e oro convincendo la regina Isabella a finanziare una seconda spedizione. Il secondo viaggio di Colombo però portò solamente ad un carico di schiavi, così con le ultime e sudate due spedizioni, Colombo arriverà alla scoperta del fiume Orinoco e alla perlustrazione delle coste dell'America centrale. Le spedizioni del veneziano Caboto portarono all'esplorazione del Terranova, Labrador e delle coste nord-occidentali degli Stati Uniti mentre Vespucci attuò la ricognizione di quasi tutta la costa atlantica dell'America meridionale.

A causa della spedizione di Colombo, nacque anche la disputa tra Spagna e Portogallo circa i territori nuovamente scoperti: Giovanni II stipulò con la corte spagnola il trattato di Tordesillas fissando così la linea divisoria tra area portoghese e area spagnola a 370 leghe a ovest dell'isola di Capo Verde (così il Portogallo potrà rivendicare il Brasile). Questa nuova rivalità portò i portoghesi ad iniziare le spedizioni nelle Indie orientali, guidate da Vasco da Gama che, partendo nel 1497, arrivò a Calicut il 20 maggio 1498 dove caricò le navi di spezie e pietre preziose ripartì nei primi di ottobre tornando in patria nel 1499. Una nuova flotta fu allestita e partì sotto la guida di Cabral alla volta del Brasile, reclamando la terra come proprietà del re del Portogallo. La squadra di Cabral raggiunse poi l'India ripetendo il viaggio di De Gama.

L'intenzione dei sovrani e dei navigatori era quello di trovare un passaggio che permettesse di attraversare l'America per arrivare alle Indie, il primo che riuscì ad attraversare la foresta tropicale e a vedere l'Oceano al di là fu Balboa. Fu però Magellano che, partendo da Siviglia il 10 agosto 1519, arrivò in fondo alla Patagonia e trovò lo stretto che poi prese il suo nome. Dopo di ciò finì la traversata del Pacifico in tre mesi di navigazione sbarcando nelle Filippine, prendendone possesso nel nome del re di Spagna. Le navi, senza Magellano che morì in viaggio, tornarono in Spagna nel 1522, concludendo così la prima circumnavigazione del globo. D'ora in poi l'obiettivo delle varie corti fu quello di rafforzare le loro posizioni nelle aree di influenza che si erano spartite.

Spezie e cannoni: l'impeto marittimo dei portoghesi

Il Brasile fu all'inizio solo sfruttato a fini commerciali per la via marittima verso le Indie che era stata scoperta, la cosiddetta Carreira da India, che assunse cadenza pressoché annuale. Il motivo per cui all'inizio non era pensabile la conquista e colonizzazione dei territori era dettato dal fatto che il numero di portoghesi che si trasferivano nelle nuove aree non superarono mai i sette mila. Anche nell'Africa orientale e meridionale si ripetette il modello già sperimentato: costruzione di fortezze e empori commerciali, stabilire accordi con i sovrani locali (spesso usando la violenza) per la fornitura di spezie o altri prodotti per dare vita ad un monopolio e iniziare una lotta senza quartiere contro i concorrenti. L'unico che cercò di fermare l'espansione portoghese fu il sovrano mamelucco dell'Egitto in collaborazione col sultano dello Stato Indiano, ma furono entrambi stroncati nel 1509. Nei decenni successivi poi si aggiunsero le conquiste dell'isola di Ceylon e delle Molucche, inoltre la Cina consentì l'apertura di un emporio a Macao. Tutto ciò permise al Portogallo di importare oltre alle spezie indiane anche la cannella, i chiodi di garofano, la noce moscata, sete e legni profumati. Ma questo lucroso traffico serviva semplicemente a mantenere e difendere il suo impero afro-asiatico. Inoltre non riuscirono mai ad appropriarsi del monopolio in quanto non furono mai capaci di chiudere il mar Rosso, che continuava ad essere controllato dai mercanti veneziani.

Le imprese dei conquistadores spagnoli

La presenza europea nel “Nuovo Mondo” all'inizio si concentrava nelle isole caraibiche e puntò principalmente alla ricerca dell'oro, solo nel 1517 iniziò l'esplorazione dell'entroterra. I protagonisti di queste nuove imprese furono i conquistadores: soldati spagnoli di origini nobili ma povere, che si ispiravano alla lettura dei romanzi cavallereschi e avevano fatto loro il miraggio dell'oro. Nel 1519 Cortés partì dall'isola di Cuba con 500 uomini, cavalli e cannoni procedendo dalle coste messicane nel centro del territorio dell'impero azteco senza incontrare grande resistenza. Fu ben accolto dal sovrano Montezuma II che vide in Cortés la reincarnazione di Quetzalcoatl, ma il conquistador lo fece prigioniero e lo obbligò a pagare un enorme riscatto, per poi dopo ritirarsi. Cortés tornò nel 1521, occupò la capitale e la distrusse sterminando gli abitanti. Sulle rovine fu costruita una nuova città su modello spagnolo, Mexico, mentre il resto dell'impero azteco venne conquistato e sottomesso. Così Carlo V nominò nel 1522 Cortés governatore e capitano della Nuova Spagna.

Invece Pizarro e Almagro che nel 1531 si mossero a sud partendo da Panama attratti dalla notizia dell'esistenza di un regno di favolosa ricchezza in Perù. Incontrarono l'esercito inca guidato da Atahualpa sul quale gli spagnoli ebbero la meglio, facendo prigioniero il capo inca che dovette pagare un costoso riscatto per poi essere condannato a morte mentre la capitale Cuzco fu saccheggiata facendo nascere il vicereame spagnolo in Perù con capitale Lima, edificata nel 1535.

Il crollo di questi grandi regni è dettato dal terrore che incutevano le armi da fuoco, i cavalli e la furia omicida spagnola, inoltre anche i contrasti etnici e dinastici indebolivano sia l'impero inca che azteco. A ciò va unito il profondo senso di disperazione che nasceva dalla sensazione di essere stati abbandonati dagli dei, dalla percezione della fine di una civiltà e dello sfacelo di un universo religioso e culturale, simboleggiato dall'uccisione del regnante. Chi sopravviveva agli stermini attuati dagli spagnoli e non si suicidava, veniva poi sottoposto a uno spietato sfruttamento e messo a contatto con malattie diffuse dai nuovi arrivati.

La colonizzazione spagnola del Nuovo Mondo

Durante il Cinquecento gli spagnoli continuarono a colonizzare sia verso nord (California e Florida) sia verso sud nel continente sudamericano, colonizzazione accompagnata dallo sviluppo del fenomeno del meticciato. Tra gli strumenti della colonizzazione avevano importanza soprattutto la fondazione di città e dell'encomienda, che assegnava a un conquistador una circoscrizione territoriale senza renderli proprietari terrieri: avevano il diritto di esigere tributi e prestazioni lavoro dagli indigeni, in cambio gli encomenderos dovevano proteggere i loro vassalli e convertirli alla fede cristiana. I due vicereami della Nuova Spagna e del Perù erano divisi in province amministrative mentre le circoscrizioni giudiziarie erano chiamate audiencias. La Spagna iniziò una politica di controllo a partire dal 1542, cioè con le Nuove Leggi redatte da Carlo V: queste non solo controllavano la società coloniale, ma moderavano i molteplici soprusi che la caratterizzavano (venne vietato di ridurre in schiavitù gli indios). A ciò contribuì anche l'azione degli ordini religiosi regolari che si preoccuparono non solo dell'evangelizzazione ma anche di denunciare tutti i soprusi che accadevano.

Nelle isole caraibiche, dopo la fase iniziale di ricerca dell'oro, si iniziò la coltivazione della canna da zucchero per la quale si importarono quantità crescenti di schiavi africani. Nel continente americano la diminuzione della popolazione indigena e l'importazione di nuove specie animali e vegetali cambiarono il tessuto economico. Iniziò la coltivazione di frumento, olivo e vite, inoltre fu esportata la cocciniglia, un colorante rosso. Si moltiplicarono pecore, buoi e cavalli, dando origine all'industria laniera e alla costituzione di grandi ranchos. In Messico nel 1546 vennero scoperte le miniere d'argento, la manodopera per l'estrazione del minerale era fornita dagli indios mentre attorno ai giacimenti sorsero agglomerati umani che furono un importante stimolo per l'economia agricola e manifatturiera.

Le ripercussioni in Europa

  • Con le scoperte geografiche arrivò anche una tendenza inflazionistica che colpiva principalmente cereali e altri prodotti agrari, aumentandone il prezzo di tre o quattro volte. Se al tempo la colpa fu data all'afflusso di materiali preziosi provenienti dalle nuove terre, ora si ritiene che la causa fu l'incremento demografico.
  • Iniziano a delinearsi i contorni di una nuova economia mondiale dove le nazioni più progredite erano produttrici di manufatti e centri propulsori del commercio e della finanza mentre i territori colonizzati erano fornitori di materie prime e di forza lavoro servile o quasi.
  • Le scoperte geografiche ebbero un notevole impatto sulla coscienza degli europei:
    • Cambiano le abitudini alimentari;
    • Dimostrazione definitiva della sfericità della Terra, percezione delle dimensioni;
    • Nascita di un'identità europea dettata dal confronto con civiltà diverse, a volte anche primitive, nascono discussioni sulla natura dei selvaggi e sulla possibilità che avessero di accedere alla salvezza eterna, sulla legittimità di ridurli in schiavitù portando anche al superamento della visione razzista ed etnocentrica occidentale.

America spagnola vs America britannica

  • Aspirazioni simili (commercio, evangelizzazione e conquista di nuovi territori)
  • 1519: spedizione in Messico di Cortés
  • 1606: spedizione in Virginia di Newport
  • Corona spagnola fu interventista per garantire un flusso regolare di metalli preziosi, basando anche la loro “legittimità” su una bolla emanata dal Papa Alessandro VI
  • Costa orientale dell'America settentrionale era priva di metalli preziosi e da una scarsa densità di popolazioni, corte inglese davanti a scarse prospettive di profitto mantennero un profilo più basso
  • Coloni spagnoli poco interessati alla proprietà della terra, gli importava del dominio sugli uomini; paura che si formasse un'aristocrazia terriera di stampo occidentale, le encomiendas non erano automaticamente trasmesse agli eredi + proprietà della Corona + encomenderos potevano delimitare i confini ma non recintare i terreni
  • Coloni britannici resistevano agli ordini della Corona di fondare città ma una volta che le potenzialità delle piantagioni di tabacco e sottosuolo furono evidenti, la tendenza di occupare la terra scacciando gli indigeni fu inarrestabile
  • Emigrazione spagnola controllata e sottoposta a restrizioni (partenze solo da Siviglia) – dal 1552 gli emigranti dovevano provare di non avere sangue contaminato da ebrei o moreschi
  • Maggiore necessità di emigranti portò alla creazione del contratto di servitù che offriva trasporto gratuito in cambio di cinque anni di lavoro
  • Autorità spagnole promossero un programma di conversioni che sfociò in una diffusa ispanizzazione, gli aiuti vennero dagli ordini religiosi il cui entusiasmo si raffreddò con l'arrivo della seconda generazione controriformista. 1514: autorizzazione per matrimoni interetnici
  • Fenomeno di meticciato trascurabile e marginale – debolezza strutturale della chiesa anglicana che non possedeva il monopolio della vita religiosa nelle colonie

L'universo mentale di Hernán Cortés (1485-1547)

Durante la vita di Cortés la Spagna attraversa dei radicali cambiamenti che si riflettono nelle vicende personali del conquistador. Alla sua nascita, i regali Fernando e Isabella si erano imposti su una società consumata dalle fazioni facendo crescere un sentimento di determinazione e fiducia nei loro confronti, sentimenti che saranno fondamentali quando inizieranno a riconquistare il territorio iberico contro i Mori e ad ampliarne i confini. Culturalmente parlando si stavano diffondendo le idee dell'Umanesimo italiano e della rigenerazione spirituale. Cortés salpò dalla Spagna nel 1504, alla morte di Isabella e tornò nel 1528, quando si era già affermato sul trono il nipote Carlo V; nel mentre (1519-21) era avvenuta la rivolta dei Comuneros mentre invece Cortés aveva portato avanti la sua rivolta personale contro l'autorità costituita per la conquista del Messico. Nel 1528 fu accolto da una Spagna erasmiana, quindi mossa da un sentimento di rinnovamento della cristianità, e al suo definitivo ritorno nel 1540 la Spagna umanista era ufficialmente caduta sotto le ombre della Controriforma.

Cortés riflette nella sua personalità tutti questi cambiamenti storici, dimostrando di essere un individuo dall'eccezionale sensibilità mentale abituato a cogliere i più lievi mutamenti d'opinione anche nel vecchio Continente. Figlio di un hidalgo, passò la sua adolescenza a Salamanca, dove inizia lo studio della grammatica latina con l'obiettivo poi di iniziare a studiare il diritto, mentre contemporaneamente faceva un praticantato come notaio, rendendogli possibile di impadronirsi della lingua latina e con il codice di diritto di Castiglia. È stata smentita la voce per la quale si credeva possibile anche una sua approfondita conoscenza del testo biblico, che in realtà risulta approssimativa. Ovviamente ha una buona padronanza di tutti quei testi che ci si può aspettare siano conosciuti da un hidalgo castigliano del tempo, in particolare il codice di diritto di Castiglia con in testa le Siete Partidas. Questi codici offrono una serie di principi a cui aspirare la propria condotta come sudditi e guerrieri e sarà questi che Cortés userà per giustificarsi sul piano legale quando ruppe con il governatore Velazquez e avviare la spedizione messicana. Sicuramente l'hidalgo si ispirava anche ai romanzi cavallereschi, come emerge dalla sua narrazione della conquista del Messico, anche se emerge un sentimento di superiorità rispetto alle gesta degli antichi.

Durante le varie lettere che Cortés spediva ai reali spagnoli per narrare/giustificare le sue imprese, molto spesso gli storici si sono imbattuti in molte citazioni classiche e dotte del conquistador e hanno creduto erroneamente che avesse ascendenza intellettuali. In verità Cortés aveva una straordinaria capacità di cogliere e ritenere frasi ad effetto per poterle utilizzare in maniera originale, diffondendo un'immagine di sé di persona erudita. Per esempio, riesce a citare due espressioni usate dal governatore Velazquez nelle sue relazioni all'imperatore, dimostrando di avere alta considerazione delle direttive che stava attivamente violando. In conclusione possiamo dire che gli anni della sua prima formazione in Estremadura, la parentela con una figura leggendaria di quella regione (Monroy), l'assorbimento della tipica cultura da hidalgo (basata sulle cronache, i romanzi d'avventura e le leggi di Siete Partidas), gli anni trascorsi a Salamanca e i quindici anni spesi come notaio a Hispaniola e a Cuba hanno formato il bagaglio intellettuale dell'uomo che nel 1519 si avviava alla conquista del Messico. Alla partenza per questa spedizione, Cortés credeva ciecamente nel ruolo cruciale della Fortuna nel destino degli uomini, attraverso l'immagine della ruota, assai diffusa nella cultura spagnola.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/02 Storia moderna

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher marta.checcucci di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia moderna e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Melani Igor.
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