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Cap. 1 Percorsi di storia sociale: viaggio nella storiografia della famiglia

Premessa

In seguito alla rivoluzione culturale legata alla rivista francese “Annales” (I° num. nel 1929), intorno agli anni ’60 in Francia, Gran Bretagna e in maniera minore anche in Italia, l’impostazione storiografica è stata criticata e di fianco a una storia che dava troppa importanza alle élite, si è sviluppata anche quella più attenta alle masse popolari. Così la “storia sociale”, strettamente legata ad altre scienze sociali. Nasce come ha sottolineato Lawrence Stone, la nuova storia è un settore storiografico importante nel campo della storia della famiglia, anch’essa studiata seguendo vari approcci, da quello demografico a quello religioso. In questi studi, l’attenzione è puntata su due figure della famiglia: la donna e il bambino, le cui storie si muovono di pari passo con quella della famiglia.

L’approccio

Durante la seconda metà dell’800 gli studi riguardanti la storia della famiglia erano condotti da scienziati sociali; solo nel ’900 inoltrato iniziarono ad occuparsene gli storici. I primi fornirono una visione evoluzionistica del mutamento della famiglia nel passaggio dall’età preindustriale a quella industriale; essi pensavano che la famiglia avesse subito un processo di semplificazione passando da una struttura allargata (molti parenti conviventi sotto lo stesso tetto), ad una struttura nucleare (genitori e figli).

Emilie Durkheim sosteneva questa ipotesi e parlava di “legge della contrazione”; le cause di questa semplificazione erano la rivoluzione industriale e il fenomeno dell’urbanizzazione. La storiografia della famiglia è nata, come settore di studi storici autonomo, tenendo conto anche delle ricerche condotte dal Cambridge Group fondato da Peter Laslett e Tony Wrigley nel 1964.

In quegli anni la demografia storica stava compiendo grandi passi dal punto di vista metodologico grazie al metodo nominativo della costruzione delle famiglie ideato dai francesi Fleury e Henry (anni 50 del XX sec.). Il metodo utilizzava le informazioni demografiche presenti nei libri parrocchiali di battesimo, sepoltura e matrimonio, con il fine di ottenere notizie sulla fecondità del passato, durata dei matrimoni, età della madre e misurare la natalità infantile.

Il metodo fu utilizzato per la prima volta da Tony Wrigley in Inghilterra; egli lo applicò sulla popolazione di un villaggio del Devon e il risultato fu che l’età media del matrimonio per le ragazze tra il ‘500 e l’800 era di 25-30 anni, un dato quindi che va in contrasto con l’immagine di Giulietta, sposa a soli 14 anni. Laslett usò lo stesso metodo per analizzare gli abitanti di un piccolo villaggio e scoprì che qui non si registrava alcuna famiglia di tipo patriarcale, ovvero composta da più nuclei familiari imparentati tra loro che vivevano sotto lo stesso tetto.

Così sia per gli interessi comuni che per la necessità di rivedere la storia della popolazione e della struttura sociale nell’Inghilterra preindustriale, i due decisero di dar vita al Cambridge Group.

La metodologia di Peter Laslett per lo studio delle strutture familiari e i risultati delle ricerche nell’Inghilterra preindustriale

Laslett e i suoi collaboratori puntavano l’attenzione sulla dimensione e sulla composizione dell’aggregato domestico e per poterne ricostruire la struttura occorreva partire da fonti con determinate caratteristiche:

  • La registrazione degli abitanti di una certa località, in un anno specifico, raggruppati per nucleo familiare;
  • La descrizione dei rapporti di parentela e di co-presenza all’interno del nucleo familiare.

Altre fonti possono essere i listings inglesi o gli status animarum di tipo dell’Europa cattolica che danno indicazioni socio-economiche; e ancora i catasti antichi seicenteschi e i catasti onciari danno indizi fiscali.

Laslett e il suo gruppo diedero vita a uno schema classificatorio che potesse essere usato da altri paesi per fare delle comparazioni. La classificazione si basa sul concetto di unità coniugale familiare, formata da una coppia sposata con o senza figli oppure da un vedovo/a con figli. Questo tipo di famiglia può essere individuata anche con l’espressione “aggregato domestico”, “famiglia nucleare”, “famiglia elementare”.

Inoltre lo schema di Laslett individua altri cinque tipi di strutture familiari:

  • Famiglia estesa (aggregato domestico esteso), famiglia semplice alla quale si aggiungono altri membri della famiglia.
    • Fam. Estesa ascendente = se i membri supplementari appartengono ad una generazione più anziana rispetto a quella del capo famiglia (nonno, zio)
    • Fam. Estesa discendente = se i membri supplementari appartengono ad una generazione più giovane rispetto a quella del capo famiglia (nipoti)
    • Fam. Estesa collaterale = se si aggrega un parente appartenente alla stessa generazione del capofamiglia (sorella-fratello-cognato)
  • Famiglia multipla (aggregato domestico multiplo), formata da più famiglie semplici di parenti conviventi sotto lo stesso tetto.
    • Fam. Mult. Ascendente = si aggiunge un’unità secondaria della generazione precedente a quella del capo famiglia (i genitori di entrambi vanno a vivere a casa di un figlio sposato)
    • Fam. Mult. Discendente = un figlio sposato vive con la moglie e i figli a casa dei suoi genitori
    • Fam. Mult. Collaterale = fratelli e sorelle sposati vivono insieme ed è presente un genitore vedovo
    • Fam. Mult. Frérèches = se viene a mancare il genitore vedovo o un altro membro della generazione precedente e le coppie di fratelli sposati vivono insieme.
    • Fam. Mult. Altre = più nuclei familiari appartenenti a diversi livelli di generazione rispetto a quello del capofamiglia
  • Senza struttura o non famiglie, aggregati privi di unità coniugale, cioè formati da persone con o senza rapporto di parentela che vivono insieme (fratelli e sorelle, zii e nipoti)
  • Solitari, celibi- nubili- vedovi
  • Aggregati indeterminati, famiglie in cui il rapporto di parentela non è indicato da un documento oppure è impossibile risalire alla tipologia familiare a causa dello stato di conservazione della stessa fonte.

Laslett applicò questo metodo di classificazione alle sue ricerche e ottenne risultati sorprendenti. In Inghilterra tra il XVI e il XVIII secc. la famiglia era di dimensioni ridotte e ben l’80% delle famiglie aveva una struttura semplice, contro il 10% di quelle multiple. Ma le ricerche testimoniano che è proprio a partire dalla rivoluzione industriale che si ha un aumento del nucleo familiare, questo grazie ai vantaggi economici.

I risultati furono allora pubblicati nel 1972 in un libro che diede avvio a molte riflessioni e critiche circa le metodologie per lo studio della struttura della famiglia nel passato. Lutz Berkner criticò aspramente Laslett e suggeriva di analizzare la distribuzione delle famiglie in base all’età del capofamiglia e la struttura dominante nelle singole fasce d’età poteva essere considerata come caratteristica di una certa fase del ciclo di sviluppo.

È utile considerare che in ogni nucleo familiare era importante l’età del matrimonio. John Hajnal (demografo inglese) ha dimostrato che nell’Europa occidentale l’età era 26-27 anni per gli uomini e 23-24 per le donne e il 10% della popolazione non si sposava. Essi, subito dopo le nozze, seguivano la regola di residenza neolocale, ovvero andavano a vivere per conto proprio, formando così una nuova famiglia. In Europa orientale vi erano i matrimoni precoci e dopo le nozze gli sposi vivevano in casa dei loro genitori (solitamente quella del marito), creando così una famiglia multipla. Tuttavia ricerche successive hanno dimostrato che non è possibile creare un modello unico per l’età da matrimonio.

Il sorgere della storiografia della famiglia in Italia

In Italia, nonostante la ricchezza delle fonti, lo studio della storiografia della famiglia ha tardato ad arrivare rispetto al resto dell’Europa. Tuttavia altri settori disciplinari si occupavano del matrimonio e della famiglia nel passato. Il primo grande lavoro sulle strutture familiari nell’Italia del passato è dato dalla ricerca di David Herlihy e Christiane Klapisch-Zuber (1978), i quali partendo da una grande fonte, come il catasto fiorentino del 1472, hanno riscontrato che il 55% delle famiglie erano nucleari, il 10% estese, il 19% multiple, 14% solitari e il 2% senza struttura.

A questi studi sono seguite importanti ricerche su tutto il territorio nazionale ma un contributo fondamentale è stato dato dalle attività di ricerca svolte e coordinate dalla Società Italiana di Demografia Storica (S.I.DE.S.) istituita nel 1977. Dalla seconda metà degli anni 70 i demografi storici si sono occupati non solo delle dinamiche della popolazione italiana ma anche degli aspetti della vita domestica del passato, tutto questo grazie allo studio delle strutture familiari nei periodi storici diversi e nelle diverse realtà della nostra Penisola.

La famiglia dell’Italia moderna: struttura e ampiezza

I fattori che influivano sulle strutture familiari erano diversi:

  • Demografia (nuzialità, mortalità, fenomeni migratori)
  • Fattori legati alla distribuzione della popolazione sul territorio (differenza tra città e campagna)
  • Fattori economici
  • Aspecti relativi alla religione, cultura ecc.

In generale, si può dire che la famiglia dei secc. XVII-XVIII era strutturata in maniera semplice; genitori e un modesto numero di figli (4-5 membri raramente si superavano i 5 membri). Questo modello di famiglia era maggiormente presente nelle zone urbane, in cui si registravano anche alte percentuali di famiglie senza struttura o di solitari; in percentuali minori erano anche le famiglie multiple. La città in qualche modo favoriva la solitudine: vi erano giovani alla ricerca del lavoro oppure anziani rimasti vedovi e vi era anche chi seguiva la strada del sacerdozio. Dunque la famiglia urbana nel passato appariva priva di profonde radici, fragile e meno coesa rispetto a quella rurale.

Quest’ultima presentava strutture familiari esigue soprattutto dove era presente il bracciantato agricolo. Ad esempio in Puglia i braccianti creavano famiglie numericamente semplici per via dell’ampiezza dei fondi. Al contrario, laddove la famiglia rurale era un’azienda-famiglia che traeva forza lavoro dai membri della propria famiglia, i nuclei familiari erano più estesi e spesso dopo le nozze si tendeva a scegliere una residenza patrilocale. Inoltre le famiglie rurali erano più predisposte ad accogliere all’interno del loro aggregato nuovi membri.

Importante era anche la condizione economica del capofamiglia, infatti a Perugia nella metà del 600 nel centro cittadino, in cui vi erano molti benestanti, le famiglie erano composte da 5 unità; mentre nelle zone periferiche che ospitavano famiglie più modeste non si superavano le 3 unità. Lo stesso accadeva nel sud della Penisola.

L’approccio dei sentimenti

Tuttavia, lo studio della famiglia non è basato solo sulla sua struttura ma anche sui altri aspetti:

  • Relazioni familiari, cioè il mondo relazionale in cui la famiglia è inserita (relazioni con i parenti, alleanze, strategie familiari) e di affetto esistenti all’interno del gruppo familiare coresidente.
  • Rapporti di autorità

Questi temi sono analizzati meno perché le fonti a riguardo sono spesso difficili da reperire e complesse da studiare. Per quel che riguarda le relazioni di parentela, i documenti da analizzare sono le carte notarili: capitali matrimoniali e testamenti hanno rivelato una fitta trama di relazioni familiari e strategie diverse da zona a zona. All’interno di queste relazioni un importante strumento di rafforzamento era dato dalla parentela spirituale (padrini di battesimo-compari di nozze).

Per quel che riguarda i rapporti tra i membri della famiglia erano rapporti di autoritarismo definiti dal patriarcato. Il matrimonio era considerato un contratto di natura economica, un meccanismo per trasmettere il patrimonio familiare da una generazione all’altra. Man mano però questo modello ha lasciato il posto alla famiglia più liberale e intima nella distribuzione del potere e più legata dall’affetto tra i coniugi e tra i figli che dall’interesse economico.

Tra gli autori che si sono occupati della storia dei sentimenti troviamo in Inghilterra:
- Lawrence Stone, il quale ha sostenuto che l’affermarsi della famiglia nucleare domestica si è avuto nella seconda metà del 600 ma nello strato alto della società inglese; all’interno del quale si è dato maggiore valore al rapporto di coppia e alla cura dei figli.
- Edward Shorter, ha sottolineato che con l’avvento della rivoluzione industriale c’è stata una vera e propria ondata di sentimento.

In Italia Marzio Barbagli ha affermato che molti nobili a partire dal XVIII sec. hanno abbandonato il vecchio modello di famiglia patriarcale per seguire quello nuovo coniugale intimo. Indagare nella storia dei sentimenti non è semplice per via delle scarse fonti, soprattutto quelle riguardanti le famiglie più umili che sono di gran lunga inferiori e dunque occorre analizzare altri tipi di documenti come le inchieste della polizia o gli atti di processi.

L’approccio economico

Per ricostruire la storia della famiglia del passato occorre considerare anche l’economia dell’aggregato domestico ma in questo caso la storia della famiglia va inserita in contesto più grande ovvero quello della storia della società. Per gli storici non c’è una “storia della famiglia tipo” ma ci sono tante storie quanti sono i gruppi sociali presi in considerazione. L’intento è stato quello di ricostruire la storia della famiglia contadina, della famiglia artigiana e della famiglia operaia prima dell’industrializzazione. Puntando proprio l’attenzione su quest’ultima parte si può notare (dagli studi fatti) che le famiglie, nonostante i mutamenti e gli sconvolgimenti sociali, sono state in grado di essere molto flessibili, adeguandosi alle varie situazioni attraverso strategie familiari utili.

Il ruolo della famiglia nell’economia preindustriale è stato oggetto di riflessione da parte dell’Istituto Internazionale di Storia Economica “F. Datini” che ha organizzato nell’aprile 2008 la XL Settimana di Studi dal titolo “La famiglia nell’economia europea secc. XIII-XVIII”. Durante il convegno sono stati presentati i risultati delle ricerche e sono state analizzate le strategie sociali, con particolare attenzione alle forme di acquisizione dei redditi e alle forme di consumo e di contabilità familiare.

Le figure della famiglia: la donna e il bambino

La storia delle donne: ipotesi di ricerca

Nella storia della famiglia occorre porre l’attenzione sulla storia delle donne; essa investe la sfera privata e pubblica, toccando vari aspetti: il ruolo della donna come madre, moglie, figlia e poi il rapporto con la religione, la moda e l’economia. Grande attenzione va data al nubilato sacro e alla marginalità femminile; basti pensare alle figlie femmine che in passato erano vittime di strategie familiari e quindi costrette alla reclusione forzata in monastero. Oppure molte famiglie affidavano le figlie alla vita monastica per evitare la dispersione del loro patrimonio. Testimoniano ciò le carte d’archivio o i diari delle ragazze stesse.

Molte ricerche parlano inoltre di donne ai margini della società, sole o vedove, prive del sostegno di una figura maschile. È per questa ragione che nel XVI sec. sorsero molti conservatori in Italia con l’intento di “conservare” l’onore delle fanciulle per poi divenire una vera e propria reclusione.

L’infanzia tra famiglia e abbandono

Importante è la storia dell’infanzia. Nel Medioevo l’età infantile terminava nel momento in cui il bambino/a iniziava a contribuire all’economia familiare ma dal ‘700 il ruolo dell’infante cambia, così come cambia la medicina e la scienza. L’infanzia inizia ad essere considerata una fase della vita dell’individuo ma l’avvio degli studi sulla sua storia è avvenuto molto più tardi.

Ad aprire questa via è stato Philippe Ariès con l’opera “L’Enfant et la vie familiale sous l’Ancien Régime” (1960). Egli si è avvicinato al soggetto infantile attraverso il concetto di sentimento, dimostrando che il mondo dell’infanzia si è separato dal mondo degli adulti lentamente. Anche in Italia, sulla base di queste ricerche, ci sono stati studi sul mondo infantile ma il tutto è reso ancor più complicato dall’assenza di fonti oppure dal fatto che le notizie apprese derivassero da adulti e non direttamente dai bambini; inoltre se trovare un diario o una lettera di un bambino nobile è difficile, diventa impossibile trovare quelle di un bambino povero.

Paradossalmente si hanno maggiori informazioni sui bambini di nessuno ovvero i “figli fuori famiglia” rispetto ai “figli in famiglia”, questo perché i primi vivevano negli istituti assistenziali e dunque le amministrazioni dei singoli enti avevano dei registri contabili per il loro mantenimento e per le spese da sopportare. Su questi bambini e su questo tipo d’infanzia la bibliografia è molto vasta.

Cap. 2 La terra di Bari al tempo dei nostri avi. Popolazione, famiglia e società tra settecento e ottocento

Le caratteristiche strutturali della popolazione in Terra di Bari

Affinché si possa ricostruire l’assetto demografico delle comunità del passato è opportuno studiare il catasto onciario.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/02 Storia moderna

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher m4vi-votailprof di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia moderna e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bari o del prof Da Molin Giovanna.
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