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Riassunto esame Demografia Storica e Sociale, prof. De Molin, libro consigliato Popolazione e Stili di Vita, Da Molin Appunti scolastici Premium

Riassunto per l'esame di Demografia Storica e Sociale, basato su appunti personali e studio autonomo del testo Popolazione e Stili di Vita: Indagini Sociodemografiche tra Generazioni consigliato dalla docente Giovanna Da Molin.

Esame di Demografia storica e sociale docente Prof. G. De Molin

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per la prima volta alla donna di sciogliere il matrimonio, mentre la legge sull'aborto stabiliva la

possibilità di abortire, anche se entro determinati limiti. Nel 900 è cambiato quindi completamente il

meccanismo demografico. Si è pertanto avuto un passaggio dove si è passati da un modello

demografico antico con tante nascite e tante morti al modello attuale con pochi figli e poche morti. Altri

mutamenti che hanno interessato la famiglia sono stati determinati anche da un minore riferimento ai

valori religiosi, come la verginità prematrimoniale e la libertà di vivere la propria sessualità. Un altro

fenomeno che ha investito l'Italia da più di un trentennio è l'aumento dell'età in cui si lascia la casa dei

genitori. Questa prolungata permanenza nella famiglia è legata fondamentalmente all'allungamento

dei tempi dedicati alla formazione, alla difficoltà nel trovare lavoro e all'allungamento dei tempi

necessari a raggiungere una posizione lavorativa stabile. In realtà, però, spesso la permanenza nella

propria famiglia d'origine rappresenta spesso una vera e propria scelta. I giovani, infatti, trovano nella

famiglia un posto sicuro, un ambiente dove godono di autonomia individuale e in cui non hanno

responsabilità. Questo fenomeno inoltre determina come conseguenza l'innalzamento dell'età al

matrimonio.

Oggi, in Italia, la famiglia tradizionale composta da padre, madre e figli, ha perso il suo primato. La

famiglia italiana, infatti, ha dimensioni sempre più ridotte mentre la famiglia numerosa sopravvive

soprattutto al sud. La novità è rappresentata dall'aumento delle cosiddette nuove famiglie, ovvero

famiglie unipersonali, famiglie monogenitore e famiglie ricostituite e ricompatte. Le famiglie

unipersonali sono costituite da persone che vivono da sole; questo tipo di famiglie sono formate

soprattutto da persone anziane, ma possono essere costituite anche da persone sole perché

divorziate e separate. Un tempo gli anziani erano assistiti dalle famiglie dei figli, dov'erano inseriti

stabilmente. Oggi, invece, questa tendenza non è più radicata come un tempo, pertanto oggi ci sono

molte persone che vivono da sole. La famiglia monogenitore invece è costituita da un genitore

(normalmente le donne) e i figli. Questa tipologia di famiglia è cresciuta costantemente, anche se

sembrerebbe destinata a tramontare in seguito all'introduzione della legge sull'affido condiviso,

secondo la quale i figli devono essere affidati a entrambi i genitori. La famiglia ricostituita o ricomposta

è invece formata da una coppia convivente dove uno e tutti e due i partner sono reduci da un divorzio

o da uno stato di vedovanza. Tra le nuove forme di vita familiare, le famiglie di fatto hanno assunto nel

corso degli ultimi anni un peso sempre più rilevante. Si tratta di coppie coniugali la cui unione non è

legittimata dal matrimonio ma dal vivere insieme. Considerando le convivenze eterosessuali,

possiamo distinguere 2 modelli. Il primo modello è costituito da giovani che decidono di convivere

prima del matrimonio, inteso come un periodo di prova in vista di eventuali nozze, dunque, di solito

breve e senza figli. Il secondo modello è invece formato da convivenze tra adulti, più stabili e durature

e spesso con figli. Queste unioni, in alcuni Stati occidentali, sono state legittimate giuridicamente: ad

esempio in Francia è entrato in vigore il Pacs, un nuovo modo di costituire la famiglia aperto alle

coppie che non vogliono o non possono sposarsi. In Italia, invece, per ora l'unica forma di convivenza

regolata dalla legge è quella fondata sul matrimonio.

5. Politiche a sostegno della famiglia

L’UE ha adottato una linea neutrale, cioè non si è presa nessuna responsabilità sulla famiglia, non

solo perché ha dichiarato che l'argomento famiglia riguarda i singoli Stati membri, ma anche perché

nel trattato costituzionale del 2004 non è stata valorizzata adeguatamente la famiglia come soggetto

sociale e giuridico. Per questo motivo le politiche europee in realtà non sono europee in quanto sono

spesso delle contrattazioni dove il più forte è quello che vince. In merito alla famiglia, quindi, ogni

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Stato agisce in base a quello che pensa. I vari paesi hanno adottato differenti atteggiamenti:

 Francia, Belgio e Lussemburgo hanno affrontato la questione attraverso trasferimenti monetari,

servizi per l'infanzia e sostegno al doppio ruolo della donna, madre e lavoratrice.

 I paesi scandinavi hanno affrontato il problema dell'uguaglianza dei sessi attraverso misure

sociali a favore delle madri lavoratrici, attraverso le unioni di fatto, equiparate a quelle di

matrimonio.

 In Inghilterra e Irlanda le politiche familiari si sono rivolte prevalentemente a famiglie povere e

a rischio.

 In Germania viene riconosciuta la priorità della famiglia legittima e incentivata la figura della

moglie casalinga.

 Il sud Europa (Italia, Grecia, Spagna e Portogallo) è invece caratterizzato da non politiche

familiari, in quanto presenta uno scarso sviluppo dei servizi pubblici per la primissima infanzia

e per le politiche di conciliazione tra famiglia e lavoro. In particolare, per quanto riguarda l'Italia,

le attuali politiche sociali a sostegno della famiglia prevedono 3 settori operativi: i trasferimenti

monetari diretti e indiretti, i servizi per le famiglie e alcune misure sociali per le madri che

lavorano. Tuttavia, del nostro paese, le politiche a favore della famiglia restano scarse e

inefficaci, basti pensare che l'Italia è il paese europeo con la più bassa attenzione rivolta alla

famiglia e all'infanzia in Europa, dopo la Spagna.

6. Invecchiamento demografico e sostenibilità del sistema pensionistico e di welfare

Il processo di invecchiamento della popolazione, determinato dal calo della fecondità e dal declino

della mortalità, sta progressivamente interessando tutti i paesi occidentali, in primis l’Italia. Proprio

l'Italia detiene il primato europeo per quanto riguarda l'elevato numero di anziani e il basso numero di

bambini e di giovani. La speranza di vita alla nascita, ovvero quanto sostanzialmente ci rimane da

vivere dal momento della nascita, in Italia nel 2002 è pari a 77,1 anni per gli uomini e 83 anni per le

donne, ed è destinata a crescere ancora. Nel 2007 la stima della speranza di vita alla nascita è

aumentata e ha raggiunto quota 78 anni per gli uomini e 84,1 anni per le donne. A livello regionale le

regioni più longeve sono per le donne le Marche dove si toccano gli 85,2 anni e il Trentino Alto Adige

mentre per gli uomini l’Umbria, con un valore di 79,6 anni e le Marche,

che presenta valori di 85 anni,

con un valore di 79,5 anni. In base ai dati Istat del 2007, l'indice di vecchiaia in Italia si attesta a 142.

La regione che presenta l'indice di vecchiaia più alto (239) è la Liguria. La Campania, rimane invece

l'unica realtà in cui gli anziani di 65 anni e più sono numericamente inferiori ai minori fino a 14 anni.

Sul fronte dell'invecchiamento della popolazione, l'Italia occupa una posizione di punta nel panorama

europeo. Possiede infatti in positivo, insieme alla Germania, il primato di persone con più di 64 anni

sul totale dei residenti (20% contro il 17% della media dei paesi europei). In negativo, invece, insieme

alla Germania e alla Grecia, possiede un tasso di bambini fino a 14 anni di età pari al 14% del totale

dei residenti, inferiore alla media dell'UE che invece si attesta intorno al 17%. Il problema legato

all'invecchiamento non è però un problema da sottovalutare in quanto, se le nascite continueranno a

diminuire gli adulti in età da lavoro non basteranno a coprire la spesa pensionistica e le altre spese

necessarie ad assistere anziani sempre più numerosi. L'invecchiamento della popolazione minaccia

quindi la sostenibilità dei sistemi previdenziali, pertanto, è necessario ristrutturare urgentemente il

sistema pensionistico e di welfare. A fronte di questa situazione, una soluzione per mantenere alti i

livelli di crescita economica potrebbe essere quella di prolungare la vita lavorativa degli

ultrasessantenni, rimandando il pensionamento. Inoltre si potrebbe prolungare la vita lavorativa anche

per soddisfare le attese di occupazione degli anziani efficienti in buona salute. 5

7. Popolazione e migrazione: verso una società multietnica

popolazione, le ingenti migrazioni dall’estero

Nonostante il progressivo invecchiamento della

producono l’effetto per il momento, di riequilibrare leggermente la struttura demografica italiana in

favore delle classi di età giovanili e adulte. L’emigrazione è un fenomeno piuttosto recente. Secondo i

dati del ministero dell’interno, gli stranieri regolarmente soggiornanti in Italia a fine 2004 ammontano a

quasi 2.800.000 unità, poco più del 4% della popolazione italiana. Gli immigrati sono prevalentemente

giovani; l’età media degli stranieri è pari a 30 anni. In particolare, il 73% degli stranieri ha un’età

inferiore a 40 anni, il 24,3% ha un’età superiore a 40 anni mentre solo il 10,3% ha più di 50 anni. A

questo proposito, si sono accesi molteplici dibattiti per capire se le migrazioni internazionali possono

incidere positivamente sui sistemi di welfare nelle popolazioni con un basso livello di fecondità e con

un forte invecchiamento. Senza dubbio, l’apporto migratorio ha permesso di arginare il decremento

affidamento nel lungo periodo all’immigrazione come

demografico in Italia. Non si può, però, fare

strumento per risolvere i problemi strutturali della previdenza e per contrastare il declino demografico

e l’invecchiamento della popolazione. Non va infatti dimenticato che, lungo termine, anche le

immigrate invecchiano producendo come conseguenza l’aumento di prestazioni

popolazioni

previdenziali e assistenziali. Una priorità politica da affrontare a livello europeo riguarda l’accesso al

lavoro degli stranieri, per i quali la mancanza di conoscenza della lingua e le difficoltà di

riconoscimento dei titoli di studio sono ancora forti ostacoli da superare. Bisogna abituarsi all’idea che

in futuro l’Italia sarà probabilmente multietnica. In particolare, in Italia, il numero delle coppie miste

cioè delle famiglie in cui almeno uno dei due coniuge è straniero, aumenta costantemente. Sono

soprattutto gli uomini italiani rispetto alle donne a scegliere come consorte una straniera. Più della

proveniente dall’Europa

metà degli uomini che ha scelto una partner straniera ha sposato una donna

orientale (albanesi, polacche e rumene). Tra le coppie miste in cui la sposa è italiana, l’origine del

marito è prevalentemente africana con una forte incidenza di marocchini e tunisini. In forte crescita

sono anche le coppie composte da entrambi i partner stranieri. 6

2° SAGGIO - STATO DI SALUTE E STILI DI VITA

1. Premessa

Questo saggio contiene una serie di ricerche condotte dal gruppo di ricercatori dell'osservatorio

epidemiologico della regione Puglia. Sulla base dei dati raccolti, la ricerca mostra come l'adozione di

stili di vita sbagliati rappresenta oggi una vera e propria emergenza sanitaria in quanto comporta

l'aumento di rischio delle principali cause di mortalità nella popolazione. Particolare attenzione è

inoltre riservata alle abitudini alimentari e all'obesità.

1. Indicatori socio democratici

In base alla rilevazione Istat del 1 gennaio 2005, la Puglia conta 4.068.167 residenti, circa 27.000 in

più rispetto all'anno precedente. Volendo fare un confronto con i dati relativi alla popolazione italiana,

nella popolazione pugliese la fascia d'età più numerosa è quella che va da 0 a 30 anni. Per quanto

riguarda la riduzione della natalità e della mortalità questa è in linea con la situazione nazionale.

Infine, la quota di ultrasessantacinquenni è maggiore della popolazione nazionale mentre le fasce di

età degli ultraottantenni sono praticamente sovrapponibili. La popolazione pugliese presenta

comunque un bilancio positivo di crescita e l'indice di mortalità è leggermente superiore rispetto alla

media nazionale. Il numero medio di figli per donna, pari a 1,33, coincide con la media nazionale ma è

inferiore a quello dell'Italia meridionale, che è pari a 1,35. La speranza di vita alla nascita,

rispettivamente di 78 anni per gli uomini e di 84 anni per le donne, è più elevata rispetto alla media

nazionale e a quella dell'Italia meridionale, che si attestano entrambe su valori di 77 anni per gli

uomini e 83 anni per le donne. In definitiva, il quadro demografico mostra una popolazione che, nei

prossimi anni, potrebbe presentare tutte le problematiche che oggi interessano le regioni del Nord

Italia quali l'aumento degli anziani accompagnato da una riduzione della forza lavoro attiva.

2. Stili di vita: lo studio P.A.S.S.I.

Nell'analizzare gli stili di vita, risultati interessanti sono stati condotti dallo studio P.A.S.S.I. (progressi

delle aziende sanitarie per la salute in Italia), svoltosi nel 2005 su tutto il territorio nazionale grazie al

contributo dell'istituto superiore di sanità, e realizzato in Puglia a cura dell'osservatorio epidemiologico

regionale. Lo studio prevedeva la somministrazione di questionari via telefono a un campione

rappresentativo della popolazione, composto da 725 persone di età compresa tra 18 e 69 anni. In

base ai risultati ottenuti, in Puglia il 67,7% degli intervistati giudica buono o molto buono il proprio stato

di salute, soprattutto i giovani e le persone con un alto livello d'istruzione. A percepire negativamente il

proprio stato di salute sono invece soprattutto le classi di età più avanzate e le donne. L'attività fisica

regolare ha un ruolo importante nell'influenzare l'aspettativa di vita: si stima, infatti, che riduca di circa

il 10% la mortalità per tutte le cause e diminuisca sensibilmente il rischio di patologie cardiovascolari,

diabete, osteoporosi, depressione e traumi da caduta. In Puglia, però, ben il 31,3% degli intervistati

conduce uno stile di vita sedentario (soprattutto i meno giovani, le donne e le persone con basso

livello d'istruzione), mentre il 30,5% non pratica sufficiente attività fisica. Uno dei principali fattori di

rischio nell'insorgenza di numerose patologie cronico-degenerative è il fumo che, al tempo stesso, e

anche il maggiore fattori di rischio evitabile di morte precoce. In Puglia i fumatori rappresentano il

23,9% degli intervistati, gli ex fumatori il 16% e i non fumatori il 60,1%. A fumare sono soprattutto i

giovani, gli uomini e le persone con un livello d'istruzione più alto. Il 57,2% dei fumatori ha ricevuto il

consiglio di smettere di fumare da parte di un operatore sanitario, tuttavia la stragrande maggioranza

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degli ex fumatori riferisce di aver smesso di fumare da solo. Il 32,5% dichiara inoltre che nelle proprie

abitazioni si fuma mentre il 22% dichiara che il divieto sul luogo di lavoro non viene rispettato.

Insieme al fumo, un altro fattore di rischio per la salute è l'uso eccessivo di alcol. In Puglia circa il 20%

degli intervistati ha mostrato di avere abitudini di consumo di alcol considerabili a rischio. Da parte

loro, i medici gli altri operatori sanitari possono svolgere un ruolo importante nella prevenzione

dell'abuso di alcol attraverso interventi rivolti principalmente alle persone a rischio. Gli incidenti stradali

rappresentano la prima causa di morte negli uomini sotto i 40 anni ed una delle cause principali di

invalidità. Questa incidenza può essere ridotta utilizzando dispositivi di sicurezza ed effettuando

controlli sistematici sul tasso alcolico dei conducenti. In Puglia il 70% degli intervistati utilizza sempre il

casco mentre il 60,9% usa sempre la cintura anteriore; solo l'8,2% ha invece l'abitudine di utilizzare

sempre la cintura posteriore. Il 10,3% degli intervistati dichiara di aver guidato in stato di ebbrezza nel

mese precedente l'intervista mentre l'8,7% di essere stato trasportato da chi guidava in questa

condizione. Risultati soddisfacenti riguardano invece l'utilizzo delle vaccinazioni raccomandate per gli

adulti, come la vaccinazione antinfluenzale e la vaccinazione anti rosolia, particolarmente consigliata

alle donne in età fertile. Infine, nel campo della prevenzione dei tumori, si possono considerare

soddisfacenti i dati relativi agli screening per neoplasie del collo dell'utero e della mammella: infatti, il

62,5% delle donne pugliesi tra 25-64 anni ha eseguito almeno un pap test, mentre 56,8% delle donne

tra 50-69 anni ha effettuato almeno una mammografia. Meno soddisfacenti sono invece i dati relativi

allo screening del cancro del colon retto che ha interessato solo il 10% della popolazione a rischio.

3. Obesità e abitudini alimentari

L'obesità, soprattutto nei paesi industrializzati, rappresenta uno dei fenomeni di salute pubblica più

preoccupanti degli ultimi decenni. Anche l'Italia è ampiamente interessata da questo problema. Nel

nostro paese, infatti, sulla base dei dati di un'indagine dell'Istat della 2003, si è stimato che oltre il 40%

della popolazione è in sovrappeso, mentre quasi il 10% è obesa. Il dato della Puglia si allinea

sostanzialmente a quello delle altre regioni meridionali dove la proporzione di soggetti in sovrappeso

si attesta intorno al 45%. Per quanto riguarda le abitudini alimentari, i dati forniti dall'Istat rivelano che

mentre a livello nazionale si è consapevoli della necessità di una colazione adeguata, per i pugliesi,

come per tutti i meridionali in generale, questa abitudine è meno radicata. La dieta di pugliesi è però

abbastanza omogenea a quella del resto del paese, anche se si tendono a consumare più carboidrati.

Inoltre anche l'introito di proteine e grassi è piuttosto elevato. Il consumo di verdura è al di sotto della

media nazionale, mentre il consumo di frutta, legumi e pesce è nettamente al di sopra della media

nazionale. Tra le fasce più giovani della popolazione, quindi tra i bambini e gli adolescenti, il fenomeno

dell'obesità è in costante aumento. In particolare, si stima che in Puglia i ragazzi in sovrappeso siano

circa il 26%. Sono inoltre stati condotti numerosi studi nella regione Puglia al fine di valutare la

prevalenza di obesità nei bambini e negli adolescenti. A questo proposito si è rilevata una prevalenza

di bambini obesi pari al 37,9% in 700 bambini della provincia di Brindisi, rispetto ad una media

nazionale del 35% nella stessa fascia d'età. Inoltre, tra un campione di 721 bambini della provincia di

Taranto di età compresa tra 11-14 anni, più del 70% era in una condizione di normopeso, mentre il

restante 30% in una condizione di sovrappeso. E' stato inoltre valutato il ruolo della televisione nel

determinare la sedentarietà dei bambini, ma soprattutto come elemento di comunicazione e

marketing. La tv, infatti, ha un ruolo fondamentale nell'indirizzare le scelte alimentari dei bambini.

Dall'analisi è emerso che questi ultimi sono grandi fruitori di tv: infatti il 70% trascorre 2 o più ore

davanti alla tv mentre il 30% possiede un apparecchio televisivo nella propria camera. 8

4. Mortalità

Dal 1998 al 2002 il tasso di mortalità è lieve diminuzione sia in Italia che in Puglia. Sono invece

costantemente più elevati tassi di mortalità registrati in Italia rispetto a quelli pugliesi. Dall'analisi si

rivela che le malattie dell'apparato cardiovascolare sono in Puglia la prima causa di morte della

popolazione, seguite dai tumori e dalle malattie dell'apparato respiratorio e digerente. Si evidenziano

inoltre zone territoriali a mortalità più elevata, come ad esempio l'area del Subappennino dauno, l'area

del Nord barese, alcuni comuni a nord di Brindisi e il basso Salento. Si evidenzia inoltre una crescita

dei decessi per tumore, per infarto del miocardio e per malattie del sistema nervoso nella popolazione

con più di 80 anni. Diminuiscono invece le morti per malattie dell'apparato respiratorio e cardio

circolatorio negli ultrasessantenni. Si evidenzia anche un eccesso di mortalità per tumore, soprattutto

del cancro ai polmoni, nei residenti nella provincia di Lecce.

5. Ospedalizzazione

L'analisi dei dati riguardanti il tasso di ospedalizzazione in Puglia tra 1999 e 2004, evidenzia una

drastica riduzione dei ricoveri. Parallelamente alla riduzione dei ricoveri si registra una riduzione della

durata dei ricoveri ordinari. Contestualmente sono aumentati i ricoveri in day-hospital che si attestano

intorno al 19% del totale. Tra le cause dell'ospedalizzazione, la causa principale per cui i pugliesi

ricorrono al ricovero ospedaliero è rappresentata dalle malattie dell'apparato cardiocircolatorio, seguita

dalle malattie dell'apparato digerente, dai tumori e delle malattie dell'apparato respiratorio.

6. Problematiche di salute

L'analisi delle diverse problematiche di salute ha interessato svariati argomenti.

- INFARTO e ICTUS: l'incidenza dell'infarto in Puglia mostra un lieve ma evidente aumento nel tempo,

mentre l'andamento dell'Ictus mostra una lieve tendenza alla riduzione, soprattutto negli ultimi anni.

- TUMORI: tra i tumori, quelli più diffusi sul territorio regionale pugliese sono il cancro ai polmoni, il

cancro alla mammella e tumori maligni del collo dell'utero e del colon retto. I maschi sono

costantemente più interessati rispetto alle femmine da questa malattia. Dall'analisi si evidenzia, inoltre,

una maggiore frequenza della patologia in diversi comuni della provincia di Lecce, Taranto e Brindisi.

Il tasso d'incidenza del cancro alla mammella registra la frequenza maggiore nelle fasce di età

comprese tra 60-69 e 70-79 anni. Il numero di tumori maligni del collo dell'utero in Puglia ha registrato

invece un andamento sostanzialmente costante nel tempo, mentre per il tumore del colon retto in

Puglia il trend è in lieve aumento.

- DIABETE: la percentuale di pazienti diabetici risulta pari al 5,4% della popolazione pugliese. La

percentuale di intervistati che ha dichiarato di essere stato seguito principalmente da un centro

diabetologico è stata più bassa che in Italia, mentre più elevata è stata la quota di soggetti che si sono

rivolti al proprio medico di medicina generale.

- MALATTIE INFETTIVE: l'ultima epidemia di epatite A si è verificato in Puglia tra il 1996 e il 1997. Nel

1997 ha quindi preso il via una massiccia campagna di vaccinazione. Tuttavia i livelli di copertura

vaccinale raggiunti nella regione non si possono considerare sufficienti a scongiurare una nuova

epidemia. Per quanto riguarda le altre coperture vaccinali, i dati sono in continuo miglioramento.

- AIDS: l'apice d'incidenza dì AIDS in Puglia è stato raggiunto nel 1996, anno in cui sono stati

segnalati circa 220 casi. Da allora l'andamento è stato però costantemente in diminuzione. Negli ultimi

anni, infatti, il numero di casi segnalati è stato inferiore a 70. La distribuzione territoriale risulta

abbastanza omogenea, mentre un altro fenomeno da segnalare è la diminuzione dei casi di contagio

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legati alla tossicodipendenza e l'aumento significativo della quota di casi dovuti a contatti

eterosessuali.

7. Conclusioni

Dall'analisi dei dati emerge una situazione generalmente soddisfacente. Sono comunque da

segnalare evidenti disparità sul territorio regionale con aree a più elevata mortalità, quali il

Subappennino dauno, il basso Salento, le aree metropolitane di Brindisi e Taranto e il nord barese. 10

3° SAGGIO - GIOVANI E MEDIA. INDAGINE SOCIODEMOGRAFICA SUGLI STUDENTI BARESI

1. Premessa

In questo saggio sono analizzate le opinioni e i comportamenti di un campione di studenti Baresi

riguardo l'utilizzo di alcuni dei principali mezzi di comunicazione (televisione, libri, quotidiani, Internet,

telefoni cellulari). Dai risultati emerge che pur guardando la televisione per svago, i giovani mostrano

una sostanziale moderazione nel rapporto con la tv. I giovani si definiscono amanti delle lettura me in

realtà leggono poco, soprattutto per la concorrenza degli altri media e per la mancanza di tempo

libero. Internet è invece utilizzato prevalentemente per motivi di studio e di svago, con particolare

attenzione alla posta elettronica e alle chat, giudicate non un semplice passatempo ma uno strumento

per fare nuove amicizie. Infine, un compagno fedele delle giovani generazioni è il telefono cellulare,

utilizzato principalmente per inviare messaggi e per fare squilli agli amici.

2. La ricerca e il metodo

La ricerca è stata condotta attraverso la somministrazione di un questionario a un campione di 1100

studenti (539 maschi e 561 femmine), appartenenti all'ultima classe della scuola secondaria superiore

della città di Bari. La raccolta dei dati è stata effettuata tra marzo e aprile del 2004. La ricerca si

articola in 5 sezioni che corrispondono ai vari settori analizzati. In primo luogo, sono state realizzate le

modalità di fruizione della televisione. In secondo luogo, si è studiato quanto leggono e, soprattutto,

cosa leggono i giovani e quali sono i loro generi letterari preferiti. Si è indagato inoltre sul rapporto fra i

giovani e i quotidiani. Le ultime due sezioni sono invece dedicate rispettivamente al mondo del Web e

ai telefoni cellulari. Per il campione è stata adottata la metodologia di campionamento per quote non

probabilistico.

3.i giovani e la televisione: quanto e quando la guardano

Fin dai suoi esordi la televisione ha calamitato su di sé è un enorme interesse ma anche numerose

critiche e sensi. La televisione e vista soprattutto dal virtuali con un genere culturale basso, essa

rappresenta comunque il principale luogo della formazione dei gusti delle mode culturali. La

televisione diventata quindi la forma di intrattenimento di massa più popolare. Questo proposito sono

numerose le recenti studi che si propongono di valutare l'impatto della televisione sulla società, per

capire se essa aiuta il pubblicitaria manipolare il comportamento dei consumatori, dei programmi

televisivi alimentano la violenza dei giovani e della televisione realmente una cattiva maestra per i

bambini. Uno dei trattori su cui ci si sofferma più frequentemente è costituito dai rischi derivanti da un

a sopra esposizione al mezzo televisivo. Per quanto riguarda il campione, il 62,2% dei giovani a tema

di guardare la televisione per un periodo non superiore alle 2 h. Circa il 30% del campione dedica alla

tv tra le tre o le 4 h al giorno, mentre l'8,1% guarda la tv più di 4 h al giorno. Non si evidenziano

differenze significative tra maschi e femmine per quanto riguarda il tempo dedicato quotidianamente

alla tv; i maschi, tuttavia, sono più inclini ad avere un rapporto più distaccato come la tv, ma al

contempo sono più facilmente vittime della videodipendenza. Gli studenti degli istituti professionali

risultano o i telespettatori più attivi soprattutto rispetto ai valori registrati fra i liceali. Infatti tra gli

studenti degli istituti professionali, bene l'11,3% guarda quotidianamente la tv per più di 4 h. Infine,

coloro che abitano in provincia hanno un rapporto più distaccato con la televisione rispetto coloro che

risiedono in città. Per quanto riguarda la distribuzione nel corso della giornata, la televisione viene

vista soprattutto nelle ore serali e durante pasti. Questa scelta è probabilmente dettata sia dagli

impegni scolastici, e spingono i ragazzi a prediligere i momenti della giornata non destinati allo studio,

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sia dal mutamento delle abitudini verificatesi nella nostra società. Molto spesso i rapporto con la

televisione si può trasformare in una vera e propria dipendenza. Infatti, alla domanda se abitualmente

svolgano un meno altre attività mentre guardano la televisione, la maggioranza degli studenti

intervistati risponde affermativamente. A questo proposito, contrariamente a quanto si possa

pensare,1 minore attenzione rivolta la televisione non significa essere al riparo dagli effetti negativi

che questa può provocare. Infatti, anche se la nostra tensione indirizzata ad altre attività, continuiamo

da assorbire passivamente le informazioni sonore visive che provengono dalla tv.

3.1 I difetti della tv

Molto spesso i ragazzi vengono accusati di fruire passivamente della tv, accettando tutto ciò che essa

trasmette. I risultati dell'indagine sfatano però questo luogo comune. Infatti, il 42,6% del campione

ritiene che la cosa più fastidiosa sia la tendenza della televisione a creare e imporre stereotipi e

modelli di vita. Al secondo posto si colloca la volgarità, mentre numerose critiche vanno anche a una

televisione superficiale e frivola. Seguono, con notevole distacco percentuale, la faziosità e infine il

sensazionalismo. Solo nell'11,7% dei casi la televisione è considerata perfetta. Significative appaiono

le differenze di genere. L'avversione nei confronti della volgarità è sentita infatti dal 58,8% delle

femmine contro il 17,1% dei maschi. La faziosità e il sensazionalismo, invece, infastidiscono i maschi

in misura maggiore rispetto alle femmine. Nel complesso, però, i ragazzi appaiono più indulgenti nei

confronti della televisione. Ad analoghe conclusioni giunge un'indagine condotta dal Censis nel 2003

sul rapporto fra giovani e media. Questa ricerca rivela, infatti, che i difetti dei media maggiormente

percepiti dai giovani sono la volgarità, l'impressione che la tv imponga il proprio punto di vista e la

superficialità. Anche in questo caso, tra i principali fattori di disturbo le donne collocano al primo posto

la volgarità seguita dalla superficialità.

3.2 Le motivazioni alla base della fruizione della tv

Alla domanda "Perché guardi la tv?", il 68% dei giovani intervistati guarda la tv per svago, il 22,5%

invece considera la televisione un mezzo privilegiato per ricevere notizie sugli avvenimenti di cronaca.

Il 19,2% guarda la televisione per abitudine, il 16% per interesse mentre fanalino di coda appaiono

quanti dichiarano di cercare nella televisione compagnia e quanti la guardano per passione. Per

quanto riguarda le differenze di genere, si evidenzia un sostanziale equilibrio, tuttavia le ragazze

mostrano una maggiore attenzione all'informazione e considerano la tv un mezzo per tenere

compagnia, mentre i ragazzi tendono a guardarla soprattutto per abitudine. In generale, quindi, i

giovani baresi intervistati considerano televisione una fonte di divertimento e di svago per riempire

piacevolmente il loro tempo libero.

3.3 I giovani e il palinsesto televisivo

Il 70,3% del campione preferisce guardare in tv i film, seguono i telegiornali e i programmi comici e

satirici, in quanto soddisfano rispettivamente l'esigenza di un'informazione rapida ed essenziale e

rispondono alla voglia di svago e intrattenimento che è una delle principali motivazioni che spingono

gli intervistati a vedere la tv. Alta è anche la preferenza accordata ai programmi o musicali, nel 47,2%

dei casi, ai reality show nel 41,3% dei casi e a eventi sportivi nel 37% dei casi. Seguono i programmi

di divulgazione scientifica e culturale e qui, con percentuali che si attestano intorno al 20%. Minor

successo riscuotono invece soap-opera, spettacoli di varietà, sceneggiati e miniserie. L'indagine ha

evidenziato che i giovani telespettatori mostrano scarso interesse per la politica e l'attualità. Un dato

che suscita curiosità riguarda, invece, i cartoni animati, che ben il 25,4% degli studenti guarda con

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regolarità: questo può essere spiegato dal fatto che i giovani rimangono in qualche modo ancora legati

all'infanzia e al fatto che molto spesso la programmazione televisiva offre cartoni animati che per

contenuti del linguaggio sono adatti anche a un pubblico adulto. I risultati di quest'indagine si

attengono sostanzialmente ai dati rilevati dal Censis nel 2003, confermando il dominio incontrastato

dei film, seguiti dall'informazione nelle preferenze dei giovani.

3.4 Pubblicità e televisione

La pubblicità compare per la prima volta nella televisione italiana nel 1957 in un programma di

grandissimo richiamo popolare, Carosello, con la formula del racconto breve, seguito da un rapido

advertising. I rapporti tra televisione e pubblicità cambiano alla fine degli anni 70 del 900

contemporaneamente alla scomparsa di Carosello dalla programmazione Rai. Nasce un nuovo

genere espressivo, lo spot, la cui efficacia è legata principalmente alla brevità (gli spot hanno una

durata media di 30 secondi) e alla ripetizione del messaggio. La pubblicità è oggi considerata una

delle espressioni della cultura consumistica e, al tempo stesso, accusata di indurre falsi bisogni e di

far leva sui meccanismi inconsci nell'individuo. Nei confronti degli spot televisivi, gli intervistati

esprimono un giudizio pressoché unanime. Infatti, il 63,9% del campione sostiene di non guardare la

pubblicità e di cambiare canale durante l'interruzione pubblicitaria. Il 29,3% afferma invece di rimanere

sintonizzato sul canale ma di dedicarsi ad altre attività, mentre solo il 6,5% afferma di guardarla

sistematicamente. La stragrande maggioranza degli studenti intervistati, pari al 94,3%, critica

l'esagerata frequenza degli spot mentre il 44,4% l'invadenza della pubblicità. Altri invece la ritengono

diseducativa, dispensatrice di messaggi discriminatori, mentre in ultimo l'accusano di un'eccessiva

volgarità. Ma non mancano i giudizi positivi: infatti il 15,1% degli intervistati giudica di sport divertenti, il

12,2% utili e il 3,8% piacevoli.

4. Il giovane e la lettura

Secondo una recente indagine effettuata su un campione rappresentativo della popolazione italiana di

età superiore ai 15 anni, tra il 2003 e il 2005, i lettori sono aumentati nel nostro paese del 7%.

L'aumento dei lettori ha riguardato soprattutto le regioni settentrionali e le fasce sociali più elevate,

mentre si è ridotto nelle fasce basse. Per quanto riguarda il numero di libri letti, invece, gli aumenti più

significativi si sono registrati tra i lettori forti, cioè tra coloro che leggono da 11 a 20 libri all'anno.

Tuttavia, nel complesso i libri riscuotono interesse da parte dei giovani, anche se non con la stessa

intensità che viene invece accordata alla televisione o al cellulare. Il 67,8% degli intervistati ha detto di

amare la lettura. In particolare, l'interesse è più spiccato tra le ragazze e tra gli studenti dei licei.

Tuttavia, solo il 12,2% degli intervistati ha letto nel corso dell'anno più di 5 libri e solo il 7,7% ha letto

più di 10 libri. Al contrario, ben il 16,1% e quindi la maggioranza degli intervistati ha affermato di non

aver letto alcun libro nel corso dell'ultimo anno, mentre il 16% ne ha letto solo uno. Sulla base di

questi dati, possiamo quindi dire che la grande maggioranza del campione rientra sicuramente nella

categoria dei lettori deboli. Nel rapporto con i libri sembra inoltre avere un ruolo determinante il

panorama socio-culturale della famiglia di appartenenza. Infatti, l'indagine rivela come il maggior

interesse alla lettura è legato all'elevato livello d'istruzione dei genitori.

4.1 Giovani e libri: i generi più apprezzati

Tra i generi letterari più apprezzati dai giovani, il 36% delle preferenze è accordata ai libri gialli e

d'avventura, mentre il 34,8% ai classici della letteratura. Seguono i libri umoristici e satirici con il

33,4% delle preferenze, e i libri di narrativa. Scarsa preferenza è invece accordata ai libri di

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fantascienza, alle opere di poesia e alla narrativa rosa, mentre i libri di storia, sociologia, politica e la

saggistica in generale raccolgono solo il 10,1% delle preferenze. Fanalino di coda i libri che trattano di

scienze e tecnica e le opere teatrali. Questi dati confermano le tendenze emerse dall'indagine del

Censis del 2003 che evidenzia la particolare predilezione dei giovani verso i libri di narrativa, i libri

gialli e d'avventura. Si riscontrano inoltre differenze di genere. Le ragazze, infatti, preferiscono leggere

libri di narrativa e classici della letteratura in misura decisamente maggiore rispetto ai maschi. I

ragazzi, al contrario, preferiscono leggere soprattutto i gialli e libri d'avventura e soprattutto la

letteratura umoristica. Le ragazze preferiscono inoltre leggere la narrativa rosa e la poesia, mentre i

ragazzi sono più inclini ad avvicinarsi alla saggistica e ai libri di hobby. Tra i liceali, in cima alle

preferenze ci sono i classici della letteratura e la narrativa, mentre gli studenti degli istituti tecnici e

professionali preferiscono la lettura di testi umoristici. Fattore comune è costituito invece da i gialli e

dalla letteratura d'avventura, che riscuotono lo stesso consenso sia tra i liceali che tra gli studenti di

istituti tecnici e professionali. Infine, si è chiesto agli intervistati se abitualmente terminano la lettura

dei libri. La grande maggioranza del campione, pari al 71,7%, completa regolarmente la lettura di libri.

Al riguardo, però, le ragazze sono in genere più costanti dei ragazzi: infatti, le ragazze portano a

termine la lettura del 78,5% dei casi contro il 64,4% dei ragazzi. I più incostanti risultano essere inoltre

gli studenti degli istituti tecnici.

4.2 Opinioni e possibili scenari futuri

Gli intervistati, benché dichiarino di amare la lettura, in realtà dimostrano scarso interesse e dedizione

nei confronti di libri. Gli studenti individuano le principali cause che limitano la lettura tra i giovani nella

concorrenza degli altri media e nel poco tempo libero a loro disposizione. I giovani preferiscono in

genere accordare le loro preferenze a quei media che permettono di svagarsi con il minore spreco di

tempo e di energie. Queste stesse ragioni spingono i nostri intervistati a preferire, per esempio, la

versione filmica delle opere letterarie rispetto alla lettura del libro da cui sono state tratte. Infine è stato

chiesto agli intervistati di fornire un'opinione in merito al destino del libro in un mondo sempre più

dominato dei prodotti digitali e multimediali. A questo proposito, la maggioranza degli studenti, pari al

60,2%, ha presagito un futuro privo di libri stampati. A considerare questa visione apocalittica sul

destino del libro sono soprattutto gli studenti degli istituti tecnici e professionali. Tuttavia, come risulta

dall'analisi del Censis e da altri studi, i nuovi mezzi di comunicazione non sostituiscono quelli

preesistenti.

5. I giovani e i quotidiani

In Italia, soprattutto al sud, la lettura di quotidiani non è un'abitudine particolarmente radicata. In

particolare, a partire dagli anni 90 del 900, i quotidiani sono stati caratterizzati da un lento ma costante

declino, rispetto ai valori massimi che avevano raggiunto negli anni 80, quando si arrivò a oltre 6

milioni di copie stampate. Contestualmente si è verificata anche una progressiva diminuzione del

numero dei lettori, tra i quali i giovani che rivelano uno scarso interesse nei confronti della stampa

quotidiana. In riferimento al campione, gli studenti intervistati mostrano di avere un rapporto

controverso con il quotidiano. Infatti, il 38,3% degli intervistati legge quotidiani raramente, mentre

10,2% dichiara di non leggerlo mai. Il 10,7% del campione lo legge costantemente, mentre il restante

40% circa lo legge occasionalmente. Sono soprattutto le ragazze a mostrare una minore propensione

alla lettura del quotidiano: infatti, la percentuale di maschi che leggono ogni giorno il giornale è doppia

rispetto a quella delle femmine. Tra coloro che leggono giornali, la maggior parte pari quasi al 60%

dedica alla lettura meno di mezz'ora del proprio tempo, il 36,4% riserba alla lettura un intervallo di

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tempo compreso tra mezz'ora e un'ora, mentre esigue sono le percentuali relative a periodi di tempo

superiori a un'ora.

5.1 Argomenti preferiti

I temi che i giovani intervistati cercano, prima di ogni altra cosa, nei giornali sono lo sport, nel 40,1%

dei casi, e la cronaca nazionale nel 38% dei casi. Alte sono anche le preferenze accordate alla

musica, nel 26,8% dei casi e alla cronaca nera nel 23,6% dei casi, mentre in ultimo si attestano la

politica e l'economia. I giovani intervistati cercano quindi prevalentemente nei giornali l'informazione.

Si riscontrano notevoli differenze nelle preferenze di ragazzi e ragazze. I ragazzi infatti sono

interessati soprattutto allo sport, mentre le ragazze riserbano una maggiore attenzione alla cultura,

alle questioni sociali ma anche ad argomenti più leggeri come l'oroscopo, la moda, la cronaca rosa e

le rubriche dedicate alla salute e alla bellezza. La cronaca locale, la politica e l'economia riscuotono

invece maggiore successo tra i ragazzi. Tra i principali difetti attribuiti al quotidiano, il 54,1% del

campione giudica il giornale noioso, il 47,6% trova che esso riservi eccessivo spazio alla politica a

danno di argomenti più vicini al mondo giovanile. Altri difetti individuati sono la veste grafica in bianco

e nero e quindi antiquata, la faziosità e l'uso di codici linguistici ritenuti poco accessibili. In particolare,

sono soprattutto le ragazze a lamentare più dei ragazzi l'eccessivo spazio riservato alla politica,

mentre i ragazzi criticano soprattutto la faziosità, la grafica antiquata e il sensazionalismo.

6. Internet nell'ambito dei media

Un fenomeno importante nell'ambito dei media è stato l'avvento di Internet. Internet nasce alla fine

degli anni 50 del 900 all'interno di un progetto americano per la sicurezza nazionale. Negli anni 80

cominciano a comparire i primi provider di servizi Internet mentre la rete comincia a svilupparsi non

solo come mezzo per comunicare e trasmettere informazioni ma anche perché offre modi

d'espressione alternativi. Gli utenti con interessi in comune si servono infatti di gruppi di discussioni

per scambiare opinioni e idee, dando vita a vere e proprie comunità virtuali. Secondo le stime più

recenti nel mondo sono ben 650 milioni gli utenti che utilizzano Internet, che solo in Italia sono quasi

17 milioni. Gli utenti di Internet si concentrano soprattutto nell'Italia settentrionale, mentre circa il 50%

è costituito da adulti di età compresa tra i 25 e i 44 anni. La maggior parte degli utenti on-line ha poi

un livello d'istruzione medio-superiore o universitario. Per quanto riguarda il campione, il 72% degli

studenti intervistati dispone di una connessione domestica e ha, quindi, la possibilità di accedere a

Internet direttamente dalla propria abitazione. Questa possibilità è decisamente più elevata tra i liceali

rispetto agli studenti degli istituti tecnici e degli istituti professionali. Il 37,9% del campione si collega

alla rete più volte la settimana, mentre il 27,4% quotidianamente. Invece, quasi il 22% degli intervistati

afferma di andare in Internet saltuariamente. Internet è utilizzato prevalentemente per motivi legati allo

studio e allo svago, opzioni che raccolgono entrambe l'85% delle preferenze. Internet è utilizzato

anche a scopo relazionale, utilizzando la posta elettronica e le chat. Il 24,3% degli intervistati fruisce di

servizi offerti on-line da enti pubblici e privati. Ridotto è invece il numero di navigatori che utilizza

Internet per tenersi informato o per partecipare a forum, newsgroup ecc.

6.1 Le chat

Le chat sono ambienti digitali in cui persone sconosciute si incontrano per parlare attraverso una

comunicazione prevalentemente scritta. Di solito, le motivazioni che spingono gli individui a

relazionarsi tra loro attraverso le chat sono molteplici. Ben il 77,9% degli studenti intervistati ha

frequentato almeno una volta una chat. Il non disporre di una commissione domestica non sempre

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costituisce un ostacolo insormontabile: infatti, il 64,3% di quanti dichiarano di non avere a casa una

connessione Internet ha frequentato comunque almeno una volta una chat. La permanenza in chat si

limita nella maggior parte dei casi a mezz'ora. Una parte consistente del campione pari al 28,5%,

tuttavia, vi trascorre abitualmente almeno un'ora, mentre fanalino di coda sono quelli che rimangono a

chattare 2 ore e oltre. Molto spesso gli utenti navigano in Internet spinti per lo più dal desiderio e dalla

curiosità di incontrare e conoscere virtualmente qualcuno per poi trasferire tale conoscenza nella vita

reale. Non a caso, la grande maggioranza del campione ritiene le chat un luogo di incontro e un

canale per fare nuove amicizie. Oltre il 70% degli intervistati ha poi scelto la chat per dare sfogo ai

propri pensieri più intimi, anche grazie all'anonimato garantito dal meccanismo della comunicazione

virtuale. Il 62,1% del campione confessa di aver manipolato la propria descrizione personale durante

le chat. La chat, dunque, è anche un vero e proprio laboratorio in cui ciascuno si trasforma in ciò che

desidera.

7. Diffusione del cellulare

Nati alla fine degli anni 70 del 900, i primi telefoni cellulari sono introdotti nel mercato nel 1983.

Nell'arco di un decennio la loro diffusione conosce una crescita rapidissima soprattutto in Italia. Il

cellulare, in particolare, è uno degli strumenti mediatici più largamente consumati dai giovani. Questo

è confermato anche dall'indagine condotta su un campione di studenti baresi: infatti solo 9 intervistati

su 1100 affermano di non possedere un cellulare, mentre il 10,3% del campione dichiara di

possederne addirittura più di uno. Nel 46,3% dei casi i giovani possiedono il cellulare da meno di 5

anni, mentre nel 48,5% dei casi, l'acquisto del primo cellulare risale a un periodo anteriore. Inoltre si

abbassa sempre di più l'età a cui giovani ne reclamano il possesso. Infatti oltre il 70% degli intervistati

ha ricevuto il suo primo cellulare ha un'età compresa fra i 13 e 15 anni. Le continue innovazioni nel

design e nelle prestazioni sono probabilmente le motivazioni alla base dell'elevata frequenza con cui il

telefonino viene sostituito. Quasi l'80% dei giovani intervistati dichiara che dal primo acquisto ha

cambiato cellulare fino a 5 volte, mentre quasi il 10% lo ha cambiato 10 volte. Tra le motivazioni che

hanno inciso sull'acquisto del primo cellulare, il 54,8% dei giovani intervistati indicano in primo luogo

l'utilità, mentre il 22,4% indica la necessità. Una parte non trascurabile del campione, pari alla 14,9%,

ammette invece che possedere un telefonino è di moda, mentre solo nel 6% dei casi l'acquisto del

telefonino è stato motivato dalla volontà dei genitori. Considerando la variabile relativa al sesso, sono

soprattutto le ragazze a considerare il cellulare un oggetto che occorre possedere per essere alla

moda. Inoltre, secondo il 53,3% degli intervistati un telefonino deve innanzitutto essere

ipertecnologico, quindi offrire una vasta gamma di funzioni. Un'alta percentuale pari al 52,6% invece

considera la praticità e la leggerezza caratteristiche importanti per un telefonino, mentre il 39,5% delle

preferenze va a cellulari dotati di un design elegante e alla moda. Inoltre per il 37,8% degli intervistati

il cellulare dev'essere facile da usare e funzionale.

7.1 Pregi e difetti della comunicazione attraverso il cellulare

Attraverso il cellulare è possibile comunicare con chiunque in qualsiasi momento attraverso la

comunicazione orale oppure scritta. Sono proprio queste caratteristiche a colpire i giovani intervistati

che le indicano come il principale pregio della comunicazione via cellulare nel 71,2% dei casi. Il 33%

invece indica un pregio del cellulare nella velocità con cui è possibile scambiarsi gli SMS. Il 27,9% del

preferenze va invece alla possibilità di comunicare senza filtri con la persona interessata mentre nel

24,3% dei casi il cellulare è apprezzato perché consente di trasmettere le proprie emozioni aggirando

l'ostacolo dell'insicurezza e della timidezza. Inoltre, la comunicazione attraverso il cellulare consente

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Valja

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della comunicazione
SSD:
Università: Bari - Uniba
A.A.: 2010-2011

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Valja di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Demografia storica e sociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bari - Uniba o del prof De Molin Giovanna.

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