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Monarchie e imperi tra XV e XVI secolo

I regni di Francia, Spagna, Inghilterra e Impero Germanico

Francia

Sotto Carlo VIII (1483-98), Luigi XII (1498-1515) e Francesco I (1515-47) continua la politica di accentramento del potere nelle mani del re e dei suoi collaboratori. Viene rafforzata l’amministrazione finanziaria, basata sull’esazione della taglia (esenti clero e nobiltà) e suddiviso il Paese in circoscrizioni fiscali dette generalités. Gli Stati Generali iniziarono ad essere convocati minormente e si afferma il gran Consiglio e i Parlamenti formati da giuristi borghesi, che venivano reclutati con il meccanismo della vendita delle cariche pubbliche tramite cui lo Stato acquisiva introiti supplementari e provvedeva alla formazione di una nuova classe nobile, la nobiltà di toga che va a rivaleggiare con la più antica nobiltà di spada.

Nel 1516 Francesco I firma con Leone X un concordato a Bologna che riconosce al Re di Francia il diritto di nomina di tutti i vescovati e arcivescovati, le abbazie e i priorati sul proprio territorio. I feudatari mantenevano comunque un forte potere locale. Le province di nuova annessione, denominate Pays d’Etats, hanno le loro assemblee di Stati che hanno rapporti diretti con la Corona mentre le città hanno forme di autogoverno. La legislazione regia regolava solo alcune materie, per il resto si faceva appello al diritto consuetudinario o – al sud – al diritto romano.

Spagna

Nel 1469 il matrimonio tra Isabella di Castiglia e Ferdinando d’Aragona preparò il regno congiunto dei due sovrani che ebbe inizio dieci anni dopo. La Castiglia – più ricca e popolosa – fu centro delle cure del governo: vennero repressi banditismo e anarchia con l’organizzazione della Santa Fratellanza, una confederazione di città con compiti di polizia. L’amministrazione della città venne affidata a funzionari regi, mentre le cortes vennero convocate di rado e obbligate ad approvare le richieste della Corona.

Dal punto di vista religioso Ferdinando ottenne dal Papa il diritto di nominare i seggi episcopali e gli altri benefici ecclesiastici. Sul piano economico la Corporazione della Mesta, allevatori di pecore, godeva della protezione regia. Nel Consiglio Reale vennero nominati giuristi di origine borghese. Il Regno d’Aragona invece mantenne inalterati i propri privilegi e le proprie autonomie, controllate da cortes più efficienti. Per controllare lo Stato venne nominato un viceré e istituito un Consiglio d’Aragona.

Gli elementi in comune tra i due regni sono la tradizione della Reconquista, della guerra contro i mori e la difesa dell’ortodossia religiosa. L’Inquisizione spagnola, creata nel 1478, è sottoposta all’autorità regia ed è l’unico organo conforme sia alla Castiglia che all’Aragona. La tradizione cattolica della Spagna venne rinforzata nel 1492 con la conquista del Regno di Granada e l’espulsione degli ebrei.

La morte di Isabella nel 1504 aprì in Spagna una crisi dinastica: il regno sarebbe dovuto andare alla figlia Giovanna “La Pazza” sposata con Filippo d’Asburgo, ma la scomparsa di quest’ultimo e la pazzia di Giovanna permisero a Ferdinando di riprendere il regno fino alla sua morte nel 1516.

Inghilterra

Enrico IV Tudor (1455-85) consolidò gradualmente il proprio potere stroncando varie congiure e ribellioni nobiliari. Vennero rafforzati gli organi centrali: Consiglio della Corona, composto di uomini fidati; Consigli del Nord e del Galles, competenti nelle rispettive aree territoriali; Tribunale della Camera Stellata, per tutti i casi non contemplati dal diritto consuetudinario e ai reati di natura politica. In sede locale vengono rafforzate le funzioni amministrative e giudiziarie dei giudici di pace, tratti dalla piccola nobiltà provinciale. Il Parlamento venne convocato raramente.

Anche il figlio Enrico VIII prosegue sulla stessa linea assolutistica: mentre l’amministrazione interna viene affidata a Wolsey, la politica estera venne incrementata, ma senza successo. Nel 1534 venne sancita la rottura con la Chiesa di Roma con l’Atto di Supremazia, che coincide con il rafforzamento delle strutture statali e l’affermazione del ruolo del Parlamento come volontà della nazione.

Impero Germanico

Nel 1493 alla morte di Federico III d’Asburgo lo Stato germanico si presenta con un coacervo ingovernabile di stati, di popoli e lingue diverse. A complicare la situazione si aggiungeva la duplice qualità del sovrano: da una parte sovrano del titolo ereditario degli Stati di Casa Asburgo e dall’altra quello di dignità imperiale, designata dalla Dieta dei Sette Grandi Elettori.

Il regno di Massimiliano I (1493-1519) si aprì con un grande successo diplomatico, la Pace di Senlis con la Francia che riconosceva agli Asburgo il possesso dei Paesi Bassi, dell’Artois e della Franca Contea. A Massimiliano mancavano tuttavia i mezzi per sostenere i suoi progetti: l’organizzazione di una crociata contro i turchi e l’affermazione della potenza imperiale in Italia. Nel 1495 venne convocata la Dieta di Worms con il compito di dare maggiore compattezza all’impero: il progetto non venne realizzato completamente, ma si ottenne un compromesso che prevedeva la creazione di un tribunale imperiale e di un consiglio composto da 17 membri; inoltre venne previsto il versamento all’imperatore di un soldo comune, subordinato all’approvazione annuale della Dieta.

L’accentramento del potere venne conseguito in parte negli Stati ereditari asburgici con la creazione di un Consiglio Aulico e di una Camera Aulica per l’amministrazione delle finanze. La volontà di Massimiliano di opporsi alle mire italiane del Re di Francia rimane velleitaria, nonostante le sue seconde nozze con Bianca Maria Sforza (figlia di Ludovico il Moro) mentre il tentativo di ridurre all’obbedienza i cantoni elvetici naufragò nella Disfatta di Dornach nel 1499 a Basilea che segnò l’inizio dell’effettiva indipendenza della Svizzera dell’Impero.

Prima fase delle guerre in Italia

In Italia gli equilibri della Pace di Lodi (1454) durarono fino alla fine del secolo, ma nel 1492 scomparvero i due protagonisti del periodo di pace: papa Innocenzo VIII, che venne sostituito da Rodrigo Borgia col nome di Alessandro VI; e Lorenzo de Medici. La stabilità della penisola venne minacciata dalle mire espansionistiche di Venezia e dalla ambizioni del signore di Milano Ludovico Sforza che pur di ottenere i propri fini erano pronti ad invocare l’aiuto di potenze straniere.

Il re di Francia Carlo VIII intendeva far valere sul regno di Napoli i diritti che gli derivavano dalla discendenza angioina e per prepararsi firmò con l’Impero la Pace di Senlis. Nel 1494 Carlo VIII passò le alpi con un forte esercito, composto da mercenari svizzeri e nel febbraio 1495 venne accolto a Napoli come liberatore dai nobili schierati contro Ferdinando d’Aragona. Gli Stati italiani si resero dunque conto del pericolo e a fine marzo venne stipulata a Venezia una Lega che comprendeva Milano, Firenze, Stato Pontificio, Spagna e Impero. Quando Carlo VIII si apprestò a ritornare in Francia, venne affrontato dalla Lega nella Battaglia di Fornovo che venne sconfitta.

Intanto Ferdinando d’Aragona II riusciva a recuperare il Regno di Napoli con l’aiuto degli Spagnoli e dei veneziani. L’intervento di Carlo VIII si chiudeva con un nulla di fatto, ma mostrava la fragilità degli apparati politici italiani. I contraccolpi dell’invasione furono visibili soprattutto in Toscana dove Piero de Medici venne cacciato dai fiorentini perché accondiscende alle richieste di Carlo VIII; Pisa si rifiutò di tornare sotto il dominio fiorentino fino al 1509; a Firenze la lotta fra fazioni minacciava di degenerare in una guerra civile: grande impulso ebbe la predicazione di un frate domenicano, Savonarola, che si scagliava contro la corruzione della Chiesa e invocava una riforma costituzionale e morale. I seguaci di Savonarola, detti “piagnoni” imposero l’adozione di un governo popolare, ma l’ostilità del Papa – che scomunicò il frate – e il malcontento delle famiglie aristocratiche fecero concludere brevemente il tentativo rivoluzionario.

Venezia nel frattempo stipulava con il nuovo re di Francia Luigi XII un trattato di alleanza che le garantiva Cremona e la Ghiara d’Adda in cambio del suo appoggio alla conquista francese dello stato di Milano. La spedizione del 1499 si concluse quindi con la conquista di Milano e Ludovico il Moro – dopo aver tentato di riconquistare il potere – venne portato prigioniero in Francia. Un altro conflitto consegnò definitivamente il regno di Napoli alla Spagna, che nel 1503 era l’unica padrona del Mezzogiorno.

Negli stessi anni Cesare Borgia – figlio del Papa Alessandro VI – creò con il sostegno di papato e Francia un proprio regno nella Romagna e nelle Marche, ma la morte del padre fece finire l’impresa. Il nuovo Papa Giulio II (1503-12) si adoperò per restaurare il dominio temporale della Chiesa e organizzò spedizioni militari contro Perugia e Bologna e intimò Venezia di ritirarsi da Rimini e Faenza: di fronte al rifiuto della Serenissima venne promossa un’alleanza antiveneta – la Lega di Cambrai – che venne firmata nel 1508 dall’Impero, dalla Francia e dalla Spagna. Nel 1509 l’esercito veneziano venne sconfitto a Crema e le città veneziane aprirono le porte agli eserciti imperiali.

Ben presto però il Papa – soddisfatto delle sue conquiste – tolse la scomunica a Venezia e intimò il ritiro delle truppe della Lega, promuovendone un’altra contro la Francia, detta Lega Santa, a cui aderirono la Spagna, l’Inghilterra e gli Svizzeri (1511). Nel 1512 i Medici ritornarono a Firenze, con l’aiuto degli spagnoli, mentre lo Stato di Milano venne occupato dalle truppe svizzere. Inoltre, grazie all’aiuto dei popolani e dei contadini veneti che volevano combattere lo strapotere delle aristocrazie locali, Venezia poté recuperare tutti i suoi territori che erano stati occupati dall’Impero.

Nel 1515 il nuovo re di Francia – Francesco I – iniziò a preparare una nuova discesa in Italia: a Melegnano si svolse lo scontro contro i fanti svizzeri che detenevano Milano e Francesco I – ottenuta la vittoria – si apprestò a rientrare a Milano da trionfatore lasciando agli Svizzeri la Contea di Bellinzona e i territori del Canton Ticino. Nel 1516 la Pace di Noyon, tra Francia e Spagna, consolidava l’equilibrio precario della penisola: agli Spagnoli rimaneva il Regno di Napoli, alla Francia il Ducato di Milano.

Carlo V e il sogno di una monarchia universale

Alla morte di Ferdinando di Spagna nel 1516 la corona di Spagna venne ereditata dal nipote Carlo d’Asburgo. Nel 1519 scompariva anche l’imperatore Massimiliano I: alla candidatura di Carlo per la dignità imperiale si contrappose quella di Francesco I, appoggiata dal Papa Leone X. A decidere la gara furono soprattutto l’odio degli elettori tedeschi verso la Francia e l’enorme quantità di denaro prestata dai banchieri Fugger per comprare i voti: alla fine Carlo fu eletto all’unanimità dalla Dieta di Francoforte nel giugno 1519.

Cresciuto a Bruxelles alla corte della zia Margherita Carlo aveva assorbito da lei l’orgoglioso senso dinastico e dai nobili la cultura aristocratica e cavalleresca franco-borgognona, mentre dal suo precettore eredita la religiosità profonda e intensa. Da qui nasce l’idea imperiale come dovere di guidare la cristianità e di mantenerla unita nella fede e nella giustizia. Nel suo soggiorno in Spagna (1517-1520) Carlo aveva scontentato la nobiltà locale distribuendo molte cariche ecclesiastiche e laiche a gentiluomini fiamminghi del suo seguito e aveva irritato la Castiglia con nuove tasse per pagare le spese dell’incoronazione imperiale.

Dopo la sua partenza per la Germania, nell’estate 1520, scoppiò la rivolta detta dei “communeros”: una coalizione di città che rivendicano le proprie autonomie, che assume ben presto carattere antifeudale e popolare, estendendosi alle campagne. La rivolta venne repressa a Villalar nel 1521 da un esercito prevalentemente nobiliare. Quindi Carlo V imparò ad avere più riguardo per i suoi sudditi spagnoli e vi soggiornò altre volte, per un totale di sedici anni in quarant’anni di regno: nei periodi di assenza il regno era retto dalla moglie, Isabella di Portogallo.

Asburgo contro Valois: la ripresa delle guerre in Italia

In Germania Carlo V si ritrova a fare i conti con il problema luterano, ma la situazione più importante rimane quella italiana. La Francia vuole rompere gli accerchiamenti asburgici, mentre l’Impero voleva riprendersi i possessi del Milanese e nella Borgogna. Nell’autunno 1524 Francesco I riuscì a mettere insieme un esercito di 30000 uomini, per metà svizzeri, entrare a Milano e assediare Pavia, ma nel 1525 gli imperiali sconfissero di nuovo i francesi e fecero prigioniero Francesco I, che fu quindi costretto a firmare il Trattato di Madrid, nel 1526, in cui rinunciava per sempre al milanese e consegnava all’imperatore la Borgogna.

Le promesse non vennero ovviamente mantenute e nel maggio 1526 venne stipulata la Lega di Cognac tra la Francia, il Papa Clemente VII, Firenze e Venezia. I francesi tardarono ad intervenire in Italia e i lanzichenecchi di Carlo V discesero la penisola senza resistenze e saccheggiarono Roma. L’episodio venne presentato come un giudizio di Dio sulla Chiesa corrotta. A Firenze una nuova sollevazione popolare contro i Medici, dà vita a un nuovo governo repubblicano.

L’anno seguente un esercito francese mosse contro Napoli, occupando al passaggio anche Genova, dove Doria passò le navi agli imperiali e impose una riforma costituzionale in senso oligarchico. L’esercito francese, privo di ogni appoggio, fu costretto a ritirarsi nel Mezzogiorno senza successi. Maturano quindi le condizioni per una sospensione delle ostilità: Carlo V firmò con il pontefice la Pace di Barcellona e con Francesco I la Pace di Cambrai, entrambe nel 1529.

L’inverno successivo il Papa e l’imperatore si incontrarono per stabilire la situazione italiana: Milano fu affidata a Francesco I Sforza, ma alla sua morte sarebbe diventato dominio imperiale; i Medici furono reimposti a Firenze con le armi e il pontefice si impegnò per la convocazione di un consiglio. Francesco I tenta di riaccendere la guerra in Italia per due volte: nel 1535 con la conquista della Savoia e nel 1542 dopo la morte dello Sforza, tentando di riconquistare Milano, ma in entrambi i casi si ebbe una riconferma della situazione esistente.

Espansione potenza Ottomana

L’impero ottomano prese il nome dalla dinastia turca degli Osmanli fondata all’inizio del XIV secolo dal Osman I. Il territorio di questo Stato si ampliò a dismisura, fino a che cadde anche Costantinopoli nel 1453 sotto il potere di Maometto II, che ne fece Istanbul, la capitale. A oriente l’espansione ottomana venne contrastata dall’impero persiano della dinastia safawide, che professava la fede sciita (autorità discendenti di Alì), mentre i sunniti professavano il principio elettivo.

Selim I degli ottomani, preoccupato dell’espansione persiana di Ismail, fece processare tutti i fedeli sciiti e sconfisse i persiani a Cialdiran, annettendo l’Armenia e il Curdistan. Nel primo decennio del cinquecento Selim I occupò la Siria e l’Egitto per la loro importanza sia economica e commerciale che religiosa e morale. L’avanzata turco-ottomana riprese nel 1526 quando Solimano il Magnifico risalì il corso del Danubio e penetrò nel territorio ungherese e fece dell’Ungheria uno stato vassallo sottoposto all’autorità del principe di Transilvania.

La successione ungherese era però rivendicata da Ferdinando d’Austria: nel conflitto seguente i turchi arrivarono fino alle mura di Vienna, ma dopo il fallimento di un’offensiva nel 1532 firmarono la pace con l’Austria. A Ferdinando rimane una lunga striscia di territorio ungherese a nord-ovest, chiamata Ungheria Imperiale, mentre sul trono di Buda venne riconfermato il principe di Transilvania. La minaccia ottomana si estendeva anche al Mediterraneo, dove imperiavano le scorrerie di Barbarossa che nel 1534 conquistò Tunisi. Nel 1535 venne riconquistata da Carlo V per poi tornare di dominio turco.

L’impero ottomano contava nel 1530 oltre trenta milioni di abitanti, molti dei quali cristiani ed ebrei: l’unica discriminazione a danno dei non musulmani era il pagamento di una tassa speciale. Il regime ottomano era basato sul sistema devshire, cioè una sorta di leva forzata di bambini educati alla fede musulmana e al servizio di corte oppure alla formazione del corpo dei giannizzeri. Altro elemento importante della società erano i sipahi, cavalieri che in cambio del servizio militare ricevevano concessioni di terre: carica temporanea e non ereditaria. Non esisteva la servitù della gleba e il prelievo fiscale non era eccessivamente gravoso; la legge islamica, amministrata dai kadi, era imparziale e efficiente.

I nuovi orizzonti geografici

Le conoscenze geografiche alla fine del Medioevo: l’Africa Nera

Alla fine del Medioevo i rapporti degli europei con gli altri continenti erano limitati agli scambi economici e culturali. I viaggi per l’Oriente si erano fatti più difficili dopo l’avvento della dinastia Ming in Cina e l’espansione della potenza ottomana nel mediterraneo e nei Balcani. Le nozioni geografiche del primo rinascimento erano vaghe e imprecise risalenti spesso più all’antichità classica che ai resoconti dei viaggiatori medievali. Con Tolomeo si era imposta la concezione sferica della terra, ma il continente africano era creduto molto più corto di quello che era; mentre i tre continenti conosciuti erano collocati tutti nell’emisfero settentrionale.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/02 Storia moderna

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher bischerella di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia moderna e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Parma o del prof Bonora Elena.
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