La guerra alla fine del Medioevo (1300 – 1400)
La guerra alla fine del Medioevo era di certo un avvenimento di dimensioni più ridotte. Essa coinvolgeva a livello locale pochi uomini ed era di breve durata. I combattimenti del Trecento e del Quattrocento erano caratterizzati dalla presenza di cavalieri in armatura (con lancia e spada) e combattenti di altro genere (fanti, balestrieri, arcieri a cavallo). La cavalleria era dunque il perno di ogni esercito dell’epoca.
Nel Quattrocento si affermava l’uso dell’armatura in piastra di ferro (eccellevano gli artigiani milanesi e tedeschi nella sua produzione). L’armatura da torneo era certamente più pesante (sui 40 kg) di quella da guerra che risultava più alleggerita.
L'invenzione della lancia
Nel Quattrocento fu inventata anche la lancia, un tipo di composizione tattica della cavalleria che col passare degli anni si mutò per divenire più forte. Agli inizi essa era costituita da un uomo d'arme che capeggiava sul ridotto gruppo (sui combattenti ausiliari). I tre combattenti erano tutti a cavallo: l’uomo d'arme con un’armatura pesante utilizzava un cavallo da guerra, il servitore con un’armatura più leggera usava un cavallo da battaglia o un ronzino e l’altro combattente (disarmato) utilizzava una bestia di poco conto. La lancia col tempo arrivò a comprendere anche sei o sette uomini.
La fanteria
Alla cavalleria si opponeva la fanteria (combattenti a piedi). I fanti erano solitamente armati di arco o balestra, di lancia o solamente di scudi di legno (pavesi). Alla fine del Quattrocento gli svizzeri iniziano ad usare un nuovo modo di combattere. I gruppi si infoltiscono e si costituiscono di picchiere, alabardiere e di un paio di tiratori armati di balestra o colubrina (primitiva arma da fuoco).
Anche il cannone era un’arma usata in quest’epoca. Esso era un semplice tubo di ferro montato su cavalletto.
Il reclutamento delle forze armate
In quei secoli si assiste ad un cambiamento nel reclutamento delle forze armate da parte dei governi: si passa dalla mobilitazione obbligatoria degli abitanti al reclutamento di volontari (professionisti assunti e pagati). Si era giunti a stipulare dei veri e propri contratti che sancivano le specifiche del servizio: il tipo ed il numero dei combattenti, gli armamenti, la durata e la retribuzione (in Italia il contratto si chiamava condotta). Tali affari erano affidati ai capitani (in Italia chiamati condottieri) e comandavano inoltre le loro compagnie in guerra.
La mostra era quel passaggio fondamentale dove il funzionario del governo passava in rassegna uomini, cavalli ed armamenti selezionati dal capitano (se la mostra veniva superata positivamente, il capitano poteva richiedere l’anticipo del suo salario). Però, per lentezza ed inesperienza, questo sistema di reclutamento era parecchio limitato e spesso costringeva gli uomini salariati (quando non si aveva più bisogno di loro) a rimanere a casa. Purtroppo le compagnie non avendo altre entrate si ostinavano a fare da soli le guerre e spesso vivevano alle spalle dei contadini.
Compagnie permanenti
Per evitare che le compagnie rimanessero senza lavoro e per evitare che si ostinassero o se la prendessero con gli Stati, si formarono delle compagnie permanenti. La Francia di Carlo VII instaurò delle compagnie permanenti ed una milizia di arcieri.
Gli scopi delle guerre
Lo scopo principale delle guerre condotte alla fine del Medioevo era quello di occupare i territori e l’espansione territoriale era il motivo di molte battaglie. Gli indefiniti scopi di una guerra, talvolta, non abbracciavano l’oscurità che essa si portava dietro: spesso si arrivava ad avere morti, città bruciate e contadini mutilati. Il Trecento e Quattrocento sono caratterizzati da guerre molto sanguinose. Per alcuni questo scempio divenne una fonte di sostentamento (a volte l’unica): i salari e la guerra considerata come sport (o gioco d’azzardo) erano le attrattive e le caratteristiche che rendevano appetibile anche una guerra. Il codice cavalleresco serviva a regolare i comportamenti tra i combattenti ("le regole per il gioco") ed è ad esempio attraverso la richiesta di un riscatto che i combattenti si arricchivano.
La fratellanza d’armi – accordo tra più uomini d’arme per la spartizione del bottino e la regolamentazione del pagamento di eventuali riscatti – è l’esempio perfetto di come la guerra era arrivata ad essere un business.
Le potenze navali nel Mediterraneo
Alla fine del Medioevo – nel Mediterraneo – le maggiori potenze navali erano Genova, Venezia e Regno d’Aragona. La galea era il principale mezzo di navigazione utilizzato in ambito bellico (ma anche per il trasporto merci); essa era mossa con i remi ed era costituita da una vela. La galea aveva a bordo qualche arciere e l’artiglieria. Nel nord Europa veniva invece utilizzata la nave rotonda con vela, poco manovrabile ma adatta al trasporto di merci.
Dalle guerre d’Italia alla guerra dei Trent’anni (1500 – 1650)
Nelle guerre d’Italia si riscontra un modo totalmente diverso di combattere rispetto a quello dei secoli precedenti. Gli svizzeri introdussero la picca, un armamento fondamentale per la fanteria. Essa era una sorta di lancia, lunga diversi metri e con una punta di ferro ed era maneggiata da formazioni di soldati. Quest’arma – di notevole pesantezza ed ingombro – era rivoluzionaria per l’epoca e richiedeva un addestramento collettivo (il gruppo doveva collaborare per la riuscita del colpo). Chi la manovrava poteva avere un elmetto ed un’armatura oppure no (picca secca).
Con l’introduzione della picca si iniziò ad avere l’esigenza di poter contare su un gruppo di uomini bene addestrati, rigorosi nel comportamento. La marcia dunque (soldati che camminano allo stesso passo, passo cadenzato) fu introdotta proprio per esercitare il gruppo ad avere rigore.
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