Profetismo e crisi politica italiana
Dal momento in cui il re di Francia Carlo VIII varcò le Alpi con il suo esercito, nel 1494, per conquistare il Regno di Napoli (l’intera Italia meridionale, compresi Abruzzo, Molise e Sicilia), l’Italia sembrò cadere in una crisi irreversibile costituita da decenni di guerre, conclusasi solo nel 1559 con la pace di Cateau-Cambrésis.
Il contesto profetico
Si trattava di un fenomeno circondato di minacciose divinazioni astrologiche, segni interpretati come di imminenti sciagure, di rivolgimenti bellici e politici. In Italia, questa eccezionale fioritura profetica, intrecciata alla crisi politica, ricordava molto le antiche tensioni d’origine medievale, alimentando attese di rinascite spirituali e dando voce alle speranze di riforma ecclesiastica che da secoli agitavano la cristianità.
Critiche alla Chiesa
Le nuove critiche alla mondanizzazione del papato, della curia, del clero, trovavano ascolto in quest’epoca, e costituivano segnali allarmanti per l’istituzione ecclesiastica, logorata da una dilagante corruzione (non a caso, l’elezione di Alessandro VI nel 1492 fu accusata di compravendita del soglio pontificio).
Conseguenze dell'invasione francese
Il rapido compimento dell’invasione francese, terminata per l’appunto nel 1495 (un anno dopo), diede alla penisola l’improvvisa consapevolezza del tramonto dell’egemonia culturale e politica esercitata fino ad allora sull’intera Europa grazie allo splendore delle sue corti principesche, alla libertà delle sue città repubblicane, al dinamismo dei suoi mercanti e banchieri, ai risultati raggiunti dai suoi scienziati, filosofi e artisti.
Così, d’un tratto, i pregi del passato divennero vizi letali, ed era ormai ovvio che l’Italia doveva pagare il conto della sua frammentazione politica, della sua decadenza morale.
Profezie e riforma ecclesiastica
Quelle che inizialmente sembravano profezie negative, con l’impresa di Carlo VIII venivano confermate e interpretate dal popolo come l’apocalittico inizio di un’epoca intrisa di punizioni divine, di un futuro tenebroso, che poteva forse essere superato con una riforma ecclesiastica. Non a caso, Giovanni Mercurio da Correggio incitava alla penitenza in vista del prossimo sopraggiungere dell’etas aurea.
In quegli stessi anni, monaci romiti e anonimi predicatori andavano di città in città annunciando distruzioni e sciagure, predicevano la rovinosa fine del potere temporale della Chiesa e rivendicavano la scomparsa del “papa angelico” (un papa che riformasse la chiesa), influenzando la sensibilità popolare. Questi “profeti” erano di umile origine, con aspetto eremitico e povero, e per questo affascinavano il popolo.
Grande diffusione ebbe la “Pronosticatio” dell’astrologo dell’epoca.
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