Erasmodella cristianità
Capitolo I: Vita monastica in Olanda
Erasmo da Rotterdam è oggi il più noto degli umanisti del Cinquecento. La sua fama poggia in gran parte sulla singola opera dal titolo di “Elogio della follia”. Quale era il richiamo esercitato da Erasmo? Finezza, urbanità e spirito, ma soprattutto la sua prodigiosa erudizione.
Era il periodo del Rinascimento e della riforma: entrambi erano movimenti di trasformazioni, che cercavano di correggere il passato più vicino rivolgendosi al passato più remoto. Erasmo tentò di tenere unite le due correnti. La Riforma protestante venne a scuotere la struttura della Chiesa ed Erasmo tentò, da parte sua, una mediazione. Il suo più grande strumento fu l’educazione e la grande arma dell’educazione era la stampa. Nessuno rappresentò questa Riforma in tutti gli aspetti quanto Erasmo da Rotterdam.
Le avversioni di Erasmo
- L’oscurantismo: gli scolastici del suo tempo non erano aperti allo studio dei classici italiani e allo spirito della ricerca critica.
- Il paganesimo: criticava alcuni dotti del suo tempo i quali respingevano la loro devozione ai classici in accantonamento delle essenziali divinità cristiane.
- Il giudaismo: essi credevano di potersi garantire la salvezza attraverso l’osservazione meticolosa delle regole esteriori.
Erasmo è di origini olandesi; ormai orfano, se voleva studiare l’unica prospettiva era qualche forma di vita conventuale. Perciò, Lutero entrò nel monastero per salvarsi la conguagliò, mentre Erasmo vi entrò per illuminarsi la mente con buoni libri.
Sul disprezzo del mondo
Scrisse un opuscolo “sul disprezzo del mondo” che tesse l’elogio della vita monastica, descrivendola come la maniera di vita più sicura per la salvezza:
- La vita monastica permette libertà: Cicerone dice che la libertà è facoltà di vivere come tu vuoi. Allora, se quello che vuoi è essere monaco, ecco che tu possiedi la libertà.
- Se poi la felicità che il monastero può procurare all’uomo colto. Qui puoi leggere, militare e scrivere libri. Il corpo morirà ma nulla è spaventoso come la morte dell’anima. Studia quindi, per renderti capace della felicità eterna.
Il saggio è una specie di compendio di ciò che si poteva dire, ed era stato detto, della vita monastica, e non necessariamente di ciò che Erasmo credeva.
Il primo svolgimento era rivolto a persuadere e si chiamava suosoria; il secondo rivolto ad dissuadere dissuasoria. Questa pratica era cominciata come metodo adatto ad esercitare gli studenti di legge a vedere tutte due le facce di un caso.
La crisi interiore
Fu scatenata in lui, come in Lutero, dal timore della morte. Ma la radice dell'ansia fu diversa per i due uomini: Lutero sussultava alla vista di un crocifisso, perché Cristo della croce un giorno si sarebbe assiso sulle nuvole per consegnare i dannati alla perdizione eterna; Erasmo rabbrividiva all’idea di morire perché la morte poteva portarlo via prima che egli avesse potuto progredire in virtù al punto di essere “capace di vita eterna”.
Lutero lo chiamava Anfechtung, un attacco del diavolo; Erasmo chiamava i suoi stati depressivi pusillanimitas, pochezza di spirito, scarsità di coraggio, timidezza. Nel caso di Lutero lo sforzo morale era inutile, ma non così per Erasmo.
La crisi esterna
A questo punto venne la crisi esterna: dato che tutti i monaci seguivano l'esempio di Erasmo nel trascurare veglie e digiuni, ricevette l'ingiunzione di mettere da parte i libri e la penna. Si vendicò scrivendo il libello “contro i barbari”. Obiettivo immediato era la giustificazione della cultura pagana.
Il mondo classico aveva attuato un’approssimazione della divinità con l'intuito e con il ragionamento, ma Erasmo era convinto che la conoscenza non si realizza per questa via, dunque, non vedeva nulla di sbagliato nel servirsi delle scoperte pagane come gradini.
Scorgeva nella storia, delle fratture nell’ascesa alla conoscenza, perché non c’era un’ascesa continua? L’uomo è destinato a una vita pacifica, ma ambizione e avarizia hanno spinto i fratelli ad accapigliarsi fra loro. La pace, dunque, era fondamentale per l’attuazione del programma che Erasmo era giunto ad intravedere come vocazione propria: riforma della società e riforma della Chiesa attraverso azioni.
Il programma di Erasmo non era in contraddizione con la vita monastica, ma esigeva che egli non restasse confinato a Steyn. Al vescovo occorreva un segretario che curasse la sua corrispondenza con il Papa e i cardinali, tra i quali aspirava essere ammesso.
Capitolo II: Scolastica ed eloquenza a Parigi
L’influenza di Standonck su tutte le varietà di riforma del XVI secolo deve essere stata molto profonda. I più prestigiosi leaders dei tre grandi movimenti riformatori ebbero un’educazione nel collegio diretto da lui: il primo fu Erasmo da Rotterdam, il secondo fu Giovanni Calvino e il terzo Ignazio di Loyola. Dei tre, Erasmo fu quello che somigliò meno al maestro sotto il profilo della rigidità.
Erasmo non aveva una mente filosofica; alcuni dei problemi che impegnavano i teologi apparivano oziosi ad Erasmo, perché evidentemente insolubili (era il caso del problema del destino e della predestinazione, o della questione se il fuoco del Purgatorio sia materiale).
Secondo Erasmo ci dove essere qualche tipo di limitazione, altrimenti tutti i canoni della moralità cristiana perdono il loro basamento religioso. Non aveva l'ansia di divenire uno scrittore o un ridotto creativo, il suo compito non era creare, ma trasmettere la sapienza e la grazia del Vangelo.
Non dobbiamo, tuttavia, pensare ad Erasmo come totalmente immerso negli studi teologici; egli, infatti, cominciò a formulare la sua dottrina dell'educazione e ad avviare l'allestimento degli strumenti educativi, cominciando a scrivere trattati sulla filosofia e la pratica dell’educazione.
L’ideale educativo di Erasmo si imperniava sulla humanitas e sulla pietas.
- Humanitas: era un concetto originariamente classico, con il quale si intendeva l’amore per l’umanità, per la dignità dell’uomo.
- Pietas: concetto tipicamente cristiano, era legato alla religione e significava reverenza, devozione, descrizione.
Secondo Erasmo classici e Bibbia devono essere insegnati agli uomini qualunque sia la strada che hanno preso nella vita. Con quale metodo andavano inculcati? Con l’eloquentia, l'arte di persuadere il tramite il discorso.
Erasmo consigliava la scelta oculata delle letture, e fu questa una delle ragioni per cui cominciò ad estrarre dalla letteratura antica le perle di saggezza che chiamò “andagi”. La maggior parte delle massime venivano dai classici, alcuni dalla Bibbia. Cominciò dunque a raccoglierle, e poiché, secondo lui il proverbio è la distillazione della saggezza di epoche intere, la raccolta completa dispiega una visione panoramica del mondo antico, pagano e cristiano.
L'educazione deve cominciare per tempo, non più tardi del settimo anno. Le classi non dovrebbero superare il numero massimo di cinque elementi. Il precettore dovrebbe essere come un padre per i ragazzi e il programma di studio si deve fissare tenendo conto delle differenze individuali.
La procedura di insegnamento secondo Erasmo
- Lo scolaro deve essere radicato nella coscienza e nella saggezza dei secoli. Solo dopo egli giunge alla possibilità di esprimere se stesso.
- Veniva poi la pratica della conversazione. Come sussidio Erasmo scrisse i “colloqui”, ossia semplici esercizi.
- In seguito i “colloqui” divennero dialoghi. Il presupposto basilare della forma dialogica era che esiste la verità e che essa è conseguibile attraverso l’incontro delle menti in un discorso razionale. Lo spirito è quello di uno scambio di opinioni aperto e ragionevole, chi è profondamente convinto di possedere già la verità trasformerà facilmente il dialogo in diatriba.
Capitolo III: Neoplatonismo e pietà in Inghilterra
Paesi Bassi: l’Enchiridion
Ad Oxford, Erasmo strinse rapporti di amicizia con alcune delle personalità più colte di Inghilterra. La loro approvazione gli diede coraggio e il loro esempio fu per lui una spinta. Questi uomini non erano figli illegittimi di un oscuro prete, ma rampolli dell’aristocrazia. Essi impressero una svolta agli studi di Erasmo: gli fecero capire l’assoluta necessità di giungere alla padronanza del greco.
Il gruppo inglese, inoltre, influì su Erasmo, nel campo delle idee: facendogli riscoprire il neoplatonismo. Dobbiamo distinguere tre momenti nella tradizione platonica:
- Platone
- Il neoplatonismo
- Il neoplatonismo fiorentino il quale perseguiva un disegno di unificazione della filosofia con la religione.
Tutti e tre avevano in comune il dualismo spirito-materia: È una tua qualità composta di corpo e spirito, il corpo è per lo spirito una prigione.
Quello che Erasmo ricavò da questa tradizione fu un rafforzamento della propria religione dell’interiorità; la rinascita neoplatonica, infatti, rafforzò e conferì sfumature nuove alla spiritualità che Erasmo aveva già ereditato da altre correnti della tradizione cristiana.
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