Estratto del documento

L'Europa moderna

Capitolo primo: Le risorse degli europei

I. Gli europei contro gli altri

Dal V al XV secolo, dal goto Alarico, che nel 410 saccheggiò Roma, al turco Maometto II il conquistatore (1431, 1451-81), che nel 1453 occupò Costantinopoli e ne fece la capitale della superpotenza musulmana, i paesi che si trovano a nord del Mediterraneo sono stati minacciati da invasioni provenienti dall’Asia centrale, o dal grande Nord, o dal Medio Oriente desertico, i quali avevano popolazione in eccesso.

Dal XVI al XIX secolo, l’identità europea si è costruita sulla certezza di essere superiori agli altri e autorizzava gli europei a conquistare e “civilizzare” il mondo, alla fine perfino di appartenere a una “razza” superiore. Ma questa presunta superiorità è stata sempre inquieta, e non ha permesso agli europei di darsi unità politica, né di riconoscere a se stessi un’unica appartenenza.

Il millennio da Alarico a Maometto II è stato chiamato Medioevo da chi, fra Umanesimo e Illuminismo, lo ha giudicato un’epoca buia che si interponeva fra due grandi luci: “i romani” e “gli europei”. Ma da quel presunto buio è nata l’Europa. E sono nate culture, ordinamenti, risorse materiali e organizzative, premesse di quella forza, con cui i suoi abitanti hanno poi sottomesso il mondo. L’avvenimento scelto come simbolo dell’inizio di quella formidabile espansione europea e passaggio da un’epoca all’altra è stata la scoperta dell’America del 1492.

Dal Cinque all’Ottocento gli europei sono riusciti a integrare i cinque continenti nella loro dominazione e ad eliminare o a sottomettere quasi tutti i popoli del mondo. Quattrocento anni dopo, in tutto, gli europei – compresi quelli che si erano installati fuori del vecchio continente – erano diventati un terzo degli abitanti del globo, anziché un quinto; prendevano le decisioni politiche ed economiche che riguardavano tutto il mondo, avevano imposto i loro modelli culturali, organizzativi, sociali a tutti i continenti. Questa conquista si fondava sull’idea di progresso (in questo senso si parla di Europa moderna).

L’Europa si è quasi suicidata, nel Novecento, sprofondando in un baratro di violenza e barbarie senza precedenti e perdendo una parte del potere e del prestigio accumulato. Dal Cinquecento la Terra subirà una profonda e irreversibile trasformazione, frutto del traboccante sviluppo europeo; le armi, efficacissime, con cui gli europei hanno conquistato il mondo sono principalmente tre: il capitalismo, il potere statale e la capacità di confronto e integrazione culturale.

Nel Cinquecento gli europei hanno cominciato a sottomettere gli altri poli delle civiltà umane, cominciando dal più fragile: l’America. Nell’Ottocento avevano ultimato questa immane avventura sottomettendo anche l’Asia.

1. Il capitalismo

Nei secoli precedenti, gli europei avevano soprattutto prodotto beni e servizi per rispondere alla domanda in un ambito locale, ed essenzialmente per soddisfare i bisogni alimentari. Si era prodotto per consumare o per scambiare, ma lo scopo finale dell’avidità umana non era stato di accumulare denaro. Soprattutto perché il denaro è instabile, e per giunta perché porta l’anima alla dannazione eterna, secondo quanto aveva detto Gesù, sul ricco che non può entrare nel Regno dei Cieli.

Il fine dell’avidità dei potenti era stato invece di accumulare terre e la dominazione permanente sul territorio perché la terra rimane e la dominazione permanente produce rango e gerarchia. Nell’Età moderna, gli europei hanno continuato a conquistare terre e sottomettere persone, anche più di prima, soprattutto fuori Europa. Ma hanno anche cominciato a considerare sempre più normale e conveniente dare e prendere in affitto o in prestito il denaro, ormai, dagli ultimi quattro secoli del medioevo pensavano sempre meno al cammello e alla cruna dell’ago: “Chi fa i soldi va all’inferno, chi non li fa va in miseria”, si diceva. Hanno sostituito una cultura della mobilità, della ricchezza e della crescita, alla cultura della stabilità, del prestigio, dell’imposizione dell’autorità.

2. Lo stato moderno

La seconda arma degli europei (cronologicamente la prima, affinata dal XIII sec.) è quella che chiamiamo lo stato moderno, cioè una sofisticata elaborazione e coordinazione di istituzioni. Prima era valso il principio dell’unicità della sovranità, di origine divina e corrispondente all’ordine naturale, sul modello padre-figli, poco per volta, però, come risultato dell’aumento della complessità, questo principio è stato considerato insufficiente, irrealizzabile o addirittura sbagliato.

Progressivamente si sono differenziati gli ambiti di competenza, si è riconosciuta la necessità di ricorrere a specialisti garantiti nella loro funzione, si sono moltiplicate le distinzioni di competenze, gli ambiti di responsabilità, le giurisdizioni, le limitazioni e i controlli incrociati dei rispettivi campi. Quello che era stato un sistema organizzativo finalizzato all’imposizione di un ordine, fondato sulla gerarchia e la dipendenza, è diventato una rete sempre più ampia di responsabilità amministrative e di specializzazioni burocratiche tendenzialmente impersonali.

3. L'integrazione

La terza arma degli europei è stata la capacità di conoscere, studiare, e auspicabilmente integrare dal punto di vista culturale la diversità. Gli europei nascevano dalla fusione di due culture molto diverse, i romani e i germani, il che li ha portati a far proprio il concetto di “tolleranza”.

Essi sono stati, inoltre, capaci di trasformare la pluralità in risorsa politica, modificando in maniera approfondita il concetto che avevano di “libertà”. Prima la libertà era solo la capacità dei singoli e delle comunità di difendere le proprie prerogative; e la democrazia era il governo diretto del popolo nell’assemblea cittadina; poi i due concetti sono confluiti in un complicato sistema legale, politico e culturale, finalizzato a far giocare gli interessi e le opinioni di ogni singola diversità, a vantaggio di tutti. La vicenda di questa conquista e di questa trasformazione si identifica con la storia dell’Europa moderna. Fino a quando il resto del mondo non ha imparato a tenere testa agli europei, in gran parte con le loro stesse armi.

II. Caratteri originali: nobiltà, Chiesa e città

Prima di dotarsi delle suddette armi l’Europa disponeva già di alcune importanti risorse che la rendevano forte e relativamente omogenea, a dispetto delle divisioni politiche. Gradualmente, durante il Medioevo, i paesi del nord, non ancora definiti europei, avevano cominciato ad assumere questa identità ed un’unità non politica ma spirituale. Avevano una stessa lingua di riferimento: il latino; e una sola religione: il cristianesimo romano.

Il potere di governo è fragile, ma l’Europa ha imparato a restare salda e temibile anche nei momenti di crisi politiche, grazie alle sue istituzioni ramificate, alle sue gerarchie ben consolidate e ai suoi molteplici ordinamenti. Gli europei si erano dotati di ceti dirigenti allo stesso tempo intraprendenti e stabili: la nobiltà. Inoltre avevano un ordinamento culturale e religioso eccezionalmente potente e istituzionalizzato: la Chiesa cattolica. Le città, popolose e vitali, riuscivano a nutrire, dato che la terra coltivata a grano può dare da mangiare a più persone di quelle che la lavorano. La nobiltà, la Chiesa e le tante città erano dunque tre aspetti che caratterizzavano gli europei già prima che muovessero alla conquista del mondo.

La nobiltà

La nobiltà era un ceto militare unitario da un capo all’altro del continente. Incardinata su relazioni di dipendenza trasmesse per via ereditaria, anziché immediatamente legata ai tempi brevi e mutevoli del potere, si era stabilizzata come una classe dirigente fondata sulla nascita e sulla proprietà terriera familiare. Questa gerarchia poggiava su riconoscimenti di dipendenza e di protezioni che si rispettavano e si trasmettevano di padre in figlio e mantenute.

Più tardi, tra la fine del Settecento e l’Ottocento, questo ordinamento aristocratico, poco propenso alla mobilità sociale, sarà superato, ma per molti secoli era riuscito a garantire un apprezzabile livello di stabilità, e anche un buon apporto di vitalità e perfino di imprenditorialità.

La Chiesa

La seconda risorsa era il cristianesimo romano: un solo Dio in cielo, una sola Chiesa in terra, istituita dal figlio stesso di Dio, centralizzata, immortale perché impersonale e quindi non soggetta ai rivolgimenti dei destini individuali, capace di opporre ai poteri terreni la sua capacità di legittimarli (o delegittimarli) tutti. La Chiesa cattolica era forse il più potente dei caratteri originali che accomunavano gli europei e che riusciva a governare la politica.

Quando l’Impero romano d’Occidente era crollato, la Chiesa era diventata così prestigiosa, già solo per il fatto di essere collocata a Roma, aveva costruito la rete degli arcivescovati, delle diocesi, delle parrocchie, che coprivano l’intero territorio europeo e aveva risposto alla domanda di sacro, di dedizione spirituale, ma anche di assistenza, di arbitrato, di pace. Inoltre, nell’Occidente europeo non si era solo istituito quel particolare dualismo delle strade, lungo le quali derivava da Dio il diritto a governare, ma si era anche sbilanciato a favore della Chiesa; fuori dell’Europa occidentale, il primato della politica non era stato insidiato. In Europa potevano essere concepiti conflitti di sovranità e di potere, ma non di dissenso religioso ed era l’autorità religiosa, non la politica, a stabilire quali opinioni erano ammissibili e quali no.

I mongoli e i turchi erano totalmente tolleranti in fatto di religione, sebbene l’islam, nei secoli a cavallo del Mille, fosse la cultura religiosa che godeva di maggiore prestigio. Perfino il radicalismo monoteista dell’islam, nel Medio Oriente, aveva lasciato vivere le altre religioni.

Anche nell’Impero cinese convivevano tre religioni: il confucianesimo, il taoismo e il buddismo. Tutto l’occidente, invece, era diventato compattamente cristiano cattolico, per convincimento o per forza; la politica aveva subito un collasso, e per alcuni secoli l’istituzione religiosa aveva occupato il suo posto. Il nemico per eccellenza, in Europa, era l’eretico o l’apostata; gli unici non cristiani cui si riconosceva un fragile diritto ad esistere, erano gli ebrei (“fratelli maggiori”), pur fra molte limitazioni e fra saltuari scoppi di violenza persecutoria. Nell’epoca della Controriforma, sarebbero stati istituiti i “ghetti”, il prototipo dei quali fu a Venezia, dove gli ebrei avrebbero avuto obbligo di risiedere.

Nell’Europa cristiana non c’era nessun altro spazio di tolleranza. Tutte le volte che il dissenso religioso si era manifestato in forma radicale era stato stroncato con la violenza. Anche il cristianesimo greco ortodosso era ormai considerato inammissibile, perché non riconosceva la supremazia del papa; la verità, che i greci non sopportavano, era che il papa di Roma pretendesse di essere non solo il patriarca più illustre, ma che si immischiasse degli equilibri terreni, che si arrogasse il diritto di legittimare la sovranità. Gesù aveva detto, invece: “Il mio regno non è di questo mondo”.

Le città

Una terza risorsa originale degli europei erano le città, con le loro multiformi competenze culturali, mercantili, artigianali, amministrative, giuridiche, finanziarie. Era un luogo dove i ruoli e i saperi si strutturano, ed entrano in rapporti di scambio. In maniera troppo esclusiva, tutto ciò che si stava modificando nella direzione che poi è sembrata giusta, cioè della libertà, del progresso e della mobilità sociale, è stato imputato alla borghesia e all’universo urbano.

Ora sappiamo che le cose sono più complesse: il bisogno impellente di libertà e di mobilità sociale si avvertirà davvero solo molto tempo dopo, addirittura verso la fine dell’Età moderna, e non ha mai cancellato il bisogno opposto, di stabilità e tenuta. In ogni caso la risorsa città si sarebbe rivelata fondamentale per la crescita economica e istituzionale.

La nobiltà aveva dato continuità nel comando alla società europea. La Chiesa le aveva fornito una ferrea identità culturale. Le città le avevano dato prosperità e competenze istituzionali. Per lo sviluppo iniziale dell’Europa, e la sua capacità di aggredire il resto del mondo, le aristocrazie e le gerarchie religiose sono state molto più un vantaggio che un danno, e hanno dato un’enorme forza all’identità europea e grandi mezzi istituzionali.

III. La famiglia. Le donne e gli uomini

Alla base della società europea non c’erano grossi lignaggi patriarcali, tribù forti e stabili, come in gran parte dell’Asia, ma famiglie “nucleari”, “carattere originale” dell’instabilità europea; qualche volta arrivavano a convivere tre generazioni, ma era un caso eccezionale, data la brevità della vita (cinquant’anni). Escludendo in parte le forti e stabili stirpi della nobiltà, le famiglie dell’Europa cristiana erano bilaterali, non “agnatiche” come quelle orientali.

La parentela è un rapporto privato che può avere rilevanza pubblica, perché si traduce in alleanza, eventualmente in fazione, in organizzazione del territorio. Con la sua struttura familiare variabile di generazione in generazione, l’Europa aveva una propensione a ridefinire e rinegoziare frequentemente le combinazioni fra punti di vista e interessi, e i sistemi di controllo del territorio. È possibile quindi che la bilateralità sia da contare fra le risorse degli europei fra gli ingredienti della loro dinamicità, o instabilità. Allenati alla ginnastica della famiglia bilaterale, gli europei avevano una propensione individualista.

Nelle società agnatiche organizzate dal lignaggio, dove la parentela materna non influisce in modo rilevante, la donna è in un certo senso estranea alla famiglia. Ha una situazione fragile, sia dal punto di vista sociale sia giuridico perché non si integra fino in fondo nella famiglia che l’ha accolta, e mette al mondo i figli per un lignaggio che è del marito, non suo, il che può favorire la poligamia e il divorzio (come nel mondo islamico); i figli di uno stesso padre, anche se di madri diverse, fanno ugualmente parte della medesima famiglia. Il matrimonio come istituzione è quindi debole. Non definisce la parentela, la proprietà, ma serve per assicurare la riproduzione e la discendenza della famiglia.

Non era così nella società europea. La donna entrava nella parentela del marito, il matrimonio era forte, fondava un’alleanza nuova, con negoziazione degli interessi reciproci, della proprietà, dell’apporto ciascuna parte fornisce alla coppia. Tendenzialmente il matrimonio nella società a famiglia bilaterale è indissolubile, mentre i figli nati al di fuori sono illegittimi. La subordinazione femminile è diffusa in entrambi i tipi di società: per tutta l’Età moderna non è stata concepita altra dignità, né altro compito essenziale per le donne non aristocratiche, che quello della maternità.

In Europa il matrimonio era in linea di massima indissolubile e altamente impegnativo, addirittura un “sacramento”; diventava una tappa decisiva della strada di ogni famiglia. Non è stato mai abbandonato alla libera scelta dei soggetti interessati, ma è sempre stato uno dei mezzi per rafforzare i legami sociali di comunità. La famiglia era appunto anche e soprattutto un’unità economica, una comunità di persone che lavoravano e consumavano insieme. Simili forme di famiglie “complesse” diventavano più chiuse, non facili da abbandonare, perché garantivano la sopravvivenza, erano come aziende in cui la proprietà non doveva frammentarsi. Col tempo si rafforzò sempre più l’istituzione del matrimonio, atto fondatore della famiglia nucleare a cui si dava vita, più importante di quella in cui si era nati. Per questo ci si arrivava a sposare in linea generale solo se si poteva contare su un minimo di autonomia. È così la famiglia europea, quindi l’età del matrimonio, di conseguenza la fertilità rispecchiavano la dimensione della proprietà.

IV. La differenza di genere. Le streghe.

La differenza storicamente rilevante tra maschi e femmine non è tanto biologica, ma piuttosto una costruzione sociale e culturale di ruoli diversi, in casa e fuori; per questo si preferisce parlare di “genere”, un termine che attiene all’organizzazione sociale, anziché di “sesso”, una definizione che appartiene invece all’ambito naturale.

Non si può prescindere, per capire la posizione della donna europea, dal modello religioso di femminilità dato dalla santità di Maria. Nel Quattrocento, era ancora soprattutto una figura lontana, maestosa, raffigurata in atteggiamento solenne; poi gradualmente prevalse un’interazione più positiva e affettuosa fra i fedeli. Il modello supremo della femminilità diventava così meno inarrivabile, anzi più...

Anteprima
Vedrai una selezione di 19 pagine su 90
Storia moderna - L'Europa moderna Pag. 1 Storia moderna - L'Europa moderna Pag. 2
Anteprima di 19 pagg. su 90.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia moderna - L'Europa moderna Pag. 6
Anteprima di 19 pagg. su 90.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia moderna - L'Europa moderna Pag. 11
Anteprima di 19 pagg. su 90.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia moderna - L'Europa moderna Pag. 16
Anteprima di 19 pagg. su 90.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia moderna - L'Europa moderna Pag. 21
Anteprima di 19 pagg. su 90.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia moderna - L'Europa moderna Pag. 26
Anteprima di 19 pagg. su 90.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia moderna - L'Europa moderna Pag. 31
Anteprima di 19 pagg. su 90.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia moderna - L'Europa moderna Pag. 36
Anteprima di 19 pagg. su 90.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia moderna - L'Europa moderna Pag. 41
Anteprima di 19 pagg. su 90.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia moderna - L'Europa moderna Pag. 46
Anteprima di 19 pagg. su 90.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia moderna - L'Europa moderna Pag. 51
Anteprima di 19 pagg. su 90.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia moderna - L'Europa moderna Pag. 56
Anteprima di 19 pagg. su 90.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia moderna - L'Europa moderna Pag. 61
Anteprima di 19 pagg. su 90.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia moderna - L'Europa moderna Pag. 66
Anteprima di 19 pagg. su 90.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia moderna - L'Europa moderna Pag. 71
Anteprima di 19 pagg. su 90.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia moderna - L'Europa moderna Pag. 76
Anteprima di 19 pagg. su 90.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia moderna - L'Europa moderna Pag. 81
Anteprima di 19 pagg. su 90.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia moderna - L'Europa moderna Pag. 86
1 su 90
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/02 Storia moderna

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Novadelia di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia moderna e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Scienze Storiche Prof.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community