Introduzione
Definire il termine "storia"
Anzitutto, la storia è l’insieme degli eventi accaduti agli uomini nel tempo e alle loro istituzioni. Ma la storia è anche la narrazione di quegli eventi: essa è Res gestae e Historia rerum gestarum. In terzo luogo, la storia è la narrazione dei fatti non soltanto memorabili, ma anche di fenomeni che si prolungano nel tempo (p.e. la famiglia).
Secondo Bloch, l’oggetto proprio della storia è l’uomo, o meglio, gli uomini: essa non è rivolta all’uomo in astratto, all’essere umano come ontologia dell’essere, ma agli uomini reali, alla pluralità dei soggetti realmente esistiti. Quando essa si occupa di cose che sembrano distinte dall’uomo (p.e. Stato, istituzioni), in realtà si occupa di persone che partecipano a decisioni collettive e ne subiscono le conseguenze.
Infatti, le realtà che sembrano meno umane spesso sono legate all’attività degli uomini: le malattie, che in parte hanno una storia autonoma (peste→ è sparita per una dinamica autonoma), ma in gran parte dipendono dai comportamenti umani (il vaiolo è sparito in seguito ad una massiccia campagna di vaccinazione). I fenomeni interessano allo storico solo nel caso in cui riflettano l’attività umana.
Storia e discipline sociali
La storia si differenzia dalle discipline sociali perché ha la dimensione del tempo, esse collaborano con la storia ma hanno specificità proprie: quella della storia è la dimensione cronologica, il fatto che ci si muove lungo un’asse temporale.
Storia e cronologia
La cronologia mette in successione il racconto e raccorda le varie parti in successione con la congiunzione “e”: così avviene nelle cronache di età medievale. Secondo gli storici dei Les Annales, una scuola storiografica francese affermatasi nel corso del ‘900, per studiare la storia non bisogna occuparsi soltanto degli eventi, bisogna studiare anche i fattori economici e sociali, che hanno un’evoluzione lenta nel tempo.
Come formazione, questi storici erano di derivazione marxiana, ma adottavano un’evoluzione di quella impostazione, meno deterministica e meccanicistica nell’applicazione dei concetti. Perciò essi hanno iniziato la storia delle mentalità collettive, dell’economia, della produzione, del linguaggio: erano vicini anche allo strutturalismo di Lévi-Strauss.
Tutte queste ricerche portavano a periodizzazioni diverse: per quanto riguarda la storia d’Italia, ad esempio, gli studiosi degli Annales la struttura economica (divisione della proprietà della terra, tipi di coltivazione) è rimasta più o meno identica dalla caduta dell’impero romano, quando è iniziata l’età feudale (la proprietà della terra si è organizzata con gli strumenti giuridici del feudalesimo), fino alla fine del ‘700, alla fine della Rivoluzione francese.
Interpretazione
I concetti non sono mai neutri: per fare storia è necessario il tempo e sono necessari concetti per interpretare il susseguirsi degli eventi, ma non c’è un’interpretazione oggettiva, la Verità, ci sono possibili letture che cambiano nel tempo a seconda dei condizionamenti della realtà contemporanea.
Tempo
Non esiste in assoluto, esiste il tempo contato dagli uomini come fieri, ma gli uomini non hanno contato il tempo sempre alla stessa maniera. Il tempo può essere ciclico o lineare: nelle tradizioni culturali più antiche il tempo è ciclico (Maya, Cinesi→ durata degli imperi: ogni nuovo regno si ricominciava a contare da capo, gli anni si succedevano sempre da 1), visione che è rimasta a noi contemporanei per contare le ore, i giorni, le stagioni, gli anni (non a caso l’orologio è rotondo), abbiamo infatti una concezione del tempo ciclico nella quotidianità e lineare nella lunga durata.
Il tempo lineare è stato introdotto dalla tradizione giudaica e poi cristiana: tant’è che si contano gli anni a partire dalla nascita di Cristo, che non è un evento naturale ma storico, un punto x del fluire del tempo al quale è stata data la preminenza come punto zero, dal quale partiamo per contare il tempo.
La visione progressiva e ottimistica del futuro è venuta meno a partire dalla metà del ‘900, dal punto di vista storico questo fatto potrebbe essere interpretato come una fortuna: abbiamo una visione più neutra della storia e meno ideologizzata, non è più marcata la battaglia tra progressisti, quelli che pensano che tutto sommato stiamo un po’ meglio, e conservatori, quelli che pensano che era meglio l’Ancien régime.
Scienza storica
Ciò che consente alla storia di avere un suo statuto epistemologico, sebbene il tempo sia relativo e i fatti interpretazioni, è il fatto che lo storico ha l’impegno morale di perseguire la verità e l’obbligo disciplinare-scientifico di dimostrare il percorso che ha fatto per scoprire la verità. La verità storica non è assoluta, perché scoprirla significa accertare la realtà e la concretezza di certi avvenimenti: cosa è accaduto in quel determinato tempo.
Per accertarsi di ciò, lo storico utilizza le fonti storiche (documenti, testi, lettere, palazzi, monumenti, manufatti). Lo storico ha anzitutto l’obbligo di usarle, perciò deve avere le competenze per leggerle ed interpretarle (p.e. latino, informazioni economiche), quindi di garantire la scientificità del lavoro (attraverso le note in caso di pubblicazioni storiche).
È discutibile l’interpretazione, l’autenticità della fonte, ma essa dev’essere dichiarata per permettere agli altri studiosi di verificare se esiste, se è vera e se è stata interpretata correttamente. Fondamentale nella comunità scientifica è pertanto il controllo della scientificità del lavoro degli storici. Le fonti che sono giunte sino a noi hanno subito una selezione, in parte volontaria e in parte casuale, determinata dagli eventi del passato che le hanno riguardate.
Storico ed erudito
Benedetto Croce sostiene che “tutta la storia è storia contemporanea”: a suo avviso, quando lo storico guarda al passato, lo interroga sempre con gli occhi dell’uomo contemporaneo, s’interessa degli eventi passati a partire da interessi attuali, domande che provengono dalla sua contemporaneità, se è un vero storico, altrimenti è un erudito, cioè colui che studia la storia soltanto per la curiosità di sapere cosa è successo.
Lo storico ricerca nel passato gli strumenti per capire lo stato attuale delle cose, talvolta perché ritrova le radici dei fenomeni contemporanei, categorie e meccanismi di funzionamento che gli consentono di capire meglio la realtà contemporanea. Tutta la storia è storia contemporanea nella misura in cui il passato ci deve servire per trovare strumenti, categorie, ispirazioni per capire la contemporaneità, il mondo in cui viviamo.
Tuttavia, il passato è anche un “paese lontano”: dobbiamo stare attenti anche a non schiacciare, sul passato, il nostro modo di vedere il mondo, a non appiattire il passato sulla dimensione della contemporaneità. Ma dobbiamo tenere presente anche le differenze all’interno del mondo contemporaneo: la nostra mentalità non solo è diversa da quella dei nostri antenati, ma anche da quella di persone che vengono da altre culture; la cultura cambia nello spazio e nel tempo, noi stiamo in un determinato spazio e in un determinato tempo, ma ci sono persone che sono state in questo spazio in un altro tempo e persone che vivono in questo tempo ma in un altro spazio: questo determina i comportamenti e la scala di priorità che le persone hanno.
Pregiudizio teleologico
La storiografia contemporanea tende a considerare gli eventi storici nella loro complessità e nelle loro variegate sfaccettature; questo perché, solitamente, si sceglie un unico filone interpretativo se si possiede un modello per cui la storia tende ad un obiettivo, cioè se si ha un atteggiamento teleologico: si legge la storia in funzione della fine, dei destini dell’umanità o di un paese.
Nella Fenomenologia dello spirito di Hegel, ad esempio, è presenta una costruzione teorica per cui, alla fine, si anticipa l’affermazione dello spirito della nazione tedesca; chi segue il pensiero di Hegel legge la storia nella prospettiva che prima o poi si affermerà lo spirito della nazione tedesca.
Esso condiziona l’interpretazione del passato in base alla sua visione astratta di un futuro che deve ancora arrivare. Questo modo di ragionare è sbagliato se viene applicato alla storia, ci porta a degli errori: per reindirizzare in maniera corretta l’atteggiamento nei confronti della storia conviene anzitutto considerare il passato un “paese lontano”.
“Cercare di comprendere il cambiamento nel tempo, la spiegazione di un prima e di un poi, non credo debba necessariamente portare alla costruzione di un paradigma rigido. E ugualmente le domande (più delicate e impegnative): «come siamo arrivati a questo presente, quali sono i fattori che sembrano avere condotto ad esso?»; o l’altra domanda «quali sono i problemi, le situazioni , gli eventi che devono essere studiati per capire come oggi, ci siamo trovati a vivere in un mondo come questo, piuttosto che in qualcosa d’altro?»: ebbene, non mi sembra che esse debbano ingenerare un approccio inesorabilmente teleologico” (La storia è un paese lontano, Giorgio Chittolini).
Nessi causali
Uno dei sistemi per evitare il pregiudizio teleologico è quello di abbandonare l’illusione che nella storia ci siano eventi causati direttamente da altri: infatti, questo accade raramente, più spesso possono essere indicati dei fattori, delle situazioni in cui i fenomeni si sviluppano. Lo storico parte con il domandarsi il perché sia accaduto un evento piuttosto che un altro; non si può ridurre il succedersi degli eventi in una causalità diretta: distinguendosi dalla cronologia, pertanto, la storia deve cercare di spiegare i nessi causali che hanno influito sul susseguirsi degli eventi, ma questa spiegazione dev’essere ricca e molteplice, non può essere ridotta all’unilaterale.
Gli eventi storici non sono inevitabili, nel fluire dei fatti compare sempre una variante imprevedibile, cioè il comportamento degli individui: ciò che decidono di fare singolarmente o collettivamente è una variabile infinita e incontrollabile. La storia non è mai riducibile ad una equazione matematica, perché le scelte fatte non sono state sempre razionali.
Imitazione
Di particolare interesse storico è la capacità che hanno avuto gli attori delle società passate di conseguire gli obiettivi che si erano prefissi, perciò interessa lo studio dei meccanismi che li hanno portati a conseguirli. Carlo V, imperatore del Sacro Romano Impero agli inizi del ‘500 aveva certi obiettivi politici e li ha dichiarati, per conseguire i quali ha compiuto una serie di scelte: a seconda del suo successo o meno, studiando i modi in cui ha operato, le informazioni su cui si è basato, qualora io volessi ottenere un obiettivo potrei imitarlo oppure allontanarmi dal suo esempio.
Nel caso di Carlo V mi allontanerei dal suo esempio perché egli non ha conseguito nessuno degli obiettivi politici che si era prefisso. Evidentemente, ha usato delle categorie di giudizio della realtà inadeguate. Peraltro, la prospettiva storica della capacità di previsione degli esiti delle scelte degli esseri umani è uno degli argomenti con i quali la storia sta tentando di riproporsi alla civiltà contemporanea come scienza sociale interessante e utile.
Le scienze umane, differentemente dall’economia e dal diritto (che non sono scienze esatte), hanno la capacità di prendere in considerazione la variabile “essere umano” e di tenere presente l’imprevedibilità degli uomini: non si troveranno mai delle leggi generali sullo sviluppo delle società, o dell’economia, perché gli uomini scelgono e cambiano idea, spinti da molteplici fattori (religiosi, emotivi, culturali). Gli scienziati producono diversi modelli, ad esempio, sulle conseguenze future dell’inquinamento: presumibilmente non si dovrebbe credere a chi annuncia che le cose andranno certamente in un modo.
Definire il termine "moderna"
Periodizzazione
La storiografia italiana ed europea concorda nel far iniziare l’età moderna tra la fine del ‘400 e i primi del ‘500; tuttavia, su quando finisca la storia moderna ci sono delle molteplici versioni. In Inghilterra, modern history comprende anche la storia contemporanea: parte dalla fine del ‘400 e fluisce sino all’età odierna, tutt’al più, per quanto riguarda gli ultimi anni si parla di post modern (postmoderno).
Nell’università italiana, la storia contemporanea come insegnamento si è affermata tra la fine degli anni ’60 e i primi anni ’70: fino ad allora la storia moderna decorreva dalla fine del ‘400 ed era tutto un continuum fino al presente, con delle varianti nazionali. Un momento particolarmente importante per noi Italiani è l’unificazione nel Paese, del 1861, la nascita dello Stato italiano; questo ha fatto sì che nella tradizione dell’insegnamento della storia d’Italia emergesse, per sentimento patriottico, un insegnamento che riguardava la storia del Risorgimento, incastrato tra la fine della Rivoluzione francese e il 1861.
Sebbene la storia moderna proseguisse sino all’attualità, la storia del Risorgimento approfondiva le vicende della nascita dello Stato nazionale. Il dibattito riguardava il ruolo da dare alla Rivoluzione francese e a quella industriale come grandi cesure: la possibilità di stabilire delle cesure nella storia, dei cambiamenti, dipende sia dai fattori interpretativi, sia dall’oggetto di studio.
Ad esempio, per lo studio dell’economia è la Rivoluzione industriale a determinare un cambiamento sostanziale, per la storia della scienza la svolta principale è quella portata da Newton alla fine del ‘600, per la storia politica la Rivoluzione francese ha rappresentato un enorme laboratorio politico, che ha parzialmente cambiato la realtà sociale in Francia.
Il 1848 è considerato un’importante cesura storica, dato che in tutta Europa scoppiano delle rivoluzioni che hanno un carattere democratico: non solo viene contestato il potere del sovrano, ma sono presi in considerazione il sentimento nazionale (processo di formazione degli Stati non ancora costituiti, cioè Italia e Germania) e la necessità del coinvolgimento delle masse nella vita politica, più di quanto fosse accaduto nella Rivoluzione francese. Rimane pertanto variegata la possibilità di creare una cesura alla fine dell’età moderna: c’è chi non la crea, considerando prevalenti gli aspetti di permanenza nel mondo che si è andato creando tra la fine del ‘500 ed oggi, oppure, a seconda della linea interpretativa, vengono considerate molteplici cesure come atti di nascita della storia contemporanea (Rivoluzione francese-1789, Congresso di Vienna-1815, 1848).
Medioevo
«Vorrei che si incominciasse un serio studio della storia nel tempo in cui essa diviene veramente interessante per noi: mi sembra che questo avvenga alla fine del XV secolo. La stampa, che allora fu inventata, contribuisce a renderla meno incerta. L’Europa cambia faccia; i Turchi nella loro espansione, cacciano le belle lettere dal Costantinopoli; esse fioriscono in Italia, si stabiliscono in Francia, ingentiliscono la Germania e il settentrione. Una nuova religione sottrae metà dell’Europa all’obbedienza del Papa. Un nuovo sistema politico si stabilisce. Si fa, con l’aiuto della bussola, la circumnavigazione dell’Africa…si scopre l’America; si sottomette un nuovo mondo e il nostro è cambiato quasi completamente; …Ecco la storia che tutti devono conoscere. … in essa tutto è vero, sino ai piccoli dettagli di cui possono preoccuparsi solo i piccoli spiriti. Tutto ci riguarda, tutto è fatto per noi» (Quaderni storici, Voltaire).
La categoria storica del Medioevo nasce nel 1700 come categoria residuale, quando si ritiene che in quei mille anni di storia che intercorrono tra la caduta dell’Impero romano (476 d.C.) e la scoperta dell’America (1492) vada gettata una luce negativa e vengono inglobate delle realtà, dei fenomeni completamente diversi. A loro avviso, è l’età delle invasioni barbariche (che in realtà durano due-tre secoli, dopo i quali l’Europa si riorganizza, nascono i grandi ordini monastici e mendicanti, la filosofia medievale è ricchissima). È residuale come categoria storica perché nessuno sembrava intenzionato a dargli una connotazione univoca: dal punto di vista storiografico la sua periodizzazione è poco impegnativa, proprio perché è noto che lì vengono collocati per comodità mille anni di storia in cui sono successe molteplici cose.
Moderno
La categoria di ‘moderno’, invece, inventata nel ‘700, nasce con una forza interpretativa: la parola stessa, diversamente da Medioevo che è semplicemente volta a collocarsi in mezzo tra due età di maggiore splendore, viene dal latino modus (avverbio che significa recente, le cose vicine) e la storia moderna è pertanto quella dovuta ad una recente frattura, collocata alla fine del ‘400.
Cesura storica
Tutti gli storici concordano con Voltaire che nei sessanta, settant’anni che vanno da metà del ‘400 al 1517 si assiste ad un cambiamento radicale: la storia che precede questa fase ha dei ritmi, delle fisionomie, delle realtà economiche e sociali che si modificano profondamente, in un arco di tempo relativamente breve. La cesura interessa un insieme di realtà: si tratta di una cesura economica, comportata dalla caduta di Costantinopoli e dalla scoperta dell’America, ma anche in termini di nascita di istituzioni politiche nuove, che il pensiero politico di Machiavelli e le Guerre d’Italia contribuiscono a determinare.
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