Periodizzazione
La storiografia italiana ed europea concorda nel far iniziare l’età moderna tra la fine del ‘400 e i primi del ‘500; tuttavia, su quando finisca la storia moderna ci sono molteplici versioni. Il 1848 è considerato un’importante cesura storica, dato che in tutta Europa scoppiano delle rivoluzioni democratiche: non solo viene contestato il potere del sovrano, ma sono presi in considerazione il sentimento nazionale e la necessità del coinvolgimento delle masse nella vita politica, più di quanto fosse accaduto nella Rivoluzione francese.
Moderno
La categoria di ‘moderno’, inventata nel ‘700, nasce con una forza interpretativa: la parola stessa, diversamente da Medioevo che è semplicemente volta a collocarsi in mezzo tra due età di maggiore splendore, viene dal latino (avverbio che significa recente, le cose modus vicine) e la storia moderna è pertanto quella dovuta ad una recente frattura, collocata alla fine del ‘400. Tutti gli storici concordano che negli anni che vanno da metà del ‘400 al 1517 si assiste ad un cambiamento radicale: la storia che precede questa fase ha dei ritmi, delle fisionomie, delle realtà economiche e sociali che si modificano profondamente, in un arco di tempo relativamente breve.
La cesura interessa un insieme di realtà: si tratta di una cesura economica, comportata dalla caduta di Costantinopoli e dalla scoperta dell’America, ma anche in termini di nascita di istituzioni politiche nuove, che il pensiero politico di Machiavelli e le Guerre d’Italia contribuiscono a determinare, oppure dal punto di vista della storia medievale, perché le Guerre d’Italia fanno scendere in campo molteplici innovazioni nel modo di fare la guerra. L’unico elemento che potrebbe costituire una continuità è il sistema di produzione predominante: in Europa la produzione si mantiene agricola, si coltiva la terra e si allevano gli animali; gli artigiani costituiscono una percentuale molto minoritaria della vita economica delle società dell’epoca.
Caduta di Costantinopoli (1453)
Dall’Anatolia passando per i Balcani, nel 1453 i Turchi pongono sotto assedio Costantinopoli, facendo cadere l’Impero romano d’Oriente. L’avvicinarsi dei Turchi e il progressivo pericolo in cui si trova la capitale sono uno dei fattori che contribuiscono alla nascita dell’Umanesimo: man mano che gli studiosi bizantini lasciano le proprie città e si trasferiscono soprattutto in Italia, accolti perché in fuga dall’alterità religiosa, molti intellettuali partecipano ai concili per cercare di trovare una riconciliazione tra le due Chiese.
Ma, oltre al fortissimo impatto culturale, c’è un impatto economico altrettanto forte: quando Costantinopoli cade non ci sono più porti sui quali far sbarcare le merci orientali che non siano in mano agli Ottomani. Dal punto di vista geopolitico, quando i Turchi conquistano Costantinopoli e stabiliscono l’Impero ottomano, è chiaro che sul Mediterraneo si è affacciata una potenza geopolitica fortissima, di cui non si può non tener conto.
Società dell’Ancien Régime
Ci sono una serie di realtà che, dal Medioevo, transitano nell’età moderna senza mutamenti significativi. Un aspetto è la tripartizione sociale del mondo europeo nell’età moderna, l’idea che gli individui nella società possano avere tre ruoli diversi: il primo, il più onorevole ed importante, è quello di chi si occupa del sacro, i sacerdoti, il secondo è quello di chi veste le armi e difende la società, i militari nobili, il terzo è chi lavora. Si tratta di ceti e non di classi, perché non si dividono (né nel Medioevo, né nell’età moderna) sulla base di un criterio economico. La differenza tra i ceti è prevalentemente giuridica e giurisdizionale: il giuridico attiene al diritto e alla legge, il giurisdizionale all’esercizio dei giudizi, cioè all’attività del tribunale. Un nobile ha uno stato diverso dagli altri perché alla nobiltà si applicano delle leggi specifiche, che non si applicano né al clero, né al terzo Stato.
Scoperte geografiche
Le scoperte geografiche furono rese possibili alla fine del XV secolo dai contatti sempre più frequenti degli Europei con altri continenti e da una complessa serie di fattori. Tra quelli economici l’accresciuta domanda di oro, che spinse alla esplorazione delle coste africane da cui si prelevavano anche avorio e, sempre più numerosi, gli schiavi o la necessità di trovare nuove vie per il commercio delle spezie con l'Oriente, diventata più urgente con il logorarsi dei rapporti con la dinastia Ming in Cina, ma anche dalla presenza dei Turchi, che ostacolava i traffici nel Mediterraneo.
Mentre, tra quelli politici, l’unificazione territoriale e la formazione degli Stati moderni, che resero possibili investimenti a lunga scadenza e l'adozione di una politica mercantilistica delle monarchie europee (es. finanziamento delle imprese di Colombo dopo la presa di Granada). Un fattore di natura culturale fu il progressivo affermarsi dell’ipotesi eliocentrica, nonostante le resistenze della cultura ufficiale. Infine, le nuove conoscenze tecniche, anche quelle della vita marittima, che si sviluppavano fuori del sapere universitario (dissociazione teoria/pratica): i marinai possedevano strumenti empirici per la navigazione come bussola, quadrante nautico, balestrigia che facilitavano il calcolo della latitudine in mare; già prima che apparisse la caravella (barca che rispondeva alle esigenze della navigazione oceanica) in Spagna e in Portogallo si erano preparate le condizioni per le esplorazioni geografiche.
Colombo
Il re del Portogallo, Giovanni II, non finanzia il progetto presentatogli da Cristoforo Colombo, non persuaso della fondatezza e disinteressato ad investimenti al di fuori della strategia di espansione africana. Isabella di Castiglia approva la proposta, concede a Colombo il titolo di ammiraglio, viceré e governatore delle terre eventualmente scoperte. Colombo con tre caravelle approda a San Salvador il 12 ottobre 1492 (è la scoperta dell’«Otro Mundo»). Con tre spedizioni successive (1493, 1498, 1502) gli spagnoli raggiungono il Messico, le coste dell'America Latina e l’Honduras.
Spartizione del globo
Con la Bolla Inter caetera il papa Alessandro VI Borgia legittima la conquista spagnola, ma il Portogallo non accetta i termini della decisione papale e avvia negoziati volti a garantire l'espansione portoghese. Il Trattato di Tordesillas (1494) stabilisce la spartizione dell'ecumene extra europeo, per mezzo di un meridiano (la raya), in due zone: spagnola (ovest) e portoghese (est), evidenziando la crisi del papato e l'ascesa del prestigio delle monarchie.
Colonialismo
Fra i caratteri del colonialismo, il controllo militare ed economico grazie alla fondazione di città, i genocidi e lo sfruttamento delle popolazioni indigene con conseguente distruzione delle loro identità. Fra i Conquistadores c’erano soldati, avventurieri, agricoltori, attirati dal miraggio dell'oro e di missionari spinti alla conquista delle anime influenzò la colonizzazione. Nel governo delle colonie, gli organismi che affiancavano il sovrano in Spagna erano il Consiglio delle Indie e la Casa di Contractación a Siviglia (cause civili e penali per commercio e controllo navigazione), mentre nelle colonie vi erano vicereami in Nuova Spagna e in Perù; all’interno dell’amministrazione di questi vicereami, c’erano giudici per le circoscrizioni giudiziarie (audiencias), vescovi (22 diocesi) e prelati. Viene creata l’encomienda: adattamento di un istituto spagnolo simile al feudo, ma non ereditario; le terre venivano date in commenda (godimento) ad un colono che esigeva tributi e prestazioni in danaro. Fra le cause della rapida distruzione delle popolazioni autoctone la notevole superiorità tecnologica degli europei (armi da fuoco, corazze e cavalli), l’assenza di difese contro le malattie portate dai conquistadores e la distruzione del sistema economico e culturale realizzata tramite la sottomissione e il brutale sfruttamento delle popolazioni autoctone.
Coscienza degli europei
La conquista del Nuovo Mondo innescò un ampio dibattito negli ambienti colti del vecchio continente, investendo in pieno la coscienza europea, al di là delle differenze di accentuazione tra Paese e Paese. Juan Gines de Sepulveda sostenne in un’opera del 1547 la tesi dell'esistenza di uomini schiavi per natura, giustificando in tal senso tutto l'operato dei conquistadores. Bartolomeo de Las Casas prese posizione in difesa degli indigeni d'America, riconoscendone la validità degli ordinamenti economici e politici, del modello di società e delle virtù morali (Brevissima relazione sulla distruzione delle Indie).
Stato ‘moderno’
All’inizio dell’età moderna, se prendiamo come anno di riferimento il 1492, ci sono varie tipologie di organizzazione del potere politico.
Sacro Romano Impero
Il Sacro Romano Impero si era dotato di una sorta di costituzione nel 1356, ovvero la Bolla d’oro, che aveva fatto dell’Impero una realtà elettiva: l’imperatore non era il discendente di una determinata famiglia, ma un uomo eletto dai Grandi elettori; i vescovi di Colonia, Magonza e Treviri e quattro prìncipi (Duca di Brandeburgo, del Palatinato, di Boemia e di Sassonia) quando muore l’imperatore ne eleggono uno nuovo. Il territorio dell’area tedesca è suddiviso in tante e piccole realtà politiche di diversa natura.
Alcune sono principati ecclesiastici, ovvero città governate dal vescovo, perché dopo la caduta dell’Impero romano erano rimaste senza controllo politico e l’unica autorità di riferimento era quella vescovile (Colonia, Magonza e Treviri). Il resto del territorio è in parte costituito dai ‘grandi territori’: la Boemia, ad esempio, è un regno, un piccolo Stato, mentre i Ducati di Austria e di Stiria sono territori governati dalla famiglia d’Asburgo, il Palatinato e la Sassonia sono altri grandi territori. Ma ci sono anche delle realtà molto più piccole, piccoli principati dove dei nobili governano il proprio territorio.
Infine, ci sono città libere, che vengono rette da un governo comunale di varia natura (solitamente di forma oligarchica, cioè rette da un ceto patrizio). Tutte queste realtà distinte hanno un legame di fedeltà personale di sudditanza con l’imperatore, che esercita un potere di indirizzo, di convincimento sulla politica estera e rappresenta un punto di riferimento simbolico per l’area germanica.
Stato della Chiesa
Questo tipo di monarchia, oltre a non essere ereditaria, non prevedeva che il Papa avesse una famiglia alla quale attingere per le alleanze internazionali: ciò impediva di esercitare la politica estera con uno strumento tipico dell’età moderna, cioè i matrimoni. Per ovviare all’impossibilità di stabilire alleanze internazionali nei primi secoli dell’età moderna, almeno fino a tutto il ‘600, i Papi istituiscono la figura del Cardinal nipote: nell’entourage della propria famiglia individuano un ecclesiastico che abbia un ruolo di peso nella Chiesa e gli danno degli incarichi pubblici (sperando che alla loro morte gli equilibri dentro al Collegio cardinalizio portino all’elezione del Cardinal nipote). Tuttavia, ci provano tutti i Papi ma nessuno ci è mai riuscito.
Il Papa, essendo il capo politico della Chiesa, controlla tutto il clero e non solo quello presente nello Stato della Chiesa, ma in tutta Europa. Controllare il clero in età moderna significa controllare l’unico sistema di comunicazione diffuso sul territorio: il Papa aveva i propri ‘emissari’ nei sacerdoti, nei parroci, in tutta Europa ed egli, per i messaggi (input culturali, spinte, atteggiamenti) che si volevano diffondere da Roma, la Chiesa era l’unica realtà politica ad avere un ‘altoparlante’ in tutti i territori europei. La visione del mondo di un sovrano, di un principe, di un imperatore, non trovava canali di comunicazione efficaci come quello della Chiesa: è per questo che i sovrani hanno bisogno di allearsi con essa, perché spesso è il clero l’unica componente del potere che ha contatto reale con la popolazione.
Repubbliche
In Italia sono presenti anche alcune Repubbliche, le uniche in Europa, che sono delle sopravvivenze medievali. ‘Repubblica’ significa semplicemente che non c’è il re, ma poi sono delle oligarchie, cioè città governate da esponenti di un ristretto gruppo di famiglie. La chiusura oligarchica delle Repubbliche era avvenuta grossomodo tra il ‘200 e il ‘300: in tutte le città si erano stilati degli elenchi di famiglie appartenenti all’élite, solo i discendenti maschi maggiori di quelle famiglie potevano stare nel Consiglio Generale, Senato, o come si chiamasse l’organo oligarchico di governo.
Tale organo ha un capo, come il Doge a Venezia o il Priore a Genova, ma il suo potere è limitato, perché è il Consiglio che effettivamente assume le decisioni più importanti. Le Repubbliche sono pertanto fortemente oligarchiche, non hanno componenti popolari al governo: le famiglie ricche che compongono il Consiglio assomigliano molto più all’aristocrazia che non al terzo Stato.
Stati monarchici “moderni”
Gli Stati monarchici “moderni” nascono dalla riunione dei poteri di tanti e grandi signori feudali, riunione che avviene in parte per via di conquista e in parte per alleanze matrimoniali, che portano a compattare delle aree geografiche dove di solito si condivide una tradizione culturale e una lingua (Inghilterra, Francia, Spagna).
Compiti dello Stato moderno
Alla base del consenso che i nuovi monarchi ottennero dai vecchi feudatari, necessario alla formazione di questi nuovi Stati monarchici, ci sono diversi motivi. Anzitutto, il Re viene riconosciuto come referente per un livello di giustizia superiore rispetto ai nobili: la prima funzione che svolge il sovrano negli Stati che si vanno costituendo è quella di essere un tribunale d’appello, di riferimento, al di sopra dell’esercizio giurisdizionale compiuto dai nobili nei loro territori; al tribunale regio ci si rivolgeva per i reati più gravi (tradimento, lesa maestà), per quelli intercorsi tra nobili o per liti intercorsi tra nobili.
L’altra funzione del nuovo Stato, che si va costruendo, è quella di organizzare la politica estera, di garantire sicurezza nei confini: il Re è un capo militare che garantisce sia la sicurezza nei confini esterni, sia la pace all’interno del regno, tra i signori feudali. Per fare la guerra occorrono soldati: per mettere in piedi un esercito in età moderna non si chiama la leva generale, ma i mercenari, le Compagnie di ventura, cioè truppe pagate da imprenditori.
Rinascimento
Mentre i temi centrali nella riflessione filosofica del Medioevo erano la teologia e la metafisica, nel ‘500 l’interesse prevalente dei vertici della cultura europea (Machiavelli, Thomas More, Erasmo da Rotterdam) si sposta dall’ambito metafisico alla realtà sociale e politica, all’ambito della concretezza. È la trasposizione, in questo settore, dell’Umanesimo: se l’uomo è al centro, anziché pensare all’essenza di Dio si preferisce studiare come funziona il potere; dal punto di vista religioso, il problema centrale del ‘500 diventa non la natura di Dio, su cui tanto si era dibattuti nel Medioevo, ma la salvezza della singola anima: il grande problema di Lutero, Calvino e di tutti quei teologi cattolici che li contrastano è il problema della salvezza della propria anima e non l’indagine delle essenze superiori.
Tuttavia, l’impostazione fondamentale che resta il mainstream, la corrente principale del pensiero filosofico europeo è l’aristotelismo, come era stato rielaborato nel Medioevo e soprattutto nella rilettura di San Tommaso (conciliazione fra la tradizione classica di Cristianesimo e un pensatore pagano come Aristotele). Una delle grandi novità culturali del ‘400 è la nascita della filologia, cioè quell’insieme di tecniche e di strumenti che consentono di appurare quale sia il testo più fedele e veritiero tramandatoci di un determinato autore.
Guerre d’Italia
In Italia era difficile attuare politiche matrimoniali: lo Stato della Chiesa era impedito dalla sua stessa natura religiosa, la Repubblica di Firenze non era ancora un Ducato, lo stesso Venezia e Genova. Uno dei motivi per cui l’Italia è frammentata, dunque, è che buona parte delle entità territoriali che si trovano sulla penisola sono governate con sistemi politici che non consentono alleanze dinastiche. Malgrado sensibili differenze territoriali, nessuno degli Stati italiani è tanto grande da risultare preponderante rispetto agli altri: nessuno riesce ad esercitare un’egemonia e l’unico Stato territorialmente molto esteso, il Regno di Napoli, è governato da stranieri, ha una posizione periferica rispetto al resto dell’Italia e, pur avendo una grande estensione, ha un potenziale demografico minore.
L’Italia del ‘400 e del ‘500 non è affatto un Paese povero: oltre ad essere stata la patria dell’Umanesimo, essa si affaccia sul Mediterraneo facendo da cerniera con i commerci con l’Oriente e questa è la prevalente fonte di ricchezza della penisola. Per tutto il ‘400 e il ‘500, malgrado la scoperta delle rotte oceaniche e l’attività dei Portoghesi, il grosso dei commerci passa ancora per il Mediterraneo. Quando cade Costantinopoli il ruolo dell’Italia diviene ancora più interessante: non solo continuano i commerci nel Mediterraneo con l’Oriente, ma il controllo del Mediterraneo e dei porti dell’Italia meridionale diventa un fattore strategico primario; chi deve operare in quel mare trova nelle propaggini meridionali italiane una buona posizione strategica per i propri interessi. Inoltre, l
-
Storia moderna, Intero Corso - Regina Lupi
-
Riassunto esame Storia Moderna, prof. Lupi, libro consigliato Storia Moderna (1492-1848), Capra
-
Storia Moderna
-
Storia moderna