Storia moderna II
Storia della famiglia dall'antichità all'epoca moderna
Evoluzione, componenti, sessualità e figura della donna. Alleanze matrimoniali, eredità e senso d'identità. La storia della famiglia nasce negli ultimi 30 anni come tendenza della Nuova storia sociale. Fin dall'Ottocento ha attirato l'attenzione delle scienze sociali e della storia del diritto.
Storia del matrimonio
La terminologia che riguarda la famiglia contiene una certa ambiguità che deve essere chiarita dal latino famulus = servitù / persone al servizio. Ancora oggi nel dizionario troviamo vari significati, diversi fra loro.
- Famiglia nucleare = composta da coniugi e figli.
- Famiglia estesa = più famiglie in diverse generazioni (genitori, figli e coniugi, figli dei figli).
- Parentela = insieme delle relazioni sociali, legate da discendenza e matrimonio, consanguineità e affinità (si crea con il matrimonio). Parente comune cognatizio (discendenza da entrambe le linee), via unilineare (solo patrilineare o matrilineare), affinità. La parentela ha valore relativo, il singolo non è parente con valore assoluto ma diverso a seconda del punto di riferimento.
- Aggregato domestico = household, gruppo di coresidenti anche non imparentati fra loro.
L'antropologia dà la possibilità di studiare questi concetti attraverso simboli:
- = maschio △
- ○ = femmina
- □ = genere non specificato
- │ = discendenza
- = coodiscendenti ┍┑═ oppure = matrimonio ┖┚ oppure = morte ◖◗ ∅
La famiglia romana
L'antichità non ha un termine univoco per definire la famiglia, i greci utilizzano ghenea o oikos oppure oikoghenia (stirpe + casa), la famiglia stava alla base della polis. Nel mondo romano il termine significa servitù del padrone di casa oppure intera casa (liberi, schiavi e beni). Nel latino classico è ogni cosa o persona soggetta all'autorità del pater familias, non si distingue fra discendenti o servi. In tardo latino il significato si avvicina al nostro = stirpe. Precedentemente si utilizzavano termini come domus, focus, nozioni che spesso si sovrapponevano, non esisteva un nome unico per i discendenti consanguinei e conviventi. Roma non cercò mai di imporre il suo diritto ai territori conquistati → l'Oriente spesso manteneva usanze elleniche.
Alcuni dati importanti che riguardano il modo in cui contare i gradi di parentela = i romani li calcolavano in linea ascendente e poi discendente, parte dal punto di vista dell’EGO genitori 1° 1 grado, fratelli 2° grado, cugini 4° grado. La consanguineità era detta coniatio, riconosciuta per 7 gradi di parentela. Esogamia = sposarsi fuori, endogamia = sposarsi dentro. Nel diritto romano NON ci potevano essere matrimoni fra discendenti diretti, prima fino al 6° grado, poi fino al 3° grado, per incoraggiare i matrimoni. Il divieto di matrimonio fra cugini fu restituito nel 4° secolo fino al 428, proibito quello fra consanguinei con grandi differenze di età ma con alcune eccezioni.
Il matrimonio era monogamico con scopo di procreazione, in età repubblicana solo i patrizi potevano sposarsi legalmente (connubium). Era basato sul consenso dei coniugi e non sull'unione sessuale volontà di concludere un matrimonio giusto con uguaglianza sociale tra i coniugi. In seguito anche i plebei poterono sposarsi dovevano avere almeno 12 anni le ragazze e 14 i ragazzi, non essere schiavi ma cittadini romani. Tutto dipendeva dalle intenzioni, non esisteva un atto, ma la volontà doveva essere in linea con l'onore del matrimonio, altrimenti il rapporto sarebbe stato concubinato. Ciò non toglie che a Roma venissero conclusi matrimoni per obbedienza nei quali il consenso dei diretti interessati era solo formale. Era preceduto dal fidanzamento (sponsalia), prevedeva cerimonie con consegna di un anello e veniva deciso da chi aveva la patria potestà sui minori ma nessuno poteva essere obbligato al matrimonio. Le famiglie potevano scambiarsi pegni in denaro (arrhae), esistevano cerimonie religiose, la sposa era introdotta, con la testa ornata da una corona di fiori e coperta da un velo rosso arancione, nell'assemblea dei parenti da un persona stimata da tutti, la pronuba, che dava la sua mano al marito. Venivano eseguiti dei sacrifici, richiesta la protezione degli dei, a volte si redigevano tavolette che attestavano il matrimonio e l'intenzione di avere figli. Spesso veniva consegnata dal padre della sposa una dote al marito che aveva lo scopo di contribuire alle spese di coppia, veniva iscritta in un atto dotale e la donna l'avrebbe recuperata in caso di scioglimento del matrimonio. La sera delle nozze un gruppo di amici accompagnava la ragazza nella casa del marito dove veniva sollevata affinché non toccasse la soglia di casa per rispetto nei confronti delle divinità della soglia.
Il matrimonio poteva essere in manu = più antico, la patria potestas veniva trasferita al marito attraverso dei rituali: pane di farro (per i patrizi che sacrificavano a Jupiter farreus), acquisto (vendita simbolica in cambio di alcune monete di bronzo), coabitazione (per più di 1 anno, per evitarlo la donna poteva ricorrere al trinoctium che consisteva nel ritorno alla casa del padre per 3 notti all'anno). La donna non aveva una condizione giuridica precisa, le sue proprietà passavano al marito e non poteva divorziare, mentre il marito sì. Oppure sine manu = divenne comune nel periodo imperiale, la donna poteva avere capacità giuridica propria, quando veniva a mancare il padre la donna poteva gestire gli affari e solo in teoria sotto la tutela maschile, poteva divorziare dal marito e in tal caso recuperare la sua dote. Questa forma divenne popolare perché permetteva alla famiglia della donna un maggiore controllo sul capitale versato al marito.
L'adulterio era perseguito dalla legge soltanto nei confronti della donna, poiché era assegnato un forte valore alla purezza femminile che avrebbe così offeso l'onore di tutti i maschi (marito e parenti) mentre l'uomo adultero poteva togliere l'onore altrui. La vendetta (del padre o del marito) era l'unica soluzione, se la vendetta non avveniva si perdeva l'onore, potevano uccidere la donna assieme all'adultero. Augusto intervenne con la Lex Iulia del 18 a.C. = le donne non potevano avere attività sessuale extraconiugale pena l'esilio, mentre gli uomini che avevano relazioni con donne sposate potevano essere puniti. Il marito tradito non poteva uccidere la moglie ma solo l'amante se di bassa classe sociale, mentre il padre poteva ucciderli entrambi solo se colti in flagrante, se deteneva la patria potestas e se li trovava in casa sua o del marito della figlia, l'omicidio era giustificato come “scatto d'ira”. Col tempo le limitazioni caddero e l'uccisione venne ammessa in più casi.
Il divorzio, mancato il consenso dei coniugi ci si poteva lasciare ripudio da parte del marito oppure divorzio che durante l'impero poteva avvenire da entrambe le parti ma solitamente avveniva per iniziativa del marito, l'altro non poteva opporsi. Fino al IV sec. la libertà di divorzio era totale, con cessazione di convivenza ma si poteva avere vita separata anche senza divorzio ma avendo rispetto dell'onore del matrimonio. I giuristi non si interessarono alla sorte dei figli fino al 293 quando si decise che toccava al giudice decidere a chi toccasse la custodia. Si potevano contrarre nuove unioni, le vedove dovevano rispettare un periodo di lutto di 10 mesi (garanzia che i figli nati dal secondo matrimonio fossero legittimamente del secondo marito). Le lapidi funerarie ci davano indicazione anche dei matrimoni = si poteva risalire alle età dei coniugi fino al 400 → donne 12-15 anni, uomini più anziani di 10/15 anni. La scarsa propensione a sposarsi dei maschi era legata all'inflazione delle doti non sufficienti a sobbarcarsi un matrimonio. La donna era l'elemento debole, disposto a fare sacrifici per sposarsi. Fino al 200 esisteva solo la dos per sostenere gli oneri del matrimonio, dal 3° secolo prende piede una dos ex marito poi divenuta donatio ante nuptias che crebbe fino a superare, nel V secolo, la dos vera e propria.
Il mondo tardo antico e il cristianesimo
Le principali modifiche alla famiglia derivano dal passaggio dal paganesimo al cristianesimo, religione ufficiale dell'impero dal 380. Inizialmente giuridicamente non cambiò molto, la Chiesa delle origini non aveva ancora elaborato una normativa ma elaborava principi teorici basati sulle Scritture:
- Genesi 2,18 e 22-24 = matrimonio istituito da Dio e confermato da Gesù nelle nozze di Cana.
- Vangeli, Marco, 10, 2-9 = indissolubilità del matrimonio, considera adultero chiunque ripudi il coniuge.
- Vangeli, Matteo, 19, 9 = accetta il ripudio per fornicazione (rapporto di concubinato).
Successivamente ci saranno interpretazioni che ammetteranno il divorzio in caso di adulterio della donna (convinzione protestante). Nel Vecchio Testamento erano presenti pratiche poligamiche che all'epoca di Cristo ormai erano svanite, ma persisteva nel mondo ebraico il ripudio. Lettere di San Paolo sull'unione degli sposi e l'indissolubilità del vincolo, il matrimonio era meglio del peccato ma sempre una compromissione della castità, considerata gerarchicamente superiore. Anche molte filosofie dell'epoca erano ascetiche e contrarie al matrimonio.
Il diritto della Chiesa inizialmente fu ridotto, solo dal IV secolo i Concili (più numerosi ad Oriente) elaborano regole sul matrimonio = canoni e norme da cui deriva il Diritto Canonico. Riconobbe che il matrimonio dipendeva dalla legislazione civile, le questioni controverse venivano portate davanti al giudice = sentenza civile. Dopo Costantino iniziò la competizione fra istituzioni ecclesiastiche e statali per le questioni matrimoniali. Da Ambrogio in poi si ebbe una graduatoria di stati = matrimonio, vedovanza, verginità.
Il matrimonio era SOLO quello cristiano che assicurava 3 beni = generazione, fedeltà e indissolubilità. Accettò il consensualismo ma ne modificò le forme, creando nuovi riti maggior importanza al fidanzamento, condannando quelli rotti senza ragione, conservava l'abitudine della consegna dell'anello conferendole il significato dell'anello di fede cristiana, introdusse i doni di fidanzamento da parte del fidanzato. Il matrimonio non poteva cessare se finiva il consenso e non era essenziale la copula, né il consenso dei padri. Le cerimonie dovevano garantire la pubblicità, coinvolgendo amici e parenti, gli sposi dovevano giurare in nome di Cristo, la sposa doveva avere il velo e l'unione doveva essere benedetta dal sacerdote nessuno di questi aspetti era essenziale. Divenne presto fondamentale il rispetto di alcune condizioni, antecedenti al matrimonio = parentela (parenti in linea retta, fino al 3° grado e affini), condizione sociale e appartenenza religiosa. La Chiesa sviluppò proibizioni particolari = proibiti i rapporti con la sorella della fidanzata, matrimonio con non cristiani sconsigliato e celibato ecclesiastico, un eventuale matrimonio lo avrebbe reso laico e privato dei suoi privilegi → voto di castità.
Discussione sul divorzio che venne condannato nei Vangeli ma accettato da Matteo, non erano ammesse cause biologiche (come la sterilità) o prigionia. Con Giustiniano le leggi civili si adeguarono a quelle della Chiesa e venne progressivamente vietata ogni rottura. La Chiesa manifestò ostilità verso nuove nozze a seguito di vedovanza.
Alto Medioevo
Dopo la fine dell'impero romano d'occidente, dal VI sec., il quadro di riferimento subisce notevoli modifiche si formarono moltissimi regni diversi che diedero vita a nuove forme di diritto, integrandosi con le fonti romane. In contrasto con il quadro di crisi occidentale, si rafforzò la Chiesa cristiana con le sue istituzioni, acquisì una maggiore influenza sulla società e definì le norme in base alle quali operare. Dopo la dissoluzione dell'unità dell'impero e la formazione dei regni romano-barbarici assunse speciale importanza la cultura dei Germani. Problema delle fonti: non disponiamo di documenti scritti fino alla loro conversione al cristianesimo, mentre dopo sono fortemente influenzate dal punto di vista dei redattori cristiani.
Unico documento prima del V sec. è Germania di Tacito, 98 d.C. (ma l'autore voleva contrapporre alla corruzione di Roma i costumi genuini di questi popoli). Leggi “barbare” composte e redatte in latino dopo il V sec.:
- Legge salica (Franchi salii, V sec.)
- Editto di Rotari (Longobardi, 643) = insieme di codici atti a ricomporre le vertenze tra i cittadini sostituendo le faide con risarcimenti pecuniari
I Franchi Hus o Haus = familia lat.: parenti sotto lo stesso tetto, con i servitori; Husherre = pater familias. I Germani erano in realtà un numero notevole di nazioni, accomunate da culture simili, ma diverse fra loro: angli, franchi, goti, longobardi, sassoni ecc. Si dividevano in 2 tendenze:
- Barbari “di dentro” (Romània: romanobarbarici) = famiglia coniugale
- Barbari “di fuori” (angli, sassoni, scandinavi) = clan
Sippe = raccolta di più famiglie, gruppo di discendenza comune da uno stesso antenato. Non facile da definire, perché le fonti dicono poco ma ci sono varie teorie:
- è sia clan che organizzazione di clan e sottoclan, governata da un consiglio, dotata di diritto proprio;
- la parentela non ha un ruolo significativo;
- la Sippe è una società tribale che influenza a volte vasti gruppi di clan.
La Sippe aveva pochi clan fra i Merovingi ma era diffusa soprattutto fra Alamanni, Bàvari e Longobardi. Anglosassoni e Scandinavi invece erano organizzati in clan. La Sippe compare poco nelle fonti e cedette presto il passo ad altre istituzioni; aveva diritti a livello teorico, ma a livello pratico molte funzioni erano svolte dalla famiglia individuale, la Kleinfamilie. Il padre esercitava sui componenti un'autorità assoluta, il munt o munduburdium fra i Franchi, mundium nella versione latina dell'editto di Rotari. Equivaleva alla manus romana: la donna non poteva sposarsi di sua iniziativa, era data in sposa da chi esercitava il mundium su di lei. Fra i Longobardi c'era sempre bisogno di un mundualdus, un parente maschio che esercitasse la tutela.
I germani organizzavano il territorio in base ai gruppi familiari, tuttavia non esisteva proprietà comune e uguaglianza dei membri. Certamente esisteva una forte solidarietà familiare: giuramento collettivo in giudizio, coinvolgimento nella faida. L'organizzazione interna era probabilmente cognatizia, come sarebbe dimostrato dalla presenza di matronimici (il cognome veniva dalla madre). L'estensione prevedeva 7 gradi ma il grado era calcolato in modo diverso da quello romano: per i germani la distanza in generazioni andava dall'ascendente comune. Il grado germanico aveva quindi valore doppio rispetto a quello romano. Erano monogami, anche se fra i ceti superiori era presente la poligamia anche dopo la conversione cristiana (poliginia censitaria), esisteva anche il concubinato onorevole: Friedelehe. Il matrimonio ufficiale era simile a quello romano, con o senza il passaggio di autorità dal padre al marito. Si componeva di varie fasi, due o tre a seconda delle scuole di pensiero:
- Herlihy = promessa di matrimonio, con accordo sui modi;
- Verlobung o desponsatio, dove l'uomo afferma la volontà di sposarsi con dei doni alla famiglia della donna, fra cui una sorta di prezzo della sposa;
- Trauung (cerimonia di matrimonio) con consegna della sposa al marito, dopo un banchetto a casa della sposa
- Consumazione del matrimonio, più importante nelle tradizioni germaniche che in quelle romane.
La sposa riceveva dal marito la dote ex marito e il Morgengabe o dono del mattino (compensazione per la perduta verginità). La dote del marito era una sorta di controdote, che esisteva già in età romana (donatio propter nuptias) e che in questa fase dell'Alto medioevo sopravanza la dote portata dalla sposa. I doni del marito erano acquisto della sposa o scambio di doni? Discussione ancora aperta.
Il divorzio era consentito al marito ma non alla moglie, infatti all'uomo era sufficiente stilare un libello di ripudio. La trasmissione era ereditaria: i beni erano trasferiti ai parenti più stretti, maschi, che erano indicati anche attraverso il loro rapporto con una donna della famiglia = il legame matrilineare era importante quanto quello patrilineare. La trasmissione ai figli aveva norme variabili a seconda dei popoli:
- Visigoti: tutti i fratelli di qualsiasi sesso avevano diritto a stesso titolo all'eredità dei genitori.
- Franchi: vigeva la legge salica, che escludeva le donne dalla successione per i beni fondiari.
Dopo l'VIII sec. ci furono varie modifiche: comparvero più fonti sulla famiglia: documenti amministrativi dei possessi fondiari in cui si descrivevano le famiglie, che sono ormai erano diventate commensurabili, perché era finito il sistema schiavistico. Era il colonus libero a coltivare la terra di un altro. Le famiglie erano piccole (6 membri in media) e corrispondenti al modello coniugale, con l'aggiunta di un parente non sposato o vedovo = un piccolo allargamento orizzontale. L'età al matrimonio è difficile da stabilire, ma la tendenza a una forte differenza di età si era attenuata, e la donna si sposava in età più matura (entrambi intorno ai 25 anni.) Insegnamenti della Chiesa: monogamia ed esogamia. Le proibizioni sulla consanguineità miravano a evitare non solo l'incesto ma anche il matrimonio per i soli ricchi o la poliginia censitaria (matrimonio plurimo da parte di 1 uomo). Si volevano evitare anche danni alla... (continua)
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