Storia dell'arte moderna ii
L'esperimento manierista a Venezia
Il termine "manierismo" è molto difficile da definire, varia nel tempo, è meglio parlare di sperimentalismo anticlassico. Si usa a partire dal sacco di Roma e dalla diaspora raffaellesca. Si tratta di uno stile fortemente stilizzato e ricco che si diffonde nelle corti del '500. Si presenta in centri culturali come la Firenze medicea (dagli anni '30) e la Roma Farnesiana (con il papato e la famiglia dei Farnese). Vasari fa riferimento a una licenza che sta nella regola ma allo stesso tempo eccede. Arriva anche in Europa tanto che uno degli artisti più celebri è Giambologna. È un artista di origine fiamminga i cui bronzetti e le stampe girano per tutta Europa.
Venezia ha ancora dei rapporti particolari con i fenomeni artistici del centro Italia. Le opere del centro sono sicuramente presenti a Venezia come testimonia la citazione di Michiel riguardante la presenza di un cartone degli arazzi di Raffaello, come dimostrano le opere di Tiziano che si ispirano anche all’arte classica che si trova a Roma. Tiziano e Michelangelo appartengono entrambi al manierismo. Tiziano non si recherà mai a Roma ma conosce le novità artistiche del periodo diffondendole in Veneto e in laguna, portando ad un cambiamento stilistico degli artisti veneziani. A inizio degli anni '40 si forma Tintoretto a Venezia mentre nel 1539-42 arrivano Vasari e Francesco Salviati come artisti, il primo riceve una commissione a Palazzo Corner mentre il secondo a Palazzo Grimani. Nello stesso periodo (1527) giunge a Venezia Pietro Aretino che funziona da connettore tra queste stanze di gusto centro-italiano allo stile tipico veneziano.
Palazzo Grimani
Francesco Salviati e Giovanni da Udine, Decorazione della sala di Apollo, 1539-40 Venezia, Palazzo Grimani
Palazzo Grimani è composto da due stanze:
- Sala di Psiche: andata perduta;
- Sala di Apollo: (soffitto) è composta da 4 scomparti divisi da ornamentazioni in stucco attorno al rilievo centrale che raffigura Apollo sul carro del sole. Giovanni da Udine si dedica alle decorazioni in stucco mentre i rilievi centrali spettano a Salviati. Si presentano come una novità rispetto all’iconografia veneziana.
Salviati si fa accompagnare da Giuseppe Porta che rimane a Venezia. Lo sfondo richiama la pittura romana antica (domus aurea scoperta nel 1400). Le figure sono eleganti, ci sono citazioni alla pittura michelangiolesca. Dimostra di essere influenzato dal Rinascimento clementino. Ci sono elementi figurativi nuovi che portano ad un livello molto alto il primo manierismo.
Opere di Francesco Salviati
Francesco Salviati, Compianto sul Cristo morto (lamentazione), 1540 ca. Milano, Pinacoteca di Brera
Realizzato per Bernardo Moro, è uno dei due dipinti realizzati da Salviati a Venezia. Inizialmente destinata alla chiesa distrutta del Corpus Domini. Si tratta di una pala centinata a spazio unificato. Humfrey ne esalta la cura dei dettagli ornamentali. L'angelo in alto diventa un motivo figurativo, ricorda le figure della stanza di Apollo. Si può confrontare con l’acquaforte del Compianto di Parmigianino dove si presentano dei motivi tipici fatti propri da Salviati.
Giorgio Vasari a Venezia
Giorgio Vasari, Sacra famiglia con san Francesco, 1541 Los Angeles, County museum of arts
Vasari arriva a Venezia a fine 1541 con lo scopo di realizzare le scenografie per una commedia scritta da Aretino. Ricorda molto l’idea di rilievo presente nelle figure in primo piano della lamentazione di Salviati. Ci sono numerosi riferimenti all’antichità classica (tempietto sullo sfondo) e particolari decorativi molto curati (fibbia e gesto della Madonna che richiama la scultura michelangiolesca e la pittura raffaellesca).
Giorgio Vasari, Allegoria della Giustizia, 1542 Venezia, Gallerie dell’Accademia (Palazzo Corner Spinelli)
Realizza i 9 scomparti del soffitto in cui dovevano essere inserite delle allegorie. Con degli scorci si staglia un cielo nuvoloso che influenza Tiziano nella sagrestia nel soffitto di Santo Spirito nella sagrestia della chiesa della Salute. Vasari afferma di aver portato a Venezia dei disegni michelangioleschi, tra cui la copia di Leda e il cigno da Michelangelo, Londra, National Gallery.
Tiziano e l'influenza del manierismo
Tiziano, Incoronazione di spine, 1540-42 Parigi, Louvre
Negli anni '20 realizzò il dipinto dell’Uccisione di San Pietro martire per poi confrontarsi fortemente con l’arte del centro Italia e negli anni '30 realizza la Presentazione della Vergine al tempio e la Venere di Urbino. Con queste opere dimostra di non avere ancora assorbito lo stile michelangiolesco. L’incoronazione di spine, inizialmente destinata alla Cappella di Santa Corona in Santa Maria delle Grazie, dimostra l’influenza della crisi manieristica che prevale nelle opere di Tiziano fino al 1545-46 quando si reca a Roma. Humfrey (1998) afferma che dimostra l’influenza di Michelangelo e che la posizione centrale del Cristo ricorda la figura del Laocoonte. La composizione a forme di scorpione della figura a destra ritornerà molto spesso nelle opere di Tiziano. Conosce il manierismo della corte dei Gonzaga a Mantova in cui predomina Giulio Romano. Nello sfondo è presente un’architettura rustica, citazione di Giulio Romano. Questa nuova concezione artistica di Tiziano influenza i suoi contemporanei.
Altre opere e artisti influenzati
Lambert Sustris, Venere, Cupido e Marte, 1548-52 Parigi, Louvre: È l’interpretazione manieristica della Venere di Urbino.
Tintoretto, Apollo e Marsia, 1544-45 Hartford, Wadsworth Atheneum
Le fonti affermano che Tintoretto realizza questo soffitto su commissione di Pietro Aretino, suo protettore. Dimostra di essere ancora in formazione nella figura di Apollo piena di pentimenti, mentre la figura femminile è ben strutturata. C’è una citazione del Parnaso di Raffaello per quanto riguarda lo strumento nelle mani di Apollo, e figure in primo piano richiamano i primi piani delle figure femminili della Vergine e della Maddalena della Lamentazione di Salviati e della Sacra Famiglia di Vasari. Nonostante fosse un soffitto lo concepisce e realizza come se fosse una tavola da cavalletto.
Giuseppe Porta Salviati, Ultima Cena Sagrestia della chiesa Santa Maria della Salute, Venezia
Organizza un’ultima cena in modo nuovo, soprattutto per quanto riguarda le figure e la loro anatomia. È ricco di contaminazioni manieriste come Jacopo Bassano, Ultima cena, 1546-48 Roma, Galleria Borghese. Presenta principalmente citazioni di Pontormo, è molto realistico. Negli stessi anni Vasari fa dei disegni che non verranno trasportati in pittura.
Tiziano: Davide e Golia (sopra), Sacrificio di Isacco (Sx), Caino e Abele (Dx). 1442-44, Santa Maria della Salute, Venezia
In origine per il soffitto della chiesa di Santo Spirito in Isola. Ritorna la figura a scorpione in Caino e Abele. Humfrey descrive il soffitto soffermandosi sul punto di vista scelto da Tiziano. Le figure sono viste dal basso. Nel 1545 Tiziano si reca a Roma con Farnese come guida, il suo arrivo verrà testimoniato da Vasari. Siamo in possesso delle testimonianze di Aretino riguardanti il viaggio romano di Tiziano.
Tiziano, Danae, 1544-45 Napoli, Museo Nazionale di Capodimonte
Viene iniziato a Venezia su committenza di Alessandro Farnese. Su quest’opera si avanzano numerose critiche riguardanti la mancanza del disegno. Descrizione di Vasari, 1568 Dolce, 1557 e di. Si rapporta in modo diretto con la Venere di Urbino e presenta numerose citazioni di Michelangelo.
Tiziano e i Farnese
Tiziano, Ritratto di Ranuccio Farnese, 1542 Washington, National Gallery
È il primo ritratto di Tiziano per la famiglia Farnese, viene rappresentato il figlio di 11 anni e rappresenta la tipologia tipica su commissione per la raffigurazione di qualcuno che parte. In questo caso il figlio si discosta dalla famiglia per studiare a Padova e la madre ne chiede un ritratto. È presente lo stemma dei cavalieri di Malta.
Esistono testimonianze che riguardano la personalità di Papa Paolo III:
- Scuola di Raffaello, Ritratto di Paolo III cardinale Napoli;
- Tiziano, Ritratto di Paolo III senza camauro, 1543 Napoli, Museo di Capodimonte: è la seconda opera di Tiziano per la famiglia Farnese, esistono due versioni, una con il camauro. Si inserisce in una tradizione specifica coincidente con il ritratto di Giulio II di Raffaello. Lo sguardo è diverso e coinvolge lo spettatore in un dialogo, mentre le mani sono una citazione quasi precisa dell’opera di Raffaello. È un’opera ancora pre-romana;
- Tiziano, Ritratto di Paolo II con i nipoti Alessandro e Ottavio Farnese, 1546 Napoli, Museo di Capodimonte: è un ritratto incompiuto come dimostrato dalla mano destra e dalla veste di Ottavio. Può essere compreso come un ritratto di stato, in questo caso pontificio, che testimonia il nepotismo pontificio. Sono importanti le figure dei nipoti, Alessandro e Ottavio, che si stanno preparando a ricevere i domini di Paolo III. Inizialmente, Alessandro era posto totalmente a sinistra, poi spostato verso il centro mentre regge il pomello della sedia. Ottavio rappresenta il ducato di Parma e Piacenza, creato dal nonno per dare vita ad un territorio unificato da passare di generazione in generazione. Nel periodo della sua realizzazione si combatte la battaglia tra Carlo V e i protestanti. Questa tipologia di ritratto richiama il modello di Melozzo da Forlì in Sisto IV con i nipoti e il bibliotecario Bartolomeo Platina i nipoti sono stati identificati in: (da sx) Pietro Riario, Giuliano dalla Rovere, Girolamo Riario, Giovanni della Rovere, i primi due vennero nominati cardinali dallo stesso Sisto. Raffaello, Ritratto di Leone X con i cardinali Giulio de’ Medici e Luigi de’ Rossi, è una delle ultime opere autografe di Raffaello, è significativo perché rappresenta due cardinali e Giulio diventerà Papa. Probabilmente Tiziano conobbe quest’opera attraverso la copia di Andrea del Sarto. Giuliano Bugiardini, Ritratto di Leone X con i cardinali Giulio de’ Medici e Innocenzo Cibo Roma è una copia in cui si mostra come a cardinale morto si sostituisca un cardinale ancora vivo. È importante il gesto di reverenza di Ottavio. In questo periodo la famiglia Farnese cerca di convincere l’imperatore Carlo V di affidarle il ducato di Parma e Piacenza ma anche Milano e Siena. Questo perché Ottavio sposa la figlia di Carlo V. Ottavio diventa duca solo nel 1547, non riescono a forzare la volontà di Carlo V;
- Jacopino del Conte, Ritratto di Paolo III e Ottavio Farnese: mostra la presenza di una tradizione iconografica per la rappresentazione del papa con il nipote. Jacopino del Conte, Ritratto di Orazio Farnese. Raffigura il secondo erede che studia in Francia e diventerà duca di Castro. La tradizione iconografica del ritratto in piedi riguarda precedenti anche molto illustri. Taddeo Zuccari, Paolo II nomina Orazio Farnese prefetto di Roma.
Tiziano, Ritratto di Carlo V con il cane. Tradizione iconografica del ritratto in piedi; diffusa in area germanica. Taddeo Zuccari, Paolo III riceve Carlo V reduce da Tunisi. È rappresentato il momento finale della riverenza.
Tiziano: l'ultimo periodo
Tiziano, Carlo V alla battaglia di Muhlberg, 1548 Madrid, Prado
Appartiene alla tradizione del ritratto equestre ma maggiormente nel campo della scultura.
Tiziano, Danae, 1550-53 Madrid, Prado
Appartiene ad un periodo specifico riguardante le poesie mitologiche per Filippo II, una serie di 6 dipinti iniziata nel 1550. Riusa dei modelli antichi che codifica a seconda dei cambiamenti in corso, si ispira alla Danae di Alessandro Farnese di cui elimina il cupido sulla destra al posto del quale inserisce la megera. Questa si contrappone alla gioventù e alla bellezza di Danae, ha anche una funzione simbolica di avarizia essendo vicina alla pioggia d’oro, simbolo di Giove. Ritornano citazioni della Venere di Urbino, ma il trattamento del paesaggio atmosferico è diverso, molto rapido. Il cambiamento più importante è il modo in cui viene trattato il lenzuolo nella parte bassa, molto scultoreo e definito. Segna lo sviluppo del nuovo stile di Tiziano. Viene spedito a Filippo II.
Tiziano, Venere e Adone, 1554 Madrid, Prado
Viene sempre accompagnato alla Danae del 1550. In una lettera a Filippo II ci dà delle informazioni fondamentali: E perché la Danae che io mandai già a Vostra Maestà, si vedeva tutta dalla parte dinanzi, ho voluto in quest’altra poesia variare e farle mostrare la contraria parte, acciocché riesca il camerino, dove hanno da stare, più grazioso alla vista. Ci permette di capire che Tiziano chiamava le sue opere “poesie” e che faceva parte di un gruppo assieme alla Danae. Ha poi deciso di mostrare la parte posteriore della donna. Tiziano fa questa osservazione per il dibattito tra pittura e scultura, tipico di quel periodo. La scultura consentiva una visione a 360 gradi, impossibile in pittura. Con quest’opera cerca di raffigurare anche la parte posteriore dei corpi. Infine, lo stesso Tiziano ci permette di capire che queste opere dovevano stare in un camerino privato, doveva esistere una linea organica assieme a Perseo e Andromeda. L. Dolce lettera a Contarini, descrive l’opera e afferma che la donna è volta di schiena non per mancanza d’arte ma per doppia arte. Descrive nei particolari l’ammaccatura del sedere nel stare seduta.
Tiziano, Diana e Atteone e Diana e Callista, 1556-59 Edimburgo, National Gallery of Scotland
Sono le altre 2 poesie parte del gruppo di poesie realizzate da Tiziano per Filippo II. Raffigurano due punizioni, il gruppo quindi rappresenta l’amore tra gli dei, l’amore tra gli uomini e le punizioni rappresentate attraverso le metamorfosi di Ovidio. Riguarda il momento in cui Attenone, inseguendo i cani, arriva nel luogo in cui Diana e le ninfe stanno facendo il bagno. La presenza del teschio di cervo in alto è una testimonianza di quello che accadrà poco dopo. Nell’altra viene rappresentato il momento della scoperta di Callisto di essere incinta per mano divina. Sono dei gesti che si inseriscono nella tradizione della rappresentazione del nudo femminile nato con le Danae.
Rembrandt, Bagno di Diana e storie di Attenone e Callisto, 1643 Museo Wasserburg, Anholt
Dimostra di conoscere le poesie di Tiziano, riunisce due episodi. Vasari, 1568 Vita di Tiziano. Consente di capire al meglio l’ultima fase “impressionista” di Tiziano. La vita di Tiziano viene inserita solo nella seconda edizione delle Vite. Nello stile finale di Tiziano non è più presente il disegno, l’opera appare perfetta solo da lontano perché creato a macchie.
Tiziano, Martirio di san Lorenzo, 1547-1559 Venezia, Chiesa dei Gesuiti
È il quadro che unisce la fase mitologica con l’ultima fase “impressionista”. Viene creato nel periodo seguente a Roma, la presenza di S. Lorenzo e della statua sono delle citazioni di Raffaello e dell’arte centro italiana. Attraverso l’uso della luce dipinge la notte, ciò si capisce per la presenza dei lumi. È importante il colonnato sullo sfondo. Esiste una serie di disegni preparatori. Lo stesso Tiziano ne farà una copia per inviarla a Filippo II in cui accentua la disgregazione delle forme.
Tiziano, Incoronazione di spine, 1570-76 Monaco, Alte Pinakothek
È da mettere a confronto con il martirio di San Lorenzo. Manca il busto di Tiberio, sostituito con un esercizio di luce. Non è più presente nemmeno il personaggio che sputa a Gesù la cui posizione non è più legata a quella del Laocoonte. Il Cristo ha un drappo che avvolge le gambe. La densità coloristica è cambiata. E. Panofsky testo. Il Cristo non è più sofferente a livello esteriore ma a livello interiore. Sembra provare compassione verso l’uomo e i suoi peccati, l’accento cromatico non è funzionale alla narrazione. La veste bianca crea delle ombre colorate. Il colore è dato dal vestito dell’uomo in primo piano, il resto del quadro è quasi monocromatico. L’ultimo stile di Tiziano è il risultato di una coincidenza di opposti.
Tiziano, Scorticamento di Marsia, 1570-76 Kromeriz, Palazzo arcivescovile
L’autografia di Tiziano è stata dibattuta a lungo, la base di questo soggetto è Giulio Romano. È il migliore esempio dello stile finale di Tiziano. M. Boschini, Le ricche Minere della Pittura Veneziana, 1647 Venezia, in questo testo si afferma che Tiziano faceva gli ultimi ritocchi con le dita o con la scura. Palma è il testimone diretto di questa verità, Boschini precisa le sue fonti.
Tintoretto
Tintoretto nasce tra il 1518/19
Tintoretto, Il miracolo dello schiavo liberato. 1548.
In origine si trovava sulla parete meridionale della sala capitolare della Scuola Grande di San Marco. È un’opera del Tintoretto 30enne. Prima grande fase di cesura e di cambiamento si ha nel 1548, nel '46 termina la decorazione di San Marcuola e nel '49 lavora per San Rocco. Inizialmente ha uno stile variegato ma qui comincia a definire alcuni elementi tipici del suo stile. È il primo momento in cui egli spinge per avere commissioni importanti. Nella Scuola Grande di San Marco sono importanti: Marco Episcopi e Andrea Calmo che permisero questa grande commissione a Tintoretto. Brano di Aretino del 1548, è una lettera che ci fornisce il termine dell’opera. È la prima celebrazione delle virtù artistiche di Tintoretto, gli fa una critica velata alla sua velocità d’esecuzione. Hanno degli ottimi rapporti che si rovineranno tanto che non verrà più citato nell’epistolario d
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