I viaggi di esplorazione e la nascita dell'impero spagnolo
Primo viaggio verso le Canarie
I quattro viaggi di C. Colombo si dipanano tra il 1492 e il 1502, avendo come partenza luoghi diversi. Il viaggio parte dalla propaggine di espansione interna, trampolino di lancio verso l'espansione atlantica. Come base di partenza, queste isole furono importanti sia per l'esplorazione della costa africana sia per fare esperienza riguardo i metodi di navigazione e i venti atlantici.
Esse furono il primo esempio di colonie esterne rispetto al mondo europeo, ciò significa che lì avviene l'incontro con popolazioni sconosciute e non cristiane. Gli abitanti delle Canarie avevano diversi modelli di vita e civiltà e Boccaccio, nel Le Canarie, mette in risalto questa diversità.
Colonizzazione e sviluppo economico
Gli europei cercano, inizialmente, merci e schiavi su queste isole, iniziando a colonizzarle a partire dal 1400 dai castigliani. Gli europei si appropriano delle terre presenti in queste isole dividendole con l'aiuto di coloni normanni. Questa suddivisione fu realmente importante poiché mise in contatto personaggi provenienti da terre differenti.
Le prime produzioni autoctone, capre e vino, iniziarono tardi, nel 1520, sotto una direzione internazionale. Successivamente, i portoghesi quindi, dopo i grandi viaggi attorno all'Africa, iniziarono a concedere feudi e monopoli signorili a coloni nazionali su terre straniere. Questo modello si riflette poi sull'arco delle colonizzazioni americane.
Espansione in America
Il primo esempio di colonizzazione americana è il colonizzato negli anni '20 del Quattrocento, con una forte produzione di zucchero, farina e vino. La coltivazione di barbabietola da zucchero sarà fondamentale per la colonizzazione europea, grazie al suo carattere estensivo e alla richiesta di manodopera schiava. Si può parlare di europeizzazione coloniale, in quanto s’importano produzione europee verso l'Atlantico e si sfruttano schiavi (la barbabietola veniva precedentemente coltivata nel Mediterraneo).
Si trapiantano piante e animali dal Vecchio al Nuovo mondo, nelle Canarie si assiste al modello che sarà impiantato poi in America.
Conflitti e trattati
Durante il primo viaggio Colombo non porta ecclesiastici, ma dal secondo in poi porta con sé domenicani. Gli indigeni divengono immediatamente vassalli della corona, con doveri diversi verso i colonizzatori. Fin dall'inizio s'inizia a coltivare canna da zucchero, e gli indigeni vengono deputati a tale pratica.
Il repartimiento si realizza per il lavoro nelle piantagioni e subito scoccano i dissidi tra portoghesi e spagnoli. Con la bolla papale, Inter Caetera del 1493, e il Trattato de Tordesillas del 1494, si ripartisce la spartizione tra i due regni: gli spagnoli ottengono buona parte delle Americhe mentre i portoghesi l'Africa e parte dell'attuale Brasile. Con il Trattato di Saragozza del 1529, i portoghesi ottengono anche le Filippine.
Moria e schiavitù
Nel giro di pochi anni, i primi anni del Cinquecento, la popolazione autoctona delle Antille subì una moria generale a causa delle malattie importate dagli europei. Ciò portò gli spagnoli a trattare con i portoghesi per avere schiavi in abbondanza al fine di coltivare le colonie spagnole. L'unica responsabilità dei sovrani iberici era di evangelizzare gli indigeni, in merito alla Bolla del 1493.
Gli spagnoli utilizzano la stessa strategia utilizzata in Andalusia, la Reconquista, per colonizzare. L'iniziativa privata era supportata dal sostegno statale grazie ai capitolati che permettevano al comandante militari di rimborsarsi delle spese sostenute per gli scontri. Bottini e assegnazione di terre furono i due pilastri utilizzati anche per colonizzare il nuovo mondo, e favorire l'espansione spagnola.
Cercare oro
La colonizzazione fu portata avanti da tutti i protagonisti con lo stesso obiettivo, cercare oro. Gli inglesi si spingono inizialmente verso il Canada settentrionali, rimanendo delusi per la scoperta di pesce. Successivamente si rimettono in marcia comprendendo il valore immenso di quel pesce secco essiccato, soprattutto per commercializzare con i paesi cattolici e il bisogno di materie prime sulle navi. Gli spagnoli troveranno veramente l'oro e con Carlo V metteranno a frutto queste scoperte, soprattutto per pagare le truppe nelle guerre europee.
Conquistadores
I poteri che vengono consegnati a Colombo sono molti alti, ma vengono minuziosamente controllati dalla corona per salvaguardare i tributi derivanti dai vassalli americani. Lo scontro tra interessi privati e della Corona sarà fondamentale, e la scoperta dei giacimenti di argento nel Messico Settentrionale e a Potosí sarà fondamentale per coprire le necessità legate alle guerre.
La figura di Cortés è legata a quella dei conquistadores spagnoli e alla generazione frutto della Reconquista. Egli si trasferì a Cuba già nel primo decennio del Cinquecento, cercando un'opportunità per fare fortuna. La sua prima spedizione, nel 1519, viene finanziata dal governatore dell'isola e da privati, i quali lo incaricano di esplorare.
Colonizzazione spagnola
Cortés parte con 18 navi e inizia a razziare le terre che scopre, accantonando il quinto per la Corona. Egli conosceva bene la realtà di Hispaniola, perciò in Messico impianta il medesimo modello, mettendo su imprese commerciali del tutto simili a quelle già presenti. Nell'America spagnola si incrociano interessi signorili e commerciali, possedere terra e sfruttare gli scambi commerciali.
Filippo II fu il figlio di Carlo V, erede del trono spagnolo e molto più legato alla religione cattolica del padre. La conquista del mar dei Caraibi fu fondamentale alla creazione degli imperi europei, in particolare per gli inglesi (Jamaica) e olandesi (S. Eustachio).
Flusso di immigrati dalla Spagna
Dalla Spagna il flusso di immigrati fu costante, soprattutto dalle aree più depresse della madrepatria (Estremadura). Le partenze non erano libere, ma organizzate da Siviglia attraverso la Casa de la Contratación (1503), unico istituto capace di lasciare i documenti necessari per la partenza. Durante il XVI secolo emigrarono tra le 200.000 e le 250.000 persone, in particolare verso il Perù e la Nuova Spagna (America centrale).
Molti dei migranti erano gli stessi attori della Reconquista, sintomo della mentalità imperante. Nel 1552 l'emigrazione viene ulteriormente rafforzata attraverso la dimostrazione della limpidezza de sangre, cioè la discendenza sanguigna. Il controllo viene fatto attraverso l'Inquisizione spagnola e portoghese che si estendeva anche sui territori coloniali.
Emigrazione femminile
Nel 1575, in seguito alle lamentele per la dissolutezza delle donne presenti in colonia, Filippo II stringe l’emigrazione femminile favorita da suo padre. Le donne presenti in colonia erano comunque poche, circa 1/3, a causa del lavoro e della presenza sempre crescente di schiavi provenienti dall’Africa. Le città vengono create in prossimità dei maggiori giacimenti preziosi del continente, sia per l’oro che per l’argento.
Simbolismo religioso e occupazione
L’occupazione fu seguita da un forte simbolismo religioso, cambiando la toponomastica del luogo. Nascono le prime carte geografiche del territorio ma, mentre nel Regno Unito le pubblica, Filippo II punta alla segretezza. Dal punto di vista giuridico fanno proprio il diritto del res nullius, secondo i criteri europei cioè che se la terra non era sfruttata essi potevano appropriarsene.
Inoltre ci sono le bolle papali che rendono quelle terre di un proprietario. La corona spagnola si avvaleva di conquistadores, comandanti, per distribuire lotti di terra e fondare città. Questo forte inurbamento è legato alla necessità di dimostrare il proprio imperium urbana su una regione.
Il sistema dell'encomienda
La civiltà che si crea è sostanzialmente europea, si riporta nel Nuovo Mondo le dinamiche europee. Dal 1580 al 1630 vengono fondate 100 nuove città, contraddistinte da una plaza mayor sulla quale si affacciano edifici sacri e pubblici. Non esistono mura difensiva, tranne per le città sulla costa e in zone di frontiere, e le strade seguono un reticolo geometrico.
I lotti di terra distribuiti ai privati venivano assegnati alla periferia della città, insieme a lotti di edifici e insieme agli indiani. Gli indigeni erano costretti a fornire prestazione di lavoro in cambio dell’educazione cattolica e del sostentamento. L’Encomienda era tutto questo.
Interessi della corona e privati
Da subito si crea una polarità tra gli interessi della corona e tra gli encomenderos (privati), i quali puntavano all’ereditarietà della concessione così come succedeva in madrepatria. Carlo V vuole evitare tutto ciò e per tale motivo emana le Nuove Leggi nel 1542, trasformando le prestazioni di lavoro in tributi, assegnando uomini e non terra e obbligandoli a risiedere in città.
Il sottosuolo rimane proprietà inalienabile della Corona, obbligando i privati a porre sotto controllo la produzione mineraria. La pirateria diviene un elemento fondamentale per sorprendere il nemico e depredare i suoi galeoni. La guerra di corsa decide gli esiti degli scontri in maniera rivoluzionaria.
Espansione territoriale
Nonostante tutte queste leggi gli encomenderos continuarono ad appropriarsi di territori, dando origini alle haciendas, grande estensive private. I terreni non potevano comunque essere recintati e i pastori avevano il libero passo, nell’impero britannico invece la recinzione ha un segno distintivo e simboleggia l’attività lavorativa alle spalle.
L'obbiettivo della Corona è di tutelare gli indigeni per poter sfruttare le miniere, per i privati invece è stabilirsi e fare fortuna per la famiglia. Nasce tutta una corrente antropologica in Europa per comprendere se lo sfruttamento sia debito oppure no per queste persone, la stampa aiuta in questo senso, diffondendo notizie e immagini.
Alfabetizzazione e vice reame
La diffusione dell’alfabetizzazione è resa possibile grazie alla stampa, che inoltre è favorita dalla Riforma Protestante attraverso la Bibbia. Il concetto di Vice reame è ancora una forte differenza con gli inglese, in quanto rappresentano una catena amministrativa di comando.
A capo di queste organizzazioni vengono messi esponenti dell’altissima nobiltà, seguiti da una corte con un stile di vita che ricalcava i sovrani europei. Per tale ragione s’importano dalla madrepatria prodotti e figure adatte al servizio, in un complesso sistema di europeizzazione di queste nuove terre.
Conversione dell'agricoltura locale
Tutto questo causa anche una conversione dell’agricoltura locale, legata principalmente alla produzione di frumento per il pane bianco e l’allevamento di bestiame europeo. La produzione alimentare seguiva un interscambio limitato dal bacino dell’Impero stesso, con una forte monetizzazione.
I manufatti, arredi, tessuti, libri giungono sempre più da paesi diversi dalla madrepatria, a causa di una crisi insita nel sistema spagnolo legata dall’inflazione delle ricchezze americane. Si esportano oro, perle e coloranti non coltivabili in Europa. Francia e Inghilterra trarranno particolare beneficio da tutto ciò.
Produzione di argento e inflazione
Nella Nuova Spagna e nel Perù esistevano manifatture tessili, ma entreranno ben presto in crisi. L’estrazione di argento viene impiantata nell’America Meridionale, grazie alla presenza di mercurio e all’amalgama che se ne traeva. Potosí (100.000 abitanti) sarà il principale centro estrattivo, e la Corona concederà delle concessioni permanenti per supplire al bisogno di moneta di Carlo V.
La Spagna è una dinastia composita, mai realmente fusa e rimasta separata. Questo elemento si farà sentire anche per l’Impero, in quanto oltreoceano si seguiranno le leggi castigliane e non aragonesi. La zecca spagnola viene impiantata nel 1536 a Città del Messico, Lima e nel 1574 a Potosí. La moneta spagnola si diffonde in tutto il mondo grazie all’integrazione del mercato coloniale sia con le colonie stesse che con la madrepatria.
Commercio e schiavitù
Molti cercheranno di esportare clandestinamente questa moneta, attraverso razzie e colpi di mano. I mercanti e la Chiesa muovono questo denaro, grazie agli scambi e alle entrate religiose. Le entrate spagnole devono il 25% dall’America spagnola, e le esportazioni sono per l’80% di oro verso Siviglia.
I primi schiavi mori (erano cattolici, parlavano spagnolo e avevano una propria identità), giungono direttamente dalla Spagna dopo l’abbassamento demografico indigeno e l’aumento delle aree di estrazione presenti nel continente. Dopo la riunificazione delle due corone (1580) le risorse umane portoghesi, cioè gli schiavi africani, vengono deportati verso l’Impero fino al 1640.
Contratti di schiavitù e tratta
L’asiento è un vero e proprio contratto che permette di importare una certa quantità di schiavi in un tempo fissato. Esistevano anche altre forme di licenze, ma venivano usate raramente. Il primo contratto viene stipulato da Carlo V nel 1518, prevedendo l’arrivo di 4000 schiavi in 4 anni.
Alcuni stati africani vendevano direttamente agli europei gli schiavi, i quali catturavano gli uomini attraverso guerre interne alle tribù. In queste zone dell’Africa Occidentale la cattura di prigionieri dopo la battaglia era fondamentale in quanto la loro vendita portava ricchezze al vincitore. Tra il 1575 e il 1587 vengono deportati a Capo Verde circa 30.000 schiavi africani.
Commercio di schiavi e tratta atlantica
Gli empori portoghesi saranno fondamentali per questo traffico di merci provenienti dall’Europa e schiavi africani. La maggioranza proviene dalla Senegambia (area di nascita del fiume Gambia e Senegal) e vanno verso il Messico, laddove c’è bisogno di manodopera schiava. La tratta africana ebbe una forte crescita attorno agli anni '60 del XVI secolo, in concomitanza con la monopolizzazione portoghese.
L’inflazione spagnola, legata all’arrivo di enormi quantità d’oro e d’argento, comportò una svalutazione dei metalli prezioso e un enorme rialzo dei prezzi. Benchè fosse basso (2%), fu una vera rivoluzione, in quanto da secoli i prezzi europei erano fermi. La società spagnola ne risentì particolarmente in quanto importava dal resto d’Europa buona parte dei prodotti richiesti in colonia.
Manifatture e inflazione
Le manifatture avevano chiuso subito dopo l’arrivo dei primi carichi di metallo prezioso, con l’arricchimento generale delle popolazione. La cacciata di ebrei e moriscos ebbe un ruolo fondamentale, in quanto queste etnie erano principalmente dedite ai mestieri manuali necessari alla società. Ai primi del Settecento, con l’inizio della guerra di successione, si aprono le discussioni attorno alla decadenza spagnola.
Tratta negriera
Parlando di tratta di schiavi dobbiamo parlare di tre direttrici di scambio principali: da Londra, Liverpool e Bristol (porti anche dello zucchero), Le Havre, Nantes, La Rochelle, Bordeaux, Lisbona (ridotta per via della tratta diretta Brasile-Luanda) verso le coste africane occidentali (Costa d’Oro, Sao Tomé) e successivamente verso l’America Settentrionale (Tabacco della Baia di Chesapeake), Brasile, Cuba. I prodotti coloniali vengono scambiati per gli schiavi (zucchero, tabacco, caffè), cioè i nuovi prodotti coloniali.
Imposte e commercio triangolare
Le imposte daziarie poste sui prodotti europei durante il Seicento (dazi sui vini francesi in particolare) comporta un aumento di importazioni di bevande alternative come caffè, cacao e tè. Ben presto monopoli vengono posti sullo sfruttamento di risorse da e per il Nuovo Mondo, che implicano l’appartenenza dei mercanti alla nazione a cui appartengono le colonie con cui commercia.
Tratta atlantica e commercio diretto
La tratta più importante è quella dell’Atlantico del Nord, commercio triangolare la quale funziona col traffico diretto Brasile-Luanda, ad un alto utilizzo dello scambio. La seconda tratta è il utilizzata dai portoghesi e rifornita direttamente dagli avamposti africani. Con la colonizzazione francese delle isole del Madagascar nasce la terza tratta negriera, diretta verso l’America senza toccare l’Europa.
Deportazione di schiavi
Il periodo che va dal 1519-1675 vede una deportazione di schiavi dalla Costa d’Oro, Costa del Benin, Senegambia, Luanda di circa 1 milione di persone, la seconda fase, 1676-1800, con circa 6 milioni di schiavi e l’ultima fase, 1801-1867, con 3 milioni di schiavi.
Paesi attivi nella tratta
I paesi più attivi nella tratta è il Portogallo, con la tratta luso-brasiliana, Spagna, l’Inghilterra grazie all’asiento, e la Francia. Essi sono diretti principalmente verso il Brasile, arcipelago delle Antille (francesi, inglesi, danesi, olandesi) la Baia del Chesapeake e l’insieme dell’Impero Spagnolo.
Rivolte e abolizione della tratta
La prima rivolta schiavile con esiti imprevisti fu quella di Santo Domingo (colonia francese) nel 1793-1794, obbligando la Costituente ad occuparsi delle colonie. Nel 1807 viene abolita la tratta in Inghilterra, dovuta ad un boicottaggio e una mobilitazione popolare molto forte legata a tutte le confessioni religiose.
Tra il 1830 e il 1840 la tratta brasiliana si rinvigorì fortemente, finendo nel 1860 solamente a Cuba e Portorico. Le guerre furono il fattore principale nelle cadute della tratta stessa, che funzionò al massimo negli anni di primo Ottocento (Rivoluzione Industriale).
Abolizione ufficiale della tratta in Europa
Nel 1815, anno del Congresso di Vienna, viene abolita ufficialmente in Europa la tratta schiavile, proseguendo però all’esterno. I viaggi consumati in 3 secoli di storia da parte delle principali potenze straniere sono enormi: più di 4 mila da Liverpool, 2 mila da Bristol e solo 92 da Lisbona (infatti era maggiormente sfruttata la tratta diretta africana). Questi centri, nel Seicento inesistenti o molto piccoli, espongono grazie alla mercatura durante il Settecento per l’esportazione di merci nazionali e l’importazione di prodotti coloniali.
Commercio di schiavi
Essi esportano tessuti e armi per il commercio di schiavi: i tessuti costituiscono circa il 50% del carico proveniente dall'Europa.
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