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Prima lezione di storia moderna

Definire la storia moderna

Si deve parlare di storia moderna è bene chiedersi cosa vogliano dire queste due parole. Per storia significa due cose:

  • Tutto ciò che è accaduto nel passato
  • Lo studio e la narrazione di ciò che è accaduto nel passato

Per moderno si tratta invece di un aggettivo che deriva dall’avverbio “modo” che significa ora o adesso, cioè indica il tempo presente, quindi stando al significato letterale significa storia di ora o del presente, la storia contemporanea. Si vuole però ricordare che i due termini, moderno e contemporaneo, hanno una differenza più sul piano etimologico che sul piano semantico. Moderno insomma è un termine molto più valutativo, molto più carico di misure di valore rispetto al contemporaneo.

Medioevo cioè età di mezzo, è infatti qualsiasi epoca o tempo della storia; ogni epoca o tempo sta fra quel che viene prima e quel che viene dopo, quindi tutta la storia può essere definita come un perenne medioevo, una continua transizione dal prima al poi. Il medioevo era dunque il lungo interludio millenario tra l’antico e l’età moderna, ossia il periodo posto fra l’età antica e l’età che per gli umanisti del XV secolo era l’età presente, era l’adesso, l'ora, era l’età moderna. L’antico e il moderno rappresentavano il positivo; il medievale rappresentava il negativo, l’idea di Medioevo come età oscura fra quella antica e quella moderna finì con l’abbracciare l’intero campo della vita sociale, infatti il Medioevo nell’illuminismo, poco più tardi, è oggetto della più completa svalutazione. Nella vita morale è il segno della superstizione e del fanatismo religioso; nell’ordine politico è la dissoluzione dello stato dinanzi alla chiesa e al feudalesimo; nell’ordine sociale è il regno delle disuguaglianze; nell’ordine giuridico vi dominano il privilegio e l’immunità.

La distinzione invece tra moderno e contemporaneo è più semplice, perché con il termine contemporaneo viene indicata l’ultima parte della storia moderna, quella che essendo più vicina a noi, si dà per scontata che debba essere più e meglio conosciuta. L’uso scolastico dà il senso di riferimento alla contemporaneità come indicazione di un periodo storico, seguiamo ad esempio l’uso scolastico italiano. È facile da notare che ci fu una serie di spostamenti cronologici stabiliti nei programmi ministeriali per le scuole secondarie ma seguiti anche dall’insegnamento universitario dove si è mantenuto il criterio relativo all’ampiezza della storia contemporanea che si conserva tendenzialmente su una durata che va da più o meno un secolo a un secolo e mezzo o addirittura due secoli quando lo spostamento ritarda. L’estensione invece complessiva tra storia moderna e storia contemporanea rimane intorno ai cinque secoli rispetto al millennio assegnato al Medioevo. Nella prassi universitaria italiana, per stabilire un criterio di distinzione disciplinare tra storia moderna e contemporanea ci si è regolati sulla falsariga della divisione della materia stabilita per le scuole secondarie. L’assorbimento della storia contemporanea in quella moderna, o, meglio, l’originaria estensione della storia moderna fino all’epoca contemporanea è fuori da ogni possibilità di dubbio.

Nella seconda metà del XX secolo si è venuta ad affacciarsi la nozione di “postmoderno” sia in campo artistico che in quello letterario. Quando a partire dagli anni ’80 del 900, l’elaborazione del “postmoderno” venne sempre più trasferendosi dal campo artistico e letterario a quello filosofico, furono affacciate varie teorie e formulati nuovi sistemi di critica complessiva della modernità. Nella seconda metà del XX secolo è stato un periodo in cui mentre la storia contemporanea raggiungeva la pienezza della sua affermazione disciplinare, cominciavano ad emergere elementi molto diversi da quelli accademici e disciplinari che mettevano in discussione non solo l’idea, ma anche i fondamenti stessi veri o presunti della modernità. La modernità è uno dei concetti storici che nella seconda metà del XX secolo sono stati posti radicalmente in discussione e questo ha portato ad una radicale negazione del senso storiografico di tali concetti. L’idea di modernità è nata dal corso storico stesso, la storia moderna non è altro che lo studio del mondo moderno quale si è venuto via via sviluppando dal momento in cui l’idea stessa di modernità è nata. È dunque lo studio del periodo storico che si apre nel XV secolo e giunge fino ai nostri giorni e adottiamo una data del XIX secolo quale termine finale della stessa età moderna.

La storia scorre continua e non conosce tramezzi stagni fra i suoi momenti, un continuum; in questa essenziale continuità sarebbe però difficile orientarsi se di essa non si distinguessero fasi, cicli, epoche, momenti in cui il corso storico si articola. Fuori d’Italia la ripartizione disciplinare e didattica della storia in medievale, moderna e contemporanea quale si riscontra nei programmi di studio non è stato molto diverso dall’uso italiano, questo però non vuol dire che non ci siano differenze. Nelle varie parti del mondo si ebbero vicende storiche della massima importanza sia per i paesi direttamente interessati che per la storia del mondo. Il punto essenziale è sempre costituito dal fatto che l’idea di modernità è nato in Europa in correlazione con quella di Medioevo, e sul terreno delle lettere e delle arti, per allargarsi poi a tutto il complesso della vita civile. Moderno è ciò che è adatto ai nostri tempi, ciò che è ancora abbastanza nuovo per essere apprezzato da noi come tale.

Quando e come si apre l'età moderna

Tra gli eventi che ricordano l’inizio dell’età moderna vi è il 12 ottobre 1492, il giorno in cui Cristoforo Colombo avvistò la terra americana. Questo perché con Colombo per la prima volta una esplorazione geografica venne condotta sulla base di un’ipotesi scientifica ossia la rotondità o sfericità della terra, largamente contestata da tutti. In realtà però Colombo non scoprì affatto la via delle Indie, egli in base ai calcoli dei geografi arabi del tempo aveva calcolato una lunghezza della circonferenza terrestre inferiore di un terzo o di un quarto a quella reale. Poco dopo la navigazione di Colombo la via delle Indie fu trovata dal portoghese Vasco da Gama. Si cominciò così a scoprire che la terra scoperta da Colombo era un’altra, e nel 1507 il Nuovo Mondo ricevé il suo definito nome di America, la terra di Amerigo, ossia di Amerigo Vespucci, navigatore fiorentino che aveva esplorato le coste americane e aveva fornito carte e ampi resoconti dei suoi viaggi. Così nel breve giro di trent’anni, per la prima volta nella storia, la struttura fisica e geografica complessiva del pianeta Terra si rivelava all’uomo nella sua interezza.

Contemporaneamente alle navigazioni si svolgevano anche le “guerre d’Italia”, ossia un ciclo bellico che in poco più di trent’anni determinò il quadro della grande politica europea nell’età moderna. Per intendere questi sviluppi è necessario un accenno della situazione determinatasi in Europa alla metà del XV secolo. Dopo la caduta dell’Impero Romano d’Occidente e per tutto il Medioevo in Europa ci furono 3 o 4 macro-aree storiche. Una era formata dall’Impero romano d’Oriente, un’altra era formata dalle terre invase e occupate dai musulmani dell’Africa settentrionale, una terza zona era quella formata dall’intera Europa Orientale controllata dai mongoli e dai tartari, infine la quarta zona comprendeva l’Europa occidentale. Fu questa zona la culla della modernità in quanto fortemente cattolica e quindi vertice della chiesa cattolica. Dal punto di vista politico l’Europa cattolica era suddivisa in una serie di paesi, popoli, di organismi politici, che si consideravano assolutamente sovrani e non riconoscevano alcuna autorità politica superiore. L’Europa occidentale formava così un’area a struttura politica pluralistica, nel senso che in essa esistevano varie regioni ciascuna con la sua fisionomia, i suoi problemi, i suoi equilibri e squilibri.

La grande importanza storica dell’impresa italiana di Carlo VIII di Francia in Italia nel 1494-1495 stette nell’aver dato avvio al moderno sistema degli Stati europei, segnando il passaggio dell’Europa da una pluralità politica a un unico sistema; il senso dell’espressione “sistema di Stati” indica ogni area politica nella quale i rapporti tra i vari organismi politici che la compongono sono regolari, al punto che qualsiasi cosa accade in qualsiasi parte di quell’area interessa tutte le altre. Infine dopo le varie guerre d’Italia nel 1530 si stabilizzò nella penisola il predominio spagnolo.

Fu teorizzato anche il principio di equilibrio come norma fondamentale della grande politica europea; si rivela insomma un carattere originale dello spirito europeo, cioè la tendenza europea a riluttare a ogni riduzione forzata a una maggiore unità. Il Mediterraneo era stato per millenni il mare di civiltà tra le più avanzate del mondo, però con l’irruzione degli Ottomani nel Mediterraneo lesero il predominio europeo, tuttavia la marcia turca nel Mediterraneo subì un arresto decisivo quando le potenze cristiane distrussero a Lepanto la flotta ottomana, il Mediterraneo mantenne così un suo importante rilievo nel gioco delle potenze europee. Tuttavia era evidente ormai che l’area nordatlantica si avviava a diventare la più importante nel quadro dei traffici mondiali, il Mediterraneo divenne così un mare commercialmente di ridotto ambito rispetto a una navigazione e a commerci che avevano un respiro ormai mondiale. Su questa base si venne realizzando quella che potrebbe essere definita come la prima globalizzazione dell’economia mondiale, per meglio dire una mondializzazione della navigazione e dei traffici. I caratteri principali si possono così sintetizzare:

  • La mondializzazione portò all’affermazione del primato e dominio europeo nel mondo moderno
  • Si formò un mercato mondiale con scambi ineguali
  • La mondializzazione coincise con il capitalismo moderno (si intende che è il capitale finanziario ad avere la parte decisiva negli sviluppi dell’economia, il carattere assunto così dall’economia moderna è il commercio)

Anche in campo religioso ci furono dei cambiamenti, infatti nel 1517 ebbe inizio l’azione di Martin Lutero dalla quale conseguì una nuova divisione sul piano religioso in Europa. Esistevano già in Europa due ordinamenti religiosi: quella cattolica, occidentale e quella ortodossa, orientale; le grandi differenze erano il rapporto tra la chiesa e il potere politico e il primato pontificio della chiesa. La chiesa occidentale aveva sempre mantenuto una propria egemonia anche sul potere politico, prevalse il principio del primato pontificio e il vescovo di Roma era riconosciuto come capo effettivo della comunità ecclesiastica, fin quando nel XI secolo divenne una vera monarchia pontificia nell’ambito ecclesiastico. L’azione di Lutero colpì la cristianità occidentale, egli affermava che il rapporto tra il fedele e Dio non ha bisogno di mediazione, il fedele è il vero sacerdote di se stesso e che la dottrina cristiana si basa sulle Sacre Scritture, sul Vecchio e Nuovo Testamento e il fedele deve farne una libera interpretazione, in più egli considerava solo due sacramenti: il battesimo e l’eucarestia. Non era una semplice riforma ma una rifondazione su nuove basi non solo della chiesa, ma dello stesso modo di intendere e di vivere il cristianesimo.

In Germania fu molto forte l’impatto con la riforma infatti vi fu una secolarizzazione del clero e dei beni ecclesiastici, una larga adesione dei potenti tedeschi al movimento. Lenta fu la reazione di Roma finché nel giugno del 1520 Lutero venne scomunicato, e nel 1529 venne fuori il nome di “protestanti” con il quale furono designati gli aderenti al moto luterano. In seguito la storiografia protestante e germanica vide nella figura di Lutero quella di iniziatore della libertà di coscienza e soggettività dell’uomo moderno. Il luteranismo diede luogo ad altre iniziative di riforma protestante per esempio la chiesa calvinista fondata da Calvino.

Ci fu poi l’epoca del grande nepotismo, e la prima preoccupazione dei pontefici era quella di garantire il benessere dei loro parenti e in alcuni casi dei loro figli. La chiesa quindi appariva sempre più corrotta, la vendita delle indulgenze fu il simbolo di questa degenerazione e Roma fu considerata come la patria della decadenza del cristianesimo. Però la Roma Pontificia non sembrava preoccuparsi né delle proteste né delle diffuse critiche, la convocazione di un concilio richiesto dai luterani fu respinto da Roma per timore che il concilio avrebbe potuto essere un pericolo per la monarchia papale. Si ebbe così all’inizio degli anni 40 una svolta decisiva sia di Carlo V sia dal Papato che iniziò la fase della Controriforma, ossia l’opposizione al movimento protestante. Però secondo gli storici è sbagliato pensare alla Controriforma come solo bisogno di reagire al Protestantesimo, poiché le idee di riforma erano già presenti nella chiesa prima del dilagare di esso, bisogna però considerare che prima del dilagare del protestantesimo la chiesa non aveva mai avuto una forza riformatrice di se stessa e che l’azione riformatrice della chiesa si mosse solo grazie al Concilio di Trento e fu proprio attraverso tale Concilio che si diede luogo ad una esigenza di disciplinamento della vita morale, sociale e religiosa.

Strumenti e percorso del moderno

Di grande importanza fu anche la strumentazione che garantì gli sviluppi: l’invenzione della scrittura a caratteri mobili inventata da Gutenberg nella metà del XV secolo, le lettere erano prodotte in piombo fuso in stampi di terracotta di uguale altezza, in modo da poterle allineare a filo diritto sulla stessa riga, le singole lettere venivano poi unite fra loro in modo da formare le parole e i righi della pagina. La stampa consolidava in tempi rapidissimi il suo aspetto di fenomeno di massa rivelandosi efficace per la circolazione delle notizie. In un settore del tutto diverso ma ugualmente produttivo operarono le armi da fuoco, la polvere da sparo era già conosciuta in Europa però solo nel XIV secolo fu usata per le armi pesanti, dunque iniziò il lavoro delle artiglierie. Gli effetti dell’introduzione delle artiglierie furono non solo di ordine militare ma anche politico, accrebbero la forza dello stato, valorizzarono le capacità militari dei cittadini. L’idea di valor militare era fondata sull’onore verso il sovrano, di senso dello Stato e di sentimento nazionale e patriottico. Tutti questi effetti furono potenziati dalla invenzione e diffusione delle armi da fuoco portatili, le armi bianche continuavano ad essere usate ma come integrazione di quelle da fuoco o come armamento di corpi speciali.

Come si avvalse di questi e altri strumenti così l’avvento della modernità si sviluppò attraverso vari percorsi culturali e sociali, un percorso fondamentale fu quello che portò all’affermazione della monarchia assoluta e al sistema politico-sociale detto dell’ancien régime. Con il trionfo dei poteri sovrani è proprio lo stato nel senso classico e moderno del termine a occupare il centro della scena sociale e a dominare questa scena. Si rafforza l’idea concettualistica dello stato, la sovranità non si ha più per diritto divino ma tramite un accordo con il popolo. Ci fu l’elaborazione di due teorie: la teoria del tirannicidio, non si distingue più tra tirannide e despotismo, l’uccisione del sovrano diviene atto dovuto alla luce di una particolare etica di appartenenza religiosa o politica; e la teoria moderna di limitazione dei poteri e delle facoltà del sovrano. Trovarono entrambi terreno fertile in Inghilterra.

Sul terreno politico la centralizzazione fu la parola d’ordine dell’azione dei sovrani, lo stesso accade sul piano del diritto, con la rivendicazione al potere centrale della dispersa e molteplice vita forense e attività giudiziaria ereditata dal passato medievale. Da un lato si costruirono organi giurisdizionali centrali, dall’altro venne maturata una unificazione legislativa radicale.

I poteri di legislazione, amministrazione e giurisdizione rimasero indistinti ma iniziarono le distinzioni tra la robe (toga, ordine giudiziario) e la plume (l’amministrazione, ceto burocratico). La modernità segna la nascita di una disciplina: l’economia politica, tale scoperta sorge insieme allo stato moderno dominato da problemi gravissimi: il costo dello Stato nella sua nuova struttura e organizzazione interna, il costo delle relazioni diplomatiche, il peso del regime di privilegio, lo spreco, la corruzione, la presenza di nuove realtà produttive fiorite che misero in crisi i vecchi centri dell’economia europea. Il nuovo pensiero economico delinea alcuni orientamenti fondamentali: quello dell’interventismo dello stato nella vita economica con un’attività politica di regolazione, di promozione e di protezione interna ed esterna dell’attività del paese; quello della massima possibile libertà da lasciare alle imprese economiche e alla circolazione delle merci.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/02 Storia moderna

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia moderna e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Suor Orsola Benincasa di Napoli o del prof De Luca Stefano.
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