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L'amministrazione di Tripoli, dopo la conquista spagnola, risultò strettamente connessa con quella

della Sicilia, che aveva l'onere di mantenere la piazzaforte maghrebina; il successo della campagna

comportò inoltre l'arrivo di schiavi giudei in Sicilia e in Spagna poi rivenduti nel mercato degli

schiavi con lauti guadagni. Copioso fu inoltre l'arrivo a Tripoli di maestranze siciliane, in particolare

da Messina, per i lavori di manutenzione della fortezza costruita dagli spagnoli. Nel 1523 Tripoli,

insieme alle isole di Malta e Gozo venne assegnata da Carlo V ai Cavalieri di San Giovanni, che

erano stati espulsi dagli Ottomani dalla loro roccaforte sull'isola di Rodi. L'Ordine di Malta tenne la

città - non senza difficoltà - fino al 1551, quando la piazzaforte fu riconquistata dagli Ottomani,

guidati dagli ammiragli turco-barbareschi Sinan e Dragut.

 1511 occupano il PeñónE, isolotto all’imboccatura del porto i Algeri e ne fanno fortezza con

guarnigione.

1.3 L’età di Carlo V (1516-1555) e la dilatazione del conflitto

 conflitto intra-cristiano: frattura confessionale, Lutero, le confessioni del protestantesimo

Nel corso del Medioevo la Chiesa diede spesso grande importanza non solo

alla sua missione spirituale, ma anche al potere, alle ricchezze, alla politica. A

causa del crescente bisogno di denaro per il mantenimento della corte e

l’abbellimento di Roma, alcuni pontefici incoraggiarono la vendita delle

indulgenze. Organizzata da banchieri e affidata a spregiudicati banditori,

essa divenne via via più scandalosa. In particolare sollevò forti proteste

quella che ebbe luogo per finanziare la costruzione della nuova basilica di

San Pietro nel 1517.

Contro lo scandalo delle indulgenze levò la sua protesta il tedesco Martin

Lutero. Egli scrisse 95 tesi contro la Chiesa di Roma. Inoltre tradusse in

tedesco e fece stampare la Bibbia, per renderla comprensibile a tutti nel

1534. Lutero negava la possibilità di salvezza dell’anima ottenuta in cambio

di denaro (indulgenza) e sosteneva la predestinazione, negando perciò il libero arbitrio. Inoltre Lutero

sosteneva la libera interpretazione dei testi sacri e quindi l’inutilità della Chiesa come organizzazione.

Le idee di Lutero ebbero uno straordinario successo. La Bibbia in tedesco si diffuse fra il popolo. Svariati

principi tedeschi lo appoggiarono, sia contro le pretese della Chiesa cattolica in materia di tasse sia

contro l’autorità dell’imperatore cattolico Carlo V. Ne seguì una lunga guerra contro l’imperatore. Nel

1555 la pace di Augusta riconobbe solo per i sovrani il principio della libertà di religione: i popoli

dovevano adeguarsi alla scelta religiosa del proprio re. Alcuni stati della Germania abbracciarono la

religione protestante, altri rimasero cattolici.

In alcuni paesi ebbe successo la riforma di Calvino (1536), basata sulla dottrina della predestinazione e

su un forte rigore morale. I calvinisti furono chiamati ugonotti in Francia e puritani nel mondo

anglosassone. In Inghilterra il re Enrico VIII si staccò dalla Chiesa cattolica per motivi politici. Desiderava

infatti ottenere il divorzio dalla moglie, la spagnola Caterina d’Aragona, ma il pontefice, che non voleva

inimicarsi la Spagna, non lo concesse. Il sovrano inglese la considerò un’offesa contro la sua autorità.

Nel 1534 fece perciò approvare l’Atto di supremazia, con il quale decretava la separazione dalla Chiesa

di Roma e la nascita della Chiesa anglicana, di cui il re era il capo.

 conflitto balcanico (S.R.Impero- Ottomani): espansione dell’impero ottomano con Solimano

Il successore di Selim, Solimano il Magnifico (1520-1566) tentò nuovamente la strada dell'espansione nei

Balcani, ed entrò così ancora in contrasto con i regni europei per il predominio sul mar Mediterraneo. Nel

1521 conquistò Belgrado, nel 1522 Rodi, nel 1526 nella battaglia di Mohács sconfisse il re d'Ungheria e

Boemia Luigi II, che morì in combattimento. La vittoria nelle guerre ottomano-ungheresi stabilì il dominio

turco nelle parti meridionali e centrali del Regno di Ungheria. Nel 1529 gli ottomani proseguirono verso

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Vienna, assediando la città, ma non riuscirono a prenderla. Nel 1532 Solimano lanciò un altro attacco a

Vienna, ma fu respinto nell'assedio di Güns. Dopo lungo e sanguinoso assedio cadde invece in mano turca

Buda, la capitale ungherese (1541).

Dopo la caduta delle maggiori città ungheresi e slave in mano turca (tra cui Belgrado, Pécs, Buda), molti

Stati danubiani patteggiarono la sottomissione formale alla Porta (impegnandosi al pagamento di una

tassa), in cambio di una pressoché completa libertà di azione. Così fecero, tra gli altri, la Repubblica di

Ragusa, il Montenegro, il Principato di Transilvania (indipendente dopo la caduta del regno d'Ungheria), la

Moldavia e la Valacchia. Solimano espanse l'Impero anche verso l'Asia e l'Africa, impossessandosi di

Baghdad, di Tunisi e dell'Algeria (1534), dello Yemen (1547), di Tripoli (1551). Con la conquista della

persiana Baghdad, gli ottomani ottennero il controllo della Mesopotamia e l'accesso navale al Golfo

Persico. L'Impero ottomano e la Francia, uniti dall'opposizione al dominio Asburgo, divennero alleati. La

conquista francese di Nizza (1543) e della Corsica (1553) fu un'impresa comune delle forze di Francesco I e

di Solimano, e fu comandata dagli ammiragli ottomani Khayr al-Din Barbarossa e Dragut. Un mese prima

l'artiglieria francese aveva sostenuto gli Ottomani durante l'assedio di Esztergom. Dopo la successiva

avanzata dei turchi, nel 1547 Ferdinando I d'Asburgo riconobbe ufficialmente il dominio ottomano

dell'Ungheria. Alla fine del regno di Solimano la popolazione dell'Impero ammontava a 15 milioni di

abitanti. L'impero ottomano era una notevole potenza navale, controllava gran parte del Mar Mediterraneo

ed era una parte significativa e soprattutto accettata dello scacchiere europeo.

 (unità

conflitto mediterraneo (Spagna e Stati italiani – potenze barbaresche) III)

1. Guerra del 1521–26

Dopo che la guerra della Lega di Cambrai aveva ristabilito gli Sforza a Milano (anche se sotto il protettorato

degli Svizzeri), nel 1515 il nuovo re di Francia Francesco I aveva ripreso la politica dei suoi predecessori, e

dopo essere sceso in Lombardia e sbaragliato, assieme ai Veneziani, gli svizzeri nella grande Battaglia di

Marignano, aveva riconquistato il Ducato di Milano (Trattato di Noyon). Nel frattempo però Carlo V

d'Asburgo, già succeduto al regno di Spagna al nonno Ferdinando d'Aragona, entra in scena quale erede

dell'Impero, alla morte del nonno paterno, l'imperatore Massimilano I. Carlo V d'Asburgo (che dunque era

già dal 1508 Arciduca d'Austria, duca di Borgogna e signore dei Paesi Bassi e inoltre dal 1516 re di Spagna,

Sicilia, Napoli e Sardegna), comprando la fedeltà dei principi elettori, riesce a farsi elevare nel 1519, a

Imperatore del Sacro Romano Impero; il nuovo imperatore si trova perciò a dominare su un vastissimo

territorio, compresi anche tutti i nuovi possedimenti extraeuropei della Spagna. Una tale concentrazione di

forza nelle mani di un solo sovrano, prodotto, oltre che del caso, soprattutto da un'accurata politica

matrimoniale e dinastica, è la principale ragione che porta alla rottura dell'equilibrio imposto dalla pace di

Noyon. Tra i Valois di Francia e gli Asburgo persistevano infatti motivi di conflitto che la travolgente ascesa

di Carlo V non ha fatto altro che accrescere. In particolare questa situazione pone Francesco I in una

situazione complicata, ritrovandosi praticamente circondato da territori detenuti dalla dinastia d'Asburgo.

Infatti Francesco I, dopo aver vanamente conteso la corona imperiale a Carlo V, è preoccupato

dall'eccessiva potenza raggiunta dal rivale spagnolo, che con la sua elezione è quasi riuscito a saldare i

domini imperiali con quelli mediterranei, in funzione antifrancese. Non pago, il sovrano spagnolo avanza

inoltre pretese dinastiche sulla Borgogna, che i francesi avevano sottratto agli Asburgo nel 1477. Ma,

ancora una volta, è l'Italia a rappresentare la maggior causa di conflitto; infatti la Lombardia, in mano

francese, impedisce la realizzazione di una maggiore continuità territoriale dei domini asburgici a livello

europeo, che dal Meridione italiano arrivano alle pianure delle Fiandre e al cuore della Germania. Nel 1519

l'invasione spagnola della Navarra, un piccolo regno transpirenaico, detenuto da una dinastia d'origine

francese, fa precipitare la situazione. Perciò nel 1521 le armate francesi scendono ancora in Italia, con lo

scopo di togliere almeno il Regno di Napoli ai domini di Carlo V. Le armate francesi però vengono

duramente sconfitte nella battaglia della Bicocca, di Romagnano Sesia e in quella di Pavia, nella quale lo

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stesso re di Francia viene preso prigioniero e portato a Madrid, dove, con un trattato molto oneroso, è

costretto a cedere Milano e altre terre.

2. Guerra del 1526-30 detta della lega di Cognac

La prima fase del conflitto tra i sovrani di Francia e gli Asburgo, durata fino al 1526, si era chiusa in

maniera favorevole ai secondi. Carlo V infatti, dopo aver sconfitto e fatto prigioniero Francesco I di Francia

a Pavia, nel 1525 conquista la Lombardia. Il re francese, per ottenere la propria liberazione è costretto a

firmare una pace molto onerosa, la pace di Madrid del 1526, che comporta la rinuncia a tutti i

possedimenti francesi in Italia e in Borgogna. Gli stati italiani, nel timore di un'eccessiva egemonia asburgica

in seguito alla sconfitta dei francesi, si avvicinano a Francesco I che, ottenuta la libertà dopo la cattività di

Madrid, ha dichiarato nulla la pace stipulata con Carlo V. Nel 1526 il papa Clemente VII si fa dunque

promotore della Lega di Cognac, assieme a Francesco I di Francia, la Repubblica di Venezia, la Repubblica

di Firenze e altri stati italiani minori. Ma anche questo patto, che non riesce a essere uno strumento di

pressione diplomatica e di intervento militare, si dimostra un'alleanza fragile e precaria. Prima però che la

guerra entri nel vivo, si verifica un episodio clamoroso, destinato a scuotere tutta l'Europa. Nel maggio del

1527 i Lanzichenecchi, soldati imperiali, per la maggior parte mercenari tedeschi di fede luterana, rimasti

senza paga e poi senza comandante, riescono ad aggirare le truppe della Lega, nell'Italia del nord, e

decidono di attaccare Roma. Circa dodicimila lanzichenecchi riescono a penetrare nell'Italia centrale,

attaccano la città santa, penetrano nelle mura, compiendo il terribile Sacco di Roma (1527), nel corso del

quale, il papa stesso è costretto a rifugiarsi in Castel Sant'Angelo e infine a fare pace con Carlo V. Di fronte a

una tale disfatta il papa ottiene perlomeno dall'imperatore il restauro del dominio dei Medici a Firenze

(dove nel frattempo si era formata una repubblica antimedicea nel 1527-1530). Contemporaneamente

l'esercito francese apre le ostilità vere e proprie, sotto la guida del generale Lautrec che, dopo aver

occupato per breve tempo la Lombardia, è costretto nuovamente a ritirarsi. In questo frangente però, le

comuni difficoltà finanziarie dei contendenti e il minaccioso incalzare dei turchi, giunti vittoriosi fino in

Ungheria e ormai prossimi ad attaccare i possedimenti asburgici nel centro Europa, costringono Carlo V a

firmare un accordo che per i francesi è meno svantaggioso del precedente. A Cambrai, il 5 agosto 1529,

viene stabilito che la Francia, pur rinunciando alle pretese sull'Italia, può rientrare in possesso della

Borgogna. La pace di Cambrai è detta anche pace delle due dame, poiché non viene negoziata direttamente

dai due sovrani, ma da Luisa di Savoia, madre di Francesco I, e da Margherita d'Austria, zia di Carlo V. Con

questo patto la Spagna ribadisce definitivamente il suo dominio sull'Italia, delle cui sorti Carlo V diviene

unico e incontrastato arbitro.

3. Guerra del 1535-38

Dopo una tregua di alcuni anni, ha inizio una nuova fase dello scontro tra Carlo V e Francesco I. La causa

occasionale della ripresa delle ostilità è una nuova rottura dell'equilibrio concertato a Cambrai,

rappresentata dalla morte nel 1535, dell'ultimo esponente degli Sforza (Francesco II Sforza), restaurati quali

duchi di Milano. L'imperatore Carlo V avocò a sé il territorio del ducato, investendone il proprio erede (il

futuro Filippo II di Spagna). Ma la causa principale in realtà è da ricercare nella spregiudicata azione

diplomatica di Francesco I, che stabilisce relazioni diplomatiche e alleanze con il sultano turco Solimano I il

Magnifico e con i principi luterani in Germania. Ciò avviene in un momento in cui l'Impero asburgico è

minacciato, in Germania, dall'alleanza formata proprio dai principi luterani (riunitisi nella lega di Smalcalda)

e, a Est, da quei turchi con cui Francesco I si è alleato e che sono giunti ad assediare Vienna. Le sesta guerra

(la terza che vedeva coinvolti Carlo V e Francesco I di Francia) durò dal 1536 al 1538 e venne in pratica

aperta dal sovrano francese; Francesco I (alleato con Enrico VIII d'Inghilterra) rispose all'occupazione

asburgica di Milano, inviando truppe in Italia, che conquistarono Torino a buona parte del Piemonte

Sabaudo, ma che non riuscirono a riconquistare la Lombardia. L'effimera Tregua di Nizza, mediata dal

nuovo papa Paolo III (desideroso di riunificare le forze cristiane contro il nemico turco), mise termine alle

ostilità, lasciando in mano francese i territori piemontesi occupati, ma senza altre significative modifiche tra

gli stati Italiani.

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4. Guerra del 1542-46

Nel 1542 Francesco I di Francia ruppe la tregua stabilita a Nizza alcuni anni addietro. Infatti il sovrano

francese, alleatosi con il sultano Ottomano Solimano I il Magnifico, riprese le ostilità, lanciando una flotta

franco-ottomana contro la città savoiarda di Nizza (Assedio di Nizza del 1543). Nel frattempo le truppe

francesi, comandate dal conte di Enghien, sbaragliarono quelle imperiali nella Battaglia di Ceresole, ma non

riuscirono a penetrare ulteriormente in Lombardia. Carlo V rispose a queste azioni alleandosi al re Enrico

VIII d'Inghilterra e invadendo la Francia da nord (Assedio di Boulogne del 1544). Il resto della guerra si

svolse quindi nei Paesi Bassi e nelle province orientali della Francia, ma non riuscì a risolversi in una

battaglia conclusiva, per l'una o per l'altra parte. Inoltre la mancanza di coordinamento tra le truppe inglesi

e quelle ispanico-imperiali e il deterioramento della situazione nel Mediterraneo, con l'avanzata dei Turchi,

portarono Carlo V a chiedere la cessazione delle ostilità e la restaurazione della situazione precedente in

Francia e Italia. Nel 1544 i contendenti decisero perciò di firmare la pace di Crépy che, pur assegnando

definitivamente la Lombardia agli Asburgo e i territori dei Savoia alla Francia, lasciò ancora una volta

insolute le principali questioni e la possibilità di nuove guerre.

5. Guerra del 1551-59

La morte di Francesco I, nel 1547, dopo più di trenta anni di regno, non significò la fine delle ostilità tra

Francia e Asburgo. La politica antimperiale venne infatti proseguita dal nuovo sovrano francese Enrico II,

che nel 1551 riprese le ostilità contro la Casa d'Austria e Spagna. Contrariamente a suo padre però

concentrò le sue mire verso i confini nord orientali della Francia, anziché verso l'Italia, che comunque restò

un teatro importante di operazioni. Inoltre, pur essendo egli il re cristianissimo, non si fece problemi, come

già il padre, ad allearsi con i protestanti tedeschi e i mussulmani turchi, per logorare gli avversari su più

fronti. A partire dal 1552 Enrico II invase la Lorena e occupò i vescovadi di Metz, Toul e Verdun,

intrecciando abilmente questa terza e ultima fase delle guerre franco-asburgiche cinquecentesche con il

conflitto che, dal 1546, vedeva impegnato Carlo V contro i principi luterani tedeschi. Dopo tre anni di

sfiancante guerra di logoramento, la sovrapposizione dei conflitti e la simultanea presenza di due irriducibili

nemici, come l'esercito francese e quello dei principi tedeschi, indusse Carlo V a interrompere i conflitti.

Perciò nel 1555, con la pace di Augusta (mediata dal fratello Ferdinando e molto importante anche dal

punto di vista religioso), Carlo V trovò un accordo con i protestanti, mentre strinse la tregua di Vaucelles

con Enrico II. Ancora più sorprendentemente, l'imperatore decise di abbandonare la scena politica e

militare europea, che lo vedeva indiscusso protagonista da più di un trentennio. Difatti Carlo V, ormai

logorato dai continui impegni, abdicò dai suoi domini in favore del figlio Filippo II in Spagna, Italia, Paesi

Bassi e nei domini extraeuropei e in favore di suo fratello Ferdinando I nel Sacro Romano Impero,

ritirandosi quindi in un convento in Spagna a terminare la sua vita nella preghiera. Il conflitto continuò

comunque con i successori. Infatti tra il 1557 e il 1559 riprese la lotta tra Enrico II, alleato con il nuovo papa

Paolo IV, e Filippo II di Spagna. Emanuele Filiberto di Savoia, al comando delle truppe spagnole, vinse

definitivamente i francesi nella battaglia di San Quintino nel 1557. Ma gli enormi costi della guerra, acuiti

dalle bancarotte subite dai due stati in quegli anni, costrinsero i contendenti a firmare una pace con

contenuti più duraturi delle precedenti. Perciò nonostante la sconfitta, nella Pace di Cateau-Cambresis i

francesi riuscirono a tenere le tre importanti piazzeforti in Lorena, recuperare Calais (tolta agli inglesi

entrati brevemente nel conflitto) e a mantenere l'occupazione di Saluzzo in Piemonte. In questo periodo di

tempo il conflitto continuò anche in Italia. La Repubblica di Siena, tradizionalmente alleata dell'impero e

degli asburgo, si ribellò alla sua (esosa e molesta) guarnigione spagnola. Non fu possibile arrivare a un

compromesso, anche perché Siena si appoggiò alla Francia facendo entrare in città truppe francesi, (poi si

alleerà anche all'impero turco ottomano, che invierà, troppo tardi, una flotta nel mar Tirreno) e agli esuli

repubblicani fiorentini, tra cui anzi scelse il suo comandante militare, il maresciallo di Francia Piero Strozzi.

Anche la Spagna cercò di internazionalizzare il conflitto e si alleò alla tradizionale rivale di Siena, Firenze,

ora retta in Ducato dalla famiglia Medici e molto preoccupata per la presenza di esuli fiorentini filo

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repubblicani nell'esercito senese. La città fu rapidamente messa d'assedio (in modo molto duro), dalle

truppe alleate guidate dal mercenario lombardo (e filo-spagnolo) Gian Giacomo de Medici,durante

l'inverno 1554, mentre nell'estate di quel medesimo anno (2 agosto 1554) le truppe franco-senesi furono

travolte nella battaglia di Scannagallo. Siena si arrese alle truppe Fiorentine e alleate, il 21 aprile 1555,

anche se una parte dell'aristocrazia cittadina si rifugiò a Montalcino, arrendendosi solo nel 1559, quando

furono abbandonati dai francesi. La repubblica di Siena fu smembrata tra il Ducato di Firenze (che da lì a

poco, 1569, proprio per questo, fu rinominato Granducato di Toscana) e la corona di Napoli (sottoposta alla

Spagna) cui andò il così detto Stato dei Presidii, ricavato da alcune fortezze, prevalentemente maremmane.

Epilogo

I delegati delle monarchie francese e spagnola si accordarono definitivamente nella pace di Cateau-

Cambrésis nel 1559, dopo più di un sessantennio di guerre ininterrotte per il dominio sull'Italia e l'egemonia

in Europa. La Francia perse la Savoia e il Piemonte, restituiti al Duca Emanuele Filiberto, ma conservò il

possesso del Marchesato di Saluzzo; inoltre ottenne di mantenere il possesso di Calais, che gli inglesi

tenevano come avamposto in terra francese, sin dai tempi della guerra dei Cent'anni e infine riuscì a

conservare i vescovadi di Metz, Toul e Verdun, importanti piazzeforti nella Lorena. La Spagna rafforzò la sua

presenza nella penisola e mantenendo i suoi precedenti domini (Milano, Napoli, Sicilia, Sardegna e si

assicurò inoltre il possesso di un piccolo territorio, ma di grande importanza strategica, quello dei Presidii,

lungo la costa toscana) ottenne inoltre il controllo indiretto, politico e finanziario, della maggior parte degli

stati italiani (solo Venezia mantenne un'indipendenza totale, mentre i Savoia, Genova e il Papato

mantennero un margine di iniziativa politica autonoma, passando dall'influenza di Spagna o Francia a

seconda dei periodi). Con la pace di Cateau-Cambrésis si conclusero quindi le cosiddette Guerre d'Italia e

con questi accordi vennero regolati gli equilibri europei fino alla pace di Vestfalia del 1648, con la Spagna

quale principale arbitro della politica continentale. La pace è in particolare importante nella storia d'Italia,

poiché segna la vera conclusione di quei conflitti che in poco meno di settant'anni avevano frantumato

l'antica politica dell'equilibrio e fatto diventare la penisola, da soggetto della politica europea, a un oggetto

di essa, un mero campo di battaglia aperto alle potenze straniere. Al tempo stesso l'accordo rappresenta il

definitivo consolidamento del dominio spagnolo in Italia, che determinò per più di centocinquant'anni, nel

bene e nel male, la storia italiana.

Le dinamiche del primo ‘500

 1500-1510 Guerre d’Italia

Divenuto re, Luigi XII di Francia, rifacendosi ai diritti ereditati dalla nonna Valentina Visconti, intraprese la

spedizione del 1499-1500 in Italia e conquistò il Ducato di Milano (1500). Meno fortunata fu la conquista di

Napoli, preparata dal Trattato di Granada (novembre 1500), che prevedeva una spartizione delle conquiste

tra Francia e Spagna, garantita dalla neutralità (ottenuta per via diplomatica) di Venezia e del papa.

Nell'estate del 1501 Napoli era conquistata, ma sopravvenuto il disaccordo tra gli alleati e la conseguente

guerra tra Francia e Spagna, la spedizione finì per i Francesi in un completo disastro; dopo quasi due anni di

resistenza essi furono sconfitti presso il Garigliano nel 1503. Qualche anno dopo la Lega di Cambrai,

conclusa in funzione antiveneziana, portava i francesi nuovamente in Italia, dove Venezia subì una dura

sconfitta ad Agnadello, 1509. A ciò seguì però una nuova politica antifrancese di papa Giulio II, che costituì

la Lega Santa (1511-1513). I Francesi sconfissero gli spagnoli nella Battaglia di Ravenna (1512), ma in

Lombardia, di fronte agli svizzeri, furono costretti a ritirarsi. Sconfitti a Novara (Battaglia dell'Ariotta) nel

1513, i francesi si ritirarono dalla penisola. Nel 1515, anno della morte di Luigi XII di Francia, gli succede il

ventenne Francesco I di Francia che, dopo essersi alleato con Venezia, che non aveva dimenticato

l'umiliante sconfitta di Agnadello, invia l'esercito francese oltre le Alpi e vince le truppe svizzere a

Marignano (l'odierna Melegnano). I francesi in seguito a questo successo ritornano in possesso del Ducato

di Milano e con la pace di Noyon del 1516 stipulano una serie di trattati che, nell'intenzione dei contraenti,

avrebbero dovuto porre fine alle guerre tra potenze europee in territorio italiano e assicurare un periodo di

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stabilità ed equilibrio generalizzato. Alla Spagna vengono riconosciuti il Regno di Napoli, la Sicilia e la

Sardegna, mentre la Francia ottiene nuovamente il Ducato di Milano e facoltà di intervento sui territori

delle repubbliche di Genova e Firenze, nonché nei ducati di Savoia e di Ferrara.

 1516 sgg. Ascesa di Carlo d’Asburgo-> Carlo, a soli sedici anni, ereditò anche il trono d'Aragona,

concentrando nelle sue mani tutta la Spagna, per cui poté fregiarsi del titolo di Re di Spagna a tutti

gli effetti, assumendo il nome di Carlo I. Il 14 marzo 1516 ci fu la proclamazione ufficiale.

 1510-30 ss. Espansione degli Ottomani

 1517-1521 Rottura dell’unità cristiana

 Anni Trenta-Cinquanta: verso un nuovo equilibrio in Europa

 1555: Pacificazione di Augusta-> fu una pace religiosa stipulata il 25 settembre 1555 tra

Ferdinando d'Asburgo, in rappresentanza di suo fratello l'imperatore Carlo d'Asburgo, chiamato

Carlo V, e la Lega di Smalcalda, un'unione di principi protestanti del Sacro Romano Impero, presso

la città imperiale di Augusta.

 1559: pace di Cateau-Cambrèsis-> un trattato di pace che definì gli accordi che posero fine alle

guerre d'Italia e al conflitto tra gli Asburgo e la Francia. Essa definì gli equilibri europei per tutto il

secolo successivo, spostando il baricentro sull'Atlantico e ufficializzando la debolezza politica degli

Stati italiani, mentre riconosceva

protagoniste della scena europea la Spagna e

la Francia. Sancì inoltre l'inizio del

predominio spagnolo in Italia .

Ottomani e protestanti: esigenze contrastanti di

Carlo V

 Città e Principi tedeschi passati alla religione

riformata

 Necessità di ripristinare l’ortodossia

cattolica/contrasto con il Papato (Clemente

VII e Paolo III)

 Necessità di raccogliere forze contro il Turco

e contro la Francia

Un nemico perpetuo dell’Impero: la Francia dei

Valois-> Francesco I (1515-1547)

Filippo II d’ Asburgo e la situazione spagnola tra il Figura 2 Domini francesi

500/600

Filippo II d’ Asburgo, sovrano spagnolo, nato e vissuto tra il 1556 e il 1598. Sotto il suo trono Madrid diviene

la capitale ufficiale dello stato, che fino ad allora era stata militante. Ciò permette di effettuare un ontrollo

diretto su tutti i territori del regno.

ASSOLUTISMO ≠TOTALITARISMO. Con l’assolutismo il potere parte dal re, ma non è concentrato solo nelle

sue mani. Infatti esistono una serie di consigli e organi minori che si occupano di vari ambiti. I Consigli, in

particolare, si suddividono per territorio e per materia. Alcuni di questi sono:

 Consiglio d’Italia, oratori provenienti da varie zone della penisola;

 Consiglio di Castiglia, uno dei più importanti;

 Consiglio di Inquisizione, con sede in Spagna. Non ha nulla a che vedere con l’Inquisizione di Roma.

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Europa nell’ età di Filippo II

1. Lettura saggio F.Braudel, Civiltà e imperi nel Mediterraneo nell’età di Filippo II

 Ottomani, pirati barbari, morsicos, nel Mediterraneo;

 Paesi Bassi( conflitto nel 1566)-> compresi nei domini della casa d’Asburgo dal matrimonio di Maria

di Borgogna con Massimiliano I, nel 1477, furono ampliati da Carlo V con l’annessione dei territori

nord-orientali e passarono, nel 1556, al figlio Filippo II. Le idee protestanti si erano diffuse assai

rapidamente nella regione: gruppi anabattisti, in particolare, si erano insediati nelle regioni

settentrionali (Olanda, Zelanda, Frisia) e successivamente altre calviniste avevano fatto lo stesso nelle

più avanzate regioni meridionali (Brabante, Fiandre); di conseguenza, le differenze tra le 17 province,

in primis economiche, erano andate aumentando per motivi religiosi. Carlo V, che nelle Fiandre (a

Gand, per l’esattezza) era nato e cresciuto, conosceva bene la tradizionale gelosia degli abitanti per

le autonomie locali e regionali, e dunque finì per accettare le tradizioni istituzionali locali –

riconoscendo, ad esempio, l’autorità degli Stati generali, dei Consigli Municipali e della grande

nobiltà; ciò non accadde invece con il figlio Filippo II, il quale – persuaso di difendere l’ortodossia

cattolica, costantemente impegnato a rastrellare finanziamenti che gl’impedissero di dichiarare

bancarotta e altrettanto deciso a finanziare nuove campagne militari – posò presto gli occhi sulle

ricche province affacciate sul Mare del Nord. Filippo II, da subito, sembrò impegnarsi al massimo per

inimicarsi nobiltà e magistrature locali: insieme alla nomina a reggente della sorellastra Margherita,

cui affiancò nel Consiglio di Stato uomini fidati (prevalentemente spagnoli, come il cardinale Antonio

Perrenot di Granvelle) stabilì l’acquartieramento di una forza militare e ridisegnò i confini delle

circoscrizioni diocesane, aumentandone il numero e stabilendo la nomina di nuovi inquisitori. La lotta

all’eresia, dunque, si affiancava al tentativo di aumentare la presa sulle province. Fu proprio questo

a determinare la reazione della nobiltà cattolica, che nel corso del 1564 – complice l’impegno

spagnolo nel Mediterraneo contro i Turchi – strappò a Filippo II prima la rinuncia alla riorganizzazione

ecclesiastica e la rimozione del cardinale di Granvelle, e poi – galvanizzata dal successo ottenuto – il

rafforzamento del Consiglio di Stato, che ormai dirigevano, e l’abolizione delle leggi contro l’eresia.

A quel punto, nell’ottobre del 1565, Filippo II s’irrigidì e rifiutò. Per risposta, il 5 di aprile del 1566, un

gruppo di membri della piccola nobiltà – definiti, sprezzantemente, gueux, “pezzenti” - prese

d’assalto il palazzo della reggente, mentre in vari centri delle Fiandre la popolazione si diede alla

devastazione di chiese e monasteri, con il supporto e l’incitamento dei ministri calvinisti: la protesta,

da nobiliare, si era estesa al popolo – la cui furia iconoclasta denunciava la larga diffusione del

protestantesimo - e ai ceti mercantili emergenti. Filippo II non conosceva, come il padre, le arti della

diplomazia: reagì dunque nell’unico modo che conosceva, e per ristabilire l’ordine e reintrodurre

l’ortodossia religiosa riuscì solo a inviare un esercito di dodicimila uomini – all’epoca, le armate

spagnole rappresentavano il migliore strumento di morte del mondo – sotto la guida del duca d’Alba,

che di certo – a sua volta – non si distingueva per la capacità di ricomporre le dispute. Il duca giunse

nei Paesi Bassi all’inizio di agosto del 1567, e non deluse le aspettative: non a caso gli erano stati

conferiti poteri pressoché assoluti, esautorando di fatto la reggente Margherita – la quale, infatti, si

dimise di lì a poco. Oltre ad instaurare un regime di terrore, minacciosamente presidiato dai suoi

armati, stabilì nel 1568 la nascita di un tribunale speciale, il “Consiglio dei Tumulti”, deputato a

giudicare i responsabili dei moti; ma che fosse ribattezzato, in breve, “Tribunale del sangue”, basta

di per sé a rendere l’idea dell’efferatezza con cui, tra il 1567 e il 1573, provvide all’eliminazione di

1105 “rivoltosi” (tra cui diversi notabili locali e, in particolare, Lamoral, conte di Egmont, e Filippo di

Montmorency, conte di Hornes), arrestandone altri 11000. Guglielmo di Orange-Nassau, simbolo

Cristianità e Islam ottomano- barbaresco Pagina 13

dell’alta nobiltà cattolica e indiscusso leader dell’opposizione al potere spagnolo, riuscì invece a

riparare all’estero: ma ciò non toglie che il colpo inferto all’insurrezione fosse comunque durissimo.

Eppure, le efferatezze del duca d’Alba, il “duca di Ferro”, esemplificate dalla nomea guadagnata nel

massacro (“il macellaio delle Fiandre”) riuscirono nell’improbabile impresa di volgere la rimanente

nobiltà cattolica, che inizialmente rivendicava solo un ruolo attivo nella gestione politica della

regione, a favore del pluralismo religioso e della lotta armata: e fu proprio allora che la figura dello

spagnolo/cattolico cominciò a essere percepita come oppressiva, tirannica e – quel ch’è peggio –

deleteria nei confronti dell’opulenza mercantile dei Paesi Bassi cui furono imposte nuove tasse per

mantenerla.;

 Portogallo ( annessione dal 1580)-> La crisi successoria in Portogallo del 1580 fu la conseguenza della

morte senza eredi del re Sebastiano I del Portogallo e del suo successore Enrico I agli inizi del 1580.

Le Cortes portoghesi dovevano decidere chi, tra vari pretendenti poteva occupare il trono

portoghese, però prima che la elezione venisse fatta, il re castigliano Filippo II, facendo valere il suo

diritto alla successione alla corona portoghese, ordinò l'invasione militare del paese. L'infante don

Antonio si autoproclamò re, ma le sue scarse truppe furono battute dall'esercito spagnolo nella

Battaglia di Alcantara, e l'anno successivo Filippo d'Asburgo venne riconosciuto come re del

Portogallo.

 Inghilterra ( conflitto dal 1585)-> La guerra anglo-spagnola dal 1585 al 1604 fu un conflitto

intermittente fra la Spagna ed il regno d'Inghilterra, che non fu mai formalmente dichiarato. La

guerra fu puntualizzata da singole battaglie fra di loro indipendenti ed ebbe inizio con la spedizione

inglese del 1585 nei Paesi Bassi al comando del conte di Leicester, in sostegno alla resistenza degli

Stati Generali dei Paesi Bassi contro gli Asburgo, che si risolse in un insuccesso. Gli inglesi comunque

ottennero la vittoria presso Cadice nel 1587 e nel canale della Manica nel 1588 sull'armata navale

spagnola, ma persero l'iniziativa allorché l'armata navale inglese fu respinta davanti a La Coruña e

Lisbona nel 1589. Due flotte spagnole furono poi inviate contro quella inglese ma non raggiunsero

l'obbiettivo che si erano prefisse a causa delle condizioni atmosferiche avverse. Nei decenni

successivi la sconfitta dell'Armada spagnola, la Spagna rafforzò la propria flotta e quindi riuscì a

difendere con successo i suoi trasporti di metalli preziosi dalle Americhe. L'Inghilterra risultò

perdente in gran parte delle battaglie successive ma la guerra giunse ad un punto morto a cavallo del

sedicesimo e diciassettesimo secolo, durante le campagne in Inghilterra ed in Irlanda. La guerra ebbe

termine con il Trattato di Londra del 1604 fra i rappresentanti di Filippo III di Spagna ed il nuovo re

scozzese d'Inghilterra, Giacomo I. Spagna ed Inghilterra concordarono nel por termine ai loro

interventi rispettivamente in Irlanda e nei Paesi Bassi spagnoli e gli inglesi rinunciarono agli atti di

pirateria in alto mare. Entrambe le parti avevano raggiunto il loro obiettivo ma ciascuna di loro aveva

quasi esaurito le proprie risorse nella guerra.

1648-> PACE DI VESTFALIA. Il sovrano

riconosce le sette province unite.

Furono spose del re Filippo:

 Maria Tudor, Cattolica;

 Anna d’ Austria, protestante.

1.5 Le dinamiche del primo Seicento Figura 3 Maria Tudor

Figura 3 Anna d’Austria

Cristianità e Islam ottomano- barbaresco Pagina 14

Dopo la fase di espansione ottomana ora per ragioni diverse c’è un allentare della pressione. Per due

ragioni:

 Problemi a Oriente: potenza islamica ostile, l’Impero di Persia. Essa occupava la zona occupata

dall’Iran. C’è una continuità religiosa tra passato e oggi: la professione di fede (sciita);

 Ricorrenti crisi dinastiche. Ci sono competizioni tra pretendenti. Importante è anche il ruolo delle

mogli del sultano;

 Conflitto in cui l’Europa precipita nel ‘600: Guerra dei Trent’Anni.-> una serie di conflitti armati che

dilaniarono l'Europa centrale tra il 1618 e il 1648. Fu una delle guerre più lunghe e distruttive della

storia europea La guerra può essere suddivisa in quattro fasi: boemo-palatina (1618–1625), danese

(1625–1629), svedese (1630–1635) e francese (1635–1648). Molti storici riconoscono l'esistenza di

un quinto periodo oltre ai quattro canonici: il periodo italiano (1628-1630), corrispondente alla

Guerra di successione di Mantova e del Monferrato. Iniziata come una guerra tra gli stati

protestanti e quelli cattolici nel frammentato Sacro Romano Impero, progressivamente si sviluppò

in un conflitto più generale che coinvolse la maggior parte delle grandi potenze europee, perdendo

sempre di più la connotazione religiosa e inquadrandosi meglio nella continuazione della rivalità

franco-asburgica per l'egemonia sulla scena europea. La guerra ebbe inizio quando il Sacro Romano

Impero cercò di imporre l'uniformità religiosa sui suoi domini. Gli stati protestanti del nord,

indignati per la violazione dei loro diritti acquisiti nella pace di Augusta, si unirono formando

l'unione evangelica. L'impero contrastò immediatamente questa lega, percependola come un

tentativo di ribellione, suscitando le negative reazioni di tutto il mondo protestante. La Svezia

intervenne nel 1630, lanciando un'offensiva su larga scala nel continente. La Spagna, intenzionata a

piegare i ribelli olandesi, intervenne con il pretesto di aiutare il suo alleato dinastico, l'Austria.

Temendo l'accerchiamento da parte delle due grandi potenze degli Asburgo, la cattolica Francia

entrò nella coalizione a fianco della Germania protestante per contrastare l'Austria. La guerra,

caratterizzata da gravissime e ripetute devastazioni di centri abitati e campagne, da uccisioni di

massa, da operazioni militari condotte con spietata ferocia da eserciti mercenari spesso

protagonisti di saccheggi, oltre che da micidiali epidemie e carestie, fu una catastrofe epocale, in

particolare per i territori dell'Europa centrale..Il conflitto si concluse con i trattati di Osnabrück e

Münster, inseriti nella più ampia pace di Westfalia. Gli eventi bellici modificarono il precedente

assetto politico delle potenze europee. L'incremento del potere dei Borbone in Francia, la riduzione

delle ambizioni degli Asburgo e l'ascesa della Svezia come grande potenza crearono nuovi equilibri

di potere nel continente. Si arriva così alla diplomazia europea, l’Europa degli Stati.

Con i trattati di Vestfalia tra imperatore e stati, si arriva ad una ridefinizione della Confederazione

dell’Impero(350). Consenso diffuso: collaborazione grandi e piccoli stati. Viene meno la cappa

universalistica dell’imperatore, il quale non è più il sovrano assoluto. I trattati furono la base delle relazioni

tra stati. Il concetto centrale era quello di equilibrio, speculare a quello di egemonia.

Equilibrio= congegno meccanico che coinvolge tutte le parti. Ad un piccolo mutamento corrispondono altri

mutamenti. Si tratta di un sistema per arginare i conflitti. Si tratta di un punto di svolta in cui viene meno Commentato [mm10]:

l’universalismo e c’è una composizione di Stati. Vengono confermate le clausole della Pace di Augusta, pace religiosa stipulata il 25 settembre

1555 tra Ferdinando d'Asburgo, in rappresentanza di suo fratello

1555, (divisione dell’impero tra cattolici e luterani), alla quale però si aggiungono anche i calvinisti. Libertà l'imperatore Carlo d'Asburgo, chiamato Carlo V, e la Lega di

di culto, circoscritta. Smalcalda, un'unione di principi protestanti del Sacro Romano

Impero, presso la città imperiale di Augusta.

L’Europa, quindi,diviene un sistema di Stati sovrani interdipendenti. Questi sono diversi:

Cristianità e Islam ottomano- barbaresco Pagina 15

 S.R.Impero;

 Province Unite;

 Confederazione Elvetica;

 Brandeburgo-Prussia;

 Svezia, diventa una grande potenza;

 Francia, pace con gli Asburgo di Vienna, ma in guerra con a Spagna. Sotto Mazzarino politica

aggressiva.

Stati e staterelli hanno la libertà di stringere alleanze. Dopo vent’anni , l’epoca del re sole introduce una

destabilizzazione: Francia minaccia i fondamenti di Westfalia.

Ecco perché poi l’Europa si coalizza contro la Francia, che mira

ad essere una Super potenza. Dalla fine degli anni 60 ai 90, si

ritorna ad un tentativo egemonico francese. In questa fase,

però, non c’è solo questo protagonismo della Francia, ma ci

sono novità nell’Oriente Balcanico, un ritorno di aggressività.

L’impero ottomano sta scatenando una nuova offensiva. Negli

anni 60 termina con la caduta di Candia veneziana nel

Mediterraneo. Successivamente nasce una lega tra l’Austria,la

Repubblica di Venezia e la potenza Polacca, che ora torna

sulla scena come protagonista. Il sovrano francese, Luigi XIV, ha

un governo diretto, nonostante i numerosi consiglieri.

«Guerra santa» / guerra turca nel ‘600-> saggio di Caccamo,

p.25 dispensa

Egli, probabilmente, ebbe la fortuna di aver avuto un’eredità

dal Mazzarino, il quale creò un serie di trattati. Luigi XIV divenne re alla morte del cardinale e si trovò a

governare uno stato con nuove caratteristiche:

 milioni di abitanti;

 una serie di pertinenze coloniali che entrano nella situazione politica;

 le guerre assumono scenari extraeuropei;

 una crescente egemonia culturale: i collaboratori del rei suoi imposero un’egemonia sul

piano culturale. Il modello più imitato diventa quello francese;

 egemonia militare, economica e militare: la Francia punta a sottrarre risorse agli avversari.

Il sovrano, dal punto di vista territoriale, è interessato alla fascia dei Paesi Bassi spagnoli e la linea del

Reno, contesa con altri Paesi vicini. L’equilibrio di Westfalia sta andando in pezzi; nel 1581 i Francesi

occupano Strasburgo, proprio quando l’Imperatore deve far fronte ad una crescente occupazione

ottomana. Cosi gli interessi ottomani e quelli francesi convergono. L’impero allora era il centro dell’Europa.

A Sud vi erano altre pressioni: le Alpi e gli Stati Sabaudi, che, però, i Savoia riescono a tenere. Queste

successivamente diventeranno le frontiere naturali della Francia. La caduta di Luigi segna il declino

dell’egemonia francese e il ritorno al’equilibri. Il successore di Luigi, Luigi XV di Borbone, sarà un sovrano

molto meno bellicoso e militante.

Cristianità e Islam ottomano- barbaresco Pagina 16

SECONDO CAPITOLO: Impero ottomano

dall’espansionismo al declino, secoli XV-XVII

Ci si occupa principalmente di due aspetti:

 Quadri geopolitici e dinamiche generali;

 Organizzazioni istituzionali.

Già a metà del Quattrocento, gli ottomani conoscono

bene i Bizantini, i cristiani ortodossi, e li sanno

distinguere dai latini, con i quali hanno rapporti

commerciali già da molti secoli. Nel 1451, sale al trono

Maometto II, sovrano dalla grande personalità. Gentile

Bellini lo rappresenta inserendo una serie di preziosismi

orientali e esaltano il suo profilo. Quando morì il

precedente sovrano, vi furono difficoltà dinastiche. Appena salito al trono, Maometto, si mostrò molto

prudente, poiché c’era un pretendente, sue fratello, il quale potrebbe essere un potenziale rivale. Il sovrano

ottomano, dunque, si trovò a dover contrastare prima i nemici interi e poi quelli esterni. Il Mar Nero

rappresentava per l’ Impero Ottomano un punto importantissimo, un vero e proprio crocevia tra Oriente e

Occidente. Costantinopoli rappresentava la capitale del vasto impero. Essa si trovava locata sul Bosforo, nel

cosiddetto Corno d’Oro, un istmo di un fiume, e,

oltre ad essere un punto strategico, era un centro

culturale.

La caduta di Costantinopoli, nel 1453, è una sorta Commentato [mm11]: L'ultimo assedio di Costantinopoli,

detto anche spesso caduta o conquista di Costantinopoli, capitale

di accelerazione della storia, un evento rivelatore. dell'Impero Romano d'Oriente, avvenne nel 1453. I Turchi

Maometto II allestisce un’enorme armata per via Ottomani, guidati dal sultano Maometto II, conquistarono la città il

29 maggio, dopo circa due mesi di combattimenti.

terra e via mare, tramite delle mura di Anche se Costantinopoli possedeva la cerchia di mura più sicura ed

impenetrabile d'Europa, gli ottomani disponevano di uno strumento

separazione. Un elemento offensivo utilizzato è bellico all'avanguardia: il cannone, in grado di sgretolare le Mura

l’artiglieria. Le differenze di credo non sono mai teodosiane di costruzione tardo romana. Nonostante l'avanzata

tecnologia turca, che non fu però del tutto efficace nel distruggere i

ben definite. La flotta era bloccata da una catena possenti bastioni bizantini, gli ottomani avevano dalla loro parte i

(cancello che chiudeva il porto). Una parte delle acque era presidiata da navigli bizantini. Costantino XI numeri: il rapporto tra bizantini e ottomani era di uno contro undici.

Con la caduta della capitale e la morte in battaglia dell'imperatore

cerca aiuto dagli altri popoli mediterranei. Alla fine gli aiuti stranieri si riducono a pochi volontari, meno di Costantino XI Paleologo (1449-1453), l'Impero Romano d'Oriente,

dopo 1058 anni, cessò di esistere.

7000 uomini, di questi meno di 5000 sono greci. Maometto II, all’inizio, però, ha delle difficoltà nella sua

conquista. Cosi decise di accerchiare i Bizantini dalla porta di Adrianopoli. La battaglia si consumò nel

maggio del 1453. Costantino si era mostrato forse troppo rigido e con un tono imperiale, o forse aveva solo

anticipato il corso degli eventi. L’imperatore muore valorosamente in battaglia, senza abbandonare il suo

esercito.

Dopo la conquista, Costantinopoli si trasforma in Istambul, città imperiale ottomana, che accoglie anche la

residenza del sultano. Egli, però, concede alla chiesa ortodossa greca una rappresentanza importante della

nuova società di Costantinopoli. Questa città rimane molto varia: vi sono più credi professati e più civiltà.

Nasce una sorta di collaborazione e scambio tra culture. I Greci continuano a mantenere le proprie

autonomie, ma sempre in un regime di sottomissione. Negli anni successivi, al ritorno della pace, vengono

firmati una serie di trattati; uno importante fu quello tra Venezia e la Porta, nel 1454. L’accordo concedeva

a Venezia libero accesso al porto, libero commercio, pagando il 2% agli ottomani. Un elemento importante

è la reciprocità del contratto: anche gli Ottomani possono andare a Venezia. A Genova le cose vanno meno

Cristianità e Islam ottomano- barbaresco Pagina 17

bene: essi si trovavano in Crimea, poiché Maometto mirava al Mar nero. Così, da lì a poco, gli Ottomani

espugnano la città di Caffa genovese.

Ragusa era una Repubblica marinara e occupa un posto importante nella storia.

I cavalieri di Rodi avevano un atteggiamento diverso. Derivavano dall’ ordine monastico di Gerusalemme.

Era potente, rispondeva solo al Papa ed erano potenti. Dal punto di vista militare significativa. La flotta

grande e attrezzata, scienza nautica di primo piano. Città fortificata. I cittadini non pagano il tributo al

sultano e , cosi facendo,conquistano l’inimicizia ottomana.

Il nuovo dominio ottomano

 La Chiesa greca (con patriarca) e il ceto bizantino;

 Rifondazione e ampliamento di Costantinopoli / Istambul;

 Rapporti con potenze latine (Venezia, Genova, cavalieri di Rodi), con Ragusa, con i despoti greci e

balcanici .

Conquiste di Maometto II:

 Serbia 1459;

 1460 Morea (Peloponneso), Serbia, Bosnia, 1461 Sinope, Trebisonda e Caffa (dominazione

genovese, sul Mar Nero);

 Venezia difende porti adriatici ( Dalmazia, Ragusa..);

 Intesa antiottomana; Ungheria ( Màtuàs Hunyadi Corvino) e vovoioda (signori feudali) di Valacchia(

insieme alla Moldavia costituiscono l’odierna Romania): scorrerie nella Bulgaria ottomana;

 1462: invasione turca della Valacchia (Bucarest), ma un popolo resiste, senza l’aiuto degli

Ungheresi.

Quasi tutti i luoghi citati hanno legami con Istambul.

Vlad III: Voivòda di Valacchia Commentato [mm12]: è un termine di origine slava che

designa in origine il comandante di un'unità militare.

Si tratta di uno dei tanti signori locali, che non riesce a

coalizzarsi contro i Turchi. Era figlio di Vlad II, il quale aveva

avuto già legami con i nemici. Vlad III aveva scatenato una

guerra, dopo essere tornato dal periodo di detenzione

nell’impero ottomano. Il voivòda alimenta un mito nazionale:

quello di Dracula ( Draculea, patronimico). Egli fece parte Commentato [mm13]:

dall’ordine cristiano del Drago, fondato dall’ imperatore ordine militare del Sacro Romano

Impero Germanico, istituito dall'imperatore Sigismondo per

Sigismondo, per combattere contro le eresie. distruggere l'eresia hussita e contenere il potere dell'Impero

Ottomano.

Il personaggio in questione visse negli anni ’60 del 400, in

concomitanza con l’invenzione della stampa. Grazie alla nascita

di questo nuovo mezzo di comunicazione, si diffusero le vicende

di questo signore crudele. Egli dovette far fronte all’invasione

turca, probabilmente utilizzando tecniche sadiche. La guerra

che fece lui non era totalmente religiosa. Le fonti documentano che il signore usasse la tecnica

dell’impalamento, pratica assorbita dalla cultura turca. Si tratta di vero e proprio terrorismo bellico. Su di

Cristianità e Islam ottomano- barbaresco Pagina 18

lui e su suo padre ci sono delle tenebre, perché mancano i documenti.

Questo suo sadismo ha alimentato i miti e le credenze popolari,

trasformandolo in colui che poi sarebbe diventato il Dracula, vampiro

della Transilvania, protagonista del romanzo di Bram Stoker. Si può

parlare anche di terrorismo psicologico, ovvero di una guerra compiuta

anche sfruttando l’impatto mentale sulla popolazione. Vlad III morì nel

1456. Grazie alle armi sopra citate, il popolo rumeno riuscì a resistere

all’avanzata del nemico.

Altre razzie ottomane

Nel frattempo gli ottomani dilagavano in un serie di scorrerie. La pace con Venezia andava in pezzi e il

territorio della Repubblica veniva invaso. Nel 1479, però, gli ottomani riescono a restaurare la pace con la

Serenissima, che firma da sconfitta. Essa è costretta a pagare 10 mila ducati veneziani in cambio di una

serie di benefici commerciali.

 Commentato [mm14]:

Altre razzie ottomane interessarono i territori dell’Albania (->Scanderbeg, eroe nazionale, muore Giorgio Castriota, detto Scanderbeg è

stato un nobile, condottiero e patriota albanese. Tra le figure più

nel 1468), la quale però resistette, prima di cadere. Con la conquista ottomana dell’Albania, gli rappresentative del XV secolo, fondatore della Lega di Alessio,

prodromo d'Albania, unì i principati dell'Albania e dell'Epiro e animò

Ottomani estesero il loro dominio sull’Adriatico. la resistenza degli albanesi bloccando per decenni l'avanzata dei

 Carniola. turchi verso l'Europa orientale. Difese l'Albania e i suoi valori morali

e religiosi cristiani dall'invasione turca, per tale motivo ottenne da

 Friuli. Papa Callisto III gli appellativi di Atleta di Cristo e Difensore della

 Carinzia. Fede ed è considerato l'eroe nazionale d'Albania e degli albanesi.

 1479 pace con Venezia: tributo annuo di 10.000 ducati.

 Dall’Albania, precisamente da Valona, partì una spedizione ottomana che attaccò la Puglia,

territorio che rappresentava una parte del regno di Napoli sotto la dominazione del re Ferrante d’

Aragona(-> ramo collaterale dei Re Cattolici spagnoli). Gli ottomani sbarcarono a Otranto e la

conquistarono nel 1480. Questa data rappresenta l’inizio di una pagina importate-> la presa di

Otranto fa scattare l’ allarme generale in tutt’Italia. I turchi occuparono la città e uccisero tantissimi

cittadini. Coloro che rifiutavano di abiurare la fede cristiana, venivano uccisi e divennero martiri(

protettori della città). Il re Ferrante inviò dei soccorsi a Otranto, ma non riuscì ad aiutare la città. Il

centro rappresentava un ponte per raggiungere la meta finale: Roma. Nel ‘500 furono elaborati

diversi progetti per conquistare la città caput mundi. Secondo alcune fonti, la spedizione

dall’Albania a Otranto fu favorita dai Veneziani, che suggerirono ai Turchi dove attaccare per

penetrare nel territorio del re di Napoli.

La morte di Maometto II fece allontanare i Turchi dall’Italia, e il Regno di Napoli potè riprendere il controllo

sulla cittadella. La presa di Otranto rappresenta un punto di svolta nella psicologia italiana: si inizia a

temere per il futuro della penisola e nasce la paura di un possibile assoggettamento.

Cristianità e Islam ottomano- barbaresco Pagina 19

I cavalieri di Rodi non pagano il tributo. 1480 fallito assedio

Un altro Stato Cristiano armato è quello che Rodi, dove

risiede l’ ordine fondato da San Giovanni di Gerusalemme,

quello dei Cavalieri Giovanniti (Ospitalieri). Questi

combattenti rappresentano una corporazione militare e

religiosa, che obbedisce solo al Papa. Sono gli unici che si

rifiutano di pagare il tributo al turco. Rodi è una delle isole

più fertili, un punto strategico. Possiede una flotta armata

che difende e compie incursioni. L’isoletta diventa ben

presto una “spina nel fianco “ per gli Ottomani.

All'alba del 23 maggio 1480 una flotta ottomana composta da 160 vele, si presentò davanti a Rodi,

sbarcando un esercito di circa 100.000 uomini comandato dal gran visir Gedik Ahmet Pascià. Nonostante la

richiesta di aiuto a tutte le nazioni europee, Rodi ricevette solo rinforzi dalla Francia, da cui arrivarono

infatti 500 cavalieri e 2.000 soldati. Gli ottomani lanciarono complessivamente tre attacchi ma nessuno

ebbe successo. Inizialmente si aspettavano una vittoria facile e infatti dal 24 maggio iniziarono a

bombardare la città allo scopo di demoralizzare gli abitanti e i cavalieri, ma la città era ben protetta e non

bastò questo pesante bombardamento a farla arrendere. Il 27 maggio gli ottomani sferrarono il loro primo

attacco convinti che questo avrebbe posto fine alla battaglia,ma i Cavalieri li respinsero e gli ottomani

ripresero a bombardare la città per diverse settimane riuscendo a distruggere parte della cinta muraria.

Sfruttando queste aperture il comandante ottomano manda le sue truppe migliori: circa 2.500 giannizzeri e

alcune migliaia di soldati ad attraversare il muro e assediare la torre difesa dalle truppe italiane, che venne

poi occupata. Nello stesso giorno però il Gran Maestro sferrò il contrattacco finale che costrinse il nemico a

fuggire dall'isola. Il 17 agosto 1480, quindi, la flotta ottomana batté in ritirata rinunciando alla cattura di

Rodi, salpando però di nuovo per tentare di catturare Otranto.

Morto Maometto , si verifica una vera e propria crisi dinastica. L’altra ondata di invasione si verificherà dal

1512 al 1520, sotto il regno di Selim I, quando gli ottomani si trasformano in potenza africana. I

Mamelucchi, popolazione indigena del luogo di professione islamica,sono invisi a Istambul per

l’atteggiamento ostile contro gli ottomani.

2.2 Selim I (1512-1520) e la conquista dell’Egitto

L’impero ottomano si sviluppa in tre fasi:

Cristianità e Islam ottomano- barbaresco Pagina 20

 prima fase-> Mametto;

 seconda fase-> Selim I: il dominio si espande tra Asia e

Africa;

 terza fase-> Solimano I: il più famoso conquistatore.

Selim I

Il sultano Selim I regnò dal 1512 al 1520 e durante questo periodo

gli ottomani estesero il loro controllo in Medio Oriente e in Egitto.

Fino a quell’epoca l’impero più vasto non era quello ottomano, ma,

bensì, il Califfato dei Mamelucchi, dinastia potente. Le loro capitali

erano situate in Egitto,ma i loro possedimenti si estendevano dalla

Siria, al Libano, alla Mesopotamia( odierno Iraq), a Gerusalemme,

all’Egitto(non solo la sponda destra ma anche quella sinistra). Per

quanto riguarda l’aspetto religioso, questo popolo era solito a

mantenere la custodia dei luoghi santi e svolgevano pellegrinaggi verso La Mecca. Selim I, secondo le fonti,

era molto autoritario e un sovrano crudele, ma anche uomo di cultura: amava l’arte e scriveva versi in

poesia. Il sultano puntava a Oriente, verso il Regno di Persia, verso i Safavidi. La spedizione che organizzò,

si concluse con la sottomissione dei Mamelucchi, nel 1517. Gli obiettivi erano di tipo geo-strategico, ma,

nonostante ciò, questa conquista permise al sultano di acquisire il titolo di Imperatore degli islamici,

diventando, cosi, capo dei sunniti e custode dei luoghi santi.

Solimano I

Questo sultano regnò dal 1520 al 1566. Gli islamici lo

definirono il Legislatore. Era il figlio di Selim I, il quale aveva

sgombrato il campo per assicurare la successione a suo figlio.

I ritratti iconografici lo descrivono alto, magro, naso aquilino,

occhi grandi e scuri, fronte alta. Il suo dominio si estendeva

dalla Mesopotamia all’ Europa balcanica, all’Algeria, alla

Tunisia. Contava circa un milione di sudditi.

Solimano I era un sovrano militante e attivo. Egli, a

differenza del padre, che si era proteso verso l’ Oriente,

concentra i suoi sforzi contro gli “infedeli Cristiani”: punta al

cuore dei Balcani e al regno d’Ungheria. Ebbe un successo

strepitoso, riuscì anche a liberare Rodi dai cavalieri.

Le campagne di Solimano

 1521 presa di Belgrado.

 1522 presa di Rodi.

 Ungheria. 1526 morte di Luigi II Jagellone Insedia un re fantoccio (Giovanni Zapolyai).

 Assedio di Vienna 1529-> evento bellico che costituì il primo tentativo dei musulmani dell'Impero

ottomano, guidato dal Sultano Solimano il Magnifico, di espandersi a settentrione e conquistare la

Cristianità e Islam ottomano- barbaresco Pagina 21

città di Vienna (Austria). L'assedio segnò il punto più elevato raggiunto dall'Impero di Istanbul e la

fine della sua espansione nell'Europa centrale, malgrado ad esso seguissero 150 anni di tensione e

di incursioni, culminati nella battaglia di Vienna del 1683. Alcuni storici credono che l'obiettivo

principale di Solimano nel 1529 fosse quello di ristabilire il controllo ottomano sull'Ungheria, e che

la decisione di attaccare Vienna così tardi nella stagione fosse opportunistica. L'esercito ottomano,

che arrivò verso la fine di settembre a Vienna, si era assottigliato nella lunga avanzata nei territori

austriaci, lasciando così Solimano a corto di cammelli e di armi pesanti. Gran parte delle sue truppe

arrivò a Vienna in un pessimo stato di salute, dopo aver affrontato le privazioni della lunga marcia

e, fra quelli idonei a combattere, un terzo era parte della cavalleria leggera, o sipahi, inadatti per

operazioni d'assedio. Il sultano inviò degli emissari (tre prigionieri austriaci vestiti riccamente) per

negoziare la resa della città; Solim rimandò indietro tre musulmani ben vestiti senza una risposta.

L'artiglieria di Solimano allora iniziò a martellare le mura della città, ma non riuscì a danneggiare in

modo significativo i terrapieni difensivi austriaci; ai suoi arcieri andò un po' meglio, rivelandosi per

lo meno molesti. Quando l'esercito ottomano si mise in posizione, il presidio austriaco fece i primi

tentativi per arrestare lo scavo dal basso di trincee e buche per mine, in un caso riuscendo quasi a

catturare Ibrahim Pascià. Gli Austriaci scovarono e fecero esplodere diverse mine, ed il 6 ottobre

inviarono 8.000 soldati per attaccare le operazioni di scavo ottomane, riuscendo a distruggere

molte mine ma subendo gravi perdite, quando la calca impedì loro la ritirata all'interno della città.

L'11 ottobre piovve ancora e, con il fallimento della strategia di piazzare mine, le possibilità di una

rapida vittoria ottomana si affievolirono col passare del tempo. Inoltre i Turchi stavano esaurendo il

foraggio per i loro cavalli e gli infortuni, le malattie e le diserzioni iniziarono a diradare le loro file.

Perfino l'élite dei Giannizzeri manifestò il proprio scontento riguardo allo stato della spedizione. In

risposta a questi fattori Solimano non ebbe altra alternativa che pensare alla ritirata: egli tenne un

consiglio di guerra il 12 ottobre in cui si decise di tentare un ultimo attacco, con ricompense extra

offerte alle truppe. Tuttavia, anche questo assalto venne respinto, poiché ancora una volta gli

archibugi e le lunghe picche degli Austriaci riuscirono a tenere fuori i Turchi. La notte del 14 ottobre

si udirono grida dall'accampamento turco: erano le grida dei prigionieri che venivano uccisi degli

Ottomani prima di andarsene. Alcuni dei difensori che avevano previsto solo la resa interpretarono

la loro liberazione come un miracolo. Pesanti nevicate fuori stagione resero la ritirata turca un

disastro: durante questa infatti vennero perse molte salmerie e pezzi di artiglieria. La flotta fluviale

turca venne nuovamente attaccata a Bratislava, e si ritiene che siano morti più turchi che assalitori

nelle piccole battaglie lungo il percorso di ritorno.

 1534 conquista di Baghdad e dell’Iraq.

 1541 presa di Buda, militarizzazione dell’Ungheria.

 1565 assedio di Malta.

Belgrado 1521

Città che si trova nella confluenza tra due fiumi: Sava e Danubio. La campagna di Solimano comprendeva

un esercito di 65.000 uomini. Egli, ponendo un assedio alle mura, riuscì ad espugnarle, causando però

tantissime vittime. Vennero subito allestiti dei presidi militari. Una volta conquistata la città, si scontrarono

il Re Luigi e l’esercito turco. In questa pianura fangosa, i cavalieri si impantanarono e furono sconfitti dagli

ottomani. Così, i Turchi dilagarono in Ungheria, fino ad arrivare in Austria e ancora più a Settentrione, dove

Cristianità e Islam ottomano- barbaresco Pagina 22

si consumarono una serie di atrocità. Nel 1529, Solimano arrivò a Vienna, fino a raggiungere anche

Buda,capitale Ungherese dell’epoca.

Intanto, in Austria regnava Ferdinando I, che era solo e con scarse forze. Così, per fronteggiare il problema,

gli Asburgo chiesero aiuto ai principi luterani, che però non si mostrarono disponibili. Ferdinando ottenne,

poi, una serie di indulgenze dal Papa. In Europa, all’epoca, prevalevano ancora le divisioni tra cattolici e

luterani. Negli anni Venti, l’Arciduca era solo e subì, nel ’32, una devastante invasione a Vienna: un’armata

di circa 86.000 fanti, con un esercito che, complessivamente, superava i 100.000 uomini, sbaragliò gli

ungheresi che, nonostante gli aiuti del Re Carlo V, arrivavano appena a 40.000. Si consumarono molte

crudeltà, una volta che i Turchi tornarono, il baluardo resse.

L’ Ungheria, era ormai occupata dai Turchi, dove tra il 26 e il 41( presa di Buda), tentarono di creare dei

governi locali, ai quali veniva concessa una libertà parziale, in quanto essi erano costretti a pagare un

tributo e svolgere una funzione da Stati Vassalli. Solimano fece eleggere anche un re fantoccio, Janos

Szapolyai. I nobili ungheresi risultarono ostili a questo nuovo sovrano e elessero, di contro, Ferdinando I,

Re d’Ungheria, generando, così, un connubio tra gli Asburgo d’Ungheria. Con questo scontro, si arrivò fino

ad una vera e propria guerra civile. Gi Asburgo tentarono poi di recuperare il potere, ma il tutto si concluse

con la presa di Buda( capitale ungherese) nel 1541, da parte degli Ottomani. Questa volta, l’area venne

militarizzata e islamizzata. Non c’era più libertà. Agli Asburgo restavano solo Slovacchia, Croazia e

Ungheria Asburgica( Ungheria reale). Questo rappresentò un momento drammatico per i Cristiani. Sacro

Romano Impero era più disunito che mai. Nel ’41 c’era stata la Dieta di Ratisbona, che rappresentava

l’ultimo dialogo tra luterani e cattolici. La Transilvania godeva ancora di qualche autonomia.

Due erano i modi per mantenere il territorio:

 militarizzazione;

 sottomissione del popolo, che è costretto a pagare i tributi.

Solimano incitò alla Guerra Santa, come descritto nel cosiddetto “ Diario ottomano”, contro i Cristiani,

definiti “setta dei traviati”.

De Busbecq, ambasciatore di Ferdinando I a Istambul:

De Busquesbecq, ambasciatore di Ferdinando I a Istambul, appoggiato anche dalla chiesa locale, riuscì a

conoscere personalmente il sultano Solimano I e documentò l’esperienza, descrivendo l’Impero ottomano.

Di seguito un testo critico dello stesso scrittore: «Solimano s’erge dinanzi a noi con tutto il terrore che i

nuovi successi e quelli dei suoi avi ispirano… Egli è a capo di un esercito equipaggiato grazie alle risorse di

numerosi regni. I tre continenti contribuiscono tutti, in varia misura, alla nostra distruzione. Con uno scoppio

di tuono, egli colpisce, schianta e distrugge tutto quel che si trova sul suo camino»

Caduta di Rodi

Cristianità e Islam ottomano- barbaresco Pagina 23

Solimano,per espugnare la città fortificata di Rodi, allestì un’armata di 50.000 uomini( fanteria + ingegneri)

e usò uno dei mezzi più diffusi all’epoca: le mine. Impiegate per scavare gallerie sotterranee sotto le mura,

queste venivano impiantate nel terreno, creando una breccia. I difensori contraccambiavano, a loro volta,

mettendo altre mine ancora più in basso, per far saltare le gallerie soprastanti. L’assedio durò cinque mesi,

poiché i cavalieri riuscirono ad armare bene la roccaforte. Spesso venivano utilizzate anche armi biologiche.

La guerra finì nel momento in cui si ottenne una capitolazione, che eliminava l’ultimo Stato che ancora

resisteva all’occupazione. I cavalieri poterono prendere il largo con ”l’onore delle armi”. Il loro vascello era

molto potente: si trattava di una nave a vela che imbarcava 500 soldati e marinai, 25 cannoni e aveva lr

fiancate corazzate con lastre d’acciaio. Questo vascello risultava molto resistente. Il nome attribuitogli era “

La Bastarda”. Dopo l’espugnazione, i cavalieri vagarono per ben 8 anni, senza che nessun sovrano li

ospitasse; fino a che Carlo V imperatore concesse loro l’isola di Malta, che però non aveva le stesse

caratteristiche di quella di Rodi. Essa era una landa brulla, senza fortificazioni. Successivamente, i cavalieri

crearono una roccaforte, utilizzando l’architettura bastionata e

l’artiglieria. Carlo V voleva che essi proteggessero il Canale di

Suez, snodo fondamentale per i traffici commerciali. L’ultimo

assedio dell’isola fu quello del 1565, noto anche con il nome di

“ Grande Assedio”. L’ordine dei cavalieri resistette fino alla fine

del ‘700.

Nuovo gigante geopolitico: il Turco

In poco più di tre generazioni, i Turchi riuscirono a conquistare

gran parte dei territori allora conosciuti. Nacque, quindi, una

nuova realtà geopolitica e si diffuse l’uso stampa, che favorì la

divulgazione delle idee e iconografie, in particolar modo quelle

del terrore ( es: I Quattro Cavalieri dell’Apocalisse, Albrecht

Durer). L’Apocalisse era un tema molto sentito-> “il cavaliere

rosso”, protagonista delle rappresentazioni simboliche, Figura 4 “Melacolia”, Albrecht Durer

ricordava a tutti il nemico il Turco. Si diffuse, così, un’angoscia

collettiva. I Turchi incutevano molta paura anche per il fatto che

rappresentavano un impero organizzato, al quale nessuno poteva resistere. Un’altra iconografia, che

rappresenta la situazione europea, all’epoca dell’espansione turca ,è presentata nell’opera ”Melacolia”,

Albrecht Durer . La forza dei Turchi è dovuta alla loro unità, assente, invece, per le popolazione cristiane.

Realtà e percezione dell’impero ottomano

+ Gli ottomani vennero definiti hostes perpetui-> un nemico

che rimarrà sempre tale, ed erano considerati un vero e

proprio castigo divino, a causa della divisione dei cristiani.

A metà del ‘500 c’è una concordia nel valutare la minaccia

turca come inarrestabile. Gli anni 40 del’500 furono

mirabili per gli ottomani e tragici per i cristiani.

Il Corano racchiude una serie di precetti per la vita

pubblica, politica e religiosa degli islamici. Nel testo a pag.

Cristianità e Islam ottomano- barbaresco Pagina 24

47 della dispensa, si punta l’attenzione sulle due categorie di miscredenti, cioè gli ebrei e i cristiani, e come

combatterli. Anche nella teologia islamica, la vita terrena è solo un’anticamera a quella paradisiaca, dove,

solo i fedeli, possono accedervi. Nella Sura 8:39, si prefigura anche una vera e propria guerra contro coloro

che non credono in Allah e si professa la difesa della verità. I miscredenti hanno tre opzioni: morire,

convertirsi o sottomettersi.

2.3 Il lungo ‘600 nelle province balcaniche (->Saggio di VEINSTEIN)

Punti chiave:

L’impero ottomano era molto vasto e può essere suddiviso in tre cerchi:

 Primo cerchio: rientravano Moldavia e Valacchia, i più lontani da Istanbul. In questi luoghi, si

istituisce il vassallaggio, rapporto grazie al quale potevano avere una certa libertà, pagando un

pegno. L’Ungheria erano sotto l’attenzione degli Asburgo e degli Ottomani. L’Ungheria ottomana

viene assoggettata;

 Cerchio intermedio: comprendeva i territori delimitati a Nord dal Danubio e dalla Saba, e all’Est

dall’Ungheria; hanno sbocchi sull’Europa centrale. I territori sotto la dominazione ottomana era

vari-> es: Ragusa, città che voleva il vassallaggio per difendersi da Venezia. Essa aveva una certa

libertà, anche a livello commerciale. Anche altri stati voleva stringere questo rapporto;

 Terzo cerchio: aree vicino al centro; erano le più integrate e le prime ad essere assoggettati,

interrompendo i rapporti con l’Europa. Esempi i queste aree erano: Bulgaria, Tessaglia, Dubrogea.

Dal punto di vista religioso c’era varie confessioni professate: il Cattolicesimo, l’Ebraismo, l’islam, in

Ungheria il Calvinismo e sette minori, mentre il mondo greco era dominato dalla religione Ortodossa.

Secondo testo: saggio di MANTRAN> Primo Settecento

Nel testo vengono evidenziate due problematiche per gli ottomani:

 militare-> pressioni europee;

 necessità di riforme, per contrastare le varie crisi, anche finanziarie. All’inizio del ‘700, il re Carlo XII

di Svezia si scontra con la Russia. Il confitto si conclude con una pace.

Venezia rappresenta il secondo nemico, appoggiato dagli austriaci. Con la riconquista della Morea, a Sud

della Grecia, gli Austriaci si riappropriano di Belgrado, occupata nel 1521 dagli Ottomani. In questo modo,

riarretrano i confini dell’impero islamico. In terza posizione c’era anche il nemico Persiano, che, però, non

viene affrontato per convogliare le forze contro i Russi.

I Russi, nel ‘64, si stabiliscono nel Mar Nero-> crisi economica. Il Diciottesimo secolo è un periodo di riscatto

per gli Europa.

2.4 L’impero Ottomano e la pressione europea del XVIII sec.

1) Pressione austriaca( gli Asburgo) nei Balcani: Banato e Belgrado 1717-1739. I Turchi

conquisteranno poi Belgrado;

2) Espansione russa: Mar Nero ed Egeo-> i Russi sono nuovo nemico per gli Ottomani e rientrano, nel

Diciottesimo secolo, tra le grandi potenze europee, sotto lo zar Pietro I. Con questa spinta verso

ovest, la potenza cerca sbocchi sul mare. Questo procedere Intimidì molto all’ arrivo di una flotta

Cristianità e Islam ottomano- barbaresco Pagina 25

russa nel’Egeo, dove essa sviluppò una politica offensiva contro gli Ottomani, per difendere gli

ortodossi. Intento speculare è quello degli Asburgo che, invece si facevano paladini dei cristiani. Si

apre cosi la “Questione d’Oriente”, che durò fino alla Prima Guerra Mondiale.

Per Bellum Turcicum s’intende la guerra che gli Stati dell’orbita imperiale svolgono contro il nemico

turco. Un protagonista di questa battaglia fu Eugenio di Savoia, governatore di Milano. Figlio di una

nobildonna romana che aveva avuto una relazione di Luigi XIV, venne cresciuto dall’arcinemico dei

regnanti italiani.

Alleatosi con Leopoldo, partecipò agli eventi di Vienna, nel 1683, appena vent’enne. Altre

campagne che possiamo ricordare sono:

 Vienna 1683-> L'assedio di Vienna fu posto a partire dal 14 luglio 1683 dall'esercito dell'Impero

Ottomano, composto da circa 140 000 uomini. La battaglia decisiva cominciò l'11 settembre,

quando cioè si concluse il raggruppamento dei rinforzi dalla Polonia, comandati da Giovanni III

Sobieski stesso, dalla Germania e dal resto dell'Austria, oltre alle forze presenti nella città.

 Zenta, 1697-> combattuta nell'ambito della guerra ottomano-austriaca 1683 – 1699 cui pose Commentato [mm15]:

praticamente fine dando origine alla Pace di Carlowitz. I contendenti furono l'esercito imperiale, Firmata il 26 gennaio 1699 a Sremski

Karlovci (città che ora si trova in Serbia conosciuta anche con i nomi

comandato dal principe Eugenio di Savoia, e quello ottomano, comandato dal sultano Mustafa II; in tedesco: Karlowitz, in ungherese: Karlóca, in turco: Karlofça, in

 serbo: Сремски Карловци, in croato: Srijemski Karlovci) e mise fine

Torino, 1706-> luogo durante la guerra per la successione al trono di Spagna. Oltre 44.000 soldati alle guerre susseguitesi dal 1683–1697 tra la Lega Santa e l'Impero

franco-spagnoli accerchiarono la cittadella di Torino fortificata difesa da circa 10.500 soldati ottomano, comprendenti una parte delle guerre austro-turche.

sabaudi che combatterono strenuamente dal 14 maggio fino al 7 settembre, quando l'esercito a

difesa della città comandato dal Principe Eugenio e dal duca Vittorio Amedeo II costrinse i nemici a

una precipitosa ritirata. L'assedio durò centodiciassette giorni, nel corso degli avvenimenti bellici

conosciuti come "guerra di successione spagnola", a conclusione della quale, con la firma del Commentato [mm16]:

Trattato di Utrecht del 1713 e Rastadt dell'anno successivo, Vittorio Amedeo II, duca di Savoia, una serie di trattati di pace firmati nella

città omonima tra il marzo e l'aprile del 1713, che aiutò a porre fine

divenne il primo re della sua dinastia. alla guerra di successione spagnola.

 Petervarden, 1716-> Nel luglio del 1716 una gigantesca armata turca, il cui ammontare fu valutato

in 200.000 uomini marciava in direzione di Petervaradino,[1]Il principe Eugenio, presidente dal

1703 dell'Alto Consiglio di Corte, aveva a disposizione circa 70.000 effettivi. All'inizio di agosto

entrambi gli eserciti si trovarono nella zona di Petervaradino: l'armata austriaca era schierata fra le

paludi sulle rive del Danubio e la fortezza mentre i turchi avevano raggiunto le vicine alture e si

trovavano in evidente posizione di vantaggio. I generali del principe Eugenio suggerivano una

tattica difensiva: o concentrarsi nella difesa della fortezza o attendere al riparo delle trincee sulle

rive del Danubio, ma l'attitudine del principe all'iniziativa non era in sintonia con questi consigli e

così egli ordinò l'attacco alle postazioni ottomane per il 5 agosto. Inizialmente il centro dello

schieramento austriaco si trovò in difficoltà e si prospettava il pericolo di un cedimento. Il principe

Eugenio però riuscì con una manovra della cavalleria da lui direttamente condotta, ad aprirsi un

varco nel fianco sinistro dello schieramento turco e i cavalleggeri ottomani furono letteralmente

disarcionati dai corazzieri imperiali. Dopo cinque ore di combattimento la battaglia ebbe fine: 5.000

austriaci e 30.000 turchi avevano perso la vita. Inoltre le truppe dell'imperatore Carlo VI raccolsero

un enorme bottino.

 Temesvar, 1716-> Dopo la vittoriosa battaglia di Petervaradino, il principe Eugenio volle

approfittare strategicamente del vantaggio acquisito con il favorevole esito della medesima, per cui

volse le sue forze alla conquista di Belgrado. Questa era una vera e propria fortezza, posta alla

confluenza sul Danubio con la Sava, per la conquista della quale non sarebbe sicuramente stato

sufficiente il solo impiego della flottiglia armata fluviale. Egli decise quindi di attaccare prima la

fortezza di Temesvár, la cui presa gli avrebbe consentito di occupare il Banato, ultima regione del

Cristianità e Islam ottomano- barbaresco Pagina 26

vecchio Regno d'Ungheria ancora in mano turca. L'assedio della fortezza iniziò già nel mese di

agosto e terminò inaspettatamente in ottobre, con la capitolazione della guarnigione turca e

l'autorizzazione alla popolazione civile ottomana di lasciare la città e trasferirsi a Belgrado, ancora

in mano ai turchi. Con la cessione di Temesvár all'Austria ebbe termine più di un secolo e mezzo di

dominio turco sul Banato, il quale rimase territorio degli Asburgo fino alla fine della Prima guerra

mondiale;

 Belgrado, 1717-> quel momento era possibile attaccare la città fortificata di Belgrado. A causa delle

anse del Danubio e della Sava allo sfociare di quest'ultima nel primo, la città poteva essere

attaccata direttamente solo dal lato meridionale. Il valore militare di questa postazione era sia

quello di baluardo contro un attacco da sud-est, che l'impraticabilità di un attacco da nord-ovest.

Inoltre Belgrado era in una posizione chiave per il dominio sui Balcani. Nel 1688 la città era già stata

sottratta ai turchi che la riottennero però due anni dopo. Il principe Eugenio, che nella battaglia del

1688 era rimasto seriamente ferito, sollecitò, sostenuto in ciò anche dall'imperatore asburgico, la

rapida costituzione di una flottiglia armata sul Danubio, che egli riteneva indispensabile alla presa

della fortezza. Questa aveva il compito di tener testa alla esperta e battagliera forza turca del

Danubio e di garantire la copertura alle forze dell'esercito imperiale. L'equipaggio per la flotta,

costruita in fretta e furia, fu reclutato nei Paesi Bassi asburgici. Il 13 maggio 1717, la vigilia della

nascita della futura imperatrice Maria Teresa, il principe Eugenio lasciò Vienna e raggiunse le sue

truppe presso Futtak. Il 9 giugno, prima ancora del ricongiungimento di tutti i suoi corpi d'armata,

egli iniziò la marcia su Belgrado alla testa di circa 70.000 uomini, ai quali si aggiunsero 6.000

bavaresi comandati dal generale Alexander von Maffei, ed altre forze austriache. Attraversato il

Danubio nei giorni 15 e 16 giugno, senza incontrare resistenza alcuna, l'artiglieria imperiale prese

posizione e si iniziò lo scavo di trincee sia contro la fortezza che alle spalle dell'esercito per

proteggerlo dall'attacco dell'esercito turco di rinforzo, stimato dalle informazioni ricevuta dal

principe Eugenio, in 150.000 uomini. In effetti questo giunse di fronte alle truppe imperiali il 28

giugno ma anziché attaccarle preferì attestarsi costruendo proprie trincee di fronte a quelle

asburgiche. Ora gli assedianti erano divenuti a loro volta assediati ed il piano originario di Eugenio

di Savoia di eliminare l'esercito turco di rinforzo e quindi poter conquistare la città era fallito, visto

che questo si era limitato a trincerarsi senza attaccare. L'esercito asburgico invece era ora preso fra

la tenaglia le cui ganasce erano la fortezza e le truppe ottomane di rinforzo e fra le sortite degli

assediati, le cannonate da entrambe le parti e gli attacchi di febbre malarica, Eugenio vedeva il

proprio esercito assottigliarsi. La situazione stava divenendo critica, poiché il trascorrere del tempo

giocava a favore dei turchi, ma quando le dimensioni del problema stavano diventando

preoccupanti, improvvisamente, il 14 di luglio, Belgrado fu scossa da una violentissima esplosione:

un colpo di mortaio aveva centrato il magazzino delle polveri ed in un solo colpo morirono più di

3.000 difensori. A causa di questo evento e con la visione di una severa sconfitta di fronte agli

occhi, il principe Eugenio convocò il suo Stato Maggiore ed impartì gli ordini per l'attacco all'armata

turca di rinforzo. Nella notte del 16 agosto ebbe luogo l'attacco di sorpresa, fanteria al centro e

cavalleria alle ali. Ad eccezione della guarnigione a difesa delle trincee di fronte alla fortezza, tutti

dovettero partecipare alla battaglia. Quando l'armata imperiale si preparava all'attacco notturno

del 16 agosto, i turchi non si accorsero di nulla, dato che allora un attacco notturno era cosa

inconsueta. Allorché le prime ore di combattimento erano trascorse e si stava facendo chiaro,

emerse al centro dello schieramento asburgico una falla, della quale approfittò l'esercito turco per

un contrattacco. Il principe Eugenio allora inviò la sua riserva per fermare il nemico, comandandone

egli stesso la cavalleria. Il contrattacco ottomano fu respinto e di conseguenza le sue trincee

Cristianità e Islam ottomano- barbaresco Pagina 27

espugnate, per cui i turchi persero l'ordine di combattimento e il loro esercito si trasformò in un

flusso disordinato di fuggitivi. Alle 10 del mattino la battaglia era vinta e la guarnigione della

fortezza capitolò alla notizia della sconfitta, autorizzata a lasciare Belgrado liberamente. Le perdite

turche assommarono a circa 20.000 uomini e ad un'incalcolabile quantità di materiale bellico,

munizioni e vettovaglie.

2.5 Organizzazione istituzionale e società

 Successione al potere dell’Harem-> non esiste una legge scritta, vi sono delle prassi e

tradizioni che vengono seguite. Non esiste un diritto di primogenitura: tutti i

discendenti maschi adulti sono potenzialmente pretendenti legittimi. Non sono poche le

vicende che hanno come protagonisti pretendenti al trono che uccidono anche i fratelli

per poter ambire al trono. È il caso di Maometto II. Questa consuetudine “atroce”,

ovvero i principi che appena saliti al trono, uccidono i fratelli per “il bene dello Stato”,

evita la Guerra Civile. Ai figli e ai nipoti venivano assegnati governatorati in Asia minore,

per svolgere attività di praticantato.

Le spose favorite e le madri tessono alleanze fanno politica. Si stringono reti clientelari complesse.

 IL vertice e le province( secc. XV-XVI). Palazzo imperiale-> il palazzo del sultano venne

fatto edificare sotto Maometto II, organizzato in base ad una gerarchia. Le porte di

questo diventano metonimia per indicare tutta la struttura. La Basilica di Santa Sofia, a

Istambul, diventa una moschea. Il sultano è la chiave di volta dello Stato; è facile

considerarlo ‘sovrano assoluto’. Salito al trono, attraverso una serie di lettere, affida

dei ruoli ai vari territori sotto il suo dominio e questi in cambio, devono rispondere con

donativi. Se non rispondono, vuol dire che sono ‘ribelli’. Un esempio è fornito dalla

storia di Solimano, sultano che inviò la lettera in Ungheria e non ricevette una risposta,

e usò questo come pretesto per dichiarare guerra. Nel mondo islamico non esistono

accordi bilaterali; la pace viene concessa solo agli inferiori. L’unico potere che non

possiede il sultano è quello di cambiare la Sharia. Il primo funzionario nominato dal

sultano è il Gran Visir, una sorta di luogotenente, con vasti poteri, che, però, può

essere eliminato da un momento all’altro, terminando la una carriera ingloriosamente.

Il vertice della politica è il Consiglio Imperiale, chiamato Divan (sala in cui ci si riuniva).

Altre figure rilevanti erano:

o Pasha-> governatori;

o Kasi ‘asker-> supremo giudice;

o Aga dei giannizzeri;

o Kapudan pasha o ammiraglio della flotta. Un esempio fu Barbarossa.

Le due forze dell’impero ottomano erano la flotta e l’esercito di terra.

L’impero era articolato in province (o sancak), amministrato da bey o beylerbey (governarori),

kadi (giudici) e gli ulema (studiosi del Corano).

La popolazione islamica era multietnica: convivevano diverse culture( greci, armeni, turchi,

cristiani; ebrei, molti immigrati, albanesi slavi). Istambul, nel 1478, contava circa 16.326 di

famiglie. A inizio ‘500 il numerò crebbe fino a 80.000. Agli inizi del XVI secolo vi erano 8 milioni

di abitanti, circa 894.432 ‘fuochi’(unità abitative) cristiani. A metà ’500: 22 milioni tra Europa,

Asia e Africa.

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