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Ceti e gruppi sociali

3.

3.1 Ordini, ceti, classi. La stratificazione sociale nell’Europa d’antico regime.

Fino alla diffusione dell’illuminismo, la visione dominante della società in Europa fu quella di una società

CORPORATIVA e GERARCHICA.

L’uomo non contava di per sé bensì contava solo come

Corporativa: (a meno che non fosse papa o re),

♦ membro di una famiglia, di un corpo, di una comunità. (corpi di mestiere, collegi professionali,

confraternite, vicinie e contrade cittadine, congregazioni parrocchiali, comunità di villaggio, corpi

militari, ordini ecclesiastici).

Le “libertà” si riferivano a questi corpi

(franchigie, immunità, privilegi) e comunità (anche in epoca

moderna, lo stato non riuscì uniformemente a sviluppare un ruolo livellatore su questi variegate realtà e

poteri).

schemi oratores(clero,

Uno degli più radicati era quello che concepiva la società come divisa in tre ordini:

bellatores(nobiltà), laboratores

che prega), (coloro che lavoravano per tutti); questa ripartizione rimane

fino alla Rivoluzione francese (vedi rimostranze al Parlamento, che propone la divisione nei “tre stati”

secondo questa stessa distinzione).

Non si tratta di classi (definizione che si applica a persone che esercitano la stessa funzione economica e

godono dello stesso livello di reddito).

CETI:

Sono a determinare il rango sociale di un individuo concorrono

la nascita,

il ruolo ricoperto nella vita pubblica (non nel processo economico)

il prestigio e i privilegi ad esso connessi e spesso definiti giuridicamente.

gerarchia naturale tra tutte le

Gerarchico: Si giustificavano le disuguaglianze con l’idea di una

♦ creature, gerarchia voluta dalla Provvidenza e implicita nella visione tolemaica dell’universo: una

L’uomo,

grande catena di esseri dal regno minerale alle legioni angeliche. composto di corpo/anima,

intermedio microcosmo

passioni/facoltà spirituali, occupava un posto e cruciale, perché era un

riflettente il macrocosmo; e come nel creato vi sono diversi gradi di perfezione, così nella società umana

devono essere diversi gradi di bontà e virtù, che si collegavano alle origini familiari e alla condizione

sociale.

Questa tesi della disuguaglianza naturale tra gli uomini doveva fare i conti con una tradizione opposta

♦ (per esempio in Inghilterra) legata all’affermarsi della civiltà comunale nel Due-Trecento, e che poteva

anch’essa richiamarsi ai modelli classici (stoicismo vs platonismo-aristotelismo). Questo motivo

egualitario affirò anche nelle rivolte popolari del basso Medioevo e della prima età moderna; d’altra

parte, l’ordine sociale tradizionale appariva profondamente incrinato dai fenomeni di mobilità sociale

caratteristici in particolare del XVI secolo, tanto che proprio a questo motivo vari studiosi attribuiscono

l’enfasi con cui venne allora affermato il principio gerarchico della società.

NB La stratificazione sociale dell’Europa preindustriale, però, non si presta facilmente né ad una lettura

dicotomica (poveri plebei contro ricchi nobili) né a un’interpretazione organicistica come quella che

tendevano a divulgare, in modo più o meno interessato, molti scrittori coevi.

3.2 Nobili e «civili»

Nobiltà e clero erano i due ceti più riconoscibili, apparentemente, tuttavia presentavano al loro interno una

per ricchezza, prestigio, potere.

vasta gamma di sottogruppi differenziati

NOBILI

L’origine e la configurazione delle élites nobiliari europee presentano molte specificità locali legate alla

diversa incidenza di vari fattori:

tradizione classica (distinzione uomini liberi/schiavi; patrizi/plebei; aristocrazia naturale della virtù e

del sapere)

legami feudali-vassallatici, anche dopo la loro dissoluzione come sistema giuridico-politico

etica cavalleresca legata alla professione delle armi

civiltà comunale

sviluppo della (soprattutto in italia centro-settentrionale e Paesi Bassi)

apparati statali.

confronto-scontro con i nascenti

RICCHEZZA: Ovunque nobiltà significa ricchezza, o almeno agiatezza, ricchezza basata principalmente sul

possesso della terra, e alla quale si associano in misura variabile anche funzioni di polizia e giustizia;

Nell’età moderna si assiste ad una divaricazione tra le caratteristiche della nobiltà centro-occidentale (il

grande proprietario vive di rendita) e quella orientale (il nobile sfrutta il lavoro coatto dei contadini per poter

rivendere derrate sul mercato internazionale).

Tuttavia ovunque i proventi della terra potevano essere integrati da entrate di diversa natura:

estrazione di minerali, vetrerie, fabbriche di terraglie,

attività di trasformazione di prodotti di agricoltura e allevamento,

stipendi ed emolumenti derivanti da impieghi al servizio del principe o della Chiesa.

Alla collocazione prevalentemente rurale dei ceti nobiliari nelle aree dove era più forte l’impronta feudale si

contrapponeva la spiccata fisionomia dei patriziati cittadini (Italia centro-nord, Paesi Bassi, aree più

urbanizzate in Svizzera e Germania occidentale).

La figura del nobile povero è più frequente laddove la nobiltà è più numerosa: Polonia (7-8% della

popolazione): la piccola nobiltà andava a servizio dalla grande nobiltà; Ungheria, Spagna (5%); nel resto

d’Europa la nobiltà restava sotto l’1% della popolazione: in Francia, negli stati italiani, in Inghilterra (dove i

Pari erano solo 200, ed erano gli unici a godere di specifici privilegi giuridici, mentre la gentry era composta

da 25-30.000 persone, che costituivano una piccola nobiltà rurale.

PRESTIGIO: anche il prestigio variava enormemente a seconda dei gruppi presi in considerazione (in

Spagna vi erano sette categorie gerarchicamente ordinate, dai grandi di Spagna agli hidalgos e ai caballeros

villanos); (in Francia era grande la distanza tra nobiltà di corte, o di toga, e gli “hoberaux”, nobili di

campagna, al massimo possessori di pochi ettari di terra e di castellucci in rovina!)

POTERE: altrettanto vario era il rapporto tra ceti nobiliari e potere politico. Carattere eccezionale avevano le

oligarchie aristocratiche (Venezia, Lucca, Genova), in cui la nobiltà aveva una gestione diretta del potere

politico; nel Sei e Settecento le monarchie avevano connotati di assolutismo (per esempio in Francia) oppure

in altri casi (Polonia; Inghilterra dopo la Glorious Revolution) la sovranità dipendeva dal beneplacito della

nobiltà.

Tra fine XV e inizi del XVII secolo:

si rafforzano gli apparati statali crescenti controlli e limitazioni dello strapotere dei ceti nobiliari verso

il basso

crescita economica e rivoluzione dei prezzi crescente potere di nuovi gruppi di origine mercantile e

borghese

questi fattori determinano una sorta di crisi d’identità nei ceti nobiliari, che diede luogo ad un’ossessiva

ricerca di una legittimazione del primato nobiliare, producendo una slittamento dalla virtù e dal valore

militare al sangue e alla stirpe come motivi fondanti la nobiltà. (vedi Spagna e Portogallo, limpieza de

sangre)

Come si diventa nobili?

Nei patriziati cittadini c’era un sistema di cooptazione basato dull’antica residenza e sull’astenzione dalle

♦ arti meccaniche e dai lucri sordidi (comprendenti nel maggior numero di casi le attività mercantili).

Nelle monarchie come Francia, Inghilterra, Spagna, si affermò il principio che la nobiltà derivasse da un

♦ riconoscimento del monarca.

Ciò poteva avvenire:

come sanzione di un processo di assimilazione avvenuto di fatto (acquisto di feudi, matrimoni nobili,

assunzione di un tenore di vita adeguato)

conferimento di un titolo a compenso di benemerenze vere o presunte di carattere militare o civile

(spesso dietro versamento di congrua somma)

come premio, soprattutto in Francia, connesso all’esercizio di elevate cariche giudiziarie o finanziarie.

Questi nuovi nobili erano guardati con disprezzo, ma nel giro di poche generazioni venivano

generalmente assorbiti.

♦ Tra Sei e Settecento le aristocrazie europee vivono un’età dell’oro, non più minacciate nel loro

primato economico-sociale e ormai pronte a integrarsi nelle strutture dello Stato monarchico, rinsanguate da

elementi borghesi e ringiovanite da massicci trasferimenti di beni e titoli, riqualificate culturalmente dagli

studi compiuti nelle università protestanti, nelle scuole pubbliche o nei collegi gesuitici, danno tono a corti e

salotti, mescolandosi agli intellettuali offrono alle altre classi uno spettacolo invidiato di eleganza, che durerà

come modello fino alla diffusione degli ideali razionalistici e ugualitari dell’Illuminismo maturo.

CETI INTERMEDI

♦ ceti intermedi NON

I tra nobiltà e plebe nell’Europa preindustriale vanno designati come

borghesia: tale termine sembra postulare una coscienza di classe e un’uniformità di condizione economica e

sociale che non rispecchia la frastagliata realtà dell’epoca.

Max Weber e Werner Sombart hanno voluto caratterizzare lo sul piano degli

spirito borghese e capitalistico

atteggiamenti mentali (sete di guadagno, disponibilità al rischio, autodisciplina, applicazione del calcolo

razionale), ma in realtà tali qualità erano tutt’al più tipiche di gruppi ristretti di operatori economici, e non

erano assolutamente patrimonio di categorie sociali che pure di solito vengono considerate come borghesi:

proprietari fondiari non nobili, professionisti, funzionari pubblici, strati superiori dell’artigianato. Questi

gruppi aspiravano in genere ad emergere dalla loro condizione ed entrare tra le schiere del ceto nobiliare:

vedi il caso dei Fugger, da banchieri a latifondisti e feudatari, caso emblematico del processo di integrazione

nelle élites nobiliari lungo tutta la modernità.

Denominatore comune connotazione urbana:

di queste categorie sociali è la dominante infatti in Italia

civile”

esse erano designate come “ceto o “cittadinesco”; in certe città (Venezia) questo ceto godeva di

un riconoscimento giuridico, ma dovunque esso era caratterizzato da due tratti:

rifiuto del lavoro manuale

possesso di risorse (beni mobili e immobili, ma anche livello culturalre, parentele, amicizie altolocate,

reti associative) che lo garantivano dalla caduta nell’indigenza cui erano esposti coloro che vivevano alla

in un mondo privo di ammorizzatori sociali.

giornata,

3.3 Poveri e marginali poveri

Jean-Pierre Gutton distingue tra

STRUTTURALI (che anche in tempi normali vivevano in tutto o in parte di elemosine: disabili, vecchi

malati, vedove con figli a carico, poveri vergognosi, che da una condizione civili erano rimasti privi di

risorse) e

CONGIUNTURALI (coloro che ricavavano appena di che vivere dal loro lavoro, e che erano quindi alla

mercé di infermità, vecchiaia, disoccupazione, carestie);

se si tiene conto anche dei poveri congiunturali, la percentuale passa da poche unità di percentuale alla

metà/due terzi della popolazione.

♦ Nel Medioevo il povero era circondato da un’aura sacrale, come un exemplum Christi, e testimone della

condizione precaria dell’uomo.

Nella modernità, invece egli appare sempre più come una minaccia all’ordine costituito e alla salute

pubblica, un delinquente potenziale da scacciare e reprimere.

Ciò è da ricondurre

al mutamento di valori proprio del Rinascimento e della Riforma protestante, alla laicizzazione della

società, alla condanna dell’ozio e all’accento posto sulla vita attiva;

al massiccio aumento del pauperismo, conseguente all’incremento demografico e all’allargarsi della

forbice prezzi/salari


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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Storia moderna, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Storia moderna, Capra con attenzione ai presenti argomenti: popolazione e le strutture familiari, teoria malthusiana, l’economia dell’Europa preindustriale, l’aumento demografico nel XVI secolo , stratificazione sociale nell’Europa d’antico regime, Jean-Pierre Gutton, distinzione tra poveri strutturali e congiunturali.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della formazione primaria
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2009-2010

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher trick-master di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia moderna e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Guerrini Maria Teresa.

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