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Cultura, società ed economia nella modernità

La popolazione e le strutture familiari

Fonti e metodi

Gli studi sulla popolazione e sui meccanismi che ne regolano l’andamento, hanno conosciuto una svolta nel corso dell’ultimo secolo e mezzo; e ciò soprattutto per il timore di una crescita incontrollata della popolazione mondiale. Uno dei primi studiosi ad interessarsi dell’ambito dell’evoluzione dell’andamento demografico, fu l’inglese Robert Malthus, che nel 1798 scrisse il fondamentale “Saggio sul principio di popolazione”.

Secondo la teoria di Malthus sostanzialmente, la popolazione in condizioni normali (senza epidemie, guerre, carestie) cresce geometricamente, quindi 2-4-8; al contrario le risorse, crescono aritmeticamente, quindi 1-2-3. Questo squilibrio, secondo il teorico inglese, non può essere rotto nemmeno dalle innovazioni tecniche (egli visse durante la prima Rivoluzione industriale), e per questo “nel banchetto della vita per i poveri non c’è posto”.

In realtà, nel corso dell’Età Moderna, vi furono degli autori che anticiparono anche Malthus, e che ben prima di lui si occuparono di statistica (raccolta sistematica di dati inerenti alla popolazione). Si parla di autori come gli inglesi Gregory King (1623-1687) e William Petty (1650-1710), ma anche il tedesco Peter Sussmilch (1707-1767), inventore del termine “statistik”.

In generale bisogna osservare che i primi censimenti impostati con criteri moderni compaiono ad inizio del XIX secolo, mentre in precedenza si erano utilizzati altri sistemi, come l’enumerazione dei fuochi (ovvero dei nuclei familiari). Un caso di eccezionale precisione è però il catasto fiorentino del 1427, in cui si possono ricavare età, lavoro, sesso e redditi di oltre 60.000 famiglie nella città toscana e nel suo dominio.

Altro strumento erano gli “stati delle anime”, elenchi degli abitanti di una parrocchia, elencati casa per casa; ma soprattutto i registri parrocchiali, dove erano inserite date di nascita, battesimo, matrimonio e morte di una persona; non serve dire dunque che essi costituiscono un utilissimo mezzo per intuire gli indici di mortalità e natalità, e questo a partire dagli anni Cinquanta del Novecento.

In questo periodo infatti, si cominciò ad utilizzare la “ricostruzione nominativa delle famiglie”, per cui si dà una scheda di famiglia ad ogni matrimonio celebrato nella parrocchia studiata, e in seguito si trascrive sulla scheda (per tot. di anni) ciò che è riportato nel registro (anno di matrimonio, nascita e morte dei figli, matrimoni dei figli ecc.). Quando è nota la data di inizio di osservazione (quella del matrimonio) e quella di fine osservazione (quella della morte di uno dei due coniugi), si parla di famiglie chiuse.

Nel corso degli ultimi anni però, sono venuti ad essere utilizzati strumenti più precisi, e che possono dare risultati statistici anche senza la compilazione di schede, si tratta sostanzialmente degli istogrammi delle piramidi delle età, e delle tavole di mortalità; osservandole si è scoperto che la speranza di vita alla nascita, durante l’Antico Regime, era molto bassa.

La popolazione europea nell’Età Moderna

Sullo sviluppo della popolazione mondiale tra Quattrocento e Ottocento, si dispongono dati abbastanza certi, che permettono anche di osservare come fosse divisa la popolazione tra i vari continenti. Si osserva dunque che per tutto questo tempo, più della metà della popolazione mondiale vivesse in Asia, e che a seguito della conquista europea, il continente americano conobbe un tracollo demografico.

L’Africa non conobbe mai uno sviluppo decisivo, e questo anche a causa del mercato degli schiavi, l’Oceania non conobbe mai una crescita o un tracollo (le sue cifre restarono sempre tra i 2/3 milioni di abitanti) e l’Europa conobbe uno sviluppo quasi geometrico.

La crescita della popolazione europea, tra Quattrocento e inizi del Seicento, fu costante, e permise di superare i livelli di popolamento precedenti alla catastrofica peste del 1348-49. Nel corso del Seicento invece, si poté assistere ad una crisi demografica, le cui cause dividono ancora oggi gli studiosi: c’è chi parla di una “piccola glaciazione”, e chi invece insiste sul ruolo avuto dalla presenza simultanea dei tre flagelli (peste, carestia e guerra).

La ripresa avvenne con forza nel corso del Settecento e dell’Ottocento, quando grazie alle migliorie tecnologiche portate dalla Prima Rivoluzione Industriale, si colmò parzialmente lo squilibrio popolazione/risorse. Nel corso dei secoli che precedono il Settecento, lo sviluppo demografico in Europa non superò mai lo 0,5%, mentre nel Settecento e nell’Ottocento andò a superare il 2-3% in alcuni paesi.

Da notare inoltre che durante l’Antico Regime, gli indici di natalità e mortalità di compensavano (erano entrambi sul 35-40%). In Età Moderna, erano di fatto sconosciute (salvo a pochissime persone) pratiche contraccettive, che cominciarono a diffondersi solo nel corso del Settecento; eppure non si mettevano al mondo grandi quantità di figli. Le donne infatti (salvo nell’Europa meridionale) si sposavano tardi, e tra parto e allattamento, potevano passare trai i 15 e i 21 mesi tra un parto e l’altro; pertanto, in base alle possibilità economiche, la sopravvivenza in media era di 2,5-3 figli per coppia.

La famiglia in Età Moderna

Le principali fonti per lo studio delle famiglie nel corso della modernità, non possono che essere i registri parrocchiali, che ci illuminano sulla grandezza e sulla composizione degli aggregati domestici (indicando ogni persona che interessava un nucleo familiari, quindi anche schiavi/parenti ecc.). Partendo da questi registri, lo studioso inglese Peter Laslett ha individuato cinque tipi di aggregati:

  • Famiglia nucleare, i due coniugi e i figli.
  • Famiglia estesa, in cui alla famiglia nucleare si aggiunge almeno un convivente.
  • Famiglia multipla, con la presenza di almeno due nuclei familiari.
  • Famiglia senza struttura, alla cui base non c’è un rapporto matrimoniale.
  • Solitari.

Ulteriori studi, compiuti sempre da Leslett e da John Hajnal, hanno portato alla divisione di due diversi modelli familiari e matrimoniali: nell’Europa centro-settentrionale ci si sposava tardi (26 anni gli uomini, 23 le donne) o non ci si sposava affatto, c’era un modello neolocale e si formavano famiglie nucleari.

Nell’Europa orientale e meridionale ci si sposava presto e vi era una forte tendenza alla residenza patrilocale, quindi si formavano spesso famiglie multiple. Per quanto riguarda invece le famiglie contadine, che potevano avere struttura diversa, anche in Francia e nell’Europa centrale, a seconda dei meccanismi ereditari.

Si potevano avere dei modelli nucleari, mentre per le questioni ereditarie si passava al modello delle “famiglie ceppo”, in cui l’erede e sua moglie facevano vivere nel podere ereditato anche i genitori dell’erede. Nelle famiglie aristocratiche invece, l’obiettivo era quello di mantenere la ricchezza; e per questo nacquero i fidecommessi e la primogenitura. Il fidecommesso è una disposizione di ultima volontà per cui l’autore del testamento vincola l’erede/gli eredi a trasmettere una serie di beni sottoposti a vincoli (di solito per via di discendenza maschile).

La primogenitura nacque invece per permettere di concentrare il grosso dell’eredità nelle mani di un figlio (il primo), lasciando agli altri di meno o indirizzandoli alla vita religiosa/carriera militare. Un esempio di “recupero della ricchezza” è presente nel patriziato veneziano, dove i fratelli rimasti celibi dovevano vivere nella casa dell’erede primogenito e trasmettere ai nipoti le loro ricchezze, andando così a ricostituire in modo parziale o meno l’eredità iniziale.

Per quanto invece riguarda la dote, essa era di solito un’eredità anticipata, mentre le figlie minori erano destinate al celibato e a convivere con le madri o alla vita del chiostro. Molto importanti furono gli studi sulla famiglia di Martin Anderson, che ha posto l’accento anche sui rapporti di autorità/affetto tra padri e figli, tra i due coniugi, ma anche tra figli e servi/servi e padroni.

Molto importanti furono anche gli studi di Lawrence Stone, il quale indicò una strada di sviluppo dei rapporti tra i membri della famiglia; prima vi era la famiglia a lignaggio aperto (1450-1630), dove c’è freddezza tra coniugi e padri/figli; poi la famiglia nucleare patriarcale ristretta (1550-1700), dove c’è lo sviluppo del rapporto tra coniugi ed ha grande importanza l’educazione cristiana dei figli, vi è infine la famiglia nucleare domestica chiusa (1620-1800), in cui c’è tenerezza tra moglie e marito e tra genitori e figli.

L'economia dell’Europa preindustriale

Agricoltura intensiva ed estensiva

I secoli che seguono l’anno Mille, furono caratterizzati da innovazioni nel campo agricolo: rotazione triennale, ferratura degli zoccoli e una nuova bardatura con collari fatti in modo da evitare la pressione sulla gola dei cavalli, cosa che permetteva alla bestia di compiere uno sforzo maggiore. Queste innovazioni riguardarono soprattutto i terreni argillosi e umidi del nord-centro Europa, mentre non vennero applicate a lungo nell’Europa meridionale, dove rimasero in vigore l’aratro leggero e la rotazione biennale.

Nel periodo che va dal 1450 al 1750 invece, non si verificarono (salvo rare eccezioni) grandi innovazioni nel campo dell’organizzazione produttiva delle campagne europee. Se quindi si registra in questi secoli un rallentamento dello sviluppo tecnico nel campo agricolo, bisogna invece osservare, a seguito dell’imponente crescita demografica avvenuta durante il “lungo Cinquecento”, un aumento della domanda di derrate alimentari.

La richiesta riguardò soprattutto i cereali, visto che la carne era scomparsa dall’alimentazione delle classi sociali più basse fin dalla crisi trecentesca, con queste ultime che trovarono sostentamento quasi esclusivamente nel pane o nelle farinate (e questo fino al Novecento). Le risposte dell’agricoltura a questo aumento della domanda furono due, una intensiva, legata all’utilizzo di tecniche atte ad accrescere la produttività, e una estensiva, legata all’allargamento della superficie coltivata; nel corso del Cinquecento fu di gran lunga prevalente la modalità estensiva.

Questa scelta ebbe come conseguenza anche l’utilizzo di tecniche di recupero della terra, come quella dei polders, ovvero un sistema di dighe e canali di scolo che permetteva di strappare molte terre al mare. L’estensione della superficie coltivata portò tuttavia ad una concentrazione delle aree adibite al pascolo, e quindi anche ad una minore disponibilità di concime per unità di superficie.

La fertilità dei campi si basa su due fattori: disponibilità d’acqua e di concime; non a caso infatti la presenza di una rete irrigatoria artificiale fu all’origine della grande produttività della pianura lombarda. Fu invece l’associazione tra agricoltura e allevamento e l’adozione di sofisticate associazioni (cosa che eliminò la necessità di un riposo periodico dei terreni) alla base della rivoluzione agricola, che ebbe prima nei Paesi Bassi, poi in Inghilterra i suoi luoghi d’elezione nell’Età moderna.

Il regime fondiario dell’Europa centro-occidentale

I secoli del Basso Medioevo furono quelli che portarono alla disgregazione della feudalità come sistema di governo, e anche all’erosione del sistema di governo signorile. Nonostante ciò non si può parlare di una scomparsa della feudalità nell’Età Moderna, anche se il potere dei signori feudali venne lentamente eroso dall’influenza economica delle città (specie in Italia e nei Paesi Bassi).

All’inizio dell’Età Moderna, nell’Europa occidentale, i contadini erano ormai liberi di sposarsi, di trasferirsi, di disporre e possedere terre proprie; le corvée erano ormai limitate a poche prestazioni all’anno. L’antica riserva signorile venne divisa in tanti appezzamenti/poderi affidati a famiglie coloniche con una varietà di patti agrari che andavano dal livello (un canone fisso basato su pagamenti in natura) al piccolo affitto o alla mezzadria.

All’evolversi nel tempo degli originari rapporti feudali è legata anche la sopravvivenza della proprietà contadina, che era particolarmente diffusa in Germania e in Francia. Diversa invece la situazione dell’Inghilterra, dove la classe di contadini possidenti terrieri (copyholders), subì un’offensiva signorile che aveva lo scopo di renderli affittuari a breve scadenza; la risposta fu trovata nell’utilizzo delle recinzioni.

Con la successiva crescita demografica (tra XVI e XVIII secolo), il numero di contadini autosufficienti cominciò a diminuire drasticamente, e questo a causa di processi di proletarizzazione, che portarono alla moltiplicazione dei contadini poveri o nullatenenti. Da ricordare che i contadini erano soggetti anche alla decima ecclesiastica, che di solito si risolveva in un pagamento in natura, alle imposte statali e alle imposte comunitarie, con l’unione di queste imposte che poteva portare via ai contadini il 60/70% del loro prodotto lordo, lasciando poco spazio per gli investimenti e le innovazioni.

I medi e i grandi proprietari terrieri, andarono invece ad accrescere i loro possedimenti, e per cercare di stare al passo con la concorrenza, imposero pesanti imposte sui contadini. Questo spiega perché solo in alcune aree dell’Europa, particolarmente favorite a livello climatico, fu possibile adottare pratiche agricole e tecniche che riuscirono ad accrescere in modo sensibile la produttività dei terreni.

Il regime fondiario dell’Europa orientale

Le regioni poste ad est dell’immaginaria linea di congiunzione che va dal fiume Elba a Trieste, presentavano delle differenze molto nette con le loro controparti occidentali. In primo luogo in regioni come Prussia, Polonia e Ungheria, la densità abitativa non superava i 12 abitanti per km2, un numero ridicolo pensando ai 40 di Inghilterra, Germania, Francia e Italia.

In queste zone dunque, il problema era legato alla scarsità della forza lavoro, a cui si doveva aggiungere il fatto che città comunità di villaggio e istituzioni statali fossero molto deboli, con la conseguenza che non vi erano poteri e realtà capaci di fare da contrappeso alla potenza dell’aristocrazia fondiaria. La diffusione dell’economia di mercato, in quest’area, avvenne solo nelle regioni affacciate sul mare (Polonia e Russia); qui i proprietari locali cominciarono ad esportare cereali, al fine di procurarsi le ricchezze necessarie per l’acquisto di prodotti di lusso.

In queste zone generalmente, i contadini furono sottomessi ai signori anche durante l’Età Moderna, una soggezione che si allargava anche all’ambito della giustizia e della riscossione dei tributi. In Russia per esempio, la schiavitù era diffusa quanto la servitù della gleba, con i contadini che potevano essere acquistati e venduti indipendentemente dalla terra; solo nel corso del XIX secolo la servitù della gleba fu abolita in modo graduale.

Nel corso dell’Età Moderna, a cause delle pesanti condizioni a cui erano sottoposti, i contadini diedero più volte vita a cicli di rivolte; come quella dell’ungherese Gyorgy Dòsza nel 1514, o quelle ben più celebri avvenute tra Seicento e Settecento in Russia, ad opera di Sten’ka Razin (1667-1671) e Pucacev (1773-1774).

L’economia urbana

Nel corso dell’Antico Regime, lo status di città non richiedeva grandi agglomerati urbani, ma era facilmente riconosciuto a centri di 2.000-3.000 abitanti. L’essenza della città, più che nelle dimensioni o nella presenza di altri segni distintivi (mura, statuti giuridici ecc..), risiedeva in elementi come la stratificazione sociale e nell’autocoscienza degli abitanti.

I settori predominanti erano la lavorazione del legno, dei metalli, del cuoio e dei pellami, ma anche l’edilizia; ciascuno di questi settori era diviso in diverse specializzazioni, i cui addetti continuavano ad essere organizzati in diverse corporazioni, che avevano il compito di tutelare gli interessi dei propri membri e risolvere ogni possibile conflitto al proprio interno.

La maggiore novità, per quanto riguarda i secoli XV-XVIII, fu quella della proto-industria o industria a domicilio, sistema imperniato sulla figura centrale del mercante imprenditore, il quale acquistava la materia prima e la affidava a operai che lavoravano nella propria abitazione, spesso con l’aiuto dei familiari, ed erano retribuiti a cottimo. Il settore tessile rimase a lungo quello dominante nell’industria europea; i vecchi centri di produzione dei pannilana, Italia e Fiandre, mantennero il loro primato almeno fino alla fine del XVI secolo, quando il predominio passò agli Olandesi.

Moneta, prezzi, mercato

A partire dal XIII secolo, vigeva ovunque un regime di bimetallismo...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/02 Storia moderna

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher cosimobettoni di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia moderna e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Guerrini Maria Teresa.
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