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Storia moderna, Giorgio Spini

Introduzione: scoperte geografiche, un mondo più largo

I. Linee generali

Nei primi due capitoli si tratta dei "caratteri originali" della modernità, tra cui i processi di espansione e colonizzazione perseguiti da alcuni stati europei. Fondamentale il 1492, anno in cui Cristoforo Colombo sbarcò sull’isola di Santo Domingo, credendo di essere arrivato sulle coste dell’Asia: in realtà era approdato in un continente sconosciuto, chiamato America a celebrazione di un altro celebre esploratore italiano, Americo Vespucci. Il viaggio di Colombo va letto all’interno della ricerca di una via per le Indie che impegnava da circa un secolo le maggiori potenze UE e che aveva visto come principale protagonista il Portogallo.

Il consolidarsi della presenza ottomana nella penisola anatolica e il suo rapido espandersi, tra XIV-XV secolo, nei Balcani e nella costa settentrionale dell’Africa aveva di fatto interrotto la tradizionale "via della seta" che univa sin dall’alto Medioevo le economie dell’UE occidentale alle regioni dell’Asia, restringendo gli orizzonti dei traffici europei al Mediterraneo. Mercati come spezie orientali, oro e schiavi africani erano inoltre commerci in deciso incremento a partire dal XIV secolo, durante il rapido processo di ripresa economica dopo la peste, e che aveva nei traffici/mercati il proprio "motore". Da qui la necessità di trovare una nuova "via della seta" che consentisse di saltare la mediazione e interposizione ottomana e che riaprisse relazioni dirette tra i centri dell’economia europea e dell’Asia.

II. L'espansione portoghese

Il regno di Portogallo fu il primo paese europeo a muoversi in questa direzione, già a partire dalla fine del XIV secolo: la dinastia degli Avis aveva sostenuto viaggi di esplorazione che puntavano alla circumnavigazione dell’Africa, allo scopo di aprire una rotta con le coste asiatiche, e allo stesso tempo avevano intrapreso un’opera di consolidamento della propria presenza nel Mediterraneo (gestione Casa de India). Non fu semplice, la circumnavigazione dell’Africa, a torto ritenuta dai geografi portoghesi meno estesa della realtà. Sempre più interessati ai traffici lungo le coste africane e alla possibilità di controllare i territori africani, gli Avis ottennero da papa Sisto IV la bolla Aeterna Regis (1481) che preludeva al riconoscimento da parte papale dei possessi africani. Solo qualche anno dopo, nel 1487, Bartolomeo Diaz raggiunse Capo di Buona Speranza, estremo meridionale dell’Africa.

Doppiato il Capo, si apriva la strada per completare la circumnavigazione dell’Africa e raggiungere le coste dell’India, e in un clima di acceso confronto con le spedizioni atlantiche della Spagna, il Portogallo intensificò i propri sforzi: nel 1497 Vasco de Gama arrivò a Calicut, mentre Cabral, navigando lungo le coste occidentali, avvistò il nuovo continente (Brasile). A partire dal 1500, ogni anno una spedizione portoghese compiva il viaggio verso le coste indiane, dove a Goa stabilirono il loro principale punto di traffico. Nel 1509, dopo aver sconfitto la flotta del sultano d’Egitto, i portoghesi si assicurarono il predominio dell’Oceano Indiano.

III. La scoperta dell’America e il riconoscimento dell'”altro”

La prima questione che l’UE si trovò ad affrontare fu quella del "riconoscimento dell’altro" a partire dalla stessa "umanità" dei popoli che vivevano in quelle terre: agli europei di fine XV secolo, che identificavano il mondo esistente con l’Europa, l’Africa e l’Asia come nella tradizione biblica, non fu facile trovare una spiegazione dell’esistenza di terre e popoli alla cui comprensione non aiutava alcuna consolidata tradizione del passato. Avevano questi popoli un’anima? Il dibattito si chiuse solo con la bolla del papa Paolo III, che riconosceva l’umanità dei nativi americani e, dunque, chiamava i conquistatori all’obbligo della loro conversione al cristianesimo.

Non per questo ebbe fine il dibattito sui "selvaggi americani" che, animato dai missionari inviati a convertire i popoli nelle nuove colonie spagnole/brasiliane e dagli intellettuali, trova riassunto nella Storia naturale delle Indie (1589, gesuita José de Acosta) e nel Moeurs des sauvages américains comparées aux moeurs des primier temps (1724, gesuita Joseph-Francois). Tra queste due opere corre tutto il dibattito europeo sul "buon selvaggio" e sul paradigma dell’"incivilimento" dell’umanità: uno schema che consentiva di legare le popolazioni delle colonie americane alle altre popolazioni "selvagge" in Africa e Asia centrale. Temi che verranno ripresi nel Settecento, con l’aprirsi del grande dibattito europeo sull’idea di civiltà.

I. L'Europa occidentale agli inizi dell'età moderna

Queste e il prossimo capitolo sono dedicati all’Europa centro-occidentale nel periodo della prima modernità (XV-XVI secolo), periodo denso di mutamenti politici, sociali ed economici. Tra questi, la formazione dello "stato moderno", insieme alla formazione delle prime monarchie nazionali, fondamentale anche il Rinascimento e l’apertura di nuovi orizzonti -economici, politici e culturali- dati dalle scoperte geografiche e dall’intensificarsi dei traffici dall’America alle Indie. Al centro della costruzione di questa UE occidentale sono la capacità di costruire complessi politico-territoriali assai ampi grazie alle maggiori capacità militari dei sovrani, che potevano disporre di ingenti forze mercenarie: furono loro i veri artefici degli stati moderni, dotati di efficienti apparati di governo, e di questa trasformazione degli equilibri politico-istituzionali che hanno segnato fortemente la prima età moderna.

I. Lo stato moderno e la nuova tecnica militare

Gli inizi dell’età moderna in UE occidentale coincidono col tramonto delle strutture feudali e l’avvento di quelle dello stato moderno, specialmente nelle grandi monarchie nazionali di Francia, Spagna e Inghilterra, parallelamente alla diffusione della nuova civiltà del Rinascimento e all’apertura di nuovi orizzonti grazie alle scoperte geografiche. Il trionfo dello stato moderno sul feudalesimo delineatosi a fine XV secolo fu possibile grazie a decisive modificazioni della tecnica militare:

  • I sovrani riuscirono a imporre la propria autorità servendosi di mercenari anziché, come prima, dei propri feudatari.
  • Inoltre, il prestigio e la potenza della nobiltà feudale ricevettero un colpo mortale, allorché la cavalleria cessò di avere un’importanza decisiva nelle battaglie, e la fanteria si trasformò nell’arma risolutiva delle guerre.

La supremazia della fanteria sulla cavalleria fu determinata dall’introduzione delle armi da fuoco, e all’evoluzione delle artiglierie corrispose anche tutta un’evoluzione nella tecnica dell’assedio e delle fortificazioni, con l’abbandono dell’uso di circondare le città di altissime muraglie come nel Medioevo e l’introduzione di cinte a bastione, capaci di smorzare l’effetto delle artiglierie: nessun feudatario poté dunque, da quel momento, sfidare l’autorità del suo re, ovvero procurarsi facilmente un mezzo di guerra così costoso e impegnativo come l’artiglieria.

II. La confederazione svizzera

Un’altra novità tecnica verificatasi nel campo militare del XV secolo fu l’introduzione dell’ordine svizzero. Soggetti al dominio feudale degli Asburgo, gli elvetici avevano cominciato fin dal Medioevo a combattere per la propria libertà, e nel 1291 tre piccoli cantoni si unirono tra loro con giuramento del Grutli: attraverso una serie di vittorie (Morgarten 1315 e Sempach 1386) i confederati, accresciuti via via di numero con nuove adesioni, riuscirono a sottrarsi completamente dal dominio feudale. In tali lotte essi erano riusciti a sviluppare una nuova tecnica militare, caratterizzata dall’uso di grossi battaglioni di fanti, armati di lunghe picche e operanti in ordine chiuso: da quel momento, il poter disporre o meno di soldati svizzeri (Francia) o addestrati dall’ordine svizzero (Spagna), divenne decisivo in tutte le guerre europee.

Nonostante l’autorità della Confederazione restasse molto debole nei confronti dei singoli cantoni, il suo peso politico in UE si fece assai vistoso. Sfavorita dalla povertà naturale del suolo svizzero, la popolazione dei Cantoni trovò però nel servizio mercenario una notevole fonte di guadagno, e i cantoni cittadini divennero fiorenti centri commerciali, aperti al flusso del Rinascimento. Dall’originario nucleo di lingua germanica, i Cantoni Svizzeri, ai primi del Quattrocento tendevano già a estendere il proprio dominio su paesi vicini di lingua francese o italiana: duchi di Milano per il Ticino e duchi di Savoia/Borgogna per il Lemano. Proprio nel corso di queste lotte, pertanto, gli Svizzeri determinarono lo sfacelo dell’ultima grande potenza feudale del tardo Medioevo (ducato di Borgogna), aprendo viceversa la strada all’affermazione della prima grande potenza della nuova UE moderna (Francia).

III. Il ducato di Borgogna: Carlo il Temerario

Mentre re francesi e inglesi si logoravano nella guerra dei Cent’anni, una serie di negoziati, conquiste militari e combinazioni matrimoniali avevano portato i duchi di Borgogna a dominare su un ampio territorio tra il Rodano e il mare del Nord: unione prosperità commerciale/industriale delle Fiandre con la prodezza cavalleresca della tradizione feudale borgognese, la cui corte assunse prestigio anche per il solenne ed elaborato fasto della propria etichetta, ultimo sforzo teatrale della moribonda cavalleria.

Suoi vecchi avversari -sostegno agli inglesi nella guerra dei Cento anni-, i duchi di Borgogna dovevano per forza urtare contro le nascenti tendenze assolutistiche della corona francese: morto infatti Carlo VII di Francia (1422-61), Carlo il Temerario di Borgogna (1465-77) capeggiò la Lega del Bene Pubblico, unione di feudatari ribelli contro il sovrano Luigi XI, di cui teoricamente era vassallo. Conflitto personificare dell’urto tra la vecchia Europa del feudalesimo (duchi borghigiani) e la nuova Europa delle monarchie assolute (Luigi XI): egli, pur di arrivare al trono, si adattò a una pace di compromesso con la Lega ma, una volta allontanato il pericolo da essa rappresentato, operò subito un rafforzamento della propria autorità assoluta all’interno del regno di Francia; l’altro, invece, mediante la conquista di Lorena e Alsazia andò a urtare contro gli Svizzeri, da cui venne sconfitto nella battaglia a Nancy (1477).

Dei vasti domini di Carlo il Temerario, allora, solo i Paesi Bassi restarono alla figlia e passarono poi come dote al marito Massimiliano d’Asburgo: tutto il resto, invece, compresa la Borgogna, cadde nelle mani di Luigi XI, facendo della monarchia francese la massima potenza dell’UE moderna fino a inizio XVI secolo (smembramento ducato di Borgogna).

IV. Lo stato francese

Carlo VII e Luigi XI (1461-1483), con la loro politica assolutistica, furono i veri creatori della potenza nazionale francese. Luigi XI in particolare, cavalcando lo spirito patriottico maturato dopo la guerra vs UK, lasciò alla sua morte una Francia estremamente più potente e ordinata. Intorno alla metà del XV secolo, malgrado la vittoria nella guerra dei Cento anni, l’estensione dei domini della monarchia francese erano assai limitati: Calais era ancora in mano inglese e Avignone sotto i papi, le grandi potenze feudali (duchi di Bretagna e Angiò) mantenevano un atteggiamento di indipendenza verso il potere centrale e i confini erano minacciati dallo stato fiammingo-borgognone a oriente e a sud-est dal duca di Savoia.

Tuttavia, l’abilità di Luigi XI, sostenuto dalla simpatia della borghesia cittadina e dalla sempre più forte coscienza nazionale del paese, riuscì a sgretolare progressivamente queste potenze feudali. Il re portò così sotto il diretto dominio della corona la maggior parte del territorio francese approfittando della morte di Carlo il Temerario e dell’estinzione delle dinastie di Angiò e Bretagna. Luigi XI applicò diverse misure che, come nessun altro paese UE, gli permisero di disporre di un’ampia libertà delle risorse e di costruire uno stato prospero economicamente e regolarmente amministrato:

  • Riorganizzazione dell’apparato tributario, benché formalmente rimanessero sempre in vita gli Stati Generali (antica assemblea nobiltà, clero e borghesia cittadina): il re di Francia poté così disporre a proprio arbitrio di rendite finanziarie superiori a quelle di ogni altro sovrano europeo.
  • Malgrado la nobiltà continuasse a rendere tradizionale servizio militare (gendarmerie), da Luigi XI i re francesi disposero di fanterie svizzere.
  • La Chiesa era soggetta allo stato: essa dipendeva direttamente dalla corona per il conferimento dei benefici ecclesiastici e delle cariche vescovili.
  • Inoltre, con l’appoggio della borghesia cittadina, l’organizzazione burocratica e giudiziaria del regno francese si rafforzò, costringendo l’irrequieta nobiltà feudale ad una sottomissione alla corona.
  • Dal punto di vista demografico aumento popolazione, mentre dal punto di vista economico la ricca agricoltura rendeva la Francia indipendente dall’estero per il proprio rifornimento di grano e gli stretti rapporti con le banche fiorentine e lionesi garantiva sicurezza di prestiti e finanziamenti.

V. Lo stato spagnolo

Ancora meno unitaria della Francia prima di Luigi XI si presentava la penisola iberica alla metà del XV secolo: essa contava infatti i quattro regni cristiani di Castiglia, Portogallo, Navarra e Aragona, da cui dipendevano anche le corone di Sicilia e Sardegna, nonché lo stato musulmano di Granada e in parte il regno di Napoli (familiari della dinastia aragonese). Solo nel 1479 si delineò un principio di unificazione, allorché nel regno di Castiglia veniva riconosciuta come legittima sovrana la regina Isabella, già sposa del re d’Aragona Ferdinando il Cattolico. Nonostante l’unione personale dei due sovrani, le corone di Aragona e Castiglia rimanevano però distinte l’una dall’altra sia dal punto di vista amministrativo che economico. Nemmeno religiosamente il territorio poteva dirsi omogeneo, data la grande presenza di Mori e di Ebrei. L’unificazione della Spagna e la sua trasformazione in un paese retto da una monarchia assoluta di tipo moderno furono opera personale di due re cattolici, e soprattutto di Ferdinando il Cattolico (1479-1516), che riuscì a imporre fermamente il suo dominio assoluto sul territorio unificato stroncando le resistenze feudali: 1492 assoggettamento e incorporazione stato di Granada e nel 1512 di Navarra.

Contro la nobiltà feudale irrequieta, la borghesia cittadina aveva già preso a istituire organismi di difesa collettiva Hermandedas), e Ferdinando il Cattolico organizzò una Santa Hermendad unica, sotto il suo controllo. Ma soprattutto impose il suo assolutismo identificando la causa della monarchia con quella della religione cattolica: ottenne così forte controllo sulla chiesa e concentrò nelle sue mani le rendite degli ordini monastico-cavallereschi, istituiti per combattere i Mori, rendendosi così indipendente dal controllo finanziario dai Parlamenti dei regni iberici (Cortes). Le forze minoritarie di ebrei e mori viventi ancora in Spagna furono così trattati come nemici dello Stato: fu imposta loro una conversione forzata e venne attuata la cacciata degli Ebrei; per la sorveglianza dei convertiti fu inoltre istituito un tribunale speciale, l’Inquisizione spagnola, alle dipendenze del sovrano che poteva servirsene anche per colpire i propri avversari e arricchirsi con le confische dei beni dei condannati.

VI. Il carattere militare dello stato spagnolo

Ciò produsse duraturi e gravi effetti politici ed economici: la cacciata degli ebrei impoverì l’economia spagnola già piuttosto arretrata, e prevalse inoltre la prassi della limpieza de sangre, per cui era necessario non avere antenati mori/ebrei per ottenere uffici statali, ecclesiastici o militari. Tali carriere acquistarono prestigio, mentre ne persero le professioni tradizionalmente esercitate dagli ebrei, come il commercio: l’autorità della corona si legò così indissolubilmente al fanatismo religioso e al bellicoso militarismo. In passato, il regno d’Aragona aveva avuto maggiore importanza di quello di Castiglia per la sua fiorente marineria e la sua espansione mediterranea, che aveva portato all’annessione di Sardegna e Sicilia. Tuttavia Castiglia ottenne da fine Quattrocento un peso sempre maggiore, primeggiando sul resto della Spagna e indirizzando la politica verso i propri interessi grazie a diversi fattori:

  • Conquista di Granada a suo vantaggio.
  • Marineria catalana aragonese perdita d’importanza rispetto a quella atlantica castigliana.
  • Scoperta dell’America a opera del regno castigliano, e dunque a suo esclusivo vantaggio.

Nonostante gli interessi castigliani rimandassero a un’espansione verso l’Africa settentrionale, proseguente la lotta con i Mori, le vicende UE portarono la Spagna a impegnarsi in una serie di guerre per l’egemonia sull’Italia, anche per proteggere lo stato di Sicilia. Anche queste guerre finirono per ribadire il predominio castigliani: in pratica, le fortune della Spagna si identificarono con quelle di Castiglia e quindi con le sue tradizioni bellicose e il fanatico spirito crociato.

VIII. Lo stato inglese

Uscita appena dalla guerra dei Cento Anni, l’Inghilterra piombava nuovamente in un conflitto, la guerra delle due Rose (1455-1485): l’abbandono del suolo francese aveva portato a uno scontro tra sostenitori della ripresa della guerra e del mantenimento della pace e, con la conseguente instabilità politica interna, il regno visse un periodo di turbolenze che culminarono nella battaglia decisiva di Bosworth Field, che pose fine al conflitto e segnò l’inizio della dinastia Tudor.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/02 Storia moderna

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher appunti-liceo-e-criminologia di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia moderna e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Guerrini Maria Teresa.
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