Estratto del documento

Storia moderna

Capitolo I

Le grandi scoperte geografiche

Alla fine del XV secolo si assisté alle grandi scoperte geografiche. L’impulso a queste scoperte è antichissimo, ma si accrebbe quando si rese più forte l’esigenza dei paesi mediterranei di trovare vie di comunicazione nuove: più dirette e più rapide con l’India (Asia meridionale) e l’Estremo Oriente (Asia orientale), che fornivano spezie, oro e argento.

Il primo paese europeo a lanciarsi alla scoperta di nuove rotte per l’India fu il Portogallo (Lisbona). Sulla scia di due fratelli genovesi: Ugolino e Vadino Vivaldi, che nel 1291 avevano oltrepassato lo Stretto di Gibilterra, intraprendendo la navigazione lungo le coste africane senza fare più ritorno. Nella prima metà del Trecento, navi portoghesi guidate spesso da marinai italiani, scoprirono le isole Canarie (grande arcipelago di sette isole maggiori e due minori, situate nell’oceano Atlantico e che formano una comunità autonoma della Spagna), le Madere (si trovano nell’oceano Atlantico e sono delle isole di origine vulcanica) e le Azzorre (isole di origine vulcanica situate nell’oceano Atlantico; nove sono le isole principali e poi vi sono numerosi isolotti).

Le esplorazioni e le scoperte geografiche portoghesi ebbero un grande impulso durante il regno di Enrico il Navigatore (1394-1460), il quale impiegò mezzi e risorse finanziarie in questa attività e fondò una scuola di navigazione. Nel 1487 il portoghese Bartolomeo Diaz, spingendosi sempre più a sud lungo le coste dell’Africa, oltrepassò il Capo che, a causa di una tempesta, chiamò Capo Tempestoso e che poi prese il nome di Capo di Buona Speranza.

Il tentativo di raggiungere le Indie navigando verso occidente

Alla ricerca di una più diretta comunicazione con le Indie, gli Spagnoli decisero di intraprendere un cammino diverso da quello seguito dai portoghesi. Un geografo fiorentino, Toscanelli, pensò di raggiungere le Indie navigando verso ovest e percorrendo una distanza relativamente breve. Questa idea colpì la mente di un navigatore genovese, dapprima al servizio del Portogallo e poi passato al servizio della Spagna: Cristoforo Colombo che organizzò una spedizione e dopo molti sforzi riuscì a convincere i sovrani spagnoli della possibilità di mettere in atto il progetto.

Con l’appoggio della regina Isabella di Castiglia, Colombo, il 3 agosto del 1492, poté partire dal porto spagnolo di Palos con tre caravelle e con un modesto equipaggio. Dopo diversi inconvenienti e le parecchie ostilità dell’equipaggio per la prosecuzione del viaggio, Colombo, il 12 ottobre del 1492, credette di aver raggiunto le coste dell’Asia. In realtà aveva scoperto un nuovo continente; si trattava di una piccola isola dell’arcipelago delle Bahamas (arcipelago di 700 isole e isolette dell’America centrale situato nell’oceano Atlantico) che Colombo chiamò El Salvador.

Dopo aver scoperto altre due isole: Cuba (arcipelago dei Caraibi, posto tra il Mar dei Caraibi, il Golfo del Messico e l’oceano Atlantico) e Haiti (Repubblica delle Americhe situata nel Mar dei Caraibi), Colombo tornò in Spagna, dove fu accolto trionfalmente. La scoperta di quella che si credeva la nuova via per le Indie suscitò grande entusiasmo, ma anche un’aspra gara tra le due potenze maggiormente interessate: Portogallo e Spagna.

A risolvere il contrasto fra le due potenze furono le due bolle del Papa Alessandro VI, del maggio 1493, che riconoscevano agli Spagnoli il possesso dei territori a ovest della linea di demarcazione (raya) situata nell’oceano Atlantico. Le bolle furono confermate dal trattato di Tordesillas, del 7 giugno del 1494. Colombo fece altri viaggi scoprendo altre nuove isole e toccando il continente, certo di essere giunto in Asia.

Intanto, però, si diffondeva un sentimento di delusione per le scarse qualità dei metalli preziosi e di ricchezze che le nuove terre sembravano offrire. Colombo morì nel 1506. Intanto ai viaggi di Colombo se ne aggiunsero altri. Nel 1497 una spedizione al servizio dell’Inghilterra, comandata dal veneziano Giovanni Caboto, toccò le coste della futura Terranova. Nel 1500 l’ammiraglio portoghese Cabral, sbattuto verso ovest da una tempesta mentre navigava lungo le coste dell’Africa, approdò in una terra che chiamò Brasile.

Nel 1502, un esploratore fiorentino, Amerigo Vespucci, dimostrò che le isole in cui era approdato Colombo non erano le Indie, ma si trattava di un continente in mezzo all’Europa e all’Asia. Solo un anno dopo la morte di Colombo divenne ufficiale l’opinione secondo cui era stato scoperto un nuovo continente fino ad allora sconosciuto. Il continente fu chiamato America, dal nome di Vespucci. Al nome di Colombo fu assegnata solo una regione meridionale del continente: la Columbia.

Intanto, mentre Inglesi e Spagnoli cercavano di entrare nelle Indie attraverso l’Atlantico, una flotta portoghese, comandata da Vasco de Gama, attraversò il Capo di Buona Speranza (Sudafrica). Finalmente era stata trovata la nuova via per raggiungere le Indie.

I portoghesi si scontrano con il commercio e la marina musulmani

Il Portogallo, grazie alle sue navi, poteva rifornire di spezie e di altri prodotti il proprio paese e l’Europa in un tempo e ad un costo molto ridotto, costituendo, così, le basi di una grande potenza economica. Per realizzare in pieno questo progetto bisognava sconfiggere la potenza musulmana e assumere il controllo delle vie commerciali dell’Oceano Indiano tenuto dai mercanti musulmani.

Nel 1509, il sultano dell’Egitto, con il quale si era alleata Venezia, preoccupata di perdere il suo ruolo commerciale e politico in Oriente, tentò di fermare l’espansione portoghese nella zona dell’Oceano Indiano, ma la flotta egiziana fu sconfitta dai Portoghesi, i quali conquistarono Ceylon (l’attuale Sri Lanka, in Asia) e Malacca, in Malesia, importantissimo centro di commercio delle spezie; in seguito raggiunsero il Giappone (Asia orientale) e la Cina (Asia orientale), dove installarono una colonia a Macao.

In tal modo il Portogallo acquistava il monopolio sul commercio delle spezie, della seta, dei profumi che le sue navi, sconfitta la flotta musulmana, portavano in Europa.

Magellano compie la sua prima circumnavigazione del globo

Gli Spagnoli, avendo scoperto un nuovo continente, non erano riusciti a raggiungere le Indie seguendo la via dell’Oceano Atlantico, ma non si arresero e, nel 1513, lo spagnolo Balboa scoprì l’Oceano Pacifico e intuì che attraverso tale oceano sarebbe stato finalmente possibile giungere all’Indie.

Questa impresa fu compiuta da un portoghese al servizio della Spagna: Ferdinando Magellano. Appoggiato dall’imperatore Carlo V, Magellano organizzò una piccola spedizione composta da cinque vascelli. La spedizione, nel 1519, si diresse verso il sud dell’America e, dopo molti mesi, il 21 ottobre 1520, riuscì a trovare lo stretto, a cui Magellano diede il suo nome, che congiungeva i due oceani (Pacifico e Atlantico).

Le navi spagnole toccarono le isole Filippine, dove, però, Magellano fu ucciso durante uno scontro con gli indigeni. Dopo la morte di Magellano solo uno dei suoi cinque vascelli riuscì a tornare in Spagna, a Siviglia, dopo aver attraversato l’Oceano Indiano, il Capo di Buona Speranza e circumnavigato l’Africa. Si era in tal modo effettuato per la prima volta il giro dell’intero globo.

Le conseguenze politiche ed economiche delle grandi scoperte geografiche

Le scoperte geografiche ampliarono notevolmente gli orizzonti mentali dell’uomo europeo, rappresentando un grandissimo aumento di conoscenze. L’uomo europeo, infatti, accrebbe la sua fiducia nelle proprie capacità e possibilità.

Le scoperte geografiche ebbero altre importanti conseguenze di ordine economico e politico. Esse portarono al formarsi di due imperi coloniali, quello del Portogallo e quello della Spagna. I Portoghesi miravano essenzialmente ad ottenere il controllo di porti, scali, vie di comunicazione per sviluppare e difendere il loro dominio commerciale e marittimo; gli spagnoli miravano, invece, generalmente, a occupare e a colonizzare vasti territori.

Non dimentichiamo, però, le modifiche che le scoperte geografiche causarono nella vita di tutti i giorni. Innanzitutto l’aumento e la varietà dei beni di consumo, di cui beneficò un pubblico sempre più largo. Caffè, cioccolato, tè, patate, tabacco, pomodori, zucchero furono importati sempre in maggiore quantità dalle Americhe e queste importazioni favorirono l’ampliamento delle attività commerciali e dei servizi, specialmente nelle città. Altri effetti delle scoperte geografiche si ebbero nel campo delle costruzioni navali, infatti occorrevano più navi che fossero adatte alla navigazione oceanica.

Le navi erano piene di beni di consumo come vino, grano, pesce, sale e olio d’oliva, per questo la stazza media delle navi aumentò. Ovviamente, la Spagna ebbe sin dal principio il monopolio del commercio con il Nuovo Mondo che, però, già all’inizio del XVII secolo era minacciato dalla concorrenza delle attrezzatissime navi olandesi, francesi e inglesi e dagli assalti dei pirati.

Il rapido formarsi dei due imperi coloniali, spagnolo e portoghese, e l’emergere dell’Olanda e dell’Inghilterra come potenze navali, sembravano chiudere ai mercanti veneziani il ruolo tenuto fino ad allora. In realtà dalla fine del XV secolo, nuovi mercati si aprirono a Venezia: anzitutto quello tedesco, che richiedeva la seta e il cotone grezzo, che veniva trasformato in fustagno per le industrie tessili. Oltre alla seta, i mercanti veneziani trattavano i vini di Malvasia, le uve secche di Zante e di Cefalonia (Grecia), spezie, zucchero, velluti, libri e il vetro di Murano.

Nel corso del Cinquecento, quindi, ripresero i commerci veneziani e furono caratterizzati dall’uso delle vie terrestri come alternativa alle vie marittime.

Capitolo II

Le lotte per il predominio sulla penisola italiana

Nasce in Europa lo Stato assoluto di tipo moderno

Dal 1454 il regno di Napoli, lo Stato Pontificio, la Repubblica di Firenze, il ducato di Milano e la Repubblica di Venezia costituivano i centri di equilibrio su cui si reggeva l’assetto interno alla penisola. Nonostante le diversità territoriali, degli ordinamenti giuridici amministrativi, delle caratteristiche sociali ed economiche, esse avevano la stessa necessità di garantirsi la sopravvivenza politica attraverso il reciproco rispetto degli accordi.

La stessa tendenza si riscontrò anche in Francia, Austria, Spagna e Inghilterra. Le grandi monarchie, per affermare il loro potere su quello della nobiltà laica ed ecclesiastica, avevano consolidato il proprio apparato amministrativo, finanziario e militare e si erano impegnate in un’opera di riunificazione del territorio nazionale sotto il loro dominio. Nasceva così lo Stato assoluto di tipo moderno, destinato a durare fino alla rivoluzione francese.

Il ducato di Milano

A Milano la dinastia degli Sforza, succeduta a quella dei Visconti nella prima metà del Quattrocento, proseguiva nell’opera di riorganizzazione amministrativa, militare ed economica del ducato. Benché il potere degli Sforza fosse ritenuto illegittimo, essi erano riusciti a ottenere il consenso popolare e ad assicurare al ducato visibili progressi socioeconomici.

La Repubblica di Venezia

Commercio marittimo e diplomazia erano le vere forze su cui si reggeva la Repubblica veneta, la cui supremazia sui mercati orientali era ancora lontana dalla crisi. Sul piano diplomatico la condotta di Venezia era molto accorta e abile: coltivare l’amicizia con il Papa e diffidare dall’imperatore d’Austria, cautelarsi nei confronti degli Sforza, intrattenere buoni rapporti con Spagna e Francia.

Firenze

La Repubblica di Firenze era tale solo nel nome, perché in realtà era una signoria retta dalla casa dei Medici, i quali possono essere considerati il simbolo delle fortune politiche che favorivano la nuova aristocrazia toscana. Il potere, basato su alcune modifiche della costituzione fiorentina, era esercitato con mano ferrea.

Lo Stato della Chiesa: nepotismo e squilibri tra Roma e dintorni

Nello Stato della Chiesa, la corte pontificia era diversa dalle altre: i cardinali non erano collaboratori fedeli del Papa, ma si consideravano suoi grandi elettori e conducevano un autonomo e complesso gioco di alleanze con i potenti d’Italia e d’Europa, mirando ad accrescere non solo il proprio prestigio e i loro personali vantaggi ma anche a consolidare le loro famiglie. Gli esempi più noti sono quelli di Alessandro VI verso il figlio Cesare Borgia. Intanto nobili, preti e contadini abbandonavano la campagna romana, dominata dalla malaria e dal brigantaggio, stabilendosi a Roma o in uno dei centri limitrofi.

Il regno di Napoli

Nel regno di Napoli, il governo assoluto di Alfonso d’Aragona, proseguito con mano ancora più dura dal figlio illegittimo Ferdinando I (Ferrante) aveva consentito alla dinastia aragonese di reprimere i tentativi di ribellione dei nobili napoletani. Sia Alfonso che Ferrante avevano riorganizzato l’amministrazione delle finanze del regno e avevano cercato di sistemare i rapporti con la Chiesa.

Dopo la morte di Alfonso, la successione al trono napoletano fu contrastata e solo dopo un’aspra lotta con Renato d’Angiò, Ferrante riuscì ad ottenere l’eredità paterna, ma solo per il Mezzogiorno continentale perché la Sicilia era passata al ramo principale della casa l’Aragona.

Le vicende della successione al trono di Napoli, che vede la Spagna e la Francia scontrarsi per ottenere il dominio, avevano riacceso lo spirito di ribellione della nobiltà locale, stimolata dalla Chiesa che doveva mantenere la propria supremazia. Tutto ciò faceva del regno di Napoli un elemento di instabilità per il fragile equilibrio su cui si reggeva l’Italia.

In seguito alla morte di Ferrante si assisté alla lotta per la successione del re di Francia e Carlo VIII fu indotto ad abbandonare qualsiasi progetto di espansione per dedicarsi alla conquista del regno di Napoli. Fra coloro che convinsero Carlo VIII a scendere in Italia vi fu un nobile meridionale, Antonello San Severino, principe di Salerno.

La continua opera di persuasione svolta da San Severino, la sua denuncia delle persecuzioni a cui erano soggetti nel napoletano i seguaci del partito angioino, il richiamo al dovere del re di Francia di raccogliere l’eredità di Renato d’Angio, avevano molto influito su Carlo VIII. Per Carlo VIII la conquista del Mezzogiorno d’Italia gli avrebbe, inoltre, aperto la strada verso un’ulteriore espansione in Oriente a danno dei turchi, offrendogli il controllo del Mediterraneo.

In questa impresa Carlo VIII era sollecitato anche dagli interessi della borghesia francese, che aveva messo gli occhi sui più importanti centri commerciali e sui porti italiani, come Genova e Napoli. Per giungere a Napoli Carlo VIII doveva passare per i territori del ducato di Milano, retto da Ludovico il Moro.

Era importante, dunque, l’appoggio del duca, il quale nonostante pensasse che l’impresa di Carlo VIII potesse avere ripercussioni negative su di sé, accettò di appoggiarlo. Ludovico Il Moro riteneva che il re Carlo VIII avrebbe lavorato per lui garantendogli il dominio sul ducato e liberandolo dall’alleanza tra Napoli e Roma che egli avvertiva come una minaccia.

Carlo VIII scese in Italia nel 1494 e dopo essersi fermato a causa di una malattia, puntò verso la Toscana e giunse a Firenze dove il figlio di Lorenzo, Piero, offrì a Carlo VIII amicizia e sottomissione. L’ultimo ostacolo di Carlo VIII restava il Papa Alessandro VI Borgia, sostenitore degli aragonesi di Napoli. Ma anche Alessandro preferì dare via libera alle armate francesi.

Così Carlo VIII giungeva a Napoli, dove Ferdinando II (Ferrandino) abbandonava il trono prima ancora di combattere. La facilità del successo di Carlo allarmò il re di Spagna, Ferdinando Il Cattolico, e l’imperatore d’Austria, Massimiliano, oltre che la Repubblica di Venezia, così si creò un’alleanza antifrancese tra Ferdinando, Massimiliano e Venezia, talmente forte da indurre i francesi a ritirarsi rapidamente verso i propri confini. Sul trono napoletano ritornava Ferdinando, mentre Venezia approfittava dell’occasione per impadronirsi di alcuni porti pugliesi. Quindi la spedizione di Carlo VIII si concluse con un fallimento ma essa aveva dimostrato che la penisola italiana poteva essere facile preda di un sovrano più accorto e fortunato dell’ingenuo francese.

A Firenze emerge la figura di Girolamo Savonarola

In seguito alla caduta di Piero De Medici, i fiorentini trovarono in Girolamo Savonarola una guida morale di grande fascino. Nato nel 1452 a Ferrara (Emilia-Romagna), poco più che ventenne e mosso dallo scadimento dei costumi e della religione, decise di farsi frate.

La sua potente predicazione, la sua denuncia dei mali della Chiesa, la sua condanna ai costumi dell’epoca richiamarono su di lui tutta l’attenzione del popolo fiorentino. Carlo VIII vide in Savonarola il rigeneratore dell’Italia. Il frate sostenne l’alleanza con la Francia e promosse una nuova costituzione che figurasse realmente un governo repubblicano a Firenze.

Le continue prediche di Savonarola, la distruzione di oggetti mondani e artistici, avevano impaurito la classe dirigente fiorentina, così a Firenze si creò un clima di tensione causato dalla formazione di due fazioni:

  • I Piagnoni, seguaci di Savonarola;
  • I Palleschi, sostenitori dei Medici o di altre tendenze e gruppi.

Il Papa reagì scomunicando Savonarola, il quale rispose appellandosi al Concilio: il frate si dichiarò in grado di produrre, davanti a un Concilio, indiscutibili prove dell’ateismo di Alessandro VI.

Anteprima
Vedrai una selezione di 20 pagine su 91
Storia Moderna -  Dalle scoperte geografiche (1400) al Congresso di Vienna (1815) Pag. 1 Storia Moderna -  Dalle scoperte geografiche (1400) al Congresso di Vienna (1815) Pag. 2
Anteprima di 20 pagg. su 91.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia Moderna -  Dalle scoperte geografiche (1400) al Congresso di Vienna (1815) Pag. 6
Anteprima di 20 pagg. su 91.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia Moderna -  Dalle scoperte geografiche (1400) al Congresso di Vienna (1815) Pag. 11
Anteprima di 20 pagg. su 91.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia Moderna -  Dalle scoperte geografiche (1400) al Congresso di Vienna (1815) Pag. 16
Anteprima di 20 pagg. su 91.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia Moderna -  Dalle scoperte geografiche (1400) al Congresso di Vienna (1815) Pag. 21
Anteprima di 20 pagg. su 91.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia Moderna -  Dalle scoperte geografiche (1400) al Congresso di Vienna (1815) Pag. 26
Anteprima di 20 pagg. su 91.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia Moderna -  Dalle scoperte geografiche (1400) al Congresso di Vienna (1815) Pag. 31
Anteprima di 20 pagg. su 91.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia Moderna -  Dalle scoperte geografiche (1400) al Congresso di Vienna (1815) Pag. 36
Anteprima di 20 pagg. su 91.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia Moderna -  Dalle scoperte geografiche (1400) al Congresso di Vienna (1815) Pag. 41
Anteprima di 20 pagg. su 91.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia Moderna -  Dalle scoperte geografiche (1400) al Congresso di Vienna (1815) Pag. 46
Anteprima di 20 pagg. su 91.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia Moderna -  Dalle scoperte geografiche (1400) al Congresso di Vienna (1815) Pag. 51
Anteprima di 20 pagg. su 91.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia Moderna -  Dalle scoperte geografiche (1400) al Congresso di Vienna (1815) Pag. 56
Anteprima di 20 pagg. su 91.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia Moderna -  Dalle scoperte geografiche (1400) al Congresso di Vienna (1815) Pag. 61
Anteprima di 20 pagg. su 91.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia Moderna -  Dalle scoperte geografiche (1400) al Congresso di Vienna (1815) Pag. 66
Anteprima di 20 pagg. su 91.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia Moderna -  Dalle scoperte geografiche (1400) al Congresso di Vienna (1815) Pag. 71
Anteprima di 20 pagg. su 91.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia Moderna -  Dalle scoperte geografiche (1400) al Congresso di Vienna (1815) Pag. 76
Anteprima di 20 pagg. su 91.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia Moderna -  Dalle scoperte geografiche (1400) al Congresso di Vienna (1815) Pag. 81
Anteprima di 20 pagg. su 91.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia Moderna -  Dalle scoperte geografiche (1400) al Congresso di Vienna (1815) Pag. 86
Anteprima di 20 pagg. su 91.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia Moderna -  Dalle scoperte geografiche (1400) al Congresso di Vienna (1815) Pag. 91
1 su 91
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/02 Storia moderna

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Flavia1991 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia moderna e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Salerno o del prof Viscardi Giuseppe.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community