Storia contemporanea
L'unificazione italiana e l'Europa
Età della globalizzazione: società liquida, difficile seguire i criteri del passato a causa dei cambiamenti epocali. La globalizzazione è un processo economico di integrazione dell'intera economia mondiale in un unico mercato, con superamento delle barriere nazionali e allargamento di orizzonti culturali, sociali, di costume allo scenario mondiale. Effetti: finanza, migrazioni, consumismo, internet, e crescita dei populismi.
1815: anno del congresso di Vienna: con la sconfitta di Napoleone si operò la ricostruzione del sistema degli Stati in Europa: RESTAURAZIONE dei governanti precedenti.
1848: periodo di disordini.
1870: unificazione degli ultimi due grandi stati nazionali, Germania e Italia; periodo caratterizzato dalla pace e grandi trasformazioni sociali, culturali, e politiche fino alla Prima Guerra Mondiale. – Risorgimento italiano (dal Congresso di Vienna 1815 alla presa di Roma 1870): affermazione dei principi di libertà e indipendenza nazionale, unificazione di costumi, linguaggio e letteratura.
1848: rivendicazioni politiche (si vuole un governo rappresentativo) in Europa continentale in seguito alla crisi economica del 1846-47. Ungheria (dall’Austria) e Italia aspirano all’indipendenza. Ci sono rivendicazioni di tipo sociale, i ceti popolari agiscono con quelli borghesi.
Prima guerra d'indipendenza italiana
La battaglia di Curtatone e Montanara, battaglione universitario senese: il Regno di Sardegna (Piemonte) vuole liberare la Lombardia dagli Asburgo, con la partecipazione del Gran Ducato di Toscana e del papato, che in seguito si ritirarono. Non si hanno risultati perché termina con un armistizio, paese diviso in 7 regni (Sardegna, Lombardo-Veneto, Ducato di Parma Piacenza e stati annessi, di Modena, Granducato di Toscana, Stato Pontificio, Regno delle Due Sicilie).
Piemonte: Costituzione liberale concessa da Carlo Alberto che poi abdica in favore del figlio Vittorio Emanuele II. Cavour (liberali) e Mazzini volevano unificare l’Italia, caratterizzata da diverse situazioni economiche dovute al diverso uso agricolo. Cavour (liberali monarchici) e Mazzini (democratici repubblicani) volevano unificare l’Italia, caratterizzata da diverse situazioni sociali ed economiche dovute al diverso uso agricolo.
Nord: assetto di conduzione agraria che prevedeva con vario tipo di proprietà che includeva anche investimenti di capitale. Sviluppo industria tessile (seta), grandi masse di braccianti. Triangolo industriale Milano, Torino e Genova.
Centro: Mezzadria: tipo di conduzione agraria che prevede che i padroni dividano il raccolto con i mezzadri che lavorano la terra in base a determinati contratti colonici. Negatività: staticità e mancanza di investimenti.
Sud: zona più arretrata, grandi latifondi non ben sfruttati, mancanza di vie di comunicazione.
Regno di Sardegna
Monarchia costituzionale, “Statuto Albertino”, camera eletta a suffragio ristretto, senato nominato dal re, molto potere alla corona. Nonostante la posizione moderata di politici come Massimo d'Azeglio (favorevole ad accettare la gravosa pace con l’Austria dopo la Prima guerra d’indipendenza), il Parlamento ebbe una maggioranza progressista (pur sempre nell'ambito monarchico-liberale), che tra l’altro nel 1850 approvò le “Leggi Siccardi” con cui si ridimensionavano gli anacronistici privilegi clericali.
Progetto di Cavour
- Liberalismo di respiro europeo: per accelerare il progresso economico, civile e politico. Promuoveva il libero scambio, un nuovo sistema creditizio, istruzione popolare e riforma dell'amministrazione statale.
- Politica interna: alleanza con componenti progressiste, voleva un’ampia maggioranza parlamentare (primo esempio di trasformismo: capacità di allearsi con coloro che sono di diversi ideali), poi presidente del Consiglio. Obiettivi: canali, irrigazione, sviluppo agricolo, svecchiamento della burocrazia, nuovo ceto borghese.
- Politica estera: Piemonte agisce nella guerra in Crimea con i franco-britannici contro la Russia per poi portare la questione italiana su un piano internazionale (congresso di Parigi, 8 aprile 1856).
- Impegno per l’indipendenza italiana: accordi di Plombières luglio 1858: guerra contro l’Austria con Napoleone III che voleva l’egemonia francese in Europa e voleva anche Nizza e la Savoia.
1849-1859: decennio di preparazione che porta all’unificazione italiana, periodo di ripiegamento e decisioni con una prevalenza dei Piemontesi e liberal-democratici nell’unità d’Italia. Mazzini voleva una repubblica unitaria inserita nel contesto degli altri stati dell’Unione Europea, no socialismo.
Seconda guerra di indipendenza
1859: Dopo un ultimatum, Vienna ingiunse al Piemonte di smobilitare le truppe e scoppiò la guerra. Successi dei franco-piemontesi nelle battaglie di Solferino e San Martino. Intanto, sollevazione di Toscana e ducati di Parma e Modena: cacciati i sovrani; in queste zone e nelle Legazioni pontificie (Emilia Romagna) si costituirono governi provvisori (Bettino Ricasoli in Toscana).
Napoleone III contro l’Austria: convinto di non poter avere l’egemonia sull’Europa, si incontrò a Villafranca con l’imperatore austriaco Francesco Giuseppe per trattare la pace e firmò l’armistizio. Si prevedeva una federazione di stati italiani presieduta dal Papa: anche se la Lombardia veniva unita al Piemonte e Nizza e Savoia passavano alla Francia. L’unificazione sotto il Piemonte: sostenuta anche dalla Gran Bretagna.
1860: Cavour al governo e Napoleone III accetta l’annessione dell’Italia centrale. Plebisciti in Toscana e Emilia si all’annessione. I liberal-moderati sarebbero stati la classe dirigente del nuovo Stato, a cui ancora mancavano il Veneto, Roma e il Lazio e il Sud.
Sud d'Italia
Fasi alterne, con insurrezioni e richieste di riforme, carte costituzionali e assemblee rappresentative, generale diffusione di un “legittimismo” borbonico tra i contadini. Generale Giuseppe Garibaldi: sbarco a Marsala per conquistare del Regno delle Due Sicilie.
L’Impresa dei Mille: tanta partecipazione popolare, la rapida penetrazione di Garibaldi e l’introduzione di leggi a favore dei contadini (volevano la terra). I proprietari terrieri si annessione al Piemonte per mantenere l’ordine sociale. Sicilia venne conquistata e i garibaldini arrivarono fino a Napoli.
Cavour capì che c’era il rischio di una insurrezione democratica nel Sud e nello Stato della Chiesa: le truppe sabaude invasero e conquistarono l’Umbria e le Marche e marciarono su Napoli.
Incontro di Teano (Caserta) e il Regno delle Due Sicilie venne “consegnato” ai piemontesi. Regno d’Italia fu proclamato il 17 marzo 1861, continuità con quello di Sardegna (Torino capitale, il Re era II, lo statuto era quello albertino, le leggi quelle piemontesi, monarchia costituzionale, ampie prerogative della Corona, classe dirigente liberale di origine aristocratica e un ristrettissimo suffragio basato sul censo.
Limiti e problemi: mancata integrazione del sud, dove invece delle terre i contadini si trovarono una nuova tassa sul macinato (sui grani, aumento del prezzo del pane) e la coscrizione obbligatoria (obbligo del servizio militare che per anni toglieva i giovani dal lavoro e dalla famiglia); perciò contro i “piemontesi” si sviluppava il brigantaggio, i giovani stavano sulle montagne per non essere reclutati. Papa contrario alla conquista di Roma. Restava infine la mancata conquista di Trento, Trieste e la Dalmazia (terre irredente fino alla Prima Guerra Mondiale: “irredentismo”) e il Veneto, ottengono solo la Lombardia e danno a Napoleone Nizza e Savoia.
L'unificazione tedesca e l'Europa
La Prussia di Bismarck
Unificazione della Germania: simile a quella dell’Italia (portano all’alleanza tra i due paesi giunti in ritardo all’unificazione):
- Iniziativa di Stati monarchici relativamente piccoli come la Prussia e il Piemonte;
- Ruolo centrale di personalità come i ministri Bismarck e Cavour;
- Conquista per gradi di un territorio nazionale diviso e frastagliato.
- Antiaustriaci.
Numerose anche le differenze:
- Autonomia e protagonismo della Prussia in Europa rispetto all’inserimento diplomatico del Piemonte;
- Importanza della guerra e superiorità militare in Germania, movimento anche dal basso in Italia.
- Italia: accentratrice e Germania: federalista.
1850: Confederazione germanica (Stati della Germania): Alla guida dell’Austria (Guglielmo I) si oppone la Prussia. 1854: Il Re di Prussia Federico Guglielmo, dopo aver revocato la Costituzione, istituì un sistema politico fondato sul censo, con suffragio universale che penalizzava le classi popolari nell’elezione della “camera bassa”, poi affiancata da una «Camera dei signori» nominati dal sovrano tra gli aristocratici.
1858: Trono a Guglielmo I in una fase movimentata dalla guerra di Crimea e da quella del 1859 di Francia e Piemonte contro l’Austria. Si affermò un nazionalismo prussiano che portò alla modernizzazione dell’esercito, all’allungamento della leva e al raddoppio dei coscritti. Reazioni dei progressisti, confermate dalle elezioni del 1862.
1862: Per superare la situazione di stallo, il Re nominò Primo ministro (CANCELLlIERE) il barone Bismarck, che avrebbe guidato la Prussia e poi il Reich (Impero) fino al 1890. Bismarck del ceto degli Junker: Nobiltà terriera di antiche tradizioni militari, conservazione dell’ordine esistente e alla crescita del prestigio internazionale e della potenza della Prussia. (Assorbì l’alta borghesia liberale e attraverso una «rifeudalizzazione» fu egemone sulla borghesia urbana (commercianti, piccoli imprenditori), sconfitta nel 1848). Riforme precedenti: “un’alta professionalità del ceto burocratico pubblico, unita a una forte coscienza corporativa del proprio ruolo istituzionale”.
Bismarck porta alla potenza prussiana: Realpolitik fondata sull’analisi e lo sfruttamento dei rapporti di forza esistenti. Controllo sul parlamento, limiti alla libertà di stampa: “doppio stato” nel quale il parlamento rimaneva formalmente in carica ma il potere era in mano alla Corona, dal governo (espressione degli Junker e delle classi alte su cui era egemone) e dalla burocrazia statale. Rapporto diretto del sovrano e del Cancelliere con l’opinione pubblica: regime plebiscitario.
A differenza del Piemonte e a somiglianza semmai della Francia di Napoleone III, la restaurazione post-quarantottesca seguiva in Prussia la via di un’involuzione autoritaria della vita politica e di un accentramento extraparlamentare del potere, che cercò il proprio sbocco in una politica estera aggressiva.
La guerra austro-prussiana
Terza guerra d’indipendenza italiana, 1866 + Veneto.
1863: Bismarck aspira alla parità con l’Austria nell’ambito germanico.
1864: Guerra e vittoria della Prussia e dell’Austria contro la Danimarca (Ducati di Schleswig e Holstein sotto l’influenza dei due paesi vincitori).
L’azione diplomatica di Bismarck favoriva la volontà di un ridimensionamento del ruolo austriaco: Gran Bretagna: politica “del pendolo”, riequilibrio dei poteri in gioco; Russia voleva la rivincita dopo la guerra di Crimea; Francia come Prussia voleva bilanciare l’autoritarismo interno con successi in politica estera.
1866: Guerra e vittoria della Prussia e dell’Italia contro l’Austria (grandi successi prussiani, sconfitte italiane). Prussia cede il Veneto alla Francia che lo cede all’Italia (Terza guerra d’indipendenza). Sciolta la Confederazione germanica guidata dall’Austria, nasce la Confederazione germanica del Nord (a Nord del Meno) guidata dalla Prussia.
Sistema istituzionale: Consiglio federale (Bundesrat) di nomina regia, gli Stati erano rappresentati in base alla loro importanza e vi dominava la Prussia; parlamento (Reichstag) eletto a suffragio universale maschile ogni cinque anni ma con poteri assai ridotti. Eserciti unificati sotto la Prussia, che aveva il potere di dichiarare guerra e firmare i trattati. Struttura statale federale con ampi diritti elettorali ma egemonizzata dal blocco di potere prussiano: “ruolo cruciale degli Junker, delle caste militari e dell’esercito, esautorazione delle Camere elettive, forte preminenza dell’esecutivo e della Corona sul parlamento”. Gli stati tedeschi del Sud autonomi ma sempre più legati alla Confederazione del Nord (monete, commercio, dogane, alleanza militare ecc.) All’ascesa della Prussia faceva da contraltare la crisi dell’Impero asburgico dove c’erano più spinte delle sue numerose nazionalità.
La guerra franco-prussiana e la proclamazione del Reich
1867:1967: Napoleone III aveva aspirazioni di potenza europea e avanzò pretese sul Ducato del Lussemburgo (già olandese). Opposizione di Bismarck: una conferenza internazionale ne decise la smilitarizzazione e neutralità.
1868: Fine dell’intesa tra Prussia e Francia e quando una congiura militare spinse alla fuga la regina Isabella II, il governo provvisorio offrì il trono di Spagna al principe prussiano Leopoldo di Hoenzollern-Sigmaringen. [Per la Spagna ne seguirà un breve periodo di regno di Amedeo I di Savoia (1870-1873), poi una repubblica (1873-1874) e infine il ritorno della monarchia dei Borbone fino al 1931].
Bismarck approvò ma di fronte alla dura avversione di Napoleone III che chiese a Guglielmo I di desistere, il “cancelliere di ferro” sfruttò il ruolo ormai enorme della stampa nel suo regime plebiscitario.
1870: Bismarck alimentò l’anti-francesismo dell’opinione pubblica: anche gli stati del Sud si unirono militarmente alla Confederazione. Mentre anche nel regime plebiscitario francese l’opinione pubblica si scagliava contro la Prussia, Bismarck rese noto il progetto di annessione del Belgio che Napoleone III gli aveva comunicato segretamente nel 1866.
19 luglio 1870: Napoleone III dichiarò guerra a Guglielmo I.
1 settembre 1870: Sconfitto a Sedan, Napoleone III prigioniero.
28 gennaio 1871: Proclamata la repubblica, Parigi si arrese ai prussiani.
18 gennaio 1871: A Versailles, Guglielmo I di Prussia venne proclamato imperatore (Kaiser) tedesco (secondo Reich dopo il Sacro Romano Impero).
10 maggio 1871: Pace di Francoforte: oltre ad una alta indennità di guerra, la Francia cede alla Germania l’Alsazia e la Lorena settentrionale. Francia: desiderio di Revanche.
La Germania e l'Europa
Le due rapide vittorie di Bismarck dimostravano la superiorità militare tedesca, minacciosa anche per la Gran Bretagna: il binomio militarismo-nazionalismo [spirito nazionale] aveva fornito una prova sul piano della politica estera: volontà di affrontare le vicende “con il ferro e con il fuoco” - che Bismarck aveva dichiarato appena insediato nel suo ruolo di Cancelliere.
UNA VOLONTA’ CHE SI APPLICAVA SOPRATTUTTO SUL PIANO EUROPEO, in un’epoca invece che vedeva ormai profilarsi il fenomeno imperialista.
Congresso di Berlino 1878: Bismarck “onesto” sensale (patrocinatore, intermediario) tra le rivalità europee.
Vitalità interna del Reich: dopo l’unione doganale dello Zollverein, ulteriore liberalizzazione per imprese e commerci. Le indennità francesi concorsero all’arricchimento, l’inflazione europea aumentò il ruolo delle banche.
NACQUE IL MODELLO DI BANCA MISTA, promuoveva prestiti per investimenti industriali (fenomeno necessario per l’industrializzazione di un paese second comer, arrivati, dopo la Gran Bretagna).
Giacimenti carboniferi della Ruhr, comunicazioni lungo il Reno, produzione di ferro in aumento: sviluppo massiccio dell’industria tedesca sebbene la Gran Bretagna mantenesse la posizione dominante. Intervento costante dello Stato con commesse militari, sostegno ai crediti delle banche e alla concentrazione dei capitali nelle nuove società per azioni.
Mentre l’impero asburgico era costretto a concentrarsi sulla penisola balcanica, la Francia covava un pesante revanchismo antitedesco.
Il periodo di pace tra le grandi potenze sarebbe durato fino alla Prima guerra mondiale (nonostante scontri, incidenti e contrapposizioni al di fuori dei confini europei), ma le rivalità contrapposte non furono mai completamente sopite, come emerge dalle cartine geografiche umoristiche dell’epoca.
Sonderweg: la Germania abbia seguito una strada particolare (special path) per sviluppare la propria economia e modernizzare il proprio sistema politico: la Germania è un’eccezione nel quadro delle nazioni europee.
La "prima" globalizzazione e la spartizione del mondo
La spartizione del mondo, 1870-1911/1914
Globalizzazione: è un neologismo che indica il processo economico di integrazione dell’intera economia mondiale in un unico mercato, con conseguente superamento delle barriere nazionali, acquisendo anche il significato estensivo di allargamento degli orizzonti culturali, sociali, di costume, allo scenario mondiale. Prima epoca in cui le connessioni e gli scambi tra le diverse aree del mondo diventarono sempre più intensi e costanti, appunto nel periodo dopo il 1870. A questa cosiddetta “prima globalizzazione” preferiamo ancora contrapporre la più tradizionale definizione di “spartizione del mondo”, che comunque implica il progressivo passaggio da una società fondamentalmente “eurocentrica” ad una in cui vari fenomeni concorsero al ruolo sempre più rilevante di tutte le altre aree del mondo.
La "Grande Depressione" e le migrazioni di massa
Dopo l’espansione produttiva della prima metà dell’800, una serie di fattori concorsero alla “grande depressione”.
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