Storia moderna - il mondo moderno
Va dalla fine del XV/inizi del XVI sec. sino alla fine del XVIII/inizi del XIX secolo. I riassunti vanno dal capitolo 1 al capitolo 10 del volume di storia moderna: il mondo moderno. Il capitolo 11 è disponibile gratuitamente come PDF su richiesta tramite e-mail.
Capitolo 1: Vivere e percepire gli spazi
Le frontiere
Il confine è una linea che chiude un paese e ne fa iniziare un altro. I confini più facilmente individuabili sono i cosiddetti "confini naturali" che coincidono con emergenze naturali (monti, fiumi, mari). È una creazione della tarda età moderna (1700). Sino a metà del ‘600, al posto di confine si parla di frontiera. Il confine è fittizio, è una linea, mentre la frontiera è una zona cuscinetto, un territorio abitato da una mescolanza di diverse popolazioni, dove il controllo dello stato viene meno data la presenza di catene montuose. È un luogo magmatico, un luogo dove diverse culture e con molti matrimoni misti. Negli anni del trionfalismo e del nazionalismo francese si parla di "frontiera storica" (= territori un tempo appartenenti ad uno Stato al momento sotto la sovranità di un altro), che ha giustificato una politica espansionistica che mirava ad inglobare in uno stato territori che non ne facevano parte fino a raggiungere i limiti naturali.
Lo stesso Luigi XIV si interessa molto ai confini, portando avanti il concetto di confini naturali, lo Stato deve raggiungerli perché sono stati dati dalla natura (Reno, Atlantico, Mediterraneo, Alpi, Pirenei). Egli rivendicò il possesso di tutto il territorio della Gallia ai tempi di Giulio Cesare, ma essenzialmente egli puntò alla conquista dei possedimenti spagnoli dei Paesi Bassi. Una questione intricata è rappresentata dal duro scontro che oppose gli Asburgo ai Turchi, che indusse i primi a costruire nelle pianure ungheresi delle frontiere con luoghi fortificati. Si spiega in questo modo l'intricata questione che caratterizza la moderna Bosnia. Un ruolo importante fu giocato dai cartografi, la carta non fu più un semplice inventario su ciò che era collocato su un territorio, ma costituiva un programma su quello che si poteva occupare (cioè avevano precise finalità politiche, amministrative e militari).
L’idea di Europa
Lo spazio europeo ha conosciuto diversi momenti di restringimento e di allargamento (es. Polonia, che nel 400 era lo stato esteso d’Europa e fra il 1772 e il 1795 scomparve), non è un dato fisico ma piuttosto un dato culturale. Non vi era un’idea di Europa unita, vi erano esclusivamente dei territori, anche molto distanti tra loro, che facevano parte dell’Europa. Coloro che non appartenevano a questo mondo venivano considerati barbari; vi era una linea invisibile che divideva il governo assoluto ma temperato delle monarchie occidentali da quello dispotico degli zar e dei sultani.
Se il territorio europeo si rimpiccioliva per effetto delle conquiste turche, si allargava in seguito alla colonizzazione del nuovo mondo, proiezione della Spagna con città modellate su quelle castigliane. Le abitudini, il tenore di vita, la religione spagnola furono trapiantate in America, dove si dirigevano non solo gli elementi più bassi della società, ma anche nobili.
Patria e nazione
Il termine nazione nel Seicento indicava un gruppo con propri usi e costumi, con una lingua propria, con una letteratura propria. Con nazione si indicavano anche gruppi o ceti che avevano responsabilità politiche o che facevano parte delle istituzioni rappresentative. Il termine patria invece veniva adoperato per indicare il luogo di nascita, di residenza o la regione dove si conduceva la propria vita, e si diluiva man mano che ci si allontanava dal luogo natio.
Gli Stati nazionali si sono formati e consolidati, dunque, nella sola età moderna ciò non distrusse le identità regionali, ma tese a riconoscerle e preservarle (raramente nazionalismo e regionalismo entrarono in contrasto). Quel che portò a una rivalutazione dei termini “patria” e “nazione” fu una combinazione di diversi fattori, quali lo spirito di identificazione, di quello di legittimazione, stesse lingue e stesse tradizioni. Ogni conflitto che fece opporre ai tedeschi, spagnoli, francesi, italiani, non fece altro che aumentare in loro la consapevolezza di appartenere a una nazione. Nelle milizie del 500 e 600 lo spirito nazionale fu particolarmente sentito e diffuso, anche se uno Stato non esisteva, esisteva per un forte spirito nazionalistico. Nei paesi invasi i ceti dominanti nella burocrazia straniera imposero i propri costumi, tranne che in Italia, che si contraddistingueva grazie al suo forte passato storico. Dunque la “nazione” indicava un soggetto collettivo che si contrapponeva ad altri. Soltanto nella seconda metà del 700, con la rivoluzione francese, il termine assunse i caratteri tipici moderni, secondo i quali una nazione indica la totalità del popolo che gode di diritti politici che costituiscono l’essenza della cittadinanza (e ciò coincide con Stato indipendente).
Il mare
Uno degli elementi naturali la cui predominanza è alla base della sopravvivenza di uno Stato è il mare. Ciò è avvenuto per stati quali Venezia, Genova, Portogallo, Paesi Bassi ed anche Gran Bretagna. In questi Stati la massa terrestre è notevolmente ridotta rispetto a quella costiera. Il mare, però, è sempre stato reputato come un elemento ostile, molti infatti cercarono vie alternative, voltandogli le spalle. Tuttavia esso era fondamentale per le relazioni commerciali, molti sono i settori che si sono sviluppati proprio grazie al mare. Inoltre, fra le tante attività favorite dal mare, vi era la pesca (si crearono intere comunità di pescatori).
Non c’era ancora uno Stato europeo che ne detenesse l’assoluto potere, non c’era ancora l’idea che la capacità navale di uno Stato fosse la base della sua potenza (ciò venne dimostrato in seguito da Elisabetta I). Ciò però non significava che non vi fosse la consapevolezza che molti interessi dello Stato potessero essere meglio garantiti dal controllo delle principali rotte marittime. Già Carlo, che creò una vasta potenza terrestre, collegò diverse zone via mare. Altri Stati, come la Danimarca, sfruttarono la propria posizione per controllare i tratti di mare dai quali passavano le rotte commerciali del tempo. Da un lato, la proiezione marittima di uno Stato non costituiva il fattore fondante di un’identità, tuttavia innescava in chi doveva necessariamente confrontarsi con tali navi, l’idea che quei mari fossero di quelle determinate nazioni.
La città e la cittadinanza
Il continente europeo è un continente di città con una densità non molto omogenea. A partire dal 500, nonostante sino ad allora fossero state di grande importanza le “capitali provinciali”, tutto il potere iniziò ad accumularsi presso la capitale. Essa divenne il centro dello Stato; in genere infatti il sovrano fissava lì la propria residenza (o quella delle istituzioni statali). In queste città avvengono scambi commerciali sociali in cui domina l’economia monetaria e non esiste un preciso tipo di città. Le più importanti furono Madrid, Parigi, Napoli, Vienna, Roma e Londra. Legato alla città è da sempre il concetto di cittadinanza, che all’epoca indicava godere di diritti particolari di natura fiscale, giudiziaria, militare. Vi erano pratiche di esclusione a tale diritto (come per i forestieri) ed anche alcune di integrazione, che consentivano a coloro che non erano cittadini di poterla acquisire. Per ottenere la cittadinanza si teneva conto degli anni d’abitazione, si poteva sposare un cittadino, conferire “onore” alla città, etc.
Il ghetto
Le pratiche di esclusione erano particolarmente stringenti nei confronti delle minoranze ebraiche che vivevano in molti centri urbani europei. Gli ebrei erano accusati di essere assassini di Cristo, di praticare omicidi rituali, di essere troppo abili nel commercio. Ciò portò a forti misure di espulsione e reclusione. Nel 1492 Ferdinando d'Aragona e Isabella di Castiglia espulsero tutti gli ebrei da ogni loro dominio, ad eccezione di coloro che avessero deciso di convertirsi al cristianesimo. Alcuni decisero di convertirsi, gli altri si sparsero (alcuni nei territori italiani, altri in quelli musulmani e quelli tedeschi si trasferirono verso la Polonia e la Lituania). Tra le forme di segregazione a cui gli ebrei furono costretti vi era quella del ghetto (quartiere). Soltanto nel 700 si giunse all’emancipazione, ma con minoranze che li guardavano ancora con sospetto.
Capitolo 2: Da Gand a Yuste: la parabola di un imperatore europeo
Le radici di un imperatore europeo
Il 24 febbraio del 1500 nasceva a Gand Carlo d'Asburgo, figlio di Filippo il Bello e di Giovanna di. La città di Gand nel Belgio fu uno dei centri principali europei per la produzione della lana, nel 1383 entrò a far parte dei possedimenti di Filippo di Borgogna (Valois). Egli ed anche i suoi discendenti cercarono di unire altri territori (odierni Paesi Bassi) nel tentativo di ripristinare l'antico regno di Lotaringia, fallito in seguito alla sconfitta da parte di Carlo il Temerario. La figlia ed unica erede di Carlo il Temerario, Maria, sposò l'imperatore Massimiliano I d'Asburgo, portando in dote i Paesi Bassi e la Franca Contea. Dai due nasce Filippo il Bello, padre di Carlo. La madre di Carlo invece, Giovanna, fu la terzogenita di Ferdinando II d'Aragona e Isabella di Castiglia (i Re Cattolici), ma la morte dei fratelli la pose al primo posto nella successione della corona aragonese e castigliana. Carlo fu il secondo figlio di Filippo, detto il bello, e Giovanna di Castiglia, poiché del matrimonio della sorella Eleonora con il re del Portogallo non erano nati eredi. Carlo divenne l'unico erede dei suoi genitori. Il gioco delle dinastie dinastiche si presentò in diverse situazioni e divenne una prassi essere governati da un sovrano straniero che poteva diventare il Re Nazionale se la dinastia a cui apparteneva riusciva a mantenere il trono a lungo. Nel 1504 morì Isabella e 1516 Ferdinando, nel 1506 Filippo il Bello, facendo di Giovanna l'erede di entrambe le corone, ma i suoi squilibri mentali fecero perdere credibilità. Carlo fu proclamato re della corona castigliana a Bruxelles nonostante la regina legittima fosse ancora in vita e si recò da lei per avere la conferma del titolo, a patto che sui documenti ufficiali sarebbe apparso il suo nome. Nel 1516 morì Ferdinando e nel 1519 Massimiliano I, Carlo così ereditò i loro immensi territori.
Come si trasmettono le corone
Tra il 1400 e il 1500 la maggior parte degli Stati europei erano monarchie. La corona si passava dal primogenito al primogenito (principio dinastico). Legge salica, in cui alle donne era precluso l'accesso al trono. Non tutte le monarchie erano ereditarie, ci sono anche quelle elettive, tra cui il papato e l'impero (Polonia dopo la scomparsa degli Jagelloni). L'Impero divenne monarchia elettiva nel 1356 quando Carlo IV emanò la bolla d'oro, 7 principi con potere di nominare l'imperatore (anche se quasi tutti della casa d'Asburgo), di cui 4 erano laici (il marchese del Brandeburgo, il duca di Sassonia, il principe del Palatinato e il re di Boemia) e 3 ecclesiastici (agli arcivescovi delle città di Treviri, Magonza e Colonia). Il Papa veniva eletto da un collegio cardinalizio.
Governare con il consenso
La maggior parte delle monarchie europee del 500 possedeva istituzioni rappresentative (cortes, parlamenti, Stati Generali, diete) in cui partecipavano i diversi ceti sociali. Queste istituzioni potevano essere unicamerali o bicamerali (in Inghilterra = Camera dei Lord e dei comuni). Nacquero in epoca medievale per dare auxilium e consilium al re. Col tempo la loro funzione perse importanza. Nel 500 i parlamenti non si convocavano ma venivano convocati dai sovrani. Ogni volta che moriva un re e ne veniva eletto un altro si nominavano nuove istituzioni in base a politica. Ciò avveniva tramite un donativo che aiutava economicamente il sovrano agli inizi del suo governo (es. Carlo V per Paesi Bassi con citt. Castiglia).
I regni iberici
Il matrimonio tra Isabella e Ferdinando nel 1469 aveva unificato gran parte della penisola iberica (tranne Navarra, il Portogallo e Granada, poi conquistata nel 1492). A questi territori si aggiungevano la Sardegna e la Sicilia con Napoli (dinastia cadetta della casa d'Aragona). La popolazione dei regni di Castiglia e d'Aragona agli inizi del 500 contava circa 5,7 milioni di abitanti. Le città più importanti erano Madrid (sotto Filippo II capitale), Valladolid, la sede della Corte, Siviglia, Cordoba e Toledo.
L'economia castigliana si basava su agricoltura, la pastorizia e la manifattura (specie sui panni di lana). La Mesta: associazione di allevatori e proprietari di greggi, dotata di privilegi reali (consentivano di utilizzare gran parte del territorio come pascolo), ma ben presto usurparono molte terre non destinate a loro, così Castiglia non fu in grado di nutrire la sua popolazione in crescita, quindi alzò il prezzo dei cereali.
L'economia aragonese fu danneggiata dalla scoperta dell'America, ma la situazione cambiò quando Barcellona riacquisì il suo antico splendore. L'articolazione sociale della penisola iberica comprendeva 30 casate aristocratiche ai vertici, cavalieri (hidalgos), un clero, una borghesia agraria (a capo letrados), mondo contadino (mercantile, manifatturiera ed intellettuale). Proprietari terrieri sono ordini cavallereschi ed hermandades (guardia armata cittadina per ordine pubblico).
All'arrivo di Carlo in Castiglia mirava a identità popolare ed economia. Crebbe il malcontento popolare. Nel 1520 Junia insorse contro il potere vista l'assenza di Carlo. Il movimento, detto dei comuneros, chiese:
- Che le Cortes si riunissero ogni tre anni.
- Che fossero ridotte le spese di corte.
- Che non fossero assegnate cariche pubbliche agli stranieri.
- Che venisse costituito un decentramento amministrativo che anche il re doveva subire.
Furono sconfitti da Carlo V a Villalar nel 1521. L'imperatore tornò in Spagna, cominciò a servirsi di uomini di governo Castigliani, imparò lo spagnolo, si sposò con un'iberica, Isabella di Aviz, e fu più attento agli interessi del paese.
Le monarchie composite
Il sovrano con consiglieri era una precisa istituzione, sia a titolo informale, dovevano aiutare il monarca a rispettare i diversi profili nazionali. Carlo non poteva essere dappertutto, per questa ragione adottò diverse soluzioni per mantenere i suoi domini. Castiglia e Paesi Bassi erano governati da appartenenti alla sua famiglia. Nei territori tedeschi il fratello Ferdinando era sovrano mediato e c'erano viceré (Napoli, Sicilia, Sardegna, Aragona) e Milano con governatori.
Matrimoni per acquisire nuovi territori e stringere alleanze: Carlo con Isabella per eredità sul Portogallo, Ferdinando con una appartenente alla dinastia degli Jagelloni di Polonia. Tra i consiglieri più fidati di Carlo troviamo: Mercurino di Gattinara, i Granvelle e Francesco de Los Cobos.
Quattro versioni di impero:
- La prima (di Gattinara): l'impero come un sistema di Stati europei indipendenti sotto l'egemonia di Carlo.
- La seconda (umanisti): rinascita del Sacro Romano Impero con Roma come capitale.
- La terza: impero nel senso medievale del termine e come una formazione territoriale che comprendeva la Germania e l'Italia meridionale.
- La quarta: concepiva libero nei termini di una potenza mondiale che andava dall'Europa all'America.
La concezione che dominò a lungo fu quella di Gattinara. Carlo era visto come il nuovo Carlo Magno.
L’America
Nel 1492 la Spagna (Castiglia) si lanciò alla conquista delle Americhe per cristianizzare quelle aree. Il trattato di Tortellidas del 1494 assegnava alla Spagna le aree ad ovest, al Portogallo quelle ad est della linea di demarcazione, distante 370 leghe da Capo Verde. Il dominio di Carlo V era dunque giustificato da una legittimazione di natura religiosa. I territori del nuovo continente non erano considerati colonie ma come parti integranti della colonia asburgica; organizzazione che ricalca quella spagnola con vicereami, governatori, capitani generali, Chiesa.
Carlo V non aveva titolo di imperatore della Nuova Spagna. Si preoccupò molto della condizione degli indios, vittime di una politica di sfruttamento da parte dei conquistadores. Si oppose alle idee di Sepulveda che considerava i nativi degli schiavi pari a bestie. Nel 1542 promulgò la Leges Nuevas de Indias, che pose dei limiti allo sfruttamento della manodopera india, nonostante, vista la lontananza con la Castiglia, fu difficile rispettarle.
La Francia
Francesco I di Valois, trono di Francia dal 1515 al 1549. Contro Carlo numerose battaglie: ottenne possesso della Borgogna. La sua Francia non includeva: Alsazia, Lorena, Franca Contea, il Rossiglione, la Corsica, Avignone, la Savoia, l'Artois, Venassino. L'esito vittorioso della guerra dei 100 anni aveva espulso gli inglesi dalla Francia consentendo a Luigi XI di riportare il suo regno a un ruolo di grande potenza in Europa. La Francia, a differenza della Spagna, adottava una politica di annessione che trasformava in provincia i territori annessi.
La Francia era il regno più vasto e popoloso dell'Europa centro occidentale e sembrava dotata di risorse militari, economiche, finanziarie inesauribili. L'economia francese si basava su agricoltura, fortemente regionalizzata, cereali e vino, manifattura dei panni in lana e in seta e la metallurgia. Il commercio era florido specie grazie ai porti collocati in Normandia e sulla Manica, che intrattenevano rapporti con i Paesi Bassi, l'Inghilterra, l'Oriente e le Americhe. Le città importanti erano Parigi, Rennes, Digione, Aix-en-Provence. Francesco sconfisse l'esercito di Massimiliano Sforza e col Trattato di Negan ottenne il possesso di Milano e concordato di Bologna, diritto di nominare i titolari.
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