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ECONOMIA

700 = incremento demografico (“rivoluzione”) in un quadro differenziato. Europa occidentale/orientale e meridionale

1700 = 100/120 milioni abitanti; 1750 = 120/140 milioni; 1800 = 180/190 milioni

Crescono bisogni Cresce tasso natalità. Cala tasso mortalità (Migliore alimentazione, igiene, meno guerre e epidemie,)

Aumenta popolazione in CITTÀ’: urbanizzazione

Problemi: approvvigionamento ANNONA /ordine pubblico/ sanità

Lavoro: mercato + libero //corporazioni .

Problema della terra

Terra = base per produzione

Rivoluzione agricola (aumento produzione, diminuzione uomini impegnati, accorpamento delle terre, recinzioni)

fattore essenziale per passaggio da economia di sussistenza a economia moderna

Coltiv. intensiva: Ingh. /Paesi Bassi / Francia / Pianura Padana

Coltiv. estensiva: Russia / Spagna

Cosa cambia?

Rapporto città -campagna (da sfruttamento a investimento)

Contadini liberi e servi es. Francia 900.000 servi ma 80% contadini proprietari costretti al lavoro di braccianti.

RIVOLUZIONE INDUSTRIALE

Una delle più profonde trasformazioni nella vita e nella società . Origine del mondo contemp.

Novità - Con scienza e tecnica si interviene sulla natura. Scienza è potere -

Presupposti: passaggio al sistema di fabbrica

(soprattutto in Ingh.: cotone, ma poi anche altri rami dell’industria tessile e metallurgica).

Mezzi : innovazioni tecnologiche

1. sostituzione delle macchine alla fatica umana

2. sostituzione fonti artificiali di energia (macchina a vapore)

3. ricorso a materie prime come sostanze minerali

Conseguenze

1. aumento produttività e reddito

2. miglioramento condizioni di vita

3. investimento in conoscenze e tecnologie

4. nuove aggregaz. intorno alle fabbriche

5. muta il volto delle città

6. cambiamento dei modi di pensare e agire

Costi:

1. sfruttamento coloniale

2. sfruttamento lavoratori senza tutela

3. sfruttamento lavoro minorile e di donne mal pagate

4. aumento divario tra i paesi più ricchi e meno ricchi

Il movimento luddista

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Illuminismo:

.

La Geografia

lo sforzo di unificazione per definire l’I. si scontra con le differenze ambientali

Enlightenment Illuminismo Lumieres Aufklaerung

CRONOLOGIA

Precedenti seicenteschi- Riv.scient. - crisi coscienza europea

1713-48: 1a generazione

Guerra di successione spagnola / Pace di Aquisgrana si esaurisce l’età precedente

1748-75: 2a generazione Encyclopedie battaglie civili

1756-1763 guerra 7 anni pace di Parigi cosmopolitismo_

1775-89: crisi dalle riforme alle utopie egualitarie

LA STORIOGRAFIA SULL’ ILLUMINISMO

Il problema di una definizione

Impossibile dare una risposta univoca.

Concetto polisenso nelle varie lingue europee, ha subito molte metamorfosi nel giudizio delle generazioni

Più che categoria è una nozione fluida, riferita a fenomeni storici non omogenei. Rispetto a:

GRANDI PERIODIZZAZIONI = secolo di eventi sociali e politici fra le due rivoluzioni borghesi

REALIZZAZIONI DELLE IDEOLOGIE BORGHESI= programmi di riforme

RADICI SOCIALI DELL’IDEOLOGIA=crisi di crescenza della classe borghese

PROGRESSO DELLE SCIENZE= crescita di un corpus di metodologie e cognizioni che influenzeranno tutte le attivit

clima culturale.

ILLUMINISMO Definizione

KANT Was ist Aufklarung? Che cosa è l’Illuminismo?

l’Ill. é l’uscita degli uomini dallo stato di minorità a loro stessi dovuto. Minorità è l’incapacità di servirsi del proprio i

senza la guida di un altro. A loro stessi è dovuta questa minorità, se la causa di essa non è un difetto dell’intellett

mancanza della decisione e del coraggio di servirsene come guida.

Sapere ande! Abbi il coraggio di servirti del tuo intelletto ! è il motto dell’illuminismo.

(Abbagnano, Diz. di filosofia p. 451)

Illuminismo .= indirizzo filosofico definito dall’impegno di estendere la critica e la guida della ragione a tutti

dell’esperienza umana.

Comprende 3 aspetti:

1. realizzazione di una conoscenza aperta e critica che abbia gli strumenti per la propria correzione (fede cartesiana per la

ma potere della ragione limitato dall’empirismo, dalla dottrina della cosa in sé)

2. estensione della critica ad ogni conoscenza o credenza (Cartesio l’aveva limitato al campo della scienza e della metafisic

della politica e della religione restavano tabù)

3. uso, in tutti i campi, di questa conoscenza per migliorare la vita singola e associata degli uomini.

(utilità sociale della cultura)

RAGIONE E NATURA Razionalismo e naturalismo

FILOSOFIA

- La natura fornisce le leggi della logica (non l’Autorità)

Filosofia naturale è la scienza (interpretata in senso utilitaristico) nucleo del pensiero ill.

- L’Ill., procedendo con metodo razionale analitico proprio delle scienze, aspira a verità indiscutibili , vagliate dalla ragion

DIRITTO

-Diritto naturale (giusnaturalismo)

-Diritti della natura umana in sé, inalienabili uguali in qualsiasi tipo di società

-Diritto comune : funzionalità del sistema giuridico contro Arcana juris

ETICA

-Morale naturale

-indipendente dalla religione (ateo virtuoso)

-l’uomo qual è, non quale dovrebbe essere. Antropologia ill.: ineluttabilità delle passioni

-tolleranza

-morale relativistica, edonistica

RELIGIONE

-Religione naturale

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-rifiuto della Rivelazione

-DEISMO: esistenza di un dio creatore al quale si giunge razionalmente osservando l’armonia dell’universo

-deismo > immanentismo > panteismo: dio=natura

ECONOMIA-

FISIOCRAZIA (etimologia = potere della natura)

-dottrina che si impone a metà del 700 e ritiene di aver scoperto l’ordine naturale del sistema economico

Fin dall’inizio dell’età moderna si poneva il problema economico di connettere potenza e ricchezza

1613-1630 = dottrina economica mercantilistica

*volontarismo mercantilistico E’ temuto l’egoismo individuale come disgregante

L’azione politica è diretta a razionalizzare l’ordine economico, incapace di realizzare il benessere della collettività Il pr

programmatore

l’agricoltura non è trascurata, ma finisce per non essere valorizzata perché ritenuta inesauribile

-Favoriti industria e commercio

INDUSTRIA= arte moltiplicatrice di beni vendibili

COMMERCIO= traduce in danaro i beni prodotti

-1700-1730 Reazione_al MERCANTILISMO

i principi continuano ad applicare regole e programmi mercantilistici ma gli economisti dubitano che l’ordine economico

sia irrazionale e credono che LEGGI NECESSARIE regolino non solo l’astronomia, Fisica, Geologia ma anche ECONOM

1750- movimento fisiocratico: François Quesnay, Mercier de la Riviere, Mirabeau il vecchio

1756 articoli Encyclopedie - Fermier - Grains

1758-66 TABLEAU ECONOMIQUE sintesi del pensiero fisiocratico

Fondamenti filosofici della dottrina economica fisiocratica : idea di un creatore benefico che ha dotato l’uomo del des

felicità e dei mezzi per raggiungerlo. Per raggiungere il benessere è necessario obbedire alle leggi naturali fisiche (cui n

sottrae) e morali (che si può o no accettare ma l’uomo ragionevole le accetta)

L’uomo deve conoscere le leggi naturali;

La scienza le individua;

La politica le traduce in legge e ne impone il rispetto

1. la natura ha dettato le leggi

2. il legislatore le traduce in leggi civili

3. l’economista le volgarizza (nuova figura dell’economista

-Il sovrano assoluto va illuminato

La fisiocrazia ritiene che la società sia divisa in 3 classi secondo una visione utilitaristica:

I produttrice: agricoltori (surplus)

II proprietari terrieri e esattori

III sterile tutti gli altri

Importanza di questa affermazione per il superamento della divisione per status

La natura detta le leggi- All’uomo non resta che secondarle Lasciar fare = liberismo economico

°primato dell’agricoltura

°Libertà di possedere, lavorare, commerciare

°imposta unica fondiaria

°Disuguaglianza sociale

-significato innovatore contro sistema feudale anche se suscitò adesione tra esponenti della vecchia cultura

- contadini istruiti solo quanto basta per farli lavorare meglio ed essere obbedienti

-Fisiocrazia= espressione di precisi interessi politici e sociali: borghesia fondiaria e agraria, preferenza per la grande p

capace di investire, superamento della distinzione tra proprietari nobili e proprietari borghesi.

LE RIFORME

Il problema Mutuato dal vocabolario religioso, il termine riforme nel diciottesimo secolo passò ad

indicare una serie di interventi in ambiti nevralgici della vita civile, dagli apparati

amministrativi e finanziari all’economia ed il commercio, dagli ordini sociali alle istituzioni

ecclesiastiche. Il Settecento, infatti, si caratterizza come il periodo in cui i principali Stati

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europei avviarono un processo di riordinamento e trasformazione che, se non fu dappertutto

efficace e fecondo, in nessun luogo risulta del tutto assente.

Un rapporto di causa-effetto tra l’elaborazione delle idee illuministiche e la politica dei sovrani settecenteschi è stato

suggerito dagli stessi contemporanei: re e philosophes traevano certo reciproci vantaggi dal mitico, felice connubio tra

potere e cultura, capace di generare una nuova età dell’oro. Se il monarca aveva la migliore legittimazione del potere

assoluto nella repubblica delle lettere, impersonando il re-filosofo, gli intellettuali più vicini ai sovrani potevano vedersi

riconosciuta una funzione professionale anche sul piano economico ed insieme aprivano la strada alla realizzazione dei

propri ideali.

L’ incontro tra potere e cultura, in una geografia differenziata, avrebbe trovato definizione nella formula dispotismo

illuminato coniato dagli storici tedeschi verso la metà dell’Ottocento. Tuttavia già nel Settecento venivano qualificati

despoti illuminati quei sovrani che, con il sostegno degli stessi philosophes, intendevano usare la propria autorità per

combattere i privilegi dei ceti e favorire le riforme. Analizzate in rapporto alle differenti condizioni economiche,

politiche, sociali e culturali in cui i sovrani si trovarono ad agire, le riforme appaiono sempre più tentativi di

potenziamento degli eserciti, riorganizzazione amministrativa e finanziaria, incentivi ai mercati resi necessari ed urgenti

soprattutto dopo esperienze belliche di notevole portata. Non a caso a vivere le più intense stagioni riformatrici furono i

territori in cui la debolezza dei ceti emergenti e la conseguente fragilità dell’opinione pubblica lasciavano allo Stato

accentratore tutto lo spazio dell’iniziativa. Qui i prìncipi potevano assumere una funzione tutelare e paterna di gestione

del regno come di una res familiaris, in cui i sudditi restano figli minori incapaci di esprimere un autonomo volere.

Finalizzata ad un benessere generale individuato dall’alto, questa politica sociale paternalistica era insieme autoritaria e

benevola, esercitata con metodi esclusivamente amministrativi. La via per tentare di uscire dalla crisi, aggravata dalle

guerre di successione prima e da quella dei sette anni poi, fu infatti individuata nella distribuzione dei carichi fiscali. Il

mezzo, suggerito dalla cultura illuministica, fu l’abbattimento dei privilegi. I risultati, inevitabilmente, sarebbero stati

condizionati dalle diverse capacità di resistenza della struttura corporativa dei ceti detentori di poteri e privilegi nei

singoli Stati, ma non avrebbero soddisfatto né i sostenitori né i nemici dell’Ancien régime.

Caratterizzato da un nuovo modo di porre i problemi e di proporre soluzioni, il processo di modernizzazione nella

spinta settecentesca trovò un supporto culturale di grande efficacia nel linguaggio dei lumi, maturato dalla svolta

spirituale di fine Seicento. Anche la parola <<riforme>> come poche altre, rimandando ad un insieme di valori,

diventava una di quelle spinte ideali grazie a cui gli uomini vivono il proprio tempo e, perciò, potrebbe essere

identificata come una delle componenti della <<psiche collettiva>> della civiltà del XVIII secolo.

Vecchie e nuove potenze sullo scacchiere europeo

L’ assetto politico-territoriale dell'Europa settecentesca era stato determinato dall'esito del contrasto tra gli Asburgo e i

Borbone per la successione spagnola (1701-1714). Il concetto politico di equilibrio, che aveva ispirato le strategie di

alcuni paesi sul calare del Seicento, appariva tanto ragionevole da sembrare destinato a durare a lungo sia pure tra

antichi e nuovi risentimenti, opposte volontà di potenza, imprevisti rovesciamenti di alleanze. Ne derivò

un’intensificata attività diplomatica diretta a favorire intese, anticipare strategie difensive, combinare matrimoni.

Intanto fiorivano progetti di pace perpetua come quello dell’abate di Saint-Pierre e si intraprendevano guerre peraltro

mai risolutive.

A fronte di un’Olanda sempre meno temibile, l’Inghilterra, dotata della migliore flotta del mondo, ampliava i suoi

orizzonti per il controllo delle vie del commercio e dei rapporti internazionali. Estranea alle tensioni in atto sul

Continente, faceva sentire ugualmente il suo peso per la forza crescente e i legami dinastici con l'Hannover. Le sue

aspirazioni ad una pace feconda di buoni traffici trovavano ostacolo nella Francia, che con una politica commerciale e

coloniale ambiziosa offriva nuove occasioni di rianimare un’antica rivalità, espressa anche nella contrapposizione di

modelli politici e sociali.

In Spagna la dinastia dei Borbone metteva salde radici, avviando con Filippo V un programma di risanamento delle

finanze, di ammodernamento dell’esercito e di razionalizzazione dell’amministrazione secondo il modello francese.

Non solo. Grazie all’influenza esercitata a corte da Elisabetta Farnese e dal cardinale Alberoni, prendevano corpo i

tentativi di ristabilire la perduta supremazia spagnola in Italia. Gli accordi dell’Aja (1720), cui la Spagna fu costretta

dopo la sconfitta subita da parte di una Quadruplice Alleanza (Inghilterra, Olanda Austria e Francia), non frenarono le

trame della regina determinata ad assicurare un trono ai figli nella Penisola. Ed infatti, sul fronte italiano il passaggio di

quasi tutti i domini spagnoli agli Asburgo d’Austria sarebbe stato presto bilanciato dalla nuova dignità assunta dal

Ducato sabaudo che si costituiva in Regno di Sardegna (1720), e dalla conquista spagnola del Regno di Napoli con

l’ascesa al trono del giovane don Carlos di Borbone (1734).

Quanto alla monarchia asburgica, la considerevole espansione territoriale più che favorire, sembrava denunciare la

sostanziale fragilità di antiquate strutture finanziarie ed amministrative. Ad aggravare la situazione concorrevano le

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continue concessioni fatte da Carlo VI per garantirsi il riconoscimento della Prammatica Sanzione del 1726, che

stabiliva la successione sul trono imperiale e l’indivisibilità dei domini asburgici. Ma la spina nel fianco dell’Impero si

sarebbe rivelata la Prussia, vera novità nel gioco diplomatico delle grandi potenze. Pronta e disponibile ad alleanze in

funzione antiasburgica, sin dalla metà del XVII secolo si era impegnata a potenziare l’esercito e la burocrazia,

privilegiandoli come fattori centrali nelle dinamiche sociali ed economiche. Su questa base burocratico-militare poté far

leva Federico Guglielmo I (1713-1740), il <<re sergente>>, per garantire l’ascesa della Prussia a grande potenza, A

subire i danni delle vittorie prussiane non sarebbe stata solo la Polonia, duramente provata dalla crisi economica e

demografica del XVII secolo e bloccata nella via verso l’accentramento dall’anarchia nobiliare, ma una nazione tra le

più progredite d’Europa come la Svezia. A contenderle il predominio sul Baltico contribuì anche un’altra potenza

emergente, la Russia, che acquistava forte credibilità sullo scacchiere europeo, segnalandosi come grande forza

militare. Con l’obiettivo fondamentale di sottrarre il suo impero ad una situazione di isolamento e di dipendenza dai

mercati europei, lo zar Pietro I aveva intrapreso con determinata energia un ampio progetto di modernizzazione e di

espansionismo sostenuto da una progressiva affermazione dell’assolutismo e dal nuovo vigore della Chiesa ortodossa.

Guerre e riforme

Anche il secolo dei lumi non fu risparmiato da un clima conflittuale esteso dal campo degli interessi economici e

politici al confronto militare ed alle battaglie intellettuali. Non più motivate da forti ideali come guerre sante o di

religione, né attratte dall’ambizione di una indiscussa egemonia, le grandi potenze apparivano sempre più mosse dal

desiderio di acquisto e di espansione o di difesa dei diritti dinastici. Certo, con la crisi delle regole della cavalleria, il

modo di far la guerra già da molti decenni non era più lo stesso ed aveva assunto nel tempo caratteri nuovi, di grande

impatto sociale, legati ai problemi della professionalizzazione dei quadri militari. In alcuni paesi, infatti, le riforme

militari, pur rispondendo a primarie esigenze di razionalizzazione, avviarono un significativo processo di promozione

sociale di larghe fasce della popolazione e, per la vastità degli investimenti, costituirono uno dei settori trainanti non

solo dell’economia.

La serie dei conflitti bellici settecenteschi, avviati con la guerra di successione spagnola, riprese appena morto Augusto

II, re di Polonia. La Dieta polacca aveva eletto come successore Stanislao Leszczynski, la cui figlia aveva sposato Luigi

XV re di Francia. Tuttavia Austria e Russia riuscirono ad imporre l’elettore di Sassonia, che salì al trono col nome di

Augusto III (1733-1766). Contro questa sc

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Scienze politiche e sociali SPS/02 Storia delle dottrine politiche

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher flaviael di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia moderna e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Napoli Federico II o del prof Chiosi Elvira.
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