Storia moderna
Parte prima – il 500
Capitolo 1 – l’Europa alla fine del 400 e le esplorazioni geografiche
L’età moderna inizia dal 1492, scoperta dell’America. Nel 1453 cade Costantinopoli e
l’impero bizantino, che comporta per l’Italia la fine di decenni di ostilità e la
costituzione di una lega di principi che, dalla pace di Lodi nel 1454, avrebbe assicurato
un lungo periodo di tranquillità sotto il comando di Lorenzo il Magnifico. C’erano 5 stati
regionali: ducato di Milano, repubblica di Venezia, signoria medicea di Firenze, Stato
pontificio e il regno di Napoli. Inoltre, c’erano realtà minori fra cui il ducato di Savoia,
ducato di Ferrara, ducato di Urbino, marchesato di Mantova, repubblica di Genova,
repubblica di Lucca e repubblica di Siena. Durante la pace di Lodi ci furono degli
scontri. Nel 1480 il papato tentò senza successo di estendere il proprio dominio su
Firenze, poi fu la volta di Venezia. L’anno dopo papa Sisto IV approfittò della congiura
dei baroni (1485) per tentare di impadronirsi dell’Abruzzo, tentativo vano. Nel 1492
muore Lorenzo de Medici e il francese Carlo VIII usa l’esercito contro il regno di Napoli
di Ferdinando d’Aragona, rivendicando vecchi diritti degli angioini. Lo aiuta Ludovico il
Moro, reggente del ducato milanese, che spera che Carlo abbatta la dinastia
aragonese per uccidere suo nipote Gian Galeazzo Sforza, legittimo erede al trono ma
troppo giovane. Nel 1494 i francesi giungono a Firenze, dove scoppia una rivolta
antimedicea che ripristina la repubblica, dominata dal frate Girolamo Savonarola. Per 4
anni instaura un governo a un tempo popolare e teocratico: Cristo è proclamato re
della città, che viene sottoposta a un bagno collettivo di purificazione spirituale tra
prediche, processioni e funzioni religiose. Nel 1498 Savonarola è condannato ad essere
bruciato vivo e subentra un regime oligarchico filofrancese. Dopo Firenze i francesi si
spostano a Napoli, dove il re Ferdinando II non oppone resistenza. Nel marzo 1945 si
costituisce una coalizione antifrancese: lega tra Milano, Venezia e il papa. Carlo si
ritira. Si vanno organizzando gli Stati nazionali.
Portogallo e Spagna
All’origine delle monarchie occidentali troviamo delle guerre. La spinta aggregante
nella penisola iberica è data dalla reconquista, la lotta contro i musulmani che dura
dall’801 al 1492. Si formano così 3 monarchie: Portogallo, Castiglia e Aragona. Il
Portogallo riesce ad essere indipendente dalla potenza castigliana e, nonostante le sue
forze limitate, da qui partiranno le esplorazioni oceaniche, essendo esclusi dalle rotte
mediterranee da Castiglia. Conquistano Ceuta, le Azzorre, esplorano il litorale africano.
Nel 1492 Castiglia diventa un regno forte. La conquista di Granada pone fine alla
guerra contro i musulmani e vengono espulsi gli ebrei. Diventa potenza mondiale, il
momento chiave è il matrimonio tra Isabella di Castiglia e Ferdinando d’Aragona nel
1469. Il regno di Aragona comprende le isole Baleari e i regni di Sicilia, Sardegna e
Napoli. Il paese è però in decadenza, poiché il re Alfonso V sposta a Napoli la sua
residenza abbandonando alla sorte il regno. Inoltre, dopo la scoperta dell’America i re
cattolici (Ferdinando e Isabella) non sfrutteranno le strutture e l’esperienza marittima
aragonese.
Francia
La guerra che formò questa nazione è quella dei Cent’anni (1337-1453), combattuta
contro l’Inghilterra. La Francia esce vittoriosa e ne derivano ingrandimenti territoriali
nelle Fiandre e nella zona renana. Il Consiglio dei re costituisce il vertice
amministrativo, presiedendo alla cancelleria di corte e alla tesoreria. La principale
imposta è la taglia ma la vera fonte di ricchezza per la corona è il controllo che
esercita sulla Chiesa nazionale, definita gallicana, in base ad un concordato stabilito
tra Francia e Santa Sede: il sovrano mantiene il diritto di nominare vescovi e abati e in
cambio può disporre ampiamente delle ingenti ricchezze del clero. I re francesi godono
quindi di un potere economico che frena ogni opposizione dalle grandi casate feudali.
Quindi a fine 400 la Francia si rafforza. L’esercito è la sua forza, in particolare la
cavalleria.
Inghilterra
L’Inghilterra esce stremata e sconfitta dalla guerra dei Cent’anni. Tra il 1455 e il 1485
si verifica una crisi dinastica, la guerra delle Due rose, scoppiata per il tentativo della
casata di York di strappare la corona alla casa dei Lancaster. Le due famiglie erano
entrambe discendenti dalla dinastia normanna dei Plantageneti. La guerra si risolve in
una sorta di suicidio collettivo che provoca lo sterminio totale delle due famiglie rivali
e si chiude con un compromesso: la salita al trono di Enrico VII Tudor, unico
discendente dei Lancaster e sposato ad una York. Governa senza il Parlamento ed
instaura un regime che presenta già alcune caratteristiche dell’assolutismo. Il re può
avere l’appoggio della borghesia che si sta aprendo allo sviluppo marinaro. A tal fine
tra il 1497 e il 1508 la corona finanzia le spedizioni oltre oceano di Giovanni e
Sebastiano Caboto, esplorando la regione del Labrador e il golfo del San Lorenzo. La
seconda metà del XV secolo rappresenta un momento di profonda trasformazione
economica non solo per lo sviluppo mercantile: inizia il fenomeno delle chiusure,
ovvero le proprietà comuni dove i contadini possono cacciare, pescare pascolare, far
legna ecc vengono chiuse e quindi privatizzate. Attori principali sono gli esponenti
della nobiltà o della ricca borghesia, mentre i piccoli proprietari subiscono le
conseguenze. Questo fenomeno dipese da diversi fattori economici e politici:
l’incremento demografico non arrivava, a causa della peste del 1348; popolazione
meno numerosa significava meno richiesta di cereali, quindi prezzi più bassi dei
prodotti agricoli e scarsa convenienza all’investimento; il mercato della lana è in
espansione, da un lato il raffreddamento climatico crea una domanda maggiore, ma
dall’altro la stessa corona sostiene lo sviluppo di un sistema produttivo interno,
ponendo quindi forti dazi sulle esportazioni.
Impero germanico
A partire dal 1452 diventa monopolio della casata degli Asburgo fino al 1806. Si
presenta come un mosaico di staterelli, feudi laici o ecclesiastici, città libere. Sono più
di 400 entità politiche diverse tra loro. non c’è una dinastia imperiale, in quanto il
titolare viene scelto da 7 grandi elettori, quindi il potere centrale è molto debole e ad
ogni successione deve contrattare (o comprare) l’elezione al trono. L’impero nasce con
Carlo Magno, come risposta dell’Europa all’invasione araba. Dopo di che, venuta meno
la sua funzione difensiva, decade per poi rinascere ogni volta che l’Europa si sentirà
assalita da nemici esterni o lacerata da forze interne. Ciò si verifica non solo con
Federico II o Carlo V ma anche con Luigi XIV e Napoleone. La forza dell’impero consiste
soprattutto nella gestione delle miniere e nella vendita dei metalli, sempre più richiesti
dallo sviluppo urbano. Questa era la situazione quando salì al trono Massimiliano I
d’Asburgo (1493-1519). Nel 1477 sposò Maria di Borgogna, figlia ed erede di Carlo il
Temerario. I suoi maggiori successi furono diplomatici: alleanze matrimoniali che gli fu
possibile concludere con le principali monarchie del tempo, ossia quella spagnola e
quella ungherese, che avrebbero assicurato ai suoi nipoti Carlo e Ferdinando le corone
spagnola, fiamminga, imperiale, boema e ungherese.
Impero ottomano
Dal nome del re Otman morto nel 1326, considerato il fondatore. La popolazione di
origine mongola a partire dal XII secolo si impone sulle circostanti etnie arabe, dopo
averne assimilato la religione. A differenza degli arabi, che avevano sviluppato
un’altissima civiltà, i turchi sono soprattutto guerrieri, senza portare contributi a
scienza o arte. Nel 1453 Maometto II abbatte quel che resta dell’antico Impero
Romano d’Oriente e da questo momento avrà un confronto diretto con la Repubblica di
Venezia. I turchi riusciranno a strappare ai veneziani gran parte dei loro possedimenti
greci e albanesi. Alla fine del XV secolo i turchi possiedono l’Asia Minore, la Grecia e
buona parte dei Balcani, fino ai confini con Ungheria e Romania. La loro struttura
politica è semplice: il sultano è formalmente l’unico uomo libero, tutti gli altri sono suoi
schiavi; quando sale al trono la legge stabilisce che tutti i suoi fratelli vengano uccisi
per evitare rivalità e congiure; nel governo è assistito da un consiglio di ministri e
presieduto dal gran visir. La struttura dell’impero è feudale: i guerrieri più valorosi
sono ricompensati con un possedimento fondiario. Non pretendono la conversione dei
popoli sottomessi ma il non musulmano era tenuto a pagare più tasse.
Cristoforo Colombo
Nasce a Genova nel 1451 da un modesto artigiano. Nel 1484 propone al Portogallo
l’impresa di raggiungere le Indie navigando verso occidente ma ne ottenne un rifiuto.
Ritenta con i re cattolici ma Ferdinando dice di no perché la monarchia aragonese
controllava dalle Baleari alla Puglia, per cui il suo interesse era rivolto ad est. Fu la
moglie, spalleggiata da ricchi mercanti genovesi ad accettare. Partono il 3 agosto 1492
da Palos per tornare verso l’Europa a gennaio 1493, dopo aver toccato Cuba e Haiti.
Queste isole sono povere di cereali e di selvaggina, nonché di oro e spezie. Al primo
viaggio seguirono altri 3, con risultati negativi, e nel 1500 Colombo viene arrestato e
condotto in Spagna in catene. Muore da fallito nel 1506, emarginato dopo la
scomparsa della sua protrettrice Isabella, morta due anni prima.
La raya
La logica che aveva ispirato la raya era stata quella di tracciare una divisione
equidistante dalle ultime terre europee e le prime avvistate al di là dell’Atlantico, cioè
tra le isole del Capo Verde e le Bahamas. I portoghesi protestarono e ottennero uno
spostamento della linea di demarcazione che consentisse loro di esercitare il
monopolio della navigazione africana, e lasciasse agli spagnoli quella americana:
questo comportava una raya più vicina all’arcipelago americano. Nel 1500 Pedro
Alvares Cabral comandava una flotta diretta in India e ripete il tentativo, ma una
tempesta lo porta più a ovest in una terra che chiamerà Brasile. Si accorge che questo
si trova la di qua della raya, nella zona portoghese. Tutti pensavano che l’Asia fosse al
di là delle Antille e invece ora ci si rendeva conto che c’era una nuova immensa terra
protesa verso l’Africa. Nel 1502 un mercante fiorentino al servizio dei portoghesi di
nome Amerigo Vespucci capisce che gli europei non erano giunti in Asia, ma in un
nuovo continente. In suo onore il Nuovo Mondo fu chiamato America.
La comparsa degli inglesi: i Caboto
Furono gli inglesi a farsi avanti nella corsa alle esplorazioni marittime. Il primo passo fu
nel 1497, quando il re Enrico VII concesse a Giovanni Caboto di salpare alla conquista
di nuove terre. Dal momento che la raya aveva assegnato le zone temperate alla
Spagna e al Portogallo, all’Inghilterra non restavano che le infide acque del nord.
Caboto partì da Bristol con una sola nave e giunse alle coste del Labrador, a Terranova
e nel Golfo di S. Lorenzo. Dopo la sua scomparsa in un secondo viaggio, il figlio
Sebastiano cercò di proseguire le sue orme. Egli fu il primo a superare il circolo polare
artico.
Le civiltà dell’America precolombiana e i conquistadores
In quello che è l’attuale Messico esistevano due grandi civiltà: quella dei maya a sud e
quella degli aztechi a nord. I maya furono grandi costruttori di città, ognuna delle quali
formava un’autonoma entità politica (tipo le polis greche); erano agricoltori e
coltivavano il mais. A nord gli aztechi assumono caratteri sedentari, abbandonando la
primitiva indole nomade e bellicosa. A Tenochtitlàn, l’attuale Città del Messico,
costruirono dighe e canali. La loro società era articolata in caste (guerrieri, sacerdoti,
mercanti), al cui vertice stava l’imperatore. La conquista del Messico avverrà grazie
all’astuzia e alla ferocia. Alla caduta dell’impero azteco seguì qualche anno dopo
quella dell’impero inca, fra Perù e Bolivia. L’inca discendeva dal dio Sole ed era
considerato una divinità. Come i maya, essi furono grandi costruttori di città.
L’incontro-scontro fra Europa e America
I conquistadores che valicarono l’oceano appartenevano alle fasce più basse della
popolazione che non avevano nulla da perdere. Ci sono distruzioni di templi e oggetti
artistici, come anche la riduzione in schiavitù degli indios. Questo processo avviene
sotto la forma giuridica dell’encomienda, sorta di feudo concesso dalla monarchia agli
spagnoli che si recano nei nuovi possessi, quasi sempre per esercitarvi il mestiere
delle armi o servire nell’amministrazione. Con pretesto di convertirli e istruirli nella
religione cattolica, gli encomenderos ottengono la tutela degli indigeni presenti nelle
terre della loro “signoria” e li sottopongono a sfruttamenti. L’impero coloniale
spagnolo si estese rapidamente all’interno del continente americano, che fu diviso in
due vice regni: quello della Nuova Spagna, corrispondente all’incirca all’attuale
Messico e all’America centrale, e quello della Nuova Castiglia, che dal Perù giungeva
fino all’attuale Argentina. La coltivazione del mais fu sostituita con prodotti di lusso e
più redditizi per gli europei (caffè, cacao, canna da zucchero, tabacco).
Capitolo 2- L’età di Carlo V
La fine della “libertà” italica
In Italia il passaggio dalla signoria al principato aveva agevolato processi d’unione
territoriale coerenti, consentendo la formazione di Stati regionali di dimensioni assai
differenti. La nuova struttura di governo dei principati era articolata su un forte
apparato centrale e su una rete di uffici periferici ridisegnata nelle sue competenze e
rivolta a controllare, e in qualche caso a ridurre, la forza dei vecchi centri di potere. La
pace di Lodi, 9 aprile 1454, alla quale aderirono Milano e Venezia, e poi Firenze, lo
Stato della Chiesa e il regno di Napoli, riconosceva e assicurava ai cinque maggiori
stati italiani il possesso dei loro territori e li impegnava al reciproco aiuto in presenza
di attacchi esterni. L’obiettivo di questo patto era di mantenere l’equilibrio politico tra i
maggiori Stati della penisola italiana. La pace fu però interrotta alla fine del XV secolo,
con la morte di Lorenzo de’ Medici e il pontefice Innocenzo VIII. Il nuovo papa
spagnolo, eletto con il nome di Alessandro VI, costruì una rete di alleanze matrimoniali
al fine di favorire la sua famiglia. Nel ducato di Milano nel 1494, alla morte di Gian
Galeazzo Sforza, suo zio Ludovico, detto il Moro, reggente del ducato, se ne proclamò
signore. L’usurpazione richiedeva una legittimazione che il Moro ritenne di poter
ottenere con l’aiuto della Francia. Da allora si rafforzò la tendenza degli Stati italiani a
rivolgersi alle maggiori potenze dell’epoca, la monarchia francese prima e l’imperatore
Carlo V poi. L’impresa di Carlo VIII fu l’inizio delle guerre d’Italia. Le allarmate reazioni
trovarono sbocco nella formazione di una lega antifrancese a cui aderirono, nel 1495,
Venezia, Milano, Firenze, lo Stato pontificio, la Spagna e l’impero. A Firenze nel 1494
era scoppiato un moto che portò alla cacciata di Piero de’ Medici, figlio di Lorenzo,
responsabile di aver spianato la strada alle truppe francesi con la cessione di due
fortezze. Nel 1499 si verificò l’occupazione francese di Milano. Nel 1500 Luigi XII
successore di Carlo VIII, concluse il Trattato di Granada con Ferdinando il Cattolico, che
prevedeva la spartizione del regno di Napoli. Si creò una situazione di conflitto tra le
due parti e nel 1503, con la battaglia di Cerignola, si ha la conquista spagnola
dell’intero regno di Napoli. Dominio della monarchia spagnola sul Mezzogiorno d’Italia
e sul Mediterraneo meridionale. Dopo la morte di Alessandro VI, nello Stato pontificio
fu eletto Giulio II. L’obiettivo era di ripristinare l’integrità territoriale dello Stato. Egli
riuscì a frenare l’espansionismo veneziano. L’abilità di Luigi XII nel controllo dell’Italia
settentrionale aveva finito per allarmare Giulio II. Questi si adoperò per recuperare
un’intesa con Venezia. Ma il papa coinvolse nell’alleanza antifrancese anche spagnoli,
svizzeri e impero dando luogo nel 1511 alla Lega Santa. Si crearono le condizioni per la
restaurazione della signoria medicea, con il sostegno militare spagnolo contro la
repubblica. Le guerre d’Italia rappresentarono anche uno scenario di confronto e di
evoluzione delle tecniche militari: la forza dell’artiglieria segnò l’iniziale prevalenza
francese. Il ducato di Milano si mostrava l’elemento strategico per chi volesse
conquistare l’egemonia in Italia; questa considerazione spinse il nuovo sovrano
francese Francesco I ad organizzare una spedizione sulla penisola. Ducato di Milano ai
francesi e dominio spagnolo nel regno di Napoli.
Nel 1516 era morto Ferdinando il Cattolico cui successe il nipote Carlo V, eletto
imperatore del Sacro romando impero. La concezione imperiale di Carlo V
comprendeva la guida e la ricomposizione della cristianità, specialmente dopo la
riforma luterana, all’insegna di una monarchia universale. L’imperatore voleva
ottenere Milano e il ducato di Borgogna. Si creò un’alleanza a suo favore con papa
Adriano Vi, Enrico VIII e la repubblica di Venezia. L’imperatore fu sconfitto. Nel 1527,
circa 1200 lanzichenecchi, i mercenari tedeschi al servizio di Carlo V, rimast
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