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e Siviglia per le rotte per le Americhe), finendo per sancire il definitivo declino del

Mediterraneo (e, di riflesso, anche dell’Italia); il valore dell’oro crebbe moltissimo perché ne

diminuì la quantità in circolazione (le miniere americane erano in esaurimento e la

manodopera indigena scarseggiava per dure condizioni lavorative);

agli effetti nefasti della Guerra dei Trent’anni;

• al declino dei grandi sistemi imperiali (in particolare, la Spagna);

• al consolidamento di nuove gerarchie all’interno dei singoli Stati;

• movimenti sociali, quali rivoluzioni e rivolte.

Si deve sottolineare che i ritmi e le modalità della crisi furono diverse da area ad area e tutti i paesi

furono investiti e ne uscirono in modo diverso (per esempio, Inghilterra e Olanda, dopo la crisi

affermarono la loro egemonia in Europa). Ai fini della supremazia inglese, è stato fondamentale il

ruolo svolto dall’aristocrazia: se quella della Francia (e anche dell’Italia), mirava all’ottenimento di

concessioni fiscali sulle popolazioni soggette e a privilegi nella giurisdizione feudale, l’aristocrazia

inglese (e, in generale, quella del nord Europa) era economicamente intraprendente e mirava ad

arricchirsi investendo nell’agricoltura e nelle attività commerciali.

Il declino dell’Impero spagnolo

È più corretto parlare di declino e non di crisi, perché il processo di decadenza della Spagna non è

stato un processo breve e per escludere il significato di crollo verticale, significato insito nel

concetto di crisi. Filippo III

Durante il regno di (1598-1621) si manifestarono i primi segnali negativi: crisi dei

raccolti, peste del 1599, espulsione dei moriscos (musulmani convertiti al cristianesimo, che erano

causa di rivolte ma costituivano anche la spina dorsale del settore agricolo e artigianale spagnolo).

Tale espulsione dimostra quanto sia facile che una nazione in crisi trovi in una minoranza razziale il

capro espiatorio. Già durante tale regno, si affermò la figura politica del a metà strada tra il

valido,

primo ministro e il l’uomo di fiducia del sovrano. Sotto Filippo III, il duca di Lerma scelse una linea

pacifista. Filippo IV

Con il regno di (1621-1625) e l’avvento al potere del suo valido, il conte-duca

d’Olivares, per risolvere la crisi di consenso, si ritornò ad una politica imperialista e ad un maggiore

coinvolgimento delle province nella vita economica e militare della Spagna. Dapprima, Olivares

conseguì dei successi nella politica antiolandese. La guerra di Mantova (1628-1631) fu il suo errore

più grande: per proteggere i domini italiani dal pericolo francese, Olivares fece occupare il

Monferrato (peraltro, questo rimase ai francesi) e palesò a tutte le potenze europee la propria

aggressività imperialistica, ponendo le basi per il conflitto franco-spagnolo (1635-1648, ultima fase

della Guerra dei Trent’anni). Inoltre, intorno al 1640, la situazione spagnola fu resa più complicata

dalla rivolta in Catalogna (che, per protesta all’oppressione fiscale, si avvicinò alla Francia ma non

riuscì ad ottenere l’indipendenza per l’assenza di una solida volontà nazionale indipendentista),

dalla secessione del Portogallo e dalla rivolta del napoletano (in cui però le parti sociali non

remavano tutte dalla stessa parte).

Il consolidamento dello Stato moderno in Francia

Enrico IV, una volta raggiunta la pacificazione religiosa e l’equilibrio sociale, si occupò di

consolidare il proprio potere: meccanismo di reclutamento degli ufficiali rigidamente controllato e

compravendita degli uffici pubblici. Inoltre, adottò misure protezionistiche nel campo delle sete e

della manifattura e strinse delle alleanze in chiave antiasburgica. Tuttavia, frattanto andava

nascendo il problema del conflitto tra la nobiltà di spada (antica aristocrazia) e nobiltà di toga

(nuovi ricchi titolati), mentre la questione religiosa mostrava qualche focolaio ancora acceso.

In tale temperie, nel 1610 un fanatico della Lega cattolica assassinò Enrico IV. Gli successe al trono

Luigi XIII

il figlio (1601-1643), affidato alla reggenza della madre Maria dè Medici perché ancora

minorenne. Questi viene fatto sposare con Anna d’Austria, figlia di Filippo III di Spagna. Frattanto,

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la monarchia cade in crisi per via dei malcontenti dei contadini, dei nobili a causa della ripresa delle

ostilità da parte degli Ugonotti, preoccupati per la nuova situazione.

Dopo la convocazione nel 1614 degli Stati Generali (clero - nobiltà - Terzo Stato, costituito da

cardinale Richelieu

avvocati, professionisti, mercanti, ecc…), si fece strada il (1585-1642). Questi

diventa primo ministro nel 1624. Egli, costruendo uno Stato assoluto, voleva consolidare la

monarchia a livello nazionale e internazionale. Del suo operato politico si distinguono 2 fasi:

prima fase (1624-1628): Richelieu si dedica al consolidamento interno, fase in cui cerca di

• eliminare fisicamente il problema degli ugonotti e l’esistenza di uno Stato nello Stato. Nel

1628, l’importantissima fortezza ugonotta di La Rochelle cade dopo un anno di assedio (era

sostenuta dall’Inghilterra, cui faceva comodo una Francia destabilizzata al proprio interno).

Inoltre, seppe sconfiggere le rivolte contadine, dividendo il fronte dei ribelli.

seconda fase (1628-1642): presta molta attenzione alla politica internazionale.

• Compenetrando spionaggio, diplomatica e strategia della tensione vince il confronto con la

Spagna. Inoltre, crea una rete di commissari regi (i futuri prefetti), un esercito stanziale

(con annesse caserme e magazzini, fondamentali per acquartieramenti e rifornimenti) e una

flotta di guerra e commerciale specializzata.

Tuttavia, il conflitto sociale in essere tra nobiltà di spada e nobiltà di toga e i vari malesseri sociali

Giulio Mazarino

spenti ma non estinti costituiscono l’eredità lasciata al suo successore, l’italiano

(1602-1661), primo ministro sotto Luigi XIV (1643-1715) e la reggente madre Anna d’Austria. Egli

proseguì la politica di rafforzamento del potere centrale francese, estendendo ancora di più il ricorso

alla venalità degli uffici, aumentando la pressione fiscale e ridimensionando il potere della Spagna

(chiude la Guerra dei Trent’anni con la pace dei Pirenei del 1659). L’avversione verso l’oppressione

fiscale e le campagne militari scatenarono una rivolta che si estese da Parigi ai Parlamenti delle

Fronda Parlamentare

province, fenomeni rivoltosi che vanno sotto il nome di (da = fionda,

fronde

un gioco in voga tra i ragazzi parigini). Tale evento (1648-1649) rappresentò il tentativo dei ceti

parlamentari e della nobiltà provinciale di riconquistare gli spazi perduti con Richelieu e di evitare

la centralizzazione dello Stato. Fu riscontrata una certa partecipazione popolare ma l’azione centro-

periferie non era ben organizzata e il principe di Condè, leader militare e rappresentante della

grande nobiltà di sangue, riuscì a sedare la rivolta.

Fronda dei Principi.

1650-1653: Il principe di Condè riuscì a canalizzare in un solo fronte il

malcontento popolare e la blasonata aristocrazia. Dal canto suo, Mazarino contava su un apparato

centrale forte. Così, allorché questi fu mandato in esilio (1651), il vuoto politico creò delle

spaccature nel fronte dei ribelli e Mazarino poté raccogliere le forze militari intorno alla figura del

generale Turenne. A seguito della vittoria riportata nella Battaglia di Parigi (1652), Mazarino e il re

Luigi XIV ritornarono a Parigi. Così, alla fine del suo percorso politico, Mazarino riuscì a fare della

monarchia l’unica garante dell’ordine dello Stato e della stabilità del potere, riducendo la nobiltà a

mera cornice della società di corte parigina.

L’Impero germanico

Il potere dell’imperatore era condizionato dalla dipendenza dai 7 principi elettori, dall’influenza

della Dieta imperiale e dall’assenza di organismi politico-amministrativi unificati. Per di più, con

Rodolfo II d’Asburgo (1576-1612), l’equilibrio si spostò a favore degli interessi cattolici e nacque

un’Unione capeggiata dall’elettore del Palatinato, cui si contrappose la

evangelica, Lega cattolica,

che faceva capo al duca di Baviera. La questione della successione al trono di Boemia fece

scoppiare il conflitto politico-religioso. La Dieta boema aveva il timore che sul trono si andasse a

sedere Ferdinando di Stiria, rigido cattolico di formazione gesuitica. Nel 1617, la Lega Cattolica

riuscì a farlo eleggere e nel 1618 dei nobili protestanti gettarono dalla finestra del castello praghese

di Rodolfo II i due governatori cattolici di Mattia (fratello di Rodolfo II). Proprio con la

defenestrazione di Praga iniziò la Guerra dei Trent’anni. 29

La Guerra dei Trent’anni (1618-1648)

Un conflitto mondiale

Le peculiarità specifiche del conflitto sono 4:

rappresentò uno scontro fra 2 credi religiosi (Boemia-Unione Evangelica VS autorità

• imperiale-Lega cattolica);

sullo scenario europeo emersero nuovi protagonisti, quali la Danimarca e la Svezia;

• fu il primo conflitto di massa della storia moderna, evolutosi da una dimensione ristretta ad

• una internazionale;

si fece molto ricorso all’attività diplomatica, sebbene gli eserciti rivestissero un ruolo

• sempre più importante (la Spagna ne aveva uno costosissimo di 300mila unità, la Francia,

150mila). Gli eserciti venivano finanziati dallo Stato, per mezzo della riscossione tributaria e

delle razzie compiute tra le popolazioni vinte, grazie alla figure degli arruolatori militari,

che investivano denaro proprio per arruolare e sostenere le truppe in battaglia (tranne la

Svezia, che arruolava le proprie truppe seguendo il criterio della circoscrizione).

All’interno del conflitto si distinguono 4 fasi:

La fase boemo-palatina (1618-1625). Dopo la defenestrazione di Praga, l’arciduca

• Ferdinando di Stiria richiese l’intervento armato delle forze imperiali in Boemia.

Nell’agosto del 1619 accaddero 2 fatti importanti: Boemia, Slesia e Moravia eleggevano

come sovrano Federico V (principe elettore del Palatinato e capo dell’Unione evangelica)

mentre Ferdinando di Stiria veniva eletto imperatore con il nome di Ferdinando II. In

occasione della battaglia della Montagna bianca, l’esercito dell’Unione Evangelica

(appoggiato da Inghilterra, Danimarca, Province unite olandesi e Venezia) fu sconfitto da

Ferdinando II (appoggiato dalla Spagna) e la repressione fu durissima: Federico V fu esiliato

e i beni dei nobili protestanti furono trasferiti ai nobili cattolici.

Nel 1621 scaddero i 12 anni della tregua d’Olanda e la Spagna di Olivares riportò delle

importanti vittorie contro l’esercito olandese.

Inoltre, durante questa prima fase, nel 1625 la Spagna intervenne in appoggio ai cattolici

della Valtellina (importante corridoio di comunicazione con i domini italiani) contro i

seguaci della Riforma protestante.

La fase danese (1625-1629). La Danimarca del re Cristiano IV (1588-1648) era solida dal

• punto di vista finanziario e mirava a estendere la propria egemonia sull’intera penisola

scandinava e sui territori baltici, ambizione comune a quella della Svezia. Così, la

Danimarca (appoggiata da Inghilterra, Olanda e Francia di Richelieu) scese in campo a

fianco dei protestanti contro l’impero germanico. Nonostante la forza di tale coalizione, le

truppe imperiali, guidate dall’abilissimo Wallenstein, sconfissero le truppe protestanti e

invasero la Danimarca. Con la pace di Lubecca (1629), Cristiano IV dovette rinunciare a

qualsivoglia ingerenza nell’impero germanico e dovette acconsentire ad una pace umiliante

per la Danimarca. Tale evento chiudeva una fase bellica assolutamente favorevole

all’autorità imperiale asburgica (Spagna e Impero germanico).

La fase svedese (1630-1635). Dopo che il re di Polonia Sigismondo Vasa aveva ereditato a

• fine 500 anche la corona svedese, la Svezia riuscì ad affermarsi a livello internazionale con

Gustavo Adolfo (1611-1632). Ciò fu possibile poiché: la Svezia era ricchissima di risorse

minerarie (ferro e rame, utili per esportazioni e armamenti); i rapporti interni di produzione

erano favorevoli alla piccola proprietà contadina (ceto dal quale venivano reclutati i soldati);

il re Gustavo Adolfo era un abile politico e governante. Così, una volta stretta l’alleanza con

la Francia di Richelieu, le truppe svedesi, per evitare ingerenze asburgiche nel baltico, si

spinsero fino a Monaco (centro della Lega Cattolica). Nella battaglia di Lutzen (1632) le

truppe svedesi vinsero quelle di Ferdinando II ma persero in battaglia il proprio re. Le truppe

svedesi disorientate persero alcune battaglie successive, finchè si arrivò alla Pace di Praga

(1635), che sanciva il rinnovato predominio del fronte asburgico. 30

La fase francese (1635-1648). Nel 1637 sale al trono imperiale Ferdinando III. In questa

• fase, la Francia decide di scendere in campo direttamente, a fianco di Svezia e Olanda. La

Spagna viene battuta sulla Manica dagli olandesi e deve fare i conti con i franco catalani,

finchè a seguito della battaglia di Rocroi (1643), la Spagna accusa fortemente il colpo e le

truppe franco-svedesi penetrano in Boemia, Palatinato e nella Baviera. Le conseguenze di

tale ondata di sconfitte porta la Spagna a firmare la pace separata con l’Olanda (1648), in cui

gli Asburgo ne riconoscono l’indipendenza. Tuttavia, nel momento in cui fu siglata la Pace

di Vestfalia ( ottobre 1648) da Impero, Francia e Svezia, la Spagna scelse di non firmare la

pace e di continuare la guerra contro la Francia.

Dal punto di vista politico-territoriale, la pace di Vestfalia riconosceva vantaggi territoriali

(Alsazia, Pinerolo e Casale Monferrato) e preminenza politica (era garante del rispetto del

trattato) alla Francia; assegnava alla Svezia alcuni domini germanici e un posto nella Dieta

imperiale; restringeva la sfera di potere del re e riconosceva la sovranità a circa 350 domini

del S.R.I. (i 3 Stati germanici usciti dalla guerra più potenti di prima sono il Brandeburgo, la

Sassonia e la Baviera).

Inoltre, dal punto di vista religioso, tale trattato permise di giungere alla pacificazione

religiosa: confermò il principio del (i principi sceglievano la

cuius regio, eius religio

religione del proprio Stato) ma consentiva ai sudditi di conservare il proprio patrimonio,

anche se questi dovevano lasciare il proprio paese.

La guerra franco-spagnola e il nuovo quadro internazionale dopo le paci di Vestfalia, Pirenei

e Oliva

La guerra franco-spagnola si condusse nel 1648-1659. La Francia si alleò con l’Inghilterra e, in

occasione della battaglia delle Dune (1658), il conflitto prese una piega largamente favorevole ai

francesi. Con la pace dei Pirenei (1659), la Spagna cedeva la Giamaica all’Inghilterra e alcuni

territori continentali ai francesi (parte delle Fiandre e alcuni territori nei Pirenei). Frattanto,

terminata la guerra dei Trent’anni, la Spagna aveva potuto dedicarsi alla riannessione della

Catalogna, sebbene avesse perso definitivamente il Portogallo.

Le azioni belliche proseguirono anche tra Svezia e Danimarca (alleata con il Brandeburgo-Prussia).

A proposito di tale situazione, la pace di Oliva (1660) sanciva la spartizione dei territori polacchi fra

i 3 contendenti.

Il ciclo delle 3 paci (Vestfalia, Pirenei, Oliva) aprirono il periodo di egemonia francese in Europa.

La Francia si affermò grazie alle indiscusse capacità diplomatico-politiche dei capi (Mazarino), alle

capacità militari e alla maggiore consistenza territoriale.

Inoltre, si deve evidenziare che da tale ciclo di paci nasce un’Europa multipolare:

L’Inghilterra e l’Olanda sono il motore dell’economia europea;

• La Francia domina nel polo del Mediterraneo;

• Brandeburgo-Prussia è in ascesa nell’Europa centrale;

• La Svezia domina a Nord;

• La Russia domina a Est.

Confessioni religiose durante il 1600

Ortodossia: impero russo, territori baltici (in cui attecchirono anche cavalieri Teutonici, ordine di

crociati riconosciuto dal Papa, cui inizialmente potevano aderire solo rappresentanti della nobiltà

tedesca)

Luterani: Svezia

Cattolici: Irlanda, Portogallo, Spagna, Italia, alcuni territori germanici

Anglicani: Inghilterra

Riformati (calvinisti e seguaci di Zwingli): Svizzera, Benelux, Scozia. 31

I : ’I ’O ‘600

10. L CENTRO DELLA CIVILTÀ EUROPEA L NGHILTERRA E L LANDA NEL

Storia dell’Inghilterra

Prima fase: da Enrico VIII a Elisabetta I (famiglia dei Tudor)

1485-1603: è al potere la famiglia regnante Tudor.

1509: Enrico VIII diventa re.

1534: SCISMA INGLESE. Enrico VIII promulga l’Atto di Supremazia. Egli ha problemi di

discendenza poiché non riesce ad avere figli maschi. Così, chiede al Pontefice di poter divorziare

dalla moglie Caterina d’Aragona, sorella di Filippo II (sovrano della cattolicissima Spagna), per

sposare Anna Bolena, una dama di corte. Proprio a causa di tale parentela, il Pontefice si rifiuta di

concedere il divorzio e avviene lo scisma anglicano.

1533: Anna Bolena dà alla luce Elisabetta I.

1536: Anna Bolena viene accusata di adulterio e decapitata.

1536-1540: l’Inghilterra incamera i beni ecclesiastici e rompe definitamene con il papato.

1537: Jane Seymour, la terza sposa di Enrico VIII, muore pochi giorni dopo aver partorito Edoardo

VI, l’unico erede maschio.

1540: Enrico VIII convola a nozze per la 4 volta, sposando e poi ripudiando dopo pochi mesi Anna

di Cleves.

1540: sposa Caterina Howard, che nel 1542 fu accusata di adulterio e decapitata.

1543: sposa Catherine Parr.

1547: muore Enrico VIII.

1547-1553: regno di Edoardo VI e la nuova religione diventa religione di Stato;

1553-1558: regno di Maria Tudor, durante il quale fallisce il tentativo di restaurare il cattolicesimo

in Inghilterra. Nel 1554 sposa il cattolico Filippo II. Per volere del marito, Maria intraprese una

guerra contro la Francia che nel 1558 costò agli inglesi la perdita di Calais, l'ultimo possedimento

rimasto delle conquiste della guerra dei Cent'anni. Lo zelo religioso e l'assoluta intransigenza (molte

persecuzioni) che caratterizzarono il suo regno valsero alla regina l'appellativo di sanguinaria.

1558-1603: regno di Elisabetta I. Lei opera in 3 direzioni: il mare (i privati finanziano la fondazione

di colonie nel nord America, come la California e la Virginia) e l’attività dei : cosiddetti,

corsari

perché la regina Elisabetta li legittimava emanando delle lettere di corsa, documenti in cui erano

precisati i vantaggi ricavati nelle imprese corsare dalla regina o dai nobili finanziatori), la situazione

olandese, la sistemazione della situazione interna (si separò definitivamente dal cattolicesimo,

contrastò l’estremismo protestante dei puritani e creò i presupposti per l’unificazione di Inghilterra,

Irlanda e Scozia). Per quanto riguarda la questione della successione, questa era alquanto intricata:

Elisabetta non si sposò con sovrani stranieri al fine di consolidare la monarchia inglese, e non scelse

tra gli aristocratici inglesi, per evitare di scontentare qualcuno. Inoltre, nel 1587 fa decapitare la

regina di Scozia, Maria, accusata di aver ordito un complotto contro di lei.

1595: Rivolta d’Irlanda. Nella cattolica Irlanda vivevano Celti, Anglo-irlandesi e inglesi. Elisabetta

riteneva necessaria la conquista dell’Irlanda, poiché questa era una buona base per spagnoli e

papato in chiave anti-Elisabetta. La rivolta di Ulster (1595) fu l’occasione colta da Elisabetta per

portare a termine una forte repressione e la conquista dei territori irlandesi. La spedizione guidata

dal Conte di Essex (amante della regina e grande favorito per la successione al trono) mette a ferro i

territori in rivolta. Sotto Elisabetta e Giacomo I il potere della Chiesa anglicana si estese all'Irlanda,

anche se gli abitanti continuarono a praticare riti celtici e cattolici. 32

Situazione politico-economica della prima fase

Durante il potere dei Tudor (soprattutto con Elisabetta) è evidente il passaggio dell’Inghilterra da un

regno feudale ad una monarchia assoluta avente un intenso rapporto dialettico con la società civile

e, comunque, una grande attenzione per l’ordine e il rispetto della legge: il controllo del territorio

viene affidato allo sceriffo, figura che viene esportata anche nelle colonie americane.

Situazione economica

Con il termine si indicano le recinzioni di terre effettuate dai signori locali (sia laici che

enclosures

ecclesiastici). Si trattava di terre comunitarie dalla produttività molto bassa, che venivano recintate

affinché fossero destinate alla coltivazione e al pascolo.

Al contempo, la grande azienda si afferma a discapito della piccola proprietà e nasce una classe di

proletari senza terra (classe che costituirà la futura manodopera industriale).

Nel 1561, la regina Elisabetta I si adopera per il consolidamento della Sterlina, facendo

corrispondere il valore nominale col valore intrinseco: 1 Sterlina (nominale) d’oro (intrinseco).

Dal 1500 al 1600, in poco meno di cento anni, l’Inghilterra passa dal ruolo di potenza a quello di

grande potenza, che passò da una economia preminentemente a stampo agricolo al primato

economico, marittimo e militare.

Vengono assoldati operai specializzati che permettono al Paese di compiere un grande balzo

• in campo tecnologico (armi e industria);

Grandioso sviluppo dell’industria mineraria (soprattutto carbon fossile), sviluppo che si

• rivelerà fondamentale per l’ascesa inglese del 600-700 (macchine a vapore) e per il ruolo da

essa ricoperto in occasione della rivoluzione industriale;

Grande progresso della produzione tessile: da un lato permane il sistema delle corporazioni,

• dall’altro si fa strada del contado e la produzione a domicilio, che rompe il monopolio delle

corporazioni e assicura costi di gestione più bassi;

Espansione marittima, commerciale e coloniale: a differenza dei mercanti spagnoli

• (concessionari della Corona), i operavano come una sorta di società

merchant adventures

per azioni (nonostante fossero aiutate dalla Corona, rischiavano di perdere tutto, qualora

avessero sbagliato investimenti). Soprattutto a cavallo tra 500 e 600, tali figure operano

anche nel Mediterraneo (es: gli Ingam in Sicilia).

Seconda fase: gli STUART

1603-1625: con il regno di Giacomo I Stuart, figlio di Maria, inizia il potere della casa regnante

degli Stuart. Con la scelta di Giacomo, già re di Scozia, Elisabetta si dimostra una sovrana

lungimirante, visto che così ottiene l’unificazione di Inghilterra, Scozia e Irlanda sotto un’unica

corona.

Economicamente parlando, sebbene l’Inghilterra fosse alquanto ricca, questa non aveva ancora una

situazione finanziaria indipendente e il saldo entrate-uscite non era in attivo.

Per quanto riguarda la situazione religiosa, questa non era ancora pienamente sistemata: il fatto che

il protestantesimo mancasse di solide basi dottrinarie, permise la nascita di sette estremistiche

protestanti (puritani) e cattoliche.

La parte sociale in ascesa era la nuova nobiltà (gentry).

1624-1649: sale al potere Carlo I Stuart, in corrispondenza alla fase iniziale della Guerra dei

Trent’anni. Per ottenere l’assenso all’invio di forze militari in aiuto degli ugonotti francesi, Carlo I

fu costretto a riconoscere una che rendeva necessario il consenso del Parlamento

Petition of Rights,

per tutte le forme di imposizione fiscale straordinaria. Tuttavia, nel 1629 Carlo I sciolse il

Parlamento, dando vita ad un governo personale, reso più solido dal connubio ancora più stretto tra

nuova chiesa e Stato. Così, se da un lato la politica di Carlo I acuì la divisione verticale della società

inglese, di contro anche in Inghilterra prendeva il via un processo di rafforzamento del potere

centrale. Tuttavia, per raggiungere pienamente tale rafforzamento completo, alla monarchia inglese

mancavano un esercito stabile, una burocrazia affidabile, l’unità religiosa e il credito finanziario. 33

Sul finire degli anni Trenta del 600, il malcontento verso il sistema di corte si spostava direttamente

verso il sovrano. Rivoluzione in Inghilterra 1642-1688

Alla stregua della rivoluzione francese e di quella russa, i detonatori della rivoluzione furono la

guerra e la crisi finanziaria.

1638: Carlo I e l’arcivescovo di Canterbury tentano di imporre in Scozia il Libro inglese delle

Tale atto provoca la ribellione degli Scozzesi, che decidono di muovere guerra al

preghiere comuni.

re Carlo.

1640: Carlo chiede al Parlamento stanziamenti necessari per la repressione in Scozia. Il Parlamento

chiede di abolire la (nave–soldi) e la potestà regia di poter sciogliere arbitrariamente il

ship money

Parlamento. Così, già in rottura da tempo, Carlo I decide di sciogliere quello che sarà definito Short

Parliament.

1640: a novembre, re Carlo, dopo che la Scozia aveva sconfitto l’Inghilterra più volte e aveva

conquistato Newcastle, decide di riconvocare il Parlamento (Long perché dura fino al

Parliament

1953), dal quale viene posto in isolamento.

1641: scoppia la questione irlandese. Le cattolicissime contee dell’Ulster aveva visto nascere al

proprio interno delle correnti protestanti. Per arrestare tale processo, i cattolici portano a termine un

vero massacro di protestanti. La propaganda puritana si scatena e indica in Strafford la causa

dell’instabilità politica.

Nel novembre 1641, viene approvata dal Parlamento la con la quale tutti i

Grande Rimostranza,

membri di sette cattoliche, il clero corrotto e i cortigiani arricchitisi sotto Carlo I venivano considerati

nemici dell’ordine sociale e politico dell’Inghilterra.

Nello stesso mese scoppia la rivolta irlandese. Il Parlamento, ai fini della repressione, chiede i pieni

poteri militari.

Gennaio 1642: a tale richiesta, Carlo I reagisce irrompendo nell’aula parlamentare con una scorta

militare, per arrestare i capi dell’opposizione. Poiché questi non erano in aula, il suo tentativo fallisce:

nel giugno 1642, il re è costretto a fuggire da Londra e si stabilisce ad Oxford, dove cerca di

organizzare un esercito composto solo da aristocratici. Frattanto, il

l’esercito dei cavalieri,

Parlamento si adopera per organizzare (uomini dai capelli molto corti).

l’esercito delle teste rotonde

Si è ormai giunti alla rottura tra il re e il Parlamento e, con la guerra civile, si apre la rivoluzione

inglese.

Prima fase 1642-1649 = fase della guerra civile

1642: l’esercito reale consegue alcune vittorie sull’esercito parlamentare.

1645: a Olivier Cromwell (calvinista appartenente alla gentry di provincia) viene affidato l’esercito.

Egli mette su il (un esercito composto da volontari, che venivano altamente

New Model Army

specializzati e che avevano fede incondizionata per la loro causa. Tale esercito conteneva il gruppo

scelto degli – fianchi di ferro). Le truppe di Carlo vengono sconfitte a Naseby.

iron sides

1646: Carlo I si arrende, dopo aver cercato di rifugiarsi in Scozia, e viene consegnato al Parlamento

di Londra. Con tale evento si conclude la fase più cruenta della guerra civile.

3 differenti forze politiche:

A questo punto, alla Camera dei Comuni erano rappresentate

Presbiteriani. Forza di destra, conservatrice, costituiva la maggioranza parlamentare,

• sosteneva l’affermazione della Chiesa calvinista e lo scioglimento della New Model Army.

Levellers (livellatori). Espressione politica del variegato mondo delle sette religiose, sosteneva

• uguaglianza giuridica dei cittadini, costituzione repubblicana, comunismo dei beni, suffragio

universale e tolleranza religiosa.

Indipendenti, costituenti il gruppo egemonico della (Cromwell e l’ideologo

New Model Army

• Ireton). Essi sostenevano il libero mercato e avversavano l’esistenza di una religione di Stato.

La loro maggiore preoccupazione era che, dal clima di confusione del 1646-47 (fuga di Carlo,

34

presbiteriani in maggioranza e fermento nell’esercito), si passasse alla vera e propria anarchia.

Si sarebbero vanificate tutte le conquiste ottenute dalla rivoluzione fin lì: abolizione dei

principi assolutistici, abolizione dei tribunali del re, condanna a morte dell’arcivescovo di

Canterbury.

1647: il Parlamento intima Cromwell di sciogliere l’esercito.

Fine 1647: Cromwell abbandona Londra per potersi ricongiungere col proprio esercito. Inoltre, fa

in modo che non venga approvato il messo a punto dai Levellers.

Patto del popolo,

1648: occupando la Camera dei Comuni, Cromwell riesce ad epurare il Parlamento dei

presbiteriani, sconfigge gli scozzesi a Preston, ottiene la consegna di Carlo nelle mani degli inglesi

e lo fa condannare dal (tronco) per alto tradimento.

Rump Parliament

30 gennaio 1649: Carlo I viene giustiziato e il principio del diritto divino inizia a lasciare il posto al

principio di sovranità popolare.

Seconda fase 1649-53 = dalla proclamazione del Commonwealth al protettorato di Cromwell

Con la morte di Carlo I, Cromwell e il Parlamento dichiararono decaduta la monarchia, abolirono la

Camera dei Lord e nel 1949 fu proclamata la Repubblica Unita di Inghilterra, Scozia e Irlanda

(Commonwealth). Tra le linee delle 3 fazioni politiche, Cromwell fece in modo di far prevalere la

propria:

Salvaguardia assoluta del diritto di proprietà;

• Libertà religiosa e indipendenza della Chiesa dallo Stato;

• Stabilità sociale ed eliminazione degli estremismi;

• Soluzione della questione scozzese (tolleranza) e della questione irlandese (mano pesante, con

• 600mila irlandesi che vengono uccisi o costretti a fuggire e le terre conquistate ai cattolici

vengono distribuite fra i soldati protestanti).

1951: con l’emanazione dell’Atto di Navigazione, il mette a punto lo strumento più

Long Parliament

importante per la politica espansionistica inglese. Tale atto era in realtà un atto di guerra contro

l’Olanda, visto che questa gestiva gli scambi commerciali tra Inghilterra e Nord America: esso

stabiliva che tutte le merci inglesi dovessero navigare solo su navi che battessero bandiera inglese. Le

guerre navali anglo-olandesi furono almeno 3 tra il 1652 e il 1674.

1953: Cromwell sciolse il Long Parliament e insediava una nuova assemblea eletta dai capi

dell’esercito. Inoltre, una carta costituzionale nomina Lord protettore del Commonwealth.

Terza fase 1653-58 = dittatura militare

Sia per quanto riguarda la dialettica politica che per l’organizzazione statale, Cromwell dà vita ad una

vera e propria dittatura militare: l’opposizione non aveva voce in capitolo, fu fatto ricorso a nuove

imposizioni fiscali, fu inasprita la politica antispagnola (sebbene il ceto mercantile inglese non fosse

d’accordo).

1658: Cromwell muore e lascia l’Inghilterra in una situazione di lacerazione sociale.

Quarta fase 1658-60 = dalla morte di Cromwell alla restaurazione di Carlo II

Il figlio di Cromwell, Richard, non riesce a garantire, come aveva fatto il padre, la stabilità sociale e

politica. Così, si sente l’esigenza di un ordine politico solido.

1660: l’esercito guidato dal monarchico Monk marciava su Londra: venivano restituiti i poteri al

Parlamento, ritornava in patria re Carlo II, veniva ristabilito il rapporto tra Stato e Chiesa Anglicana.

Tuttavia, sebbene i 3 pilastri del potere distrutti fossero ristabiliti, le conquiste intellettuali e politiche

della Rivoluzione furono consistenti: con la Rivoluzione inglese il valore assoluto della libertà

divenne patrimonio comune della nazione politica.

La restaurazione degli Stuart da Carlo II a Giacomo II

In Inghilterra non si ritornò all’assolutismo monarchico grazie all’azione politica della Camera dei

Comuni. In questa fase si formarono i 2 schieramenti politici su cui si è polarizzata la politica inglese

35

successiva: Tories (conservatori, sostenevano il diritto divino del re e la religione anglicana come

religione di Stato, per prevenire la diffusione di sette estremistiche) e Whigs (progressisti,

sostenevano la libertà religiosa e l’autorità del Parlamento).

1678: con l’intento di impedire la restaurazione cattolica di Carlo II (appoggiata da Luigi XIV), il

Parlamento emana il Test Act: tutti gli ufficiali civili e militari potevano esercitare la carica solo dopo

aver fatto fede di professare la religione anglicana.

1679: il Parlamento abolisce il carcere preventivo e qualsiasi restrizione delle libertà personali,

consentendo l’arresto solo sulla base di motivi penalmente perseguibili (principio che farà parte di

tutti gli ordinamenti moderni).

In politica estera, Carlo II decide di continuare la guerra contro l’Olanda, iniziata con Cromwell.

Dopo l’ultima guerra (1672-74), montò l’ostilità contro la Francia degli ambienti finanziari e

commerciali inglesi, dopo che questi avevano capito che l’appoggio francese contro l’Olanda era

stato concesso per via delle mire egemoniche di Luigi XIV.

1685: a Carlo II succede il fratello Giacomo II (1685-88), il quale accentua la frattura tra il potere

regio e l’opposizione parlamentare: abolì il Test Act e facilitò la carriera politico-militare di molti

cattolici. I whigs (più forti della fazione realista e appoggiati dalla società civile, che rivendicava

libertà di espressione e un’attiva partecipazione politica), tollerarono le scelte di Giacomo II nella

speranza di una successione protestante, considerato che questi non aveva figli. Così, allorché nacque

il primogenito, le sorte di Giacomo II e dell’assolutismo inglese furono segnate.

La e la Dichiarazione dei diritti

gloriosa rivoluzione

Un largo schieramento formato da whigs e tories offrì la corona inglese a Guglielmo III d’Orange e a

sua moglie Maria Stuart, figlia di Giacomo II.

1688: è il momento della Un piccolo esercito olandese fu accolto in modo

gloriosa rivoluzione.

festante dalla popolazione londinese. La bandiera olandese riportava la scritta pro religione e

per comunicare la naturalità dell’alleanza anglo-olandese. Giacomo II fu costretto a

libertate,

rifugiarsi presso Luigi XIV.

1689: Guglielmo III emana il Bill of Rights (Dichiarazione dei diritti), atto che si fondava sulla

limitazione dei poteri del re e che sanciva la fine dell’assolutismo monarchico. Il Parlamento era

l’organo depositario della volontà della nazione e il re doveva regnare e non governare.

La si definisce con tale aggettivo perché fu assolutamente incruenta e perché

gloriosa rivoluzione

riuscì a risolvere pacificamente tutte le controversie esistenti in seno alla società e al corpo politico

inglese. Non si sarebbe giunti alla gloriosa rivoluzione se non ci fosse stata la cruenta guerra civile e

le precedenti fasi della rivoluzione inglese.

Durante il 600 scoppiarono molte rivolte (Catalogna, Sicilia e Regno di Napoli) ma solo per

l’esperienza inglese si può parlare di rivoluzione:

Con il termine rivoluzione si intende un mutamento radicale degli equilibri politici

• preesistenti;

Con il termine rivolta si intende una sospensione temporanea su scala locale o regionale di un

• assetto socio-costituzionale che non viene intaccato nelle sue fondamenta e che conserva la

propria legittimità in altre parti del paese in cui avviene.

L’OLANDA NEL 600

L’Olanda costituì un’anomalia nel panorama europeo perché fu l’unico paese a sottrarsi alla

stagnazione economica generale (anzi riuscendo a porsi sullo stesso gradino delle altre grandi potenze

europee) e funse da modello per il suo particolare sistema di governo, il federalismo.

Dopo la Guerra dei 12 anni contro la Spagna, i Paesi Bassi erano divisi in 2 parti: i Paesi Bassi

meridionali e le Province Unite. I primi erano a matrice monarchica, le seconde erano organizzate

secondo lo schema di una repubblica federale (gli Stati Generali dirigevano la politica del paese

36

mentre gli Stati provinciali eleggevano il capo dello Stato, spesso tra i rappresentanti della

statolder,

potente famiglia degli Orange).

Durante il 1600, il motore del paese era la provincia dell’Olanda: Amsterdam dirigeva la situazione

economica (borsa), commerciale (istituzione della Compagnia delle Indie orientali, associazione che

mirava alla concentrazione di capitali e che conseguì numerosi successi commerciali in Asia) e

industriale (scambi di materie e prime e grande produzione manifatturiera).

Le guerre che scoppiarono tra Olanda e Inghilterra si combatterono sulla base di due principi

contrastanti: l’idea inglese del monopolio internazionale e quella olandese del libero commercio

marittimo. In definitiva, durante il passaggio secentesco dall’egemonia spagnola a quella della

Francia di Luigi XIV, anche l’Olanda e l’Inghilterra aveva nutrito la speranza di poter esercitare la

propria egemonia sul resto d’Europa. Tuttavia, constatato che le guerre non portarono al

raggiungimento dei rispettivi obiettivi, Inghilterra e Olanda (oltretutto anche solidali dal punto di

vista religioso e culturale) decidono di compiere un percorso comune: nel 1677, Maria (figlio del

futuro re d’Inghilterra Giacomo II), va in sposa a Guglielmo III d’Orange. Questo rappresenta solo il

primo passo di quella che sarà una solida alleanza.

Successivamente, durante il 700, l’Inghilterra ascenderà al ruolo di prima potenza mondiale mentre

l’Olanda cesserà d’essere un’anomalia e andrò incontro ad un progressivo declino.

11. A

SSOLUTISMO E ANTICO REGIME

Una prospettiva europea

Il concetto di assolutismo deriva dalla formula (re sciolto dal vincolo delle leggi. E

rex legibus solutus

poiché il re è rappresentante di Dio, fonte della legge, il sovrano è insieme legislatore e giudice

supremo.

La teoria del potere assoluto della monarchia nacque nella seconda metà del 500, durante le guerre di

religione francesi, come antidoto al disordine sociale e politico, e fu poi perfezionata durante il 600.

L’assolutismo occidentale è differente dal dispotismo orientale, in quanto aveva dei limiti: l’obbligo

di rispettare ordinamenti e costituzioni e di fare i conti con la molteplicità di forze politico-sociali

organizzate. antico regime

La locuzione nacque durante la rivoluzione francese: chiaramente con accezione

negativa, inglobava tutto ciò che si opponeva alla conquiste della rivoluzione francese. Tale

espressione indica i caratteri del rapporto Stato-società nei 150 anni precedenti la Riv. francese:

La fonte della sovranità era la persona del re (Luigi XIV) e non la nazione;

• I poteri sono attribuiti al sovrano e non esiste una divisione matura dei 3 poteri;

• Esistono corpi privilegiati (feudali, ecclesiastici) che godono di giurisdizioni separate;

• Lo schema di classificazione sociale è quello degli ordini e non quello delle classi (che

• corrispondeva al criterio della collocazione economica nella società). Nella stratificazione

per ordini, la gerarchia dei gruppi sociali non si forma in rapporto immediato con la

produzione di beni materiali. Al vertice di tale gerarchi si colloca la nobiltà: alla nobiltà

antica segue nobiltà di dignità (posseditrice di un ufficio o di una signoria).

Nell’antico regime europeo sono riconoscibili due vie di assolutismo, entrambe in opposizione al

modello di Stato moderno:

la via francese, volta a esaltare il ruolo della monarchia come centro unitario del paese;

• la via polacca, contrassegnata dall’anarchia e dalla frantumazione dello Stato e che condurrà

• alla spartizione del territorio polacco fra le potenze vicine.

La seconda metà del 600 fu contrassegnata

dal rafforzamento del nesso tra politica internazionale e politica interna degli Stati

• (soprattutto dalle Guerre di successione);

dalla preponderanza europea della Francia;

• dalla formazione di un’Europa multipolare.

• 37

Luigi XIV: la via francese allo Stato moderno

Luigi XIV, appellato dai suoi sudditi Re Sole, nacque nel 1638, assunse il potere nel 1661, dopo la

morte di Mazarino, e morì nel 1715.

Durante il regno di Luigi XIV la Francia andò incontro a notevoli miglioramenti: la rivoluzione

generale francese consistette in un progresso qualitativo nel campo artistico-culturale e in un

processo di consolidamento dello Stato moderno (nel governo del territorio, in politica economica e

in politica internazionale).

La Francia era una delle prime realtà demografiche d’Europa. La gran parte dei suoi 20 milioni di

abitanti viveva in campagna, il mondo del villaggio era isolato e fragile, l’equilibrio popolazione-

risorse era precario.

Dal punto di vista sociale, Re Luigi XIV si trovava a dover fare i conti con:

la diversità tra (i primi ricadevano sotto l’amministrazione giudiziaria e

pays d’election

• fiscale dello Stato) e (come Borgogna e Bretagna, che godevano di ampi poteri

pays d’etat

e potevano contrattare il carico fiscale con la Corona). Le concessioni politico-fiscali nei

confronti dei costituivano un limite dell’assolutismo francese;

pays d’etat

con i ceti dominanti, costituiti dalla nobiltà antica e da quella moderna (coloro che

• volevano essere rispettati per la loro ricchezza e la loro funzione). Da un lato, Luigi XIV

ebbe il merito storico di ridimensionare l’importanza dell’antica nobiltà, che si credeva

fondamentale per la vita dello Stato francese, riducendo il Parlamento a semplice

registratore di editti; dall’altro, conferì molti titoli nobiliari, determinando l’ingrossamento

delle fila della nobiltà di toga. Inoltre, decise che la vigilanza sul buon funzionamento

dell’esercito dovesse essere compito della figura dell’intendente;

con il rapporto centro-periferie. La figura dell’intendente provinciale costituì il più efficace

• strumento di governo delle periferie: tale figura aveva il compito di vigilare sull’ordine

pubblico e sull’amministrazione locale delle imposte;

con i problemi di natura religiosa. Luigi XIV mirava ad arginare la diffusione dell’eresia

• protestante e a rafforzare le prerogative dello Stato francese nei confronti della Chiesa di

Roma. Intorno al 1650 riscontrarono un certo successo le teorie religiose di Giansenio (il

dono della grazia divina era riservato a pochi e non poteva estrinsecarsi tramite pratiche

devozionali esteriori bensì solo nell’interiorità dell’individuo; la morale era rigorosissima; i

giansenisti consideravano propri nemici giurati i gesuiti, che concepivano fede e morale

seconda un’ottica più possibilista). Dapprima, il Re Sole si dimostrò tollerante nei confronti

dei giansenisti; nel 1685, in corrispondenza del miglioramento dei rapporti Francia-Roma,

il re emanò che obbligava tutti i francesi a praticare la religione

l’editto di Fontainebleau,

cattolica. Così, molti ugonotti scelsero la via dell’esilio e, per la Francia, la perdita fu

notevole. Frattanto, le idee gianseniste iniziavano ad attirare il favore dei togati e del

medio-basso clero, contribuendo a rafforzare il gallicanesimo, sentimento di autonomia da

Roma maturato dalla Chiesa francese.

Inoltre, nonostante nella seconda metà del 600 la Francia ricoprisse un ruolo di predominanza

europea, la situazione economica era di complessiva stagnazione. Colbert aveva provato a dare

slancio all’economia francese, incentivando la produzione di beni di lusso per le corti, creando

compagnie commerciali sulla scorta di quelle inglesi e olandesi e adottando misure protezionistiche

(naturale conseguenza del mercantilismo). Tuttavia, l’economia francese non riuscì cmq a compiere

una svolta.

Per quanto riguarda la politica internazionale, il binomio finanze-guerra caratterizzò l’intero

regno di Luigi XIV:fu costruita un’efficiente marina da guerra e gli effettivi dell’esercito passarono

da 50mila a 400mila unità di inizio 700. Dopo una serie di guerre, che portarono a numerose

conquiste territoriali a spese di Spagna e Olanda, si giunse alla guerra della Lega di Augusta (1686-

1697): durante tale conflitto, una corposa coalizione antifrancese (formata da Inghilterra, Spagna,

Olanda, Svezia e Austria) combatté contro l’occupazione francese di alcuni territori della Renania.

38

Tale conflitto si risolse con la pace di Ryswzck (1697), per effetto della quale la Francia fu costretta

a cedere tutti i territori che aveva conquistato, tranne la città di Strasburgo.

L’assolutismo in Prussia e Austria

Al Sud i ceti territoriali avevano ancora notevoli poteri mentre in altri Stati il processo di

Prussia-Brandeburgo

centralizzazione era forte. Questo è il caso della di Federico Guglielmo. Con

la pace di Oliva (1660), la Prussia terminava di essere la vassalla del re di Polonia. A differenza

della Francia, la via assolutistica aveva un fondamento nobiliare: i posti nevralgici dello Stato erano

affidati all’antica nobiltà degli Junker.

Dal canto suo, l’Austria di Leopoldo I d’Asburgo poteva definirsi una monarchia in fase di

consolidamento. I ducati austriaci e la Boemia si erano uniti sotto la stessa corona per la comune

sensibilità cattolica e per la compatibilità politica. A causa del problema ungherese, per l’Austria

non si poteva parlare di assolutismo omogeneo. In Ungheria, la monarchia era elettiva ed era in

vigore lo il diritto di reagire con la forza al mancato rispetto dei privilegi ungheresi.

ius resistendi,

Dopo numerosi scontri con i turchi, la (1699) stabiliva che i turchi avrebbero

pace di Carlowitz

dovuto cedere Ungheria e Transilvania agli austriaci e che la monarchia in Ungheria avrebbe dovuto

essere ereditaria e non elettiva.

Spagna e Italia: un’età di decadenza?

Spagna. Nonostante nel corso del 600 avesse perso Portogallo, Franca Contea e parte delle Fiandre,

la Spagna restava comunque una potenza imperiale e cercava di sopperire all’inferiorità militare con

l’attività diplomatica. Quantunque, non si potesse parlare di assoluta decadenza spagnola bensì di

periodo ricco di trasformazioni, la crisi del cuore dell’economia imperiale (la Castiglia) coinvolse il

resto della Spagna. Si stavano ponendo le basi per la futura ascesa economica della Catalogna.

Italia. Anche qui non si può parlare di età di vera decadenza ma, indubbiamente, stagnazione

economica e crisi sociale erano evidenti. La guerra dei Trent’anni ebbe 2 tipi di conseguenze:

l’Italia si trovava tagliata fuori dalle direttrici del traffico internazionale;

• la non facile situazione italiana, su cui gravavano gli effetti del passaggio di massicci

• eserciti, fu resa più difficile dallo scoppio di epidemie di peste (quella del 1630-1631 investì

il Nord Italia e la Toscana; quella del 1656-57 colpì il Regno di Napoli e il Lazio), alle quali

seguirono crisi demografiche e produttive.

Inoltre, era evidente la tendenza a ritornare alla terra e alla scarsa propensione per l’investimento di

capitali.

Tuttavia, se è vero che l’economia italiana restava subalterna a quelle delle grandi potenze, è anche

vero che tutti gli Stati italiani si evolsero quanto ai propri sistemi normativi.

Diverso fu invece il peso esercitato dai singoli Stati italiani in politica internazionale e diverse le

caratteristiche della realizzazione del modello assolutista;

lo Stato sabaudo era quello più attivo dal punto di vista internazionale mentre, dal punto di

• vista interno, ricalcava l’esperienza della Francia di Luigi XIV;

Genova e Venezia erano potenze in netto declino.

• lo Stato Pontificio, dopo la pace di Vestfalia, non riuscì più ad essere presente in modo

• significativo sulla scena internazionale. Internamente, doveva fare i conti con le profonde

differenze delle regioni che lo componevano. Tuttavia, anche qui si assistette ad un

accentramento del potere;

Ducato di Milano, Regno di Napoli, Regno di Sicilia (1678 represso duramente dalla

• Spagna un tentativo separatista) e Regno di Sardegna era zone di influenza spagnola.

Svezia

Nel corso della guerra dei Trent’anni la Svezia aveva raggiunto una statura internazionale. I

successi in politica estera erano garantiti dalla forza del suo esercito. In economia, a fronte di una

39

scarso grado di commercializzazione dell’agricoltura, la Svezia era particolarmente ricca di risorse

minerarie.

Polonia

Ivi, la monarchia era elettiva: la sua potente aristocrazia, per mantenere debole lo Stato centrale,

preferiva che la corona polacca fosse attribuita di volta in volta ad uno Stato diverso. A metà 600,

per circa vent’anni, la Polonia vide il suo territorio conteso dalle grandi potenze vicine. Da tale

situazione la Polonia uscì stremata, con considerevoli perdite territoriali e con il crollo verticale

della sua economia.

12. S , 600

CIENZA CULTURA E POLITICA NEL

Scienza della politica, scienza dello Stato

La celebre espressione di Luigi XIV sintetizza la temperie politica del 600,

lo Stato sono io

periodo in cui potere e sovranità sono sempre più concentrate nella mani del re.

Se la teoria del diritto naturale (giusnaturalismo) si fonda sull’inclinazione dell’individuo al

rapporto sociale e al vivere in comunità con gli altri uomini, Hobbes afferma lo Stato di natura, in

cui gli uomini sono egoisti e sono in guerra gli uni contro gli altri. Così, egli finisce per affermare la

necessità di passare dallo Stato di natura allo Stato civile: questo si regge sul doppio contratto che

associa tra loro gli individui e che unisce gli associati al potere supremo.

Inoltre, durante il 600, nonostante la diffusione dei modelli assolutistici, comincia a farsi spazio la

convinzione che un governante, se vuole conservare il proprio potere, deve possedere anche il

consenso del popolo.

L’osservazione e la disciplina dei costumi

Durante il 600, molto successo riscontra la riflessione breve e incisiva per aforismi dei moralisti. I

moralisti si dedicano all’osservazione e alla disciplina dei costumi. Il loro spazio di riflessione

poteva essere la dimensione interiore o il salotto. La Francia di Luigi XIV è la patria dei salotti:

salotti-divertimento e salotti-esercizi spirituali.

La Reggia di Versailles, costruita tra il 1661 e il 1690, è il simbolo dell’età di Luigi XIV, durante la

quale arte e cultura ebbero notevole impulso.

Le arti manuali (artigiani ed architetti) vengono considerate maggiormente rispetto al passato.

La rivoluzione scientifica

Quando si parla di rivoluzione scientifica si suole indicare i cambiamenti e le scoperte compiute:

Nella cosmologia. Nel 1543 Copernico scrive opera in

Sulla rivoluzione dei corpi celesti,

• cui espone la teoria eliocentrica, in seguito elaborata con maggior precisione da Galilei, che

pubblica le sue scoperte nel (1610). Inoltre, questi afferma che la scienza

Sidereus Nuncius

discende dall’autorità del metodo scientifico diretto e non dalle Sacre Scritture. Nel 1633

l’Inquisizione colpisce Galilei, che, stanco e ammalato, dopo 2 mesi di pressioni abiura le

proprie idee, venendo così condannato solo al confino. Mentre le teorie copernicane furono

riconosciute valide dalla Chiesa solo a metà 700, la condanna di Galilei fu cancellata solo

nel 1992.

In questo periodo vengono messi a punto strumenti quali il microscopio, il cannocchiale

astronomico, il telescopio, il barometro a mercurio, l’orologio a pendolo.

Nel metodo della ricerca e della conoscenza. Ai fini della rivoluzione in questo settore, oltre

• all’opera di Copernico e a quella di Galilei, molto importante è stato il pensiero di Cartesio:

egli esaltò la ragione, promosse il dubbio come strumento per raggiungere la verità. Inoltre,

si mira alla divulgazione delle scoperte tramite la pubblicazione delle stesse su riviste

specializzate. 40

Nella figura professionale dello scienziato. I 3 suddetti scienziati, oltre che a rivoluzionare

• alcuni settori del sapere, contribuirono all’affrancamento dello scienziato e dell’intellettuale

da qualsiasi forma di autoritarismo e dogmatismo religioso.

Nell’articolazione disciplinare del sapere scientifico. Nascono nuovi tipi di studi: la fisica

• moderna (statica e dinamica), settore in cui Newton elabora la legge della gravitazione

universale; Boyle è il pioniere della chimica moderna; Harwey studia la circolazione del

sangue e Malpighi scopre i vasi capillari; nascono la fisiologia e l’anatomia.

Barocco ?????

La formazione e l’organizzazione del sapere

Nel 600, il monopolio della formazione scolastica secondaria nell’Europa cattolica è esercitato dai

gesuiti.

Quasi ovunque, le università sono roccheforti della cultura tradizionale.

Già verso la fine del 500, si andò sviluppando un nuovo modello di organizzazione degli

intellettuali: l’accademia. Nata per interesse di un principe, di famiglie nobili o di personalità

dell’ambito ecclesiastico, l’accademia si reggeva sulla base di un modello di società chiusa e

fortemente gerarchizzata. L’accademia è fondamentale nel processo di affrancamento

dell’intellettuale e nella maturazione del sentimento di autocoscienza, che sarà una delle prerogative

del ceto intellettuale del 700.

13. L E GUERRE EUROPEE

Le relazioni internazionali e l’equilibrio delle potenze nella prima metà del 700

Prerogativa del periodo sono le guerre di successione al trono: Spagna, Polonia e Austria (ma in

parte anche Inghilterra e alcuni Stati italiani). In una situazione internazionale in cui sembra regnare

l’equilibrio, in realtà le guerre di successione sono occasioni colte dalle grandi potenze per regolare

alcuni conti. Le grandi potenze non mirano tanto all’egemonia mondiale quanto, invece, ad evitare

che gli avversari disturbino la propria zona d’influenza.

L’Inghilterra gioca un ruolo importantissimo nel gioco degli equilibri per via della sua grande

influenza politico-economica.

Dalla guerra di successione spagnola (1702-1714) la Francia esce isolata mentre Spagna e Olanda

ne escono indebolite.

La guerra di successione polacca (1733) finisce per porre di fronte Austria e Francia. Tale conflitto

è chiuso con la pace di Vienna (1738), la quale rappresenta il punto di massimo equilibrio.

Tuttavia, per via dello scoppio della guerra di successione austriaca (1740-1748), il quadro

internazionale si complica e gli attriti fra le grandi potenze vanno assumendo una dimensione

sempre più planetaria: i rapporti fra le potenze e gli Stati satellite divengono sempre più stretti e

intricati.

L’Europa durante la guerra di successione spagnola (1702-1714)

La morte senza eredi di Carlo II di Spagna (1700) rendeva incerta la titolarità della corona spagnola.

Nel suo testamento, Carlo II designava erede universale Filippo d’Angiò, nipote di Luigi XIV, che

avrebbe assunto il nome di Filippo V.

Così, sebbene una clausola testamentaria vietasse l’unione delle corone francese e spagnola, i

Borbone si trovavano a governare quasi universalmente. A questo punto, l’Inghilterra decise di

promuovere un’alleanza anglo-austro-olandese (anche Prussia e Palatinato) in chiave anti-francese.

Invece, nel blocco franco-spagnolo confluirono le forze di Portogallo, ducato di Savoia (Vittorio

Amedeo II), Baviera e Colonia. Nel 1702 si scatenò un conflitto di vastissime proporzioni.

Nonostante la supremazia terrestre dei francesi, intorno al 1703, questi incassarono duri colpi a

causa della forza della flotta anglo-olandese e, soprattutto, a causa del voltafaccia sabaudo (ducato

41

preoccupato che il proprio territorio fosse stretto nella morsa borbonica, in caso di vittoria

francese): nel 1706, in occasione della battaglia di Torino, i francesi furono costretti ad abbandonare

definitivamente il Piemonte.

Frattanto, gli austriaci segnavano numerosi successi militari e nel 1707 ponevano fine alla

dominazione spagnola del Regno di Napoli.

Se agli insuccessi militari dei francesi, si aggiunge il fatto che Luigi XIV doveva fare i conti con

situazione interna tesa (carestia, pressione fiscale e avversione nei confronti della politica bellicista

erano i motivi delle rivolte del popolo). Tuttavia, la Francia non tracollò solo per il fatto che il

popolo temeva la perdita dell’indipendenza della propria nazione e perché nel 1711 avvenne

l’intronizzazione al trono asburgico del nuovo re Carlo VI. A questo punto, in chiave europea

iniziava a divenire pericolosa l’ascesa dell’Austria.

Le trattative di pace si conclusero a Utrecht (1713) e Rastadt (1714): l’Inghilterra (vera vincitrice

del conflitto) entra in possesso di alcuni territori nord-americani e di Gibilterra e Minorca;

all’Austria passava il ducato di Milano, la Sardegna, lo Stato dei Presidi e il Regno di Napoli; il

ducato sabaudo ottenne il Regno di Sicilia; la Francia doveva rinunciare al proprio progetto di

espansione nel Nuovo Mondo; Francia e Spagna non avrebbero potuto mirare all’unificazione delle

2 corone.

Da questi trattati emergeva la nuova tendenza a mantenere gli equilibri tramite l’azione dei

cosiddetti Stati-cuscinetto: il Belgio tra Francia e Olanda e il ducato sabaudo tra Francia e Austria.

Gli Stati dell’Europa nord-orientale

Nello scenario balcanico, grazie alla conquista della Serbia, l’Austria aveva consolidato il proprio

potere.

Invece, nella zona baltica Polonia e Danimarca erano deboli e, mentre la Svezia conservava ancora

un ruolo importante, la Russia preparava la propria ascesa almeno in quell’area.

In Russia, con l’ascesa al trono di Pietro I (1682-1725), nasceva l’ultima forma di assolutismo

europeo. A questi fu destinato l’appellativo perché fu un governante capacissimo, che

Il Grande

seppe porre le condizioni necessarie al progresso economico-industriale e all’ascesa politico-

militare del proprio paese. Tuttavia, egli accentuò il carattere assolutistico della monarchia russa:

mantenne la servitù della gleba, represse duramente le rivolte, rese obbligatorio il servizio militare,

elaborò un rigido sistema di leggi, definì il proprio potere con l’espressione In

monarchia illimitata.

politica estera, Pietro si prefiggeva come obiettivi la sicurezza dei confini nazionali e l’egemonia

nel Baltico.

Proprio ai fini di quest’ultimo scopo, nel 1715 spostò la capitale della Russia a San Pietroburgo.

Nel 1721, la pace di Nystadt chiudeva la seconda guerra del Nord (combattuta da Polonia,

Danimarca e Russia contro la Svezia): la Svezia perdeva il ruolo di grande potenza egemone sul

Baltico a favore della Russia.

La Prussia

Questa potenza emerse durante la guerra di successione spagnola. Oltre allo sviluppo industriale ed

economico, da sottolineare che sotto Federico Guglielmo I (1713-1740) l’esercito fu altamente

specializzato, ben organizzato, molte risorse economiche furono investite nella sua preparazione e

dotazione, mentre i soldati servivano fedelmente la stessa causa al di là della proprie origini: è

l’esercito definito universale caserma prussiana.

Tuttavia, non si poteva definire un paese modernizzato poiché la nobiltà era la classe nettamente

predominante, manteneva in schiavitù una consistente fetta di popolazione e monopolizzava i posti-

chiave dello Stato, rendendo impossibile l’approvazione di qualsiasi riforma che fosse contraria ai

suoi interessi.

Inghilterra, Francia, Spagna: l’Europa occidentale verso nuove gerarchie

Nella prima metà del 700, i 3 Stati erano accomunati da: 42

interne contese di successione dinastica;

• dall’attività bellica;

• dalla difficile congiuntura finanziaria internazionale.

Tuttavia, questi andavano maturando identità storiche diverse: l’Inghilterra gettava le basi per la

propria potenza commerciale, economica e sociale (la sua monarchia parlamentare fondata sui

partiti la rendeva unica in Europa), che avrebbe esercitato per tutto il 700; la Francia vedeva

ridimensionato il proprio ruolo di potenza egemone in Europa; la Spagna di Filippo V (1700-1746),

dopo la perdita dei domini europei, doveva risolvere i problemi relativi alla formazione della sua

identità nazionale.

L’Inghilterra

1714-1727: la corona viene attribuita a Giorgio I di Hannover, discendente di Giacomo I Stuart per

parte di madre.

Il primo ventennio del 1700 è il periodo in cui in Inghilterra avviene l’accumulazione originaria di

capitale, che sarà fondamentale per mantenere nel tempo il benessere del paese: i rapporti

economico-commerciali con le colonie sono fruttiferi, viene creata la Banca d’Inghilterra, continua

il progresso industriale, la popolazione si sposta dalle campagne verso la città, la struttura politica

fondata sui partiti si può definire moderna.

Qualche compilazione proveniva dalla spartizione delle competenze in politica interna ed estera,

con le 2 sfere che si connettono strettamente: da un lato, la dialettica dei 2 partiti (che dovevano

occuparsi di interno ed economia) finiva per condizionare la monarchia nelle sue scelte in politica

estera; dall’altro lato, l’attività internazionale della monarchia condizionava il Parlamento. In ogni

caso, dominio e consenso trovavano nell’istituzione monarchica il loro punto di equilibrio.

Un’importante figura politica fu Walpole, leader dei progressisti, che governò dal 1721 sia sotto

Giorgio I che sotto Giorgio II di Hannover (1727), con una politica estera che si evolse dal

pacifismo e mero controllo dell’equilibrio internazionale alla scelta di dichiarare guerra alla Spagna

e partecipare alla guerra di successione austriaca (su pressione dei tories).

La Francia

Se nel finire del 600 la Francia si ergeva a prima potenza europea, durante la guerra di successione

spagnola comincia a pagare il prezzo della politica di Luigi XIV. Inoltre, il Re Sole, nell’ultima fase

del suo regno, aveva inasprito il fiscalismo e accentuato il carattere assolutistico del proprio potere.

1715: muore Luigi XIV e riprendono vigorosamente i contrasti politico-sociali, dovuti anche alla

diffusione di linee di pensiero antiassolutiste.

1715-1723: Luigi XV (1715-1774) è ancora minorenne e, durante la reggenza di Filippo d’Orleans

(nipote del Re Sole), la nobiltà riconquista il potere e il Parlamento la facoltà di bloccare le

decisioni del re.

1716: il banchiere scozzese Law istituisce la Banca nazionale di Francia ma alcune sue scelte

portano al tracollo finanziario. Subentrato a questi il cardinal Fleury, l’applicazione di una rigorosa

politica di bilancio, l’intensificazione del commercio e una politica non spiccatamente bellicista

(sebbene partecipi alle guerre di successione), portano alla Francia ad una relativa ripresa

economica.

La Spagna

Il fatto che la Spagna di Filippo V dovesse riconvertirsi da impero a nazione non significa che

questa sposò una linea totalmente pacifista. Anzi, alla Spagna bruciava ancora la perdita dei domini

italiani e nel 1718 truppe spagnole invasero la Sicilia. Tuttavia, la quadruplice alleanza (Inghilterra,

Olanda, Francia e Austria) costrinse la Spagna al ritiro.

Per quanto concerne la politica interna, la Spagna adottò una linea riformista, delle misure

protezionistiche e praticò uno snellimento dell’apparato burocratico. 43

L’Italia e la guerra di successione polacca (1733-1738)

Dopo i Balcani e il Baltico, l’Italia fu l’oggetto di spartizioni fra Spagna e Austria durante il 1720-

1733. In occasione della guerra di successione polacca, ai pretendenti si aggiunsero la Francia e i

Savoia.

All’origine delle contese si collocava la Prammatica sanzione fatta approvare dall’imperatore Carlo

VI d’Asburgo: essa aboliva nei territori assurgici il divieto per le donne di poter occupare il trono.

Poiché, per essere valido, tale atto doveva essere riconosciuto anche dalle altre potenze, l’Inghilterra

ottenne che l’Austria smantellasse le compagnie commerciali di Ostenda. Così, Maria Teresa

d’Austria venne designata erede al trono imperiale e per il panorama italiano, in cui si assistette a

tumultuosi mutamenti politico-dinastici, si parlò di (meno duratura e solida della pax

pax asburgica

hispanica). Ad ogni modo, gli austriaci non godevano di larghi consensi nei territori italiani e non

poterono condurre una linea riformistica. Invece, il regno sabaudo si caratterizzava per il tentativo

di imitare il modello assolutistico della Francia del Re Sole e per una certa modernizzazione e un

indubbio acume politico di Vittorio Amedeo II (asceso al trono nel 1713). Venezia, Genova e Lucca

erano governate da patriziati sempre più sclerotizzati.

1733: scoppia la guerra di successione polacca per via della morte di Augusto II di Sassonia. A

discapito del candidato filofrancese, la Russia (appoggiata dall’Austria) penetrò in territorio polacco

e insediò sul trono Federico Augusto III di Sassonia. Il conflitto si spostò in Italia perché la Spagna

mirava riprendersi Napoli e la Sicilia mentre i Savoia puntavano al milanese, sebbene a questi non

garbasse granchè l’idea di avere Borbone a Sud e a Nord dei confini del ducato.

1735: iniziano segrete trattative di pace tra Francia e Austria.

1738: viene firmata la pace di Vienna, che stabiliva:

che Federico III di Sassonia fosse riconosciuto re di Polonia;

• la Francia riconosceva la Prammatica sanzione austriaca;

• l’Austria perdeva Napoli e la Sicilia a favore della Spagna;

• il ducato di Savoia acquistava altri territori piemontesi.

Tale trattato segnò un momento di ritrovato equilibrio nella storia europea

La guerra di successione austriaca (1740-1748)

Dopo la morte di Carlo VI d’Austria (1740), l’equilibrio politico fu rotto dal re di Prussia, Federico

II, che occupò la Slesia austriaca. La Francia e la Prussia entrarono in conflitto con il blocco

borbonico. L’Inghilterra, dapprima impegnata solo diplomaticamente, entra in gioco a fianco

dell’Austria, al fine di conservare l’egemonia marittima (in questo senso, antagonisti erano Francia

e Spagna). Lo scontro vero e proprio scoppiò nel 1743.

Le sorti del confitto risero dapprima all’esercito franco-spagnolo; in seguito, in territorio italiano

anglo-austro-sabaudi rintuzzarono i francesi; i prussiani riportarono delle vittorie in territorio

germanico.

1748: viene firmata la pace di Aquisgrana. Tale trattato:

riconosceva Maria Teresa imperatrice d’Austria e il titolo imperiale veniva attribuito a

• Francesco Stefano di Lorena (iniziava nuova dinastia Asburgo-Lorena);

la Slesia fu annessa alla Prussia;

• veniva ridisegnato l’assetto italiano (Sardegna, Piemonte, Savoia e Nizza al ducato

• sabaudo; la Lombardia all’Austria; Venezia e Genova indipendenti ma in discesa;

Granducato di Toscana ai Lorena; ducati di Parma, Piacenza e Guastalla vanno a Filippo

Borbone Farnese, fratello d Carlo III; Stato Pontificio; Regno di Napoli e Regno di Sicilia

sotto il governo di un ramo dei Borbone di Spagna (Carlo III), unica zona vivace perché

governata da un re riformatore.

L’equilibrio politico-territoriale italiano durò in questi termini fino alla discesa di Napoleone

Bonaparte: Francia e Spagna non avevano più mire egemoniche sull’intera penisola e gli austriaci

44

erano meno presenti. Di contro, a livello internazionale, la situazione rimaneva tesa: l’Austria si

sentiva frustrata per la perdita della Slesia e della Serbia (a favore dei Turchi con la pace di

Belgrado); la Prussia aveva forti mire espansionistiche.

14. I L

LLUMINISMO E SECOLO DEI UMI

Cos’è l’Illuminismo?

L’Illuminismo è un movimento socio-culturale di vastissime proporzioni che investì l’Europa dalla

fine del 600 alla rivoluzione francese. Si tratta di un movimento generale con centro di irradiamento

la Francia (in particolare Parigi) e con una certa diversificazione socio-territoriale (l’Inghilterra

ebbe vivacità intellettuale e non moto illuminista; l’Italia, l’Austria, e la Spagna in parte; in Russia

un debole afflato). Il secolo dei Lumi vide l’uso spregiudicato della ragione in tutti i campi, la

fiducia nella possibilità che la ragione potesse migliorare la condizione spirituale e materiale

dell’essere umano. All’interno di tale periodo storico si distinguono 4 fasi:

Fase pre-illuminista (fine 600-1730);

• 1730-1750: pubblicazione dell’Enciclopedia (una trentina di volumi), la più importante

• iniziativa editoriale degli illuministi, diretta da Diderot e a cui parteciparono Montesquieu,

Rousseau, Quesnay. Essi erano convinti che, per fare presa nella popolazione, non fosse

tanto utile un’opera di dura polemica morale e religiosa, quanto un’opera in cui la cultura

tecnica si collegasse alle nuove idee illuministiche.;

1750-1770: economia al primo posto e governo illuminato di alcuni sovrani assolutisti;

• 1770-riv.francese: crisi dell’antico regime, ansia di un mondo nuovo, aspirazione alla libertà

• e all’uguaglianza.

I nuclei concettuali illuministi sono 3:

libertà di pensiero e tolleranza religiosa, convinti che questi 2 aspetti incidessero

• positivamente anche sull’economia e il benessere comune (un esempio era l’Olanda, mentre

punto di riferimento in ambito religioso fu La libertà di teorizzazione portò

Spinoza).

all’affermazione del deismo (nega la validità della rivelazione storica di Dio ma afferma

che esiste come garante dell’ordine naturale dell’universo - e dell’ateismo (che

Voltaire)

proclamava il carattere irrazionale di tutti i culti, negando l’esistenza di Dio – Diderot);

opposizione a qualsiasi metafisica ed affermazione del metodo sperimentale empirista,

• della rigorosa applicazione filologico-critica. Vien da sé che la cultura illuminista sia una

cultura prammatica;

era necessario sapere per trasformare la realtà e porre la ragione al servizio della pubblica

• felicità.

Le forme dello sviluppo economico

Pur con le dovute differenziazioni spaziali e temporali, il 700 è un secolo di espansione economica

e demografica. Da sottolineare la qualità dell’evoluzione demografica: in questo periodo inizia la

storia cosciente della popolazione (l’uomo si adopera per padroneggiare le malattie e, controllando

l’istinto, riesce ad essere più consapevole delle nascite). Inoltre, aumentarono numericamente le

metropoli: città con + di 400mila abitanti (Londra, Parigi e Napoli) ed altre popolosissime (Vienna,

Amsterdam, Madrid, Barcellona, Milano, Palermo, Marsiglia).

Naturalmente, fu fondamentale il contributo dell’economia alla crescita della popolazione. La

ragione obbligava l’uomo ad adoperarsi per approdare ad un equilibrio fra popolazione e risorse.

L’agricoltura fino a metà 800 occupa ancora il primo posto nell’economia europea (l’Olanda ha le

più alte rese agricole). Si assiste alla diffusione di aree ad agricoltura estensiva (aumento delle

superfici coltivabili e intensificazione del lavoro) e di aree ad agricoltura intensiva

(massimizzazione della produttività delle terre). 45

Il rapporto economico sociale città-campagne era sinergico in Inghilterra e Olanda mentre nell’area

mediterranea le città erano centri di consumo delle risorse prodotte dalla campagne.

Società di ordini e società di classi: un secolo di trasformazioni

La società del 700 non dev’essere vista come una società di classi (categorie corrispondenti ad una

collocazione economica) bensì come una società di ordini o di ceti (che si forma in base a funzioni

sociali e soprattutto in base all’attribuzione di taluni privilegi, facendo sì che la stratificazione

sociale non coincida con quella economica). Con la consapevolezza che il ruolo dell’alta

aristocrazia conserva sempre la propria preminenza, si può dire che gli ordini dell’antico regime

sono costituiti da ceti molto mobili: anche la disputa sulla nobiltà si risolse a favore della tesi che

questa fosse condizione da acquisire attraverso l’esercizio delle virtù umane (non solo come

privilegio di nascita). I mutamenti in seno alla società europea variano da zona a zona nelle proprie

caratteristiche. Innanzitutto, in relazione agli attriti esistenti tra nobiltà di sangue o spada e nobiltà

di toga (soprattutto in Francia), bisogna precisare il ruolo della nobiltà di sangue in Europa:

nell’area centro-orientale aveva un peso schiacciante, nell’area Mediterranea era una nobiltà di

corte. Tuttavia, quasi in tutta l’Europa la nobiltà si riconosceva in valori comuni: sfruttamento del

proprio privilegio, disuguaglianza rispetto al resto della società, rifiuto dell’attività mercantile,

appartenenza al nucleo di corte.

Per quanto concerne la borghesia, nel 700 non si formò una borghesia europea bensì si formarono

forze nuove attraverso processi storici diversi: in Oriente non nacque borghesia, in Inghilterra

nacque dalla trasformazione interna dell’aristocrazia e dalla spinta di forze autonome, nell’area

mediterranea si era in presenza di una borghesia professionale legata alla macchina statale.

Ragione, esperienza e pubblica felicità: fondamenti e fini delle nuove scienze dell’uomo

Montesquieu (1689-1755, nato in una famiglia di antica nobiltà di Bordeaux), padre del

• liberalismo. Nel 1748, M. pubblicò l’esprit nella cui prefazione egli affermava di

des lois,

voler vincere i pregiudizi, laddove avendo pregiudizi si dimostra di ignorare se stessi. In tale

opera, egli tratta della varietà storica delle leggi, delle relazioni fra regimi e società, sostiene

la separazione dei poteri seguendo il modello inglese (il re ha potere esecutivo, il

Parlamento quello legislativo e la Magistratura il potere giudiziario). L’essenza della

filosofia politica di M. è il liberalismo: sosteneva che una moderazione del potere potesse

assicurare l’equilibrio dei poteri e delle parti sociali. Il fatto che egli fosse un sostenitore

della libertà politica è coerente alla sua affermazione (era necessario

il potere freni il potere

riconoscere più importanza ai corpi sociali intermedi).

Rousseau (1712-1778), padre della democrazia. Egli definisce felice lo stato di natura, visto

• che le istituzioni umane e le divisioni di funzioni economiche e sociali hanno portato alla

disuguaglianza sociale. Nella sua opera principale, egli afferma che, per

Il contratto sociale,

conservare la stabilità del patto sociale, i diritti individuali devono essere totalmente alienati

a favore del bene collettivo. Inoltre, R. è il primo a parlare di sovranità democratica: la

sovranità appartiene al popolo, ma a tutto il corpo sociale e non ad una sola parte.

Avversione verso gli in campo giuridico. L’indagine illuminista riguardò

arcana juris

• anche il campo del diritto e della giustizia. Tra 600 e 700 il sistema processuale vigente non

imponeva la motivazione delle sentenze poiché prevedeva l’esistenza degli arcana juris

(segreti del diritto), che finivano per favorire le disuguaglianze. I giudici, unici depositari

della certezza del diritto e degli avevano acquistato un potere enorme nella vita

arcana juris,

socio-politica. Gli illuministi lottarono anche contro gli arbitrii dei magistrati: esigevano una

legge uguale per tutti, una regolamentazione del rapporto reato-pene che restringesse

l’ambito di discrezionalità dei giudici. Inoltre, il giurista milanese Beccaria, focalizzò

l’attenzione sul recupero del reo, definendo inumana la pena di morte.

Una nuova scienza: l’economia politica. Quesnay fonda la fisiocrazia. I fisiocratici,

• sostenitori del diritto naturale, sostenevano che l’ordine naturale avrebbe favorito il sorgere

di una società prospera e che, quindi, si doveva prediligere il libero scambio e ed evitare

46

l’intervento dello Stato. Essi definivano produttivo solo il lavoro generante plusvalore

(valore superiore alla somma dei valori consumati durante la sua produzione). Essi

sostenevano che l’industria restituiva in forma diversa i valori che le sono stati consegnati e,

dunque, solo l’agricoltura assicurava produttività. Nonostante la bontà di tali teorie,

l’applicazione pratica di queste risultava complicata. Tuttavia, grazie ai fisiocratici, a metà

700 in tutta Europa si avvertì l’esigenza dell’elaborazione di una scienza dell’economia.

Basilare per la scienza economica moderna fu l’azione dell’inglese Adam Smith, il quale

opera in una società che, in anticipo sul resto d’Europa, stava vivendo la rivoluzione

industriale. Egli sottolinea che la quantità di lavoro necessaria crea il valore e che il

plusvalore è la parte di cui si appropria chi gestisce la produzione.

I fisiocratici e Smith si fecero importanti promotori della libertà d’impresa e di mercato, che

sarebbe stata alla base dell’affermazione del capitalismo.

Il partito degli intellettuali e la circolazione delle idee

I fattori accomunanti gli intellettuali illuministi d’Europa furono 3:

Sentimento di appartenenza ad una stessa comunità intellettuale;

• Capacità di incidere come gruppo di pressione nella formazione dell’opinione pubblica;

• Rivendicazione della funzione di classe dirigente.

Certamente, la sfera intellettuale si caratterizzò per una certa omogeneità, ma da paese a paese

erano evidenti delle differenze per quanto riguarda il grado di maturità dello stesso ceto intellettuale

e per quanto riguarda la forza dell’azione di resistenza delle fazioni conservatrici.

Naturalmente, la cultura illuminista prevedeva una particolare attenzione agli strumenti della

comunicazione. Il 700 fu il secolo dello sviluppo dell’editoria, fondamentale per una buona

circolazione delle idee (a Venezia uscì a Milano dei fratelli Verri).

La frusta letteraria; Il caffè

Sebbene, il periodo illuminista fu un periodo di diffusione della cultura, la percentuale di

analfabetizzazione restò cmq alta (intorno al 70% totale) e resterà alta fino a metà 800. Gli

illuministi si posero il problema dell’alfabetizzazione delle masse ma a tale funzione era ancora

deputata la Chiesa (parrocchie e ordini religiosi).

Un fenomeno importante fu quello della massoneria. L’atto di nascita della massoneria fu la

fondazione nel 1717 a Londra della Grande Loggia da parte di due pastori protestanti. I fini e le

forme organizzative di tale associazione segreta si richiamano alla metafora della costruzione

(anche il nome si rifà al termine muratore). I massoni si contraddistinguevano perché praticavano

l’aiuto reciproco fra loro senza distinzione di credo religioso e perché credevano nell’edificazione

di una nuova società fondata sugli ideali. La Chiesa era l’avversaria dichiarata delle organizzazioni

massoniche, preoccupata dalla diffusione al loro interno della filosofia deistica e ateistica.

15. ‘700 RIFORMATORE

Stato e amministrazione: le riforme dell’assolutismo illuminato

È bene distinguere l’assolutismo dal dispotismo: monarchia assoluta era il regime del sovrano che

governava per diritto divino attraverso la legge; monarchia dispotica era il regime in cui i sudditi

erano trattati come schiavi e il monarca governava oltre la legge.

L’età dell’assolutismo illuminato prevedeva che il sovrano rispondesse solo a Dio per la sua

condotta ma che si impegnasse in una serie di riforme volte al consolidamento interno e

internazionale del proprio Stato e che fossero consone al processo di formazione dello Stato

moderno. Tuttavia, non era certo facile raggiungere un equilibrio tra assolutismo e illuminismo.

Diversi furono in campi investiti dall’azione riformatrice dei monarchi illuminati:

L’amministrazione del potere. Le strutture amministrative furono ammodernate perché si

• sentiva l’esigenza di un coordinamento tra il centro e la periferia. Si andava sempre più

delineando la distinzione tra funzioni deputate ai vari settori del governo (sempre più

importanza acquistava la figura del primo ministro) e funzioni deputate alla burocrazia

47

(corpo di funzionari specializzati). Inoltre, da sottolineare che il 700 fu il secolo della

scienza camerale, cioè della scienza dell’amministrazione pubblica, la quale stabiliva i

principi che dovevano regolare l’attività dei nuovi burocrati: primato del governo

monarchico, felicità dello Stato come fine della politica, utilizzo delle risorse statali per

garantire la sicurezza dello Stato.

Le riforme fiscali. Queste tesero a fornire allo Stato più attendibili strumenti di valutazione

• della ricchezza mobiliare e immobiliare e strumenti che colpissero i sudditi in modo più

equo. Furono adottati i catasti.

La giustizia. Questa era amministrata da una molteplicità di giurisdizioni. Gli illuministi

• combattevano per una giustizia più equa ma le giurisdizioni privilegiate (soprattutto quella

feudale) non furono abolite. Tuttavia, la codificazione del diritto sarà utile per le conquiste

del futuro.

Assolutismo illuminato in Prussia e Austria

Durante la seconda metà del 700, la Prussia di Federico II consolidava il proprio ruolo di grande

potenza. Tale consolidamento fu favorito dalla situazione della politica internazionale. Inoltre, fu

prestata molta attenzione al potenziamento dell’esercito. Tuttavia, segni di arretratezza erano il fatto

che le imposte dei contadini fossero riscosse direttamente dagli junker e il permanere della servitù

della gleba.

L’Austria aveva conseguito successi militari e godeva di grande considerazione internazionale ai

fini dell’equilibrio europeo. Tuttavia, le fu sottratta dalla Prussia la ricca regione mineraria e

industriale della Slesia. L’Austria di Maria Teresa e, poi, del figlio Giuseppe II fu segnata da una

serie di felici riforme: modernizzazione dell’apparato di governo, abbandono del cattolicesimo

bigotto, laicizzazione della cultura, professionalizzazione della burocrazia, abolizione della servitù

della gleba. L’assolutismo austriaco fu quello più illuminato dell’intero panorama europeo. Tale

disinvoltura riformatrice fu dovuta all’assenza di una forte nobiltà territoriale.

La Russia di Caterina II

Nella seconda metà del 700, la Russia si consolidò a livello interno ed internazionale. Inoltre,

Caterina II promosse una certa vitalità culturale e una certa apertura alle idee illuministe. Tuttavia,

la Russia, soprattutto dal punto di vista socio-amministrativo, rimaneva un paese arretrato.

La Spagna

Qui, l’iniziativa riformatrice di Carlo III di Borbone (1759-1788) si fermò alla fase di progettazione

e non di attuazione a causa del forte potere della Chiesa: il clero godeva di privilegi ed esenzioni

fiscali mentre i gesuiti monopolizzavano l’istruzione e costituivano un gruppo sociale importante

(in seguito, questi furono espulsi perché troppo ingerenti nella vita politico-economico spagnola).

Italia

L’azione riformatrice dei sovrani illuminati fu particolarmente incisiva in 3 Stati italiani (a Napoli

più scritto che agito; a Firenze più agito che scritto; a Milano scritto e agito):

Il Regno di Napoli, governato dai Borbone. Nonostante la dipendenza dai mercati

• internazionali e la situazione economica poco rosea, l’assolutismo illuminato di Carlo di

Borbone (poi divenuto Carlo III, re di Spagna) rappresentò uno dei momenti di maggiore

volontà di rinnovamento (organizzazione del settore fiscale, limitazione delle giurisdizioni

feudali, espulsione dei gesuiti) e di spiccata vivacità artistico-culturale (Giambattista Vico e

apertura del teatro San Carlo).

La Lombardia, appartenente all’Austria. Furono attuate le riforme approvate in Austria.

• La Toscana dei Lorena. Qui, furono approvate due riforme importantissime: la riforma

• dell’allivellazione concedeva ai mezzadri i terreni di proprietà dello Stato dietro

48

corresponsione annua di un canone fisso; il nuovo codice penale (1786), che aboliva la pena

di morte, la tortura, il delitto di lesa maestà, la confisca dei beni del condannato.

Guerra dei 7 anni

La pace di Aquisgrana (1748) non aveva eliminato i motivi di tensione fra le potenze d’Europa. Per

di più, le sfere di influenza si estendevano ormai oltre i confini europei e la corsa anglo-francese

all’impero coloniale aveva immediate ripercussioni sugli equilibri europei.

Nel gennaio 1756 scoppiò la guerra dei 7 anni, combattuta da francesi e inglesi sul fronte europeo,

su quello indiano e su quello americano. L’Inghilterra si alleò con la Prussia, la Francia si alleò con

l’Austria (che mirava alla riconquista della Slesia) e con la Russia (che mirava a consolidare la

propria egemonia sul Baltico). Con la pace di Parigi (1763), la Francia veniva estromessa dal Nord

America e veniva costretta a riconoscere l’espansione inglese in India. Inoltre, tale conflitto aveva

affermato la superiorità militare di Inghilterra e Prussia e lo spostamento verso America, Asia e

Africa dell’asse degli equilibri internazionali.

Spartizione della Polonia

In precedenza, per via dell’esistenza di una monarchia elettiva, in Polonia si erano succeduti una

serie di protettorati ma non si era mai messa in discussione l’integrità territoriale polacca.

Invece, nella seconda metà del 700, questa diventa oggetto delle mire di Russia, Austria e Prussia.

Nel 1772, tali potenze procedettero alla prima spartizione della Polonia, dopo aver schiacciato la

ribellione dell’aristocrazia polacca e aver giustificato il loro intervento con l’esigenza di mettere

ordine nella perversa Repubblica polacca.

Nel 1793 avvenne la perpetrata la seconda spartizione e nel 1795 la terza spartizione, la quale

segnava la quasi definitiva scomparsa territoriale della Polonia (perdeva territori bielorussi, ucraini

e baltici).

La repubblica nobiliare polacca finì per essere abbattuta per via delle mire espansionistiche delle

potenze vicine e per via dell’assenza di un solido potere centrale.

L’ : E

16. ESPANSIONE COLONIALE IL MONDO OLTRE UROPA

Le vecchie potenze coloniali: spagnoli e portoghesi in America

Spagna e Portogallo, potenze ridotte a rango secondario in Europa, possedevano estesissimi territori

oltreoceano, territori che divenivano fondamentali affinché le esportazioni potessero colmare una

parte del deficit della bilancia finanziaria della madrepatria:

Il Portogallo possedeva il Brasile, basi commerciali in Angola e Mozambico e sulle coste

• indiane e indonesiane. Il Brasile era importante per zucchero, tabacco e oro; le colonie

africane per la tratta degli schiavi;

La Spagna possedeva gran parte dell’America meridionale, i Caraibi, il Messico e le

• Filippine. In tali territori il potere dei viceré spagnoli era molto ampio, soprattutto se

confrontato a quello dei viceré dei territori italiani. I punti forti del sistema coloniale

spagnolo erano la produzione agricola, la grande attività di estrazione dell’argento e la

crescita demografica. I punti deboli erano: fallimento del controllo sui propri monopoli,

fragilità militare, scarsa efficienza e corruzione dell’amministrazione coloniale.

Nuove potenze coloniali: olandesi, inglesi e francesi in Asia

Nel 600 il ruolo predominante fu svolto dall’Olanda. Amsterdam era il centro della navigazione e il

più grande mercato di beni e di capitali d’Europa. Il capitale commerciale olandese era interessato

alle spezie: nel 1602 fu fondata la Compagnia olandese delle Indie orientali, che arrivò in India e

Giappone e che permetteva a chiunque di investire liberamente nelle spedizioni quanto denaro

volesse. Gli olandesi ottennero il monopolio delle spezie ma non realizzarono piani di vera

49

colonizzazione dei territori toccati dalla Compagnia. Solo a fine 700 tali territori furono proclamati

colonie dello Stato olandese.

Nel corso del 700 il ruolo principale sarà assunto dall’Inghilterra, che progressivamente soppianterà

l’Olanda grazie alla maggiore stabilità politica, capitali più ingenti, la preparazione militare e il

contrabbando che lavorava ai fianchi la stessa Olanda. Gli inglesi si insediarono in Asia, soprattutto

in diverse parti dell’India (Madras, Calcutta). Inoltre, una volta superato il momento critico del

settore manifatturiero di lana e cotone, l’Inghilterra una nuova impareggiabile verve anche in questo

campo.

Anche la Francia creò una propria compagnia commerciale (che raggiunse monopolio del tabacco)

ma i capitali da investire erano ridotti e la dipendenza dalla Corona era più marcata. La Francia era

arrivata più tardi degli altri Paesi in Asia ma, ne era stata quasi del tutto estromessa a seguito della

guerra dei 7 anni. così, si fece liberamente strada l’Inghilterra e il suo impero delle Indie

britanniche.

L’Africa

Nella zona nord-orientale si insediarono gli arabi.

Nella costa occidentale (Senegal e Nigeria), popolazioni indigene resistettero fino all’arrivo degli

europei nell’800.

I portoghesi si erano insediati nel Congo, in Mozambico, Tanzania e Kenia ma, dovendo avere a

che fare con forti resistenze interne, furono costretti ad abbandonare tali territori a fine 600.

Nel 700 l’unica zona in cui si potesse parlare di vera colonizzazione era il Sud: gli olandesi erano

stabiliti a Città del Capo.

I territori africani furono sfruttati per l’esportazione di forza lavoro costituita da ingenti gruppi di

schiavi neri (in cambio di armi da fuoco e liquori).

India, Cina e Giappone

L’India era debole a causa della difficile coesistenza interna di numerosi clan, caste e orientamenti

religiosi e, dunque, per Inghilterra e Olanda fu più facile imporsi sul territorio indiano rispetto a

quanto poteva esserlo in Cina e Giappone.

La Cina aveva raddoppiato l’estensione del suo territorio, aveva consolidato i propri confini ed era

governata da un’autorità imperiale forte, quale era quella dei Manciù. Inoltre, disponeva di un

potente apparato bellico. Tuttavia, col passare del tempo, la presenza via via più massiccia di

europei in Asia e una difficile situazione sociale determinarono l’arresto della parabola ascendente

cinese.

Il Giappone, durante il 600, andò incontro ad un indiscusso sviluppo economico mentre, durante il

700, carestie e tensioni sociali crescenti determinarono un certo isolamento del Giappone dalle

relazioni commerciali internazionali (solo l’Olanda importava mobili e porcellane).

Le strutture del capitalismo coloniale

Le compagnie commerciali ottenevano dallo Stato la garanzia del monopolio privilegiato ma

avevano l’onere di badare al mantenimento delle proprie infrastrutture e a mantenere il sistema delle

fortezze. Alle compagnie era riconosciuto il diritto alla fortificazione, alla conduzione di guerre e

all’amministrazione della giustizia.

Tra 600 e 700 si registrò un boom delle richieste riguardanti caffè e tè (dapprima in Inghilterra e poi

nei salotti francesi). Nel commercio del caffè primeggiò l’Olanda mentre in quello del te cinese

primeggiò l’Inghilterra. Anche i tessuti fini provenienti dalla Cina e dall’India riscontrarono un

certo successo.

Dal commercio al dominio

Nella seconda metà del 700, il controllo commerciale fu lo strumento per raggiungere il dominio

politico. Tale passaggio fu evidente per la prima volta in India, allorché la rivalità anglo-francese

50

(guerra dei 7 anni) accelerò il processo di sgretolamento dell’impero Moghul. La conquista del

Bengala fu fondamentale per l’affermazione degli inglesi in territorio indiano. Questi lasciarono

formalmente al proprio posto l’imperatore moghul ma, progressivamente, acquisirono il controllo

dell’ambito amministrativo, finanziario, giudiziario e affermarono la subalternità dell’India alla

politica economica inglese.

L

17. A RIVOLUZIONE INDUSTRIALE

Una vera rivoluzione

La rivoluzione industriale, insieme alla riv. americana e a quella francese, è uno dei 3 eventi da cui

si è originato il mondo contemporaneo.

Tra 1750 e 1850, l’Inghilterra e, a seguire, il resto del mondo occidentale andarono incontro ad una

serie di trasformazioni in campo economico-sociale. Un imputo decisivo alla grande trasformazione

fu dato dalle rilevanti innovazioni tecnologiche:

Affermazione delle macchine al posto delle forze umane;

• Invenzione di macchine che fossero in grado di produrre artificialmente energia (macchine a

• vapore), quindi soppiantando le fonti di energia naturali;

Abbondanza di materie prime, soprattutto sostanze minerali, che sostituirono in gran parte

• quelle animali e vegetali.

Aspetti positivi:

Aumento della produttività e del reddito individuale;

• Maggiore equilibrio nel rapporto popolazione-risorse;

• Trasformazione del volto delle città europee, in cui le industrie divennero poli attorno ai

• quali si aggregarono sempre gruppi sociali sempre più consistenti.

Investimento nella ricerca tecnologica e nel miglioramento dei cicli produttivi.

Aspetti negativi

Sfruttamento del lavoro di donne e bambini;

• Sfruttamento coloniale da parte delle grandi potenze;

• Ampliamento della forbice economica tra paesi più e meno ricchi.

Come ogni rivoluzione, la riv. industriale non cancellò il passato: solo a fine 800 si poté

riconoscere, in tutta Europa, la produzione manifatturiera soppiantata dalla struttura della fabbrica.

L’Europa prima della rivoluzione industriale

L’Europa pre-industriale era contrassegnata da un’economia a matrice soprattutto agricola. A tale

attività si aggiungeva quella mercantile, la produzione manifatturiera (rurale a domicilio o

centralizzata nelle aziende), artigianato locale.

Olanda: agricoltura specializzata e sapienza nella collocazione all’interno del mercato

internazionale furono le basi su cui si poggiò la modernizzazione di fine 800.

Francia: il rapporto popolazione superficie coltivabile era alquanto differenziato. I nuclei industriale

sorgeranno intorno a Parigi, nell’Alsazia e nella Lorena.

Europa mediterranea: le basi per uno sviluppo industriale erano quasi assente. Soprattutto nell’Italia

meridionale, il regime delle terre e l’assenza di iniziative imprenditoriali provocarono la

stagnazione agricola e il mancato decollo industriale.

Uno sguardo particolare merita l’Inghilterra.

Inghilterra

Tanti furono i motivi che portarono l’Inghilterra a svolgere un ruolo guida nell’ambito dei processi

della rivoluzione industriale.

La situazione economica del comparto agricolo. La sua solidità fu fondamentale per

• l’accumulamento dei capitali utilizzati per il decollo industriale. Le terre erano recintate,

sottoposte a rotazione, la loro produttività era accresciuta dall’introduzione di macchine,

51

dall’investimento di capitali e dalle spiccate capacità di commercializzazione dei prodotti

agricoli.

Bassi costi di produzione e distribuzione per via dell’assenza di dazi doganali e di tipo

• feudale;

Ottime sistema di infrastrutture (strade, ponti e canalizzazioni);

• Espansione del mercato interno dei manufatti grazie ad un avanzato processo di

• urbanizzazione, che vedeva le città assumere funzioni sempre più articolate;

Disponibilità di materie prime (carbone, rame, stagno, ferro);

• Quadruplicazione del volume delle esportazioni durante il 700;

• Propensione scientifica all’innovazione;

• Forza della domanda. Infatti, il tenore di vita e il potere d’acquisto degli inglesi era più alto

• rispetto al resto d’Europa.

Il settore in cui si poté cominciare a parlare di rivoluzione fu quello del cotone: Nell’ambito della

produzione cotoniera furono introdotte nuove macchine per la filatura.

In seguito, anche l’industria siderurgica ebbe notevoli impulsi produttivi (nuovi sistemi di fusione

del ferro e trattazione della guisa). A dare un input deciso alla riv. industriale furono lo sfruttamento

del carbon fossile e l’invenzione di un nuovo convertitore di energia alimentato a carbon fossile, la

macchina a vapore di Watt (1770 circa).

Il sistema della fabbrica

Allo stadio maturo, la riv. industriale significò distinzione fra proprietari dei mezzi di produzione e

produttori diretti; distinzione fra imprenditori e salariati; concentrazione dei salariati in unico luogo

di lavoro, la fabbrica; impiego sistematico delle macchine; produzione di massa; sfruttamento del

lavoratore.

Tra il 1780 e il 1830, il corpo sociale dei salariati maturò una coscienza di classe e un’identità di

interessi: dapprima sorsero leghe di lavoratori radicali, poi il movimento luddista (Ludd distrusse fu

il primo a distruggere un telaio meccanico), quindi si sviluppò il cosiddetto socialismo utopistico. I

luddisti si ponevano come obiettivo il raggiungimento di condizioni lavorative più dignitose, la

riduzione della giornata lavorativa, aumento dei salari e la distruzione delle macchine, colpevoli di

aver provocato l’eliminazione del carattere artistico del lavoro.

18. L R

A IVOLUZIONE AMERICANA

Le colonie inglesi in America

La storia della colonizzazione inglese del Nord America è scandita da 3 tappe:

1585-1587: 3 spedizioni promosse da Walter Raleigh portano un gruppo di coloni a

• trapiantarsi in un territorio chiamato (in onore della vergine regina Elisabetta).

Virginia

Tuttavia, dopo poco tempo, i coloni risultavano morti di fame, di malattia o massacrati dagli

indigeni;

1618: iniziava la colonizzazione della Virginia dopo che uno statuto di Giacomo I aveva

• concesso lo sfruttamento di tali territori a 2 compagnie inglesi;

1620: il vero e proprio atto di nascita delle colonie inglesi d’America è costituito da una

• spedizione portata a termine da padri pellegrini puritani, i quali a bordo del Mayflower

giunsero nel Massachusetts (nella terra chiamata New England).

1643: dopo la colonizzazione di Connecticut e New Hampshire, viene creata la Confederazione

Essa nasce con lo scopo di facilitare la difesa dei

delle Colonie Unite della Nuova Inghilterra.

territori inglesi dai francesi (Canada), dagli olandesi (coste del Nord America) e dagli indiani.

1664: una piccola flotta inglese conquista New Amsterdam e la ribattezza New York, dal nome del

suo concessionario, il duca di York.

1732: con conquista della Georgia, le colonie inglesi in America diventano 13. 52

Una costante delle operazione di colonizzazione inglesi sarebbe stata quella di vedere partire

dall’Inghilterra reietti della società inglese in cerca di fortuna e gruppi religiosi che cercavano una

terra in cui potere praticare senza alcun impedimento il proprio credo. I colonizzatori annettevano i

territori colonizzati alla Corona inglese ma li autogovernati istituendo organi di governo propri e

concordando di volta in volta con la Corona inglese i termini della concessione, tramite

l’approvazione di Carte. Il risultato di tale situazione fu che prese corpo una rappresentanza politica

per singole comunità (non per ceti o ordini), grazie alla quale i coloni riuscivano a vanificare i

tentativi di centralizzazione del potere messi in atto dalla Corona inglese.

Nonostante ciò, i rapporti ideali con la società civile inglese rimanevano strettissimi e la fedeltà

delle colonie alla madrepatria era assicurata dal fatto che l’Inghilterra aiutava le comunità coloniali

attraverso l’impegno in America di truppe regolari e di unità della preparatissima flotta inglese.

Lo sviluppo economico e sociale

Nel corso del 700, nelle colonie americane si assistette ad un grande sviluppo demografico, dovuto

all’equilibrio popolazione-risorse. Tale equilibrio fu raggiunto grazie alla differenziazione della

produzione agricola:

al Sud, l’attività economica prevalente era l’agricoltura, in particolare la piantagione del

• tabacco. La manodopera schiavistica rendeva molto redditizia tale monocoltura, sebbene

questa costrinse all’espansione forzata verso Ovest poiché esauriva la fertilità del suolo in

10 anni massimo;

Al Nord, zona in cui era insediata la piccola chiesa-comunità puritana, erano evidenti vitalità

• delle città (tuttavia senza sbocchi commerciali) e rotazione delle coltivazioni;

Al Centro, siamo in presenza di una zona-cerniera in cui era vigente il sistema

• dell’agricoltura mista (cereali, allevamento, verdura), che veniva valorizzato dal rapporto

con il commercio (importanti i porti di Philadelphia, New York e Baltimora).

Rapporto tra colonie e madrepatria e radici del conflitto

All’interno dell’evoluzione di tale rapporto si possono distinguere 2 fasi:

1 fase, compresa fra Atto di navigazione del 1651 e il 1730. Durante tale periodo si trova un

• punto di incontro tra le comunità e la Corona inglese. Questa autorizzava l’autogoverno

delle colonie ma le colonie ricoprivano una posizione di servizio rispetto alla madrepatria, la

quale esercitava il proprio monopolio sui prodotti coloniali. Attraverso le colonie

l’Inghilterra si assicurava la propria autosufficienza ma le colonie (soprattutto Nord e

Centro), per bilanciare le proprie economie, spesso dovevano ricorrere allo schiavismo e al

commercio contrabbandistico con Spagna e Portogallo.

2 fase, compresa fra il 1730 e il 1770. Durante tale periodo, più si elevava la statura

• economico-politica delle colonie, più pesava la dipendenza dal sistema del mercantilismo

inglese e più le colonie rafforzavano il sentimento di autocoscienza della propria

importanza. Tale sentimento si manifestava compiutamente allorché i membri delle camere

basse (camere elettive) riuscivano a ridimensionare il potere dei governatori inglesi, facenti

parte delle Camere alte (formate dai funzionari della madrepatria). Gli eventi che

approfondirono il solco tra colonie e madrepatria furono 3:

il risveglio religioso in America nel 1730-1740 e guerra dei Sette anni. La

maturazione dell’illusione delle comunità centro-settentrionali di poter dare

vita ad una società giusto in cui Cristo vincesse definitivamente il diavolo,

portò allo scoppio della guerra dei 7 anni contro i coloni francesi antipapisti

del Canada (antipapisti). Durante tale conflitto, vinto dagli anglo-americani,

risultò spiccato il sentimento di vicinanza alla Corona inglese. Tuttavia, al

termine di tale evento, le comunità coloniali avvertirono con più forza la

discrepanza fra loro crescente capacità di guidare la situazione interna e la

frustante subalternità alla Corona. 53

i provvedimenti fiscali varati dalla madrepatria nel 1764-1765. Mentre

all’interno delle camere basse maturava il principio nessuna tassa senza

il Parlamento inglese (dopo la pace di Parigi, che concludeva

rappresentanza,

nel 1763 la guerra dei 7 anni) approvava lo (che tassava lo

Sugar act

zucchero e altri prodotti) e lo (che impose il pagamento di un bollo

Stamp act

per gli atti legali e i giornali). Si scatenarono le reazioni: un assemblea riunita

a New York votò la Dichiarazione dei diritti e dei doveri dei coloni

d’America; La madrepatria ritirò lo e approvò il

Stamp act Declaratory act

(che ribadiva l’assoggettamento delle colonie all’autorità del Parlamento

inglese); i coloni, riunitisi in varie assemblee, rivendicavano il diritto di

consenso al varo di nuove imposte, esigevano che al Parlamento inglese fosse

deputata solo l’approvazione delle imposte esterne e non di quelle interne,

iniziarono a boicottare le merci inglesi e iniziarono ad organizzare un forte

schieramento di opposizione.

La guerra d’indipendenza (1776-1783)

1773: Boston Tea party inaugura la fase dello scontro aperto fra le colonie e la madrepatria. Dopo

l’approvazione del (che tagliava fuori le colonie americane dalle esportazioni di tè), coloni

Tea act

americani vestiti da indiani salgono su navi inglesi e gettano in mare numerose casse di tè.

1773: la risposta inglese si concretizzò nell’approvazione di una serie di leggi, cosiddette leggi

intollerabili.

1774: Jefferson, uno degli ideologi della rivoluzione, avanza l’ipotesi di un Commonwealth

britannico, che prevedeva la fedeltà incondizionata dello colonie alla Corona inglese ma anche

l’assoluta parificazione dei parlamenti delle diverse colonie a quello inglese.

Fine 1774: primo congresso continentale dei coloni, che deliberano il boicottaggio del commercio

con la Gran Bretagna.

1775: George Washington viene nominato comandante delle truppe americane e il re inglese

Giorgio III dichiara ribelli i coloni americani.

4 luglio 1776: vengono pubblicato il un opuscolo scritto da Paine, e la

Common Sense,

redatta da Jefferson. In questi 2 scritti si affermava che il re aveva

Dichiarazione d’indipendenza,

rotto il patto di governo con i sudditi americani, non tenendo conto del venir meno del consenso del

popolo americano, e che il diritto dell’individuo all’indipendenza e alla libertà è inalienabile. La

ribellione si trasforma in guerra. Washington trasforma un manipolo di volontari in un esercito

disciplinato, preparato e convinto di combattere per una giusta causa.

1777: nella battaglia di Saratoga gli americani sconfiggono gli inglesi.

1778: decisivo è il fatto che la Francia invia dei contingenti militari a combattere per la causa

americana. Inoltre, nello stesso anno, anche la Spagna si allea agli americani.

Le truppe inglesi vengono sconfitte a Yorktown.

1783: con la pace di Versailles, la Gran Bretagna riconosceva l’indipendenza delle 13 colonie

nordamericane, la Francia riacquistava Caraibi e Senegal mentre la Spagna riacquistava la Florida.

Una rivoluzione costituzionale

Il periodo che fece seguito alla guerra d’indipendenza fu contrassegnato da

una negativa congiuntura economica: esteso impoverimento, svalutazione della moneta,

• difficoltà produttive. Nonostante ciò, non ci furono grandi sconvolgimenti sociali e ciò

permise che le conquiste politiche della rivoluzione non andassero perse.

un vivace dibattito politico preparatorio alla redazione della Costituzione americana. Era

• necessario che la Costituzione fosse espressione delle 4 linee politiche del tempo:

linea conservatrice dei grandi commercianti;

piccoli e medi proprietari terrieri e commercianti consideravano

fondamentale il suffragio universale; 54

classi inferiori della città e contadini miravano a preservare spirito religioso

e morale;

linea modernizzante mirava alla crescita commerciale e alla

modernizzazione di tutte le strutture.

1787: con il compito di modificare una Costituzione del 1777, viene convocata la Convenzione di

i cui lavori portano all’entrata in vigore della nuova Costituzione nel 1788. Il testo di

Philadelphia,

tale costituzione si ispirava ai principi del di Hamilton:

The federalist

1. il modello federativo incarnava il sentimento patriottico della nazione americana, la quale

nasceva direttamente dai cittadini;

2. gli Stati Uniti d’America rappresentano un grande Stato federale moderno, il cui caposaldo

è il bilanciamento dei poteri:

il potere legislativo fu conferito al Congresso degli Stati Uniti, composto da

un Senato e da una Camera dei Rappresentanti, i cui membri venivano eletti

dal popolo in proporzione alla consistenza della popolazione dei vari Stati

confederati. Il Congresso fu deputato alla disciplina del commercio interno e

di quello con le nazioni straniere, alla cura della politica interna ed estera,

alla difesa e alla dichiarazione di guerra;

il potere esecutivo fu attribuito al Presidente degli USA. Questi veniva eletto

da delegati del popolo, durava in carica 4 anni, nominava i membri del

governo federale e poteva esercitare il diritto di veto sulle leggi approvate

dal Congresso;

il potere giudiziario fu conferito alla Corte suprema, organo di nomina

presidenziale. Fu deputata al controllo della legittimità costituzionale delle

leggi federali e dei singoli Stati.

3. Nel 1791 il testo fu integrato da emendamenti aventi come oggetto il riconoscimento dei

diritti dei singoli: veniva riconosciuta l’uguaglianza giuridica dei cittadini e la libertà di

pensiero ed espressione.

Due limiti alla piena realizzazione della democrazia negli USA furono: l’esistenza della schiavitù

(abolita solo nel 1865) e la limitazione del voto (esteso solo nel 1870). Nonostante tali limiti, quella

degli USA può essere considerata la prima Costituzione democratica della storia moderna.

1789: Washington è il primo presidente degli USA. Viene rieletto nel 1793 e a lui segue Jefferson.

Gli USA erano una giovane nazione con una solida democrazia.

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Indiani (o Pellerossa). Questi si erano stabiliti in Nord America provenendo dall’Asia. Si trattava di

popolazione che badavano all’autosostentamento tramite agricoltura e allevamento; usi e costumi

differivano da una popolazione all’altra. La prima fase del rapporto tra indiani e inglesi fu pacifica.

Tuttavia, nell’ambito degli scambi economici, gli inglesi minavano gli equilibri degli indigeni (i

fucili modificarono la loro naturale abitudine alla coesistenza mentre l’alcool servì a debilitarli). La

seconda fase dei rapporti, detta vide gli americani perpetrare

fase della frontiera americana,

un’azione di sterminio degli indigeni, di confino in riserve degli stessi e di progressiva estensione

della sfera di controllo inglese.

Neri e schiavi. Le importazioni di schiavi neri in America andò dalle poche centinaia del 1619 alle

500mila presenze del 1776. La pratica di schiavizzare neri fu soprattutto invalsa nella parte

meridionale del Nord America, in cui l’attività economica prevalente era la monocoltura del

tabacco. Non si è in grado di stabilire con certezza se tale pratica fosse più redditizia, in termini di

rendite produttive, al pari del lavoro eseguito da uomini liberi. La riv. americana e la guerra anglo-

55

americana furono fondamentali nella lotta alla schiavitù: tale prassi fu abolita al Nord, tuttavia

rimanendo praticata al Sud ancora per parecchi anni.

Federazione e confederazione. La federazione prevede la creazione di un livello statale superiore

agli Stati contraenti e una rinuncia di questi ad una parte della propria sovranità; la confederazione

non mette in discussione la sovranità degli Stati membri della stessa.

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19. L : ’A R

A RIVOLUZIONE FRANCESE DALL SSEMBLEA COSTITUENTE A OBESPIERRE

Valore e significati della riv.francese

La riv. francese gettò le basi della civiltà contemporanea.

Essa ebbe i seguenti significati:

Provocò il crollo della monarchia per diritto divino e la sovranità divenne espressione della

• volontà popolare e non di investitura divina;

Segnò un importante momento di rivendicazione dei diritti dell’uomo (Dichiarazione dei

• e di affermazione di nuovi valori della convivenza civile,

diritti dell’uomo e del cittadino)

quali libertà, eguaglianza e fratellanza e la meritocrazia;

Fu affermato il principio politico della partecipazione e della rappresentanza politica.

Nel corso dell’800 e del 900, la storiografia ha analizzato le dinamiche della rivoluzione, cercando

di capire quanto questa avesse potuto essere evitabile, di identificare le forze motrici dei mutamenti

rivoluzionari, di capire quanto la riv.francese sia una riv. di matrice borghese e di capire i rapporti

intercorsi tra borghesia ed elite sociale.

Trasformazione e crisi dell’antico regime

È necessario analizzare attentamente le caratteristiche del moto rivoluzionario francese, per evitare

di considerarlo come un evento che irrompe improvvisamente nel sistema socio-politico dell’antico

regime, e per evitare che si sminuiscano gli effetti della rivoluzione stessa. Infatti, alcuni studiosi

sostengono che i cambiamenti da essa apportati al sistema francese fossero in atto già da un

cinquantennio: carestie e mortalità avevano raggiunto tassi accettabili, la signoria terriera si

comportava più da proprietaria fondiaria che da grande ceto di feudatari (lo spiccato feudalesimo

del passato si andava trasformando), la servitù della gleba non esisteva più.

La situazione della Francia pre-rivoluzione non era per nulla positiva, considerato si doveva far

fronte a delle problematiche in ambito sociale, culturale ed economico.

Dal punto di vista sociale,

1. la Francia era caratterizzata:

Da un ceto di esponenti del clero e di nobili, che era composito e

• rappresentava solo l’1,5% della popolazione. I nuovi nobili (chi esercitava

cariche pubbliche con annesso titolo nobiliare) facevano rimpiangere usi e

costumi dei vecchi; una parte dell’aristocrazia si avviava alla povertà e viveva

solo di rendita e di privilegi. Molti esponenti della nobiltà e del clero erano

scontenti per il fatto che consideravano il livello dei propri privilegi non

adeguato al proprio blasone. Come se non bastasse, re Luigi XVI (1774-

1793) aveva adottato una politica riformatrice, che tra le altre cose prevedeva

la riduzione di appannaggi pagati alla nobiltà di corte e all’alto clero e

introduceva l’imposta fondiaria (che investiva le proprietà nobiliari ed

ecclesiastiche);

Dall’esistenza del Terzo Stato, prodotto sociale della crescente articolazione

• del sistema economico e amministrativo francese. Del Terzo Stato facevano

parte uomini d’affari, banchieri, pubblici funzionari, proprietari terrieri non

nobili, professionisti (medici, notai, avvocati). Tale gruppo sociale non

costituiva la borghesia, intesa come gruppo omogeneo. Né si deve pensare

che, durante la rivoluzione, il Terzo Stato avesse un’identità di classe. Spesso,

56

lo si associa alla borghesia come alternativa alla frangia aristocratica della

popolazione.

Da un mondo contadino oppresso, oltre che da decime ecclesiastiche e

• imposte regie, anche dai diritti feudali e signorili. Inoltre, lo scarso potere

d’acquisto dei redditi e la crisi agraria del 1788-1789 acuirono il malcontento

popolare, soprattutto delle campagne parigine;

Dal punto di vista politico-culturale:

2. Le idee illuministe si diffondevano in modo massiccio negli ambienti di

• intellettuali e professionisti;

La forza dei parlamenti provinciali era tale da impedire un’omogenea e

• completa riformazione del sistema francese;

L’influenza della nobiltà di corte condizionava le decisioni di re Luigi XVI.

• arrivò più tardi dell’Inghilterra

3. Dal punto di vista economico, bisogna dire che la Francia

alla riv. industriale perché:

Nonostante la considerevole produttività del comparto agricolo, questo non

• aveva permesso un accumulamento di capitali paragonabile a quello inglese;

1. L’integrazione fra agricoltura e industria e tra agricoltura e commercio non

aveva raggiunto livelli apprezzabili;

2. Nonostante sotto il Re Sole si fosse registrata una certa modernizzazione del

sistema economico e una certa incentivazione del commercio, l’opera di

incoraggiamento dello Stato a favore di nuovi metodi di produzione

industriale non era per nulla decisa e il sistema produttivo poteva contare su

una tecnologia poco avanzata;

3. Centri urbani poco attivi, considerato che l’80% dei 27 milioni di francesi

viveva nelle campagne;

4. La scarsa disponibilità di risorse minerarie;

5. Basso potere d’acquisto dei redditi e conseguente limitazione della domanda

interna;

6. Situazione di collasso delle finanze pubbliche. Dapprima la politica bellicista

di Luigi XIV, in seguito gli sperperi della corte parigina, quindi la

partecipazione alla Guerra d’indipendenza americana misero in ambasce le

finanze francesi.

Cronologia della Rivoluzione

Le fasi principali della Rivoluzione francese furono 2:

1 fase (1789-1794): convocazione degli Stati Generali, congiura del

• Termidoro ed esecuzione di Robespierre;

2 fase (1794-1804): passaggio dei poteri al Direttorio e proclamazione di

• Napoleone imperatore.

1783: viene nominato ministro. Egli vuole riuscire ad assestare il bilancio statale e

de Calonne

crede di poter legittimare le sue scelte, convocando un’assemblea di nobili, chierici e notabili. Il

Terzo Stato reagì contestando la rappresentatività dell’assemblea e chiedendo la convocazione degli

Stati Generali.

1788: pessimi raccolti, gravissima carestia e inizio di una negativa congiuntura dell’intera

economia. Inoltre, il Parlamento di Parigi stabiliva che i 3 ordini dovevano riunirsi e votare

separatamente, in modo che le delibere del Terzo Stato sarebbero state sempre in minoranza.

Necker sosteneva il raddoppiamento dei rappresentanti del Terzo Stato e il voto per testa e non per

ordine. La nobiltà non era d’accordo. Sia nobiltà che Terzo Stato miravano ad una riduzione del

potere assoluto del re, ad un maggiore decentramento amministrativo e ad un aumento delle libertà

individuali. Tuttavia, erano discordi relativamente al voto per testa e all’uguaglianza dei diritti. 57


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Riassunto per l'esame di Storia moderna, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato Storia moderna, Musi. I temi presi in esame sono: scoperta dell’America, rinascimento e stato moderno, guerre Italia, riforma protestante, controriforma, riforma cattolica, predominio europeo.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze politiche e delle relazioni internazionali
SSD:
Università: Palermo - Unipa
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher vipviper di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di STORIA MODERNA e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Palermo - Unipa o del prof Cancila Rossella.

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