Storia moderna
Solitamente la storia moderna viene fatta iniziare nel 1492, anno della scoperta dell’America, altri storici la fanno partire nel 1453, anno della caduta di Costantinopoli. Nel maggio del 1453 le truppe di Maometto entrano in Costantinopoli, che era l’ultima realtà politica dell’Impero Romano d’Oriente. Costantinopoli aveva grande importanza economica, era la porta tra Occidente e Oriente. Con la caduta, i Turchi impongono il controllo delle merci dall’Oriente all’Occidente, dall’Oriente arrivavano le spezie (pepe, cannella) che erano molto importanti perché servivano a conservare gli alimenti, anche il lardo serviva per conservare gli alimenti.
Per fissare il colore sulle stoffe si usava l’allume, che veniva sempre dall’Oriente, anche i medicinali (erbe, prodotti naturali per la cura delle malattie) arrivavano dall’Oriente; la canna di bambù veniva tagliata e lo spazio vuoto fra nodo e nodo era usato come contenitore. L’albarello è un vaso cilindrico per le medicine con due strozzature che ricordano la canna di bambù. C’era il desiderio di trovare una via alternativa per arrivare in Oriente, l’unica via possibile è quella del mare. I tentativi di navigazione si intensificano e culminano nel 1492 quando Colombo scoprì l’America o “le Indie nove”.
Per questo il 1453 è considerato l’anno della svolta; da qui partono i presupposti per le navigazioni. Nel 1453 Gutenberg stampa per la prima volta la sua Bibbia Mazarina, due volumi, con 643 fogli stampati su due colonne di 42 linee. Prima le opere circolavano manoscritte, ma il numero di esemplari era ristretto; la stampa è la possibilità di produrre più esemplari di un’identica opera.
L'impatto della caduta di Costantinopoli
I Turchi misero in uso i cannoni, erano potentissimi ma pesanti, riuscirono a distruggere le mura di Costantinopoli colpendo molte volte in un solito punto. Maometto promette tre giorni di saccheggio, ma delle cose verranno salvate dai Turchi, come i manoscritti (che contenevano il pensiero medico, filosofico e scientifico). Questi testi vengono venduti dai Turchi e arrivano in Italia.
Umanesimo = studio della sapienza del mondo antico. I dotti greci che fuggono da Costantinopoli arrivano in Italia e insegnano greco, riscoperta del mondo antico attraverso testi nuovi e padronanza del greco. Questi testi vengono conosciuti soprattutto a Firenze. Cosimo il Vecchio de’ Medici era un grande banchiere, uno dei più importanti d’Europa. “Banco Medici” aveva la sua sede a Firenze, ma aveva filiali a Milano, Roma, Ginevra, Avignone, Brugge e Londra, perfezionamento di spedizione del denaro. A quell’epoca il denaro era solo in forma metallica ed era difficile da trasportare; con Cosimo de’ Medici partivano lettere che arrivavano alle filiali per i pagamenti, così il denaro non andava trasportato con il rischio di essere rubato. Cosimo comprava tutto quello che arrivava da Costantinopoli, comprava codici che contenevano le opere di Platone (suo filosofo preferito) e quindi anche di Socrate. Marsilio Ficino venne incaricato di tradurre tutto Platone dal greco al latino, rinascita del mondo antico.
Il culto della classicità porta a una nuova concezione: il mondo antico (paganesimo) era davvero antitetico al mondo cristiano? Non era ammissibile che Platone fosse condannato all’inferno perché non aveva conosciuto Cristo. Secondo la nuova concezione, il paganesimo aveva posto le premesse per il cristianesimo. Non c’è quindi nessuna frattura tra il mondo antico e il cristianesimo.
Lorenzo il Magnifico e il contesto culturale
Lorenzo il Magnifico de’ Medici è il miglior allievo di Marsilio, nasce il 01/01/1449, che non era una data significativa perché l’anno iniziava a Firenze il 25/03 (in ogni stato il computo del tempo era indipendente). Il 25 marzo è il giorno dell’annunciazione, nel momento in cui Cristo si incarna nella Madonna inizia l’anno a Firenze. A Roma l’anno iniziava il 25/12. Fino al 1750 rimarrà in vigore a Firenze l’inizio dell’anno con il 25/03.
Lorenzo vive in un contesto straordinario; negli anni ’70 dà vita a una politica culturale ispirata alla concezione che il mondo antico sia funzionale allo sviluppo moderno e che non ci sia frattura tra paganesimo e cristianesimo (le opere del Botticelli comunicano valori eterni). Anni ’70 grande scontro fra papato e Firenze, ascesa al pontificato di Sisto IV della Rovere, è uno dei papi più forti del ’400. Alleanza di Sisto IV con Ferdinando d’Aragona di Napoli, Roma e Napoli alleate. Intanto Firenze (repubblica oligarchica) si era alleata con Milano (ducato potente rappresentato dalla famiglia Sforza).
Milano fu indebolita da una congiura nel 1476 organizzata per uccidere Galeazzo Maria Sforza. Fu ucciso nella chiesa di Santo Stefano a pugnalate, la vedova Bona di Savoia prese il potere, ma non fu la stessa cosa. Fu studiato un piano per giungere a una congiura che portasse all’uccisione di Lorenzo e di suo fratello Giuliano. Sisto IV iniziò una politica di attacco frontale ai Medici, gli tolse il potere di essere banchieri e diede questo potere alla famiglia Pazzi di Firenze, nemica dei Medici; inoltre nominò arcivescovo di Pisa un membro della famiglia Salviati.
Università a Firenze nasce solo nel 1924, prima bisognava andare a Pisa. L’arcivescovo non aveva solo una carica ecclesiastica estesa, ma era anche rettore dell’università. I due fratelli Medici andavano alle cerimonie religiose al Duomo o in San Lorenzo. Lorenzo stava sempre alla destra dell’altare maggiore, mentre Giuliano stava a sinistra. Per l’omicidio occorrevano quattro persone, due per Lorenzo e due per Giuliano. In più bisognava occupare il Palazzo Vecchio (sede della Signoria) per fare il colpo di stato.
La congiura dei Pazzi
Il nipote del papa, il cardinale Riario, voleva visitare Firenze e doveva essere accompagnato da un esercito, dal banchiere pontificio dei Pazzi e dall’arcivescovo di Pisa, arrivarono tutti nell’aprile del 1478. Tutto era pronto per il 26/04/1478. Per uccidere Giuliano si offrirono il banchiere dei Pazzi e un suo amico, Francesco Bandini Baroncelli, mentre per Lorenzo si offrirono un membro della famiglia Maffei di Volterra e Stefano Bagnoni, un prete amico dei Pazzi. La mattina del 26 aprile si trovarono tutti al Duomo. Per l’azione era stato stabilito un momento preciso: la consacrazione dell’ostia (tutti hanno gli occhi bassi), Francesco dei Pazzi si scagliò su Giuliano con un pugnale, Giuliano scattò e Francesco si ferì gravemente, ma Bandini uccise Giuliano sfondandogli il cranio. Maffei e Bagnoni assalirono Lorenzo, ma lui riuscì a difendersi e un suo amico si gettò sui pugnali salvandolo, mentre Lorenzo riusciva a trovare riparo nella sagrestia. Fra quelli che aiutarono Lorenzo chiudendo il portone della sagrestia c’era Agnolo Poliziano.
Prima della consacrazione dell’ostia l’arcivescovo di Pisa si presentò in Palazzo Vecchio con una scusa, aveva molte guardie armate che furono disarmate. Salviati fu accolto e mentre era lì arrivò la notizia (sbagliata) della morte di Lorenzo e Giuliano, Salviati e le guardie furono impiccate alle finestre. I Pazzi provarono l’ultima carta, cioè sollevare la popolazione contro i Medici che però avevano iniziato una politica popolare. La popolazione prese d’assalto il palazzo dei Pazzi, Francesco dei Pazzi fu ucciso, Maffei e Bagnoni furono uccisi nella chiesa di Badia. Jacopo dei Pazzi presso Castagno d’Andrea fu visto, preso a bastonate e catturato. Il suo corpo fu trascinato per la città da un cavallo e infine gettato in Arno.
Il papa e il re di Napoli si irritarono per il fallimento della congiura e dichiararono guerra a Firenze. Il papa scomunicò Lorenzo e Firenze. Lorenzo, temendo di essere “sacrificato” per salvare Firenze, fece un discorso dove si diceva pronto a consegnarsi e a morire per Firenze (ma non aveva nessuna intenzione di farlo!), tutto il governo disse che lo avrebbe difeso. Inizia la guerra, al papa e al re di Napoli si unì Siena. I fiorentini non avevano un esercito, ma truppe mercenarie; Firenze perse sempre, ma era ricca e poteva pagare sempre nuove truppe.
Lorenzo capisce che la stampa serve a manipolare le menti, fece scrivere da Poliziano la storia della congiura dei Pazzi in latino e la fece stampare nel 1478 perché si leggesse in tutte le corti la sua interpretazione, era un testo fazioso di interpretazione personale. Venivano diffamati tutti gli esecutori materiali, ma non i capi (papa e re di Napoli). Rinucci scrisse il “Dialogus de libertate” per difendere il papa e il re di Napoli che circolò manoscritto. La guerra continua, ma il re di Napoli inizia ad essere stufo. Il costo dell’esercito era molto alto.
Lorenzo capì che il re di Napoli era stanco e chiese al governo fiorentino di partire per incontrare Ferdinando d’Aragona, il governo lo sconsigliò, ma Lorenzo partì lo stesso. Fu ricevuto a Napoli con feste e Ferdinando si proclamò suo amico. Nel 1479 Lorenzo tornò a Firenze con una promessa di pace e la guerra finì. Sisto IV pretese delle scuse da Firenze per l’uccisione di Salviati. Bandini Baroncelli dopo la congiura si era imbarcato verso Costantinopoli, il sultano lo fece arrestare e lo spedì in catene a Firenze dove fu impiccato, all’impiccagione assistette Leonardo Da Vinci che prese spunto per uno schizzo.
La politica di Lorenzo e le tensioni religiose
La congiura portò al consolidamento del potere dei Medici e Lorenzo divenne il Magnifico. Lorenzo diede il via a una politica umanista (paganesimo e cristianesimo). Cosa mangiavano in quel periodo? Non c’erano pomodori, patate, peperoni, cioccolata; Lorenzo mangiava zuppe (non c’era la pasta), la verdura era sconsigliata per un uomo nobile, mangiava carne di cacciagione, non i buoi perché servivano per la forza lavoro e si macellavano da vecchi quando la carne era dura da mangiare. Non c’era lo zucchero, al suo posto si usava il miele, i dolci erano pesanti (tipo il panforte). Per stare meglio Lorenzo andava ai bagni di Petriolo per fare dei bagni caldi.
Nel 1492 Lorenzo morì. Prima di morire fece di tutto perché suo figlio Giovanni diventasse cardinale e così fu nel 1492 prima della morte di Lorenzo, Giovanni aveva solo 14 anni. Pico de la Mirandola, amico di Lorenzo, gli aveva consigliato un predicatore di Ferrara, Girolamo Savonarola, e Lorenzo l’aveva invitato a far parte di un convento. Savonarola era nemico dell’idea della sintesi tra paganesimo e cristianesimo, il cristianesimo era per lui la reazione al paganesimo, la sintesi era un peccato. Sosteneva che la fine del mondo era vicina e che sarebbe arrivato un angelo per punire i fiorentini.
Dopo Lorenzo sale al potere il primogenito Piero. Nel 1492 a Roma il papa è Alessandro VI Borgia, i Borgia erano un’importante famiglia spagnola. I figli del papa erano Cesare e Lucrezia Borgia. Alessandro VI appoggiava la politica di Lorenzo e lo studio dei classici si spostò da Firenze a Roma.
Giovanni Nanni detto Annio da Viterbo era domenicano e massimo consulente di Alessandro VI. Annio da Viterbo, nella sua opera “Antiquitates”, sostenne che Noe dopo il diluvio venne in Toscana che fu quindi la prima terra abitata dopo il diluvio e Noe fu il primo a bere il vino. Noe aveva tre figli e aveva dato a ciascuno un continente. Noe fonda in Toscana 12 città e viene celebrato per il vino, viene ribattezzato Ianus, cioè Giano. Poi andò a Roma dove morì e fu sepolto nel monte di Giano.
Il colonialismo e la gestione del potere religioso
Alessandro VI era pronto a riprendere il paganesimo. Alessandro VI vive la scoperta del nuovo mondo, del nuovo continente. Le due maggiori potenze del periodo (Spagna e Portogallo) vogliono subito stabilire le linee del colonialismo. Il Portogallo preme affinché sia stabilita la spartizione dei territori e la chiesa viene chiamata a fissare una linea che garantisca l’occupazione dei territori. Nel 1493 questa linea prende come punto di riferimento le isole Azzorre, a sinistra della linea sarà della Spagna, a destra del Portogallo. Alessandro VI interviene con un documento papale, con una bolla redatta su pergamena (pelle di pecora) con sigillo di piombo con il nome del papa e il simbolo è di San Pietro e di San Paolo. Il sigillo di piombo in latino è detto “bulla”.
La bolla prende il nome dalle prime parole del testo, questa si chiama “intercetera, tra le altre cose”. Inchiostri delle bolle sono indelebili, non si sciolgono mai. Il sigillo ha il cordone di seta per le bolle più importanti, per le meno importanti il filo era di semplice spago. I colori del filo sono giallo e rosso, cioè i colori di Roma (origine). Il pericolo delle bolle è che sono fatte di pelle e possono essere mangiate dai topi.
Con Girolamo Savonarola maturerà lo scontro con Alessandro VI. Intanto Savonarola doveva sconfiggere il mondo laurenziano, il mondo dell’umanesimo fiorentino imbevuto di classicità. Savonarola era un grande predicatore, usava figure retoriche, disse che Firenze sarebbe stata distrutta da un angelo sterminatore mandato da Dio. Il re di Francia Carlo VIII stava preparando una spedizione in Italia, nel 1494 scese in Italia, con l’appoggio di Milano, con un forte esercito perché rivendicava diritti su Napoli. Carlo VIII aveva molta artiglieria e cannoni agili trasportati da cavalli. Si avvicina alla Toscana inviato come ambasciatore. Piero de’ Medici si spaventa di fronte all’esercito di Carlo VIII.
L'invasione della Toscana e la caduta dei Medici
Al momento di attraversare la Toscana, dove doveva lasciare delle truppe di retroguardia che garantissero le comunicazioni, Piero tentò la via della neutralità. All'invasione della Toscana tentò di creare una resistenza, ma da Firenze non ricevette aiuti, per l'influenza di Girolamo Savonarola. Piero fu costretto alla resa davanti all'esercito di Carlo, ormai vicino a Firenze, una resa però incondizionata, alla quale Piero non pose nessuna condizione e accettò tutto quello che Carlo chiedeva. Carlo ottenne il libero passaggio in terra di Toscana, oltre a quattro piazzeforti in zone di confine e strategiche. I cronisti più oppositori ai Medici riportarono anche di come Piero si sarebbe inginocchiato davanti al re baciandogli le babbucce, una notizia forse frutto di eccessiva fantasia denigratoria, ma comunque ebbe l'effetto di infiammare a Firenze la folla che invitò i Medici a fuggire.
Nel 1494 c’è un rivolgimento politico, i Medici fuggono e palazzo Medici è saccheggiato dalla popolazione, questo è il coronamento del sogno di Savonarola. Carlo VIII è visto come l’angelo sterminatore invocato da Savonarola. In questo periodo ci sono tre partiti politici a Firenze: partito mediceo o pallesco perché i Medici hanno lo stemma caratterizzato da palle (è un partito debole), partito savonarolesco o dei piagnoni e partito degli arrabbiati. Si diffonde una nuova malattia dalla Spagna, la peste dei marrani (= erano ebrei e arabi convertiti al cattolicesimo, però si dubitava ancora di loro e quindi si diceva che avevano diffuso la malattia). Gli italiani la chiamavano la malfrancese, perché secondo loro l’avevano portata i francesi, invece in Francia la chiamavano la malnapoletana. Girolamo Fra Castoro era un medico di Verona che studiò questa malattia descrivendola in termini mitologici. Raccontava di Sifilo, un pastore che non aveva onorato gli dei e quindi fu punito, da Sifilo prende il nome la sifilide.
Il numero di casi si moltiplica, forse si diffuse con la scoperta del nuovo mondo. La sifilide si cura solo con la penicillina scoperta da Fleming nel 1928. Forse nel nuovo mondo erano presenti medicamenti per curare questa malattia. Si credeva agli influssi degli astri sull’individuo. Quattro umori erano considerati alla base dello sviluppo del corpo (sangue, flemma, bile, bile nera) e corrispondevano alle disposizioni generali del corpo. Forza = sanguigno, calma = persona flemmatica, invidia = carattere bilioso, tristezza/sofferenza = carattere di bile nera, nero si dice melan in greco e bile si dice cole, quindi melancole, cioè malinconia, il malinconico ha la bile nera dominante. Il medico del passato doveva osservare l’umore dominante.
Le credenze mediche e la sifilide
Cosa potevano fare per la sifilide? Si credeva che Dio avesse creato un modo per capire le malattie. Si guardava la corrispondenza tra la forma di erbe e radici con le parti del corpo, il muschio che cresceva veniva associato ai capelli, bisognava bagnare la testa e applicarci il muschio sopra. Per il cuore c’era il limone, quindi si davano limonate ai cardiopatici. Nella sifilide la pelle si alterava, pensavano che il rimedio fosse la corteccia della pianta del guaiaco (albero americano), questa corteccia in realtà fa sudare, non serviva per la sifilide, ma per loro era il legno santo.
Savonarola ora voleva distruggere il potere di Alessandro VI. Tramite Annio da Viterbo arrivò a Roma. Alessandro VI reagì e invitò Firenze a prendere posizione che fu quella di appoggiare Savonarola con il partito dei piagnoni. La chiesa attaccò Savonarola con l’ordine dei francescani. Iniziò a Firenze un duello oratorio, Savonarola predicava in San Marco e in Santa Croce, i francescani ricorsero a Domenico da Ponso. Savonarola fece stampare un testo con le sue prediche che così potevano anche essere lette. Quando predicava, c’era chi trascriveva quello che diceva, stamperie.
Il numero degli ascoltatori di Savonarola era molto maggiore. I francescani sfidarono Savonarola ad un giudizio di Dio, cioè doveva dimostrare le sue tesi camminando sul fuoco, se non si bruciava Dio era d’accordo con lui. Fu allestito tutto in piazza della Signoria. Bastava designare un domenicano di Savonarola, ma i domenicani chiesero che lo facessero anche i francescani. Il primo che metteva i piedi e se li bruciava aveva torto. Chi doveva iniziare? Entrambi sapevano che si sarebbero bruciati, litigarono e alla fine nessuno camminò sul fuoco, perché iniziò a piovere e il fuoco si spense. “Ecco il segno” disse Savonarola. Dio non aveva dato il suo giudizio.
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